Non solo calcio. Frontiere: c’è chi spara e chi apre. Leader veri cercasi. Con lo sport azzurro in vetta.

Non solo calcio. Frontiere: c’è chi spara e chi apre. Leader veri cercasi. Con lo sport azzurro in vetta.
Non solo calcio. Frontiere: c'è chi spara e chi apre. Leader veri cercasi. Con lo sport azzurro in vetta.

LA CRONACA DAL DIVANO. Chissà se oggi  quelli che stanno ‘governando’ l’Europa si rendono conto di quel che dovranno dire quelli che la governeranno tra qualche decennio? Probabilmente, manco si porranno la domanda. Perchè, di solito, si viaggia al presente, senza qualche barlume di continuità. Del resto anche nel passato si faceva così: chi ascoltò infatti, anche per restare a pochi esempi, le ‘verità’ di Cassandra o i ‘suggerimenti sulla Repubblica‘ di Machiavelli?
E comunque sia, qui, volendo trarre un faticoso bilancio di quel che sfila sotto i nostri occhi, c’è da restare interdetti. Frau Merkel scopre dal giorno alla notte una novella leadership morale e, invertendo l’idea iniziale, getta nel caos l’intero Vecchio Continente. Gli ungheresi, infatti, pilotati dal duro Orban, si oppogono al moralismo tedesco ed elevano muri e fili spinati contro quei disgraziati che fuggono da qualche disgrazia perpetrata qua e là  per il Mondo.
Tentennano, contraddicendosi, gli altri Paesi attorno. Soprattutto quelli del Centro-Est. Un poco a frontiere chiuse, un poco a frontiere contingentate, un poco con nè l’una nè l’altra soluzione. Fatto è che se uno volesse prendersi la briga di volare sui confini d’Europa vedrebbe l’assalto di migliaia di poveracci respinti o in attesa. Di quale speranza non si sa. Sotto il sole o sotto la pioggia. Con bambini tremanti tra le braccia, madri disperate, uomini stremati.  Quando, in tempi non sospetti, si sognava di unificare la leggiadra Europa, esempio e modello per l’intera umanità, si pensava a ben altro. E, tuttavia, nonostante l’impasse, val la pena mollare il grande sogno?

SORTEGGI E SORTILEGI. Annotava la ‘rosea’: ” Non è un caso che i big match della prima di Champions coinvolgano le due italiane: il sorteggio s’è accanito a scegliere il peggio, sopratutto per i bianconeri finiti nel gruppo forse più terribile di sempre…”.
Il peggio, già, che anche senza ricorrere alla dietrologia di cui noi nel Belpaese siamo stati ampiamente edotti, in concreto significa due cose: 1) eliminare il pericolo sorpasso delle italiane sulle inglesi e tedesche nel ranking Uefa 2016, con relativa restituzione della quarta squadra Champions; 2) far riemergere dal disastro le inglesi, ovvero la ricca Premier, che nelle ultime annate poco o nulla è apparsa in vetta alle coppe europee, con la punta record negativa dello scorso anno in cui delle sedici ai quarti nei due tornei non ne  figurava manco una del mitico e (super) celebrato torneo d’Albione.

Che monsieur Platini, italiano in Francia e francese in Italia,  riesca nel suo intento non è dato a prevedere. Anche perchè quelli delle isole, dove i campi da gioco sono perennemente verdi e traboccanti di folla canterina, calcisticamente parlando, continuano la serie nera. Infatti la squadra-giocattolo dello  spendaccione sceicco qatariota è stata appena fustigata dalla nostra Signora, mentre  le più titolate ( United, Arsenal e Chelsea) viaggiano ( tranne l’ultima) alla velocità dei gamberi.
Monsieur Platini, italiano in Francia e francese in Italia, quando elabora i suoi diabolici sorteggi, dovrebbe spiegare a quelli della pelota d’Oltralpe di cosa sono capaci quelli del Belpaese. L’imprevisto c’è. Lui lo sa Ovvero: possono morire per un nonnulla; ma possono risorgere anche per un nonnulla. E proprio quando tutti li danno per morti e sepolti.E senza bisogno di speciali  ‘pozioni magiche‘. Come c’è cascata quella ingenuona della  Serenona nei confronti della nostra Robertina, ultratrentenne, certo, ma pur sempre capace       ( per antica cultura) di impartire lezioni a chi  calcando la polvere di questo mondo pensa già d’essere volato nell’eternità.

L’ARCHITETTURA DEI GIRONI CHAMPIONS. Non tutti hanno tempo di studiarli, i gironi Champions. Anche perchè ci sono cose ben più importanti nella vita. Compreso di quella di uno sportivo, o meglio, di un appassionato di calcio. Tuttavia, se vogliamo toglierci qualche curiosità, qualche domanda di dosso, possiamo metterci il naso. Ebbene, per farla breve, a parte i due gironi delle italiane ( Juve e Roma), negli altri non ci sembra siano stati inseriti ostacoli impossibili per solite note.

I GIRONI. Nel girone A, Real e Psg devono solo amabilmente decidere tra loro il primo o il secondo posto; nel girone B lo United ( a rig0r di curriculum) dovrebbe spuntarla abbastanza agevolmente contro Wolsburg, Psv e Cska; nel girone C, Atletico e Benfica, possono dormire sonni tranquilli; nel girone F, Bayern e Arsenal  potranno anche prendersi un paio di settimane sulle nevi per ristorarsi, magari a fine anno, visto che Dinamo e Olympiacos sono d’un’altra categoria; nel gruppo G, se Chelsea e Porto non se la spasseranno con Tel Aviv e Dinamo K vorrà dire che al mondo d’oggi non c’è più rispetto neppure per dei grandi come lo Special One; nel gruppo H, Zenit. Lione, Gent e Valencia, volendo,  possono organizzare tra di loro un tavolo di burraco, magari invitando monsieur Platini.
Tutt’altre impressioni offrono i gironi delle italiane. Nel girone D, la Juve se la deve vedere con  City ( al comando in Premier), Siviglia ( vincitrice Uefa) e Borussia M
( terz0 in Bundesliga); nel girone E, la Roma deve saltare gli ostacoli di Barca ( campione in carica), Leverkusen ( chiedere alla Lazio) e Bate Barisov ( campione di Bielorussia da nove anni). In pratica, nei nostri raggruppamenti, poco è nulla è scontato, se non il posto dei marziani che a Roma però hanno subito una battutina d’arresto.

Ma come stanno andando le cose dopo il primo turno? Delle inglesi, sorteggio o non sorteggio, solo il Chelsea ( col modesto Tel Aviv) ha vinto.  City sverniciato in casa dalla Signora, United sotto i tacchi con il Psv, Arsenal  in bambola con la Dinamo Zagabria. Se vanno avanti di tal passo anche quest’anno quelle d’Albione potranno sì vedere di nuovo tanta folla nei loro verdi stadi, cantare e danzare, ma solo alla memoria. Tutto secondo copione invece per le imbattibili spagnole (  Valencia esclusa); mentre mantengono le solite (più) luci (che)  ombre le squadre tedesche ( bene Wolsburg, Leverkusen, Bayern e male solo Borussia M).
Sorprendono invece, e con magno gaudio di monsieur Platini, le due italiane sopravvissute. La Signora se n’è fregata dell’imboscata ed è andata a fare calcio con gli spendaccioni del City, mentre la Rometta nostra del buon Garcia s’è presa la briga di stoppare nientemeno che i marziani.
Florenzi, marziano fatto in casa, s’è addirittura concesso il lusso d’un gol che potrà diventare lo spot di questa edizione di Champions. Come andrà il seguito? Con quel mefistofelico sorteggio?  Nessuno può saperlo. Forse, neppure Monsieur che  danza attorno ai sacri fuochi per leggere il futuro.

Europa League: girone D, Napoli-Bruges 5-0; girone G, Dnipro-Lazio 1-1; girone I, Fiorentina-Basilea 1-2.

BILANCIO. Finiamo dunque il primo passaggio di coppe europee con 2 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta. Non meglio sono andati gli inglesi: due vittorie, tre sconfitte, un pareggio. Stando così le cose dovremmo guadagnare qualche decimino di ranking Uefa nei confronti della mitica Albione.

TRE PROPOSTE. E se fosse il gol di Florenzi, ragazzo che sembra svezzato tra i legionari di quella Roma che non temeva  il Mondo, ad essere letto  il più bello di questa Champions? E se fosse il nostro Buffon il più grande portiere di tutti i tempi? E se tornassimo tutti al centravanti, come ai tempi di Levratto, mandando in pensione l’orribile tiqui taka?

ITALIA STOPPATA. Non siamo delusi, siamo confermati. Le due imprese con Spagna e Germania ci avevano allibito, per il meglio ovviamente, perchè quando nel Belpaese vogliono fare le cose per bene, ci riescono. E questo lo sappiamo. E questo lo ripetiamo. Il problema però, qui, era e resta quell’ alterno digriganare di denti che i nostri ragazzi non sanno  mostrare agli avversari di turno. Luci ed ombre, poi, son quasi sempre il segnale d’una fragilità incombente.
Pronta a rivelarsi, come è accaduto infatti  nell’over time contro la ( non meno dotata ) Lituania. Adesso però  non dobbiamo buttar via il tutto. Dobbiamo guadagnarci la possibilità di Olimpia. La finalina vinta contro Cechi ci apre le porte al torneo preolimpico. Da disputare forse a Torino. Dove riscattarsi, con questa bella squadra, crediamo la migliore di sempre, che ancora una volta non ha creduto fino in fondo nelle sue enormi potenzialità. E se questi son fiori e non ciacole, ad Olimpia,  fioriranno di certo.

In un certo senso analogo discorso lo si può fare per i ragazzi della pallavolo impegnati nella Coppa del Mondo. Con una particolarità: la squadra, infatti, ci sembra ruotare attorno al talento mostruoso ma  imprevedibile di Zaytsev, 26 anni, origine russa,  e quest’anno in forza ad una squadra russa.
I suoi sorrisi, distesi, accattivanti, anche davanti ai top Gunner statunitensi, non lasciano tranquilli. Perchè, com’è noto, è solo il digrignare dei denti al momento opportuno a portare a casa i trionfi. Quelli che contano. Come il gran sogno olimpico, che al nostro inimitabile  palmares manca, incredibilmente, ma manca. Da lunedì pv, a Tokio, ci attende il gran finale con Russia, Argentina e Polonia. Speriamo  che tutti i pallavolisti azzurri, Zaytsev compreso,  abbiano appreso qualcosa da quelli del basket.

 ALTRO. Tornano le auto, a Singapore. Pista amata dal nostro Seba. Con Hamilton saldo sul trono e la rossa pronta a fare scherzetti. Le prove libere confermano le ‘frecce’ avanti a tutti. Molinari, al 72 Open d’Italia di golf, se la sta cavicchiando. Speriamo anche qui nell’exploit, che in questo (straordinario) mese di settembre appare più possibile che mai. Cassani ha convocato i suoi per il Mondiale. C’è anche Nibali, che nell’Agostoni ( vinta da nonno Rebellin) ha pedalato forte e chiaro. Stentanto i tiratori. Inspiegabilmente.

Mentre l’Italia olimpica ha aperto la sua corsa al sogno Edizione 2024. Sulla sua strada ci sono Parigi e Los Angeles. La prima, favorita, la seconda, colma di danari. Volessero ‘rifondare‘ questa ( elefantica e ormai insostenibile ) manifestazione dovrebbero optare per Roma, in grado di miscelare storia, cultura, rapporto umano.
Proprio come in quella mitica edizione del Sessanta che è rimasta più che sui libri nel ricordo di quanti il sogno olimpico coltivano da sempre per dar tregua alle scempiaggini e far confrontare lealmente donne e uomini, di qualsiasi origine e colore essi siano,  sui limiti  fisici  ed atletici  dell’uomo dei nostri tempi.

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