Non solo sport. Quei bimbi che continuano a morire. Ma anche pagine di sport. Nella luce del Natale.

Non solo sport. Quei bimbi che continuano a morire. Ma anche pagine di sport. Nella luce del Natale.
Presepe della Marineria images

LA CRONACA DAL DIVANO. In Europa ci chiedono di prendere le impronte degli sventurati ( e non) che arrivano dal mare. Giusto. Ma solo se prima  ci passano anche le impronte dei milioni di ‘ io mene frego’ che, al di là dell’Alpe, stanno da anni a braccia conserte a vedere morire gente. Tra loro tanti bambini.
Ci sono isole e località del sud d’Italia che meriterebbero il Nobel per l’alta umanità dimostrata in anni di abbandono, altro che la minaccia di procedura di infrazione fatta svolazzare da  qualche cinico e imbelle riformato! Ma chi  da voce a tutti costoro?
Non ce ne stanno proprio più di esseri intelligenti, e umani, lassù, in  Oltralpe? Fortuna ( per loro) che il Natale ci invita alla moderazione. Ma tanta criminale supponenza fa ribollire l’animo. Soprassediamo. Guardiamo ad altro. Mentre i bimbi, non si faccia però finta di niente,  continuano a morire. Alle porte della leggiadra Europa.

VOLATONA A SEI? La ‘rosea‘ le ha messe tutte in fila le ( cinque) pretendenti allo Scudetto, da noi allargate a sei per via di quel Diavolaccio che qualche rigurgito infernale dovrà pure trovare prima o poi nell’anno in arrivo. Praticamente, le predilette, stanno tutte nel palmo d’una mano. Ognuna con dei pro e dei contro. L’Inter fa meno falli ma subisce anche meno gol; la Viola fa più possesso palla ma marca più tiri; Il Napoli sparacchia a volontà, con un notevole numero di passaggi riusciti; la Juve è tornata a dribblare come ai bei tempi di Sivori, concedendo però pochi gol; la Roma becca gol a volontà  su palle inattive, ma non manca di imporsi nei duelli aerei. Insomma, se andassimo a soppesare il tutto, non sapremmo, al momento, stilare tra le cinque (sei) una graduatoria di merito.
Resta il mistero. Cosa sconosciuta, ad esempio, in Francia o in Germania, dove i titoli sono assegnati già a settembre; e quasi sconosciuta in Spagna, dove ( nonostante qualche tentativo velleitario) la questione di fondo resta pur sempre circoscritta tra i due Panda.
Qualcosina di mosso c’ è in  Premier, ma se si pensa  che a condurre le danze è il Leicester-Chievo pilotato dal nostro bravissimo Ranieri, dobbiamo gioco forza dedurre che il livello generale non dev’ essere poi così altissimo.
Alcuni entusiasti  testimonial nostrani della Premier, come Vialli e Capello ( con Max Allegri in arrivo), case a Londra e puzza sotto il naso quando devono trattare delle radici loro, vorrebbero farci credere in un ‘ campionato più bello al mondo’  che non c’è. Almeno, come lo dipingono loro.
Il quale  di grande fortuna,  ha solo quegli impianti sempre pieni, anche quando  la squadra del cuore affonda ( vedi Chelsea) e tutto va a rotoli. E che, comunque, continua a fare  bussines. Un grande bussines. Per il resto, si sa, loro d’Albione, che si sono venduti tutto. Di tutto. A tutti. Anche i calzettoni.

E tuttavia, restando al nostro Campionato, una bella volatona così non ce l’ha nessuno, con cinque ( o sei) storiche squadre pronte allo scontro. Come ai vecchi tempi. Con i santi signacoli bene issati sui carri da battaglia. Che sono uno spettacolo unico anche solo a rimirarli in movimento dall’alto dei singoli campanili. L’Italia del pallone è anche questa. Nel bene e nel male. Si sa. Dovrebbero rammentarlo anche Vialli e Capello ( oltre a  Max).
In attesa, magari, d’una Olimpiade per (ri) dare fiato ai tanti, timidi, patetici, progetti di nuovi impianti. Perchè se arrivassero quelli, e in tempo, beh, allora non ci sarebbe soltanto lo spettacolo di una gran volatona ma anche quello, assai più significativo, più concreto, d’una grande rimonta.

CLASSIFICA: Inter, punti 36; Fiorentina, 35; Napoli, 35; Juve, 33; Roma, 32; Milan 28.
XVIII GIORNATA ( 6 gennaio) Chievo-Roma ( ore 15), Empoli-Inter, Genoa-Samp, Juve-Verona, Lazio-Carpi, Milan-Bologna, Napoli-Torino, Palermo-Fiorentina, Sassuolo-Frosinone, Udinese-Atalanta.
MARCATORI. 16 reti, Higuain ( Napoli) ; 10 reti, Eder ( Samp), 9 reti Kailinc ( Fiorentina).

MARCHIONNE E L’ALFA. Sergio Marchionne, 63 anni, presidente Ferrari, checchè ne dicano i suoi detrattori, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Quel che ha fatto con i marchi Fiat lo sappiamo; quel che sta per fare con la ‘rossa‘ lo scopriremo invece giorno dopo giorno. Le sue ultime esternazioni non lasciano dubbi ” Nei prossimi tre mesi dobbiamo soffrire, ma quando arriveremo in Australia lo faremo solo per battere le Mercedes”.

Lo stile, sì, è quello dei ductator antichi. Poca acqua nel vino;  obiettivi chiari e mirati;  collaboratori  ( vicini e lontani ) mantenuti sempre sul piede di guerra. Del resto, per realizzare  imprese memorabili  non si parte balbettando, visto che la truppa ( da che mondo e mondo ) necessita di  guida salda e consapevole.
Cesare, i suoi legionari, dopo aver soggiogato le Gallie ed essere sbarcato in Britannia, se un anonimo manipolo di  vili non lo avesse pugnalato alle spalle, li avrebbe portati anche oltre le rive dell’ Indo, come solo aveva fatto il grande Alexandros, il suo mito.
Certo sarebbe entusiasmante rivedere le ‘rosse‘ daavanti alle ‘frecce’, anche per riscattarsi dal quel regolamento scellerato  stilato ad hoc per ‘ fotterla’. E’ da allora, infatti, che l’ingrato Niki se la ride, ogni volta, impunemente. Con quel signore di Toto Wolff.
Rivederlo tornare cianotico, sarebbe una  di quelle soddisfazioni da marcare sui libri alla maniera degli antichi amanuensi. Anche perchè vorrebbe dire che la ‘rossa‘ è tornata, dove le compete, è  ovvio,  e per mano di un gioioso e straordinario driver che più che tedesco  sembra l’ archetipo del  cittadino  della (  nuova )  Europa.
Marchionne, oltre ad aver punzecchiato Alonso che comunque ‘rosso‘ era e resterà per sempre, ha annunciato anche il ritorno dell’Alfa Romeo alle corse. Sarebbe un evento meraviglioso. L’epopea Alfa infatti è memorabile.
Sfogliando i libri, nel 1935, al Gp Europa,  fu una ‘rossa’ P3  Alfa Romeo guidata dal Nivola a far andare in palla Hitler e la sua banda sorpassando alle ultime curve dell’ultimo giro una tracotante ‘freccia d’argento’ che già assaporava l’ebbrezza del trionfo. Quella volta,  non trovando ‘Fratelli d’Italia’ per la premiazione, che mai e poi mai gli ariani avrebbero immaginato di fare con quell’ordine d’arrivo, gli organizzatori del Nurburgring s’arrangiarono con ‘ O sole mio‘. Per Nivola andò bene lo stesso. L’importante era l’alloro. E tuttavia,  ci pensiamo quante belle storie verrebbero a galla, o vecchia e cara Alfa?

 GLI ALTRI SPORT. Monsieur Platini e mister Blatter sono stati condannati a 8 anni dal Comitato etico della Fifa. I due (ex) boss vengono così estromessi da ogni incarico calcistico presente e futuro. Ne riparleremo. Intanto da segnalare è la valanga azzurra nello snowboard, con il cuoco Mick, 27 anni,  primo di quattro italiani nello slalom parallelo. Primo al traguardo anche Pellegrino, 25 anni, re delle volate nello sci di fondo. Sempre nello slalom parallelo, ma al femminile, Ochner è giunta seconda dietro la svizzera Kummer.

Il Barca si aggiudica ( 3-0 sul River) il suo terzo Mondiale. Il Leicester di Ranieri continua a dominare la Premier. A Ronaldinho manca il Milan. Mou Mou è ufficialmente disoccupato e sta andando a rompere le scatole qua e là . Si fa (ri)desiderare  perfino dal Real. Nell’altro emisfero parte la Dakar.
Il sudafricano Meintjes, 23 anni, approda alla Lampre. Lo svedese Svindal resta imbattibile in Coppa, mentre Mayer dopo un volo pazzesco in libera  viene salvato dall’ airbag, un dispositivo introdotto proprio quest’anno.  Detti, 21 anni, alter ego di Greg, domina nei 1500 m agli assoluti invernali in vasca lunga. Spettacolo infine del Settebello in amichevole contro l’Australia, a Sidney.

MA CHI E’ IL PIU’ BELLO DEL REAME ? Gianluca Vialli, insiste. Per lui  la Premier è il campionato più “entusiasmante e imprevedibile“. Lo ripete dal pulpito d’un promo Sky, che grande televisione è anche se di marca anglofila. La quale, con lo stesso intento del  cavallo di Troia, deve  smantellare le alte mura  del calcio nostrano. Il quale, seppur riconoscente ai maestri d’Albione, ha poi accumulato ( successivamente)  tanta gloria da oscurarli.
Basti confrontare le prestazioni delle varie  Nazionali.
Il problema però è che i maestri continuano a vendersi meglio degli allievi. Il loro campionato, rispetto alla Serie A, incassa almeno il doppio dei diritti televisivi.  E non soltanto. Perchè, ovviamente,  sa valorizzare quanto fa. Anche se, per farlo, ha quasi ceduto l’intero sistema a ricconi americani ( United), spendaccioni qatariori ( City) e oligarchi russi ( Chelsea). Del vecchio ‘patrimonio’ , i maestri, hanno ormai soltanto il ricordo. Eppure, gli affari non vanno male.
Oggi, infatti, nel gran Barnum del calcio mondiale, se c’è qualcuno che può spendere ( oltre al qatariota Psg e ai due Panda spagnoli) sono proprio loro. I maestri. A dire il vero, se si dovesse giudicare dalle spese pazze ( e inutili) di Chelsea, United e Liverpool, sembrerebbe che i maestri più che spendere scialacquano. I risultati, infatti, da loro latitano, e  da alcuni anni; e se l’andazzo non si raddrizza, entro quest’anno, noi, derelitti del Sud, potremmo scavalcarli nel ranking Uefa. Con contraccolpo (psicologico ) notevole e la quarta di Champions.

A quel punto che potrebbe il nostro Gianluca evitare l’imbarazzo di domande impertinenti, tipo:  ma come, il campionato più ‘entusiasmante e imprevedibile‘ è stato asfaltato da quell’altro, quello del Sud,  sgangherato e obsoleto? Com’è stato possibile? Al mondo, nei sacri templi del calcio, non capiscono più una mazzola ? O non è che, il modello Premier, vada un poco aggiornato e più ( credibilmente ) sbandierato ? Infatti gradiremmo conoscere quale sia il torneo più bello del reame.

LE QUALIFICATE AI SEDICESIMI CHAMPIONS. Gruppo A, Real e Psg; Gruppo B, Wolsburg e Psv; Gruppo C, Atletico e Benfica; Gruppo D, City e Juventus; Gruppo E, Barca e Roma; Gruppo F, Bayern e Arsenal; Gruppo G, Chelsea e Dinamo; Gruppo H, Zenit e Gent. In sintesi: tre spagnole, tre inglesi, due tedesche, due italiane, una francese, una portoghese, una olandese, una ucraina, una russa e una belga.

CIAO CIAO ITALIA? Aggiorniamoci. Dicevamo, qualche tempo fa, del bel titolone della (nostra)  ’rosea’, bruciato però, qualche giorno dopo (  e non abbiamo capito il perchè) dalla terza parte dell’inchiesta sul calcio europeo. Qui, infatti, la conclusione è drastica e dolorosissima. ” Che ne sarà mai del nostro calcio? Torneremo mai (più) al top d’Europa? ” La risposta – rimarca Marco Iaria - è no. ” Anzi, il divario che ci separa dai concorrenti internazionali – sottolinea- è destinato ad aumentare”.
Se così fosse, addio Rinascimento, del calcio nostrano; addio anche a tanta gente che in quegli stadi obsoleti manderà solo qualche sparuta rappresentanza. La pelota, da noi, ha fatto breccia, da tempo immemorabile, per un insieme di motivi storici e non solo,  certamente non per tenere bordone ai barbari d’Oltralpe. Noi giochiamo per vincere,per lottare tra di noi e contro l’Altrove, da che mondo e mondo, e non certo per andare a fare le belle statuine.
Volteggiare in Europa collezionando figuracce come  le squadre di basket del presidente Petrucci vuol dire affossamento. Di tutto il sistema sportivo nazionale,  e  anche di quel che si credeva inaffossabile. Come il bel gioco della pelota. Col beneficio d’inventario, sia claro.
Fatta la cornice, entriamo nel quadro. Cupo, per noi senza speranza. Almeno ad attenerci a quanto  disegnato dalla ‘rosea‘. Donde, nell’Altrove,  crescerà infatti tutto di tutto. A ritmi infernali.  Il Barca ad esempio raddoppierà anche i seggiolini del Camp Nou ; e così il Real, quelli del Bernabeu; per non parlare delle squadre franco-inglesi affidate agli oligarchi russi del petrolio o agli spendaccioni qatarioti, per nostra fortuna ( finalmente)  entrati nel mirino degli Americani per i loro rapporti ‘ tutti da verificare’  con il radicalismo islamico e l’Isis. I ‘tagliagole‘.

Loro voleranno. Noi, invece, ci dimezzeremo. Anche in casa della  Nostra Signora la quale, in fatto di gestione e crescita societaria, per il Vecchio Continente, dovrebbe risultare una stella polare. E tuttavia collocabile, in prospettiva, poco oltre i 400 milioni di bilancio. L‘Internazionale di Milano,  potenziale seconda,  punterà al tetto dei  300 milioni, Champions permettendo. Da noi, sostiene infatti  la ’rosea‘, a non funzionare, è l’intero sistema.
Come volevasi dimostrare, ovviamente. Con tanti vecchi draghi abbarbicati ai loro scranni, oltre a burocrazia, insensibilità, stupideria, insomma, che continueranno a farla da padrona, finchè la bella favola della pelota italica non sarà ( definitivamente) volata via. Bello, vero? Non c’è che dire.
Con un grosso rammarico, tra altri. Il Milan che ( con Barbara ) aveva  lottato per trovar posto ad un impianto di prim’ordine, s’è improvvisamente defilato. Lotte in famiglia? Non si sa. Certo è che quel picciol barlume di luce che si era acceso sui nuovi impianti ( almeno milanesi) s’è ora spento.
La speranza però passava tutta di lì.  Oggi, il Diavolo, che in trent’anni ha partorito Immortali e Invincibili, s’è ridotto ad ogni ora di più come  una sorta di novella madama Butterfly a scrutare l’orizzonte per veder ( povero  lui) se c’è ancora qualche ( fantomatico ) salvatore  in arrivo da Oriente; ovviamente, col suo carico d’oro.

LE GLORIE DEL NOSTRO CALCIO. In allegato,  una micro ricerca (  indicativa) per sottolineare quanto valga ( nonostante tutto) il calcio italiano: 1 ( Coppa dei Campioni/Championsinizio 1955). Qui,  le italiane, hanno disputato ( salvo contrordini) 27 finali ( 12 vinte); le altre:  Spagna 23 ( 15 vinte); Inghilterra 18 ( 11 vinte); Germania 17 (7 vinte); 2 ( Uefa, inizio 1971). Italia 15 finali (9 vinte); Germania, 14 finali( 6 vinte); Spagna, 12 finali ( 7 vinte); Inghilterra, 12 finali (7 vinte).

Se ci riferiamo alle  scansioni temporali, invece, il Real s’è aggiudicato 6 Coppe dei Campioni nel decennio 1955/56- 1965/66; in seguito ha (ri)vinto la Champions   nel 1997/98 ( settima Coppa) e la decima nel 2014/15.  Nell’ultimo trentennio, il Milan ha fatto meglio del Real perchè dal 1988/89 al 2006/07 di Champions ne ha vinte cinque ( con 3 secondi posti). La Juventus, da par suo, ha vinto due Coppe ( con sei secondi posti).
In questi giorni si torna a parlare di Ballon d’or. In gara ci sono i soliti noti: Cr7 e Messi, con l’aggiunta del paggio Neymar. Il premio, a dir la verità, così facendo, più che a prestigioso, è diventato una sorta di   rappresentazione comica. Ricalcando certe gags di Stanlio e Ollio: ” Passo tu? No, prima passo io, poi passi tu!”.
Praticamente, ottundendo occhi e mente, davanti a tanti  altri atleti  eccezionali ai quali  il Ballon d’or resta inibito. Il perchè non lo sanno, probabilmente, manco quelli dell’Equipe. Ad esempio, o ispirati, ci vuole tanto   a riconoscere a Buffon quanto ( molti anni fa) è stato riconosciuto ad Yaschin, il ragno nero?

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