Non solo sport. Lascia o no l’Ue, la perfida Albione? La Signora si rafforza, e le altre? Tasso se ne va.

Non solo sport. Lascia o no l’Ue, la perfida Albione? La Signora si rafforza, e le altre? Tasso se ne va.
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CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Prima ( da brava conservatrice) l’inchino alla regina Elisabetta, poi, subito al lavoro per metter sù la sua squadra di governo. Theresa May è ora la nuova inquilina del n 10 di Downing street, con davanti l’aspro cammino di ” dover condurre il Paese fuori dalla Ue, rassicurando le istituzioni politiche interne ed internazionali, ma soprattutto l’opinione pubblica, quella che in nome dell’antipolitica ha votato per la Brexit“.
Nel suo governo è previsto un numero alto di donne ( già sette, nel governo Cameron), ma anche un numero equilibrato di pro e contro la Brexit. Agli Esteri va all’ex sindaco di Londra Johnson, pro Brexit, mentre alla Difesa è confermato Fallon con  Davis, esponente Tory e sostenitore del Leave, al neonato ministero alla Brexit, cui spetterà un ruolo delicato nelle trattative di uscita ( ammesso e non concesso che ci sarà)  dalla Ue.
Theresa May , 59 anni, checome molte delle donne immesse ultimamente nell’agone politico nazionale ed internazionale,  ” non ha dato ancora prova di sapersi muovere ai piani alti della geopolitica“, più o meno quanto la Thatcher ai suoi esordi 27 anni fa, è andata subito al cuore del problema politico e sociale che il referendum ha rivelato, ovvero la spaccatura tra due ‘nazioni’, un po’ a riecheggiare le Two Nations di Disraeli, formate da ricchi e poveri, da istruiti e da ignoranti, da cosmopoliti e da locali, da avvantaggiati e da svantaggiati, imposto dal grande rimescolamento planetario della globalizzazione.
Theresa May, favorevole al Remain, già alla guida degli Interni fra 2010 e 2016, sostenitrice della linea dura nei confronti dell’immigrazione, ha sottolineato che accetta la ‘sfida‘ del ‘ divorzio da Bruxelles‘ con ” una visione positiva sul futuro dell’Isola nel Mondo“.  Come potrà riuscire a conciliare situazioni culturali e sociali interne ( per molti versi) sconosciute con il ( solito ) essere o non essere britannico nei confronti dell’Europa, probabilmente, al momento, manco lei lo sa.

Non si può certo liquidare in due righe l’essere o non essere della Gran Bretagna con il resto d’Europa. Gli isolani, abitanti della perfida Albione, hanno sempre cercato di tenere un piede al di là e un altro al di qua della Manica. A volte ci sono riusciti, con grandi risultati positivi per loro e per il Mondo, altre volte è andata così così, altre volte ancora non gli è riuscita per niente
Ci sono riusciti quando hanno contribuito a sconfiggere, prima, nel 15/18, gli Imperi centrali e, poi, uno dopo l’altro, Fascismo-Nazismo e Comunismo; ci sono riusciti così così quando hanno dato la spallata definitiva all’Europa napoleonica che se fosse rimasta in piedi non sarebbe stato poi tutto quel male per il Vecchio Continente; non ci sono riusciti affatto quando si sono impelagati in contese lunghe, devastanti, sanguinose. Da quest, soprattutto, avrebbe dovuto apprendere, anche alla luce di una globalizzazione che non permette più di affrontare i monumentali stati-continente con le limitate forze oggi disponibili sulle isole.

La Guerra dei cent’anni iniziò come contesa tra case  regnanti e finì come  conflitto tra due nazioni. Nel 1337, Edoardo III d’Inghilterra e Filippo VI di Francia giunsero ai ferri corti per via dei possedimenti feudali inglesi in Francia. S’avviò così l’aspra contesa durata un secolo. Ripassare vittorie e sconfitte poco aggiunge, se non l’orrore e l’incredulità  per quanto sangue sia stato sparso invano sul suolo d’Europa.
Nel 1428 gli inglesi assediano Orleans. Ma sono battuti dai francesi guidati dalla mistica Giovanna d’Arco, poi mandata al rogo dagli inglesi sconfitti. Con la vittoria francese del 1453 nella battaglia di Castillon si chiude la Guerra dei cent’anni. Con la sola Calais rimasta in mano inglesi.
Ma a cosa portò, in buona sostanza, il conflitto ai due contendenti? In Francia, di certo, rafforzò il potere regio che generò l’assolutismo monarchico: in Inghilterra le assemblee rappresentative avrebbe assunto un ruolo chiave specie nel controllo della spesa nazionale, di fatto, della politica regia. Inoltre, persa la depandance continentale, i britannici si sarebbero concentrati sull’espansione extra europea, gettando le basi del loro potere marittimo planetario.  Che non esiste più. Purtroppo,  ( soprattutto) per loro. E che non rinasce ( solo) negando il ( loro) welfare agli immigrati ( del resto d’Europa). A meno che non abbian perso il lume della ragione e si siano messi a credere  che, questo ‘tonfo‘  nel buio pesto dell’egoismo isolano,  sia il modo migliore  per rendere il paese della Regina ancora ‘ più forte‘.

Essere ( europei) o non essere ( europei)? Questo il dilemma!

CALCIOMERCATO. Se il Pe(l)lè se ne va, saluti e baci. Beato lui, in due anni e mezzo incassa quanto e più di  Agnelli alla Fiat. Se il Bonucci  se ne va, saluti e baci pure a lui. Dicono alCity, lo scialacquatore, che con la storia nobile del calcio conta quanto il due di coppe. Se ne va anche il Pipita, dopo esser risorto al sole del Golfo. Saluti e baci anche per lui. E Podgba, che fa Podgba? Bisogna chiederlo ad un certo Raiola, visto che è lui a decidere dove va questo e dove va quell’altro.
La sua strategia è inarrestabile. Ci sono  media che ( chissà se a titolo gratuito o oneroso) stravedono per lui. Pijaca è vicino alla Juve, anche se il Milan non molla. Già, il Milan, ma quale Milan, quello del Berlusca, dei Cinesini o di mr BeeMaurito Icardi, invece, a sentire la biondissima compagna sua, batte cassa.
Ha rinnovato l’anno scorso, ma già  le tante sue bocche da sfamare urlano di dolore. Come in quella poesiola risorgimentale su una  Venezia assediata dal nemico e  alla fame, e  che ( se non erriamo) ritornellava  così: ‘ … sul ponte sventola bandiera bianca‘.

ULTIMISSIME. Allora, Benatia torna da noi, alla Juve, dopo la parentesi al Bayern. Kongo(gbia) promette invece sfracelli ” Riprendo la Francia – assicura –  e trascino l’Inter in Champions”. Il Conte Dracula ha iniziato ad assodare i poveracci del Chelsea. Subito due sedute al motto: ” Adesso sgobbate. La pacchia è finita!”.
Mancio da Jesi resta a Milano. Anche se, tiene a dire, non è lui che decide ci resta e chi arriva. Forse per questo la Wanda s’è messa a messaggiare il vecchio Patron per chiedergli la sua paterna intercessione con quegli ostici dei cinesi.
Che pagan poco e male il suo Maurito, che ha tante bocche da sfamare. Intanto Witsel ( in vacanza a Santa Margherita di Pula) si avvicina alla Beneamata. Che sta per salutare Brozo ed abbracciare Teixeira. Mentre i tifosi hanno preso altre strade rispetto a quelle che portavano a Riscone di Brunico. Secondo gli albergatori della bella località trentina, questa volta, le presenze di fans durante il ritiro sono calate intorno al 50%.
Continua a rifondarsi il Milan. Donnaruma ha rinnovato fino al 2o19; mentre Galliani continua a vorticare da un luogo all’altro cercando di fermare questo o quello. Purtroppo senza un cent in tasca. Anche perchè la storia dei cinesini rischia di ripetere quella dei tailandesi. Per non saper nè leggere nè scrivere il buon Tasso ( 56 anni) se n’è andato( dopo 37 anni)  sulla panchina dell’Ucraina, a dar una mano da vice  al mai dimenticato Sheva.
Loro lo amano alla follia, lui no. Per cui se il Pipita volesse togliere il disturbo sarebbero in tanti a Napoli a non rimpiangerlo. Stia dunque pur tranquillo il Maradona, perchè manco questo ( nonostante i gol fatti) gli porterà via il posto sugli altari della ineguagliabile gente del Golfo.

MA E’ VERO CHE LI DIMENTICHEREMO? No, non li dimenticheremo. Nella vita come nello sport, scendono in campo gli stessi valori e, tra questi, la gloria e il danaro. Non è che si possa mai quantificare quanti siano quelli che parteggiano per  l’uno o per l’altro valore.

Di certo c’è gente, in questi come in altri tempi, a cui  il danaro piace, e tanto; per poi finire  come i compagni di viaggio di Ulisse,  attratti dal melodioso canto delle sirene, sugli scogli dell’ingordigia. Ma c’è ( anche) gente che, come Ulisse stesso,   legandosi al palo di coperta,  riesce ad ignorare le sirene per volare  poi ( liberamente ) in mare aperto. Ulisse, infatti, uomo tra cielo e terra, al danaro preferisce sempre quel fondo d’umanità che lo emancipa dal puro e banale pragmatismo. Per cui, dovessimo dal conto al solo valore del danaro, di questa squadra, di questa Italia poveretta,  non resterebbe manco la cenere. Se, viceversa, dobbiamo scegliere il valore della gloria, beh, allora, questo ‘gruppo d’azzurri ‘ non sarà più dimenticato. Un prodigio, questo, che lo sport, il calcio, possono ancora permettersi.

E infatti chi non sa  che esistono  uomini di sport (  Villeneuve, ad esempio) che hanno vinto poco o nulla in F1 ma che per gli appassionati dell’auto ( e dello sport) ‘valgono’  quanto e più d’altri (cosiddetti) plurivincenti?
Ebbene, se tutto questo ha un senso, una sua verità, ci sa tanto che Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini saranno ‘recitati’ più e più volte in avvenire. Come e quanto altre ’difese’ memorabili. Tipo quella del grande Toro, che scomparso nel ’49 non potè costituire l’ossatura di una Nazionale che ( nel 1950) ci avrebbe portato  in Brasile ( probabilmente) a vincere la terza Coppa Rimet; oppure come quella del ( non vincente, ma grandissimo) Mondiale messicano o anche quella del ( vincente e inaspettato ) Mondiale dell’82.
No, stia tranquillo, il valoroso  Barzagli, che lui e gli altri suoi compagni di reparto, difficilmente potranno essere dimenticati. L’aver tenuto testa alla tracotanteGermania campione del Mondo come poche altre volte nella sua storia, travaserà sui libri ( e nella memoria) come certi episodi eccezionali dove lo sport, e il calcio,  diventano metafora di storia e di vita.

COPPI – MERCKX E CHI LI HA ( DAVVERO) CONOSCIUTI. E’ dagli anni Sessanta che ci si dibatte se il più grande dei pedalatori sia stato il nostro Coppi o il belga Mercks. Molti storiografi ( e tanti, troppi saputelli) odierni, anche di parte nostra, propendono ( allegramente) per il secondo, visto anche i titoli che è riuscito a mettere in carniere. Senza valutare, chissà perchè,  i contesti diversi in cui i due straordinari campioni hanno vissuto.
Ad esempio, quando si elencano le vittorie di Coppi ci si ricorda che ha ‘ saltato’ i suoi  anni centrali  ( 1940/1947 o giù di lì ) per ragioni belliche e post belliche? Quando si dice che ha vinto ‘ solo‘ due Tour si sa che, lui, al Tour, per le ragioni di cui sopra, c’è potuto andare solo tre volte e intorno ai trent’anni? E comunque, sul tema, tra i tanti, avveduti o meno, c’è n’è uno che ( per c0mpetenza, conoscenza diretta e imparzialità)  può ( come si dice) tagliare la testa al toro?

C’è sì. E’ il ‘grande’ Raphael Geminiani, 91 anni, emigrato d’origini romagnole  in Francia .  Spiega  Raphael Geminiani: ” Sono stato direttore sportivo di Mercks. Non si capacitava. Un giorno Eddy mi fa ‘ Tu sei sempre per Coppi,ma io sono almeno al suo livello?’. E io: ‘ No, lui ha vinto qualcosa che a te manca‘. Eddy rispose:’ E’ impossibile, cosa?’. Gli dissi: ‘ Due titoli mondiali su pista ad inseguimento‘. Rimase senza parole. Se Fausto stava bene poteva staccarti ovunque: in salita, in discesa, in pianura, a cronometro, col sole, la pioggia, la neve. Immenso”.

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