Santarcangelo. Tullio De Mauro è cittadino onorario di Santarcangelo nel 96° della nascita di Tonino Guerra.

Santarcangelo. Tullio De Mauro è cittadino onorario di Santarcangelo nel 96° della nascita di Tonino Guerra.
Tullio De Mauro filosofo

SANTARCANGELO. Il professor Tullio De Mauro è cittadino onorario di Santarcangelo. La cerimonia di conferimento si è svolta ieri sera (giovedì 16 marzo) nella sala consiliare ‘Maria Cristina Garattoni’ nell’ambito delle ‘Giornate per Tonino’ (16-21 marzo 2016). Nel 96° anniversario della nascita di Tonino Guerra, il sindaco Alice Parma ha conferito la cittadinanza onoraria al professor De Mauro, attribuita dal Consiglio comunale del 24 febbraio scorso, dopo un breve intervento di saluto, seguito dalla presentazione di Ennio Grassi che ha introdotto la figura del grande linguista con un ricco excursus della sua carriera accademica e delle sue opere più significative.

Ringraziando il sindaco e la comunità di Santarcangelo per il conferimento della cittadinanza onoraria, il professor De Mauro è quindi intervenuto sul tema ‘Realtà e forza delle radici dialettali nella cultura italiana: ieri, oggi, domani. Ripensando al seminario di Santarcangelo nel 1973′. Di seguito ne offriamo una sintesi: l’intervento video integrale è disponibile sul canale YouTube dell’Amministrazione comunale, unitamente alla presentazione di Ennio Grassi e al saluto di Lora Guerra.

‘Per cominciare a capire che significato ha la tradizione dialettale – ha detto in sostanza Tullio De Mauro – dobbiamo partire da cosa intendiamo per cultura, perché ciò che chiamiamo cultura, sostantivo singolare, è qualcosa di complicato: c’è la cultura della vita materiale, quotidiana, che chiamiamo cultura della sopravvivenza; la cultura delle tecniche, relativa a quello che sappiamo fare e costruire; poi c’è la cultura ‘alta’, quella del sapere scientifico, della letteratura e della filosofia, quella che si definisce la cultura per eccellenza. E quindi chiamiamo ‘colto’ chi ha una vasta conoscenza della cultura alta, che conosce filosofi, romanzieri, poeti, registi, artisti. Ma le cose non stanno così, perché tutti condividono la cultura nel senso più ampio, la cultura come insieme di tutto ciò che abbiamo costruito nella storia, comprese le cose più elementari a cui partecipano tutti gli esseri umani. Ciò che chiamiamo dialetto, tutti i dialetti, hanno avuto a che fare con i diversi strati della cultura italiana, sono stati la realtà a cui affidavamo i nostri pensieri, per vivere insieme. Una presenza quotidiana, costante: abbiamo convissuto con i nostri dialetti, mentre l’italiano, per lungo tempo, è stato una realtà estranea, una realtà di scuola, specialmente nelle forme in cui ci veniva proposta. Un dialetto eletto a lingua nazionale: il toscano, più precisamente il fiorentino, che la scuola aveva il compito di diffondere tra la popolazione, sradicando i dialetti. Questa battaglia è durata a lungo dopo l’unificazione del Paese: ancora nel dopoguerra, nei programmi scolastici era scritto che l’insegnante poteva tollerare ‘qualche parola’ dialettale da parte degli alunni, ma niente di più. E anche la cultura letteraria non era aperta a riconoscere l’importanza dei dialetti: oggi ricordiamo Croce, Gramsci e Contini, che davano già allora pieno riconoscimento al dialetto, ma il loro pensiero era controcorrente. Le cose cominciano a cambiare solo negli anni Sessanta, anche grazie all’uso che il cinema e la letteratura facevano dei dialetti. Si iniziava a capire che i dialetti erano in grado di ‘dire’ alcune cose meglio dell’italiano, e lo sono ancora, sono più radicati nel presente di quanto non si creda, anche se periodicamente qualcuno sostiene che i dialetti stanno per morire. Questa tesi viene ripetuta da decenni, il che significa che in qualche modo i dialetti continuano a vivere. In quel movimento composito cominciato negli anni Sessanta si inserisce anche l’esperienza santarcangiolese, il seminario messo in piedi da Rina Macrelli raccogliendo il progetto della scuola serale e l’idea di Tonino Guerra. Un mescolarsi di spinte che ha portato Rina a ideare un seminario da subito diventato un punto di riferimento importante, per incoraggiare studiosi e insegnanti alla riscoperta del dialetto’.

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