Ravenna. Al convegno su Benigno Zaccagnini l’intervento del sindaco Fabrizio Matteucci.

Ravenna. Al convegno su Benigno Zaccagnini l’intervento del sindaco Fabrizio Matteucci.
Il sindaco Fabrizio Matteucci. Immagine di repertorio.

RAVENNA. L’INTERVENTO DEL SINDACO DI RAVENNA FABRIZIO MATTEUCCI AL CONVEGNO SU BENIGNO ZACCAGNINI. 

‘Permettetemi di partire da una sola parola per parlare di noi. Questa parola è incontro.  Quello con Zac per tanti di noi è stato un bellissimo incontro. Per me il primo fu quando avevo 21 anni, casuale, nella bottega del barbiere a poche decine di metri da qui.  Erano i giorni del rapimento di Aldo Moro.  Ero il segretario dei giovani comunisti.  Parlammo per una mezz’oretta buona.  È come se fosse adesso. Ognuno di noi è il risultato degli incontri della sua vita.  Ci sono buoni e cattivi incontri, ma entrambi lasciano un segno.  Un cattivo incontro è quello che chiude il mondo, limita, ostacola, divide, fa perdere ossigeno.  Un buon incontro è quello che allarga l’orizzonte, dà aria, rompe la solitudine. Oggi nei nostri incontri tutti e tutti i giorni,  raccogliamo in netta prevalenza testimonianze di paura, voglia di un nemico contro il quale scagliarsi sopratutto se ha una responsabilità: un medico, un insegnante,un allenatore, un politico.   Istinto a sentirsi contro. Contro e basta.  Come girano le parole diventa illuminante. Poche volte si dice grazie. Tante volte si urla vergogna, anche a sproposito.  Anche il contesto sociale nel quale gli incontri si svolgono è un incontro a sua volta.  Ed oggi ha le caratteristiche di un incontro difficile.  La crisi economica, la più dura dal dopoguerra che ha effetti umanamente incalcolabili, il terrorismo internazionale, paesi in guerra dai quali si apre un esodo migratorio di proporzioni anch’esse non calcolabili.  Se poi l’incontro è con la politica, con le istituzioni, per molti è peggio che venir chiusi nel sottoscala: una crisi devastante di autorevolezza e di prestigio, legata certamente ai fattori che ho richiamato, ma anche dal fatto che nei partiti pieni di gente e di dirigenti onesti sono riusciti a infilarsi troppi ladri.  Ecco, questi sono alcuni dei nostri quotidiani incontri.  Poi ne esiste uno che va oltre la parola incontro perché è una cosa che è dentro le nostre vite.  Le nuove tecnologie.  Sta cambiando il nostro modo di stare con noi e con gli altri. Di informarci. Di vivere il tempo.  La nuova rivoluzione culturale è segnata dalla velocità.  L’angoscia del tempo spinge le persone a sfiorare le cose più che a ricercare la profondità.  I new media determinano una condizione che si potrebbe definire di “soli, insieme” e cioè la sensazione di essere integrati in un sistema di relazioni virtuali, di rapporti che vengono sperimentati nel chiuso della propria stanza, isolati dal mondo ma convinti di esserne al e il centro.  D’altra parte solo chi ha un lavoro fisso, una famiglia solida, può forse permettersi il lusso di progettare lentamente.  Chi vive in una dimensione di permanente precarietà che investe i rapporti personali e il lavoro,  ha come imperativo quello di sopravvivere e cercare oggi, qui, subito, soluzioni.  Poi ci sono due bugie che aleggiano nell’aria in questo nostro tempo. E che chiedono radicali innovazioni per governare e anche tenere insieme una comunità.  La prima è la menzogna di un’idea della libertà che ammazza il principio della responsabilità individuale.  La bella libertà è riconoscere l’altro, è fare comunità. Sapere che nessuno basta a se stesso. E sapere che non ci sarà mai un governo così bravo che eviti ad ognuno di noi di fare la propria parte. La seconda è l’apologia del nuovo, anche se privo di qualità come unica possibilità del bene. Ma un nuovo privo di qualità, competenze, visione, per costruire e non solo demolire, in verità è solo polvere di stelle. In pochi anni siamo scivolati dal voto ideologico, al voto di appartenenza, al voto di opinione a al voto di sensazione. Io  penso che sia giusto che Matteo Renzi lavori per voltare pagina. Ma vanno create le condizioni per lavorare tutti insieme per ricostruire un orizzonte verso cui camminare tutti insieme. Tutti insieme, per una crescita felice che sia più attraente delle ruspe e della polvere di stelle. Le giornate come oggi aiutano.  Io da ragazzo sono stato quello che si definiva un berlingueriano.   Non mi piace l’uso che in parte oggi ne viene fatto, da chi allora era sempre contro, anche contro Berlinguer, per screditare le chanches della sinistra di oggi. Lo stesso vale per Benigno Zaccagnini.  È chiaro che nel suo pensiero troviamo radici importanti della democrazia italiana e anche del Partito Democratico. Sono molto felice che Enrico Liverani nel presentare la sua candidatura a Sindaco abbia rivendicato la nostra storia, testimoniata dai due busti, di Zac e Bulow nel corridoio davanti alla sala del Consiglio comunale.  Quello fra Zac e Bulow è un esempio di buon incontro. Erano due uomini diversi. Ma ci hanno messo la pelle perché l’altro potesse dire la sua.  Noi abbiamo bisogno di nuovi paradigmi democratici senza i quali si lascia una sterminata pianura agli stregoni della post democrazia e ai politici piromani travestiti da pompieri. Ce  la possiamo fare. Ce la faremo pigiando l’acceleratore dell’ innovazione.   Ce la possiamo fare solo tutti insieme.  Facendo comunità. La cosa riguarda l’Italia ma anche Ravenna. Noi a Ravenna abbiamo affrontato il tema dell’ innovazione nel 2011, dopo la mia elezione per il secondo mandato.

Uso le parole del giugno del 2011 che proposi in questa stessa sala.

‘Abbiamo davanti a noi tanti obbiettivi. Molti bisogni ai quali rispondere. Voglio oggi provare a delineare i contorni di una di queste mete. Un nuovo incontro. Segnare di esperienze giovanili il governo della nostra città. Promuovere una nuova generazione protagonista della sua ripresa economica e di un rinnovato slancio politico,sociale e culturale. E’ una sfida che riguarda la comunità ravennate in tutte le sue articolazioni e componenti. Come sindaco sento il dovere di alzarmi e chiedere alla comunità ravennate di fare, tutti insieme, un unico passo. In avanti. Abbiamo bisogno di una nuova primavera,di una rivoluzione dolce che porti a galla nuove energie. Chi ha accumulato esperienze avrà il compito di stappare la bottiglia per ricercare e promuovere nuove energie,nuovi talenti,per premiare gli appassionati e meritevoli. Poi quelli che a cui passeremo il testimone devono liberamente farsi la loro esperienza,le proprie pratiche,le proprie visioni. E il nostro ulteriore compito é quello di accompagnare questo cammino e ‘proteggere’  il rinnovamento dai suoi nemici. Ci saranno prove del fuoco riuscite ed altre meno. Sarà una corsa ad ostacoli,sarà praticamente impossibile fare ad ogni passaggio scelte coerenti,e i conservatori lo sottolineeranno. Ma quello che conta è la direzione di marcia’. Questi cinque anni hanno messo al mondo nuove energie per la nostra città. Sul tema dell’innovazione a Ravenna non siamo arrivati con il treno della ghiaia. Abbiamo messo in campo nuove energie autonome e competenti. Lavoriamo e lavoreremo per una crescita felice. Lavoreremo insieme per un bel passaggio di testimone, senza ‘ingambarlarci’ come ci capita in troppe città. Qui no. Ravenna è una città ben amministrata ma penso, e come sapete e ho appena ricordato lo penso da tempo, che anche a Ravenna noi dobbiamo cambiare tutto quello che c’è cambiare, a Ravenna e anche in Comune’.

 

Ti potrebbe interessare anche...