Faenza. Alla Pinacoteca la presentazione del quinto volume della collana ‘Storia delle Arti figurative a Faenza’.

Faenza. Alla Pinacoteca la presentazione del quinto volume della collana ‘Storia delle Arti figurative a Faenza’.
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FAENZA. Appuntamento venerdì 27 novembre alle 17.30 Pinacoteca Comunale. La pubblicazione riempie un vuoto nella storiografia dedicata all’arte faentina: il secolo XVI fino ad ora non è stato tra i periodi più indagati dagli studiosi, che hanno invece privilegiato altri momenti come il periodo rinascimentale della Signoria Manfredi o l’età neoclassica e il periodo del primo Novecento.

Non sono in realtà mancati studi specialistici su singoli artisti o singole opere; ma una profonda analisi sul percorso storico delle arti a Faenza nel primo ’500 che svelasse la complessità del momento, il ruolo dei pittori faentini, delle influenze e delle presenze di apporti eterogenei, secondo un taglio scientifico sorretto da un importante intento divulgativo. Il volume, pubblicato da Edit Faenza, è attento in modo particolare all’attività di tredici pittori.

Dei pittori che hanno operato a Faenza agli inizi del secolo ha scritto Anna Colombi Ferretti che ha esaminato in particolare Marco Palmezzano, Giovanni Battista Bertucci, Michele Bertucci, Lorenzo Costa e Francesco Zaganelli.
Anna Tambini ha analizzato specificatamente altri quattro pittori attivi nella prima metà del Cinquecento: Carlo Mengari, Sebastiano Scaletti, Sigismondo Foschi e Antonio di Domenico detto Antonio da Faenza.

Un capitolo è stato dedicato da Anna Colombi Ferretti a Girolamo da Treviso e Francesco Menzocchi, due pittori che hanno lavorato nella Commenda in Borgo e infine Claudia Pedrini ha scritto di Gaspari Sacchi e Innocenzo da Imola, due diversi pittori raffaelleschi per Faenza.

Grazie all’ autorevole e approfondito apporto delle autrici il volume è nel complesso riuscito molto ricco e articolato, con un completo apparato iconografico che per la prima volta mostra in modo esauriente gli esiti della pittura faentina del primo Cinquecento. Molto interessante a questo proposito è stata anche la ricostruzione della dispersione del patrimonio che ha consentito di recuperare e riunire, almeno in una documentazione cartacea, opere che sono state prodotte e conservate a Faenza per secoli e che ora sono disperse in varie nazioni europee come Austria, Germania, Ungheria, Francia, Irlanda e Inghilterra o anche in altri luoghi più lontani come Honolulu, Boston e Baltimora.

Il volume è realizzato dalla sezione di Faenza di Italia Nostra, con il sostegno della Fondazione del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza e della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna.

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