Rimini. San Giuliano. Il coordinamento degli abitanti ribadisce lo stato di difficoltà di chi vive in questa zona della città.

Rimini. San Giuliano. Il coordinamento degli abitanti ribadisce lo stato di difficoltà di chi vive in questa zona della città.
borgo san giuliano

RIMINI. Il Coordinamento degli abitanti del Borgo S. Giuliano, nelle persone dei firmatari qui sotto elencati, intende, con decisione, e nelle forme che si riterranno più opportune, porre all’attenzione delle Istituzioni locali, statutariamente preposte a garantire la vivibilità del territorio riminese, i numerosi problemi che rendono difficile la quotidianità di quanti, per storia e scelta recente, condividono la vita borghigiana. Si tratta di una condizione verosimilmente unica sul territorio riminese, in ragione delle caratteristiche urbane di questa nostra realtà, che permetteva o permetterebbe un’autentica vita di relazione fondata sull’attenzione reciproca dei suoi abitanti, al fine di garantire una convivenza serena, partecipe ed inclusiva.

Purtroppo la quotidianità del Borgo è, da troppo tempo, offesa da un utilizzo dei suoi spazi nei modi propri di un ‘consumo’ commerciale del territorio. Le oramai numerose e, a tratti, rozzamente consumistiche feste borghigiane hanno trasformato gli spazi vocati alla vita dei suoi abitanti in una stucchevole quinta teatrale dove si esercita, tranne rari casi, il cattivo gusto e l’espropriazione aggressiva degli spazi senza alcun coinvolgimento degli e delle abitanti. L’analogia, in piccolo naturalmente, con la realtà trasteverina romana è del tutto evidente. Tant’è che gli stessi abitanti del borgo trasteverino si sentono da anni oramai espropriati, a fronte di un immaginario collettivo invasivo e funzionale al suo consumo e alla produzione di business per pochi.

È ciò che accade al Borgo ‘felliniano’, nella caricatura propria di iniziative del tutto estrinseche, lontanissima non solo dall’immaginario felliniano, ma anche dal senso di vicinato che ancora qui resiste e che è un valore di civiltà e di relazione, parte fondante della storia delle nostre case.

L’emergenza borgo è recentemente esplosa a seguito di numerose iniziative che hanno visto protagonisti i vigili urbani (sic) e le forze di polizia, nella strenua battaglia contro le automobili dei residenti, responsabili di parcheggiare in luoghi che non sarebbero legittimati a tale funzione. Il tutto ha avuto come effetto immediato una quantità incredibile di multe, insieme al trasferimento con carro-attrezzi, di autovetture e in orari per lo meno stravaganti: tra le 22.00 della sera e la mezzanotte il più delle volte, o all’ora di pranzo.

La Polizia municipale solo ora fa valere su coloro che hanno il permesso di entrare nel Borgo che possono usufruire di una sosta della durata massima di 20 minuti. E, questo, a dispetto della identificazione urbanistica delle diverse piazzette del Borgo e degli altrettanti segnali verticali di parcheggio per residenti autorizzati ivi apposti.

Perché solo oggi accade tutto questo? Perché tanta ambiguità nelle autorità proposte che non si sono mai preoccupate di informare gli interessati e dialogare con essi sulle possibili realistiche soluzioni di un problema che pertiene invece, lo ripetiamo, alla vivibilità della comunità borghigiana?

Norme che possono avere un senso per la ZTL del Centro Storico, zona di traffici e commerci, di uffici e a scarsa densità abitativa, possono essere trasposte automaticamente alla ZTL del Borgo San Giuliano con una vocazione a grande prevalenza residenziale?

Perché allora tanta cecità e indifferenza nei confronti del transito senza autorizzazione attraverso i varchi non controllati elettronicamente (Via Marecchia dal lato Via Tiberio; Via Ortaggi; i due varchi da Via Matteotti con quello a fianco di Villa Maria percorso in senso vietato)? Oppure dei tanti clienti e consumatori dei ristoranti e delle cantinette, che parcheggiano selvaggiamente in ogni angolo del borgo, sia dentro che fuori dalla ZTL?

Perché, ancora, tanta tolleranza nei confronti di un trenino turistico che attraversa (senza autorizzazione da quanto ci risulta) i vicoli del borghese nei mesi estivi (spesso percorrendo in senso vietato l’ultimo tratto di Via Marecchia in direzione Via Tiberio e, per il resto dei casi, imboccando il tratto solo pedonale di Via Forzieri)? Allo stesso modo, perché non accorgersi dei taxi che sfrecciano a velocità sostenuta (in una zona dove il limite è di 30 km orari) per portare i clienti nei ristoranti borghigiani con rischio e pericoli per i bambini che giocano tranquillamente per strada?

Anche le piazzette del borgo, destinate storicamente alla vita di relazione dei suoi abitanti, sono infatti ora luoghi progressivamente invasi da selve di tavolate ad uso ancora una volta di innocenti commensali e di talvolta arroganti ristoratori e dispensatori di alcolici. Perché, ancora, le macchine possono sostare tranquillamente davanti ai diversi ristoranti, quasi sempre invadendo la carreggiata di marcia, mentre il borghigiano deve vegliare nottetempo sul proprio disco orario? E non parliamo del problema dei rumori determinati dalle attività di ristoranti e cantinette che comincia ad essere avvertito da molti residenti…

Anche la sedicente pista ciclabile realizzata frettolosamente e senza alcun coinvolgimento degli/delle abitanti del Borgo, anziché risolvere parte del problema della viabilità si propone invece come un ulteriore complicazione, avendo per un verso prodotto una riduzione drastica dello spazio pedonale e, dall’altro, tolto lo spazio per possibili, occasionali parcheggi ad uso dei clienti dei negozi e dei ristoranti.

Un altro problema non risolto è il rapporto tra il Borgo e l’insediamento oramai storico di un vero e proprio obbrobrio urbanistico: la casa di cura Villa Maria. Le Istituzioni fingono di non accorgersi del danno di immagine ed economico (deprezzamento delle abitazioni antistanti la clinica e incuria degli spazi interni/esterni della medesima) prodotto da una presenza non schermata e illusoriamente divisa da una sottile rete attraverso la quale il borghigiano partecipa, non volente, alla vita quotidiana di un ospedale vero e proprio, tra camere mortuarie con vista, contenitori di rifiuti speciali ed indifferenziati, ed ambulanze. Se, al suo sorgere, l’edificio fu autorevolmente definito «un gesto di maleducazione incredibile», fatichiamo dopo il suo recente ampliamento a trovare un’espressione adeguata.

Le città sono il preciso prodotto dell’azione dell’uomo e delle scelte politiche che su un dato territorio vengono fatte. I problemi sopraccitati mettono in evidenza – oltre la messa a valore economica e di svendita/speculazione di questo angolo della città – lo scollamento fra l’azione politica/istituzionale che impatta sul territorio e che legittima questi approcci speculativi, senza il benché minimo coinvolgimento degli/delle abitanti, nelle scelte che poi colpiscono violentemente la loro vita e la loro quotidianità. Secondo noi le città non sono costituite solo di strade, supermarket, automobili, interessi economici/finanziari e speculativi, bensì vi sono cittadini e cittadine, legami sociali e relazioni che vanno preservate e valorizzate.

In assenza di rappresentanze responsabili dei problemi borghigiani riteniamo di dover condividere pubblicamente con chi interessato queste sofferte considerazioni, in attesa che le Istituzioni abbiamo il buon senso, la sensibilità sociale e l’intelligenza culturale di affrontare in un dialogo serio le questioni che abbiamo qui sommariamente narrato.

 

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