Non solo sport. Il nostro calcio. Carico d’acciacchi e difetti ( stadi), ma ancora in grado di dar lezioni.

Non solo sport. Il nostro calcio. Carico d’acciacchi e difetti ( stadi), ma ancora in grado di dar lezioni.
Non solo sport. Il nostro calcio. Carico d'acciacchi e difetti ( stadi), ma ancora in grado di dar lezioni.

LA CRONACA DAL DIVANO. E’ tornato, il nostro calcio. Pieno di difetti ed acciacchi, ma pur sempre stimolante. Dicono che la Signora abbia già vinto la disfida;  dicono, ma senza tenere in debito conto come spesso va questo nostro Paese dalle mille pieghe e dagli orizzonti sempre diversi.
Ad esempio, possono mollare Napoli ( pari con il Palermo) o la Roma ( sconfitta dalla Samp), ma chi vi dice che la Beneamata partita tra i fischi ( a giugno 2016)  non tagli il traguardo ( a giugno 2017) tra gli applausi? Tra l’altro, al bel vedere manca poco, anche  perchè proprio domenica 5 ( ore 20,45) avverrà lo scontro diretto ( tra le due) in quel di Torino, dentro le mura inespugnabili dello Juventus Stadium. 

Gianni Brera chiamò quello scontro ‘derby d’Italia‘, non  a torto visto che quelle maglie portano attaccati al petto una cinquantina di scudetti. In questa occasione spetterà alla Beneamata compiere il prodigio, e rimettere in gioco il Campionato 2017, come sempre bistrattatto al pari degli ultimi campionati, a vantaggio d’altri verso i quali ( ci spiace dissentire) non nutriamo particolare venerazione. Le nostre disfide, fatte di storia, politica, sociale, agonismo restano tuttora e nonostante impianti ( colpevolmente) non adeguati qualcosa di speciale. Una università che continua a spargere sapienza calcistica in tutto il globo. E dove la sua laurea vale ancora tanto.
Nel frattempo, s’affonda ( ancora una volta) il vecchio, caro, Diavolo. Non ci fosse Galliani, pur con tutti i pro e contro, che sarebbe a quest’ora d’una società rimasta orfana di padre? E dove sta questo closing? E donde vengono quei fantomatici compratori della ex squadra del secolo? Chi sta sgretolando, ora dopo ora, quella gloria del nostro movimento sportivo? Chi ? Si può sapere tutto, finalmente, e con ( doverosa) chiarezza?

IL PAESE DEI CASTELLI. “ Siamo pronti a costruire” avrebbe detto il presidente Trump. Già, ma a costruire cosa? Il muro, ovviamente, non lo sapete, e per chilometri e chilometri lungo la frontiera che separa il Messico dagli Stati Uniti. Un’opera che resterà nella storia a rivaleggiare con i limes romani o la muraglia cinese. Il problema è, ma forse questo Trump non lo sa, che i precedenti in fatto di muraglie non è che abbiano dato gran prova di sè. I barbari, spingi spingi, ce l’hanno fatta prima o poi a scendere fin a Roma per metterla a ferro e fuoco e i Mongoli ( e soci)  fin alle capitali ( di turno) dei regnanti  cinesi per schiacciarle sotto i loro talloni.
Del precedente più vicino a noi, il muro di Berlino, il presidente Trump avrebbe dovuto conoscere inizio e fine. E invece, anche qui, il solito buco di memoria. Se va avanti così, tra una dimenticanza e l’altra, va a finire che per rendere ancor più inaccessibile la sua America farà costruire una rete collegata di castella o di fortificazioni turrite. Come mai s’è visto. Ma non dicevan fino all’altro ieri che l’America incarnava la libertà del Mondo?
E comunque sia i mercati stanno salutando con gioia le iniziative del presidente Trump. Sulla scia delle sue prime mosse, la borsa di New York ha varcato la ( soglia psicologica) dei 20 mila punti. Ai massimi sono saliti anche l’indice Nasdaq e S&P500. L’exploit, a detta degli analisti, è legato all’ottimismo con cui investitori e imprese guardano alle prospettive dell’economia Usa con il nuovo presidente.

LE FRASI CHE COLPISCONO. ” Era ora di cambiare la F1. D’ora in poi pensiamo alle corse che vogliono i tifosi”. Questa volta la frase va attribuita a Ross Brawn, 62 anni, ingegnere inglese. Noi, fans della ’rossa’, mister Brawn lo conosciamo, eccome. Dei suoi 17 titoli vinti ( 8 piloti) 11 se li è aggiudicati quand’era alle dipendenze del mito, precisamente dal 1996 al 2006. Grazie a quella storica parabola sportiva, è diventato grande. Ovvero, com’è nel potere della ‘rossa’, universale. Tanto che, oggi, i neo proprietari americani della F1, lo hanno chiamato  a pensionare quello intramontabile stortignacolo di Bernie, 86 anni, e un patrimonio di circa 3 miliardi.

Ma che dobbiamo aspettarci da mister Brawn?  Un Bernie bis o un nuovo format dell’auto? Sembrerebbe, più probabile, il secondo. Anche se tutto è ancora da studiare e definire. Sul tavolo stanno argomenti spinosi come quei regolamenti al limite della legalità o quei privilegi che avvantaggiando qualcuna renderebbero impari la lotta. Per i regolamenti 2 occorrerà evitare la tentazione di creare artificialmente lo spettacolo”; per i privilegi ” una volta esauriti i contratti in essere, sarà inevitabile negoziati ad hoc per il futuro”.  Tutto giusto. Tutto auspicabile.
L’importate sarà però non trovare altri mefistofelici inghippi per ‘ ridimensionare’ la ’rossa’. Ecclestone lo ha tentato più volte ( vedi power unit ), riuscendoci spesso e volentieri ( scippò perfino Lauda, oggi beato tra i beati del box Mercedes), per dar spago ( ultimamente) alle ’frecce’ di Stoccarda, le quali  senza la sbadataggine di alcune  gestioni ferrariste trascorse  (molto probabilmente) ora  starebbero indietro (come al solito) e  e non davanti.

IL FUTURO DEL CALCIO  E’  AZZURRO? Quando il ct Ventura convocò  Gagliardini qualcuno disapprovò. Comprensibilmente, visto che il ragazzo aveva giocato poco o nulla ad aliti livelli. Eppure, quella, e altre sue discusse convocazioni di giovani talenti nostrani, è stata provvida e lungimirante. Perchè l’Italia dei giovani cresce. E in misura esponenziale. Qualcuno ricorderà che appena qualche anno fa si dava Buffon senza eredi.
Ancor più dappresso si recitava il de profundis per il calcio italiano giudicato ormai incapace di partorire figli degni del suo grande passato. Ma che è accaduto? Che  il Gigi nazionale i suoi eredi li ha trovati, eccome ;  e che Meazza, Piola, Rivera, Baresi  e Maldini possono tornar  a dormir sonni tranquilli viste le nidiate che d’ora in ora stanno uscendo dall’ inesauribile incubatore del calcio nazionale.

L’Italia del calcio, si sa,  ha in sospeso la Pentastella mondiale. Per (ri) affiancare il Brazil e per (ri)superare la Germania uber alles.  E tornare prima inter pares nel gran consesso del calcio mondiale, tanto per (ri)donare il massimo gaudio ai tanti esterofili che da decenni ci stanno spingendo ad ammirare tutti i pedatori del mondo fuorchè i nostri. Per loro, insomma, il giardino più bello e felice continua ad essere quello altrui.
Non perchè sia ( effettivamente) il più bello, ma solo perchè gli consente di non dare giusto premio a chi ( tra noi) lo merita.  Meglio maledire che benedire.
E tuttavia, nonostante esterofili e gufi, oltre alla inossidabile BBC, ormai datata, potremo in futuro contare ( ci scusino quelli non menzionati)  su Donnaruma, De Sciglio, Florenzi, Rugani, Zappacorta, Romagnoli, Bellotti, Locatelli, Cristante,  Immobile. E inoltre su Berardi, Chiesa, Verdi, Lapadula etc etc.  Mamma mia, che bello, grazie per tanto  ben di Dio!

I PRIMI 10 MISTER UEFA. Quali sono stati gli allenatori più influenti della storia? Secondo l’Uefa, questi: Cloug ( inglese), Cruijff ( olandese), Del Bosque ( spagnolo), Ferguson ( inglese), Herrera ( italo-ispanico), Lattek ( tedesco), Lobanovskyi ( ucraino), Michel ( olandese), Mourinho ( portoghese) e Arrigo Sacchi (italiano).
Nell’elenco, ovviamente opinabile, mancano dei nostri: Pozzo ( due Mondiali, una Olimpiade), Lippi ( degli anni juventini), Capello ( degli anni milanisti) e Ranieri ( il mago di Leicester). Assente anche Pep Guardiola, che col suo (pur  non da tutti amato) tiqui taca qualcosa d’innovativo nel calcio del Pianeta  deve aver pur fatta.

 IL CALCIOMERCATONiang ( 22 anni) chiude col Milan a vola a Londra, nel Wadford di Mazzarri. Bryan Cristante, 21 anni, di proprietà del Benfica, torna dove ( fatti i pro e i contro) sta meglio, in Italia, o meglio a Bergamo. Dove arriva in prestito fino a giugno 2018. Anche Pierluigi Gollini, 21 anni, ha ritrovato l’Italia, e punta ad un posto fisso (sempre ) nell’Atalanta. Giaccherini cominciar a doler di pancia in quel di Napoli. Sarri non lo vede manco col binoccolo e lui se ne vuole andare. Giusto. E se tornasse in Romagna?

* LA CLASSIFICA XXII  GIORNATA. Juventus, punti  51 ( una partita da recuperare); Roma, 47, Napoli 44, Inter 42, Lazio 40, Milan 37,   Atalanta 39, Fiorentina 34 ( una partita da recuperare) …  Empoli 21, Palermo 13, Crotone 9, Pescara ( una partita da recuperare)  9.

* Da confermare e completare.

TURNO XXII GIORNATA. (Sabato 28 gennaio) Lazio- Chievo  o-1 ( ore 18), Inter-Pescara 3-0  ( ore 20,45); ( domenica 29) Toro-Atalanta 1-1 ( ore 12,30), Cagliari-Bologna ( ore 15), Crotone-Empoli 4-1, Fiorentina-Genoa 3-3, Samp-Roma 3-2, Sassuolo-Juve 0-2, Udinese-Milan 2-1 , Napoli-Palermo ( ore 20,45).
TURNO XXIII GIORNATA.( sabato 4 febbraio, ore 20,45) Bologna-Napoli; ( domenica 5, ore 12,30) Milan-Samp, ( ore 15) Atalanta-Cagliari, Chievo-Udinese, Empoli-Torino, Genoa-Sassuolo, Pescara-Lazio, Palermo-Crotone, ( ore 20,45) Juventus-Inter; ( lunedì 7 febbraio) Roma-Fiorentina ( ore 20,45)

COPPA ITALIA. Semifinali: Napoli contro Juventus; Inter o Lazio contro Cesena o Roma.

IL TABELLINO DELLA COPPA ITALIA.  Nulla da fare per il Diavolo ( che ha spedito l’eterna promessa Niang al Wadford)  contro quell’inviperita della Signora. Sotto di due reti, ha cercato pure di vender cara la sua pelle ma anche se in dieci non è andato oltre il 2-1 ( Bacca).  Praticamente: fuori. In corsa restano Inter o Lazio, Cesena o Roma. Per i futuri incroci ci sarà da godere nell’assistere a Juve-Napoli ( già definito) e le altre ( da definire).

VECCHIA E NUOVA EUROPA. ” Non vogliamo più alcuna appartenenza alla Ue. Nessun legame a metà. Nulla che ci lasci dentro e fuori. Gli elettori hanno espresso il loro giudizio e noi lo rispetteremo fino in fondo”.
Così Theresa May, 60 anni, premier della Gran Bretagna dal 13 luglio 2016. Così l’erede di Elisabetta la Grande e della Thatcher. La May , anticipando le mosse dell’Unione, sta facendo di tutto per trasformare un’ ex isola di pescatori poi divenuto impero  in un moderno paradiso fiscale.  Tramite il quale conferire a Sua Maestà una nuova dimensione planetaria.
” Ora vogliamo – predica Theresa May - una Gran Gretagna globale, aperta al mondo, per creare un futuro migliore per i nostri figli e i nostri nipoti”. Purtroppo, oggi, non  disponiamo più dell’oracolo di Delfi o della Sibilla cumana, peccato, perchè un responso verso tanta febbrile aspettazione, avrebbe fatto comodo. Intanto perchè la Gran Bretagna la sua recita planetaria l’ha già fatta e consumata da tempo. Poi perchè trasformarsi un un ‘paradiso fiscale‘ ( tra l’altro) cedendo tutto  a destra e a manca ( vedi squadre di calcio), sembra  un futuro più da isole Vergini o Cayman che da nuovi eredi   di un impero, che non c’è più.

L’Europa boccia i conti italiani. Bruxelles ( o meglio, Germania e accoliti) chiedono rapide correzioni ( 3,4 mld) al deficit, ritenuto eccessivo. Pronte le sanzioni. E qui ci risiamo con i compiti a casa. Ma anche con il solito dialogo tra sordi, con quelli d’Oltralpe sempre pronti a dare indirizzi e spremere giudizi e gli altri, ( soprattutto) quelli sotto l’Alpe, dediti solo ad eseguirli. Basta. Basta. Basta.
A parte che così facendo gli ottusi lanzi alemanni ( e accoliti) non fan altro che portare palate di consensi a chi con loro non vuol più a che fare ( tipo Brexit), spezzando l’Europa, non è più sopportabile che quelli prima pensino a loro e poi agli altri. I generosi luterani, che avrebbero dovuto ‘mondare ’ e  ’ salvare’  il pianeta dalla corrotta  e retrograda cattolicità.

TORNANO I BIG DELLA MOTO. Il Vale ( col giovane Vinales, tre lustri di differenza) s’è presentato; così anche Lorenzo e il Dovi, entrambi rossi fiammanti, tute e moto comprese. Questi ultimi due giurano vendetta ai mostri giapponesi, e non sarebbe male che a Borgo Panigale ( quest’anno) tornino a ripristinare l’uso del suonar campane a martello tanto e quanto a Maranello.

RIFLESSIONI SENZA TEMPO. Quante volte vi siete sentiti dire di andare a scuola da questi o da quelli sparsi pel Pianeta i quali,  a noi italici, figli degenerati di ex padroni del Mondo, tutto hanno da insegnare e nulla da imparare? Nel calcio d’oggi, poi, per ottenere rispetto non ci bastano più manco i  nostri pettorali zeppi di medaglie   ( tipo  generali dell’ Armata Rossa).
Eppure, andando a spulciare almanacchi, non è improbo estrapolare  dati illuminanti : 61 Coppe dalle grandi orecchie?  Inghilterra ( 11 vittorie+ 6 finali=17 presenze all’ultimo atto), Italia ( 12+13=25), Spagna ( 16+10=26); Coppa Uefa? Inghilterra ( 7 vittorie+6 finali: 13 presenze all’ultimo atto), Italia( 9+6=15), Spagna( 10+5=15); Coppe del Mondo  per Nazionali? Italia 4, Inghilterra 1, Spagna 1.

Verrebbe da chiedersi a  che servono tante  medaglie se, poi, nessuno più le fila? Nel nostro caso, fortunatamente, destino ha voluto che Ceferin, il nuovo presidente Uefa, sia amante degli almanacchi. Onde per cui, prima che la Serie A tornasse con i piedi suoi al terzo posto del ranking Uefa,  ( pur aspramente osteggiato) ha ben creduto di riconoscere a tanta gloria calcistica  la sua giusta collocazione nel calcio continentale, restituendole ( dal 2018) la quarta squadra Champions ( senza preliminari).
Senz’altro, il presidente sloveno, scorrendo gli occhi su tanta gloria, avrà valutato: ma che  Coppe sarebbero, le nostre, senza quelle storie che basterebbero per (ri)scrivere l’Iliade e l’Odissea?  Che ci andrebbero a fare in campo Angli, Alemanni, Ispanici o Slavi  senza la Signora, il Diavolo, la Beneamata, il Ciuccio, la Lupa , il Toro o la Viola?  Coppe del nonno, sarebbero, le loro;  o no, mannagia? Anche perchè, a far confronti,  ci pensate ad un  rugby senza All Blacks o Springboks ?  O ad un  tennis  senza   Federer, Djoko,Murray o la Serenona?  O  ad una Nba senza le big della  California o di  New York ?

Del resto nello sport, e quindi anche nel calcio, si viaggia a cicli. Questa verità, per chi bazzica atleti, è abbastanza evidente. Scontata.  Un po’ a me, un po’ a te, insomma. Il Real, ad esempio, vinse la sesta Coppa dalle grandi orecchie nel 1965/66, ma per arrivare alla settima dovette aspettare fino 1997/98 ( oltre 31 anni); mentre il Barca ebbe l’onore del trionfo nello stesso torneo solo 1991/92. Nonostante tanti digiuni chi ha mai pensato che i due Panda pedatori  d’Espagna avessero perso la loro magia, il loro appeal, il loro ruolo? Come invece vanno sparlando  sul calcio azzurro tanti  sciagurati,  a frotte,  nel Belpaese  e  nell’Altrove?
Proprio qualche tempo fa un imberbe fenomeno tedesco  s’è permesso di dire che venire in Serie A sarebbe stato ( non) uno ma due passi indietro. Senz’ombra di offesa non abbiam resistito a  consigliargli ( oltre che a  leggere almanacchi)  di andar   a bagnare il talento (?)  suo  laddove più gli aggrada. Anche perchè tra gli amici  alemanni, noi,  e non solo  nel calcio, abbiamo sempre preferito  i figli di Goethe che i figliocci dei Lanzi (chenecchi).

ALTRI SPORT. Federer-Nadal entrano nella leggenda del tennis. Così come le sorellone Serena e Venus Williams.  Lo ‘spettacolo’ da loro  offerto  agli Australian Open è di quelli che non si dimenticano. E tuttavia sarà ora che anche sotto rete comincino ad avanzare nuove racchette, per dare il cambio ad una  generazione di campioni che sta lasciando di sè ampia traccia. Bene siamo andati nel pattinaggio, con il nostro cigno Carolina  in bronzo negli Europei di figura e con la coppia Cappellini-Lanotte argento nella danza libera, dopo la beffa nel corto a loro danno perpetrata.
Bene è andato anche Fischnaller, terzo nella sprint di slittino. Benissimo stanno andando i nostri sciatori, uomini e donne. Fill, Goggia e Bassino sono potenze del settore. E pure l’Armani Milano ha ritrovato la dignità. Come dire: lo sport, l’intero movimento sportivo nazionale, pur non sempre adeguatamente supportato e con impianti tutti ( o quasi tutti ) da ammodernare, mantiene alta la fronte. Quanto ci costa, aver lasciato volar via quell’occasione olimpica!

Ti potrebbe interessare anche...