Ravenna. Mezzano. Incontro pubblico e intitolazione di due giardini in omaggio a Camilla Ravera e Argentina Bonetti Altobelli.

Ravenna. Mezzano. Incontro pubblico e intitolazione di due giardini in omaggio a Camilla Ravera e Argentina Bonetti Altobelli.
Camilla Ravera

RAVENNA. Sabato, 19 marzo, a Mezzano sarà reso omaggio alle figure di Camilla Ravera (Acqui Terme 1889 – Roma 1988) e Argentina Bonetti Altobelli (Imola 1866 – Roma 1942).

La prima aderì al Partito comunista fin dalla sua nascita, nel 1921; fu tra l’altro dirigente dell’Udi, deputata nelle fila del Pci tra il 1948 e il 1958; nel 1982 venne nominata da Pertini, prima donna in Italia, senatrice a vita.

Argentina Bonetti Altobelli è stata una prestigiosa figura del sindacalismo italiano; nel 1901 fu tra i fondatori della Federterra emiliana; dal 1908 entrò a far parte della direzione del Partito socialista; nel 1912 fu designata dal governo nel Consiglio Direttivo della Cassa Nazionale Infortuni in rappresentanza dei lavoratori agricoli.

Alle 9.30 di sabato nella sala polivalente dell’ufficio decentrato di Mezzano, in piazza della Repubblica 7, è in programma l’incontro pubblico ‘Un ricordo di Camilla e Argentina’, presieduto dall’assessora alle Politiche e cultura di genere Giovanna Piaia e al quale interverranno Anna Salfi, presidente della Fondazione Argentina Altobelli di Bologna, Ada Sangiorgi, insegnante e rappresentante dell’Udi, Giuseppe Masetti, direttore dell’Istituto storico della Resistenza.

Dalle 11, nel corso di due brevi cerimonie alle quali interverranno l’assessore ai Servizi demografici Massimo Cameliani e la presidente del consiglio territoriale di Mezzano Gloria Natali, l’area verde prospiciente piazza John Lennon sarà intitolata a Camilla Ravera; quella prospiciente via Malatesta ad Argentina Bonetti Altobelli. 

La targa dedicata a Camilla Ravera riporta una sua frase e i momenti più significativi della sua vita: ‘Io trovavo in quei circoli un mondo semplice e onesto: il mondo del lavoro impegnato nella sua lotta di liberazione; vi scorgevo un primo elementare apparire di convivenza umana limpida e solidale, che mi ridava fiducia nella storia dell’uomo, nella possibile costruzione di una società giusta, libera, fraterna, nel suo inarrestabile cammino  verso conquiste sempre più alte e più ricche di beni e di sapere. Giovane insegnante piemontese a trent’anni si iscrisse al partito socialista, collaborando con Gramsci alla rivista L’Ordine Nuovo. Fin dal 1921 aderì al Partito comunista, per il quale assunse la guida dell’organizzazione femminile e di cui divenne nel 1927 Segretario generale. Arrestata dalla polizia fascista nel luglio del 1930, fu condannata alla pena di 15 anni, di cui 13 scontati fra il carcere e il confino di Ponza e Ventotene. Dopo aver partecipato alla Resistenza piemontese, nel dopoguerra proseguì il suo impegno politico, prima come dirigente dell’ UDI, poi come deputata nelle fila del P.C.I.  tra il 1948 e il 1958. Nel 1982 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini la nominò, prima donna in Italia, Senatrice a vita’.

E anche la targa per Argentina Bonetti Altobelli contiene una sua riflessione e le fasi più importanti del suo percorso di vita: ‘Abbracciai il Socialismo come una religione perché sognavo la giustizia per gli uomini, la solidarietà e l’amore. Prestigiosa figura del sindacalismo italiano dedicò l’impegno di una vita alle organizzazioni economiche e sociali dei lavoratori agricoli e alla causa dell’emancipazione femminile. Fin da giovane aderì alla corrente del socialismo riformista padano, facendosi apprezzare per i numerose interventi a tutela del lavoro femminile e minorile. Nel 1901 fu tra i fondatori della Federterra emiliana di cui pochi anni dopo divenne segretaria nazionale per quasi vent’anni. Dal 1908 entrò a far parte della Direzione del partito socialista, partecipando a vari congressi internazionali delle donne. Nel 1912 fu designata dal governo nel Consiglio Direttivo della Cassa Nazionale Infortuni in rappresentanza dei lavoratori agricoli. Fieramente antifascista si spense a Roma nel 1942, dove si era trasferita vivendo di umili lavori, invisa alla dittatura del regime’.

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