Cesena. Celebrazione in ricordo di Ida Sangiorgi e delle ‘Madri della Res Pubblica’.

Cesena. Celebrazione in ricordo di Ida Sangiorgi e delle ‘Madri della Res Pubblica’.
Celebrazione

CESENA.  viene riportare di seguito il testo dell’intervento del Sindaco Lucchi.

Nel rivolgere a nome del Consiglio comunale e della Giunta un cordiale saluto al Prefetto di Forlì-Cesena Fulvio Rocco De Marinis, a tutte le Autorità civili, militari, religiose, alle rappresentanze della società civile, alle cittadine e ai cittadini qui presenti, desidero ricordare come la celebrazione odierna, che anticipa quella del 2 giugno a Forlì, in Prefettura, riguardi tutti noi perché ricorda come la Repubblica sia la nostra casa comune.

Poco fa, per introdurre questa cerimonia, la banda ‘Città di Cesena‘ ha eseguito tre brani fortemente evocativi per nostra storia: il ‘Va’ pensiero’ dal Nabucco di Giuseppe Verdi ci riporta agli ideali del Risorgimento, ‘La canzone del Piave‘ alle battaglie combattute dai nostri soldati nella Prima Guerra Mondiale, ‘Bella ciao‘ alla Resistenza. Riconosciamo in questo ‘filo’ musicale un legame più forte, che ci tiene uniti come Paese e che nella Repubblica trova la propria sintesi più alta.

Ma non fu facile giungere a quella sintesi, come oggi ci verrebbe da pensare. Il referendum per scegliere tra Repubblica e monarchia giunse al termine di un percorso per nulla scontato. Per verificarlo basta sfogliare i quotidiani di quei giorni. ‘È nata la Repubblica Italiana’: con questo titolo freddamente cronachistico, studiato per non urtare la sensibilità dei suoi eterogenei lettori, all’indomani del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, il Corriere della Sera annunciava che l’Italia aveva mandato in pensione la monarchia.

Il risultato era netto, anche se ancora ufficioso e inferiore alle aspettative dei repubblicani: 54,3 voti validi su cento avevano detto sì alla svolta, gli altri 45,7 si erano espressi perché Umberto II, incoronato re meno di un mese prima, restasse sul trono.

Nelle nostre città la Repubblica fu scelta in modo schiacciante: a Cesena, ad esempio, si espresse a suo favore il 91,29 % dei cittadini (34.577), mentre i “monarchici” furono 3.300. Ma noi eravamo la terra dei repubblicani, delle prime cooperative, di un confronto politico vero e mai totalmente spentosi neppure durante gli anni della dittatura fascista.

Con quel voto i cesenati diedero il senso concreto di come a Cesena si rinnovassero i sentimenti di democrazia, giustizia e libertà, così profondamente radicati nella nostra storia: non è un caso che nella settecentesca Sala degli Specchi del Palazzo Comunale di Cesena campeggi, in un cartiglio, una raccomandazione per chi amministra, valida oggi come tre secoli fa. Vi si legge, infatti, “Ricordate che governate degli uomini, che governar dovete con le leggi, che non governerete per sempre”. Gli stessi principi hanno ispirato gli uomini e le donne chiamati a far parte dell’Assemblea Costituente, anch’essi eletti proprio il 2 giugno 1946.

Il referendum fu anche la più grande possibilità di compiere un atto di democrazia dopo venti anni di regime fascista e dopo una guerra terribile in quel momento si cominciarono a gettare le basi per il futuro del nostro Paese, così come lo abbiamo conosciuto in questi 70 anni.

Fu, il 1946, un anno di grande apprendistato politico ed elettorale. Nel 1946, il 7 aprile, a Cesena si tennero le elezioni amministrative, attraverso le quali finalmente anche nel nostro Comune si diede piena legittimità, attraverso il voto popolare, al governo della città. Divenne Sindaco Sigfrido Sozzi, uomo della Resistenza, che operò in una Giunta unitaria, composta da tutti i Partiti protagonisti della Resistenza (Pci, Psi, Dc, Pri): Fu una Giunta di alto profilo, espressione della voglia dei cesenati di ripartire senza indugi, dopo gli anni duri del passaggio del fronte e, non a caso, all’interno della stessa trovarono spazio uomini importanti come il futuro Sindaco Antonio Manuzzi, o il futuro parlamentare Oddo Biasini. Così come lo stesso spirito della resistenza fu sintetizzato mirabilmente, alla guida della nostra città, dal Sindaco che giunse dopo Manuzzi: quel Leopoldo ‘Gigi’ Lucchi, che diresse la nostra città dal 1970 al 1985.

In quel 1946, per la prima volta le donne poterono votare ed essere elette. Un passaggio questo che oggi ci pare naturale come l’aria che respiriamo, ma che allora fu vissuto come uno dei simboli più veri della conquistata libertà di tutte e di tutti.

Accadde anche a Cesena dove, all’interno del primo Consiglio comunale fu eletta, unica donna, Ida Sangiorgi, donna di scuola e di cultura, oltre che di grande passione politica, autrice della ‘Palmina’, il suo testo più noto, che lei dedicò alla nostre radici contadine agli albori del ‘900. Ida fu una delle non troppe donne elette nei primi Consiglio comunali del nostro Paese, così come un numero troppo esiguo di donne entrò a far parte dell’Assemblea Costituente. Tra di loro, credo doveroso ricordare le 5 che entrarono a far parte della fondamentale ‘Commissione del 75′, che svolse il ruolo più significativo nella costruzione di quella sintesi di valori che è la nostra Costituzione. Si trattò di Teresa Noce, Maria Federici, Angelina Merlin, Ottavia Penna Buscemi e Nilde Iotti.

All’impegno di queste donne tutti dobbiamo tanto e, non a caso, la Regione Emilia-Romagna ha voluto dedicar loro l’iniziativa ‘Le madri della Res Pubblica‘che in questi giorni unirà 40 città

della nostra Regione e che ci ha portati a celebrare Ida Sangiorgi anche con lo stendardo che fra pochi attimi, assieme, scopriremo e che è collocato proprio all’ingresso della nostra casa comunale.

Si giunse alla proclamazione della Repubblica italiana dopo la resistenza, i lunghi mesi della Linea Gotica, per noi, ma anche a seguito del sacrificio di tanti militari italiani, spinti dalla follia nazi-fascista su più fronti, spesso in un clima di totale impreparazione logistica ed organizzativa.

Domani li ricorderemo, dedicando l’attenzione che meritano a 99 resistenti del nostro territorio, che il Prefetto onorerà, assegnando loro la “Medaglia della Libertà”. Per Cesena si tratta di 21 nostri concittadini: Amadori Dino; Bacchi Ettore (deceduto); Battistini Guerrino; Bilancioni Mario; Boschi Giulio; Calisesi Piera; Ceredi Giorgio; Dall’Ara Arnaldo; Del Seppia Bruno; Evangelista Libero; Giuliucci Nando; Grotti Luciano; Magnani Secondo (deceduto); Mariani Renzo (deceduto); Martini Giorgio; Morosi Giuseppe (deceduto); Ricci Marisa; Sbrighi Antonio; Taioli Gino (deceduto); Vendemini Gastone (deceduto); Vicini Aldo.

Ricordare le tragedie della seconda guerra mondiale, pur in un giorno per noi normale (di mercato), come quello odierno ed anche in vista della Festa della Repubblica, è utile: è grazie a quei passaggi terribili della nostra storia che oggi abbiamo la possibilità di esprimere liberamente il nostro voto democratico, un dissenso, di schierarci per l’una o l’altra idea. Non è un diritto scontato, ma un privilegio prezioso, conquistato con l’impegno e il sacrificio dei tanti che hanno partecipato alla costruzione della nostra ‘casa comune’ dando la vita per essa durante la resistenza, prima ancora negli anni del confino imposto dal regime fascista e contribuendo così a dar fondamenta splendide e solide alla nostra Repubblica attraverso la stesura della nostra Costituzione.

Val la pena di averlo sempre a mente, ma certamente ancor più oggi, a poche settimane dalla celebrazione 25 aprile che per tutti noi riporta alla mente le immagini della Cesena liberata il 20 ottobre 1944 dagli alleati e dai partigiani.

Il nostro dovere di gratitudine verso di loro ci impone di avere cura delle istituzioni democratiche, di preservarne i valori e vivificarli nella nostra esperienza quotidiana di cittadini.

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