Solo calcio. Ciao,ciao Italia! L’Europa se ne va. Tra poco non saremo altro che il suo parcheggio.

Solo calcio. Ciao,ciao Italia! L’Europa se ne va. Tra poco non saremo altro che il suo parcheggio.
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LA CRONACA DAL DIVANO SPECIALE. Neppure qualche giorno fa, la ‘rosea‘ ci aveva lustrato gli occhi con un titolone di copertina magnifico ‘ Il Rinascimento italiano‘, tutto dedicato alla nostra pelota che, volente o nolente, non demorde mai, anzi, se raffrontiamo i diversi campionati, da noi ancora palpita mentre negli altri ( tranne la Premier) si è già tutti pensare al prossimo anno. In dettaglio: Liga, dopo la lectio magistralis del Barca al Real, ( praticamente)   già appuntata al petto; Ligue, in classifica non c’è in giro altro che il  Psg degli spendaccioni qatarioti; Bundes, sempre e solo Bayern.

Il caso Premier è al momento l’unico che  assomiglia al nostro. Assomiglia, perchè in testa c’è un Licester-Chievo del nostro Ranieri che fa tanta tenerezza sotto Natale, ma che, a ben guardare, segnala una diminutio di livello  delle altre (praticamente) paurosa.
Infatti, se ben si indaga, nell’ultimo triennio di squadre di Premier in Coppa ce ne sono state molto poche; dovessero, in questo turno, sparire Arsenal ( già con un piede nella fossa) e Chelsea ( quasi con un piede nella fossa) la debacle sarebbe completa e reiterata.
Teniamoci dunque stretto il nostro Campionato, tutt’altro che assegnato, e dunque ancor palpitante come ai vecchi tempi. La Juve s’è rinnovata e ci ha messo un po’ a tornare in vetta, ma ora è lì, pronta, a colpire a morte; la novità, semmai, è l’Inter, dal braccino corto in attacco ma pressochè impenetrabile in difesa. Non ci sbilanciamo più su Roma (sempre più improvvida), Napoli ( distratto), Fiorentina ( luce e ombra). Il franco e acuto Boban, su Sky, ha sintetizzato ” Questo è un Campionato fatto apposta per far passare da scemi noi che, da una domenica all’altra, dobbiamo commentarlo”.

CIAO CIAO ITALIA. Ma torniamo a quanto avviato sopra. Dicevamo, appunto, del bel titolone della ‘rosea’, bruciato però, qualche giorno dopo, e non abbiamo capito il perchè, dalla terza parte dell’inchiesta sul calcio europeo. Qui, infatti, la conclusione è drastica e dolorosissima. ” Che ne sarà mai del nostro calcio? Torneremo mai (più) al top d’Europa? La risposta – rimarca Marco Iaria – è no. Anzi, il divario che ci separa dai concorrenti internazionali è destinato ad aumentare”.
Se così fosse, addio Rinascimento; addio anche a tanta gente che in quegli stadi obsoleti manderà solo qualche sparuta rappresentanza. La pelota, da noi, ha fatto breccia, da tempo immemorabile, per un insieme di motivi storici e non solo,  certamente non per tenere bordone ai barbari d’Oltralpe. Noi giochiamo per vincere, da che mondo e mondo, e non certo per andare a fare le belle statuine. Volteggiare in Europa a collezionare figuracce come  le squadre di basket, vuol dire affossamento. Di tutto, anche di quel che si credeva inaffossabile. Come il bel gioco della pelota. Col beneficio d’inventario, sia claro.

Fatta la cornice, entriamo nel quadro. Cupo, e per noi senza speranza. Disegnato dalla ‘rosea‘. Nell’Altrove, in pratica,  crescerà infatti tutto di tutto. Il Barca raddoppierà anche i seggiolini del Nou Camp; e così il Real, quelli del Bernabeu; per non parlare delle squadre franco-inglesi affidate agli spendaccioni qatarioti o agli

Nell’Altrove tutto si moltiplica. Il Barca raddoppierà tutto, seggiolini del Camp Nou compresi, puntano al miliardo; e così il Real, che ( in un paese con il 40% di disoccupati, soprattutto giovani )  porterà  il Bernabeu a livello Marcanà. Per non parlare delle squadre franco-inglesi affidate ad oligarchi russi del petrolio o agli spendaccioni qatarioti, per nostra fortuna ( finalmente)  entrati nel mirino degli Americani per i loro rapporti ‘ tutti da verificare’  con il radicalismo islamico e l’Isis.
Da noi, invece, tutto si dimezza. Anche in casa della  Nostra Signora che, in fatto di gestione e crescita societaria, dovrebbe risultare lucente quanto  una stella polare. E tuttavia, in prospettiva, poco oltre i 400 milioni di bilancio. L’Internazionale invece punterà ai 300 milioni, Champions permettendo.
Da noi, sostiene la ‘rosea‘, a non funzionare è il sistema. Come volevasi dimostrare. Vecchi draghi abbarbicati ai loro scranni, burocrazia, insensibilità, stupideria, insomma, continueranno ( davvero) a farla da padrona, finchè la bella favola sarà ( definitivamente) volata via?
Bella prospettiva, vero? Non c’è che dire. Con un rammarico, tra altri. Il Milan che ( con Barbara) aveva  lottato per trovar posto ad un impianto di prim’ordine, s’è improvvisamente defilato. Lotte in famiglia? Non si sa. Certo è che quel picciol barlume di luce sui nuovi impianti ( almeno milanesi) s’è ora spento. La speranza però passava tutta di lì. Oggi, il Diavolo, che in trent’anni ha partorito Immortali e Invincibili, ad ogni ora, s’è ridotto come  una sorta di novella madama Butterfly a scrutare l’orizzonte per veder ( povero  lui) se c’è ancora qualche ( fantomatico ) salvatore  in arrivo da Oriente; ovviamente, col suo carico d’oro.

IL NOSTRO POVERO CALCIO. In allegato aggiungiamo  una micro ricerca (  indicativa) per sottolineare quanto valga il calcio italiano: 1 ( Coppa dei Campioni/Championsinizio 1955), qui,  le italiane, hanno disputato ( salvo contrordini) 27 finali ( 12 vinte); le altre:  Spagna 23 ( 15 vinte); Inghilterra 18 ( 11 vinte); Germania 17 (7 vinte); 2 ( Uefa, inizio 1971):Italia 15 finali (9 vinte); Germania, 14 finali( 6 vinte); Spagna, 12 finali ( 7 vinte); Inghilterra, 12 finali (7 vinte).

Se ci riferiamo alle  scansioni temporali, invece, il Real s’è aggiudicato 6 Coppe dei Campioni nel decennio 1955/56- 1965/66; in seguito ha (ri)vinto la Champions   nel 1997/98 ( settima Coppa) e la decima nel 2014/15.  Nell’ultimo trentennio, il Milan ha fatto meglio del Real perchè dal 1988/89 al 2006/07 di Champions ne ha vinte cinque ( con 3 secondi posti). La Juventus, da par suo, ha vinto due Coppe ( con sei secondi posti).
In questi giorni si torna a parlare di Ballon d’or. In gara sono i soliti noti: Cr7 e Messi, con l’aggiunta del paggio Neymar. Il premio, a dir la verità, così facendo, più che prestigioso, è diventata una  rappresentazione comica. Ricalcando un po’ certe gags di Stanlio o Ollio: ” Passo tu? No, prima passo io, poi passi tu!”.
Praticamente ottundendo occhi e mente davanti a tanti  altri atleti  eccezionali ai quali  il Ballon d’or resta inibito. Il perchè non lo sanno, probabilmente, manco quelli dell’Equipe. Ad esempio, che ci vuole  a riconoscere a Buffon ( almeno) quanto ( molti anni fa) è stato riconosciuto ad Yaschin, il ragno nero?

 

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