Non solo sport. Ma è giusta così? La Signora frodata al 91′ dalle combines Uefa. Coppa di cristallo per Fill.

Non solo sport. Ma è giusta così? La Signora frodata al 91′ dalle combines Uefa. Coppa di cristallo per Fill.
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LA CRONACA DAL DIVANO. A pensar male è peccato, tuttavia, spesso ci si prende. Lo ripeteva uno che di uomini se ne intendeva. Se riandiamo infatti  con la memoria ai giorni del sorteggio degli ottavi non possiamo scodare la prima, calda, impressione: qui ce l’hanno fatta! Già, ma chi ce l’ha fatta?
Quali sono i misteriosi manipolatori di destini pallonari d’Europa? E chi se non i  signori Uefa, ovviamente, i quali davanti al pericolo concreto e imminente di riassegnare all’Italia la quarta di Champion hanno pensato bene di mettersi  fare quattro conti sul ranking.
Poi, un po’ loro, un po’ noi, e l’atteso effetto s’è avverato. La Roma è stata ‘cacciata‘ dal Real; la Juve dal Bayern. Complotto? No, ma molto acume sì. Acume sottile e finalizzato. Da maestri dell’inciucio. I due rigori negati alla Roma nell’andata sono da manuale per aspiranti arbitri di regime; il gol concesso al Bayern nell’andata e quello negato alla Juve nel ritorno sono da epopea del calcio pilotato.
Probabilmente la Roma non è il Real, che a sua volta non è il Real ( terribile) della tradizione ma il Real ( gonfiato ad arte) del tempo mediatico, ma con due rigori in cassaforte, di certo, avrebbe fatto tutt’altra figura. Anche al Bernabeu.  O no? Peggio ancora dicasi per quanto è capitato alla Nostra Signora dirottata  ( dai misteriosi maneggi Uefa) su un campo ( storicamente) imbattile eppure dimostratasi, fino al 91′del ritorno, la più forte tra le due contendenti.
Se la Nostra Signora, si fosse presentata ai minuti finali con un tre a zero o con un tre a uno, regolarmente acquisiti sul campo, forse, gli altri, i teutonici, che nei venti minuti finali ( chissà mai perchè ) vanno il triplo rispetto ai venti minuti iniziali,  non avrebbero  fatto capitolare tanto   agevolmente  la spossata (  e magnifica) armata bianconera? Che dite? I nostri babbei da commento quando si tratta di scendere nel dettaglio concreto snobbano.
Anzi, scherniscono, quasi che in uno sport dove conta fare gol darne ( o negarne) uno o due  ad una squadra piuttosto che ad un’altra sia minuzia, poltiglia da piagnoni, residuo da popolo provinciale.Sì, i babbei da commento. Tanti. Troppi. Tuttavia ci pare molto opportuno l’appello del dg  Marotta: Italiani? Dobbiamo essere più tutelati. Perchè così sarà sempre una partita persa“. Già, ma tutelati da chi: dai babbei da commento, dagli arbitraggi o dai maneggi Uefa? Da chi?

Azzurro: c’è chi lo ‘calpesta’ preferendogli ‘ l’odor dell’erba’; c’è chi, viceversa, lo esalta con imprese degne della sua storia.  Questa volta l’ovazione azzurra va rivolta a Peter Fill, 33 anni, vincitore della Coppa del Mondo di discesa libera. Una grande impresa. Non ci era mai capitato.
Il nostro s’è imposto davanti al ( formidabile e sfortunato) norvegese Svindal e al nostro ( meraviglioso) Paris, che per infortunio non ha potuto partecipare al meglio all’ultima prova. E’ giunto infatti 19°. Ma tanto ci è bastato per issare una volta di più un altro brandello d’azzurro nell’infinito cielo dello sport.

ALTRE DI CALCIO.  Berlusca sarebbe stufo. Come Sandra Mondaini ai tempi della Famiglia Vianello. Già, ma di chi? Del Sinisa oppure da quella masnada di giovanotti impertinenti i quali  ( raccontano) si prendon la  briga di ribattere ad ogni piè sospinto a qualsiasi  decisione del mister, del massaggiatore  e perfino del cuoco? Di chi s’è stufato, tra i tanti suoi sottoposti,  il Berlusca?
Dei sui rampolli da campo, di tutti gli  altri o paradossalmente (pure)  di lui? Di lui medesimo, perchè no?, visto che è di quelli che quando qualcosa non va si guardano tutt’ attorno in cerca d’altrui colpe e colpevoli. Ai Berlusca, infatti, manco li sfiora l’idea che, a volte, essi stessi possono diventare   facitori del bene ma anche del male.
Almeno nella sostanza. Quando, in una famiglia, padre e madre  battibeccano tra loro non possono pensare che i figli non facciano altrettanto. Nella famiglia Milan il battibecco è ormai istituzionalizzato. E questo, inoltre, non è più  il Berlusca ( e il Milan) del quarto di secolo precedente.
Questo, d’oggi, è un inguaribile ‘ il padrone sono mi’ il quale,  più che altro, dà  l’idea di voler passare  il suo tempo da  tombeur des femmes  . Che poi tra lui e la (vera o presunta) partner ci corra un mezzo secolo, praticamente la distanza tra una generazione presente e i suoi trisavoli, poco importa. A lui, ovviamente, che ci può anche fare una battutina sopra, ma non certo agli altri, a tutti gli altri. Ai giovani soprattutto, i quali , a certe distanze generazionali, ancora non hanno rinunciato.
Chiaro è che quando un uomo ha perso la quadra ( la credibilità)  non può trovare più lo stesso ascolto d’un tempo. Anche se continua scendere dal cielo. In elicottero o in mongolfiera. Nella vita ci sono ‘ momenti della verità’  che,   Berlusca o no,  valgono un po’ per tutti, e non solo per Maldini, Zanetti, Del Piero o Totti.
In questi casi bisognerebbe saperli accettare. Con coraggio. Del resto il tempo, che è un vero signore,  non guarda in faccia ad alcuno.  I giovani, infatti, lo temono. Mentre  faticano a temere ( e a rispettare) coloro col trascorrere del tempo cercano di barare. Fragili, teneri, come foglie ingiallite al vento d’autunno.

IL NOSTRO CONTE. Il nostro Conte abbandona la barca azzurra prima ancora d’avere provveduto ad issarla in porto. Andremo all’Europeo con il nostro condottiero già passato ad altra Signoria.  Dicono che gli sia piovuta addosso ( incontenibile) la saudade da ‘ profumo d’erba di campo’. Se ne va quindi ( col suo cipiglio da condottiero epocale) al Chelsea dell’oligarca russo spendaccione, che gli passerà un obolo ( quasi) raddoppiato rispetto a quello del povero Tavecchio.
Il suo tempismo, il suo attaccamento ai colori nazionali,  nonostante le mille finzioni messe in onda in questi ultimi due anni, è da antologia del ‘ savoir faire‘ . Commuove. Carico d’affetti. Mentre l’autorevolezza ( e la credibilità) della Federazione resta confermata sulla linea Abete-Tavecchio.
I nostri imbelli del commento mediatico hanno accettato  il tutto con un sorriso. Ovvio. Qualcuno addirittura ha amminito gli italioti a non far i provinciali ( ?) ma ad imitar Guardiola e i tedeschi del Bayern. Belle fischie, entrambi! Che poi l’Italia,  se ne vada a raccogliere margherite per i campetti rinvigoriti dall’aria di primavera, beh, non dimentichiamoci della Vispa Teresa. Intonando con lei, festanti e giulivi : ” L’ho presa, l’ho presa!”.
Ora un solo desiderata: non andiamo più a cercare Capello e tutti quelli che, come lui, hanno detto ” In Italia, non ci torno più!”. Anche perchè  è forse meglio un decennio sabbatico ( cioè senza gare ) piuttosto che ‘regalare‘ una maglia carica di gloria ( come  due o tre al mondo)  a gente come  ai Conte, Capello etc etc , di turno.

LE ULTIME NEWS DAL DOPING. Sharapova rea confessa: ” Sono positiva, la colpa è mia”. Non ci addentriamo. Aspettiamo solo che si avveri quanto anticipato da Richard Pound, tra i fondatori della Wada ( si veda in fondo pagina),  con l’attesa che  prima o poi cadano nelle reti tese al sole tanti bei nomi di intoccabili seminati un pò dovunque nei cinque continenti e in tutti ( o quasi) gli sport, soprattutto quelli più danarosi.
Dopo russi, giamaicani, kenioti, etiopi, turchi etc etc, infatti, ci aspettiamo  che la ramazza si rivolga anche verso Occidente. Verso la leggiadra Europa dei diritti e della libertà. Dove troppa gloria sportiva appare( sempre più) annerita dal fumo del sospetto.
Infatti noi, per quel che si pote, non siamo dell’avviso di Malagò che annuncia ” Evidentemente, al Mondo, c’è un antidoping che funziona!”. Funziona, sì, ma ( molto) in parte. Semmai di ( piacevole) novità, qui, in questa circostanza,  c’è che se  l’asticella dei controlli si abbassa  in maniera capillare e costante, anche verso ambiti sportivo-agonistici tenuti finora in disparte, ne vengono fuori delle belle. Anche tra gli intoccabili  (  direbbero gli ambientalisti) Panda dello sport.
E che non alloggiano solo in qualche ‘ Stato corrotto’ o geneticamente votato ‘ al doping di Stato’,  come si vorrebbe far credere, ma un pò dovunque. Soprattutto all’interno di quei sacri templi che proteggono  gli sport più danarosi. Quali il calcio,ad esempio, oppure  il basket. Dove in fatto di  corsa, scatti, resistenza  si resta ogni volta di più a bocca aperta. Come i romani davanti ad Asterix e Obelix. Spaventati: ma, quelli lassù,  dove troveranno tanta energia?

Podgba, ha detto che quand’era allo United gli allenamenti sembravano vacanze. Forse, il ragazzo, non si rende conto della domanda che  inevitabilmente   suscita: ” Ma se quelli lassù poco lavorano ( di fisico), come fanno, poi, a correre, scattare, resistere con tanta energia in corpo per 90/120′? “.
Ci sono incontri, infatti,  soprattutto di Coppa, dove i nostri che ( stando alle dichiarazioni su stampa)   si allenano anche due volte al giorno per più giorni la settimana quando vanno al confronto del campo  sembrano le lumachine al cospetto di purosangue o di felini.  Sembrano?

GLI E’CADUTO UN MITO. Stanno intanto per ripartire le Moto Gp. Con i due ‘bravacci’  di Spagna pronti a completare l’opra di disfacimento dell’antico maestro. Al momento fanno i dimessi, con facce accattivanti da prima comunione, pronti a a giurare tante belle cose a parenti e amici. Ma ben sappiamo quel che, i due imberbi  ,  covano nell’animo loro.
Forse qualche ingenuo la penserà diversamente .Qualche ingenuo. Perchè al mondo esistono gli ingenui. Che potrebbero però vedersi a sbattere  ( da un momento all’altro)  in fronte la dura verità. Gli ultimi  test, attualmente, mettono avanti il maiorchino e in difficoltà Marquez, con il maestro di Tavullia  attento a non scivolare. Gli anni passano, si sa. E l’ imponderabile per i vecchietti sta sempre dietro l’angolo. Speriamo, non per lui.
La mamma del maestro a domanda ha risposto: ” Lui gareggia col sorriso. Lui mette tutto in gara e poi dimentica. Lui crede nell’amicizia, nella lealtà, nei valori. Se noi tutti abbiamo commesso un errore? Forse quello di  non  capito cosa stava realmente succedendo “.  Non lo abbiamo capito prima, lo abbiamo visto dopo. Anche se il buon Sancho Panza e l’orribile Dulcinea, ora, ci sono arrivati pure loro. Ob torto collo, si sa, ma ora ci sono arrivati. E tuttavia guardiamo avanti.

 

COPPE EUROPEE? PRATICAMENTE UN DISASTRO! Coppe: praticamente un disastro. Caduta la Nostra Signora, ultimo nostro vero baluardo,  se n’è andata anche la Lazietta di questi tempi. Un disastro che tutti si stanno sbizzarrendo a commentare ( come al solito) a piacimento ( e in ordine sparso) ma che, dal punto di vista effettuale del ranking Uefa ci fa precipitare al quinto posto stagionale, con la perdita (  oramai scontata)  della possibilità di accedere ( fin dal 2017 ) alla quarta di Champions ai danni di angli  ( 3 i punti di distacco all’ultimo rilevamento) oppure di germani ( sei i punti di distacco, sempre all’ultimo rilevamento).

L’attuale  ranking Uefa ( primi quattro posti)  : Spagna 97,713 punti; Germania 77.177; Inghilterra 73.902; Italia 70.272.
Proiezione 2016/2017 ( tolti gli scarti 2011/2012) :  Spagna, 76.856 punti; Germania 61.927; Italia 58.915; Inghilterra 58.659.
Il sorteggio ottavi Europa League ( 10 marzo/17 marzo): Manchester-Liverpool; Borussia D./Tottenham; Siviglia/Basilea; Villareal/Basilea; Bilbao/ Valencia; Fenerbahce/Braga; Shakhtar D/Anderlecht; Sparta Praga/Lazio.

Dalle stelle alle stalle, dunque, e in un batter di ciglio. Inutile spartire colpe, più legittimo chiedersi invece come vengano programmate le nostre squadre nell’ambito europeo verso cui, volenti o nolenti, dovrebbero ( in ogni caso) orientare le loro stagioni. Ad esempio, come può un Napoli ( che già con Benitez aveva incredibilmente regalato  al Rubin un passaggio alla finale scontato), continuare ad offrire prestazioni continentali tanto deludenti e incomprensibili ?
Vero è che gli spagnoli quando si tratta di Coppe riemergono dai loro siti provvisti di energia miracolose, ma benchè il Villareal ( con  i suoi risultati in Liga) fosse di quei rivali da prendere con le pinze, non si capisce come la dirigenza del Ciuccio (  arbitraggi a parte ) abbia condotto i due incontri in programma  con tanta ( palpabile) ‘ leggerezza‘ , quasi snobbandoli, anzi, addirittura dando l’impressione di volersene liberare in fretta piuttosto che di aggiudicarseli.
Forse, all’uso italiano, hanno ancora una volta anteposto lo scudetto all’impegno in Uefa ? E’ stato questo il gran freno che ha ( di nuovo ) negato agli azzurri figli di Partenope  ( un altro) sconcertante percorso in chiave europea?
Ma se così è ,  non è che si insista a farci del male? Perchè ora,  il Napoli, reduce tra l’altro da prestazioni non sempre convincenti, dopo aver salutato la Coppa Italia, rischia  di perdere non solo lo scudetto   ma ( soprattutto)  il secondo o (addirittura) il terzo posto Champions.
Perchè alle sue spalle, con questi primi umori di primavera, che tutto stravolgono, stanno scalpicciando ( nell’ordine) Roma, Viola, Inter e ( perfino) Milan. Più freschi, più smaniosi, più motivati. Le loro crisi se le sono ( bene o male ) già metabolizzate, ed ora, puntano alto. Senza più nulla perdere. Spensierati come tante Vispa Teresa uscite ( ridimensionate) dal lungo sonno invernale.
Altro comportamento sconcertante è stato quello della Viola, che all’andata più che al ritorno ha ‘svenduto‘  la sua ghiotta occasione europea. Che Sousa continui a sbandierare la sua verità d’aver incontrato una delle prime cinque squadre d’Europa non convince nessuno.
Poteva farcela, altrochè, con attenzione, ma poteva farcela. Purtroppo ( di fatto)  ha rinunciato a farcela, anche perchè affrontare gli Angli ( e non soltanto loro) con quel’incedere douce douce non si va da nessuna parte.
Quinti o decimi che siano gli avversari, infatti, poco conta. Peccato, perchè se la Viola avesse eliminato una inglese adesso non staremmo a tremare davanti ad un ranking Uefa stagionale negativo ma ad esultare per risultati che avrebbero segnato, anche solo psicologicamente, un ritorno sul podio  europeo del campionato italiano. Non ci ha potuto dare una mano manco la Nostra Signora. Beffata ( ancora una volta)  dai maneggi Uefa.
Era l’unica squadra al Mondo che poteva mettere sotto il Barca, e forse per questa ( inconfessabile) colpa che i ‘ maneggioni’ ai vertici ( anche) della leggiadra Europa del calcio hanno pensato bene di interrompere ( con sottile perfidia ) la sua parabola di gloria. Gloria vera.

 

 

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NELL’ATTESA DELLA ROSSA. E torniamo, finalmente, a riparlar della ‘rossa’. La nostra idea di bellezza trasferita in un  autodromo. I primi quattro giorni di test in Catalunya sono andati bene. Pure per Kimi, che di solito s’attarda. E così anche i secondi, con lo ‘squalo d’argento‘ però  che non ha ancora gettato la maschera.
Vettel, semmai, ha continuato con le soft ed è stato il più veloce. E comunque la spocchia anglo-tedesca continua.
Nei sorrisini riapparsi dell’ingrato Niki. E in tanti altri dettagli lasciati volutamente in sospeso. Beati loro, questi irreprensibili  devoti  del Gaefa ( il Destino) ; altri, invece, sotto l’Alpe, che di ambasce ne han tante, sono anni che non chiudono occhio. Tanto che l’uomo dal maglioncino nero non lesina ammonimenti :  ” Al lavoro, al lavoro – grida senza sosta – , perchè già in Australia  vogliamo salire sul gradino più alto del podio”.

Ma chissà se gli dei perdutamente innamorati della ‘rossa’ lo ascolteranno? Chissà? Perchè, visto che anche tra gli dei esist0no  fazioni, nulla va dato per scontato. E’ accaduto tante volte, in ere lontane, ovvio, come durante la guerra di Troia, mai obliata. Piuttosto, chissà chi prevarrà tra loro? Chissà? Il quesito è meraviglioso.
Inebriante. Perfino da romanzo giallo. E’ questo, comunque, il bello di una storia sportiva che l’intramontabile Bernie  si sforza a tutti i costi di voler complicare.
Perchè il problema vero della F1 non ci pare sia il suo, ovvero  quello di voler  cambiar i regolamenti ad ogni piè sospinto, ma solo quello di (ri)dare  alla ‘rossa’ la possibilità di (ri)fare la propria gara. Poi, come sappiamo, ci penserà lei a scrivere  pagine o solo banali o di storia o  da leggenda.
Intanto siamo ( sempre più) curiosi a chi assegnerà i suoi oscar l’amabile Leo  Turrini, Sky,  quali il ‘Gododendro‘( per i migliori) , ‘Rododendro’ ( per i più rosiconi) e ‘ Alla carlona’ ( per i più faciloni). Di entrambi i riconoscimenti in negativo  ci auguriamo ( senza offesa per alcuno ) che lo sburone Hamilton e l’ingrato Niki (tanto svelto a rifar capolino) possano farne l’ indigestione.

IL RATING INGENEROSO  DELLA ( SEMPRE)  SOTTOSTIMATA ITALIA. Finalmente qualcuno ci arriva in soccorso! Sono anni, infatti, che mal sopportiamo il vezzo di alcune nostre èlite ( si fa per dire) che non aspettano altro che sparlare a ruota libera  del proprio Paese. Come sia nata questa voga non è dato a sapere. Certo è che fa i suoi danni, ben più profondi e vasti di quel che si è portati normalmente a credere.
” C’è infatti da noi – annota Marco Forti su Il Sole24Ore - un diffuso ‘nocciolo duro’ che non esita ad essere sempre in prima linea nel definire l’Italia ‘ a rischio default‘, non diversamente da come farebbe un  qualunque ‘falco’ o anche un semplice straniero pieno di pregiudizi sul nostro Paese. In questo, noi Italiani, siamo abbastanza unici perchè nelle altre nazioni invece si guardano bene dal dipingere i loro debiti pubblici come ‘ pericoli’ e dal farsi cattiva pubblicità”.

Al nostro Paese, la fantomatica S&P, assegna un miserrimo BBB-, più o meno come la Romania. E noi, tutti zitti, e a testa bassa, pronti a sputarci in faccia piuttosto che andare a prendere ‘ per il collo’ come meriterebbe l’ineffabile agenzia americana, e darle una lezione sul come bene  rovistar  nelle casse altrui. S&P, infatti, non considera una economia reale solida come poche altre, una ricchezza privata record e una posizione finanziaria netta garantita.
Come dire che, a noi, gli argomenti per  farci intendere come si deve non mancano. Sarebbe quindi ora che gli Italiani – suggerisce Fortis - diventassero un poco più avvocati del loro debito pubblico. Usato da altri, aggiungiamo noi, in buona sostanza,  per ricattarci e impoverirci.
” Infatti con ratings migliori – conclude Fortis, dopo una dettagliata e attenta analisi complessiva  - come minimo pagheremmo meno interessi, gli investitori scommetterebbero di più sulle nostre imprese e sulle nostre banche, difenderemmo meglio i nostri stessi risparmi e ci guadagneremmo anche in potenziale crescita”. Detto questo, tutto vero, anzi verissimo, che vogliamo fare noi?  Vogliamo continuare, ridendo e cantando,  sospinti da quell’insulta e snobistica onda esterofila,  a dipingerci semplicemente come gli abitanti di un Paese ( eternamente) a rischio default? Default sempre e ovunque ( sport compreso) . Prostrando com’è d’uso (  per certi lor signori) , da qualche decennio almeno  a questa parte, soltanto il retro?

SPECIALE POUND ( WADA)  ( continuiamo a lasciar questo pezzo per l’importanza estrema dell’argomento. Sul quale molto facilmente si ricorre all’indifferenza e all’oblio).

Circola tuttora, su Sky, una coraggiosa  ( ed ampia) intervista a Richard Pound, tra i fondatori della Wada e attuale presidente dellaCommissione antidoping, che ( in ore accessibili ) dovrebbe essere trasmessa e ritrasmessa ( a nostro modesto avviso) su tutti i media del Globo. La testimonianza dell’autorevole esponente dell’Agenzia mondiale antidoping certifica infatti quanto si va ormai dicendo da almeno  un decennio  sulle pratiche in uso nello sport mondiale col fine di raggiungere altissimi  risultati a tutti i costi.

In proposito, visto che una legge antidoping  planetaria non esiste,  ci sono paesi,  ben oltre gli ultimi ‘pizzicati‘ ai controlli, e comunque tuttora al di sopra d’ogni sospetto, i quali,  imperterriti, continuano a mandare in gara atleti  ( assolutamente) indegni.
La lotta, sottolinea mister Pound, è resa difficile dall’omertà che vige un po’ in tutti gli sport e a tutte le latitudini con relativa copertura politica. Alle Federazioni danno fastidio i controlli e le positività; mentre ai Governi non garbano atleti medagliati ( o vincenti) poi dichiarati ‘ dopati‘. C’è una realtà, insomma, triste, vigliacca, reiterata, che va coperta a tutti i costi, quasi quasi, non esistesse neppure. E’ il solito giochino del gettare la polvere sotto i tappeti.
Che solo in pochi paesi trova qualche ostacolo, tipo l’Italia, la bistrattata Italia, che però quando si tratta di guardarsi allo specchio e dirsi come vanno le cose non fa sconti a nessuno. Sia chiaro, non è che da noi vada tutto ok; l’intervista sulla ‘rosea‘ a Guariniello lo spiega. Senza indicare i bravi e i meno bravi. Chiaramente. E tuttavia, pare proprio che vada meglio da noi che in altri celebrati paesi plurivincitori dove il coraggio ( e il controllo)  manca.

E’ il caso della Spagna, più volte chiacchierata ma mai apertamente tirata in ballo, dove 223 sacche di sangue acquisite nella Operacion Puerto che ha coinvolto il magico dottor Fuentes  sono state sottratte ( per il momento, in attesa dei risultati del ricorso)  al controllo della Wada. Le misteriose parole della moglie del medico spagnolo ( ai tempi del processo-farsa) sembrano acufeni nelle povere orecchie di chi le ha lette.
Mister  Pound non tralascia  inoltre  i casi più eclatanti, e tollerati per anni. Come quello del ciclista Hamilton. Come quelli relativi a certi incontri di calcio dove, a fronte di allenamenti ‘leggeri‘, si viaggia , poi, sul campo,  a velocità della luce e per tempi prolungati. Qui, ad esempio, è difficile escludere  ” l’uso in corso di sostanze dopanti”.
Ma dove sono passati i controlli di cui le autorità calcistiche giuravano (e giurano )  ogni volta di svolgere regolarmente? Già, vhe ne è degli sbandierati controlli?
” Quando nell’estate 1998 uscì la famosa intervista con la denuncia di Zeman, mi attivai – ricorda Raffaele Guariniello, magistrato – perchè coordinavo il gruppo tutela della salute. Subito corsero da me i rappresentanti delle più importanti istituzioni sportive, a partire dal Coni. Tutti mi rassicurarono, mi dissero di stare tranquillo perchè nel calcio si facevano controlli antidoping, non a decine, ma a migliaia.
Sulle prime pensai che fossero tutte fantasie ( di Zeman ), ma per scrupolo mandai la Polizia giudiziaria al Laboratorio dell’Acqua Acetosa a Roma. Sentimmo le persone, guardammo i documenti e facemmo una scoperta sensazionale : le analisi venivano fatte, ma le sostanze dopanti, in particolare gli anabolizzanti, non venivano cercate. Per forza i risultati non evidenziavano nulla. Avvisai il responsabili medico del Cio e feci la segnalazione formale che portò alla chiusura dell’Acqua Acetosa, per anni”.

 

 

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