Non solo sport. La favola di Filippo Ganna. Campione mondiale dell’inseguimento a soli 19 anni.

Non solo sport. La favola di Filippo Ganna. Campione mondiale dell’inseguimento a soli 19 anni.
Filippo Ganna

LA CRONACA DAL DIVANO. Un ragazzo italiano, 19 anni, non ancora professionista, s’è aggiudicato la maglia di campione del mondo dell’inseguimento. Si chiama Filippo Ganna, pesa 80 kg ed è alto 1,93 cm. Filippo,  nato a Verbania, ha cominciato a correre nel 2011 con il Pedale Ossolano.
Nel 2013 s’è trasferito  al Pedale Castanese, nel 2014, da Juniores, alla Aspiratori Ortelli. Lo scorso anno ha indossato i colori della Viris Vigevano e ha vinto cinque corse tra le quali la crono di Champenois. Passato quest’anno tra gli Under 23 corre per la Colpack. Dal 2017 sarà pro con la Lampre.
Un palmares breve,  quasi insignificante. Se non fosse che ai mondiali su pista di Londra, il regno di Wiggins, ha vinto un oro che a noi mancava da 40 anni, ovvero dalla memorabile impresa di Francesco Moser.
Da sottolineare che il titolo dell’inseguimento , in tempi di purissima e ineguagliata gloria, è appartenuto nientemeno che a Coppi ( due volte), Bevilacqua, Faggin e appunto Francesco  Moser.

UN COGNOME STORICO. Sulle prime, il cognome Ganna, ha rievocato qualcosa di molto antico. Ovvero, il cognome di un onesto e tenace muratore, nato nel 1883 a Induno Olona e morto a Varese nel 1957,   che vinse nel 1909 il primo  Giro d’Italia. Un evento fondamentale per lo sport ( non solo)  italiano ma ormai lontano;  lontano, soprattutto,  dai media e dai devianti battages sul ciclismo d’epoca moderna.

Dei mitici esordi della corsa rosa che (con il Tour ) si divide i sogni d’ogni ciclista del Pianeta restano solo qualche immagine sgranata, qualche nervoso micro filmato , qualche sintetica testimonianza scritta.
Gli uomini, si sa,   dimenticano. Anche le loro ‘ cose’ più belle e care. Per fortuna c’è ‘qualcosa’ sulle loro teste  che tiene legato passato, presente, futuro. Qualcosa che si chiama storia.
La storia dalla quale ha attinto, probabilmente senza esplicita consapevolezza, il ragazzo nato a pochi chilometri dal suo illustre ( e affascinante) predecessore.
Dentro quella storia, ad esempio, non sono rari exploit come il suo. Il nostro infatti è un Paese che ama deprimersi, eppure, quando tutti men se lo aspettano, un po’ come l’Araba Fenice che deve aver posto il suo  nido qua e là lungo la Penisola, si rigenera sulla sue stesse ceneri ‘esplodendo’ poi  personaggi straordinari. Inattesi. Per i più, chiaramente. Soprattutto, per gli stranieri. Ma grandi.
A volte tanto grandi da apparire incredibili. Come questo ragazzone dalla potenza muscolare e dal carattere inconsueti, che ha saputo domare con la tenacia d’un veterano l tedesco Weinstein il quale, da favorito, sui 1000 metri, lo aveva sorpassato avviandosi verso un titolo ormai scontato.
Pippo ha così scritto  la sua ‘prima’ pagina di storia.  Che non è una pagina di contorno, visto che si accoda a quelle lasciate da campioni che solo a nominarli  tremano i polsi: Coppi, in primis, ma anche Riviere, Altig, Bracke, F. Moser, Boarman e ( da ultimo) l’imbattibile Wiggo.

ALTRI ALLORI. Qui bisognerebbe tributare un’ ovazione anche a  Federico Pellegrino, 25 anni, dominatore dello sprint mondiale nello sci di fondo. E’ stato il primo italiano a Vincere la Coppa del mondo di specialità, il primo  anche di etnia non nordica. Eppure l’attenzione nostra, oggi, è caduta su un evento che (ri)contempla il ciclismo.
Il ciclismo vero, epico, oramai solo raccontato. Quello che si è andati a correre ( per la decima volta) sulle Strade bianche della provincia senese. In un contesto unico al mondo, e l’arrivo in piazza del Campo. Ha vinto emergendo di forza da  un gruppetto a quattro ( con dentro Sagan) e ( per la terza volta)   l’italo-svizzero Cancellara, detto  Spartacus.
La sua gioia finale all’ombra della  torre del Mangia ha chiarito come, assai spesso, contrariamente alla comune credenza, non siano i soldi a fare felici, ma il valore che sanno dare certi eventi  dai contenuti ( storici, paesaggistici, tecnici) autentici. Magari dimenticati. Ma fondamentali, per dar spessore non tanto allo sportivo quanto all’uomo.

UNA RECITA DA OSCAR. Celebrano talmente tanto il nostro calcio decaduto che a vedere un incontro di semifinale come quello di Coppa (del Nonno) Italia tra Inter e Juve non sembra vero. Abbiamo dovuto stropicciar più volte  li oculi nostri.
I ragazzi del Mancio partivano dal 3-0 dell’andata che lasciava loro poca speranza, eppure, tanto per dire quanto conta nel calcio l’antico blasone, non si sono dati per vittime sacrificali. E così la presunta passeggiata di Bonucci &C all’ombra della Madonnina s’è trasformata in un incubo. Bonucci stesso, vivaio Inter e colonna Juve, ha ammesso : ” E’ stata la peggior partita da quando sono alla Juve“.
Peggiore per lui, ovviamente, ma non per i ragazzi del Mancio i quali, come sottolinea la ‘rosea’, hann0   regalato agli appassionati una recita da Oscar. E ora, tanto per dirla tutta, continuando così, si (ri)prenotano anche loro per i ( limitati) posti Uefa. Con Napoli,  Roma, Milan e Viola.
Questo vuol dire che sarà un campionato ancor più interessante di quel che si poteva prevedere, anche solo poche ore fa. Bello. Bello. Piuttosto, o mamme santissime, mettete mano agli stadi, chè ( soprattutto) quelli ci mancano per tornare a rivedere il ‘campionato più bello e difficile del Mondo’.
Magari con tanta colorita folla  ( a ritornar) a fargli da cornice.
Difficoltà si annunciano intanto per lo stadio della Roma.  Che si spera di vedere realizzato prima dell’Olimpiade 2024. Si spera. Sempre che le solite usate carte, ovviamente,  non si trasformino in  bastoni tra le ruote.
Malagò
, presidente del Coni, dice di tifare per l’ambizioso   stadio giallorosso. Si rimbocchi le maniche, allora, se non altro per svegliar chi ormai s’appisola d’abitudine.

I NOSTRI SOGNATORI. Qui, da noi, nel Belpaese, buona parte della stampa  tifa perchè i meglio se ne vadano Altrove. Allegri, ad esempio, accasato in una delle (due o tre) società più credibili e performanti d’Europa, per costoro, dovrebbe svignarsela da un momento all’altro in direzione Real. Poco informati, evidentemente, su quanto accade nella Casa blanca. Donde si va e si viene come in un hotel.
Hanno appena liquidato Benitez, infatti, hanno appena assunto Zizou e già pensano di sostituirlo. Ci avete fatto caso? Florentino, il padre padrone, dicono non ami ombre e penombre.
Anche perchè dev’essersi accorto che non è lui il più vincente del reame, visto che nell’ultimo quarto di secolo chi ha portato a casa più trofei non è il suo Real ma il Milan del Berlusca. Una verità, per lui, anche se non lo da a vedere,  evidentemente,  troppo dura da deglutire.
Se poi si aggiunge che anche la Nostra Signora, negli ultimi lustri, non se l’è proprio cavata male, anzi sta risalendo la montagna dei top d’Europa,  con passo molto più solido e svelto del suo, beh, il solo andarle a rompere le scatole dev’essere per lui un esercizio assai gratificante.
Lui, infatti, che non vende ma compra. Grazie ad entrate che solo il sistema di ripartizione spagnolo dei diritti tivù   gli consente di trattenere ( per buona parte ) nelle sue casse ‘spendaccione’.
E tuttavia, non vogliamo credere che Allegri ceda tanto facilmente alle lusinghe castigliane. Stare con la Signora infatti vuol dire crescere per  obiettivi ( sportivi)  importanti,  partendo da fondamenta  solide;  andare con il Florentino, invece,  vuol dire cedere al ( solito)  miraggio, con il pericolo però che si dilegui da mane a sera.

Stanno intanto per ripartire le Moto Gp. Con i due ‘bravacci’  di Spagna pronti a completare l’opra di disfacimento dell’antico maestro. Al momento fanno i dimessi, con facce accattivanti da prima comunione, pronti a a giurare tante belle cose a parenti e amici. Ma ben sappiamo quel che, i due imberbi  ,  covano nell’animo loro.
Forse qualche ingenuo la penserà diversamente .Qualche ingenuo. Perchè al mondo esistono gli ingenui. Che potrebbero però vedersi a sbattere  ( da un momento all’altro)  in fronte la dura verità. Gli ultimi  test, attualmente, mettono avanti il maiorchino e in difficoltà Marquez, con il maestro di Tavullia  attento a non scivolare. Gli anni passano, si sa. E l’ imponderabile per i vecchietti sta sempre dietro l’angolo. Eppure,  nonostante tutto,  imponderabile o no, gridiam in coro: ‘ Forza Vale, vai, vai, perchè comunque vada il più grande resterai  tu‘.

OCCHI SUL CAMPIONATO. La Nostra Signora già abbandona la compagnia. Sono, al momento,  tre i punti in avanti,  ma son già  tanti per chi dovrebbe rimontarla. Come il Napoli del Sarri.
Il quale ha  invece più il problema di essere  rimontato più che di rimontare. Alle sue  spalle, infatti, incombono Roma e Milan. Con  Viola e  Biscione a far da spettatori interessati. Il Biscione, in aggiunta, è tornato velenoso nella memorabile semifinale 2016 di Coppa ( del Nonno) Italia. Desse continuità rappresenterebbe un problema per tutti.

E tuttavia la vittoria in rimonta contro il Chievo ( 3-1) nell’anticipo offre una preziosa bocata d’ossigeno d’alta quota. Intanto il Milan ha liquidato ( sempre) in Coppa ( del Nonno) Italia l’Alessandria del ‘suo’ Gianni ( Rivera) . Con un 5-0 zero che la dice lunga sul buono stato di salute rossonero, privo di Niang, infortunato.
La finale di Coppa vedrà così di fronte quest’anno  bianconeri ( passati ai rigori) e rossoneri. Finale, al momento, e non solo per il numero degli scudetti, che rappresenta il vero derby d’Italia. Quell’Italia del calcio decaduta, snobbata, abbandonata, ma pur sempre in lotta per la terza piazza Uefa.

GLI INCONTRI.( sabato 27, ore 18) Empoli-Roma 1-3; ( ore 20.45) Milan-Torino 1-0; ( domenica 28, ore 12,30) Palermo-Bologna 0-0; ( domenica, ore 15) Udinese-Verona 2-0; Carpi-Atalanta 1-1; Chievo-Genoa 1-0; Sampdoria-Frosinone 2-0; ( ore 20,45) Juventus-Inter 2-0; ( lunedì, ore 19) Lazio-Sassuolo 0-2; ( lunedì, ore 21) Fiorentina-Napoli 1-1.

LA CLASSIFICA. Juventus, punti 61; Napoli, 58; Roma,53; Fiorentina,53 ; Inter,48; Milan,47.
I MARCATORI. 25 reti, * Higuain ( 2,Napoli); 13, Dybala ( 3, Juve) , Bacca ( 1, Milan).

* ( da aggiornare)

COPPE? PRATICAMENTE UN DISASTRO! Coppe: praticamente un disastro. Che tutti si stanno sbizzarrendo a commentare a piacimento ma che, dal punto di vista del ranking Uefa, ci fa precipitare al quinto posto stagionale con la perdita ( non certa ma  probabilissima)  della possibilità di accedere alla quarta di Champions ai danni di inglesi ( 3 i punti di distacco all’ultimo rilevamento) o di germani ( sei i punti di distacco, sempre all’ultimo rilevamento).

L’attuale  ranking Uefa ( primi quattro posti)  : Spagna 97,713 punti; Germania 77.177; Inghilterra 73.902; Italia 70.272.
Proiezione 2016/2017 ( tolti gli scarti 2011/2012) :  Spagna, 76.856 punti; Germania 61.927; Italia 58.915; Inghilterra 58.659.
Il sorteggio ottavi Europa League ( 10 marzo/17 marzo): Manchester-Liverpool; Borussia D./Tottenham; Siviglia/Basilea; Villareal/Basilea; Bilbao/ Valencia; Fenerbahce/Braga; Shakhtar D/Anderlecht; Sparta Praga/Lazio.

Dalle stelle alle stalle, dunque, e in un batter di ciglio. Inutile spartire colpe, più legittimo chiedersi invece come vengano programmate le nostre squadre nell’ambito europeo verso cui, volenti o nolenti, dovrebbero ( in ogni caso) orientare le loro stagioni. Ad esempio, come può un Napoli ( che già con Benitez aveva incredibilmente regalato  un passaggio alla finale relativamente possibile), continuare ad offrire prestazioni continentali tanti contraddittorie  e ( per molti versi) incomprensibili ?
Vero è che gli spagnoli quando si tratta di Coppe riemergono dai loro siti provvisti di energia miracolose, ma benchè il Villareal ( con  i suoi risultati in Liga) fosse di quei rivali da prendere con le pinze, non si capisce come la dirigenza del Ciuccio (  arbitraggi a parte e davanti ad una impresa alla portata,) abbia condotto due incontri con tanta ( palpabile) ‘ leggerezza‘ , quasi snobbandoli, anzi, addirittura dando l’impressione di volersene liberare più che di aggiudicarseli.
Forse, all’uso italiano, hanno ancora una volta supposto che l’impegno in Uefa avrebbe penalizzato quello per lo scudetto? E’ stato questo il gran freno che ha ( di nuovo ) negato agli azzurri figli di Partenope  ( un altro) gratificante percorso in chiave europea?
Ma se così è stato,  non è che si insista a fare valutazioni insensate? Perchè adesso,  il Napoli, reduce da un filotto negativo preoccupante, dopo aver salutato la Coppa Italia, rischia ( pure ) di perdere ( non solo lo scudetto )  ma ( soprattutto)  il secondo o (addirittura) il terzo posto Champions.
Perchè alle sue spalle, con questi primi umori di primavera, che tutto stravolgono, stanno scalpicciando ( nell’ordine) Roma, Viola, Inter e ( perfino) Milan. Più freschi, più smaniosi, più motivati. Le loro crisi se le sono ( bene o male ) già metabolizzate ed ora puntano alto. Senza più nulla perdere. Spensierati come tante Vispa Teresa uscite ( felici e contente) dal lungo sonno invernale.
Altro comportamento sconcertante è stato quello della Viola, che all’andata più che al ritorno ha ‘svenduto‘  la sua ghiotta occasione europea. Che Sousa continui a sbandierare la sua verità d’aver incontrato una delle prime cinque squadre d’Europa non convince nessuno.
Poteva farcela, altrochè, con attenzione, ma poteva farcela. Purtroppo ( di fatto)  ha rinunciato a farcela, anche perchè affrontare gli Angli ( e non soltanto loro) con quel’incedere douce douce non si va da nessuna parte.
Quinti o decimi che siano gli avversari, infatti, poco conta. Peccato, perchè se la Viola avesse eliminato una inglese adesso non staremmo a tremare davanti ad un ranking Uefa stagionale negativo ma ad esultare per risultati che avrebbero segnato, anche solo psicologicamente, un ritorno sul podio  del campionato italiano. Al riguardo, tuttavia, non è detta ancora l’ultima parola ( speriamo infatti  nella Juve, Roma e Fiorentina), ma ( di certo) ci siamo messi nella posizione peggiore.

GLI ALTRI EVENTI SPORTIVI. Cinque erano i candidati in gara per la presidenza della Fifa, orfana dell’amabile  svisserotto. In pole erano Al Khalifa, 50 anni, sceicco del Bahrein, e Gianni Infantino, 45 anni, italo-svizzero, attuale segretario generale Uefa. L’ha spuntata Infantino, Calabria nel cuore, italiano al 100% come ha chiarito lui stesso, che ha promesso di ‘ aprire una nuova era per il calcio mondiale‘.
L’Italia è volata sul 2-0 nel confronto Davis contro la Svizzera. Tamberi e Trost continuano a scalare centimetri. Gianmarco è arrivato a 2,38 ( con obiettivo 2,40) e Alessia a 1,95 ( con obiettivo 2,00 metri).

Con Pippo Ganna si sono  ben comportati ai Mondiali di ciclismo su pista il quartetto dell’inseguimento  che per un nonnulla non è arrivato a podio e Viviani, anche lui privato dell’oro per un’ultima volata persa  Son comunque, questi, segni ( evidenti e inattesi) di ripresa del ( fin  troppo trascurato) ciclismo su pista.

NELL’ATTESA DELLA ROSSA. E torniamo, finalmente, a riparlar della ‘rossa’. La nostra idea di bellezza trasferita in un  autodromo. I primi quattro giorni di test in Catalunya sono andati bene. Pure per Kimi, che di solito s’attarda. E così anche i secondi, con lo ‘squalo d’argento‘ però  che non ha ancora gettato la maschera.
Vettel, semmai, ha continuato con le soft ed è stato il più veloce. E comunque la spocchia anglo-tedesca continua.
Nei sorrisini riapparsi dell’ingrato Niki. E in tanti altri dettagli lasciati volutamente in sospeso. Beati loro, questi irreprensibili  devoti  del Gaefa ( il Destino) ; altri, invece, sotto l’Alpe, che di ambasce ne han tante, sono anni che non chiudono occhio. Tanto che l’uomo dal maglioncino nero non lesina ammonimenti :  ” Al lavoro, al lavoro – grida senza sosta – , perchè già in Australia  vogliamo salire sul gradino più alto del podio”.

Ma chissà se gli dei perdutamente innamorati della ‘rossa’ lo ascolteranno? Chissà? Perchè, visto che anche tra gli dei esist0no  fazioni, nulla va dato per scontato. E’ accaduto tante volte, in ere lontane, ovvio, come durante la guerra di Troia, mai obliata. Piuttosto, chissà chi prevarrà tra loro? Chissà? Il quesito è meraviglioso.
Inebriante. Perfino da romanzo giallo. E’ questo, comunque, il bello di una storia sportiva che l’intramontabile Bernie  si sforza a tutti i costi di voler complicare.
Perchè il problema vero della F1 non ci pare sia il suo, ovvero  quello di voler  cambiar i regolamenti ad ogni piè sospinto, ma solo quello di (ri)dare  alla ‘rossa’ la possibilità di (ri)fare la propria gara. Poi, come sappiamo, ci penserà lei a scrivere  pagine o solo banali o di storia o  da leggenda.
Intanto siamo ( sempre più) curiosi a chi assegnerà i suoi oscar l’amabile Leo  Turrini, Sky,  quali il ‘Gododendro‘( per i migliori) , ‘Rododendro’ ( per i più rosiconi) e ‘ Alla carlona’ ( per i più faciloni). Di entrambi i riconoscimenti in negativo  ci auguriamo ( senza offesa per alcuno ) che lo sburone Hamilton e l’ingrato Niki (tanto svelto a rifar capolino) possano farne l’ indigestione.

IL RATING INGENEROSO  DELLA ( SEMPRE)  SOTTOSTIMATA ITALIA. Finalmente qualcuno ci arriva in soccorso! Sono anni, infatti, che mal sopportiamo il vezzo di alcune nostre èlite ( si fa per dire) che non aspettano altro che sparlare a ruota libera  del proprio Paese. Come sia nata questa voga non è dato a sapere. Certo è che fa i suoi danni, ben più profondi e vasti di quel che si è portati normalmente a credere.
” C’è infatti da noi – annota Marco Forti su Il Sole24Ore - un diffuso ‘nocciolo duro’ che non esita ad essere sempre in prima linea nel definire l’Italia ‘ a rischio default‘, non diversamente da come farebbe un  qualunque ‘falco’ o anche un semplice straniero pieno di pregiudizi sul nostro Paese. In questo, noi Italiani, siamo abbastanza unici perchè nelle altre nazioni invece si guardano bene dal dipingere i loro debiti pubblici come ‘ pericoli’ e dal farsi cattiva pubblicità”.

Al nostro Paese, la fantomatica S&P, assegna un miserrimo BBB-, più o meno come la Romania. E noi, tutti zitti, e a testa bassa, pronti a sputarci in faccia piuttosto che andare a prendere ‘ per il collo’ come meriterebbe l’ineffabile agenzia americana, e darle una lezione sul come bene  rovistar  nelle casse altrui. S&P, infatti, non considera una economia reale solida come poche altre, una ricchezza privata record e una posizione finanziaria netta garantita.
Come dire che, a noi, gli argomenti per  farci intendere come si deve non mancano. Sarebbe quindi ora che gli Italiani – suggerisce Fortis - diventassero un poco più avvocati del loro debito pubblico. Usato da altri, aggiungiamo noi, in buona sostanza,  per ricattarci e impoverirci.
” Infatti con ratings migliori – conclude Fortis, dopo una dettagliata e attenta analisi complessiva  - come minimo pagheremmo meno interessi, gli investitori scommetterebbero di più sulle nostre imprese e sulle nostre banche, difenderemmo meglio i nostri stessi risparmi e ci guadagneremmo anche in potenziale crescita”. Detto questo, tutto vero, anzi verissimo, che vogliamo fare noi?  Vogliamo continuare, ridendo e cantando,  sospinti da quell’insulta e snobistica onda esterofila,  a dipingerci semplicemente come gli abitanti di un Paese ( eternamente) a rischio default? Default sempre e ovunque ( sport compreso) . Prostrando com’è d’uso (  per certi lor signori) , da qualche decennio almeno  a questa parte, soltanto il retro?

SPECIALE POUND ( WADA)  ( continuiamo a lasciar questo pezzo per l’importanza estrema dell’argomento. Sul quale molto facilmente si ricorre all’indifferenza e all’oblio).

Circola tuttora, su Sky, una coraggiosa  ( ed ampia) intervista a Richard Pound, tra i fondatori della Wada e attuale presidente dellaCommissione antidoping, che ( in ore accessibili ) dovrebbe essere trasmessa e ritrasmessa ( a nostro modesto avviso) su tutti i media del Globo. La testimonianza dell’autorevole esponente dell’Agenzia mondiale antidoping certifica infatti quanto si va ormai dicendo da almeno  un decennio  sulle pratiche in uso nello sport mondiale col fine di raggiungere altissimi  risultati a tutti i costi.

In proposito, visto che una legge antidoping  planetaria non esiste,  ci sono paesi,  ben oltre gli ultimi ‘pizzicati‘ ai controlli, e comunque tuttora al di sopra d’ogni sospetto, i quali,  imperterriti, continuano a mandare in gara atleti  ( assolutamente) indegni.
La lotta, sottolinea mister Pound, è resa difficile dall’omertà che vige un po’ in tutti gli sport e a tutte le latitudini con relativa copertura politica. Alle Federazioni danno fastidio i controlli e le positività; mentre ai Governi non garbano atleti medagliati ( o vincenti) poi dichiarati ‘ dopati‘. C’è una realtà, insomma, triste, vigliacca, reiterata, che va coperta a tutti i costi, quasi quasi, non esistesse neppure. E’ il solito giochino del gettare la polvere sotto i tappeti.
Che solo in pochi paesi trova qualche ostacolo, tipo l’Italia, la bistrattata Italia, che però quando si tratta di guardarsi allo specchio e dirsi come vanno le cose non fa sconti a nessuno. Sia chiaro, non è che da noi vada tutto ok; l’intervista sulla ‘rosea‘ a Guariniello lo spiega. Senza indicare i bravi e i meno bravi. Chiaramente. E tuttavia, pare proprio che vada meglio da noi che in altri celebrati paesi plurivincitori dove il coraggio ( e il controllo)  manca.

E’ il caso della Spagna, più volte chiacchierata ma mai apertamente tirata in ballo, dove 223 sacche di sangue acquisite nella Operacion Puerto che ha coinvolto il magico dottor Fuentes  sono state sottratte ( per il momento, in attesa dei risultati del ricorso)  al controllo della Wada. Le misteriose parole della moglie del medico spagnolo ( ai tempi del processo-farsa) sembrano acufeni nelle povere orecchie di chi le ha lette.
Mister  Pound non tralascia  inoltre  i casi più eclatanti, e tollerati per anni. Come quello del ciclista Hamilton. Come quelli relativi a certi incontri di calcio dove, a fronte di allenamenti ‘leggeri‘, si viaggia , poi, sul campo,  a velocità della luce e per tempi prolungati. Qui, ad esempio, è difficile escludere  ” l’uso in corso di sostanze dopanti”.
Ma dove sono passati i controlli di cui le autorità calcistiche giuravano (e giurano )  ogni volta di svolgere regolarmente? Già, vhe ne è degli sbandierati controlli?
” Quando nell’estate 1998 uscì la famosa intervista con la denuncia di Zeman, mi attivai – ricorda Raffaele Guariniello, magistrato – perchè coordinavo il gruppo tutela della salute. Subito corsero da me i rappresentanti delle più importanti istituzioni sportive, a partire dal Coni. Tutti mi rassicurarono, mi dissero di stare tranquillo perchè nel calcio si facevano controlli antidoping, non a decine, ma a migliaia.
Sulle prime pensai che fossero tutte fantasie ( di Zeman ), ma per scrupolo mandai la Polizia giudiziaria al Laboratorio dell’Acqua Acetosa a Roma. Sentimmo le persone, guardammo i documenti e facemmo una scoperta sensazionale : le analisi venivano fatte, ma le sostanze dopanti, in particolare gli anabolizzanti, non venivano cercate. Per forza i risultati non evidenziavano nulla. Avvisai il responsabili medico del Cio e feci la segnalazione formale che portò alla chiusura dell’Acqua Acetosa, per anni”.

Ti potrebbe interessare anche...