Lugo. Al Teatro Rossini una stagione concertistica fra grandi classici e novità. Al debutto sul palco la Filarmonica Arturo Toscanini.

Lugo. Al Teatro Rossini una stagione concertistica fra grandi classici e novità. Al debutto sul palco la Filarmonica Arturo Toscanini.
JACOPO RIVANI Teatro Rossini

LUGO. Classici, capolavori rari e novità assolute: in cinque appuntamenti di grande rilievo ciascuno, in programma dal 28 novembre 2015 al 25 marzo 2016, anche quest’anno la Stagione Concertistica al Teatro Rossini di Lugo riuscirà a soddisfare tutti i palati di chi ama la grande musica. Si inizia sabato 28 novembre alle 20,30 col debutto sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini di un sicuro talento della direzione orchestrale, il ravennate Jacopo Rivani, che presenta un programma classico al quadrato: apertura con la frizzante Sinfonia dal Signor Bruschino di Gioachino Rossini (quella celeberrima, con i ribattuti ritmici degli archetti dei violini tanto per intenderci), poi la Sinfonia n. 49 in fa minore di Franz Joseph Haydn detta “La Passione”: una sinfonia fra le sue più belle, composta quasi di getto durante la settimana santa del 1768 (da cui il titolo) ma che di sacro non ha quasi nulla, anzi. È comunemente considerata la sinfonia tipica del periodo Sturm und Drang (Tempesta e impeto) di Haydn. E si prosegue con l’altrettanto celebre – anche se poco eseguito in concerto poiché molto difficile per gli esecutori – Concerto per flauto, arpa e orchestra in do maggiore KV 299 di Wolgang Amadeus Mozart. Un’opera che è difficile da descrivere, tanto perfetta nella sua aerea leggerezza ed eleganza. Fu scritta nell’aprile del 1778, quando Mozart aveva appena 22 anni, per Adrien-Louis de Bounières, duca di Guines, già ambasciatore francese in Inghilterra e valente flautista, e per sua figlia arpista. Ad interpretarlo saranno due solisti di valore quali Rosanna Valesi all’arpa e Sandu Nagy al flauto. Sul podio sarà dunque il direttore ravennate Jacopo Rivani, con un passato da valente trombettista, ma ora decisamente proiettato nella carriera direttoriale, dopo gli intensi studi con Manlio Benzi e Piero Bellugi e gli incoraggiamenti di Riccardo Muti e Alberto Zedda.

Curiosamente anche il direttore del successivo concerto, in programma domenica 20 dicembre 2015, stavolta sul podio dell’Ensemble della Filarmonica Arturo Toscanini, ha un passato di eccellente strumentista a fiato: è il teramano Giambattista Giocoli, apprezzato clarinettista sia come solista nelle migliori orchestre sinfoniche (fra le altre l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, la Toscanini e l’Internazionale d’Italia) che in blasonati gruppi cameristici (Sentieri Selvaggi, FontanaMIX), già allievo di Gaspare Tirincanti e di Antony Pay. Dopo una vita spesa con lo strumento, tre anni fa anche per Giocoli è arrivato il momento di impugnare la bacchetta, mettendo a frutto la lunga esperienza come strumentista in orchestra, in questo seguendo il fulgido esempio di un Carlo Maria Giulini, come noto violista di fila dell’Orchestra di Santa Cecilia. E anche come direttore per Giocoli i risultati non tardano ad arrivare. Eccolo dunque al suo debutto al Teatro Rossini di Lugo con un programma ormai rarissimo, nello stile assai rimpianto dei Concerti Martini & Rossi anni ’50, che offrirà la possibilità di ascoltare nella stessa sera le sinfonie e le ouverture più famose, una formidabile carrellata di hit dell’opera che faranno la gioia di tutti i melomani: dalla Norma di Bellini alla Forza del destino di Verdi, dalla Manon Lescaut di Puccini alla celebre sinfonia del Barbiere di Siviglia di Rossini, passando per gli incantevoli intermezzi dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni e dei Pagliacci di Leoncavallo, per finire con i ballabili dall’Aida e dal Macbeth di Giuseppe Verdi. Il tutto nella nuovissima e scintillante versione per orchestra da camera del compositore Lorenzo Meo.

Un debutto e un gradito ritorno martedì 26 gennaio 2016: debutto al Rossini per il Quartetto Mirus, uno dei migliori quartetti italiani oggi in circolazione, i cui componenti fanno parte dell’Orchestra Mozart di Claudio Abbado, formato alla grande scuola cameristica di Bruno Giuranna all’Accademia Walter Stauffer di Cremona, per il quale ha scritto Walter Levin, il primo violino dello storico Quartetto La Salle: “Their playing is full of temperament with great sensitivity to sound production” (Il loro modo di suonare  è pieno di temperamento e di attenzione alla produzione del suono). Gradito ritorno per Maria Perrotta, la pianista cosentina residente a Parigi, che a Lugo si è prodotta nel 2012 e nel 2014 in due indimenticabili concerti solistici dedicati a Bach e a Chopin, poi diventati dischi di successo per la Decca. Il Quartetto Mirus e Maria Perrotta si uniranno sul palco del Rossini per suonare un dei capolavori più grandi della letteratura novecentesca, quel grandioso Quintetto per pianoforte e archi in sol minore op. 57 di Dmitri Shostakovich, da molti considerato il “terzo” concerto per pianoforte e orchestra dell’autore del Naso. Fu ultimato il 14 settembre 1940, un anno dopo lo scoppio della Secondo Guerra Mondiale, in una Unione Sovietica che si teneva ancora in disparte (l’operazione “Barbarossa” non era ancora scattata da parte tedesca) ma nella quale gli intellettuali come Shostakovich vivevano in un febbrile e nervoso clima di attesa. Scrive Quirino Principe: “Eccitazione e aura di crisi esistono, in verità, in questa partitura, e coesistono con un linguaggio vigoroso e cordialmente comunicativo”. La leggendaria prima esecuzione avvenne con il Quartetto Beethoven (per il quale era stato scritto) e lo stesso autore alla tastiera il 23 novembre 1940 al Conservatorio di Mosca. L’indomani la Pravda lo salutò come “opera dal lirismo trasparente, umano e diretto” e alla fine dell’anno fu premiato col Premio Stalin: ben 100 mila rubli, una cifra impensabile per un’opera da camera anche ai tempi dello Zar più munifico. Nella prima parte del concerto il Quartetto Mirus suonerà il mozartiano Quartetto in si bemolle maggiore KV 458 “La Caccia”, il cui incipit richiama i suoni dei corni durante la caccia alla volpe, poi il Quartettsatz (movimento di quartetto) in do minore di Franz Schubert infine The Four Quarters (I quattro quarti), l’ultima creazione per quartetto (2011) del 44enne compositore inglese Thomas Adès, autore dell’opera lirica Powder her face rappresentata con grande successo al Teatro Rossini di Lugo nel 2010 con la regia di Pierluigi Pizzi.

Altro debutto al Teatro Rossini venerdì 5 febbraio 2016, ancora sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini. Ci sarà il direttore d’orchestra britannico David Angus, specialista d’opera (oggi è il direttore musicale della Boston Lyric Opera), ma anche raffinato interprete del repertorio sinfonico: sullo spartito una delle più belle Sinfonie di Antonin Dvorak, la n. 7 in re minore op. 70, considerata la sua opera più romantica, ricca di contrasti e tensioni drammatiche. In apertura invece si potrà ascoltare Vatel, melologo del compositore milanese Marco Tutino, per voce recitante e orchestra, su testo di Angelo Callipo. L’opera, che ha conosciuto la sua prima esecuzione a Milano nel marzo scorso, è ispirata alla vita del famoso cuoco e maestro di cerimonie François Vatel, l’inventore della crema Chantilly, vissuto nel periodo del Re Luigi XIV e morto suicida per non aver compiuto il suo dovere di cuoco a causa di un ritardo nella fornitura di pesce, durante una festa nel 1671 organizzata dal Principe Condè per “ingraziarsi” il Re Sole. Voce recitante per questa singolare composizione che non mancherà di incuriosire i fedeli estimatori dell’opera di Marco Tutino, compositore milanese capofila della corrente “neoromantica”, un celebre divo della lirica: il baritono buffo Alfonso Antoniozzi, insuperato interprete rossiniano e donizettiano, attivo ultimamente come attore, mimo e regista di grande successo. Nato in Inghilterra ma cresciuto a Belfast in Irlanda, David Angus è stato fanciullo cantore al King’s College di Cambridge con Sir David Willcocks ed è poi divenuto pianista, completando i suoi studi di direzione d’orchestra al Royal Northern College of Music di Manchester, dove ha vinto numerosi premi per la direzione d’opera.

Quinta e ultima serata in cartellone, ma davvero speciale, in programma venerdì 25 marzo 2016, sempre alle 20,30 con la Filarmonica Arturo Toscanini diretta dal francese Alain Guingal, con la partecipazione straordinaria del grande soprano bolognese Anna Caterina Antonacci, interprete d’eccezione per la cantata scenica La voix humaine (La voce umana) di Francis Poulenc, su testo di Jean Cocteau. Composta per il teatro nel 1930, musicata nel 1959 da Poulenc, La voix humaine è un formidabile banco di prova per le grandi attrici (un nome per tutte: Anna Magnani) e per le grandi soprano drammatiche (Magda Olivero, Raina Kabaivanska, Renata Scotto) che di solito la affrontano solo a fine carriera. Non è certo il caso dell’Antonacci, artista che oggi sta vivendo il suo momento più glorioso, soprattutto in Francia dove è venerata come una delle ultime dive dell’opera. In scena una donna sola, al telefono col suo ex amante che la respinge. Un testo dall’enorme impatto emotivo, ideale per il temperamento di Anna Caterina Antonacci, che del ruolo è divenuta da alcuni anni interprete di riferimento. Integrano il programma la Sinfonietta di Poulenc e due trascrizioni d’autore di note pagine pianistiche di Erik Satie: Claude Debussy per Gymnopedie 1 e 3 e Darius Milhaud per Jack in the box. Sul podio Alain Guingal, un autentico specialista del repertorio francese del Novecento. Direttore musicale dell’Opéra d’Avignon dal 1975 al 1981, dove ha diretto titoli come Der Fliegende Holländer, Thaïs, Simon Boccanegra e La traviata, Alain Guingal collabora regolarmente con i maggiori teatri francesi. Ha diretto inoltre nei più prestigiosi teatri internazionali fra i quali l’Opéra National de Paris, Wiener Staatsoper, Deutsche Oper di Berlino, Staatsoper di Monaco, Washington Opera, Teatro Real di Madrid e Liceu de Barcelona.

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