Non solo sport. Le ‘purghe’ di Erdogan. Il ‘cedo o non cedo’ del Berlusca. Il ‘gran potere’ del Raiola.

Non solo sport. Le ‘purghe’ di Erdogan. Il ‘cedo o non cedo’ del Berlusca. Il ‘gran potere’ del Raiola.
Golpe in Turchia 2 images

CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Non si spegne l’orrore ( sì, l’orrore)  per le purghe messe in atto, senza rispetto alcuno dei diritti umani, da parte di Erdogan, il presidente della repubblica ( democratica ) di Turchia. Che capisce tutto lui, che ha  sempre ragione lui e soltanto lui.
Potesse, farebbe mettere di certo tante forche in piazza per liberarsi con poca spesa di chi non condivide la gestione assolutamente inquietante del suo potere. Incredibile. Nel Duemila. Ma siamo sicuri che l’Europa abbia bisogno di certi soggetti?
Al momento risultano in  60 mila gli epurati. Individuati in tutti i settori sociali. Mentre è stato proclamato lo stato di emergenza per tre mesi. Il tutto, per un colpo di Stato che è apparso quanto meno anomalo. Si dice addirittura che i golpisti avessero avvisato le ambasciate del loro intento già il giorno prima.

CALCIOMERCATO.  Di calciomercato vivono oggi giornali, tivù, social. Quando non hanno notizia la  inventano. Sbattendola in prima, o strillandola a squarciagola finchè qualcosa resta, di tanto fumo, vero o presunto che sia. Ad esempio, il Raiola ce la farà a traslocare l’imberbe Paul nella piovosa Manchester?
E il Pipita, troverà  il cinismo necessario per tradire  il cuore di Napoli? E la Wanda, bionda e bella, quattro figlioli, è davvero il nuovo genio della mediazione calcistica? Mentre  il Berlusca , il vecchio Berlusca, s’è deciso o no a vendere una società che non sa più garantire   la perduta grandezza?
Quante domande, mamma mia! Il tutto sotto il segno del fato che muta  da un attimo all’altro. Valori, affetti, rapporti, si sbriciolano infatti al solo tintinnare delle  monete che qualcuno, non si sa come e perchè, da angoli diversi del Mondo , è disposto a cospargere sui campi da gioco ( non solo europei).
Oggi, che per far le squadre contino più il Mendez o il Raiola, ormai, lo sanno tutti. Il nostro, ad esempio, passato da un forno a legna ad oltre ( dicono) 300 milioni annui di giro, dopo aver perso per  strada il Balotelli sta per fare altrettanto con il Podgba.
Il ragazzo di colore infatti sta per abbandonare la solare e ambiziosa   Signora per andarsi a vestire di nebbia e nuvole in una città grande e triste,  che proprio quattro anni fa lo aveva ripudiato.  Con la protezione della  Signora avrebbe potuto diventare adulto e forte, così, invece, è molto facile che si perda anche lui per strada. Come tanti altri, tra i promettenti rampolli della scuderia del Raiola.
Il quale se vocazione ha non è certo quella del pedagogo benefattore. Del resto che Paul non abbia  spalle tanto solide da potersi caricare di  pesi enormi l’ha dimostrato anche al recente Europeo: allora, il Raiola, che ce lo porta a fare, lassù, tra quelle nebbie,   quel giovanotto dal gran talento tutto da sbocciare?
A far  di nuovo in panchina? Oppure  ad essere subissato di fischi non appena i canterini delle tribune s’accorgeranno che non è facile per nessuno portarsi addosso 120 milioni ?
Un altro che sta per rovinarsi è il Bonucci. Speriamo che Eupalla lo trattenga a restare in quel quartetto che solo se unito tremare il Mondo fa. Il Corno, ex giornalista e ora simpatica vedette di un network privato, avrebbe detto che la Juve ‘ così com’è, per via di un centrocampo tutto da sistemare, e senza Podgba, non è ( manco quest’anno ) da Champions‘. Bravate da bar Sport? Può darsi. Attenzione, però, perchè  i consulenti del Corno sono naviganti di lungo corso, per cui la veggenza è più che attendibile.

L’AMLETICO BERLUSCA. Il Berlusca lo governa da ( fortunato) monarca assoluto Dal 1986, quando divenne presidente dopo il ( chiacchierato) presidente Farina. Da allora sono stati tre decenni di memorabili successi, al punto che il suo presidente poteva gongolare dicendo: ” Manco il cavalier Bernabeu ha vinto quanto me”. Vero. Com’è vero che a lasciare la sua ‘creatura’ il Berlusca ci pensa e ci ripensa. Manco Amleto ha dubitato tanto. I cinesi sono stufi.
Eppure, parafrasando ( all’inverso) i bravi di don Lisander, ‘ la cosa s’ha da fare‘.
Il Mondo è cambiato, Berlusca è cambiato. La potenza d’un tempo se n’è volata altrove; e se, ora, egli vuol salvare il salvabile per il suo Diavolo deve ascoltare le trombe degli  angeli salvatori giunti dall’altra parte del Pianeta. La medicina è dura da deglutire, ma è l’unica che può guarire il male oscuro del suo Milan.
Bloomberg ha rivelato i nomi che compongono la cordata cinese acquirente. Tra questi, Shenjun ‘Sonny’ Wu, 48 anni, manager director di GSR Ventures, che Forbes non inserisce tra i 400 più ricchi di Cina, ma che è però il fondatore del fondo  GRS destinato a diventare la nuova cassaforte rossonera. Sul suo sito il fondo GSR parla di un miliardo di dollari, per cui si può ragionare su una raccolta da 5 miliardi di dollari.

Il Milan per 500 milioni passerà al 100% ( e non all’80%) in mani cinesi, anche se la valutazione complessiva della società arriverà a 750 milioni, debiti compresi. Il Berlusca, secondo una leggenda metropolitana tutta da verificare, avrebbe ‘costretto’ gli acquirenti ha investire ulteriori 400 milioni in due /tre anni per campagne di rafforzamento della squadra. Un cavillo (  mediatico ?)  molto strano, anzi quasi superfluo, perchè se è vero che gli orientali piombano in Italia  per fare un Milan mondiale non si vede come, non lo sappiano da soli, dove come e quanto investire. Per i nuovi proprietari sarà fondamentale uno stadio di proprietà. Per risalire.
Il resto è nebuloso. Con tanto di paradosso: si sono appena scoperti  infatti due o tre nomi e le certezze diminuiscono. Mentre sembra ( davvero) ai titoli di coda la ( ancor fresca) presenza di Barbara e la ( lunga e onorata)  carriera  di Galliani. Il mitico  geometra monzese dovrà probabilmente o smettere o migrare: come Braida, Lauretta Masi, Tasso e Maldera?

Gli altri. Roma: occhio a Nainggolan, ha una gran fretta per il  rinnovo. Nacho invece è pronto, ma il Real tentenna, mentre per il portiere Szczesny la Lupa non molla. L’Inter   graffia contro il Real Salt Lake, con due gol di D’Ambrosio e Jovetic.
Intanto la Wanda armeggia in quel di Londra per cercare di far salire lo stipendio del suo Maurito, non più congruo per via delle tante bocche da sfamare. Keità, tra i soliti idioti buuu razzisti, trascina la Lazio contro il Padova ( 2-1) . Il Sassuolo, grazie a Berardi, e in vista dell’Europa League, passa contro l’Hapoel Haifa ( 1-0).

ALTRE DI SPORT. Non va bene la ‘rossa‘, non va meglio Rossi. In Germania il maestro di Tavullia ha fatto un altro ( insperato) regalo al pimpante Marquez, che s’è adesso avvantaggiato in classifica di oltre 50 punti in classifica. Peccato che il Dottore commetta errori nei momenti topici e proprio laddove dovrebbe impartire  lezioni. Il fatto grave, poi, è che ripete gli errori . S’è invece infortunato Marco Tamberi. Il suo volo verso la gloria, al momento s’è interrotto, ai piedi del podio olimpico e ( fors’anche ) di un prestigioso record del Mondo.
La solita figura da scolaretti imberbi, invece, è arrivata da quelli della pallavolo, che il grembiulino  blu messo loro addosso dalla mamma negli anni dell’infanzia non se lo vogliono proprio togliere. Nonostante che, lunghi come sono, oggi come oggi, possono toccare il cielo con un dito. Buone nuove invece dai giovani dell’atletica leggera. Una disciplina in piena rinascita. Quel Tortu, 18 anni, argento ai Mondiali juniores nei 100 m, è un lampo d’ottimismo. In finale l’unico bianco era proprio lui. Intanto Aru è l’unico a mettere qualche pensiero a Froome.

COPPI – MERCKS E CHI LI HA ( DAVVERO) CONOSCIUTI. E’ dagli anni Sessanta che ci si dibatte se il più grande dei pedalatori sia stato il nostro Coppi o il belga Mercks. Molti storiografi ( e tanti, troppi saputelli) odierni, anche di parte nostra, propendono ( allegramente) per il secondo, visto anche i titoli che è riuscito a mettere in carniere. Senza valutare, chissà perchè,  i contesti diversi in cui i due straordinari campioni hanno vissuto.
Ad esempio, quando si elencano le vittorie di Coppi ci si ricorda che ha ‘ saltato’ i suoi  anni centrali  ( 1940/1947 o giù di lì ) per ragioni belliche e post belliche? Quando si dice che ha vinto ‘ solo‘ due Tour si sa che, lui, al Tour, per le ragioni di cui sopra, c’è potuto andare solo tre volte e intorno ai trent’anni? E comunque, sul tema, tra i tanti, avveduti o meno, c’è n’è uno che ( per c0mpetenza, conoscenza diretta e imparzialità)  può ( come si dice) tagliare la testa al toro?

C’è sì. E’ il ‘grande’ Raphael Geminiani, 91 anni, emigrato d’origini romagnole  in Francia .  Spiega  Raphael Geminiani: ” Sono stato direttore sportivo di Mercks. Non si capacitava. Un giorno Eddy mi fa ‘ Tu sei sempre per Coppi,ma io sono almeno al suo livello?’. E io: ‘ No, lui ha vinto qualcosa che a te manca‘. Eddy rispose:’ E’ impossibile, cosa?’. Gli dissi: ‘ Due titoli mondiali su pista ad inseguimento‘. Rimase senza parole. Se Fausto stava bene poteva staccarti ovunque: in salita, in discesa, in pianura, a cronometro, col sole, la pioggia, la neve. Immenso”.

ESSER(CI) O NON ESSER(CI). QUESTO E’ IL DILEMMA! Dapprima ( da brava conservatrice) l’inchino alla regina Elisabetta, poi, subito al lavoro per metter sù la sua squadra di governo.Theresa May è ora  la nuova inquilina del n 10 di Downing street, con davanti l’aspro cammino di ” dover condurre il Paese fuori dalla Ue, rassicurando le istituzioni politiche interne ed internazionali, ma soprattutto l’opinione pubblica, quella che in nome dell’antipolitica ha votato per la Brexit“.
Nel suo governo è previsto un numero alto di donne ( già sette, nel governo Cameron), ma anche un numero equilibrato di pro e contro la Brexit.
Agli Esteri ha posto  all’ex sindaco di Londra Johnson, pro Brexit, mentre alla Difesa ha confermato Fallon con  Davis, esponente Tory e sostenitore del Leave, al neonato ministero alla Brexit,cui spetterà un ruolo delicato nelle trattative di uscita ( ammesso e non concesso che ci sarà)  dalla Ue.
Theresa May , 59 anni, checome molte delle donne immesse ultimamente nell’agone politico nazionale ed internazionale,  ” non ha dato ancora prova di sapersi muovere ai piani alti della geopolitica“, più o meno quanto la Thatcher ai suoi esordi 27 anni fa, è andata subito al cuore del problema politico e sociale che ilreferendum ha rivelato, ovvero la spaccatura tra due ‘nazioni’, un po’ a riecheggiare le Two Nations di Disraeli, formate da ricchi e poveri, da istruiti e da ignoranti, da cosmopoliti e da locali, da avvantaggiati e da svantaggiati, imposto dal grande rimescolamento planetario della globalizzazione.
Theresa May, favorevole al Remain, già alla guida degli Interni fra 2010 e 2016, sostenitrice della linea dura nei confronti dell’immigrazione, ha sottolineato che accetta la ‘sfida‘ del ‘ divorzio da Bruxelles‘ con “ una visione positiva sul futuro dell’Isola nel Mondo“.  Come potrà riuscire a conciliare situazioni culturali e sociali interne ( per molti versi) sconosciute con il ( solito ) essere o non essere britannico nei confronti dell’Europa, probabilmente, al momento, manco lei lo sa.

Non si può certo liquidare in due righe l’eterno essere o non essere della Gran Bretagna con il resto d’Europa. Gli abitanti della perfida Albione, hanno sempre cercato di tenere un piede al di là e un altro al di qua della Manica. A volte ci sono riusciti, con grandi risultati positivi per loro e per il Mondo, altre volte è andata così così, mentre altre volte ancora il giochino  non gli è riuscito per niente
Sono riusciti a far Bingo quando hanno contribuito a sconfiggere, prima, nel 15/18, gli Imperi centrali e, poi, uno dopo l’altro, dal ’39/’45 e segg.ti, Fascismo-Nazismo e Comunismo; se la sono cavata  così così quando hanno dato la spallata definitiva all’Europa napoleonica la quale, se fosse rimasta in piedi,  non sarebbe stato poi tutto quel male per il Vecchio Continente; hanno bucato  quando si sono impelagati in contese lunghe, devastanti, sanguinose.
Da queste, soprattutto, avrebbero dovuto apprendere, far saggio tesoro, anche alla luce di una globalizzazione che non permette più di affrontare i monumentali stati-continente odierni con le limitate forze disponibili sulle isole.

La Guerra dei cent’anni iniziò come contesa tra case  regnanti e finì come  conflitto tra due nazioni. Nel 1337, Edoardo III d’Inghilterra e Filippo VI di Francia giunsero ai ferri corti per via dei possedimenti feudali inglesi in Francia. S’avviò così l’aspra contesa durata un secolo. Ripassare vittorie e sconfitte poco aggiunge, se non l’orrore e l’incredulità  per quanto sangue sia stato sparso invano sul suolo d’Europa.
Nel 1428 gli inglesi assediano Orleans. Ma sono battuti dai francesi guidati dalla mistica Giovanna d’Arco, poi mandata al rogo dagli inglesi sconfitti. Con la vittoria francese del 1453 nella battaglia di Castillon si chiude la Guerra dei cent’anni. Con la sola Calais rimasta in mano inglesi.
Ma a cosa portò, in buona sostanza, il conflitto ai due contendenti? In Francia, di certo, rafforzò il potere regio che generò l’assolutismo monarchico: in Inghilterra le assemblee rappresentative avrebbe assunto un ruolo chiave specie nel controllo della spesa nazionale, di fatto, della politica regia. Inoltre, persa la depandancecontinentale, i britannici si sarebbero concentrati sull’espansione extra europea, gettando le basi del loro potere marittimo planetario.  Che non esiste più. Purtroppo,  ( soprattutto) per loro. E che non rinasce ( solo) negando il ( loro) welfare agli immigrati ( del resto d’Europa). A meno che non abbian perso il lume della ragione e si siano messi a credere  che, questo ‘tonfo‘  nel buio pesto dell’egoismo isolano,  sia il modo migliore  per rendere il paese della Regina ancora ‘ più forte‘.

Essere ( europei) o non essere ( europei)? Questo è il dilemma!

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