Bassa Romagna. Da 40 anni con AIDO. Un confronto tra religioni sul trapianto di organi.

Bassa Romagna. Da 40 anni con AIDO. Un confronto tra religioni sul trapianto di organi.
Enrico Flisi Aido

BASSA ROMAGNA. Domenica 21 febbraio l’AIDO celebra 40 anni di presenza nella Bassa Romagna. La cerimonia avrà inizio alle 11,30 con la Santa Messa nella Chiesa della Collegiata di Lugo. Successivamente si formerà un corteo con i labari delle Istituzioni, delle AIDO, delle AVIS e della Contesa estense che accompagnerà il corteo con musici e sbandieratori al monumento di Baracca, per la deposizione di una corona di alloro a tutti i caduti, e, successivamente, al Centro sociale Il Tondo, transitando per via Baracca e via Fermini. Dopo il pranzo sociale si terrà l’Assemblea elettiva 2016-2020 con il rinnovo cariche. Sarà questa l’occasione in cui anche i Soci AIDO di Bagnacavallo e Fusignano (a fine mandato dei rispettivi Consigli direttivi) entreranno nell’AIDO Bassa che comprenderà così tutti i Soci dei 9 Comuni dell’Unione.

Assieme al Progetto ‘Una scelta in Comune’, con cui i cittadini, rinnovando la carta di identità, possono esprimere il proprio consenso alla donazione post mortem degli organi e tessuti, l’AIDO Bassa Romagna intende proporre alle nostre comunità una profonda riflessione sulle motivazioni che portano al dono. Ha, quindi, organizzato un forum virtuale tra autorevoli esponenti di religioni diverse e laici sul delicato tema del trapianto di organi.

I momenti salienti del forum sono stati ripresi dall’emittente televisiva Tele Romagna che vi ha dedicato spazio nel telegiornale ed ha realizzato un approfondimento con un servizio speciale della durata di 10 minuti. È emerso un comune denominatore tra le varie religioni, pur con diverse scuole di pensiero, che incoraggiano e sostengono sia la donazione, per il suo intrinseco valore etico, sia i trapianti, perché contribuiscono a salvare la vita: ma esistono anche forti motivazioni, oltre a quelle spirituali, che portano le persone laiche o non credenti ad effettuare la donazione.

Don Leonardo Poli, parroco presso la Collegiata di Lugo, ricorda che secondo il nuovo Catechismo ‘La donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà’ e precisa che la donazione appartiene alla natura del Cristianesimo: ‘…C’è bisogno della cultura del dono soprattutto in questo nostro tempo, che un filosofo ha definito ‘epoca dell’ideologia del nichilismo gaio’, dove predominano il divertimento e l’evasione, i quali però non danno la felicità. Occorre allora tornare alla legge della vita, che è la legge dell’amore. Dio non ci ha portato le proprie ricchezze, ma ci ha donato la sua vita: pertanto il donare gli organi è un gesto supremo di sacrificio che conferma la continuazione della vita oltre la morte…’.

Abdullah Ben Sadiq, presidente centri di cultura islamica Emilia-Romagna, afferma che la religione islamica approva la donazione degli organi ai fini di salvare una vita, e aggiunge: ‘Tutte le religioni pongono al centro la dignità dell’essere umano, non solo l’Islam, che da sempre è favorevole alla donazione senza distinzione di etnia o di religione. Non esiste la possibilità che un musulmano sostenga ‘Non donerei un organo ad un italiano e viceversa!’ Quando è l’essere umano al centro, cadono tutte le barriere. Per promuovere la cultura del dono occorre informare e combattere l’ignoranza, che è fonte di pregiudizi e di visioni distorte…’. Nel Corano Dio descrive così i Fedeli: ‘Danno sempre priorità agli altri, anche se essi stessi si trovano in stato di necessità.’ ‘Chiunque salva una vita, è come salvasse l’intera umanità’. 

Favorevole alla donazione si dichiara anche Rav Luciano Meir Caro, rabbino capo di Ferrara e delle Romagne: nella legislazione ebraica esistono precetti precisi sul dovere di preservare la vita umana, che è dono di Dio, e in quanto tale non completamente disponibile alla volontà umana; il cadavere deve essere trattato con il massimo rispetto e deve essere seppellito senza che si possa usufruire del suo corpo. Esiste però un principio generale secondo cui quando si può salvare una vita o alleviare una sofferenza, allora è permesso prelevare gli organi da un donatore post mortem. Per sensibilizzare le persone alla cultura del dono, si dovrebbero presentare dei casi, negli ospedali o nelle cliniche, in modo tale da toccare con mano la sofferenza, metodo assai più efficace che farne oggetto di conversazione in un salotto.

In questi anni l’AIDO Bassa Romagna ha promosso molte iniziative nelle scuole del territorio per far conoscere le problematiche del dono, ed i giovani si sono dimostrati molto sensibili. Secondo la prof. Daniela Geminiani, dirigente scolastico degli Istituti comprensivi Baracca e Gherardi di Lugo, la scuola ha accettato di buon grado la collaborazione con l’AIDO poiché gli interventi degli esperti si inseriscono pienamente nei percorsi didattici di ‘cittadinanza attiva’ e di prassi riguardanti corretti stili di vita atti a prevenire l’insorgere di patologie che possono richiedere come terapia il trapianto (fumo, abuso di alcol, ecc.). Inoltre ha evidenziato i valori della solidarietà umana e sociale: la disponibilità al dono degli organi e tessuti non toglie nulla in vita a chi la esprime, ma lo arricchisce dal punto di vista sociale, morale e culturale.

Se le grandi religioni sono favorevoli alla donazione degli organi, si possono però individuare altre motivazioni oltre a quelle spirituali, come sottolinea Enrico Flisi, presidente AIDO Bassa Romagna: ‘Tra i nostri soci, tantissimi non sono praticanti. Vi sono però molle molto forti all’interno delle persone, che le portano a donare, e sono rintracciabili nell’art. 2 della Costituzione: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Questo articolo introduce il concetto di responsabilità sociale e di reciprocità generalizzata, ben intesa, ovvero: oggi faccio questo per te, perché ti è necessario, e domani, se avrò bisogno, qualcuno mi aiuterà, tu o un altro del nostro gruppo. Si tratta di una solidarietà non spontaneistica, ma ben organizzata, che parte dal cuore di ognuno e porta alla sicurezza di scambiarsi un aiuto all’interno della comunità. Si rafforza così il Capitale più importante delle nostre comunità: il Capitale sociale’.

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