Non solo sport. La ‘rossa’ fuma; Vale ‘inforca’ un ciclomotore. Intanto il conte Dracula vola in Albione.

Non solo sport. La ‘rossa’ fuma; Vale ‘inforca’ un ciclomotore. Intanto il conte Dracula vola in Albione.
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LA CRONACA DAL DIVANO. La ‘rosea‘ ha compiuto 120 anni. E per celebrare il compleanno ha cambiato colore: non più ‘rosa’ infatti ma ‘verde‘, anzi, ‘verdino‘. Con la solita accattivante veste grafica, i bei servizi, i tanti ‘collegamenti‘ con lo sport del Pianeta. Abbiamo sempre pensato che senza la ‘rosea’ non ci si sta. Anche perchè con gli anni  è diventata  un po’ come una preghiera quotidiana, dalla quale è impossibile astenersi.
Per celebrare l’anniversario la ‘rosea’ ha anche indetto il ( doppio) referendum sulla ‘ leggenda delle leggende‘. Da buona vestale custode da sempre del sacro fuoco dello sport non ha dimenticato ( in linea di massima) alcuna storia. Alla fine sono arrivati, nel tabellone 1, Maradona ( che ha battuto Coppi) e Muhamed Alì ( che ha battuto Owens); nel tabellone 2, Rossi ( che ha battuto Jordan) e Mennea ( che ha battuto Muhamed Alì).  Alla fine le ‘ leggenda delle leggende’ sono risultati, per il tabellone 1, Muhamed Alì; per il tabellone 2, Rossi.

Risultato che ci sta. Anche se ad essere determinante è stato ancora una volta il tempo. Anzi, la memoria di quelle storie e di quei personaggi. Sorprendenti, infatti, sono state le citazioni Nivola ( Alesi) e Coppi ( redazione). Alì e Rossi appartengono ad un passato ancora recente ed ad un presente ancora in movimento. Owens e Coppi sono invece i grandi miti d’un passato ormai lontano, anche se non  remoto.
Le loro imprese sono state uniche. Anche perchè hanno valicato la semplice dimensione sportiva per riversarsi su quanto di urgente accadeva nel Mondo. Anche Alì, in fondo, può essere assimilato ai grandi vecchi. Il fatto che abbia battuto Maradona che ha sua volta aveva battuto Coppi, la dice lunga  sul peso crescente dello sport e delle sue icone sulla vita quotidiana di interi popoli. E, oggi, grazie ad una informazione (mostruosamente)  capillare, perfino dell’intero Pianeta.

E L’ARMATA SE NE VA.Addio mia bella, addio! L’armata se ne va, e se non partissi anch’io sarebbe una viltà”. Così cantavano i nostri soldati in partenza per il fronte. Parafrasando, al momento,  la celebre canzone militare si potrebbe ottenere questo: ” Addio, mio bello addio!  Il conte Dracula se ne va, e se non lo seguissimo anche noi saremmo scemi …“.
Son questi i canti che s’espandono in questi giorni dai pulpiti mediatici nostrani, dove quando uno dei nostri abbandona il Bel Paese si fa festa. Ovvio, per un popolo di migranti, che ogni tanto torna a migrare. Solo che una volta se ne andavano muratori, cuochi e perfino  grandi futuri giocatori ancora nel grembo delle loro madri, oggi, invece, se ne vanno tutti. E in ispecie gli allenatori. Di pallone, ma anche di basket, pallavolo, pallanuoto etc.
Allenatori come il terribile conte Dracula. Per due anni sposo dell’Italia azzurra ma con il pensiero fisso all’ amante in Albione. Anche perchè, lassù,  in quelle isole oggi  ricolme di danari, dopo aver visto come un buon mister ( Ranieri), mettendo con qualche giudizio e pochi spiccioli una squadra in campo, riesca a portare  nella bacheca del  Leicester – Carpi  la tanto celebrata Premier, stanno evidentemente pensando che  è meglio puntare su un italiota che sul loro sangue blu .
Nel frattempo la procura di Cremona ha chiesto 6 mesi per il conte Dracula. Mentre l’oligarca russo del petrolio gli  ha staccato un assegno di venti milioni ( ex 40 miliardi di vecchie lire) per tre anni.  Si mettessero  d’accordo, almeno, tra la Procura di Cremona, il conte Dracula  e l’oligarca  russo. In pratica , il nostro, sarà chiamato a   fare miracoli. Tanti di più di quelli di  Ranieri. Tanti di più. Con quel che gli passa il convento. Ahi noi: potessimo leggere nel futuro!

I MALDINI. Forse non tutti sanno che in casa Maldini sono stipate più Coppe dei Campioni ( e Champions) che non nella bacheca del celebratissimo Barca. Una prima Coppa l’ha portata a casa Cesare, le altre cinque Paolo. Sei, dunque,  contro le cinque del Barca. Inoltre, sempre Cesare e Paolo, si sono aggiudicati 11 scudetti ( rispettivamente 4 e 7 ) e altri importanti trofei. Cesare, ad esempio, ha condotto l’Under 21 al titolo europeo per ben tre volte.
Cifre impressionanti, come s’usa dire oggi, da veri primattori sulla scena del calcio mondiale. Cesare, ci ha lasciati. Aveva compiuto 84 anni. E’ volato, probabilmente, ad abbracciare Rocco e Rubini, altri due grandi e indimenticati sportivi triestini.
Come sarà indimenticato lui, l’elegante e amabile Cesare, perno difensivo d’una formazione  rossonera che nel 1968/69 incantò il mondo del pallone. Rompendo di fatto e definitivamente l’interminabile  dittatura dei Blancos che, in epoca d’archeologia pedatoria europea,  s’erano aggiudicati ben sei Coppe dei Campioni ( ora Champions).
Ci hanno abituati, fin da piccoli, e già da secoli, a guardare al di là dell’Alpi come ad mondo di democrazia, libertà, pulizia morale. Fratelli maggiori, insomma, da imitare, devotamente, spogliandoci al contempo dei nostri mille limiti e difetti di cultura cattolica romana. Molti ci hanno creduto.
Molti però si stanno ricredendo. Forse, loro, quelli lassù, non sono mai stati  quel che volevano far credere e , noi, quaggiù, non siamo poi così male come si è lasciato credere per molti decenni. L’atteggiamento  dell’Altrove nei confronti di fenomeni caratterizzanti l’epoca globale, come l’immigrazione e l’integrazione,  non è da fratelli maggiori. Anzi. Tutt’altro. Inoltre, la sequenza di scandali che esalano faticosamente da sotto i tappeti, lascia interdetti.
Fifa, doping  ( l’ultimo coinvolgimento tira  in ballo  gli inglesi, vedi Sunday Time), evasione in accomodanti paradisi fiscali etc etc sono indicatori d’una moralità e di una legalità di facciata. Noi, del Bel Paese,  spesso bistrattati ma  abituati da sempre a combattere ogni male sociale, con molti caduti sul campo, e con tanta gente brava costretta a subire i pochi che la vessano arbitrariamente, abbiamo appreso come pochi altri a guardare  faccia al bene e al male. Senza ipocrisie e riguardi. Per nessuno. E contrariamente a quel che si  fa  credere. Perchè nelle  case  del Belpaese non si ama spazzare la polvere sotto i tappeti.
Da noi, semmai, s’aprono le  finestre, tante, tantissime,   le quali , se attraversate dal sole, ciacolano  (  rumorosamente ) col mondo. Nell’inchiesta sull’evasione fiscale tuttora in corso  sono coinvolti  personaggi più o meno noti d’ogni angolo della Terra: cinesi, inglesi, russi, argentini etc etc e, ovviamente, anche tanti italioti.
Ci mancherebbe. I quali, circa 800, pur di evadere,  si sposterebbero anche fuor della galassia.
Aspettiamo, di conoscerli. Anche se temiamo, purtroppo, che  siano i soliti noti. Avidi ed infingardi. Lustrati e profumati. Beati e sorridenti. Quel che è certo però è che, da noi, non finiranno mai a far da  polvere sotto i tappeti. Anche si dovesse commettere qualche esagerazione nello sputtanarli.

TRA ROSSA E ROSSI.  Weekend sfigato. Per la ‘rossa’ e per Rossi. La prima, con il suo top driver, s’è sbruciacchiata ancor prima ancora via; il secondo, dopo un innocente cambio moto, da sverniciatore potenziale è diventato sverniciato reale, e senza che qualcuno abbia spiegato l’inopinata metamorfosi.
Roba da fare incacchiare … pure  i morti. Non è possibile, infatti, gettare al macero con tanta facilità  tanto alloro. Sì, perchè sia Vettel sia  Valentino, avevano in mano la possibilità di salire ( rispettivamente)  sul grandino più alto del podio, eppure, qualcosa e qualcuno, ha fatto in modo che ciò non accadesse. Roba da non credere. Roba rara. Da giallista. Eppure è accaduta. Ma andiamo con ordine.
LA ROSSA. Non ha iniziato manco la gara la ‘rossa’ di Vettel. S’è affumicata nel giro di ricognizione. Lasciando il passo al compagno, che da buon lupo del nord ci ha messo qualche minuto prima di carburare. Poi, fino alla fine, giungendo secondo dietro a Rosberg per una manciata di secondi, ha alimentato un solo rimpianto: se Vettel non avesse ‘ fumato‘ come sarebbe andato a finire il secondo ‘duello’ della stagione? Quel che è certo è che non si sono più visti deambulare per il paddock i soliti ‘sburoncini’ travestiti da re del Golfo e i cari ‘ridolini‘ appollaiati nella penombra. Sta forse cambiando la direzione del vento ?
IL NOSTRO ROSSI. Non ci fosse stato Iannone, al nostro Vale sarebbe toccata di certo la quarta piazza. Eppure, poco prima del fatale cambio di moto, il Maestro aveva incominciato a prendere a sculacciate l’imberbe allievo ribelle. Che abbiano combinato alla Yamaha lo sanno solo loro.
Quando il nostro Vale è ripartito per la seconda parte d’una gara semi bagnata sembrava essere stato fornito più di un ciclomotore che di una MotoGp. Incredibile! Che peccato! Punti gettati al macero! Non bastavano i  Marquez ( miracolato ) e i Lorenzo ( caduto), che ci si son messi in mezzo anche i suoi. Anzi, i nostri. Fi(da)ti?

INCHIESTA ‘ROSEA. Impietosa, anzi cattiva,  la recente inchiesta della ’rosea’ sul calcio italiano ed europeo: ” Nessuna italiana tiene ormai il passo delle big europee. Fuori i numeri: Real, Barca e United viaggiano addirittura sui 400 milioni di costi tra stipendi e ammortamenti, la Juve sui 250, il Milan sui 200, Roma e Inter sui 170. Per questo i campioni non abitano più qui. O meglio, qualcuno ci degna ancora della sua presenza ma in cuor suo sa che prima o poi spiccherà il volo”.
Un quadro, questo,  che invita ad abbandonare il calcio. Almeno quello professionistico, ex miliardario, e ora in apparente rischio fallimento. Potevamo riagguantare la quarta di Champions e ce la siamo fatta volar via. Con noncuranza. Forse, non per niente gli stadi ( in generale ) si sono ( pressochè )  svuotati e quelli ( delle gloriose bandiere ) ridotti al minimo di presenze. Come frequentare infatti rettangoli verdi orfani di materia prima?  Ovvero, di quei campioni che fan sognare,  e che , da che calcio è calcio , sono la vera anima dell’intero spettacolo calcistico? E perchè i campioni volano via dai campi verdi del Bel Paese? I danari, come sempre, c’entrano ma non son tutto, anche perchè quelli si accumulano dov’è più facile accumularsi. A l0ro discrezione. Gli inglesi, in questo, sul come accumularli,  insegnano al Mondo. Non a noi, ovviamente, prigionieri di ‘tare’ ataviche che nessuno riesce più a cancellare. Noi, oberati da scarso peso politico ( anche internazionale), da scarse capacità di governo del movimento, da comunicazioni ( prevalentemente) esterofile con l’erba degli altri sempre e comunque più verde, da scarsa volontà di rafforzare i vivai e di provvedere a nuovi e più adeguati impianti. I ‘capaci’ , i ‘volenterosi‘, ormai, in questo nostro contesto dal destino già segnato, sembrano cani sciolti in mezzo ad un mare di incapaci ed imbelli, sciccosi  ad accavallare con tanta grazia le loro auguste coscette in qualche anfratto mediatico senza  però apportare qualcosa di realmente valido. Sono anni che disputano  ( o fingono  di farlo)   sulla sicurezza negli stadi, eppure, tra un palleggio e l’altro, poco o nulla son riusciti a cambiare.
A tutt’oggi, chi si reca allo stadio, soprattutto con la famiglia o tra ragazzi, lo fa sempre con qualche riserva e timore. Tanto che,  quella che avrebbe dovuto essere una festa,  si trasforma bene e spesso in un incubo dal quale stare alla larga. E allora: perchè continuare  a soffrire per questo calcio in caduta libera? Sempre più povero. Sempre meno sicuro. Sempre più bistrattato anche quando non lo merita.
Infatti, perchè ‘autosminuire’ i due ‘preziosi‘ rigori negati col Real alla Roma ( andata) ? Perchè accettare con tanta soddisfazione un gol non regolare  ( andata) e regolare ma annullato ( ritorno)  alla Juve? Perchè questi trattamenti  da noi sono accolti con gioia e dileggio piuttosto che con l’intento di farsi rispettare? Come fan gli altri, tutti gli altri, in Europa, soprattutto se potenti? Noi, di certo, come la Roma e la Juve, una volta finiti sotto pressione, ci mettiamo sempre e comunque del nostro, per peggiorare le cose; e tuttavia non veniteci a dire che, Real e non Real,  con due gol annullati ed  un altro non concesso il risultato resti lo stesso .
Buon per noi però che qualcuno, un tedesco, capitano della Nazionale campione del Mondo che di recente ci ha sverniciato ( 4-1), consoli i novelli  derelitti con tanto garbo:  ” Il calcio italiano ? E’ solo sottovalutato“. Già, ma da chi? Che voglia di volare in altri lidi!

 

CAMPIONATO DI CALCIO. XXXI GIORNATA. ( sabato 2 aprile) Carpi-Sassuolo 1-3( ore 18), Juve- Empoli 1-0 ( ore 20,45); ( domenica 3 aprile) Udinese-Napoli   3-1 ( ore 12,30), Atalanta-Milan 1-2  ( ore 15), Chievo- Palermo 3-1, Fiorentina-Sampdoria 1-1 , Genoa-Frosinone 4-0, Lazio-Roma 1-4, Inter-Torino 1-2 ( ore 20,45); ( lunedì 4 aprile) Bologna-Verona 0-1 ( ore 20,45).
LA CLASSIFICA. Juve, punti 73; Napoli , 67; Roma, 63; Fiorentina, 56;  Inter, 55; Milan, 49; Sassuolo, 48… Carpi,28; Palermo,28; Frosinone,27; Verona,19.
I MARCATORI. 30 reti Higuain  ( 3,Napoli); 14 reti, Dybala ( 3,Juve), Bacca ( 1,Milan).
IL PROSSIMO TURNO XXXII GIORNATA. ( sabato 9 aprile) Frosinone-Inter ( ore 15), Chievo-Carpi ( ore 18), Sassuolo-Genoa ( ore 18), Milan-Juve ( ore 20,45); ( domenica 10 aprile) Empoli-Fiorentina (ore 12,30),  Napoli-Verona ( ore 15), Samp-Udinese

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