Forlì. Gran finale dell’Emilia Romagna Festival con il concerto del prestigioso coro armeno Hover State Chamber Choir.

Forlì. Gran finale dell’Emilia Romagna Festival con il concerto del prestigioso coro armeno Hover State Chamber Choir.
musica classica

FORLI’. Il gran finale dei questa edizione 2015 di ERF– mercoledì 16 settembre alle 21, alla Chiesa di San Giacomo in San Domenico di Forlì – sarà affidata ad uno straordinario concerto all’insegna del dialogo e della riconciliazione in occasione del centenario del genocidio armeno. Il prestigioso Hover State Chamber Choir di Erevan (Armenia), fondato e diretto da Sona Hovhannisyan nel 1992, che lo dirigerà anche in questa occasione, si esibirà con un repertorio di musiche tra Oriente e Occidente, in piena linea con i percorsi storici di quelle regioni, da sempre terre di incontri e contatti tra popoli, culture e civiltà diverse, e che vede tra gli altri la prima esecuzione italiana di Psalmus III di Krzysztof Penderecki. Il brano è stato scritto espressamente dal compositore polacco per l’Hover ed è stato eseguito in prima assoluta alla Carnegie Hall di New York il 26 maggio 2015.

Il Coro da camera “Hover” nasce da un’iniziativa privata. Già dalla prima apparizione, ha presentato un programma originale con musiche corali armene, aperto a vari stili e generi e strettamente connesso con l’arte della musica corale europea. La sperimentazione e l’innovazione sono la base della filosofia del Coro di Hovhannisyan, attento alla sintesi delle varie arti persino nell’esecuzione del repertorio più tradizionale. Sono molte le prime esecuzioni assolute eseguite: opere di Britten, Hindemith, Messiaen, Oneger, Poulenc, Schütz, Purcell, Stravinski, Brahms e altri compositori dell’Europa occidentale, così come opere corali di compositori Armeni contemporanei (A. Ghazarian, V. Manukyan, A. Voskanyan) e brani di Yekmalian e Komitas, considerato il padre della moderna arte corale Armena.

Proprio Komitas, sarà il grande protagonista musicale della serata con ben nove composizioni in scaletta. Padre Komitas è stato un religioso, compositore, musicista e musicologo armeno. Perse la ragione nel 1915 dopo aver assistito al genocidio armeno ed è considerato uno dei martiri del genocidio. Fino al fatidico 1915, viaggiò per tutta l’Armenia, registrando canzoni e danze folcloristiche; in questo modo collezionò e pubblicò circa tremila canzoni, spesso riadattate per coro.

Oltre a molte altre incursioni nella musica armena e occidentale (Antonio Lotti, Franz Liszt, Benjamin Britten e Wolfram Buchenberg) la serata propone anche la prima esecuzione assoluta italiana di  Psalmus III di  Krzysztof Penderecki, compositore e direttore d’orchestra polacco. La sua opera si colloca nell’ambito del postserialismo (tecnica compositiva che preordina in successioni stabilite, dette serie, uno o più parametri musicali – altezza, durata, intensità, timbro. Ha le sue radici nella crisi del sistema tonale all’inizio del XX secolo e trova la sua prima compiuta espressione nella dodecafonia, o “sistema di composizione con dodici note”, di Arnold Schoenberg). Penderecki ha guadagnato una reputazione a livello internazionale come direttore di composizioni proprie e di opere altrui. La sua sperimentazione sonora destava e desta tuttora scalpore. Viene considerato il musicista di riferimento dell’avanguardia polacca e fra le varie etichette gli è stata assegnata anche quella di “classico postmoderno“. Penderecki è uno dei pochi compositori di musica contemporanea il cui nome sia giunto con successo anche presso il grande pubblico grazie all’utilizzo di alcune sue opere in due celebri film: “L’esorcista”, di William Friedkin, e in “Shining” di Stanley Kubrick.

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