Santacangelo d/R. Ci ha lasciato Sergio Torsani. Un santarcangiolese che ha onorato la sua città.

Santacangelo d/R. Ci ha lasciato Sergio Torsani. Un santarcangiolese che ha onorato la sua città.
Torsani Sergio Scan

SANTARCANGELO d/R. E’ deceduto nel pomeriggio di venerdì 23, a Cinisello Balsamo, Sergio Torsani, nato a Santarcangelo d/R il 25 ottobre 1930. Insegnante elementare a Cinisello Balsamo con ruoli importanti particolarmente nei progetti di inserimento scolastico per disabili, è stato dirigente politico nelle file del Partito Socialista, sindacalista e amministratore milanese di primario rilievo a  partire dagli anni Settanta.

Dopo la carica di vice sindaco e assessore al comune di Cinisello Balsamo rivestita per diversi anni ha assunto importanti cariche regionali e nazionali all’interno del suo partito. Inoltre, nel 1977, è stato nominato presidente dell’Azienda regionale forestale della Lombardia; nel 1983, poi,  ha assunto la presidenza nazionale delle Aziende forestali. In quel periodo è stato nominato tra l’altro membro della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente.

Ed è proprio nei confronti dell’ambiente che Torsani ha portato avanti per anni e con lusinghieri risultati e documentate pubblicazioni il suo impegno.
Sergio Torsani lascia la moglie Romea e i figli Luca e Paolo, le nuore Sabrina e Candice, la nipotina Anna.
I suoi funerali verranno svolti in forma solenne a Cinisello Balsamo; dopodichè, espletata la cremazione, verrà trasferito a Santarcangelo, nella tomba che già ospita  i genitori Teresina e Rino.

Questo un suo ‘ritratto’ ’ scritto in occasione del suo ottantesimo compleanno: in quella circostanza i parenti gli fecero omaggio di un quadro ad olio di ambientazione e soggetto santarcangiolese del pittore cittadino Boschi.

 

 

 

” A Sergio”

Nell’opera ad olio del pittore Boschi una barca ‘galleggia’ tra una ‘estate’ ed un ‘inverno’  senza collocazione precisa e, con a bordo, le icone in pietra e mattoni della città dipinte dai colori delle stagioni, ma sgombre di gente. Quella gente del  paese che, nell’opera,  si può soltanto immaginare. Gente ( probabilmente) passata e gente ( senz’altro) presente. Gente che resterebbe comunque arduo  distinguere e collocare. E anche se dicono che gli uomini e donne d’una volta fossero diversi da quelli dell’oggi, in realtà, se si vanno a scrutare i volti del prima e del dopo, si finisce con il non avvertire tanta differenza. Anzi,  nella sostanza, praticamente nessuna, soprattutto se li si ‘coglie’ nel  profondo. Magari con il solo innocente intento di ‘ ricostruire’ le loro storie. Per raccontarle. Per tramandarle. Diverse ed uguali. Tutte significative.

Ti sei mai chiesto quali e quante storie ‘ abbia mai scritto’ e ‘ continui  a scrivere’  il tuo paese ? La tua storia, ad esempio, come ci suggerisce l’omino scuro in lontananza. Cominciata tra i tetti bassi e coloriti della Violina, sotto la protezione di mamma Teresina e anche di nonna Santina e di nonno Achille. Tra qualche allegra goliardata d’adolescente e qualche inebriante giro di valzer da giovanotto.

Per andare poi ad aggiungere altre pagine, con Teresina e Rino,  in via Garibaldi; dove mettesti su famiglia con Romea e dove nacque Luca per poi trasferirti, qualche anno dopo, in piazza Gramsci. Negli anni Sessanta hai volato lontano dal tuo borgo natio, soprattutto per ragioni di lavoro,  a Cinisello Balsamo, dove nacque Paolo e dove iniziarono ad affidarti incarichi e a concederti onori.
Sostenuti per anni con generosa e attenta determinazione, come quello per l’Ente Forestale della Lombardia, che nei tuoi anni di presidenza dal ‘nulla dell’esordio’ hai saputo far crescere fin ai ‘ragguardevoli livelli del giorno d’oggi’.

Chissà se te ne sei  accorto, ma  tu come  gli altri  non sei mai sceso ( in realtà)  dalla barca di Boschi. Che altro non è  se non una candida e festosa metafora abilmente escogitata per mai obliare  le storie d’uomini e donne custodite dentro quelle icone di pietra e mattoni.
E che, qui, nel tuo borgo natio, nessuno  ( sia pure in forme diverse ) vuol mai dimenticare. Perché qui, per antica cultura, le vite si appartengono l’una all’altra, senza forzature, cordialmente, nell’intento  di tenere dritta la prua tutti assieme  sull’ignoto mare  dell’esistenza.
Una esistenza dove “  quel che non si vede è spesso più importante di quel che si vede”. A cominciare dal  sincero, grande  e riconoscente affetto di chi ti ha conosciuto.

Roberto Vannoni

Ti potrebbe interessare anche...