Italia & Mondo. Pedalare che passione, 6mila chilometri in bici da Hanoi a Singapore.

Italia & Mondo. Pedalare che passione, 6mila chilometri in bici da Hanoi a Singapore.
Claudia Bartolozzi e Filippo Tosini bici africa

ITALIA & MONDO. Intervista tratta da http://www.actionmagazine.it. Dopo avere pedalato per 6.000 km in Africa, Claudia Bartolozzi e Filippo Tosini faranno il bis in Asia. Partenza il 13 dicembre. Li abbiamo intervistati e ci mandano a dire: la bicicletta permette di ‘ascoltare’ il mondo.

Claudia Bartolozzi Filippo Tosini vivono a Firenze. Si sono conosciuti due anni fa e dopo pochi mesi sono partiti per l’Africa: 6.000 km in bici, da Cape Town a Mambrui. Oggi sono inseparabili, e il 13 dicembre partiranno per un’altra avventura: 6.000 km in Asia. Partenza da Hanoi, capitale del Vietnam, e arrivo a Singapore. Noi di Action Magazine seguiremo il loro viaggio. Nel frattempo, li abbiamo incontrati e abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro.

Claudia e Filippo, vi siete incontrati una sera ed è stato “amore a prima vista” in tutti i sensi. Dopo pochi mesi siete partiti per l’Africa. Come vi siete allenati per questa impresa?
Filippo ciclista, Claudia no..il Chianti è stato un perfetto allenamento. A volte ci siamo ritrovati a tornare da lavoro alle 19 e con tanta fatica ci siamo spinti al buio pur di allenare le gambe a qualsiasi tipo di tappa, temperatura, condizione climatica. Ci abbiamo messo 6 mesi per allenarci ma sicuramente il primo mese di viaggio è stato l’allenamento vero e proprio. La bici pesa 45 chili in tutto, e portarla in giro non è affatto facile. In più c’è da considerare che ogni giorno pedaliamo! Quindi ti alzi e sai che hai minimo 60 km davanti a te, senza sapere bene a cosa andrai incontro e quanto tempo passerai sulla sella. A volte siamo stati in sella 12 ore. Questo non ti allena nessuno ad affrontarlo, se non il viaggio stesso.

Com’erano le biciclette? E nella vostra prossima impresa saranno analoghe, oppure l’esperienza vi ha insegnato che bisogna modificare qualcosa?
Le biciclette erano due Scott metrix30, sono state resistentissime e non ci hanno mai dato problemi; le prossime saranno due Specialized Awol, nascono per cicloturismo e provandole in effetti hanno un assetto totalmente diverso. L’esperienza ci ha insegnato che vanno trattate come “figli”, abbiamo sempre avuto molta attenzione nel lavarle continuamente, ungerle spesso e mantenerle in perfette condizioni (per quanto possibile), cosa non facile quando pedali per 100 km di sterrato e – arrivato alla meta – sogni soltanto una doccia (dove possibile) e con le forze che ti restano immagini di fare tutt’altro che lavare la bicicletta.

Ci sono stati momenti in cui vi siete detti ‘chi ce l’ha fatto fare?’ oppure in cui vi siete sentiti in pericolo?
No, non ci sono stati momenti in cui lo abbiamo pensato ma ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti in pericolo. In Sud Africa abbiamo dovuto saltare alcuni chilometri, circa 300, a seguito di un attacco di un malintenzionato che ci ha fatto un agguato e ci ha rotto i portapacchi nel tentativo di portarceli via. Abbiamo sentito molta pressione e le notizie di aggressioni e violenze intorno a noi ci hanno fatto capire che forse al di là dell’avventura dovevamo mettere avanti la nostra incolumità. A parte quel momento, non abbiamo mai avvertito paura, certo siamo sempre stati guardinghi, ma come lo saremmo stati in qualsiasi parte del mondo. Abbiamo attraversato un parco naturale in cui erano presenti leoni, bufali… due incoscienti.
L’adrenalina era a dei  livelli spaventosi e quando ci siamo trovati impantanati nella sabbia, con 40 gradi e con orme feline nei paraggi, ci siamo detti: “forse abbiamo sottovalutato la situazione”… ma mai “chi ce l’ha fatto fare?”.

Ovviamente prima di partire avevate un piano di viaggio abbastanza preciso… Siete riusciti a rispettarlo?
Abbastanza è la parola corretta, in Africa abbiamo buttato giù un itinerario ma non avevamo molta scelta perchè per “sicurezza” avevamo deciso di seguire la costa e le strade percorribili erano una, forse due; quindi avevamo una scelta un po’ forzata. In Asia ci sono miriadi di strade, quindi pensiamo che arrivati là ci potremo sbizzarrire un po’ di più nel cambiare rotta in base all’istinto o al dislivello, oppure semplicemente in base a quello che ci incuriosisce di più.

Dopo questa esperienza, vi proponete anche come accompagnatori per gli appassionati che vogliono calcare le vostre orme. Ma saranno viaggi simili al vostro oppure semplificati?
Assolutamente sì, vogliamo che altri possano entusiasmarsi come noi al cospetto di paesaggi e sensazioni che in macchina o nei tour canonici non avresti. Sicuramente non potrà essere uguale e risulterà un pochino semplificato, ma non troppo. Puntiamo a creare dei gruppi ben amalgamati e con la stessa voglia di mettersi in gioco che avevamo noi, soprattutto gruppi che abbiano quello che non deve mancare e che al giorno d’oggi dovrebbe essere “insegnato” di più: lo spirito di adattamento. La nostra proposta è già online nella sezione “viaggia con noi” sul blog del viaggio in Africa.

E dopo l’Africa, l’Asia… a parte le diversità geografiche e culturali tra i due continenti, cosa pensate che cambierà?
Prima di tutto noi siamo diversi, partiamo con presupposti diversi, con un’esperienza alle spalle enorme e con un rapporto molto più consolidato e con molta più consapevolezza di potercela fare, ma anche più consapevoli delle difficoltà che potremmo affrontare.

Sono momenti difficili, e da nessuna parte ormai ci si sente al sicuro. Avete ribadito sul vostro blog che la paura non vi fermerà. La vostra impresa si configura quasi come una specie di “marcia della pace” attraverso il mondo…
Non volevamo fare della retorica inutile, ma dare un messaggio in un momento in cui passano solo messaggi di paura e pessimismo. Non ci sentiamo portatori di pace ma persone normali che vogliono vivere senza angosce “imposte” ed inutili, di solito ne abbiamo già tante che la vita ci mette davanti in maniera naturale, perchè crearne altre? Le guerre sono sempre esistite ma attualmente sono solo politiche ed economiche, e devono restare tali! Le nostre vite devono andare avanti e la nostra cultura pacifica deve essere la nostra guida. Non siamo credenti e non abbiamo messaggi religiosi da condividere… abbiamo solo sentito il desiderio di dire: andiamo avanti.

In Asia (come già in Africa) passerete attraverso paesaggi deserti, senza traccia umana, ma toccherete anche metropoli caotiche, piene di traffico e inquinamento. Come le vivete in sella a una bici?
In bicicletta tutto è esasperato, nel senso buono della parola. Quindi anche il passaggio dalla solitudine più assoluta al caos più totale riporta a delle emozioni e sensazioni esasperate. Ci sono stati dei momenti in Mozambico per esempio dove per chilometri non abbiamo incontrato nessuno, né umano né animale. Siamo andati in crisi, o meglio abbiamo sentito la necessità di incontrare qualcuno, di mangiare cibo diverso dalle scatolette, di sentire il chiacchiericcio di altre persone e di condividere i nostri pensieri. Al contrario, dopo situazioni come Mombasa abbiamo sentito la necessità di tornare agli orizzonti infiniti e silenziosi della savana. Il giusto mix è la soluzione migliore, un po’ come in tutte le cose, e la bicicletta è l’unico mezzo che ti permette di averlo. La macchina passa e va, sì ,ti fermi ogni tanto ma perdi tutto quello che hai passato. La bicicletta, così come il camminare, permette di “ascoltare” il mondo.

Che cosa c’è dentro le vostre borse?
L’essenziale. Davvero poco. Abbiamo 4 borse. Una destinata alla tenda, sacchi a pelo, cuscini e materassini. Una destinata a pezzi di ricambio, medicinali e necessario per il ‘bagno’ (parola che fa pensare a tutt’altro che al reale tipo di bagno che abbiamo avuto durante il viaggio). Poi abbiamo una borsa a testa per vestiti ed oggetti personali… cioè poco. Tendiamo a portare tutto di cotone, che asciuga prima, e l’esperienza ci ha insegnato: mai e poi mai i jeans, che non asciugano più! Abiti coprenti, sia per motivi culturali che per protezione da zanzare e ragnetti vari. Tanto Autan e creme solari. Non abbiamo attrezzatura per cucinare, tipo fornellino, ma ci siamo sempre adattati al fuoco delle capanne ed anche al cibo, chiaramente cotto. Indispensabile: il coltellino svizzero, con cui abbiamo risolto tantissime situazioni.

Siete in grado di risolvere da soli qualunque problema meccanico delle biciclette?
Diciamo di sì, abbiamo 4 camere d’aria di scorta, un copertone piegabile di scorta, 2 forcellini, uno spezzone di catena, 4 paia di pasticche freno, cavi ambio e freni, tutto il necessario per riparare tra cui nastro adesivo, nastro americano, colla, etc…. Dopo un po’ di pratica ce la caviamo abbastanza. L’arte dell’arrangiarsi è venuta un po’ da sé.

Dormite quasi sempre in tenda? Quante notti vi concedete in albergo? E vi fate anche ospitare da gente del posto?
Tendenzialmente in tenda, è capitato di avere alternative che abbiamo dovuto accettare. Ogni stato è del tutto differente. Per esempio in Sud Africa ci siamo scontrati con una realtà molto complessa ed un rapporto tra bianchi/colored/neri abbastanza difficile, anche da spiegare. Detto questo, abbiamo avuto la fortuna di trovare sudafricani eccezionali che si sono preoccupati per noi e ci hanno invitato a dormire da loro per evitare di campeggiare, è stato incredibile. In Mozambico abbiamo percepito fin dai primi chilometri una tranquillità ed una sicurezza estrema, abbiamo campeggiato sempre, sceglievamo una capanna non troppo lontana dalla strada, chiedevamo al capo famiglia se potevamo sistemarci accanto alla capanna ed è stata l’esperienza più eclatante. Abbiamo vissuto con loro e come loro, mangiato con loro, ci trattavano da amici e non da turisti. In Tanzania, beh, la tentazione è stata troppo forte, c’erano spiagge incredibili e con 15 euro in due potevamo dormire in luoghi da sogno… abbiamo ceduto al ‘materasso’. In Kenya non abbiamo campeggiato per l’impossibilità, nei luoghi dove ci siamo fermati abbiamo percepito un approccio al bianco troppo turistico, la cosa ci ha fatto preferire altre sistemazioni. Ma è da chiarire che anche là dove abbiamo dormito in piccoli alberghetti, erano sistemazioni locali… spesso peggiori di un qualsiasi campeggio.

Freddo, caldo, salite, pioggia, animali selvatici… che cosa vi fa più paura?
Il vento! Il vento ci ha messo in difficoltà, l’esperienza – anzi l’inesperienza – nel viaggio in Africa ci ha portato a non calcolare il vento ed abbiamo fatto tutto il percorso nella direzione sbagliata, un incubo. Ci siamo ritrovati a spingere la bicicletta a piedi, con raffiche a 80 km/h. Davvero dura. In Asia abbiamo scelto il percorso cercando di capire come avere il vento a favore.

Litigate mai lungo la strada, magari per divergenze sulla gestione del viaggio?
No, per la gestione del viaggio mai. La nostra complicità è stata massima, la stanchezza può averci portato ad avere discussioni stupide che poi finivano per essere rimediate con un abbraccio o una risata ( dove posizionare la tenda per esempio). Ci sono state delle discussioni ma due persone che si conoscono da meno di un anno, si ritrovano 24 ore l’uno al fianco dell’altro nella condizione più disagiata che ci possa essere, in una tenda inoltre… la bicicletta porta ad ascoltare tutto, anche l’altro! In sella alle nostre biciclette abbiamo parlato, parlato, parlato ed anche ascoltato il silenzio dell’altro. Ci siamo scontrati sì, ma è stata la nostra forza, siamo molto più consapevoli l’uno dell’altro. Ed ora eccoci qui, pronti a ripartire.

-…per l’Asia, appunto…
Continente altrettanto affascinante rispetto all’Africa, intrigante, con una cultura totalmente diversa, con usi e cibi differenti. Con una spiritualità opposta all’Africa. Torneremo in Africa il prima possibile, perchè è una calamita incredibile, ma abbiamo un mondo da scoprire… pedalando! Partiremo da Hanoi, in Vietnam, attraverseremo il Laos, la Cambogia, la Thailandia, la Malesia fino a Singapore. Ci siamo dati 3 mesi e mezzo di tempo. Quando torneremo porteremo avanti il nostro progetto di organizzare tour in bici in Africa e chissà magari ci apriremo una strada anche per l’Asia. Noi ci crediamo, come abbiamo fatto fin dal primo momento. Chiunque potrà seguirci sul nostro blog o sulla pagina facebook.

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