Non solo sport. La Nostra Signora, bevuto un Porto, ora si candida. Stadio a Roma? Manco per sbaglio!

Non solo sport. La Nostra Signora, bevuto un Porto, ora si candida. Stadio a Roma? Manco per sbaglio!
Non solo sport. La Nostra Signora, bevuto un Porto, ora si candida. Stadio a Roma? Manco per sbaglio!

LA CRONACA DAL DIVANO. E mentre Moggi insiste nel predicare che da noi vengono a giocare solo schiappe, Lippi s’è invece accorto ( bontà sua) che il gap tra le nostre big e le altre d’Europa s’è ridotto. Al punto che, siamo a soli due miseri  punticini da quelli della Premier e a soli sei/sette da quelli della Bundes. Mentre sull’impero di Spagna comincia a calare la notte. Con la Signora che ( pur senza il suo Bonucci)  s’è amabilmente bevuta un Porto.
E con la nostra Rometta che è andata  a farsi una passeggiata sul campo del  terribile ‘sottomarino giallo‘ e la Viola che è andata a dettare legge nelle terre degli ex  barbari, donde manco le legioni di Cesare dormivan tranquille. In aggiunta al tutto, il Barca crolla e il Real balbetta.
Il nostro problema, semmai, è quello degli stadi. Il tema è ripetuto. Ci fossero gli stadi potremmo cominciare a pensare ( perfino)  di non viver più dei soli diritti televisivi. Ma si sa che, da noi, gli stadi non li vogliono. Li chiamano ‘colate di cemento’ e non già ‘ folate di gioventù’,  ’voglia di correre e di confrontarsi‘, ‘ occhi che guardano avanti‘, ‘progetti per il benesssere e lo sviluppo’.
La Roma, che un suo stadio vorrebbe, senza chiedere l’elemosina alle vuote  casse pubbliche, sta finendo nel dileggio. E ben sia per  mister Pallotta che i detrattori la chiudano qui, con qualche scemenza in più  sui social, perchè potrebbero anche far spuntare ( da qualche anfratto) i soliti esposti  che fan da sentinella al dolce  ’  far niente‘.
E comunque, Moggi o non Moggi, Lippi o non Lippi, Roma o non Roma, da noi, se quei benedetti impianti non arrivano, c’è  il pericolo concreto che il tanto amato pallone vada presto a sgonfiarsi. Poco alla volta o tutto d’un colpo. Non si sa.  La domanda è chi metteremo al suo posto, nelle lunghe ore vuote ?  Si cercano idee. Proposte. Intanto,  che dite se  incominciamo  a ‘fumarci’ qualche  social ?

FAMO O NO STO STADIO?  No, lo stadio a Roma non si fa, resta una suggestiva chimera. In quel luogo urbano  un tempo caput mundi, oggi, tra sapientini, tintinnega, corrotti, incapaci  e apprendisti amministratori locali e nazionali, non s’ha voglia di far più nulla. Nulla di nulla. Abulia continua e istituzionalizzata. E’ saltato il Giro del Centenario, è saltata un’altra  ( irripetibile) Olimpiade, sta per saltare la Ryder Cup. Tutto salta. E chi lacrima? Nessuno.
E poco importa dei miliardi che questi appuntamenti  riverserebbero  sulle vuote casse romane. Con tanto di posti di lavoro in più visto che lo sport, al giorno d’oggi, non è più la simpatica raccolta di figurine Panini del tempo dei  nonni, ma una vera e propria colossale industria in grado di garantire progresso e futuro a tanti. Giovani in primis.
Ma che fanno ( oggi  ) gli   (sciagurati)  padri/madri di quella città un tempo luce del Mondo? Si negano. O meglio, negano ad altri di fare qualcosa che potrebbe recare meriti a chi  vorrebbe fare. E pensare, che sarebbero bastati quegli impianti per l’appuntamento d’ Olimpia o un nuovo, moderno,  stadio per ridare (incalcolabile) slancio  allo sport (  non solo) della Città Eterna.

No, lo stadio non si fa. Ragazzi, non illudetevi manco! Mettetevi pure  il cuore in pace. Adesso poi che hanno scoperto in quel luogo (oramai) di discarica un ‘ bene culturale’ non s’accettano più domande.  E ditelo a mister Pallotta che l’intenzione  di affidarsi ( eventualmente) alle vie legali è una pia illusione. Nell’Urbe alle vie legali preferiscono gli  spaghetti alla Amatriciana.
Anche perchè a non farti fare una cosa sono davvero in tanti a goderci  da matti, per anni, se non per secoli. Eppure c’è chi s’offende  se  qualcuno pensando all’Urbe la vede ( sempre più) città cadavere, checchè nei dicano i vari partiti ( e partitini) e i tanti intellettuali ( e intellettualoidi) reclutati ogni volta alla bisogna per praticare  il ‘ dolce non far niente‘.

Tutti ( o quasi) felici e contenti? Avanti (allora) per questa strada. Tanto più che di  ruderi, l’Urbe, nei suoi secoli bui, ne ha visti tanti.

Nota a margine. Tanto per dire a che livelli siamo. Durante un dei soliti assolo in tivù, un tizio di cui non interessa il nome ma solo il verbo espresso, s’è permesso di dire quanto segue: ” Far fare lo stadio a Roma? Non se ne parla. Tra l’altro i proponitori si sono accaniti su una zona dove non va di certo bene. Eppoi a che serve un nuovo stadio?  Non ci sono già l’Olimpico, anzi,  il Flaminio? “. Per lui,  quello del verbo, beato tra i beati, che può elargire la sua sapienza grazie ad una libertà mal concessa, la risposta della Capitale  all’Allianz Arena o al nuevo Bernabeu dovrà essere  il Flaminio.
Capito, signora Raggi, signor di Maio, caro Luciano, per la Roma del futuro basterà  il vetusto Flaminio? Colà s’annidi la Lupa. A questo punto non sarebbe meglio tornare agli esami di scuola di qualche decennio fa dove ( per stornare chi capiva e chi no )  agli esami di maturità su due corsi, di circa 25 alunni ciascuno, solo tre risultavano i promossi mentre gli altri erano spediti o al ripasso o alla ripetizione dell’anno? Mica per discriminare, figuriamoci, restiamo pure in democrazia, se lo desideriamo,  ma solo per tornare a dare la parola a chi la parola soppesa e coltiva.

Turno ottavi di  Champions. ( martedì) PSG-Barca 4-0, Benfica-Borussia D. 1-0; ( mercoledì) Real-Napoli 3-1, Bayern-Arsenal 5-1; ( martedì 21), B.Leverkusen-Atletico M 2-4 , City-Monaco 5-3; ( mercoledì 22) Porto-Juve 0-2, Siviglia-Leicester 2-1. Un primo commento  a turno concluso: spaventa ( ma fin a che punto?) il Psg, tiene sulla corda l’Atletico ( quattro gol fuori casa sono davvero insoliti), fa rimuginare  il City che segna e  incassa. Il vero spauracchio resta quindi la solita, lustra, corazzata di Monaco. E’ vero che aveva come avversario l’Arsenal dell’incompiuto Wenger, però, sverniciare così gli avversari non è da tutti. All’interno del bel coretto di papabili Champions  2017 possiamo però tranquillamente inserire anche  la Nostra Signora, che non sarà particolarmente bella da vedere  ma che, estetica a parte, ha dato prova di grande padronanza dell’evento. I quarti sono a portata di mano.

LE FRASI CHE COLPISCONO. Questa volta la vetrinetta delle frasi che colpiscono  spetta a Fabio Capello. Notoriamente, ormai dirottato sulle isole d’Albione, dopo essere stato folgorato come san Paolo sulla via di Damasco da quell’ambiente e da quel calcio di coristi nati. Il don Fabio non molti giorni fa ebbe a dire dal pulpito di Sky quanto segue. ” Io starei attento al Barca. Anche perchè mi pare che mister Henrique abbia mollato la Liga per la Coppa. Direi che il Barca con Real e Bayern  sarà una possibile pretendente Champions”.
Detto fatto. Soprattutto  dopo il  risultato del Barca a Parigi, contro il Psg di Cavani: quattro reti nel sacco contro nessuna. E un Messi in prepensionamento. A questo punto come Luis Henriquez possa ribaltare il risultato nel sia pur terribile Camp Nou non è dato da immaginare. Aspettiamo lo sviluppo degli eventi, come il cinese sul greto del fiume. Anche perchè restiamo curiosi di apprendere sul come abbia preso l’inattesa  novella il nostro don Fabio.

I PRIMI 10 MISTER UEFA. Quali sono stati gli allenatori più influenti della storia? Secondo l’Uefa, questi: Cloug ( inglese), Cruijff ( olandese), Del Bosque ( spagnolo), Ferguson ( inglese), Herrera ( italo-ispanico), Lattek ( tedesco), Lobanovskyi ( ucraino), Michel ( olandese), Mourinho ( portoghese) e Arrigo Sacchi (italiano).
Nell’elenco, ovviamente opinabile, mancano dei nostri: Pozzo ( due Mondiali, una Olimpiade), Lippi ( degli anni juventini), Capello ( degli anni milanisti) e Ranieri ( il mago di Leicester). Assente anche Pep Guardiola, che col suo (pur  non da tutti amato) tiqui taca qualcosa d’innovativo nel calcio del Pianeta  deve aver pur fatta.

 IL CALCIOMERCATO. Chiuso, per fortuna. Non se ne poteva più.
IL TABELLINO DELLA COPPA ITALIA.  Doveva vincere a mani basse e invece ( pur con qualche recriminazione) ha perso. Chi è costei? L’Inter(nazionale), ovviamente, che alla decima di fila se l’è fatta addosso e non ha compiuto l’impresa, fermando la sua corsa in Coppa Italia ai quarti. Totti, finora solo quattro volte titolare, è entrato a dir la sua in Coppa.

SERIE A XXV GIORNATA. ( venerdì 17 febbraio) Juve-Palermo 4-1; ( sabato 18) Atalanta -Crotone 1-0, Empoli-Lazio 1-2; ( domenica 19) Bologna-Inter o-1, Chievo-Napoli 1-4, Pescara-Genoa 5-0, Samp-Cagliari, Udinese-Sassuolo 1-2, Roma-Torino 4-0, Milan-Fiorentina 2-1.
CLASSIFICA ( da completare). Juve punti 63, Roma 56, Napoli 54, Atalanta 48, Inter 48, Lazio 47, Milan 44… ( in fondo) Empoli 22, Palermo 14, Crotone 13, Pescara 12.

VECCHIA E NUOVA EUROPA. ” Non vogliamo più alcuna appartenenza alla Ue. Nessun legame a metà. Nulla che ci lasci dentro e fuori. Gli elettori hanno espresso il loro giudizio e noi lo rispetteremo fino in fondo”.
Così Theresa May, 60 anni, premier della Gran Bretagna dal 13 luglio 2016. Così l’erede di Elisabetta la Grande e della Thatcher. La May , anticipando le mosse dell’Unione, sta facendo di tutto per trasformare un’ ex isola di pescatori poi divenuto impero  in un moderno paradiso fiscale.  Tramite il quale conferire a Sua Maestà una nuova dimensione planetaria.
” Ora vogliamo – predica Theresa May - una Gran Gretagna globale, aperta al mondo, per creare un futuro migliore per i nostri figli e i nostri nipoti”. Purtroppo, oggi, non  disponiamo più dell’oracolo di Delfi o della Sibilla cumana, peccato, perchè un responso verso tanta febbrile aspettazione, avrebbe fatto comodo. Intanto perchè la Gran Bretagna la sua recita planetaria l’ha già fatta e consumata da tempo. Poi perchè trasformarsi un un ‘paradiso fiscale‘ ( tra l’altro) cedendo tutto  a destra e a manca ( vedi squadre di calcio), sembra  un futuro più da isole Vergini o Cayman che da nuovi eredi   di un impero, che non c’è più.

L’Europa boccia i conti italiani. Bruxelles ( o meglio, Germania e accoliti) chiedono rapide correzioni ( 3,4 mld) al deficit, ritenuto eccessivo. Pronte le sanzioni. E qui ci risiamo con i compiti a casa. Ma anche con il solito dialogo tra sordi, con quelli d’Oltralpe sempre pronti a dare indirizzi e spremere giudizi e gli altri, ( soprattutto) quelli sotto l’Alpe, dediti solo ad eseguirli. Basta. Basta. Basta.
A parte che così facendo gli ottusi lanzi alemanni ( e accoliti) non fan altro che portare palate di consensi a chi con loro non vuol più a che fare ( tipo Brexit), spezzando l’Europa, non è più sopportabile che quelli prima pensino a loro e poi agli altri. I generosi luterani, che avrebbero dovuto ‘mondare ’ e  ’ salvare’  il pianeta dalla corrotta, egoista  e retrograda cattolicità.

AMORI CHE NON MUOIONO. Toto ( Wolff) e Niki ( Lauda) hanno rinnovato il celebre duetto fino al 2020. La Mercedes, infatti, non se li è lasciati scappare, soprattutto Toto ( concupito dalla ‘rossa’?), visto che portafortuna come  loro non esistono nel mondo delle auto da corsa. Basta inquadrali in coppia, beati e irridenti, per vedere le frecce d’argento tagliare impavide i traguardi tracciati sulle piste del mondo. Perfino la leggenda, quella antica e vera, ha dovuto prendersi un periodo di riflessione. Tra breve, comunque, si torna in gara. I circuiti saranno tanti ma senza le stravaganze di Bernie sarà più edificante e facile seguirli.
Gli spifferi parlano di una Red Bull spaventosa. Tanto che le frecce inseguono i suoi tempi. Poco o nulla trapela invece dai box della ‘rossa‘, che in regime autarchico è alla caccia della formula magica. Chissà se le sarà dato di trovarla? Speriamo. Anche perchè senza la ‘rossa‘ in pista ci sono poche soluzioni: o si cambia canale o si spegne il video. Sportivamente parlando, si sa, visto che senza quella bella e lustra  macchinina gusto non c’è.

TORNANO I BIG DELLA MOTO. Prove di mondiale nell’altro emisfero. Il Vale ( con la spada di Damocle del sempre più veloce e costante  giovane Vinales, tre lustri di differenza) continua provare con qualche acuto e qualche lamento; così anche il Lorenzo e il Dovi, entrambi rossi fiammanti, tute e moto comprese. Questi ultimi due giurano vendetta contro i mostri giapponesi, e non sarebbe male che a Borgo Panigale ( quest’anno) si tornasse a ripristinare l’uso  l’uso delle campane a martello tanto e quanto a Maranello. Intanto, per i tempi di gara, si annunciano  anche una Suzuki a competitiva a sorpresa e una Ducati da brividi. Yamaha e Honda, al momento, se la ridono. Si fa per dire.

RIFLESSIONI SENZA TEMPO. Il sogno di Moratti. ” Inter, non lasciarti scappare Gabriel Jesus“. Ancora una volta, dall’ex presidente ( tifoso) Moratti, giunge un lampo di vita che illumina il futuro della Beneamata. Finita forse, così almeno si spera, in buone mani. Di questi tempi dovrebbe anche scadere il tempo per il closing del Milan. Dovrebbe, perchè non tutto quel che aleggia rassicura. Che strano questo pallone: la Beneamata, nata un decennio dopo da una costola del Milan, si avvia a ritornare nelle alte gerarchie del calcio mentre il Diavolo, carico di onori, ma ormai povero e sconsolato, non sa ancora qual destino lo attenda. San Siro, lo stadio più titolato al mondo, attende.

PILLOLE ( NON SOLO) DI SPORT . Il Millwall ( 3a serie) abbatte in FA Cup il Leicester di Ranieri, ancor fresco dell’impresa del secolo. In Serie B Frosinone e Benevento sorpassano il Verona. Aru si allena ( subodorando imprese)  per Sanremo e Giro del Centenario in Oman. Bernie e Ron passano la mano in F1. Molti hanno elogiato il vecchio manager inglese, noi, invece, poco o nulla. Anche perchè al contrario di Bernie non siamo come lui al servizio del dio Danaro. Intanto per occupare il posto di Bernie e degli altri grandi vecchi arrivano a frotte: Carey, Brawn e pure Agag. Nulla da fare per i nostri ai Mondiali di sci alpino.
L’unica soddisfazione ( si fa per dire) è rimasto il bronzo della Goggia. All’Olimpia Milano va anche la Coppa Italia. Peccato che in Europa conti poco più del due di briscola. Jacobs, Randazzo e Howe: è il lungo delle meraviglie (  tutti oltre gli otto metri) . C’è solo una squadra italiana che non s’arresta: è la Pro Recco, pallanuoto, che nella sesta di Champions ha sverniciato i serbi del Partizan ( 12-7).

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