Ravenna. Teatro Rasi. Martedì 21 giungo. Il British Jazz incontra il Sudafrica.

Ravenna. Teatro Rasi. Martedì 21 giungo. Il British Jazz incontra il Sudafrica.
Julie Keith Tippett

RAVENNA. Forse nessun artista contemporaneo può rappresentare meglio di Louis Moholo–Moholo il connubio tra la terra madre che lo costrinse all’esilio europeo e i fremiti e l’urgenza espressiva che gli Stati Uniti hanno regalato al jazz conducendolo sino alla liberazione estrema del free. Moholo è l’ultimo sopravvissuto dei leggendari Blue Notes - gruppo nato a Cape Town nel 1962 che fondeva il jazz alla tradizionale musica kwela sudafricana – che sbarcarono in Europa dal Sudafrica nel 1964, scuotendo la già effervescente scena musicale di quel tempo e influenzando persino, sia pure in piccola parte, la genesi e lo sviluppo di quel progressive rock che ha segnato indelebilmente la musica del Novecento. Gli stessi Blue Notes, uniti a un manipolo di jazzisti prevalentemente britannici, formarono poi i Brotherhood of Breath e raramente il nome di un gruppo è stato così programmatico.
La musica di Moholo è unica proprio per la convivenza di ritmi africani (di cui la sua batteria è perentoria interprete), di pathos corale e di luminosa gioia di vivere come di tesa malinconia, soprattutto quando celebra i compagni scomparsi. Gli bastano pochi secondi per immergere gli spettatori in una foresta africana dove il delirante voicing dei fiati li prende per mano e li accompagna in una processione rituale e solenne. Capace di evocare un caleidoscopio di colori ed emozioni, la musica si snoda attraverso il repertorio che fu di quei gruppi leggendari.
Oggi è l’ultimo testimone della straordinaria e fertile stagione del jazz africano degli anni Sessanta. Il batterista, che ha vissuto in esilio in Inghilterra per molti decenni (dal 2005 è tornato nella propria città, Langa, nella metropoli di Cape Town) sarà alla testa dei suoi 5 Blokes, i cui componenti (i sassofonisti Jason Yarde e Shabaka Hutchings, il pianista Alexander Hawkins, nuova star del jazz europeo; il contrabbassista John Edwards) sono ben sintonizzati sulla lunghezza d’onda di una musica che trae linfa vitale dalla spinta propulsiva del leader e da melodie ispirate dalla tradizione sudafricana. Il risultato è un rito sonoro cui è praticamente impossibile non restare coinvolti. Possiede un vigore e una sensibilità che gli hanno permesso di confrontarsi in memorabili duo con pianisti come Stan Tracey o come il mostro sacro dell’avanguardia afroamericana Cecil Taylor, senza dimenticare alcuni concerti con Enrico Rava, e le performance con Archie Shepp.

Personalità storiche del british jazz, che rappresentano tuttora un modello esemplare di rigore espressivo, Keith Julie Tippett condividono da decenni un percorso artistico (oltre che di vita) scandito da innumerevoli progetti e incisioni discografiche, tutti segnati indelebilmente da una ricerca sonora avventurosa, mai fine a se stessa. Le loro performance in duo sono un concentrato di lirismo, di visionarie incursioni in territori dove la sperimentazione è sottesa da una palpabile tensione creativa. Al Rasi riproporranno una propria composizione, “Couple in Spirit”, incisa per la prima volta nel 1987, rielaborata poi una decina d’anni dopo. Keith Tippett è uno fra gli uomini di punta del jazz britannico sin dalla fine degli anni Sessanta. Da allora si è prodotto in molteplici contesti, dal piano solo ad organici orchestrali, passando per formazioni di più piccole dimensioni come Ovary Lodge e il quartetto Mujician (ma i cultori del rock progressivo ricordano sicuramente anche la collaborazione con i King Crimson). Il suo personale stile pianistico si rifà a certe esperienze del free jazz americano, ma possiede un respiro melodico che rimanda sia alla tradizione europea che a quella orientale. Affermatasi negli anni Sessanta a fianco dell’organista Brian Auger, con il nome di Julie DriscollJulie Tippetts ha in seguito abbandonato il mondo del rock per concentrarsi esclusivamente sull’esplorazione delle proprie notevoli risorse vocali. Tra i suoi album spicca, in questa prospettiva, “Shadow Puppeteer” del 1999, seducente affresco per voce e strumenti vari che va annoverato tra gli esempi più alti della vocalità contemporanea.  Tra le più recenti esperienze comuni di Keith e Julie Tippett, ci sono la Dedication Orchestra e Viva La Black, formazioni entrambe impegnate nel tenere viva l’opera di quei musicisti africani che negli anni Sessanta si stabilirono in Gran Bretagna.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti: 15euro (ridotti 12)
I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari 6 euro

Ti potrebbe interessare anche...