Rimini: una economia turistico-commerciale. Da ‘tutelare’. Senza ‘pallinari’ e ‘giocatori delle tre carte’.

Rimini: una economia turistico-commerciale. Da ‘tutelare’. Senza ‘pallinari’ e ‘giocatori delle tre carte’.
G. Zanzini

RIMINI. “L’economia di Rimini è turistico/commerciale. Intorno a essa ruotano le nostre possibilità di crescita e rilancio. Da turismo fieristico e congressuale, grazie a IEG, arrivano buone notizie. Decine di esercenti piccoli e medi si spremono, ogni anno, le meningi e investono i loro soldi per migliorare l’offerta leisure e l’attrattiva della nostra destinazione.
Grazie a buon lavoro di Regione, Apt e amministrazione comunale, crescono di nuovo gli arrivi in Riviera: anche dall’estero. C’è solo un piccolo problema. Ovvero, quello che trovano vacanzieri e turisti su viali e lungomare una volta arrivati a Rimini. Chilometri di bancarelle, marciapiedi invasi di merce scadente, spessissimo contraffatta. Un tripudio di minimarket, distributori di bevande alcoliche e non. A tenergli compagnia allegre bande di pallinari e giocatori delle tre carte.

Invece, chi fa buona ristorazione e ospitalità, crea negozi e esercizi di qualità si trova sotto assedio. Soprattutto perde clienti. Eravamo stati facili profeti quando questo inverno, come Federmoda e Confcommercio, avevamo previsto il problema, indicando la desertificazione commerciale, la caduta di qualità dell’offerta, lo spazio a imprese mordi e fuggi, quali cause del degrado del territorio. Sarebbe ingiusto e fuori della realtà scaricare il tutto su l’amministrazione comunale. La jungla di leggine, di orpelli burocratici sono infiniti, e spesso, legano le mani. Le risorse poche. Poi nel ‘Paese delle meraviglie’ una tribunale che ti autorizza a vendere alcolici h 24, in barba alla delibere di un Comune, lo si trova sempre. C’è, però, una cosa che dobbiamo fare per affrontare la situazione e trovare il modo di risolverla. Capire e condividere di cosa parliamo. Bazar e bancarelle infrangono le norme. Sono fuorilegge. Spazi, ingombri, uso di suolo pubblico, sono indicati dalle norme. Devono essere rispettate. Senza se e senza ma.
Chi ha un dehor, tavoli e sedie per un gelato o una bevanda o vasi di piante per fare più bella la vetrina, tutto a norma di legge, paga fior di tasse e uso del suolo pubblico. Invece ci se ne frega, opera nei mie confronti concorrenza sleale, mi impalla il negozio, allontana i miei clienti. Non paga un centesimo alla collettività. Inoltre, quella merce sui marciapiedi è spesso fuori norma, fuori dai parametri UE di sicurezza dei prodotti, è contraffatta. In Italia, secondo la nostra agenzia delle dogane, il valore del falso è di 7 miliardi di euro, alimentare escluso. Basterebbe bloccarne la metà e nelle casse dei negozi e della nostra economia entrerebbe il corrispettivo di una manovrina finanziaria. Senza dimenticare 800 milioni di euro di imposte nelle casse della Stato. Passando ai ‘pallinari’ c’èsolo uno cosa da dire. Sono malavita e pure organizzata.
Tanto commercianti sono stati minacciati o subito danneggiamenti, solo per avere protestato a fronte della loro attività. Ma come nel caso dei marciapiedi invasi illegalmente da paccottiglia, anche per loro il tema è semplice da definire. Riusciamo a fare rispettare le leggi, le sanzioni sono sufficienti per scoraggiare chi le infrange? Capiamoci: nessuno corsa all’aumento di pena.
Ma pensare che un pallinaro senza reddito, privo di beni intestati e dall’incerto domicilio, sia impaurito da 1.000 euro di multa (che mai pagherà), è assurdo.Stessa roba per qualche centinaio d’euro di sanzione per occupazione di marciapiede. Folle pensare a sequestro della merce su marciapiedi o che, di fronte a recidiva, le tre carte diventino reato penale? Si chiama certezza del diritto, protegge gli onesti e chi fa le cose per bene. Ce la siamo inventati noi italiani nel ‘700. Sono convinto che applicarla a Rimini nel 2017 è alla nostra portata”.

 

Giammaria Zanzini

 

 

 

 

 

 

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