Non solo calcio. Andiam, andiam verso l’Europeo. Calcio e business: solo la Juve nei top 10 d’Europa.

Non solo calcio. Andiam, andiam verso l’Europeo. Calcio e business: solo la Juve nei top 10 d’Europa.
Conte Nazionale ( rep.) images

LO SPORT DAL DIVANO ESTATE. Sfogliare i nostri ‘giornali‘ è come piombare in un continuo amarcord. Soprattutto se ci si limita al calcio, visto ormai da grandi e piccoli  come ‘ una gloria che fu’. Sempre più lontana, man mano che altri crescono i loro budget e noi caliamo i nostri.

Pelè, in visita alla ‘rosea‘, ricorda con nostalgia il suo ( e nostro) grande passato. Dice che la vittoria più importante della sua vita è stato il 4-1 inflitto all’Italia di Valcareggi nella finale mondiale 1970; aggiunge, però, che se giocasse oggi sarebbe al Barca, e non al Milan, dove ai suoi tempi  avrebbe dovuto finire. Sulla stessa  onda veleggiano altri, più attuali, protagonisti del calcio mondiale. Come Sergio Ramos, ad esempio, bandiera del Real che contenderà al Cholo la Champions 2016.
Il suo sguardo a ritroso non dimentica i grandi d’Italia che per un ventennio hanno dominato il calcio planetario e tra loro Paolo Maldini  ” Una leggenda, soprattutto per quelli della mia età che iniziando a giocare guardavano a lui come ad un indispensabile punto di riferimento”. Ramos conserva con affetto la maglia del Maldo. Ramos dice di amare l’Italia e quanto rappresenta. Ramos conclude: ” Negli ultimi tempi l’Italia è andata in sofferenza.  Così il Milan. Ma i grandi club si rialzano sempre. E’ solo questione di tempo”.
Al ‘Meazza‘ i Blancos hanno giocato 14 volte, senza mai vincere. Non a caso. A cominciare dal fatto che proprio in quello stadio in cui si sono alzate più Coppe d’altri stadi cittadini europei, presidiavano club come Milan e Inter, dai valori assoluti, e ora in gravi ambasce precipitati, tra un cinese e l’altro.
C’è, sì, in tutti, vecchi e nuovi eroi della pelota, un velo di malinconia. Per le sorti calcistiche ( e sportive) d’un paese, e di una città come Milano, che al momento vale ( messa tutta assieme ) quanto la (sola ) Juventus, che in un lustro ha saputo avviare una ‘ remuntada’  che la sta portando ( rapidamente ) tra le top five d’Europa.

E CHE FA L’ITALIA?  Ma che fa la nostra Italia per risollevarsi? Procede con i soliti ectoplami alla dirigenza, che scoprono gli scandali ( vedi quel Calcio scommesse senza fine) quando sono già belli e fatti, quali bubboni cancerogeni che operano senza prevenzione alcuna.
Procede senza pensare ( seriamente) ai nuovi impianti, magari di proprietà,  indispensabili ormai con l’acqua da bere. Procede senza una solida ( e programmata) politica sui vivai.  Continuando a lasciare  campo (  nonostante tutto )  a piccole bande di facinorosi che di tutto s’interessano fuorchè di calcio. ” Nati non fummo come bruti, ma per conoscer virtù e conoscenza” ci aveva indicato il poeta. Già, ma a noi che ci frega dei poeti?

CALCIO E BUSINESS. Se dovessimo dar seguito all’inchiesta della ‘rosea’ su calcio e bussines in Europa dovremmo lasciar perdere d’andare allo stadio. L’avvenire è buio pesto.  Soprattutto per le milanesi.
Basti estrapolare qualche dato: il Real è valutato 2,905 ml di euro, poco avanti dello United ( 2905) e del Barca (2758). L’unica italiana in graduatoria è la Juve, ma solo al nono posto, con un valore stimato intorno al miliardo di euro. C’è solo da aggiungere che la Nostra Signora è in fase di grande rimonta.
Se poi gettiamo uno sguardo alle prime dieci città in Europa vediamo che il loro valore ( sempre in ml di euro) mette Manchester al primo posto ( 4525 ml), Londra al secondo ( 3917 ml) e Madrid al terzo ( 3457 ml). Le nostre sono: Torino ( settimo posto,  983 ml)  e Milano ( ottavo posto,  944 ml).

In tal contesto spendere due ciacole su Inter e Milan è inevitabile. Sia l’una che l’altra, infatti, brancolano nella povertà. L’indonesiano dell’Inter, ad esempio, più che a introdurre danaro come fanno gli ‘ spendaccioni’ inglesi e spagnoli, si premura di prestar danari ma con un tasso intorno all’8%. Di questo passo come farà la Beneamata a tornar competitiva non lo sa neppure il leggendario Xavier.
Il Berlusca, invece, dalla sua postura che ricorda tanto quella di Ramsess il grande  nella Valle dei templi, non fa altro che dire e disdire. Le sue ultime volontà sembrano orientate a cedere il gioiello di famiglia. ” Lasciare il Milan, sì, ma solo – giura – a chi investirà, anno dopo anno, per farlo tornare grande”.

L’ EUROPEO BLINDATO. L’Europeo è sempre più vicino. Il Conte Dracula fa e disfa la sua armata. A volte costretto da ragioni superiori, come quelle dettate dagli infortuni che gli hanno oramai praticamente decimato il centrocampo. Ultimo ad entrare in lista acciaccati è De Rossi, che denuncia problemi muscolari.

A questo punto prevedere quanto potrà fare una delle nazionali più titolate al Mondo non è facile. Siamo certi che la stessa Sibilla cumana nutrirebbe dubbi. Noi ci accontenteremmo di vederla lottare con onore. Alla Conte o non Conte, poco importa. Sul suo condottiero i media si sprecano in elogi. Tanta amabile protezione fa restar perplessi. Anche perchè quello che i media vedono non è affatto condiviso da quelli che lo sport lo vedono, lo amano, da una vita, ma seduti sul divano.
Il Conte Dracula impegnato su due o tre fronti contemporaneamente, e senza che nessuno gli contesti il conflitto d’interessi ( oltre che uno scarso rispetto verso una maglia prestigiosa tanto velocemente abbandonata), lascia amaro in bocca. Siamo dell’avviso che quel che faremo al torneo continentale poco o nulla avrà a che fare con il Conte Dracula, più o meno com’è capitato al buon Brocchi con il ‘suo’ Milan impegnato contro la Juve in Coppa Italia.

GLI ALTRI SPORT. Dalla ‘rossa‘ ci saremmo aspettati di più. Va bene la ‘sfiga‘, ma con quelle prestazioni si va poco lontano. E questo nonostante che i due polli della Mercedes si becchino tra di loro fin ad annullarsi. Ora lo scenario mondiale si sposta in quel di Montecarlo, capitale mediterranea del lusso.
Il buon Seba annuncia battaglia. Ma su quel circuito se non si guadagnano posizioni già nella pool della vigilia, poco o nulla si potrà fare il giorno dopo in gara. Le anguste strade cittadine del ricco principato non consentono imprese. Lasciano semmai più spazio alla pazienza e alla buena suerte. E, perchè no, ad un’altra puntata dei polli che si beccan tra loro. Come quelli del Tramaglino. Solo che quest’ultima era una metafora di lotta tra poveri, quest’altra tra ricchi. Ricchi e sciocchi.
Non ce la fa invece a riemergere il nostro Nibali. La ‘rosa‘ è per lui sempre più lontana. Addosso come s’è attaccata a quel misterioso olandese dal nome impossibile, e ormai bramata soprattutto  da quello spagnolo ( sempre) chiacchierato ( e redivivo) dal cognome italico. Potremmo inserire nella lotta per il 99 Giro d’Italia ( ad onor del vero ) anche il Chavez colombiano, ma solo a patto che in salita riesca davvero a fare differenza.

Una noticina: ci sono corridori( come Gripel, se non erriamo) che si ritirano dal Giro per risparmiarsi per il Tour. Quasi che l’uno sia la serva dell’altro. Quando invece, magari per la solita imperizia  di qualche  (s)venditore di gioielli della nostra Italia, le cose non stanno affatto così.
Il Giro non solo non ha nulla da invidiare al Tour ( tranne budget e tam tam mediatico) ma è addirittura più bello, duro  e accattivante. Onde per cui se mister Gripel ( e chi come lui), in futuro, non venisse(ro ) più a far da predoni come milizie di ventura dalle nostre parti, farebbero felice un sacco di gente. Con tanti baci e abbracci.

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