Non solo calcio. Ormai, solo Napoli e Juve? Frenano il Mancio, la Roma e la Viola. Risale invece il Milan.

Non solo calcio. Ormai, solo Napoli e Juve? Frenano il Mancio, la Roma e la Viola. Risale invece il Milan.
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LA CRONACA DAL DIVANO.La porti un bacione a Firenze, che l’è la mia città che in cuore ho sempre qui; la porti un bacione a Firenze, lavoro sol per rivederla un dì“. Questo chiede ad Edorado Spadaro ( 1893-1965) una migrante fiorentina incontrata a Baires begli anni trenta. Edoardo, forse il primo cantautore italiano, raccolse queste parole spontanee trasformandole in una canzone dall’aria semplice ma accattivante e che tuttora si canta, anche in Argentina.

E’ questa  la testimonianza più diretta di quanto i migranti abbiano sempre tenuto  alla loro patria. Che dev’essere stata davvero matrigna con loro , nei decenni di fine Novecento, visto che, oggi, in buona parte, soprattutto quelli delle ultime generazioni, la  madre loro se la sono scordata.  Quando Messi, marchigiano, di Recanati, dice di non avere mai sentito parlare manco di Leopardi, fa uno sgarbo non al poeta, ma al suo dna, o anche al ‘ cuore’ dei suoi genitori e nonni.
Che il pensiero del loro paese, come implora la migrante fiorentina al cantautore, di certo, mai hanno abbandonato. Perchè se è vero che, al momento, per ragioni pratiche, si da la precedenza allo ‘jus soli’, in realtà, c’è qualcosa di più atavico e fondamentale che ciascuno reca in sè, anche quando ( per ragioni varie) è costretto a nascere e a crescere Altrove. E infatti, non a caso, la migrante implora e promette: ” La porti un bacione a Firenze, lavoro sol per rivederla un dì”. 

 IL CAMPIONATO PIU’ BELLO. Sulla Premier sta per piovere una tempesta di danaro fresco. Quattro o cinque volte in più della nostra e delle altre leghe. Segno del loro ‘ saper meglio vendere’ la merce loro. Infatti, tra un anno o due, i nostri imbelli si vedranno sfrecciare davanti agli occhi squadrette miliardarie  di cui sui libri della storia del calcio manco c’è traccia. Merito loro, è ovvio, ma anche demerito  nostro, visto che ‘ quel poco o molto che abbiamo‘ pensiamo solo a svalutarlo ad ogni piè sospinto. E tuttavia, il Leicester del nostro Ranieri resta in vetta alla Premier.
Anche perchè le altre, soprattutto lo spendaccione City il mai realizzato Arsenal, viaggiano con l’andatura dei gamberi: un passo  avanti, uno indietro. United, Chelsea e ( soprattutto) Liverpool in questa tratta la fan da spettatori.
Perciò come si faccia dire che, quello d’Albione, sia il torneo più bello, lo sanno solo certi incorreggibili anglofili. Anche perchè, se vogliamo essere sinceri, apparirebbe  davvero una punizione  divina se l’italiano dato per cotto da noi si fosse trasformato in un ‘ Caesar’  vincente presso i ricconi delle isole.

Il Napoli, vince, ma dando spettacolo. Uno spettacolo raro, quanto una tela del Caravaggio. Con quel Pipita aureo che, se viaggia a quel ritmo fino alla fine del torneo,   potrà farsi una bevuta dei Levandoski e dei Suarez e degli altri centrattacchi affini. E in effetti, occorrerà un Napoli davvero speciale per frenare l’irrompere sempre più clamoroso della ( ex Vecchia) Giovin Signora, oramai alle sue spalle, con appena due soli punticini di differenza.
Fortuna vuole che la Signora a marzo abbia in programma uno scontro titanico coi panzer di Baviera, dove, quasi certamente, qualche ferita dovrà riportarla, se vuole passare al di la dell’ostacolo qualificazione. Un risultato difficile da prevedere, dato che l’armata di Rumenigge è tra le migliori al mondo, ma la luce che si legge negli occhi dei vecchi e dei nuovi in maglia bianconera è di quelle ammonitrici. Da aruspicinia.  Rare. Inquietanti. E poi si sa che quando gli Alemanni varcano l’Alpi, di solito, con tornano nella patria loro con scarso bottino .
Dietro alle due big, intanto, si allontanano l’Inter del Mancio da Jesi, sempre più una truppa mercenaria; la Roma affidata ora al tosco  e arguto Spalletti  e  la Viola battuta ( 2-0) dal redivivo Diavolaccio, del quale sarà bene spendere qualche parola. Quando si parla infatti di storia e di genie pedatorie  il Milan appartiene a quelle due o tre che, di questo sport, hanno scritto miliari. Qualcuno, dei soliti improvvisati sapientini , fermandosi poc’oltre il loro naso   e a spiccioli  suggerimenti di   marketing, sbandiera il Barca di Messi quale ‘ miglior squadra di tutti i tempi’. Ovviamente, conoscendo a spannella i tempi andati.
In cui, ( contrariamente alle sei Coppe dei Campioni del Real) tutti in epoca storica, il Milan ha partorito gli Immortali e gli Invincibili.
Il calcio attira anche perchè tutti, imbecilli o meno che siano, possono dir la loro. Continuino a farlo. Ma venire a sostenere che il Barca attuale che ha faticato ( in tempi non lontanissimi) ad imporsi ai Milan di Abate&C potesse ( agevolmente) battere il Milan dei Baresi, Maldini, Van Basten, Reikard e Gullit, è un po’ come dar di delirio in certi momenti di alta febbre. La fortuna vera, in realtà, per questi sapientini improvvisati, e per  quelli del Barca attuale,  è che ( al momento) nessuno possiede la macchina del tempo. Che ci aiuterebbe a mettere l’uno contro l’altro armati.
Per cui il dilemma resterà. Come tanti altri, nel mondo ( non solo) dello sport. Meglio così. Di sicuro però c’è che fa molto male vedere quel Diavolo glorioso annaspare ancora, magari con qualche speranziella aggiunta dopo la classica ( 2-0) vittoria sulla Viola, nel tempio  di  San Siro, il più vincente al Mondo, oramai mezzo vuoto e perfino timoroso, anche davanti alle piccole e irriguardose comparse di questo sport.

NESSUNA  MAGLIA AZZURRA. Dapprima crescono in Italia e, poi, alla vigilia della maturità, rifiutano la maglia azzurra. L’ultimo di questi baby fenomeni si  chiama Mattia El Hilali, classe 1998, papà marocchino e mamma italiana. Ha giocato da centrocampista nel Milan, che lo ha cresciuto per farlo diventare un giocatore. Ha (sempre ) partecipato  nelle giovanili azzurre e, a maggio 2015,  è stato convocato per l’Europeo Under 17. Ma pochi giorni fa  nell’Under 18 ha battuto 6-0 i pari età del Belgio, Mattia non c’era. Dov’era finito Mattia?
Semplicemente,  aveva  fatto sapere al ct Baronio di essere in dubbio tra maglia azzurra e maglia marocchina. Scelta personale, si direbbe, soppesata non si sa bene se coi piedi o con la testa, e comunque pur sempre accettabile, ma che ci pare sostanzialmente il frutto amaro  - salvo contrordini-  del lungo, ininterrotto e dissacrante logorio perpetrato nei confronti dell’immagine del  Bel Paese. E della sua millenaria ( ed ineguagliabile) storia;  dei suoi ( intatti) valori, dei suoi (grandi) personaggi e, se vogliamo, anche dei suoi ( innumerevoli) successi sportivi.
Che proprio per quel che riguarda il calcio dovrebbero essere più che evidenti. Anzi, più che noti e prestigiosi. L’indossare una maglia titolata e fascinosa come pochissime altre   dovrebbe risultare, infatti, pur  davanti ad un  sacrosanto dubbio di scelta di nazionalità, un ambito punto d’approdo più che di inspiegabile rifiuto.
Se qualcuno riuscirà a non demolire ulteriormente il nostro sport e ( nello specifico) il nostro calcio, se nei vivai riporranno giusta attenzione al materiale umano e agonistico locale, se qualcuno la smetterà di soffiare veleni ad ogni piè sospinto contro il nostro sport principale, forse, anche questi ragazzini saranno aiutati in una scelta che – dal punto di vista anche solo sportivo – più corretta e con  pochi eguali. Perchè, pur con tutto il rispetto per il Marocco di Hilali e Mastour, il Portogallo di Pedrito Almeida e perfino per l’Argentina di Josè Mauri ,  vestirsi d’azzurro è vestirsi dei colori d’una icona assoluta del calcio internazionale.

Prendiamo i Mondiali. Il Marocco, infatti, qui, è poco più d’una colorita comparsa; il Portogallo, tranne la vampata ai tempi di Eusebio, non è mai arrivato manco in semifinale; l’Argentina  ( imbottita come nessun altra, e non lo dimentichi mai, di dna italico) di Mondiali ne ha vinti due mentre l’Italia ne ha portati a casa quattro, ovvero il doppio. E allora di che ragionano questi ragazzi? Chi li informa? Chi li forma? Sanno valutare o no le loro (autentiche)  prospettive sportive?
E tuttavia, giusta è stata la reazione di Maurizio Viscidi, vice coordinatore delle giovanili azzurre: ” Essendo noi una grande famiglia, se si rifiuta la maglia Under 18 non c’è posto manco per le nazionali successive”. Perfetto. E che si sappia in giro. Chiarissimamente. L’onore dell’azzurro lo si concede a chi lo desidera e lo merita. Senza inutili corteggiamenti e stucchevoli finzioni. Con tanto di auguri, baci e abbracci. Anche a chi sceglie di indossare altri colori.

DOPING? MI HANNO LASCIATO SOLO. ” Nel 1998 uscì sull’Espresso la famosa denuncia di Zeman. Subito accorsero da me i rappresentanti delle più importanti istituzioni sportive. Tutti mi rassicurarono. Nel calcio i controlli si facevano, non a decine, ma a migliaia. E in effetti era così: un mare di analisi e nessuna positività. Sulle pensai che fossero tutte fantasie ( di Zeman); ma per scrupolo mandai la Polizia giudiziaria al laboratorio dell’Acqua Acetosa. Qui facemmo una scoperta sensazionale: le analisi venivano fatte, ma le sostanze dopanti, in particolare gli anabolizzanti, non venivano cercate. L’Acqua Acetosa venne più tardi chiusa”.

A raccontare queste verità ‘scioccanti ‘ è il procuratore Raffaele Guariniello, classe 1941,  per 48 anni ( 1967/2015) in magistratura, occupandosi per lo più di salute, ambiente e lavoro.Dal 31 dicembre scorso è andato in pensione. Ma la sua testimonianza è ancora attuale. Anzi bruciante, soprattutto se si pensa al divario esistente tra  quanto  ’viene da dato da credere’ e quanto ‘viene realmente fatto’.
Un po’ in tutti settori sportivi, e non certo solo da noi, dove, se vogliamo dirla tutta, qualcuno ( come Guariniello o i Facone e Borsellino etc etc )  ce lo abbiamo avuto a lottare contro il male, mentre nel mitico e intoccabile Altrove, quello dei danari e dei fenomeni, delle libertà e delle democrazie evolute, operano magistrature che invece di scoprire i sacri  altarini  ’ danno ordine di distruggere’ le ultime sacche di sangue ( circa 220) rimaste al termine d’una lunga, articolata e ripetuta attività di manipolazione delle  prestazioni sportive, calcio compreso.

In Italia oltre 50 calciatori sono stati colpiti da Sla. La media risultava già anni fa  eccessivamente alta. Occorreva fare luce. ” Ma, nel calcio – racconta ancora Guariniello – è difficile trovare pentiti. Non è sempre facile il ruolo del testimone. L’unico calciatore che ci ha aiutato sul serio è stato Carlo Petrini). Ricordo Maradona, sentito per abuso di farmaci: nell’interrogatorio confermò di essere lo specialista del dribbling. E anche Ronaldo, ascoltato dopo il malore al Mondiale 1998: ragazzo simpatico, ma per noi di scarsa utilità. Drammatico fu l’incontro con Stefano Borgonovo. I calciatori di quegli anni, e anche prima, non sapevano cosa gli avessero dato. Medici e preparatori avrebbero potuto fornirci migliori spiegazioni, ma anche lì, solo ricordi annebbiati…”.

Fatto è che se noi, oggi, sappiamo abbastanza sulla correlazione tra calcio e Sla – pesticidi e abuso di antiinfiammatori come interruttori del male su soggetti geneticamente predisposti – lo dobbiamo alle ricerche commissionate da Guariniello. E altro ancora. Diventa quindi una perdita grave il suo ritiro dalla magistratura.
Anche perchè siamo sempre più convinti che mentre da noi dove esiste il male , in tutte le sue articolazioni, come ad esempio la mafia o il doping nello sport, c’è sempre qualcuno che lotta e perfino muore per combatterlo, presso altri sta dilagando cinismo e complicità.
Noi abbiamo una legge sul doping, altri ci ridono sopra. In molti templi dell’Altrove, infatti, abituati come sono ai loro pulpiti sconsacrati e senza più fedeli  l’unica preoccupazione vera è gettare polvere sotto i tappeti. Dirci che marciatori russi, fondisti kenioti o velocisti giamaicani sono dopati è scoprire l’acqua calda. Se si vuole andare fino in fondo, infatti, bisognerà fare altrettanto con quanti continuano a vivere, imperterriti,  con questo ‘ onore disonorato‘.

MA CHE FANNO? Mazzata Fifa su Real e Atletico Madrid. Non potranno fare calciomercato ( in entrata) per due sessioni. Per 39 casi contestati irregolarità nel tesseramento di minori figurano anche due dei quattro figli di Zizou.
Il Real parla di ‘errore giuridico’, l’Atletico,  in una nota di 9 righe,  conferma la squalifica. Nel 2014, al momento della squalifica del Barca il presidente blaugrana Bartomeu parlò di ‘mano negra‘. Alludendo ad una congiura antica Barca. Di certo i blaugrana la squalifica l’hanno beccata e ( ob torto collo) rispettata. E comunque senza addentrarci nelle faide dell’amato calcio d’ Ispagna cerchiamo di capire ‘ che hanno mai fatto, di tanto grave,  ( sortout) i due Panda della Liga .

Jacopo Iandiorio sulla ‘rosea‘ spiega. Quale famiglia africana o sudamericana o asiatica si opporrebbe ad una offerta di 10 mila euro, con la promessa magari di far diventare il figlio una star d’Europa? Quale? Di certo nessuna, o quasi, soprattutto se è  indigente. Beh, per azionare il ( perverso) meccanismo bastano un computer ed un telefonino. Si promette un provino al bimbo interessato e il gioco, in men che non si dica, è fatto.
Ed è così che migliaia di bimbi  approdano nella leggiadra Europa per coronare i loro sogni. Molti, moltissimi, di questi bimbi, molto rapidamente finiscono senza soldi e dunque senza un tetto e senza qualche punto di riferimento. Abbandonati, senza documenti validi, senza consigli, finiscono sotto i ponti con  la minaccia d’espulsione. Per paura e vergogna non vogliono tornare ai villaggi natii, e finiscono bene e spesso col fare i clocards.
Qualcuno, come Claude Mbvoumin, ex Under 20 del Camerun, ha cercato di contrastare il traffico e di intercettare i mini giocatori, per aiutarli. La situazione resta comunque più ampia e dolorosa di quel che si vuol far credere. Quelli del Real, ad esempio, sostengono che i bimbi da loro ‘sono trattati bene‘. Sì, ma sono quei pochi che arrivano a baciare cotanta fortuna, e gli altri? Tutti gli altri? La Fifa che queste realtà tocca con mano da anni ha cercato di porre rimedio. Introducendo norme chiare e precise. Che, evidentemente, prima il Panda di Catalunia e, adesso, quello di Castiglia,  non hanno rispettato.
Il Barca infatti ha espletato la pena, e ora tocca al Real ( ricorso permettendo) fare altrettanto . La Fifa, infatti, nonostante l’indignata  sollevazione madridista, non esclude che ( oltre al Barca, anche gli altri ) club spagnoli abbiano comunque violato le regole sui transfert di minori,  in vigore dall’ottobre 2009.
In attesa dell’esito del ricorso Wada sulle 223 provette di sangue ( al momento anonime) sequestrate al dott.Fuentes, ci consola che certi provvedimenti comincino a partire colpendo finalmente l’amato calcio spagnolo.
Qualcuno avverte che il fenomeno della tratta potrebbe riguardare anche altri Paesi. E dunque anche l’Italia,  potenziale destinazione. Ma noi, non ridano i fratelli d’Iberia, come dimostrato  mille e mille altre volte, se problema ci sarà, non ci strapperemo  di certo i capelli per andare a nasconderlo sotto  i nostri meravigliosi tappeti.

 Bibliografia. Juan Pablo Meneses, cileno, sul numero di Extra Time in edicola il 20 ottobre 2015, racconta  ‘ il problema della tratta dei minori in Sud America’ analizzato con grande coraggio nel suo ultimo libro dal titolo:  ’ Ninos futbolistas’ .

MACCHE’  BALLON D’OR? Macchè ballon d’or, questo è un ballon e basta. La solfa dei Messi/Ronaldo che si scambiano il trofeo come Stanlio e Ollio non convince più manco  i soliti addetti. Il premio, infatti, ignora i risultati dell’anno e solare e premia a prescindere. In questa ottica Messi potrebbe anche andare al mare per  un anno intero  che il ballon d’or gli sarebbe recapitato ugualmente, bello e incartato, a casa sua.
Avessero ragionato così anche in questi ultimi decenni quanti ballon d’or avrebbero dare a gente come Di Stefano, Rivera, Sivori, Cruiff, Van Basten, Baggio etc etc ? I francesi dell’Equipe ( e collaboratori) sarà ora che si aggiornino. La decadenza, e il ridicolo, infatti, non è  esclusiva dei soliti pirla, ma – se Dio vuol –  anche dei geni.
CLASSIFICA. Napoli, punti 44; Inter e Juve,  42;  Inter,39; Fiorentina,38; Roma,35; Milan 32.
MARCATORI.  20 gol Higuain ( 1, Napoli); 11 Eder ( 3, Samp), Kalinic ( Fiorentina), Dybala ( 2, Juve).
PRIMA  GIORNATA DI RITORNO. ( sabato 16 gennaio) Atalanta-Inter 1-1( ore 15), Torino-Frosinone  4-2 (ore 18), Napoli-Sassuolo 4-0 ( ore 20,45); ( domenica 17) Genoa-Palermo ( ore 12,45), Bologna-Lazio 2-2 (ore 15), Carpi -Samp 2-1, Chievo-Empoli 1-1, Roma-Verona 1-1, Udinese-Juventus o-4, ( ore 20,45) Milan-Fiorentina 2-0.

 PROSSIMO TURNO II RITORNO. ( sabato 23 gennaio) Frosinone-Atalanta ( ore 18), Empoli-Milan (ore 20,45); ( domenica 24 gennaio) Fiorentina-Torino ( ore 12,30), Inter-Carpi (ore 15), Lazio-Chievo, Palermo-Udinese, Samp-Napoli, Sassuolo-Bologna, Verona-Genoa; Juventus-Roma ( ore 20,45).

GLI ALTRI SPORT. Medaglie dalla neve. Nel biathlon la bella Dorothea prima vince lei, poi, conduce la staffetta sul podio.  Per la Erigo, altra vittoria da urlo in Coppa del Mondo di fioretto,  con diretta ammissione a Rio 2016. Tanto il Settebello ( primo nel girone) quanto il Setterosa ( prima nel girone) stanno spopolando agli Europei di pallanuoto in corso a Belgrado. Ci attendono ora i quarti e le semifinali. Per aprire anche qui le porte su Rio 2016.

Nello sci di  fondo sprint Tl trionfo di Federico Pellegrino, 25 anni, riuscita versione maschile di Federica Pellegrini, che battendo tre francesi, raggiunge i sette trionfi. Come nessun altro prima, tra i nostri del fondo. Davanti a lui negli sport invernali, ora sono solo Tomba (9) e Compagnoni( 8).

Nel ciclismo su pista, Balsamo, 17 anni, lancia l’inseguimento rosa a squadre verso Rio 2016. Ora si attendono i pass olimpici anche per Viviani e Ceci. Norvegesi in auge invece tanto nello sci alpino quanto nel fondo. Ma se c’è qualcuno che tenta di trattenerli fermi a terra sono proprio i nostri. Nello slalom uomini, Razzoli e Gross si sono piazzati alle spalle dell’imbattibile Kristo. Nella discesa, invece,  solito Svindal, con podio sfiorato per Paris e Inner.
Festa italiana con i camion Iveco alla Parigi-Dakkar. Il trofeo è arrivato dopo la gara più combattuta di sempre, con 5 differenti costruttori tra i primi 10 Ad aggiudicarselo è stato l’olandese Gerard De Rooy, che ha dedicato il successo a Jurgen Damen, il belga, suo navigatore, scomparso lo scorso anno. Iveco ha completato il successo con il terzo posto andato all’argentino Federico Villagra e il decimo con lo spagnolo Pep Vila.

 

 

 

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