Non solo sport. Flavia lascia. Aru pensa al Tour. Juventus morta e risorta. In attesa della Roma.

Non solo sport. Flavia lascia. Aru pensa al Tour. Juventus morta e risorta. In attesa della Roma.
Juve-Roma ( rep.) images

LA CRONACA DAL DIVANO. Nota la ‘rosea’: ” Non è un caso che i big match della prima di Champions coinvolgano le due italiane: il sorteggio s’è accanito a scegliere il peggio, sopratutto per i bianconeri finiti nel gruppo forse più terribile di sempre…”.
Il peggio, già, che anche senza ricorrere alla dietrologia di cui noi, nel Belpaese, siamo stati ampiamente edotti, in concreto, può ( sinteticamente) significare due cose: 1) eliminare il pericolo sorpasso delle italiane sulle inglesi e tedesche nel ranking Uefa, con relativa riappropriazione della quarta squadra Champions; 2) far riemergere dal disastro le inglesi, ovvero la ricca Premier, che nelle ultime annate poco o nulla è apparsa nelle coppe europee, con la punta record negativa dello scorso anno in cui delle sedici ai quarti nei due tornei non ne  figurava manco una del mitico e (super)celebrato torneo d’Albione.
Che monsieur Platini, italiano in Francia e francese in Italia, ci riesca non è dato a prevedere. Anche perchè quelli delle isole, dai campi da gioco perennemente verdi e traboccanti di folla dai cori straordinariamente intonati, calcisticamente parlando, non se la stanno passando al meglio. In vetta figura, infatti, la squadra-giocattolo dello  sceicco qatariota spendaccione, mentre le titolate ( Liverpool, United, Chelsea) viaggiano col freno tirato. Non ci meraviglierebbe inoltre che  ‘ a pagare‘ il tutto debba essere quest’anno nientemeno che Special One, proprio lui, che in Albione è corso in fretta e furia dopo la dolorosa esperienza con il Blancos di quel tiranno di Florentino.
Monsieur Platini, italiano in Francia e francese in Italia, dovrebbe spiegare a quelli della pelota d’Oltralpe di cosa può essere capace il Belpaese. Ovvero: morire per un nonnulla; ma anche risorgere per un nonnulla. E proprio quando tutti lo danno per andato e sepolto. Come ha fatto la ( non sportiva) Serenona nei confronti della nostra Robertina, ultratrentenne, certo, ma pur sempre capace di impartire lezioni a chi  calcando la polvere di questo mondo pensa già d’essere volato nell’eternità.

Ma è anche come ha fatto la Juve, con il giocattolo dello sceicco, battendolo 1-2 in casa. E mentre lo United è affondato col modesto Psv si attende l’Arsenal, quello di Wenger, sempre capace di fare trenta ma non trentuno. La vittoria della Juve a Manchester non stupisce,quindi,  ma conferma. Una regola strana. Aspettiamo  ora  la Roma.

IL RUGGITO DEL  BALO. E ci risiamo: non appena, il ragazzo, perchè a 25 anni ragazzo ancora è, fa qualcosa di speciale eccolo reinserito sulle prime pagine. A titoloni cubitali. Quasi che attorno ci fosse lui e soltanto lui. Il ragazzo, invece, e non solo a nostro avviso, avrebbe necessità d’una tregua mediatica, per ricucire in lui quei fili d’un talento che stava miseramente gettando al vento. Balo ha bisogno di silenzio. Balo è un bimbo che deve (ancora) crescere. E se riesce nel recupero interiore quel che sa fare basta e avanza per porlo ( finalmente) tra top player di questo sport.

L’Inghilterra, il Liverpool, non erano ambienti adatti a lui. Lassù l’individuo, soprattutto quand’è un  professionista, se la deve cavare con le proprie mani. Perchè vige un’altra pedagogia. Perchè svolazzano altre aspettative. Che spalle deboli faticano a sostenere. Bene quindi ha fatto il Raiola a ricredersi sulle ‘sue’ cappelle precedenti e a riportare il ‘suo’ ragazzo dove meglio può ritrovarsi e crescere. Dovesse accadere il miracolo, poi, avremmo risolto diversi problemi.
Al Milan ‘disperato e vagante‘ di questi tempi; in Nazionale, dove uno che ‘la butta dentro o che la fa buttare dentro ‘ è invocata dal Conte come l’angelo dell’Annuncio. Una Nazionale, infatti, senza qualche top player e qualche leader non può che andare poco lontano. Di certo, non a farsi appuntare al petto la (meritata) Penta-stella.

MALAGO’ LASCI PERDERE! Flavia, la nostra bella Flavia, dopo il trionfo ha annunciato il ritiro. Il presidente del Coni, Malagò, ha commentato ” Ci ha preso tutti in contropiede. Farò di tutto per farle cambiare decisione”. Ci scusi, signor Malagò,  perchè vuol farle cambiare decisione? Flavia non ci pare la Vispa Teresa che correndo dietro alla farfalla grida festosa: ” L’ho pesa, l’ho presa!”.
Flavia è una che pondera. E il fatto che sia arrivata a quella conclusione non può essere che la somma esatta d’un ragionamento esatto. Ci sono tanti sportivi che protraggono oltre misura la loro parabola agonistica. Magari per qualche liretta in più. Col risultato, spesso, di cadere nel ridicolo. O, peggio ancora, nel patetico.
Pirlo, ad esempio,invece di andare alla scoperta del calcio del nuovo mondo, avesse stazionato ( anche a mezzo servizio) un altro anno o due nella casa della Vecchia Signora, avrebbe evitato: 1) di ‘ farsi chiamare nonnetto da quelli della Grande Mela’; 2) di far precipitare ( da un giorno all’altro) nell’angoscia una squadra che stava assestandosi (stabilmente) tra le grandi del Continente. Avrebbe, cioè, chiuso bottega in bellezza, per lui e per gli altri, tra sorrisi ed applausi, invece che tra sorrisetti e lazzi. Sì, è una questione di personalità, quelle che s’accontentano ( e godono), quello che non s’accontentano ( e soffrono). Talvolta i loro giorni restanti su questa valle di lacrime.

Intanto si sono chiarite le candidate ad Olimpia 2024, dove  la nostra rivale più accreditata è Parigi.

BERLUSCA E SAN SIRO. Lo aveva anticipato, qualche mese fa, Pier Silvio. Per lui, infatti, restare a San Siro era una questione di cuore. Certamente di segno apposto a quella della sorella Barbara, che il suo cuore sperava di poterlo consegnare al nuovo impianto del Portello, con una visione manageriale  più moderna rispetto a quella del fratello.  E’noto infatti che squadre senza impianti in proprio non possono aspirare di salire nell’empireo del calcio europeo. Se poi quel calcio è in condominio con un’ avversaria, beh, allora è meglio che si chiariscano ai tifosi ( papaple papale ) i veri futuri obiettivi della società.
E tuttavia, il Berlusca, s’è espresso dicendo: ” Restiamo a San Siro”. Si sa che il Cavaliere volteggia spesso nell’aria come le libellule a primavera. Qualche tempo fa appoggiava la soluzione Barbara, ora opta per quella Pier Silvio. Misteri delle grandi famiglie. Che solo i grandi biografi potranno chiarire, tra qualche tempo, forse.
Certo è che il Milan, di suo, non avrà lo stadio. E che solo se l’Inter andrà altrove da San Siro potrà adattarselo, comune di Milano permettendo, più o meno bene, per i famosi 99 anni. Forse, Berlusca, alla sua età, dopo tante battaglie vinte e perse, non se ne rende conto, ma disegnare sogni calcistici senza nuovo stadio è come tracciare cuori sul bagnasciuga. Cosa se ne farà del miliardo in arrivo dal broker tailandese solo  lui lo sa. Forse.
Intanto applaude Mario e il Milan di Sinisa. Che, il derby, poteva anche pareggiarlo, ma con con quali e quante occasioni?  Berlusca vorrebbe puntare alla piazza Champions, ma gli hanno fatto sapere che davanti al Milan  c’è un piccolo plotone di  pretendenti?
Quali: Inter ( giù sei punti avanti), Roma ( quattro punti avanti), Fiorentina ( tre punti avanti) e Lazio ( tre punti avanti), oltre a Napoli ( un punto dietro) e Juve ( due punti dietro). Ma che crede il Berlusca, che quelle davanti frenino e quelle dietro arranchino?  Dicono che l’ottimismo sia bello e salutare, ma solo quando affonda le radici su un solido e fruttuoso terreno. Altrimenti è volo di chimere.

CAMPIONATO DI CALCIO E  SPESE PAZZE. In totale, quest’anno,  per il pallone, abbiamo superato i 5oo milioni di spese ( meglio di Liga, Bundes e Ligue 1; la metà in meno  della Premier); praticamente con 137 mln di rosso.
Come le nostre sapranno rientrare tra i paletti del fair play finanziario non lo sanno manco loro. Ad essere attivi sono: Atalanta (+7,7 mln), Empoli (+4,3), Genoa (+15,3), Palermo (+31,3), Samp (+o,9), Sassuolo(+0,95),Udinese( +26,5); tra gli spendaccioni sono: Juve (-66 mln), Milan (-61,45), Bologna(-35,24). Tra le società senza infamia e senza lodo invece sono collocabili: Carpi ( pareggio), Frosinone (idem), Inter (-7,58).

Queste  le spese. La domanda di fondo resta quella se si è elargito per progredire o soltanto per apparire. Certo è, rimarcano gli esperti o presunti tali, che la Juve non s’è completata ( quel Drexsler, forse, andava portato a Torino) e così il Milan ( rimasto buggerato prima da Ibra e poi da un certo Witsel). Evidentemente il ‘ braccino corto’ in certi momenti non paga più. Tantomeno con squadre ricche quanto e più delle nostre. Alle quali auguriamo di risolvere quanto prima il problema impianti. Senza i quali, com’è ormai universalmente dimostrato, si va poco lontano. Milan e Inter sono avvisate.
Occorrono (sempre) maggiori entrare, e quelle si devono trovare. Sui benefattori ( vecchia maniera) non ci punta più nessuno. Lo stesso City, al quale è andata la palma del maggior spendaccione al mondo (-165.8 mln),  elargisce danari per una somma di fattori. Non tutti filantropici. Attingendo inoltre  a casse statali.
La pazzia più grossa l’ha comunque fatta lo United di Van Gaal alla ricerca della gloria perduta: per il diciannovenne Martial, infatti, ha sborsato 80 mln. Spesa  pazza. Sotto qualsiasi visuale la si voglia valutare. Nel totale, la Premier, che con i soli diritti televisivi triplica le entrate altrui, ha speso 549,3 mln: Arsenal (-11,5), Chelsea(-27,1), City (-165,8), United(-39,6). Altri spendaccioni in giro per l’Europa sono: Real (-96 mln), Bayern (-70,5) e Psg (-89,7).

Morale: una volta ( da noi) c’erano i ricchi scemi, oggi ( in Oltralpe) i ricchi spendaccioni. La differenza dov’è?

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