Ravenna. Ricordata ieri la tragedia della Mecnavi dove persero la vita 13 operai.

Ravenna. Ricordata ieri la tragedia della Mecnavi dove persero la vita 13 operai.
Ricordo vittime Mecnavi 2016

RAVENNA. Il 13 marzo di 29 anni fa 13 operai persero la vita mentre stavano lavorando all’interno della nave gasiera Elisabetta Montanari, ai cantieri Mecnavi di Ravenna. Come avviene ogni anno, in occasione dell’anniversario della tragedia, le vittime sono state ricordate in una cerimonia che si è svolta questa mattina in piazza del Popolo in cui sono intervenuti il Sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci e il  Segretario Cisl Romagna Daniele Saporetti a nome delle tre confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. Per il  Comune di Bertinoro era presente l’Assessore comunale alle  Politiche Sociali, Moris Giangrasso.

Nel suo intervento (in allegato) il Sindaco Matteucci ha reso omaggio alle vittime ed espresso alle famiglie la solidarietà e l’affetto di tutti i ravennati.

Matteucci ha sottolineato come quella tragedia oltre ad avere provocato un dolore profondo ha caricato la comunità ravennate e non solo,  ’di nuove e più incalzanti responsabilità. All’indomani di quella tragedia, – ha ricordato- è partito il nostro impegno comune di istituzioni, sindacati e associazioni per rendere il lavoro più sicuro’.

Ricordo vittime Mecnavi Ravenna 2016

‘Saremo sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno, a partire dal mondo del lavoro’,   ha affermato il Sindaco di Ravenna che ha concluso il suo intervento prendendo a prestito le parole del Presidente Napolitano: ‘E’ necessario concorrere efficacemente a definire e promuovere le strategie volte a combattere il drammatico fenomeno degli infortuni e delle morti sul lavoro per radicare una cultura della legalità, della sicurezza e della promozione del ‘buon lavoro’ e della ‘buona impresa”.

‘Dobbiamo avere la consapevolezza – ha detto fra l’altro il segretario Cisl Romagna Saporetti (in allegato l’intervento integrale) – che la parola ‘fatalità’ è una parola che non deve esistere quando si parla di sicurezza, tanto più che tale parola diventa ‘fortuna’  quando siamo di fronte al   infortunio e la tragedia è stata solo sfiorata.  Non si può parlare di  fatalità o di fortuna quando ci sono in ballo delle vite umane! E bisogna diffondere la cultura della sicurezza, una cultura che va senza dubbio affermata tra i lavoratori ed i datori di lavoro. La sicurezza che non deve essere concepita come un costo aggiuntivo ma come un investimento produttivo, un valore aggiunto. Si tratta di una priorità assoluta, di una battaglia di civiltà, perché in un paese civile i rischi connessi alla prestazione lavorativa, devono essere debellati’.

Al termine della cerimonia il Sindaco ha ricordato che venerdì 18 marzo dalle 9 alle 12.30 nella sala D’Attorre di via Ponte Marino 2 si svolgerà la terza assemblea provinciale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, aziendali, territoriali e di sito, dal titolo: ‘Dalla memoria, un impegno continuo’, dedicata in particolare al tema dello stress lavoro correlato e al ruolo e all’esperienza dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. L’ apertura dei lavori sarà affidata a interventi degli stessi rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Si procederà con i contributi di Stefano Toderi, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna, e Marco Broccoli, dirigente medico del servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Ausl Romagna. Le iniziative sono promosse da Cgil, Cisl, Uil, Comuni di Ravenna e Bertinoro,  Provincia e Ausl Romagna nell’ambito dei progetti “Piani per la salute provincia di Ravenna’.

29° ANNIVERSARIO TRAGEDIA MECNAVI. INTERVENTO DANIELE SAPORETTI SEGRETARIO CISL ROMAGNA

Sono passati 29 anni da quel tragico giorno ma è come se fosse ieri. Ogni anno ci ritroviamo per ricordare una delle pagine più tristi e dolorose della storia della nostra città: la tragedia della nave Elisabetta Montanari che il 13 marzo del 1987, nel porto di Ravenna, provocò la orribile morte di 13 lavoratori. Una morte che ha prodotto una profonda ferita nella comunità ravennate, una ferita che il tempo non potrà mai lenire. Anche se sono stati compiuti molti passi in avanti nella cultura della prevenzione, di infortuni sul lavoro, anche mortali, ne accadono ancora spesso: la strada, quindi, è ancora lunga per poter affermare con fermezza quel “mai più” lanciato all’indomani della tragedia, dobbiamo ancora lavorare.
Da allora ad oggi le normative inerenti la sicurezza sul luogo di lavoro sono notevolmente migliorate, fino ad arrivare al Dgls 81 del 2008 che, con la sua completa e auspicata quanto invocata applicazione, ci auguriamo possa modificare la cultura dell’impunità che ha caratterizzato per anni il nostro Paese.
In questi ultimi anni si è affermata una maggiore  attenzione e sensibilità alle tematiche della salute, dell’ambiente di lavoro e della sicurezza, una sensibilità che ha prodotto, nella nostra provincia, una serie di accordi che hanno visto la partecipazione di tutti soggetti sociali ed istituzionali, in un’ottica di lavorare tutti verso il medesimo obiettivo: quello della sicurezza totale.
Non è però sufficiente la sottoscrizione di importanti quanto significativi protocolli per essere paghi e soddisfatti del nostro operato, perché occorre poi dare gamba, ovvero esigere l’applicazione ed il rispetto integrale dei loro contenuti, monitorando costantemente i risultati raggiunti e le difformità riscontrate.
Dobbiamo produrre tutti gli sforzi necessari per realizzare in tutti i settori una crescita degli standard qualitativi di sicurezza, perché troppo spesso assistiamo ad una forma diversa di tutela nei confronti di lavoratori che operano invece fianco a fianco.
Dobbiamo avere la consapevolezza che la parola ‘fatalità’ è una parola che non deve esistere quando si parla di sicurezza, tanto più che tale parola diventa “fortuna”  quando siamo di fronte al mancato infortunio e la tragedia è stata solo sfiorata.  Non si può parlare di  Fatalità o di fortuna quando ci sono in ballo delle vite umane! E bisogna diffondere la cultura della sicurezza, una cultura che va senza dubbio affermata tra i lavoratori ed i datori di lavoro.

La sicurezza che non deve essere concepita come un costo aggiuntivo ma come un investimento produttivo, un valore aggiunto. Si tratta di una priorità assoluta, di una battaglia di civiltà, perché in un paese civile i rischi connessi alla prestazione lavorativa, devono essere debellati.
La maggioranza delle aziende del nostro territorio si  sono strutturate da tempo per affrontare in modo responsabile questi temi. Però assistiamo ancora a comportamenti poco chiari di alcune aziende di alcuni settori tradizionalmente esposti al rischio infortuni: troppo spesso assistiamo, in particolar modo nel campo degli appalti di qualsiasi settore, all’assegnazione di servizi o di interventi da eseguire, a prezzi che  già in partenza si sa non essere sufficienti a coprire tutti i costi d’impresa, a volte nemmeno quelli riferiti al lavoro. Questo comportamento gioca a discapito del rispetto delle regole, in primo luogo di quelle relative alla sicurezza, in nome di un profitto che non può e non deve scaricarsi sulla salute ed integrità di chi lavora.

Le statistiche ci dicono che gli incidenti sul lavoro in provincia di Ravenna sono in calo, ma questo è dipeso in larga parte dalla perdita occupazionale determinata dalla grave crisi economica che perdura da anni.
Non deve sfuggire però il dato dell’incremento delle casistiche che hanno coinvolto lavoratori stranieri, dovuti non solo all’aumento della loro presenza , ma anche alla maggiore precarietà connessa allo status di migranti. Ed ancora elevato, oltre che in aumento, risulta il numero delle malattie professionali correlate al lavoro, senza dimenticare i  decessi conseguenti a gravi malattie contratte nell’ambiente lavorativo stesso.
Non dobbiamo chiuderci  in un rassegnato pessimismo, ma partendo dal ricordo dei nostri ragazzi vittime in quel lontano 13 marzo, dobbiamo trarre un nuovo impulso, per contribuire efficacemente alla soluzione di un problema sociale e umano, quelle delle morti e delle invalidità da lavoro, che ha assunto dimensioni intollerabili per un paese civile.
Ecco perché, con insistenza, occorre rilanciare a tutti i livelli il modello culturale della partecipazione alla prevenzione ed alla sicurezza, in modo consapevole e responsabile, per affermare il diritto alla tutela della salute ed a condizioni di lavoro rispettose della dignità della persona.
Auspichiamo che gli attori pubblici svolgano appieno il loro compito e siano messi in condizioni si svolgerlo, per costruire realmente quel circolo virtuoso, basato sulla reciproca fiducia, necessario per perseguire l’obiettivo qui richiamato, affinché l’abitudine a lavorare in modo sicuro diventi una prassi quotidiana e non solo una buona intenzione da riproporre ogni 13 marzo e soprattutto affinché in futuro non vi siano altri 13 marzo.

Fino a che si verificherà un solo infortunio sul lavoro non potremo dire che la battaglia è vinta.
MAI PIU’

 

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