Marina di Ravenna. Grosso pino caduto nel parco. Le competenze del comune.

Marina di Ravenna. Grosso pino caduto nel parco. Le competenze del comune.
Ancisi

MARINA DI RAVENNA.  Il Quadro tecnico economico di Azimut pone a carico del comune di Ravenna il pagamento ad Azimut di 1.854.835,24 euro per le attività annuali di manutenzione del verde pubblico ordinarie e programmabili, tra cui 40.983,60 per i “controlli sulla staticità delle piante”, più 55.000 per le attività non programmabili. Nel corso del 2015, i versamenti effettivi del Comune sono stati pari a 2.060.379 euro a seguito di interventi aggiuntivi per “ripristino di condizioni di sicurezza”.

A prescindere che sia scaduta oppure operante di diritto o di fatto la concessione del Parco al comune di Ravenna da parte del Demanio, esso figura tuttora tra le aree la cui manutenzione è affidata dal comune di Ravenna ad Azimut, coi seguenti riferimenti: area n. 230, data di inserimento 2001, tipologia “Giardino con giochi”, classificazione ecourb/Istat “Verde attrezzato”, superficie mq 13.000.000.

Il capitolato d’oneri, al punto 3.3.3 “Abbattimento alberi”, prescrive tra l’altro ad Azimut di “provvedere al tempestivo abbattimento delle alberature pericolose evidenziate dalle verifiche di stabilità”.

Il tariffario delle prestazioni pagate dal Comune ad Azimut prevede tra l’altro, riguardo alla ‘verifica stabilità alberature’, il costo di 7,60 euro per ogni  ’verifica statica visiva e cartellinatura’ e di 216,70 euro per ogni  ’verifica statica visiva e strumentale con tomografo ultrasonico di ultima generazione con almeno 18 sensori a colletto e radici’.

Dalle dichiarazioni rese alla stampa si è saputo che Azimut, a seguito di più segnalazioni pervenute dal Comitato cittadino di Marina di Ravenna sulla pericolosità di alcuni pini del Parco in questione, avrebbe esercitato su tali alberature, nel febbraio scorso, solo controlli visivi. Non sono stati compiuti controlli sulle radici col tomografo, vuoi perché non sono stati (a ragione o a torto) ritenuti necessari, vuoi per il costo ritenuto eccessivo di tali prestazioni strumentali.

Ciò premesso, le mie osservazioni, sono le seguenti.

Non si risparmia, tanto meno si specula, sulla sicurezza, specialmente quando le rappresentanze dei cittadini segnalano ripetutamente situazioni di pericolo. Non si confidi sulla buona sorte.

Non so dire – potranno esprimersi al riguardo ditte del settore privato – se i prezzi di cui sopra praticati da Azimut al Comune siano o no di mercato.

Tuttavia, ritengo che la spesa per i controlli strumentali ai pini visivamente più inclini a terra sarebbe stata sicuramente sopportabile da parte di una società al 60% pubblica che nel 2015 ha registrato l’utile di un milione di euro, a fronte di 12 milioni di ricavi (l’8,3 per cento!), per la gestione di servizi pubblici esercitati in regime di monopolio.

In ogni caso, come sono stati spesi i quasi 41 mila euro destinati, appunto, ai controlli sulla staticità delle piante? I cittadini hanno il diritto di saperlo con chiarezza e trasparenza. Se insufficienti, si sarebbe potuto attingere ai 55 mila euro previsti per le operazioni non programmabili, essi stessi peraltro incentivabili, per scelta politica, secondo necessità.

Si conferma dunque la mancanza di una regia politica che sappia coniugare una corretta gestione delle società partecipate dal Comune con le esigenze prioritarie dei cittadini, prima tra tutte la sicurezza delle aree pubbliche. È uno dei problemi più importanti che dovrà affrontare l’amministrazione comunale del dopo 5 giugno.

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