Ravenna. Nuova ricognizione conservativa delle ossa di Dante Alighieri.

Ravenna. Nuova ricognizione conservativa delle ossa di Dante Alighieri.
Dante Alighieri, immagine di repertorio

RAVENNA. È ormai giunto al termine il veto (imposto nel 1921 da Corrado Ricci alle autorità cittadine) di nuove ricognizioni delle ossa di Dante fino al 2021. A inizio 2021 si può perciò effettuare una nuova ricognizione conservativa in collaborazione con gli specialisti della sede di Ravenna dell’Università di Bologna e in particolare con i Laboratori di Antropologia Fisica e del DNA Antico diretti dal Professor Giorgio Gruppioni e con esperti di altre discipline come il PAM Alfredo Cottignoli italianista.

Rispetto all’ultima ricognizione del 1921, gli enormi progressi registrati dalla scienza in materia porterebbero inedite significative informazioni, tra l’altro consentendo di: ‘scoprire il DNA di Dante e il suo genoma completo; *verificare quale malattia lo ha portato alla morte (malaria, polmonite o altro); *raccogliere, dall’esame diretto delle reliquie, ulteriori dati per definire ancor meglio il volto del Poeta anche determinandone il colore degli occhi e dei capelli; *fissare allo stato attuale, tramite TAC, la memoria delle reliquie (soggette a inevitabile deperimento nel tempo) elaborando un modello virtuale a documentazione perenne per i posteri; *determinare il microclima ideale da creare dentro il sarcofago per un’ottimale conservazione futura delle ossa.

TOUR DELLE RELIQUIE RAVENNA-FIRENZE-(Roma-Palermo-Bologna-Verona) -RAVENNA

Dante desiderava ardentemente essere incoronato poeta a Firenze nel suo “bel San Giovanni” dove fu battezzato. Una vera e propria ossessione per lui, che invocò l’alloro fiorentino apertamente in tutte e tre le Cantiche della Divina Commedia, nonché nelle Egloghe latine, la sua ultima opera.

Terminata la ricognizione, le ossa di Dante saranno ricomposte in un’urna di vetro trasparente infrangibile per essere esposte una settimana in piazza San Francesco (dove si svolse il funerale del Poeta) o comunque all’interno della Zona Dantesca di Ravenna. Sempre protetta da adeguati servizi di vigilanza, l’urna sarà poi trasportata a Firenze ed esposta nel “bel San Giovanni”, per essere onorata dai fiorentini e per ricevere dalle mani del Sindaco di Firenze quell’alloro poetico che l’Alighieri aveva in vita tanto sperato. Il viaggio delle ossa di Dante potrebbe poi proseguire per Roma, simbolo dei due fari politici (Chiesa e Impero) di Dante e, se il Papa vorrà, la sede dell’esposizione potrà essere la Città del Vaticano. La tappa successiva dell’esposizione sarà Palermo, che secondo Dante fu la prima culla della lingua italiana grazie alla scuola poetica cresciuta alla Corte di Federico II. Da lì a Bologna, primo centro di diffusione della Divina Commedia. Inoltre – per l’ultima settimana del tour – a Verona, la Corte più importante dell’esilio di Dante prima di Ravenna, dove le sue ossa faranno infine ritorno nel luogo che le ha sempre custodite.

Un tale evento, sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, esalterebbe l’unità nazionale toccando le sei città chiave di un moderno culto dantesco e richiamerebbe l’attenzione mediatica universale. Ravenna ribadirebbe così pienamente una sua inestimabile esclusiva storica per offrirla all’intera umanità, integra e arricchita dalla pacificazione simbolica del Poeta con la sua Città Natale.

CITTÀ MADRE DELLA DIVINA COMMEDIA, NON SOLO CITTÀ DELLA TOMBA DI DANTE

Tra le grandi risorse culturali di Ravenna, la risorsa Dante è l’unica non sfruttata, quasi si avesse paura di tanto nome. Le mille iniziative dantesche già fatte (una lode speciale va a Walter Della Monica, a Manuela Mambelli e al Bollettino Dantesco ricreato da Franco Gabici) sono le premesse per un necessario salto di qualità nella programmazione da oggi al 2021 e oltre. Ma una gran quantità di piccoli eventi non lascerà un segno duraturo se rimarrà ancora orfana di un disegno culturale innovativo che indichi virtuosamente la direzione di marcia. Serve un capovolgimento psicologico del legame di Ravenna con il Mausoleo morigiano, divenuto quasi un peso e un limite alla fantasia, tanto che nell’immaginario collettivo la città è percepita come semplice scrigno depositario delle ossa. La chiave di volta è legare invece l’immagine di Ravenna alla stesura del Poema più che alla tomba del Poeta. Che Dante abbia scritto a Ravenna tutta la Divina Commedia secondo alcuni o solo buona parte di essa secondo altri, poco cambia: direttamente o indirettamente, infatti, Ravenna risuona in ogni parte del testo dantesco, dall’Inferno al Paradiso. Non c’è forzatura alcuna nel rivendicare a Ravenna lo straordinario privilegio di essere la madre di un’opera viva di cui Dante è stato il padre. Questa più complessa identità dantesca della città genererebbe impensabili energie creative soprattutto tra i giovani.

PRIMA  I  POETI  E  POI  I  DANTISTI

Nell’ossatura della convegnistica sarà il caso di ridurre il ruolo protagonistico dei dantisti di professione che su Dante non hanno ormai più molto di nuovo da dire, se non qualche polemica con altri  commentatori. Guarda caso, le analogie tra la “tre-sfera” di Einstein e la cosmogonia  dantesca sono state evidenziate da un fisico teorico (Carlo Rovelli, La realtà non è come appare, Milano 2014), non certo da un dantista. Liberare Dante dai dantisti non significa eliminare dalla convegnistica i dantisti stessi di cui sarà sempre prezioso il contributo ausiliario. Ma molto più fecondo sarà passare in rassegna le visioni di Dante offerte dai grandi poeti o letterati che hanno cercato di entrare nella sua anima. Solo a titolo d’esempio: Boccaccio, Foscolo, Leopardi, Pascoli, Pound, Eliot, Borges, Yourcenar. Senza dimenticare Giuseppe Mazzini (poeta del culto dantesco oltre che “poeta della politica”). A differenza dei dantisti, i grandi poeti che scrivono di Dante non hanno interesse alcuno a distinguersi dagli altri studiosi: vanno subito a confrontarsi col testo del Sommo. Va da sé che gli esperti da chiamare, oltre ai poeti nostri contemporanei, dovranno essere studiosi di Boccaccio e di Pascoli, di Borges e di Pound, e così via. In tale ottica ci sta da par suo anche il “poeta delle stelle” Albert Einstein, inventore – senza accorgersene – di una visione del cosmo che, rispetto a Dante, è quasi un allunaggio postumo.

PIER DAMIANI, RAINALDO DA CONCOREGGIO E GUIDO NOVELLO DA POLENTA

Un altro filone della convegnistica non potrà ignorare le figure nevralgiche di questi tre personaggi.

Dai testi latini di Pier Damiani, Dante trae infinite suggestioni che trasudano nel Poema dal primo al centesimo canto. Dante è il primo studioso di Pier Damiani e al santo ravennate dedica un canto intero: autentica rarità nel Poema. Guido Novello fu il primo a ricevere una copia completa della Divina Commedia il 1° maggio 1322, il giorno in cui fu insediato Podestà a Bologna, città che così produsse i primi commenti al Poema. Ma soprattutto aveva a Ravenna a lungo garantito a Dante le concrete basi umane, intellettuali ed economiche per compiere l’opera fatidica. Con Dante, Guido Novello e Rainaldo da Concoreggio (Arcivescovo capace di assolvere i Templari e di rendersi di fatto autonomo dal Papato Avignonese) si determinarono a Ravenna, nel secondo decennio del ’300, le condizioni progettuali di un rinnovato splendore (religioso, politico, architettonico, letterario, artistico e pittorico) per la vecchia Capitale dell’Impero, prima che il sanguinario Ostasio inaugurasse il periodo di gran lunga peggiore nella plurimillenaria vicenda della città.

PER  UN  CORSO  DI  LAUREA  IN… DIGITALIANISTICA

Come Dante resse a Ravenna (a sentir lui nell’Egloga I, dal 1315) la prima “cattedra di italiano” della storia, per quei tempi un’avanguardia assoluta, così l’Università di Bologna potrebbe valutare l’avvio nella sede di Ravenna di una “cattedra di digitaliano”, comunque dedicata (anche con altra denominazione) alla rivoluzione linguistica indotta dalla rete e dalle tecnologie digitali. Sarebbe un esperimento nel solco di Dante: cioè all’avanguardia.

PER  UNA  VERSIONE  DELLA  DIVINA COMMEDIA  IN  ITALIANO  CORRENTE

In tanti passi la scrittura dantesca rimane estremamente difficile per il lettore di oggi. Se non si vuol perdere il contatto con le giovani generazioni, va messa in cantiere la ‘traduzione’ in italiano corrente dell’italiano nascente di Dante. Un’impresa linguisticamente sofisticata e poderosa se non si vuol rischiare la banalità, e il cui risultato finale, prima di essere pubblicato, dovrà passare le forche caudine di numerose ‘giurie’ di lettori, dantisti compresi.

UN  CONCORSO  INTERNAZIONALE  PER  IL  MONUMENTO  A  DANTE  SUL CANDIANO

A Ravenna non c’è un monumento a Dante Alighieri. Lanciamo dunque un Concorso Internazionale rivolto a scultori, ingegneri, architetti e artisti per la progettazione di un monumento a Dante da collocare magari sullo sbocco a mare del Candiano in modo che sia in bella vista per ogni nave che entra e che esce. Ancor meglio se il monumento sarà triplice, con Pier Damiani (l’ispiratore ravennate) e Guido Novello (il protettore ravennate) a fianco di Dante, o in un monumento unico o a poca distanza in monumenti separati. Ancor meglio se i tre personaggi saranno a cavallo: Pier Damiani, il primo prelato viaggiatore, si spostava a cavallo in tutta Italia e in tutta Europa e a volte a cavallo di un mulo; Guido Novello, oltre che poeta stilnovista, fu in battaglia valoroso cavaliere, per quanto amante della pace; e l’esule Dante, feditore a cavallo da giovane, nelle almeno quindici Corti che ha girato si sarà qualche volta recato anche a cavallo di un somaro. In ogni caso, vale che l’opera sia di alta qualità comunicativa, essendo sì importante, ma non determinante, dove metterla.

Anche solo l’annuncio degli eventi sopradescritti darebbe forza ulteriore alla richiesta di riconoscimento UNESCO della Zona Dantesca recentemente avanzata da Comune, Frati Francescani, Fondazione Ca.Ri.Ra. e Curia, i quattro enti ravennati attorno ai quali mi auguro nasca un tavolo operativo non pletorico ma aperto a ogni presenza strategicamente utile, a partire dall’Alma Mater.


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