Forlì. Terre di Piero. Il turismo culturale è una risorsa per l’Italia. Ai Musei San Domenico l’esposizione ‘Indagini sulla Resurrezione’.

Forlì. Terre di Piero. Il turismo culturale è una risorsa per l’Italia. Ai Musei San Domenico l’esposizione ‘Indagini sulla Resurrezione’.
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FORLI’. Sono 34 i pacchetti soggiorno interregionali proposti ad oggi da 26 operatori aderenti al Progetto ‘Terre di Piero della Francesca’ e disponibili sul sito www.terredipiero.it, che nell’ultimo anno ha registrato oltre 14mila accessi, con 36.298 visualizzazioni – Nel 2016 l’offerta si arricchisce della mostra ‘Piero della Francesca. Indagine su un mito’ allestita ai Musei di San Domenico di Forlì da metà febbraio a fine giugno e l’esposizione ‘Indagini sulla Resurrezione’ allestita al Museo Civico Piero della Francesca di Sansepolcro dal 19 marzo fino a metà luglio.  

‘Terre di Piero’ chiama, gli operatori turistici rispondono. A quasi due anni dalla nascita del prodotto turistico, unico nel suo genere, creato attorno a Piero della Francesca e alle sue opere dalla sinergia tra le regioni Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche, sono 26 le realtà imprenditoriali (Consorzi, club di prodotto, singoli alberghi, agriturismi), selezionate secondo uno specifico disciplinare, che hanno aderito al Progetto e hanno sviluppato pacchetti soggiorno interregionali sulle tracce del Maestro rinascimentale della prospettiva pittorica. Ben 34 le proposte di soggiorno presentate dal sito www.terredipiero.it, e che non si rivolgono esclusivamente al turista amante della pittura, ma abbracciano anche altri interessi, come ad esempio la musica classica, l’enogastronomia e il trekking.

Ecco quindi il pacchetto “standard” di 4 giorni con partenza da Rimini (che conserva nel Tempio Malatestiano l’affresco “Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo”) ed arrivo ad Arezzo (dove ammirare il ciclo “La Leggenda della Vera Croce” e la “Santa Maria Maddalena”), con tappe a San Sepolcro (paese natale di Piero) e Monterchi, ma anche la proposta che parte dalla visita della “Pala Montefeltro”, dipinto ospitato alla Pinacoteca di Brera, a Milano, per approdare, dopo 7 giorni attraverso i musei e le collezioni di Urbino, Perugia, San Sepolcro, Monterchi e Arezzo, alla Galleria degli Uffizi di Firenze per ammirare il celebre Dittico dei Duchi d’Urbino (Federico da Montefeltro e la consorte Battista Sforza), il tutto impreziosito da concerti di musica da camera o sinfonici ospitati in prestigiosi teatri. Senza dimenticare l’itinerario per appassionati di trekking lungo i paesaggi attraversati da Piero della Francesca durante la sua carriera pittorica (San Leo in Romagna, il Montefeltro e Sasso Simone nelle Marche, Riserva dell’Alpe della Luna e Valtiberina in Toscana), o ancora il tour di 8 giorni che alla visita a musei e suggestivi borghi alterna soste golose in osterie e botteghe tipiche e agriturismi dove poter assaporare prodotti tipici a km zero romagnoli, toscani, umbri e marchigiani, dalla romagnolissima Piadina alla carne Chianina e le minestre di pane toscane come la panzanella, la ribollita e l’acquacotta, dalla Casciotta di Urbino alle tipiche zuppe di legumi umbre.

Per una vacanza che attraversa quattro regioni e tocca 6 comuni (ovvero quelli che ospitano i dipinti di Piero e dove egli lavorò: Rimini, Urbino, Sansepolcro, Monterchi, Arezzo, Perugia) il turista si rivolgerà quindi ad un unico operatore turistico con ovvi vantaggi.

La ‘scommessa’ di abbattere i confini regionali per una proposta di vacanza unica, che offre una full immersion nei paesaggi, nelle Signorie, ma anche nei sapori tipici e nell’atmosfera rinascimentale vissuta da Piero della Francesca, uno degli assoluti vanti culturali dell’Italia nel Mondo, può dirsi vinta. Centrale nella promozione del prodotto Terre di Piero è il ruolo del sito internet ufficiale, ‘vetrina’ degli itinerari e relativi pacchetti soggiorno, che negli ultimi 12 mesi (febbraio 2015-gennaio 2016) ha registrato oltre 14mila accessi, con 36.298 visualizzazioni. Da sottolineare anche l’eccezionalità dei ‘Balconi di Piero’, di cui il Progetto Terre di Piero può fregiarsi, ovvero i paesaggi che fanno da sfondo ad alcuni suoi celebri dipinti, quali il ‘Dittico dei Duchi’ o ‘Il Battesimo di Cristo’ localizzati grazie alle ricerche di due studiose di storia dell’arte, Rosetta Borchia e Olivia Nesci, nel Montefeltro (paesaggio nell’entroterra riminese, ai confini fra la Provincia di Pesaro e la Toscana) e che il turista può ammirare dal vivo in sette speciali postazioni che offrono una replica dei dipinti in questione.

E nel 2016 l’offerta del prodotto turistico si arricchisce di due ulteriori opportunità, la mostra ‘Piero della Francesca. Indagine su un mito’ allestita ai Musei di San Domenico di Forlì da metà febbraio a fine giugno e l’esposizione sul restauro de “La Resurrezione” allestita al Museo Civico di San Sepolcro dal 19 marzo.

Ai Musei di San Domenico di Forlì la mostra ‘Piero della Francesca. Indagine su un mito’ e al Museo Civico di Sansepolcro l’esposizione ‘Indagini sulla Resurrezione’

L’esposizione che apre ufficialmente i battenti il 13 febbraio a Forlì si propone, attraverso un ricca esposizone di capolavori, non solo di confrontare l’opera di Piero con quella dei più grandi maestri del Rinascimento (da Domenico Veneziano, Beato Angelico e Paolo Uccello ad Andrea del Castagno), ma va oltre, documentando l’influsso di Piero sulla generazioni di artisti a lui successiva: Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano (ma anche Giovanni Bellini e Antonello da Messina). Presenti in mostra sei capolavori del maestro toscano, tra cui La Madonna della Misericordia (dal Museo Civico di Sansepolcro), la Sant’Apollonia (dalla National Gallery of Art di Washington), il San Gerolamo e un devoto (dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia) e la Madonna col Bambino della Alana Collection (opera rinvenuta sul mercato antiquario meno di dieci anni fa). La Mostra indaga quindi il mito di Piero quando esso rinasce, dopo i secoli dell’oblio, nel moderno, nei Macchiaioli, Borrani, Lega, Signorini. Ma soprattutto per il fascino che la sua pittura ha su molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury. Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas, Seurat e Signac, nei percorsi del postimpressionismo, tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cézanne. La fortuna novecentesca dell’artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi confrontati con fondamentali artisti stranieri come Le Corbusier, Balthus e Edward Hopper, che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.

Il Comune di Sansepolcro, grazie a un accordo di collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e la Soprintendenza alle Belle Arti e il Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo sta realizzando il restauro della Resurrezione, celebre affresco di Piero della Francesca, conservato nel Palazzo dei Conservatori, attuale sede del Museo Civico. In concomitanza con l’esposizione forlivese, il Museo Civico- Piero della Francesca ospiterà, dal 19 marzo, una mostra dal titolo ‘Indagini sulla  Resurrezione’ con lo scopo di valorizzare il lavoro di Piero e le indagini sull’opera e sul tema compiute in occasione del suo restauro. Accanto a una visione diretta dei lavori di restauro, nelle sale del museo saranno disponibili alcune postazioni che presenteranno, con un software appositamente curato da Culturanuova (Arezzo), i dati emersi durante i lavori. Gli aspetti materiali e conservativi e quelli iconografici e stilistici della Resurrezione saranno affrontati attraverso il confronto dialettico con alcuni capolavori, riferibili a un arco temporale che dal secolo XV giunge sino al XX. L’esposizione è direttamente collegata alla grande mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito allestita negli spazi espositivi dei Musei San Domenico a Forlì.

 

 

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