Non solo sport. Un meraviglioso week end. Fantastiche Flavia e Roberta. Tanto quanto Aru e basket.

Non solo sport. Un meraviglioso week end. Fantastiche Flavia e Roberta. Tanto quanto Aru e basket.
Flavia e Roberta download (3)

LA CRONACA DAL DIVANO. Per  molti è stato un week end eccezionale. Per noi, invece, è solo e soltanto uno di quei momenti che non t’aspetti ( ma che fioriscono, misteriosamente, eccome ) lungo il Belpaese. Che quando lo si da per cadavere, eccolo riemergere quanto l’Araba Fenice dalle sue stesse ceneri. Molti vorrebbero dare un senso razionale alla cosa, che di razionale ha invece poco o nulla. E infatti chi avrebbe mai detto  che due belle ragazze pugliesi ultra trentennni, dopo una più che onorata carriera sui campi da tennis arrivassero a disputarsi tra di loro, quasi fosse un derby di casa, uno dei trofei più prestigiosi al mondo ?

L’imm0rtale, infatti, detta anche la gran Serenona, non ha digerito. Lo sgarbo per lei dev’essere stato indeglutibile. Finendo col diventare, lei, statuaria e sulle soglie dell’eternità, sgarbata. Poco sportiva, insomma, come spesso capita a chi un gran personaggio non lo è. Peccato, per la ‘sorpresona‘ offerta da Serenona. Oltre a Flavia e Roberta, questa metà settembre ha fornito un sacco d’altre buone novelle.
Un po’ in tutte le discipline, tranne l’atletica   e il rugby. Aru, il ragazzo sardo già secondo al Giro, s’è aggiudicato la Vuelta. La genia di nostri pedalatori ha trovato così un altro autorevole candidato. Bene anche la ritmica, il tiro ( con la delusione Jessica), la lotta libera. Luci e ombre per la pallavolo in  Coppa del mondo. Che con gli Usa, checchè si giustifichino loro, potevano fare molto di più. Se non altro digrignando i denti. Tirati poi fuori con Giapppone e Iran.
Spazio a parte va invece riservato al nostro Valentino, che domenica, in quel Misano colorato di giallo, una cavolata l’ha compiuta, eccome. Fosse rientrato uno o due giri prima come da ragionamento, a quest’ora avrebbe qualche punticino in più su Lorenzo, un ragazzo forse un poco emotivo ma di grandissimo valore umano e sportivo. Continuano a scolpire sul marmo le res gestae dei ragazzi del basket, passati in breve da pollaio a squadra vera.
Che ha perso con i serbi, è vero, ma solo per tirare fiato, al punto che se ce li dovessimo ritrovar di fronte ( probabilmente, se affondiamo la Lituania) non sarebbero, loro, così tracotanti, tanto certi di vincere ancora. La strada per la finale è ormai nel mirino azzurro. E si sa che quando ciò accade difficile trovare qualcuno che possa impedire il raggiungimento della meta. Serbi bestia nera, compresi.

BEL TURNO DI CAMPIONATO. Mancio da Jesi ha ricordato a Sinisa che le squadre non si fanno per forza. Lui, abile com’è con i puoi patron, s’è fatto comperare l’incomperabile, e comincia tirare su le reti; Sinisa, invece, s’è dovuto accontentare di quel che passava il convento. Sopratutto nella zona nevralgica di centro campo, dove quelli che ha ( Montolivo etc) sono poca cosa rispetto alle ambizioni della squadra. Che messa così non può far paura a nessuno, e tantomeno ad uno squadrone in fieri come quello nerazzurro. Accadimento strano è quel che capita alla Signora. Una partenza così fa venire il mal di testa agli statistici.
Qualcuno comincia a mugugnare. Dentro e fuori. Nel nostro campionato c’è poca pazienza e riconoscenza. I nuovi talenti  juventini, infatti, non girano come sperato, mentre dei vecchi ( Pirlo, Vidal, Tevez …) resta forte il ricordo, e non soltanto quello. C’è quindi da attendersi una reazione. Certo è che con  il Chievo la Signora è riuscita a strappare un punticino che ( sostanzialmente) non meritava. Ora, la sua distanza dai nerazzurri, è a +8, praticamente un abisso.
Senza infamia e senza lodo veleggia il Napoli di Sarri, mentre la Viola ha ritrovato i tre punti. Così come la Lazio. Gran parte di queste squadre sono chiamate a fare il loro ingresso annuale in Europa, tra Champions ( Juve e Roma) e League ( Napoli, Viola, Lazio …). Speriamo, qui, di ripetere la bella figura dello scorso anno, perchè vorrebbe dire riprendersi la terza piazza nel ranking Uefa. Mentre, qua e là, si rabberciano i nostri stadi maggiori e minori. Con qualche possibilità di qualche impianto nuovo di zecca.

 

DOVREMMO AVERCELA FATTA. L’armata di Conte, con un’altra striminzita vittoria ( 1-0 su rigore, a Palermo)  può cominciare pensare all’Europeo del prossimo anno. In  calendario gli restano Azerbaigian e Norvegia,  scogli difficili ma non impossibili. Certo è che, per alzare il tiro, occorreranno ben altri cecchini.
La nostra, tra l’altro, è una squadra che non segna o segna poco; e questo non si sa se per mancanza di idee e schemi o soltanto di materia prima. I ricambi generazionali non sono affatto scontati. Pirlo è andato in parcheggio a NY, Verratti non ha ancora spalle salde per portarsi addosso il peso d’una nazionale che ambisce alla mitica pentastella, Pellè è un centrattacco volenteroso ( e sveglio) ma arriva solo dal Soutempthon.
Degli altri, al momento, occorre solo  avere pazienza. El Saha fatica a giocare al Monaco, Balo è solo rispuntato, al momento, laggiù, su un campetto di Milanello, ma non si sa ancora se fa sul serio o se finge di farlo. Certo che se mantenesse quanto prometteva allora, nella sua beata gioventù, beh, ci si allargherebbe il core.

CAMPIONATO DI CALCIO E  SPESE PAZZE. In totale, quest’anno,  per il pallone, abbiamo superato i 5oo milioni di spese ( meglio di Liga, Bundes e Ligue 1; la metà in meno  della Premier); praticamente con 137 mln di rosso.
Come le nostre sapranno rientrare tra i paletti del fair play finanziario non lo sanno manco loro. Ad essere attivi sono: Atalanta (+7,7 mln), Empoli (+4,3), Genoa (+15,3), Palermo (+31,3), Samp (+o,9), Sassuolo(+0,95),Udinese( +26,5); tra gli spendaccioni sono: Juve (-66 mln), Milan (-61,45), Bologna(-35,24). Tra le società senza infamia e senza lodo invece sono collocabili: Carpi ( pareggio), Frosinone (idem), Inter (-7,58).

Queste  le spese. La domanda di fondo resta quella se si è elargito per progredire o soltanto per apparire. Certo è, rimarcano gli esperti o presunti tali, che la Juve non s’è completata ( quel Drexsler, forse, andava portato a Torino) e così il Milan ( rimasto buggerato prima da Ibra e poi da un certo Witsel). Evidentemente il ‘ braccino corto’ in certi momenti non paga più. Tantomeno con squadre ricche quanto e più delle nostre. Alle quali auguriamo di risolvere quanto prima il problema impianti. Senza i quali, com’è ormai universalmente dimostrato, si va poco lontano. Milan e Inter sono avvisate.
Occorrono (sempre) maggiori entrare, e quelle si devono trovare. Sui benefattori ( vecchia maniera) non ci punta più nessuno. Lo stesso City, al quale è andata la palma del maggior spendaccione al mondo (-165.8 mln),  elargisce danari per una somma di fattori. Non tutti filantropici. Attingendo inoltre  a casse statali.
La pazzia più grossa l’ha comunque fatta lo United di Van Gaal alla ricerca della gloria perduta: per il diciannovenne Martial, infatti, ha sborsato 80 mln. Spesa  pazza. Sotto qualsiasi visuale la si voglia valutare. Nel totale, la Premier, che con i soli diritti televisivi triplica le entrate altrui, ha speso 549,3 mln: Arsenal (-11,5), Chelsea(-27,1), City (-165,8), United(-39,6). Altri spendaccioni in giro per l’Europa sono: Real (-96 mln), Bayern (-70,5) e Psg (-89,7).

IL BOATO MANCATOHamilton, il bel biondino inglese, l’aveva anticipata e così è stata. ” Le rosse - aveva annunciato con quel suo sorrisino tanto simile a quello della Gioconda -  dovranno accontentarsi del podio. Non oltre!”.  Era, probabilmente, la sua  incrollabile fede nella tecnologia tedesca ad instillargli tanta sicurezza.
E tuttavia, se n’è involato, per davvero e  fin dall’inizio, proprio nel mentre che il nostro Kimi stava prendendo una pennichella e Seba non poteva fare altro che accodarsi. La gran folla rossa di Monza, che alla vigilia annusava odore di prodigio, alla fine della tenzone, s’è così dovuta accovacciare, mestamente, ondata dietro ondata, sotto il podio più ambito ed elettrizzante della motorismo sportivo.

Lo sgarbo fatto da Hamilton a  Monza è di quelli imperdonabili. Qualcuno  infatti ha fischiato il bel biondino. Errando, però, anche se capiamo molto bene che alla passione rossa poco o  nulla si comanda. Perchè quel biondino è un driver eccezionale, forse, al pari o meglio ancora, di tanti suoi colleghi nati in Albione, come Moss, Clark, Stewart, e che in tanti  a Monza ancora ricordano. Un driver che va rispettato, eccome, anche perchè solo un pilota dalle capacità straordinarie come le sue può sfidare la rossa nel suo pantheon. Unico al Mondo. E che, qualcuno, sempre d’Albione, vorrebbe chiudere. Dal 2017. Dicono.
E anche questa volta, solo e soltanto, per  una vil questione di danaro.” A me non interessa la storia, a me interessano euro, dollari, sterline, pesetas, dracme e perfino fiorini  e sesterzi  romani”, avrebbe minacciato il Bernie. Con quei suoi occhi spiritati e avidi, ormai da novantenne,  e che nei suoi orizzonti non ha mai goduto del sole ( dell’avvenire)  ma soltanto di quello del suo interesse particulare. Un po’ come il tanto famigerato Sepp Blatter, lui sì,  già finito sulla graticola di quelli che prima o poi lasciano traccia ( tutta da quantificare ) di dove hanno posato le manine loro.

UNA GARA DI SOLIDARIETA’. A forza di gridare, qualcuno, lassù, tra i nipoti dei riformati, e i figli di Kant, si è mosso. Anzi, ora, è una gara alla solidarietà. Volontari anonimi tanto nella cristiana Austria quanto nella cristiana Baviera si sono offerti, con o senza auto, per trasferire nel più ‘ umano‘ tempo possibile quelle lunghe file di poveretti in fuga da qualche sciagura umana perpetrata qua e là per il Mondo.
Qualche duro, tuttavia, come il premier ungherese dimentico di quel che hanno trascorso gli ungheresi nei decenni post bellici, continua ad innalzare muri. Con fare da ignorantello anche di storia varia, costui, visto che se sbirciasse qualche libercolo che non gli sarebbe difficile reperire, troverebbe che i muri tra popoli tengono per quel che possono. I cinesi ne avevano eretto uno lungo migliaia di chilometri, eppure i Mongoli ( e affini) se li sono dovuti sempre suzzare nelle plaghe loro; così hanno fatto anche i romani, padroni del Mondo, col vallo di Adriano e altri  , ma per contenere quel che era possibile contenere. Gli ultimi sono stati quelli della Germania dell’Est, e i risultati dovrebbe conoscerli anche il duro di Budapest.
I muri sono inequivocabili segni di paura. Paura, all’eccesso. E quindi patologia. Che non è mai foriera d’un buon avvenire. Intanto, però, frau Merkel è assurta a ‘simbolo morale’ della (nuova) Europa. Come ci sia riuscita da una settimana all’altra ( e con qualche recente ripensamento sul via via alle frontiere) non è dato da sapere; il fatto è che c’è riuscita. Almeno mediaticamente.
E che comunque non riesce ancora a fare da contraltare alla figura di quell’uomo vestito di bianco, venuto dall’altra parte del Mondo, e che da mesi grida invano una ‘vergogna’ con pochi eguali. Il papa di Roma ha chiesto anche alle parrocchie cristiane d’Europa di ospitare almeno una famiglia. Di povera gente in fuga. Spetterà poi agli Stati di questa enigmatica Europa selezionare i buoni dai cattivi.

 

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