Non solo sport. Renzi e Juncker. Banche: vero crollo o solo paura? Ma sto mister Bee la fa o la manda?

Non solo sport. Renzi e Juncker. Banche: vero crollo o solo paura? Ma sto mister Bee la fa o la manda?
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LA CRONACA DAL DIVANO. Il nostro Renzi, si sa, giovane com’è, non tutta quella esperienza e abilitò che cerca di avvalorare. Per di più,  oltre all’inesperienza, ci sono decenni precedenti in cui l’Italia, paese fondatore della Ue, ha fatto poco e niente per ‘sedersi’ sulle poltrone che in Europa contano. L’ultimo dei nostri, se non abbiamo inteso male, è stato ‘licenziato’ dal solito tedesco padre padrone qualche settimana fa.
Chiaro è, quindi, che se alle spalle non c’è la truppa che ti assiste e ti avalla, poco lontano si va. Anzi, in molti casi si rischia di fare figure barbine. Inoltre, quei perfidi di Bruxelles pilotati altrove, non ci mettono secondi per imbastire contro un ‘rompiballe‘ una sia pur minima campagna intimidatoria. Cominciano con le ‘ voci di corridoio’ finiscono con le banche, lo spread ed altri marchingegni simili e nefasti per il nostro quieto vivere.
Dicono che in Europa siamo in pace, dopo secoli di guerre fratricide. In realtà ci sembra di essere nel pieno di un anomalo blitz guerresco concepito per paralizzare le difese nemiche. Nemiche di chi? Dei soliti noti.
Questo lo hanno capito ormai anche i grulli di bocaccesca memoria. Infatti, le dolci paroline del nostro Renzi, sprovveduto o meno che sia, ci suonano alle orecchie come arie di battaglia d’un eroico tempo andato. Quando, per i ( finti) fratelli dell’Altrove, varcare l’Alpi voleva dire (ri)varcarle con la coda tra le gambe.

Ma questo sistema bancario nostrano è solido o no? Le banche hanno troppi soldi investiti in titoli di Stato ( 45o miliardi, una cifra giudicata spaventosa dall’Europa); per cui hanno molti più soldi in giro che in cassa; eppoi, c’è troppo capitale riparato all’estero mentre è allarmante la diminutio dei versamenti sui conti correnti.
Tuttavia gli italiani tengono in banca una somma enorme: 1.396 miliardi, che  rappresenta neanche un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane e appena un sesto della ricchezza  totale. Insomma, al di la del contingente, che fa tanto gioco ai (finti) fratelli dell’Altrove ma anche ai ( sciocchi) demagoghi  locali, non è ancora chiaro a tutti che ” nonostante lo gran spaventare, gli italiani ( globalmente, è ovvio ) sono ricchi. Anzi molto, molto ricchi”.

I NOVELLI MARCO POLO. La sindrome è  scoppiata.  Oramai tutti, a quasi, vogliono volare nel paese del Dragone. Si racconta infatti, come già ai tempi dei Polo, che in quelle lontane terre un calciatore, un allenare, un massaggiatore e perfino un portaborse, può guadagnare in  dieci mesi quanto in Italia  si guadagnerebbe in un quarto di secolo. E, visto che Pinocchio lo siamo un po’ tutti, non c’è nessuno che resista alla tentazione di provare l’avventura.
E così, Luiz Adriano, Guarin, Gervinho, Zaccheroni etc, insomma tutta gente vaccinata e che dei Polo forse manco ha avuto notizia,  si è posta in viaggio verso il lontano Oriente. Fortuna loro è che, diversamente dai Polo, non hanno dovuto viaggiare su muli e cavalli, ma solo in comode bussines class aeree.
Risparmiando così almeno gambe e piote. Luiz Adriano, ad esempio, tanto per prenderne uno dei gran furboni , quando è stata l’ora della firma s’è  accorto che i milioni in arrivo non sarebbero stati più otto netti ma soltanto la metà e solo attraverso bonus.
Ma come? E che avete capito? Avrebbe sbottato, allibito, sdegnato, l’ivoriano. Degli altri suoi compagni di sventura, al momento, non si conoscono dettagli, certo è però che stanno tirando il freno a mano. Vogliono vederci chiaro. I furboni. Bloccando tuttavia i mercati dei club di appartenenza.
Il Milan, ad esempio, già buggerato dai monegaschi per Al Saha, si ritrova sul collo un altro incasso mancato. Roba da far girare le balle. Anche a mister Bee, che s’accende e si spegne come l’albero di Natale.Visto soprattutto che senza soldi in entrata Il Diavolo non può trovare quelli in uscita. Per rinforzare una squadra in ripresa, sì, ma strutturalmente ancora fragile. Non certo da rincorsa Champions. E tanto meno da Champions. La sindrome cinese sembra dunque sul punto di dileguarsi. Con grandi delusioni svolazzanti per l’aere. E pensare che se avessero chiesto lumi  al  nostro Dante avrebbero di certo appreso  ” … sì come sa di  sale: lo pane altrui, e come è duro calle: lo scendere e ’l salir per l’altrui scale”.

MA NON BASTA DONARE MAGLIE AZZURRE?  Dapprima crescono in Italia e, poi, alla vigilia della maturità, rifiutano la maglia azzurra. L’ultimo di questi baby fenomeni si  chiamaMattia El Hilali, classe 1998, papà marocchino e mamma italiana. Ha giocato da centrocampista nel Milan, che lo ha cresciuto per farlo diventare un giocatore. Ha (sempre ) partecipato  nelle giovanili azzurre e, a maggio 2015,  è stato convocato per l’Europeo Under 17. Ma pochi giorni fa  nell’Under 18 ha battuto 6-0 i pari età del Belgio, Mattia non c’era. Dov’era finito Mattia?
Semplicemente,  aveva  fatto sapere al ct Baronio di essere in dubbio tra maglia azzurra e maglia marocchina. Scelta personale, si direbbe, soppesata non si sa bene se coi piedi o con la testa, e comunque pur sempre accettabile, ma che ci pare sostanzialmente il frutto amaro  - salvo contrordini-  del lungo, ininterrotto e dissacrante logorio perpetrato nei confronti dell’immagine del  Bel Paese. E della sua millenaria ( ed ineguagliabile) storia;  dei suoi ( intatti) valori, dei suoi (grandi) personaggi e, se vogliamo, anche dei suoi ( innumerevoli) successi sportivi.
Che proprio per quel che riguarda il calcio dovrebbero essere più che evidenti. Anzi, più che noti e prestigiosi. L’indossare una maglia titolata e fascinosa come pochissime altre   dovrebbe risultare, infatti, pur  davanti ad un  sacrosanto dubbio di scelta di nazionalità, un ambito punto d’approdo più che di inspiegabile rifiuto.
Se qualcuno riuscirà a non demolire ulteriormente il nostro sport e ( nello specifico) il nostro calcio, se nei vivai riporranno giusta attenzione al materiale umano e agonistico locale, se qualcuno la smetterà di soffiare veleni ad ogni piè sospinto contro il nostro sport principale, forse, anche questi ragazzini saranno aiutati in una scelta che – dal punto di vista anche solo sportivo – più corretta e con  pochi eguali. Perchè, pur con tutto il rispetto per il Marocco di Hilali e Mastour, il Portogallo di Pedrito Almeida e perfino per l’Argentina di Josè Mauri ,  vestirsi d’azzurro è vestirsi dei colori d’una icona assoluta del calcio internazionale.

Prendiamo i Mondiali. Il Marocco, infatti, qui, è poco più d’una colorita comparsa; il Portogallo, tranne la vampata ai tempi di Eusebio, non è mai arrivato manco in semifinale; l’Argentina  ( imbottita come nessun altra, e non lo dimentichi mai, di dna italico) di Mondiali ne ha vinti due mentre l’Italia ne ha portati a casa quattro, ovvero il doppio. E allora di che ragionano questi ragazzi? Chi li informa? Chi li forma? Sanno valutare o no le loro (autentiche)  prospettive sportive?
E tuttavia, giusta è stata la reazione di Maurizio Viscidi, vice coordinatore delle giovanili azzurre: ” Essendo noi una grande famiglia, se si rifiuta la maglia Under 18 non c’è posto manco per le nazionali successive”. Perfetto. E che si sappia in giro. Chiarissimamente. L’onore dell’azzurro lo si concede a chi lo desidera e lo merita. Senza inutili corteggiamenti e stucchevoli finzioni. Con tanto di auguri, baci e abbracci. Anche a chi sceglie di indossare altri colori.

DOPING? MI HANNO LASCIATO SOLO. ” Nel 1998 uscì sull’Espresso la famosa denuncia di Zeman. Subito accorsero da me i rappresentanti delle più importanti istituzioni sportive. Tutti mi rassicurarono. Nel calcio i controlli si facevano, non a decine, ma a migliaia. E in effetti era così: un mare di analisi e nessuna positività. Sulle pensai che fossero tutte fantasie ( di Zeman); ma per scrupolo mandai la Polizia giudiziaria al laboratorio dell’Acqua Acetosa. Qui facemmo una scoperta sensazionale: le analisi venivano fatte, ma le sostanze dopanti, in particolare gli anabolizzanti, non venivano cercate. L’Acqua Acetosa venne più tardi chiusa”.

A raccontare queste verità ‘scioccanti ‘ è il procuratore Raffaele Guariniello, classe 1941,  per 48 anni ( 1967/2015) in magistratura, occupandosi per lo più di salute, ambiente e lavoro.Dal 31 dicembre scorso è andato in pensione. Ma la sua testimonianza è ancora attuale. Anzi bruciante, soprattutto se si pensa al divario esistente tra  quanto  ’viene da dato da credere’ e quanto ‘viene realmente fatto’.
Un po’ in tutti settori sportivi, e non certo solo da noi, dove, se vogliamo dirla tutta, qualcuno ( come Guariniello o i Facone e Borsellino etc etc )  ce lo abbiamo avuto a lottare contro il male, mentre nel mitico e intoccabile Altrove, quello dei danari e dei fenomeni, delle libertà e delle democrazie evolute, operano magistrature che invece di scoprire i sacri  altarini  ’ danno ordine di distruggere’ le ultime sacche di sangue ( circa 220) rimaste al termine d’una lunga, articolata e ripetuta attività di manipolazione delle  prestazioni sportive, calcio compreso.

In Italia oltre 50 calciatori sono stati colpiti da Sla. La media risultava già anni fa  eccessivamente alta. Occorreva fare luce. ” Ma, nel calcio – racconta ancoraGuariniello - è difficile trovare pentiti. Non è sempre facile il ruolo del testimone. L’unico calciatore che ci ha aiutato sul serio è stato Carlo Petrini). RicordoMaradona, sentito per abuso di farmaci: nell’interrogatorio confermò di essere lo specialista del dribbling. E anche Ronaldo, ascoltato dopo il malore al Mondiale 1998: ragazzo simpatico, ma per noi di scarsa utilità. Drammatico fu l’incontro con Stefano Borgonovo. I calciatori di quegli anni, e anche prima, non sapevano cosa gli avessero dato. Medici e preparatori avrebbero potuto fornirci migliori spiegazioni, ma anche lì, solo ricordi annebbiati…”.

Fatto è che se noi, oggi, sappiamo abbastanza sulla correlazione tra calcio e Sla – pesticidi e abuso di antiinfiammatori come interruttori del male su soggetti geneticamente predisposti – lo dobbiamo alle ricerche commissionate da Guariniello. E altro ancora. Diventa quindi una perdita grave il suo ritiro dalla magistratura.
Anche perchè siamo sempre più convinti che mentre da noi dove esiste il male , in tutte le sue articolazioni, come ad esempio la mafia o il doping nello sport, c’è sempre qualcuno che lotta e perfino muore per combatterlo, presso altri sta dilagando cinismo e complicità.
Noi abbiamo una legge sul doping, altri ci ridono sopra. In molti templi dell’Altrove, infatti, abituati come sono ai loro pulpiti sconsacrati e senza più fedeli  l’unica preoccupazione vera è gettare polvere sotto i tappeti. Dirci che marciatori russi, fondisti kenioti o velocisti giamaicani sono dopati è scoprire l’acqua calda. Se si vuole andare fino in fondo, infatti, bisognerà fare altrettanto con quanti continuano a vivere, imperterriti,  con questo ‘ onore disonorato‘.

MA CHE STANNO A FARE ? Mazzata Fifa su Real e Atletico Madrid. Non potranno fare calciomercato ( in entrata) per due sessioni. Un provvedimento grave. Inquietante. Che se fosse capiato all’Italia avrebbe demolito il Colosseo. E tutto questo, si sappia, per 39 casi contestati irregolarità nel tesseramento di minori figurano anche due dei quattro figli di Zizou. Il Real parla di ‘errore giuridico’;  l’Atletico,  invece, in una nota di appena 9 righe,  conferma la squalifica.
Nel 2014, al momento della squalifica del Barca il presidente blaugrana Bartomeu parlò di ‘mano negra‘. Alludendo ad una congiura antica Barca. Di certo i blaugrana la squalifica l’hanno beccata e ( ob torto collo) rispettata. E comunque senza addentrarci nelle faide dell’amato calcio d’ Ispagna cerchiamo di capire ‘ che hanno mai fatto, di tanto grave,  ( sortout) i due Panda della Liga .

Jacopo Iandiorio sulla ‘rosea‘ spiega. Quale famiglia africana o sudamericana o asiatica si opporrebbe ad una offerta di 10 mila euro, con la promessa magari di far diventare il figlio una star d’Europa? Quale? Di certo nessuna, o quasi, soprattutto se è  indigente. Beh, per azionare il ( perverso) meccanismo bastano un computer ed un telefonino. Si promette un provino al bimbo interessato e il gioco, in men che non si dica, è fatto.
Ed è così che migliaia di bimbi  approdano nella leggiadra Europa per coronare i loro sogni. Molti, moltissimi, di questi bimbi, molto rapidamente finiscono senza soldi e dunque senza un tetto e senza qualche punto di riferimento. Abbandonati, senza documenti validi, senza consigli, finiscono sotto i ponti con  la minaccia d’espulsione. Per paura e vergogna non vogliono tornare ai villaggi natii, e finiscono bene e spesso col fare i clocards.
Qualcuno, come Claude Mbvoumin, ex Under 20 del Camerun, ha cercato di contrastare il traffico e di intercettare i mini giocatori, per aiutarli. La situazione resta comunque più ampia e dolorosa di quel che si vuol far credere. Quelli del Real, ad esempio, sostengono che i bimbi da loro ‘sono trattati bene‘. Sì, ma sono quei pochi che arrivano a baciare cotanta fortuna, e gli altri? Tutti gli altri? La Fifa che queste realtà tocca con mano da anni ha cercato di porre rimedio. Introducendo norme chiare e precise. Che, evidentemente, prima il Panda di Catalunia e, adesso, quello di Castiglia,  non hanno rispettato.
Il Barca infatti ha espletato la pena, e ora tocca al Real ( ricorso permettendo) fare altrettanto . La Fifa, infatti, nonostante l’indignata  sollevazione madridista, non esclude che ( oltre al Barca, anche gli altri ) club spagnoli abbiano comunque violato le regole sui transfert di minori,  in vigore dall’ottobre 2009.
In attesa dell’esito del ricorso Wada sulle 223 provette di sangue ( al momento anonime) sequestrate al dott.Fuentes, ci consola che certi provvedimenti comincino a partire colpendo finalmente l’amato calcio spagnolo.
Qualcuno avverte che il fenomeno della tratta potrebbe riguardare anche altri Paesi. E dunque anche l’Italia,  potenziale destinazione. Ma noi, non ridano i fratelli d’Iberia, come dimostrato  mille e mille altre volte, se problema ci sarà, non ci strapperemo  di certo i capelli per andare a nasconderlo sotto  i nostri meravigliosi tappeti.

 BibliografiaJuan Pablo Meneses, cileno, sul numero di Extra Time in edicola il 20 ottobre 2015, racconta  ‘ il problema della tratta dei minori in Sud America’ analizzato con grande coraggio nel suo ultimo libro dal titolo:  ’ Ninos futbolistas’ .

MA CHE  BALLON D’OR E’ QUESTO? Macchè ballon d’or,basta scherzare, questo è un ballon e basta. La solfa dei Messi/Ronaldo che si scambiano il trofeo come Stanlio e Ollio non convince più manco  i soliti addetti. Il premio, infatti, ignora i risultati dell’anno e solare e premia a prescindere. In questa ottica Messi potrebbe anche andare al mare per  un anno intero  che il ballon d’or gli sarebbe recapitato ugualmente, bello e incartato, a casa sua.
Avessero ragionato così anche in questi ultimi decenni quanti ballon d’or avrebbero dare a gente come Di Stefano, Rivera, Sivori, Cruiff, Van Basten, Baggio etc etc ? I francesi dell’Equipe ( e collaboratori) sarà ora che si aggiornino. La decadenza, e il ridicolo, infatti, non è  esclusiva dei soliti pirla, ma – se Dio vuol –  anche dei sapienti.
CLASSIFICA. Napoli, punti 44; Juve,  42;  Inter,40; Fiorentina, 38; Roma,35; Milan e Sassuolo, 32.
MARCATORI.  20 gol Higuain ( 1, Napoli); 11 Eder ( 3, Samp), Kalinic ( Fiorentina), Dybala ( 2, Juve).
PRIMA  GIORNATA DI RITORNO. ( sabato 16 gennaio) Atalanta-Inter 1-1( ore 15), Torino-Frosinone  4-2 (ore 18), Napoli-Sassuolo 4-0 ( ore 20,45); ( domenica 17) Genoa-Palermo ( ore 12,45), Bologna-Lazio 2-2 (ore 15), Carpi -Samp 2-1, Chievo-Empoli 1-1, Roma-Verona 1-1, Udinese-Juventus o-4, ( ore 20,45) Milan-Fiorentina 2-0.

II TURNO DI RITORNO. ( sabato 23 gennaio) Frosinone-Atalanta ( ore 18), Empoli-Milan (ore 20,45); ( domenica 24 gennaio) Fiorentina-Torino ( ore 12,30), Inter-Carpi (ore 15), Lazio-Chievo, Palermo-Udinese, Samp-Napoli, Sassuolo-Bologna, Verona-Genoa; Juventus-Roma ( ore 20,45).
COPPA ITALIA 2016. Semifinali ( andata e ritorno): Alessandria-Milan; Inter-Juve.

GLI ALTRI SPORT. Petrucci e Redding sono il volto nuovo della Ducati in Gp. Il Sic,  l’indimenticabile Sic,  avrebbe compiuto il 20 gennaio trascorso 29 anni. Nibali si prepara per le corse di primavera e per i Giri. La Robertina Vinci, 32 anni, numero 15 del Mondo, vuol fare a mille il suo ultimo anno agonistico. Il Setterosa batte la Grecia e va in semifinale e trova l’Ungheria. Due partite ancora quindi per laurearsi campionesse d’Europa e guadagnare il pass olimpico.
Pass olimpico sfuggito a quei ‘fresconi‘ di maschi, intortati ai quarti dal ( non irresistibile) Montenegro. Rischiano di non esserci a Rio 2016. Vola invece la pallavolo femminile. Mentre il nostro Renzi vola a Losanna da Bach per la candidatura olimpica di Roma 2014. Una soddisfazione, infine, potrebbe arrivare dalla bella Dorothea Wierer, 25 anni, nuova stella italiana del biathlon.

UN GIORNO TORNERO‘. “ La porti un bacione a Firenze, che l’è la mia città che in cuore ho sempre qui; la porti un bacione a Firenze, lavoro sol per rivederla un dì“. Questo chiede ad Edorado Spadaro ( 1893-1965) una migrante fiorentina incontrata a Baires begli anni trenta. Edoardo, forse il primo cantautore italiano, raccolse queste parole spontanee trasformandole in una canzone dall’aria semplice ma accattivante e che tuttora si canta, anche in Argentina.
E’ questa  la testimonianza più diretta di quanto i migranti abbiano sempre tenuto  alla loro patria. Che dev’essere stata davvero matrigna con loro , nei decenni di fine Novecento, visto che, oggi, in buona parte, soprattutto quelli delle ultime generazioni, la  madre loro se la sono scordata.  Quando Messi, marchigiano, di Recanati, dice di non avere mai sentito parlare manco di Leopardi, fa uno sgarbo non al poeta, ma al suo dna, o anche al ‘ cuore’ dei suoi genitori e nonni.

Che il pensiero del loro paese, come implora la migrante fiorentina al cantautore, di certo, mai hanno abbandonato. Perchè se è vero che, al momento, per ragioni pratiche, si da la precedenza allo ‘jus soli’, in realtà, c’è qualcosa di più atavico e fondamentale che ciascuno reca in sè, anche quando ( per ragioni varie) è costretto a nascere e a crescere Altrove. E infatti, non a caso, la migrante implora e promette: “ La porti un bacione a Firenze, lavoro sol per rivederla un dì”. 


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