Non solo calcio. L’addio alla bella e brava Flavia. Rossi e la ‘rossa’ non demordono. Mancio, in partenza?

Non solo calcio. L’addio alla bella e brava Flavia. Rossi e la ‘rossa’ non demordono. Mancio, in partenza?
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LA CRONACA DAL DIVANO. Weekend sportivo davvero intenso. Serie A, Liga, Premier, Bundesliga , per il calcio; Mancio e altri per il ( sempre vivo) Calciomercato;  Giro d’Italia, per il ciclismo; Internazionali d’Italia, per il tennis ; Modena, campione d’Italia, per il volley; Schwazer, campione mondiale, per la marcia e, soprattutto, il duello Vale-Lorenzo-Marquez, per le moto.

Per il calcio, c’è solo da tirare le somme: chi al secondo posto tra Napoli e Roma; chi nell’ inferno ( con paracadute) della serie B tra Carpi e Palermo? Per il Calciomercato invece, non se ne sta in pace il Mancio da Jesi, che ha l’80% di restare nella Beneamata; si diparte ( tra gli applausi)  dall’Aquila lotitiana l’alemanno Klose; annuncia invece un suo ( possibile) ritorno in rossonero il solito, imprevedibile e unico, Ibra, bosniaco con passaporto svedese.
Il Giro ha lasciato ( dopo tre tappe) l’accogliente e festoso  paese del tulipani per volare in Calabria, per l’avvio della parte vera del Giro. Negli Internazionali d’Italia, incastonati in una cornice rara al Mondo, continua la moria d’Italiani. Mentre avanza re Federer e si attende il principe Djoko. E si è poro il saluto commosso e grato alla bella e brava Flavia, nel suo addio al tennis giocato.
Schwazer, il marciatore, dopo il titolo mondiale conquistato di recente a Roma, continua a far parlare di sè. Qualcuno vorrebbe far passare la sua vicenda come quelle da libro Cuore; ma sono in molti a nicchiare, a non beccare,  anche dentro l’universo azzurro. Malagò, presidente Coni, nella circostanza, ha alzato i toni: ” Basta con le polemiche, vediamo ora solo  quel che sarà in grado di fare“.

VALE E LORY. Uno ha sui trenta, l’altro sui quaranta. Uno è al culmine della maturità, l’altro nella parabola discendente. Eppure, se li guarda in pista, a Vale e Lory, sembra che abbiam gettato al macero le loro rispettive carte d’identità. Sì, perchè sembran centauri senza tempo. Ai quali tutti s’inchinano. Dicon per via delle loro moto che hanno meglio digerito le nuove Michelin; dicono, perchè in realtà non è che anche loro  non abbiano avuto problemi con le gomme. Vale, addirittura, se n’è andato a gambe levate prima di Jerez, ma poi, s’è ripreso. Ha capito. s’è adattato. Ha trionfato. E anche in Francia, pur non giungendo sul podio più alto, se l’è cavata con un onorevole secondo posto. Ora, tra lui, Marquez e Lory, ci sono solo pochi punticini. Colmabili, a partire dal mitico Mugello.
MARCHIONNE NON CI STA.  Ha tutta l’aria del ductator d’antico lignaggio, il Marchionne, presidente Ferrari dall’intoccabile maglioncino blu. Per lui il campionato di F1 deve ancora iniziare. La sfiga, infatti, passa. E allora si potrà davvero misurare il distacco della ‘rossa’ da quelle veloci ‘ frecce d’argento‘, diventate più umane da quando a portarle alla vittoria è un ragazzo dal sorriso d’uno che non ha frontiere.
Qui i distacchi sono enormi, tra Rosberg, Hamilton, Vettel. Ma son stati solo quattro i Gp, ne restano 17, se non erriamo. Tanti. Troppi per darla già di vinta alle power unit di Stoccarda. Probabilmente, quindi, il bello deve ancora venire. Nivola, nel 1935, su una rossa Alfa P3, superò le ‘frecce’ nell’ultime curve dell’ultimo giro. Chi pilota quella macchinina rossa questo deve saperlo. Perchè a chi è concesso il privilegio di montarla non son chieste prestazioni normali. Ma ( solo) memorabili.

ALTRE LEGGENDE IN VISTA. E’ già leggenda, la Nostra Signora, eppure pensa a realizzare un’altra impresa da leggenda ( il sesto scudetto di fila). Per cui leggenda più leggenda meno, se c’è una squadra ‘ sempre avanti’  alla quale bisogna togliersi il cappello è proprio lei.
Eppure c’è anche ‘pasqualotto‘ che ha avuto la buenasuerte di viverla da dentro e che si permette di farle ‘ le pulci‘, come si dice, ventilando di voler migrare qua e là per l’oceano mare del calcio.  Rincorrendo i danari, ovviamente, e non le cose serie. Quelle che restano e qualificano, per l’eterno. Come quelle are bandiere che resteranno nel tempo a garrire al vento delle passioni e dei ricordi.

Personalmente, dal nostro punto di vista, se qualcuno tenta d’accennare anche sol per ischerzo di voler abbandonare colori tanto gloriosi, lo lasceremmo andare senza esitazione alcuna, con tanto di baci e abbracci. E di biglietto per sola andata. Nel mondo c’è sempre stato rimescolamento. Sennò avremmo ancora tra noi  i Medici e i Malatesti. Invece, le  antiche casate hanno dovuto lasciare  il passo,  di regola,   ad ambiziosi  pervenues.
Che oggi piovono ( sull’ Europa)  un po’ da tutte le parti del Globo. Dai deserti infuocati, dalle steppe ghiacciate, dagli anfratti avidi d’un capitalismo ( non solo occidentale) che spera ancora di ‘ baioccare’ con facilità ‘ smanacciando’ sulla radicata passione di molti verso il  gioco della palla.
Gli anglosassoni, ad esempio,  portati  a modello, si sono venduti (  nel frattempo)  anche i laccetti delle scarpe loro, con l’esito di incassare tanto ( dalle tivù o dal merchandising ) ma anche di veder scomparire ( o quasi) le loro nazionali, i giocatori loro locali dalle loro squadre ( sempre più) multietiniche e anche le  gloriose  bandiere loro dai maggiori tornei mondiali.
Quest’anno, ad esempio, dopo reiterata assenza anglosassone in Coppa,  s’è salvato  soltanto il Liverpool, che tra loro (  lassù )  è quello che più s’intende di calcio estero, ma solo con tanta fortuna.  Ora dovrà battere lo (specializzato) Siviglia, per strappargli la seconda Coppa d’Europa e anche un posto in Champions, altrimenti negato dal contraddittorio e modesto campionato svolto nel corso dell’ anno sotto la guida Klopp. Un campionato, quello inglese, tanto celebrato, ma aggiudicato quest’anno ad una squadra ( ben guidata da un italiano vero)  che per quelli che sono andati in campo ha ricordato più   quella ‘sporca dozzina‘  del famoso film di guerra che altro.
Dal Leicester in poi, molto probabilmente, il calcio ( europeo) cambiarà connotati.
Per cui, se altri ( anche da noi) imparassero la sua lezione che ha voluto dire ‘spendere nulla per ottenere tutto‘, non avremmo più bisogno di fare pronostici. Sì, perchè, appresa la lezione, chi vi dice che non abbia ad essere il Crotone leicesterizzato a giustiziare le grandi casate coperte di gloria, come la Nostra Signora, appunto? Sull’esempio di Davide, è ovvio,  che abbatte Golia. Per un’altra favola ( europea)  senza tempo.

 

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