Rimini. Fotografia e letteratura, al Museo della Città inaugura una mostra collettiva di fotografia.

Rimini. Fotografia e letteratura, al Museo della Città inaugura una mostra collettiva di fotografia.
nove_minime fotografia e letteratura

RIMINI. Venerdì 13 novembre 2015 alle ore 18.00 inaugura presso il Museo della Città di Rimini (ala nuova) la collettiva fotografica dal titolo ‘nove_minime’. Nel marzo del 2015 l’associazione fotografica t.club di Rimini ha ospitato il workshop ‘Fotografia e Letteratura: un incontro privilegiato’ tenuto da Giulia Marchi. Nove il numero dei soci che vi ha partecipato. Nove background differenti legati dalla necessità di crescere fotograficamente. Le poche righe di introduzione al corso chiarivano l’approccio e la metodologia proposta.

…’La letteratura nei progetti fotografici come valore puramente di studio, di approfondimento, di ricerca.

Avvicinarsi all’idea di una immagine con una consapevolezza ‘diversa’, strutturata secondo parole, pause e suoni. Il testo e l’autore divengono parte integrante del progetto fotografico supportando e stimolando le scelte che i nostri occhi faranno. Tentare un approccio meditato; uno scatto mentale, infatti, precede quello fisico, quello reale e ne determina le scelte. Ad ogni partecipante verrà assegnato un breve testo narrativo oppure una poesia sui quali lavorare e con i quali tentare di mettersi in relazione. Le immagini ci parlano e le parole ci consentono di immaginare, potremmo quasi definire questo approccio un” gioco di specchi” nel quale perdersi e ritrovarsi, nel quale i testi e le fotografie che verranno prodotte instaureranno un dialogo costantemente aperto e di supporto reciproco.’ (…) Giulia Marchi

Durante il workshop non si scattano fotografie; i partecipanti leggono, ascoltano e guardano.

Ad ognuno di loro viene affidato un testo sul quale lavorare singolarmente e a distanza di poche settimane una prima revisione collettiva . La scelta di far diventare questo progetto di studio una mostra, è stata di Giulia; dettata dal desiderio di condividere il lavoro svolto e di permettere infine, alle parole, di diventare immagini. Il lavoro più difficile per i ragazzi è di certo arrivato in quel preciso momento, doversi confrontare con logiche non più “amatoriali” ma imparare ad ascoltare il linguaggio dei professionisti. La parte curatoriale è stata la sfida più grande: logiche diverse, la fiducia, il coraggio nel delegare ed il confronto con processi nuovi sono stati il vero “lavoro” personale. Non solo scattare fotografie ma pensare e gestire l’intero processo creativo che precede e segue lo  scatto.

Un viaggio casualmente durato nove mesi… ma quasi nulla avviene per caso.

‘il caso sceglie sempre colui che si è preparato’  ( Louis Pasteur)

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