Indagine sul M5S che ha conquistato Roma e Torino. Origini, purezza e contaminazione, prospettive.

Indagine sul M5S che ha conquistato Roma e Torino. Origini, purezza e contaminazione, prospettive.
Grillo ( rep.) download

MOVIMENTI POLITICI. Che dire del movimento 5Stelle? Tutto e nulla. Perché una risposta è davvero ardua da delineare. Anche perché a rendere ‘problematica’  una eventuale analisi razionale del movimento è anche la sua natura disorganica, liquida, destrutturata.

Intanto, non sono una associazione. E neppure un ‘partito  politico’, né s’intende farlo diventare  nel futuro ( art. 4 del Non-statuto). Per fare parte del movimento non occorrono quote o tessere, ma solo una registrazione presso un normale sito internet. Con la ‘ novità’ però della ‘preferenza negativa’ ( loro  proposta di Legge elettorale) che consente di sbarrare ( cioè di  espellere) colui che ‘ non piace’. L’importante per il movimento sembra essere più che altro il ‘ ciò che non siamo’, il ‘ ciò che non vogliamo essere’. Di qui nasce la prima grande difficoltà oggettiva quando sono costretti a passare dal ‘predicare’ al ‘governare’. Per trasformare il ‘ no’ o il ‘ non’ in una scelta. Rifuggendo però al fatto di farla compiere , eventualmente, ad altri: le ( vecchie) regole, la magistratura, il consiglio di Stato, la rete, i cittadini e così via.  La Raggi, ad esempio, in un primo tempo chiese ai cittadini romani di volere indicare un nome a cui dedicare una via della Capitale. Pensò anche ad un referendum popolare sul mantenere o meno la candidatura di Roma 2024. Lo chiese, ma una volta approdata sulla seggiola del comando,  ha deciso lei: ovvero,  ribadendo di nuovo un  ‘no’.

No, ancora no, dunque, e soltanto no. Per evitare, evidentemente, di dire chi era, per descrivere (almeno in questa circostanza) una sua identità, visto che non la conosce praticamente nessuno; identità che ( evidentemente) non ‘ vuole che esista’. Ed è  proprio in frangenti come questi che si coglie un evidente imbarazzo della ‘ nella gran parte dei membri di questa nuova presunta classe dirigente’  a fornire una loro esaustiva identità, un loro curriculum, una loro storia. Dire addio alla fase dell’adolescenza,  o anche dell’isola che non c’è, evidentemente, per chi partecipa al movimento, è  un passaggio decisamente traumatico.

GLI ARRIVATI PRIMA DEL 2012. C’è un prima e un dopo. Tra quelli che sono arrivati prima del 2012 ( la vittoria di Parma) e quelli dopo. Questi ultimi stanno facendo prevalere la comunicazione alla sostanza.

Luigi di Maio, uno dei giovani leader,  sembra attestarsi sulla strategia Togliatti post bellica. Distinguendo. Per contro al movimento delle origini che aveva accolto tutto e tutti. Diversamente da Di Maio, che ‘ preferisce’ invece dare risposte mirate ‘ ai lavoratori liquidi della Gig economy’, ai precari e ai sottopagati, ma anche al ceto medio impoverito e incazzato, in rivolta verso le forme di rappresentanza tradizionali, i partiti, i sindacati, le associazioni. Su queste ultime Grillo, il comico fondatore,  lancia strali a ripetizione. Eppure il problema del selezionare gli ingressi comincia a condizionare il movimento, eccome.

Ecco allora emergere espulsioni, radiazioni, adii. Il movimento, nato liquido, in pratica, sta rapidamente solidificandosi. Assumendo il sembiante di una nuova nomenclatura. Non molto diversa da quella di tipo leninista. Con tanto di pimpante apparatcik sul palco.

Qualcuno ha scritto che “il programma M5S è un pdf in modalità playlist :  programmaticamente lontano, come per i vecchi partiti, da ogni sistemazione organica”. Tra i temi selezionati alcuni sono approfonditi ( energia, informazione), altri sono affrontati genericamente ( economia) e altri ancora sono (volutamente) ignorati ( diritti civili, immigrazione). La cosa sorprende fino ad un certo punto. Visto che il movimento nasce su battaglie verticali ( ambiente, legalità) e da una ideologia onnicomprensiva. La realtà però presenta il suo conto. Spesso salato. Come venirne a capo? La risposta, per il movimento, sta nella piattaforma Rousseau, con le sue proposte di legge su centinaia di temi, tutte da sottoporre al ‘mi piace’ degli iscritti. Che stia accadendo sotto i nostri occhi una sorta di ‘rivoluzione’ da esportare al resto del Mondo? Forse sì, forse. E’ da vedere. Intanto però, meno enfaticamente, si tratta di dare corpo e anima ad un grande contenitore “ con l’ambizione di rappresentare ( democraticamente) la sintesi tra solido e liquido, tra ideologia e playlist, tra strutturato e destrutturato”.

IL NON STATUTO. Sono durate fino al 26 ottobre le votazioni on line con cui gli iscritti al movimento hanno deciso quali modifiche apportare al ‘Non statuto’ e al ‘Regolamento’ del movimento. Per superare ( almeno in parte) l’antinomia tra ‘ mistica della legalità’ e ‘liquidità normativa interna’. L’importante qui è ridurre  ‘ margini di ambiguità’ ed ‘ imposizioni arbitrarie dall’alto’, con l’aggiunta della variabile ‘spersonalizzazione-deresponsabilizzazione’ costituita dal cosiddetto staff ( anonimo) che si auto attribuisce il diritto di chiedere la documentazione e avviare istruttorie ( caso Pinzarotti).

L’incontro con la complessità politica porta a superare l’originario rifiuto di ogni ‘burocrazia organigrammatica’. Indicando solo in maniera più dettagliata i comportamenti sanzionabili, attribuendo la decisione ( solo) ad un organo terzo composto da portavoce e lasciando al fondatore ( Grillo) le facoltà di annullare le sanzioni e di sottoporre la ( eventuale)  decisione  ad una votazione on line tra iscritti.

UNO VALE UNO. Nel M5Svive’ l’antinomia tra l’obiettivo della democrazia assoluta e l’esistenza di gerarchie. Dei cosiddetti capi. In proposito asseriscono: “ Da noi non c’è nessun capo, decidono tutti”. Eppure non si possono nascondere certi ‘ruoli: Grillo, capo politico; Grillo e Casalegno ( figlio) fratelli‘garanti’, Direttorio nazionale, Direttorio locale, staff, Grillo di nuovo capo politico, ruoli di peso più o meno formalizzati ma evidenti ( Roberta Lombardi, ad es., sarebbe un deputato come altri, ma è chiaro che all’occorrenza conti di più). “ La complessità del reale –  osserva una indagine de L’espresso – fa emergere catene di comando sul campo che il ‘capo politico’ talvolta alimenta, talvolta ignora ( e cancella con una frase sul blog  o in un comizio). Manca ancora la formula che impedisca all’utopia, uno vale uno, di rovesciarsi su una distopia di poteri di fatto, in equilibrio o squilibrio tra loro”.

LA TRASPARENZA. “ La trasparenza diventerà in futuro obbligatoria per qualunque governo o organizzazione” teorizzava Casalegno ( padre). Tre anni dopo la sindaca di Roma è dovuta riparare sul tetto del Campidoglio per conferire con un suo dirigente.
Che si saranno mai detti? Ma non avrebbero dovuto scomparire gli ‘odiati retroscena della politica’? Con tutti quei sotterfugi? Quelle stranezze? Qualcuno ha cominciato a pensare che, i retroscenisti, contrariamente alle buone intenzioni, abbiano trovato terreno fertile proprio nei Cinque stelle. E che Grillo stia riuscendo nel suo intento di “ uccidere quel che resta della politica con una dose sempre più massiccia di banalità”.

Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno!” promise il ‘capo politico’ nel 2013. Sull’onda di una ( annunciata) rivoluzione democratica, non violenta, pronta però a polverizzare le vecchie liturgie della politica. Ma già qualche tempo dopo l’ingresso in Parlamento l’atteggiamento s’è capovolto.

COMPETENZE E CITTADINI. Pizzarotti invitò i cittadini di Parma  ad inviare curriculum per entrare a far parte del Consiglio e della Giunta comunale. Virginia Raggi non ha fatto pubblica richiesta di competenze, in compenso però la ricerca di un esperto cui affidare l’assessorato al Bilancio è durato quattro mesi. Morale: è davvero  difficile, sempre più difficile, il reperimento delle giuste competenze. Che non si inventano su due piedi. Che non basta far salire sul palco, come ha fatto tante volte Grillo,  anche se non si chiede loro una tessera ma solo di “ condividere il medesimo cammino”. Per il ‘capo politico’  il movimento “ è il cittadino che si fa Stato ed entra in Parlamento”. Sono inoltre cittadini che si fanno chiamare e si chiamano. Coronando il sogno di una cittadinanza consapevole, informata, responsabile. Una sorta di minoranza attiva ma che, già nel 2013, ottenne otto milioni di voti.

LA COMUNICAZIONE. Nessuno, nemmeno Berlusconi e la sua creatura ‘ Forza Italia’, ha avuto mai tanto interesse verso i media quanto il M5S. “ I giornali sono morti” sentenziò Grillo, salvo rivolgersi al ‘Corriere’ per spiegare ( nel settembre 2015)  il caso Roma. Quanto alla tivù, sempre parole di Grillo, quella è “ una merda”. Eppure i parlamentari vengono sottoposti a speciali training per bucare lo schermo.

C’è ambivalenza? Strano? Non proprio visto che per un movimento nato nell’era della comunicazione politica e media non possono che risultare la stessa cosa.

IL TEMPIO DELLA DEMOCRAZIA. Per M5S internet è il “tempio della democrazia”. Democrazia dal basso. Dove si pongono le leggi, si discutono e alla fine si votano ( piattaforma Rousseau). Tuttavia il web è una moneta con due facce. Portando con sé la globalizzazione ed i suoi effetti; in più l’avvento dei social la rete scatena dinamiche sociopsicologiche che qualcuno ha definito “ mentalità da alveare”. Con tanto di sospetti, accuse, minacce, congiure, bufale, allusioni, processi, insulti.
Tanti rovesci della stessa moneta di cui fece esperienza anche Casaleggio ( padre), che li snocciolò nel suo libro ‘Insultatemi ( 2013). Casaleggio racconta di avere “ scoperto di essere un pericoloso massone, un frequentatore della Bildeberg e l’ espressione dei ‘poteri forti’: identità multiple, a me – sottolineò con forza – del tutto sconosciute”.

ALCUNI DATI SUL M5S.   37, i fuoriusciti e gli espulsi; 143 tra parlamentari ed europarlamentari; 1.267 i meetup di Grillo fondati sul territorio ;  130 mila persone iscritte;    2 mila gli eletti nelle istituzioni locali; 19 su 20 i ballottaggi vinti alle ultime comunali; 153 mila gli iscritti ai meetup sul territorio nazionale; 710 mila i voti raccolti al ballottaggio di Roma ( 67,26%); 18,17% i voti raccolti in Sicilia da Cancelleri alle Regionali 2012.

SCHEDA. Il M5S è  nato il 4 ottobre 2009, il giorno di San Francesco. Nel 2013, alle Politiche, il movimento ha ottenuto  8 milioni e 792 mila voti. Nel 2016 ha conquistato Roma e Torino. Oggi, i sondaggi, lo danno a ridosso ( se non oltre) il Pd. Vincenti, in ogni caso, ai ballottaggi. Nel mirino c’è, ora, la regione Sicilia.

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