Emilia Romagna. Bologna: il valore pedagogico, sociale ed economico della refezione scolastica.

Emilia Romagna. Bologna: il valore pedagogico, sociale ed economico della refezione scolastica.
Nutrire 3448

Bologna, 3 aprile 2017 – Bologna, con Milano, Mantova e Cremona, è stata la prima città in Italia nella quale è stata istituita, agli inizi del ‘900, la refezione scolastica. Negli anni la refezione scolastica ha assunto una forte valenza didattica, di educazione alimentare e di socializzazione degli alunni. Oggi, in Parlamento, si sta discutendo una legge sulla refezione scolastica, inoltre è in corso una revisione delle linee guida e una valutazione dei criteri di qualità nel codice degli appalti. La nuova normativa dovrà tenere conto anche delle sentenze della magistratura che hanno stabilito che si possono consumare i pasti preparati a casa nei refettori.

Il settore della refezione scolastica è di fronte ad uno scenario di grande cambiamento. Legacoop Bologna, raccogliendo le sollecitazioni di alcune cooperative leader nella ristorazione scolastica, ha organizzato il convegno ‘Nutrire insieme il futuro. Il valore della refezione scolastica come strumento educativo e di inclusione sociale’, concluso dalla ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli ( nella foto).

Il convegno è stato pensato come un’occasione di confronto tra tutti gli interessati: scuole, istituzioni, comitati di genitori, rappresentati delle imprese della ristorazione collettiva.

REFEZIONE SCOLASTICA. “Sul valore educativo della refezioni scolastica non dobbiamo fare passi indietro: è un momento importante per le scuole, per i bambini ed è anche un momento importante di socializzazione, inclusione e condivisione – dichiara Rita Ghedini, presidente di Legacoop BolognaAuspichiamo che la nuova legge tenga in considerazione questa esigenza educativa e sociale, anche all’indomani della pubblicazione della ricerca OCSE che evidenzia la capacità della scuola italiana di attenuare le differenze socio-economiche.
Da rappresentanti delle imprese di un settore ad alta intensità di manodopera e con un elevato tasso si occupazione femminile
– conclude Ghedinivorremmo che si tenesse conto delle ricadute sociali prodotte dalle riforme e, al tempo stesso, chiediamo regole certe sul rispetto degli standard di qualità e salubrità degli alimenti e dei contratti di lavoro. In un settore delicato come quello della ristorazione scolastica, le stazioni appaltanti devono essere consapevoli che non bisogna lasciare spazio a chi vuole operare al ribasso”.

 

 

 

 

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