Rimini. Alla FAR l’inaugurazione della mostra ‘All in’ di Simone Bergantini.

Rimini. Alla FAR l’inaugurazione della mostra ‘All in’ di Simone Bergantini.
Bergantini, ALL-IN mostra Rimini

RIMINI. Il 5 marzo 2016, alle ore 18 alla FAR | Fabbrica Arte Rimini, inaugura una mostra congiunta che allinea negli spazi della galleria d’arte moderna e contemporanea riminese di Piazza Cavour due artisti, due progetti e due curatori.

Si intitola ALL IN, la mostra di Simone Bergantini, a cura di Salvatore Davì e Lontano la mostra di Davide Tranchina a cura di Marinella Paderni. 

ALL IN è un progetto nato dall’osservazione del mondo digitale all’interno di una società che muta, ma che contemporaneamente resta aggrappata alle origini. Si tratta di uno sguardo che seziona le macchine del web, trasformate in fibra emotiva, in armatura del sentimento collettivo.

Le opere di Simone Bergantini sono la misura del perimetro di ciò che accade nel web; l’artista individua la temperatura dei nostri accampamenti digitali, trova le coordinate di un ambiente entro cui i pattern visivi costruiscono un luogo accogliente, dove poter piantare le tende dei nostri profili. Sono i tre toni di azzurro dei nostri rifugi digitali, all’interno dello sciame del web: facebook, twitter e instagram. Terreni per avatar che, sotto un cielo virtuale, hanno fatto di noi il loro tramonto, concedendoci, però, la possibilità di crearci una home ovunque, un habitat fatto apposta per massimizzare le informazioni, inviando i propri segnali di fumo con un semplice #hashtag. Una de-medializzazione, dunque, che potrebbe mettere in cantina i mass-media: chiunque può produrre informazione e tutti sono in grado di mediarla. Tutto è già stato visto, tutto è già stato cannibalizzato, anche l’inaffidabile, ci restano sono le istruzioni per l’uso e capire come montare le tende, per il resto siamo già all in.

L’artista osserva questo processo dalla parte del significante, consapevole che la mente dell’uomo concepisce non solo la formazione del proprio immaginario, ma anche la ricerca della miglior forma di condivisione. La serie “The Night Watch #3” è il risultato di un vero e proprio scavo archeologico dell’attualità, il ritrovamento di strumenti attuali che sono già obsoleti: l’ I Phone 3S diventa un’iperbole tecnologica che nel giro di pochi anni ha spento la sua funzionalità, dimostrando come la velocità della mente è capace di adattarsi alle necessità del presente. Ciò che resta è un’immagine così vicina che c’è il rischio di non vederla più; quando lo smartphone si spegne restano le ceneri nere di un’azione, gli scarti di un gesto, come nella serie “Addiction”, segno di un passaggio emotivo, tracce di un immaginario che persiste anche nel significante, quando il significato è già al secondo giro, verso un nuovo senso, nella giostra digitale della condivisione.

Simone Bergantini (Velletri – 1977) ha vinto diversi premi nazionali e internazionali, tra cui il premio Terna, il Foam Talent nel 2009 e il premio Fondazione Fabbri nel 2012. Ha partecipato ad alcuni progetti di residenza artistica, tra cui l’I.S.C.P. di New York nel 2010, le sue opere sono state esposte in musei e gallerie private in Asia, Europa e Nord America e pubblicate su riviste internazionali specializzate come FOAM, BLOW, DERGREIF, VICE, FLASH ART e molte altre.

Attualmente, vive e lavora tra Torino e Milano.  

Lontano è il titolo della mostra che si apre parallela. L’esperienza del giorno e della notte, le luci e le ombre del tempo che modellano i corpi del mondo, la fotografia come memento che coglie l’incanto e l’irripetibilità delle cose, preservandole dalla perdita e dall’oblio, compongono la visione corale della nuova personale di Davide Tranchina allestita negli spazi della FAR di Rimini curata da Marinella Paderni.

Con il titolo Lontano, l’artista invita lo spettatore a fare esperienza di una visione di meta realtà, in cui la fotografia scompiglia la conoscenza che abbiamo del mondo, rappresentando luoghi e tempi in parte reali in parte effetto di una pratica di reinvenzione del linguaggio fotografico. Nelle fotografie, nelle installazioni  e nei video di Davide Tranchina il giorno e la notte si scambiano i ruoli, diventano luoghi dell’immaginario, surreali e misteriosi, sospesi tra passato, presente e futuro.

Gli astri e lo spazio cosmico, i mari e gli esseri invisibili che li abitano, il mondo emerso sotto la luce del sole, le tracce silenziose dell’agire umano che si stemperano nell’infinità della natura: questi sono solo alcuni dei temi esplorati dall’artista che in questa occasione espositiva presenta gran parte delle opere realizzate negli ultimi anni e che appartengono a cicli come 40 giorni e 40 notti a Montecristo, In altro mare, e Fungo Atomico e Big Bang.

Scegliendo il giorno e la notte come leit motiv della mostra, Davide Tranchina crea un percorso visivo che si articola tra l’idea di luce della prima sala (il vedere) e la percezione della notte della seconda (la visione dell’infrasottile, di quelle realtà liminali che sono meno visibili) creando un “limite estremo” metaforico tra l’espressione fisica della realtà e la sua esperienza immaginifica.

Davide Tranchina è nato a Bologna nel 1972. Nel 2003 espone con una personale allo Spazio Aperto della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 2009 è tra gli autori invitati alla Prague Biennale4. La ricerca 40 notti a Montecristo, è stata presentata in anteprima alla mostra Perduti nel paesaggio, presso il MART di Rovereto nel 2014.

Le sue immagini sono state inserite in pubblicazioni sulla fotografia italiana e internazionale, Future Images, a cura di M. Cresci (24ORE Cultura), Laboratorio Italia. La fotografia nell’arte contemporanea, a cura di M. Paderni (Johan & Levi Editore), e Tre strade per la fotografia di L. Panaro (APM Edizioni). È uno dei vincitori dell’edizione 2010 del Premio Terna 03 per l’arte contemporanea. È il vincitore della quarta edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti contemporanee 2015, nella sezione Fotografia contemporanea.

Le sue opere sono state acquisite nella collezioni permanenti della Galleria Civica di Modena, di UniCredit / MAMbo Bologna, del MART di Rovereto, e di UBI – Banca Popolare di Bergamo.

 

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