Ravenna. Il sindaco Matteucci ha celebrato il ‘Giorno del ricordo’ per non dimenticare le ‘foibe’.

Ravenna. Il sindaco Matteucci ha celebrato il ‘Giorno del ricordo’ per non dimenticare le ‘foibe’.
Matteucci Ravenna giorno del ricordo foibe 2016

RAVENNA. L’appuntamento è stato promosso dagli Istituti storici di Ravenna e ForlìCesena con il patrocinio del Comune e della Provincia in occasione del giorno del ricordo in cui si commemorano le vittime delle foibe.

Il  documentario, diretto dal regista forlivese Alessandro Quadretti con Domenico Guzzo, storico esperto di terrorismo, in qualità di cosceneggiatore,  affronta una vicenda che fa parte del vissuto familiare del regista, con il padre esule polesano e il nonno paterno inserito nelle liste dei probabili infoibati. In particolare si concentra su un episodio avvenuto il  18 agosto1946, a guerra finita, quando sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, l’esplosione di diversi ordigni bellici provocò la morte di oltre ottanta italiani, tra i quali molti bambini, riuniti per assistere alle tradizionali gare natatorie organizzate dalla Società sportiva Pietas Julia.

Dopo i saluti introduttivi del Sindaco Fabrizio Matteucci, dell’Assessore alla Cultura della Provincia Paolo Valenti e del Direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia Giuseppe Masetti, l’opera è stata presentata da Domenico Guzzo.

Ecco il saluto del Sindaco Matteucci.

‘Il Novecento è stato un secolo caratterizzato da eventi terribili.  Oggi ricordiamo una di queste grandi tragedie: la tragedia delle foibe.  La giornata del ricordo istituita dodici anni fa dallo Stato italiano recupera la memoria di quei tragici fatti, invitandoci a riflettere sulla tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, sull’esodo dalla loro terra degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Per onorare questa giornata, abbiamo scelto da subito la strada dell’approfondimento promuovendo sul tema mostre, incontri, conferenze. Oggi  viene  proiettato, in anteprima per la Romagna, un documentario che arricchisce di un altro  tassello il nostro percorso di conoscenza della vicenda. Una vicenda complessa, di cui le foibe furono l’epilogo orrendo.  “L’ultima spiaggia”, affronta un episodio particolare che fa parte del vissuto familiare del regista Angelo Quadretti autore insieme a Domenico Guzzo che oggi siamo lieti di avere con noi, del documentario. In particolare ci aiuta a recuperare la memoria di una strage fino a qualche tempo fa sconosciuta a dispetto della sua gravità: il 18 agosto 1946,  sulla spiaggia di Vergarolla a Pola l’esplosione di diversi ordigni bellici provocò la morte di oltre ottanta italiani, tra i quali molti bambini, riuniti per assistere alle  gare natatorie organizzate dalla Società sportiva Pietas Julia.
Sarà il professor Guzzo  a entrare nel merito di quell’episodio.   Io vorrei fare alcune considerazioni  di carattere generale.  Le foibe furono un atto di odio, pulizia etnica e vendetta. Furono vittime delle foibe gli italiani un tempo fascisti, e moltissimi partigiani antifascisti, che però non sostenevano il regime comunista di Tito. Le foibe furono espressione di un odio terribile, che non condanniamo senza se e senza ma, come qualsiasi episodio di odio e di violenza frutto di regimi totalitari.
Anche durante la giornata della memoria delle vittime della Shoah che abbiamo celebrato qualche giorno fa, la nostra comunità ha voluto sottolineare che la tolleranza, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia sono valori che vanno rispettati ogni giorno e che la crisi di quei valori hanno conseguenze terribili per le nostre comunità.
Non possiamo però solo limitarci a dire che quello che è successo è sbagliato. Dobbiamo approfondire le nostre conoscenze perché la storia è maestra di vita e ci aiuta a capire dove, le stesse ingiustizie, operano oggi.
Anche in questo caso voglio farlo. Perché se penso alle violenze che subiscono i popoli colpevoli soltanto di vivere in luoghi contesi, o alle violenze che subiscono persone che vivono in territori martoriati da guerre e povertà, non posso che pensare agli esodi che viviamo oggi.
Lo dico pensando ai tantissimi esseri umani che sono costretti a fuggire dai loro paesi.
Ecco, questo per me è il senso del ricordare. Quando penso ai profughi, a quei 250mila italiani costretti a lasciare le loro case passate sotto il dominio del regime comunista jugoslavo, penso all’ingiustizia delle persone che per ragioni analoghe devono lasciare, oggi, la loro vita e le loro case. E penso a come sia  nostra responsabilità  fare in modo che le tragedie di quel tempo non si ripetano oggi’.

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