Non solo sport. Il golpe Erdogan. Altre vittime a Monaco. Intanto il Pipita abbraccia la Signora.

Non solo sport. Il golpe Erdogan. Altre vittime a Monaco. Intanto il Pipita abbraccia la Signora.
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CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Continua  l’orrore ( sì, l’orrore)  erdoghiano per le purghe messe in atto, senza rispetto alcuno dei diritti umani, dopo il ( presunto) golpe militare in  Turchia. Quella santa anima dell’Erdogan, potesse, farebbe mettere di certo tante forche in piazza per liberarsi con poca spesa di chi non condivide la gestione assolutamente inquietante del suo potere. Incredibile. Nel Duemila. Ma siamo sicuri che l’Europa abbia bisogno dell’apporto di certi soggetti?
Intanto non s’arresta l’ondata di attentati. Venerdì 22 è stata la volta di un centro commerciale a Monaco di Baviera. Dove, uno ( o più) attentatori hanno preso di mira la solita gente inerme, sparando ( si dice)  soprattutto sui bambini. Risultato: almeno otto morti. Altri morti.
Altre vittime in una Europa che appare sempre più sguarnita e attonita. Evidentemente, qui, Merkel o May che siano, c’ è in atto qualcosa che non quadra. Che dovrebbe unire il Continente  e non dividerlo. E che occorrerebbe cambiare, con lungimiranza, con tempismo,  per non precipitare ( dopo tanti segnali a vuoto) nel panico e nel disordine. Dopodichè, altro che integrazione, cittadinanza, tolleranza …  e ammenicoli vari!

IL PIPITA DALLA SIGNORA. Di calciomercato vivono oggi giornali, tivù, social. Quando non hanno notizie le  inventano. Sbattendole in prima, o strillandole a squarciagola finchè qualcosa resta, di tanto fumo, vero o presunto che sia. Ad esempio, il Raiola ce la farà o no a traslocare l’imberbe Paul nella piovosa Manchester?
E il Pipita, ha davvero trovato   ( come anticipa Sky) il cinismo necessario per tradire  il cuore di Napoli?
E la Wanda, bionda e bella, quattro figlioli, è davvero il nuovo genio della mediazione calcistica? Mentre  il Berlusca , il vecchio Berlusca, s’è deciso o no a vendere una società della quale  non sa più garantire   la perduta grandezza? Quante domande! Quante! E che domande!
Il tutto sotto il segno quel  fato che muta  da un attimo all’altro. Valori, affetti, rapporti, si sbriciolano infatti al solo tintinnare delle  monete che qualcuno, non si sa come e perchè, da angoli diversi del Mondo , è disposto a cospargere sui campi da gioco ( non solo europei). Oggi, che per allestire squadre contino più il Mendez o il Raiola, ormai, lo sanno tutti.
Il nostro, ad esempio, passato da un forno a legna ad oltre ( dicono) 300 milioni annui di giro, dopo aver perso per  strada il Balotelli sta per fare altrettanto con il Podgba. Il ragazzo francese di colore  sta per abbandonare infatti  la solare e ambiziosa Signora per andarsi a vestire di nebbia e nuvole in una città grande e triste,  che proprio quattro anni fa lo aveva ripudiato.  Con la protezione della  Signora avrebbe potuto diventare adulto e forte, così, invece, è molto facile che si perda anche lui per strada. Come tanti altri, tra i promettenti rampolli della scuderia del Raiola.
Il quale se vocazione ha non è certo quella del pedagogo benefattore. Del resto che Paul non abbia  spalle tanto solide da potersi caricare di  pesi enormi l’ha dimostrato anche al recente Europeo: allora, il Raiola, che ce lo porta a fare, lassù, tra quelle nebbie,   quel giovanotto dal gran talento tutto da sbocciare? A far  altra  panchina? Oppure  ad essere subissato di fischi non appena i canterini delle tribune s’accorgeranno che non è facile per nessuno portarsi addosso 120 milioni ?
Un altro che sta per rovinarsi è il Bonucci. Speriamo che Eupalla lo convinca a restare in quel quartetto ormai pronunciato a memoria anche dai bambini e che solo se preso ‘tutto insieme’  tremare il Mondo fa.  Anche perchè, se è vero quanto anticipato su Sky dall’infallibile Di Marzio, con l’accasarsi  del Pipita dalla Signora, anche  Real, Barca e Bayern & C cominciano ( davvero) a tremare.

IL NUOVO CAMPIONATO. Calendario fatto. E prime valutazioni in pista di lancio: avvio in salita per la Viola ( che dovrà incontrare alla prima la Signora allo Juventus Stadium); stessa dura sorte per Lazio, Sassuolo e Milan ( a Napoli, nella seconda giornata). Se la cava invece la Beneamata a cui sono toccati, nell’ordine dalla prima alla terza,  Chievo ( fuori), Palermo ( dentro) e Pescara  (fuori).

La Roma, sempre nelle prime tre giornate,   se la vedrà a seguire con Udinese ( dentro), Cagliari (fuori) e Samp ( dentro). Al Napoli ( ormai orfano del Pipita) toccheranno: Pescara ( fuori), Milan ( dentro) e Palermo ( fuori).
E la Signora, che fa la nostra bella, eccitante e forte Signora? Alla prima dovrà vedersela ( in casa) con la Viola, alla seconda ( fuori) con la Lazio e alla terza ( in casa) col Sassuolo. Ad essere nei pensieri, ovviamente, sono gli altri, tutti gli altri, e non la Nostra Signora.
Candidata ( arrabbiata com’è) al sesto ( storico) scudetto di fila. E che dite se gli restituissimo ( per chetarla un poco) quei due scudetti di cui lei ancora reclama? Magari, potremmo ( finalmente) distoglierla dal Campionato e proiettarla ( tutta) sulla Champions.

Gli altri. Roma: occhio a Nainggolan, ha una gran fretta per il  rinnovo. Nacho invece è pronto, ma il Real tentenna, mentre per il portiere Szczesny la Lupa non molla. L’Inter, in amichevole, e col Mancio arrabbiato,  graffia contro il Real Salt Lake, con due gol di D’Ambrosio e Jovetic.
Intanto la Wanda armeggia in quel di Londra per cercare di far salire lo stipendio del suo Maurito, non più congruo per via delle tante bocche da sfamare. Keità, tra i soliti idioti buuu razzisti, trascina la Lazio contro il Padova ( 2-1) . Il Sassuolo, grazie a Berardi, e in vista dell’Europa League, passa contro l’Hapoel Haifa ( 1-0).

IL DOPING DI OLIMPIA. Chissà se, a Pindaro, ai suoi tempi, sia mai capitato di incontrane così tanti di dopati medagliati? Pensiamo di no, sennò come avrebbe potuto comporre odi tanto ‘alate’ nei confronti degli eroi dello sport? E, comunque, Pindaro o non Pindaro, qui, la questione doping nello sport è diventata ( lo sapevamo) una questione urgente. Perchè, qui, e non ce la vengano a sbattere quei parrucconi del Cio, non si tratta di realtà inedita, e neppure di realtà solo Russa o ( parzialmente)  Keniota o Etiope o Giamaicana, perchè qui ad essere in lista sono in tanti.
Come gli spagnoli, ad esempio, mai espressamente. Qui ad essere entrati in ballo  sono diversi:  ciclismo e atletica ( roba vecchia)  ma anche  vela e bocce ( roba nuova). E chissà quanti altri. Insospettabili. Quanto i corridori-velocisti di talune squadre di calcio che volano per campionati o tornei interi. Programmati. Ad orologeria. Implacabili.

LA ROSSA CHE NON VA. Non fosse per lei a quest’ora ci metteremmo a sbeffeggiarla. Anche perchè è incomprensibile come tanto blasone ( con così tanto budget) abbia preso a modello il gambero piuttosto che la sua storia.
Vettel, spazientito, ma anche provvisto di molte sbadataggini, ha riconverto l’obiettivo iniziale: non più all’altezza Mercedes, ma comprimari anti Red Bull e Force India.  Bisogna andarsi a prendere una  candela per ritrovare a ritroso nel tempo d’una storia leggendaria  tanta ( incredibile) impotenza.

ESSER(CI) O NON ESSER(CI). QUESTO E’ IL DILEMMA! Dapprima ( da brava conservatrice) l’inchino alla regina Elisabetta, poi, subito al lavoro per metter sù la sua squadra di governo.Theresa May è ora  la nuova inquilina del n 10 di Downing street, con davanti l’aspro cammino di ” dover condurre il Paese fuori dalla Ue, rassicurando le istituzioni politiche interne ed internazionali, ma soprattutto l’opinione pubblica, quella che in nome dell’antipolitica ha votato per la Brexit“.
Nel suo governo è previsto un numero alto di donne ( già sette, nel governo Cameron), ma anche un numero equilibrato di pro e contro la Brexit.
Agli Esteri ha posto  all’ex sindaco di Londra Johnson, pro Brexit, mentre alla Difesa ha confermato Fallon con  Davis, esponente Tory e sostenitore del Leave, al neonato ministero alla Brexit,cui spetterà un ruolo delicato nelle trattative di uscita ( ammesso e non concesso che ci sarà)  dalla Ue.
Theresa May , 59 anni, checome molte delle donne immesse ultimamente nell’agone politico nazionale ed internazionale,  ” non ha dato ancora prova di sapersi muovere ai piani alti della geopolitica“, più o meno quanto la Thatcher ai suoi esordi 27 anni fa, è andata subito al cuore del problema politico e sociale che il referendum ha rivelato, ovvero la spaccatura tra due ‘nazioni’, un po’ a riecheggiare le Two Nations di Disraeli, formate da ricchi e poveri, da istruiti e da ignoranti, da cosmopoliti e da locali, da avvantaggiati e da svantaggiati, imposto dal grande rimescolamento planetario della globalizzazione.
Theresa May, favorevole al Remain, già alla guida degli Interni fra 2010 e 2016, sostenitrice della linea dura nei confronti dell’immigrazione, ha sottolineato che accetta la ‘sfida‘ del ‘ divorzio da Bruxelles‘ con “ una visione positiva sul futuro dell’Isola nel Mondo“.  Come potrà riuscire a conciliare situazioni culturali e sociali interne ( per molti versi) sconosciute con il ( solito ) essere o non essere britannico nei confronti dell’Europa, probabilmente, al momento, manco lei lo sa.

Non si può certo liquidare in due righe l’eterno essere o non essere della Gran Bretagna con il resto d’Europa. Gli abitanti della perfida Albione, hanno sempre cercato di tenere un piede al di là e un altro al di qua della Manica. A volte ci sono riusciti, con grandi risultati positivi per loro e per il Mondo, altre volte è andata così così, mentre altre volte ancora il giochino  non gli è riuscito per niente
Sono riusciti a far Bingo quando hanno contribuito a sconfiggere, prima, nel 15/18, gli Imperi centrali e, poi, uno dopo l’altro, dal ’39/’45 e segg.ti, Fascismo-Nazismo e Comunismo; se la sono cavata  così così quando hanno dato la spallata definitiva all’Europa napoleonica la quale, se fosse rimasta in piedi,  non sarebbe stato poi tutto quel male per il Vecchio Continente; hanno bucato  quando si sono impelagati in contese lunghe, devastanti, sanguinose.
Da queste, soprattutto, avrebbero dovuto apprendere, far saggio tesoro, anche alla luce di una globalizzazione che non permette più di affrontare i monumentali stati-continente odierni con le limitate forze disponibili sulle isole.

La Guerra dei cent’anni iniziò come contesa tra case  regnanti e finì come  conflitto tra due nazioni. Nel 1337, Edoardo III d’Inghilterra e Filippo VI di Francia giunsero ai ferri corti per via dei possedimenti feudali inglesi in Francia. S’avviò così l’aspra contesa durata un secolo. Ripassare vittorie e sconfitte poco aggiunge, se non l’orrore e l’incredulità  per quanto sangue sia stato sparso invano sul suolo d’Europa.
Nel 1428 gli inglesi assediano Orleans. Ma sono battuti dai francesi guidati dalla mistica Giovanna d’Arco, poi mandata al rogo dagli inglesi sconfitti. Con la vittoria francese del 1453 nella battaglia di Castillon si chiude la Guerra dei cent’anni. Con la sola Calais rimasta in mano inglesi.
Ma a cosa portò, in buona sostanza, il conflitto ai due contendenti? In Francia, di certo, rafforzò il potere regio che generò l’assolutismo monarchico: in Inghilterra le assemblee rappresentative avrebbe assunto un ruolo chiave specie nel controllo della spesa nazionale, di fatto, della politica regia. Inoltre, persa la depandancecontinentale, i britannici si sarebbero concentrati sull’espansione extra europea, gettando le basi del loro potere marittimo planetario.  Che non esiste più. Purtroppo,  ( soprattutto) per loro. E che non rinasce ( solo) negando il ( loro) welfare agli immigrati ( del resto d’Europa). A meno che non abbian perso il lume della ragione e si siano messi a credere  che, questo ‘tonfo‘  nel buio pesto dell’egoismo isolano,  sia il modo migliore  per rendere il paese della Regina ancora ‘ più forte‘.

Essere ( europei) o non essere ( europei)? Questo è il dilemma!

 

ESCURSIONI STORICHE: COPPI O  MERCKS ? SENTIAMO GEMINIANI. E’ dagli anni Sessanta che ci si dibatte se il più grande dei pedalatori sia stato il nostro Coppi o il belga Mercks. Molti storiografi ( e tanti, troppi saputelli) odierni, anche di parte nostra, propendono ( allegramente) per il secondo, visto anche i titoli che è riuscito a mettere in carniere. Senza valutare, chissà perchè,  i contesti diversi in cui i due straordinari campioni hanno vissuto.

Ad esempio, quando si elencano le vittorie di Coppi ci si ricorda che ha ‘ saltato’ i suoi  anni centrali  ( 1940/1947 o giù di lì ) per ragioni belliche e post belliche? Quando si dice che ha vinto ‘ solo‘ due Tour si sa che, lui, al Tour, per le ragioni di cui sopra, c’è potuto andare solo tre volte e intorno ai trent’anni? E comunque, sul tema, tra i tanti, avveduti o meno, c’è n’è uno che ( per c0mpetenza, conoscenza diretta e imparzialità)  può ( come si dice) tagliare la testa al toro?

C’è sì. E’ il ‘grande’ Raphael Geminiani, 91 anni, emigrato d’origini romagnole  in Francia .  Spiega  Raphael Geminiani: ” Sono stato direttore sportivo di Mercks. Non si capacitava. Un giorno Eddy mi fa ‘ Tu sei sempre per Coppi,ma io sono almeno al suo livello?’. E io: ‘ No, lui ha vinto qualcosa che a te manca‘. Eddy rispose:’ E’ impossibile, cosa?’. Gli dissi: ‘ Due titoli mondiali su pista ad inseguimento‘. Rimase senza parole. Se Fausto stava bene poteva staccarti ovunque: in salita, in discesa, in pianura, a cronometro, col sole, la pioggia, la neve. Immenso”.

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