Non solo sport. Tour, vince Froome. Come volevasi dimostrare. E ora un bel weekend con le ‘rosse’?

24 luglio 2017 0 commenti
Non solo sport. Tour, vince Froome. Come volevasi dimostrare. E ora un bel weekend con le ‘rosse’?
F1 Grand Prix of Russia - Qualifying

LA CRONACA DAL DIVANO. Tutto s’è compiuto. L’anglo  Froome  ( senza entusiasmare) s’è portato a casa il suo quarto Tour e il ‘dinamitardo‘ Aru, 27 anni,  si è piazzato al quinto posto, dietro soggetti animati da buona volontà ma senza il carisma ( almeno così pare) dei personaggi da leggenda. L’anglo Froome, sempre molto cortese, s’è affrettato a a celebrare il (solito) Tour, definito ancora una volta la migliore corsa a tappe del Mondo. Migliore, però, non certo per quello che si è visto, anche perchè con quella squadra che aveva e le velocità che imponeva perfino nelle tappe di trasferimento che potevano gli altri?  Se non arrivare in coda al re, qual suo codazzo,  allegri e festanti affratellati.

L’unico che avrebbe potuto dare fastidio all’anglo Froome era il Cavaliere dei quattro Mori, ma questo rimasto nudo e solo davanti alle montagne non ha potuto che mollare. Con una punta di rammarico ed irritazione.
Anche perchè se avesse avuto al suo fianco ( anche solo) l’indimenticabile Scarponi, ben altro in gara  avrebbe potuto permettersi.
Ma tant’è, la storia è questa e così il Tour . Corsa di grande visibilità mediatica, certo, ma almeno da quel che fa vedere, sicuramente non (molto) più interessante e viva di quel Giro d’Italia, che ( con gli opportuni interpreti e quei suoi imprevedibili percorsi) poco o nulla offre di  scontato. Come, appunto,  la vittoria annunciata, meritata e compiuta  dell’anglo Froome.

Sono nel frattempo partiti anche i mondiali di nuoto. Buone, come ormai da anni, le prestazioni dei nostri ragazzi del fondo ( privati solo dell’oro); impensabili invece  l’oro e l’argento di Minisini ( e diverse partner) nel sincro; promettenti ( anche se con un sol bronzo) i ragazzi dei tuffi orfani ( si sa) dell’inimitabile Tania. Discorso un po’più articolato invece occorre fare per quelli che stanno andando in  vasca.
Detti, Gabriele  amicone di Greg, pur con qualche centesimo in meno, s’è ripreso un bronzo nei 400 sl, mica male, mentre gli altri scesi in acqua, soprattutto nelle staffette, se non hanno sfiorato il patetico ridicolo poco ci manca. Infatti la femminile non potendo contare più sugli exploit portentosi della Fede, s’è spenta prima ancora d’arrivare in finale; la maschile, invece,  arrapata intorno al buon Magnini, altro non è riuscita a fare che farsi squalificare.
Non è stato, dunque, un buon avvio. Pazienza. Gli ultimi anni ci avevano abituato bene. Speriamo ora che i ragazzi della vasca abbiano in serbo qualche loro  sorpresa. Non erano fenomeni prima, non sono bidoni adesso. Certo che, al mondo d’oggi, con tutti quegli ex dopati rimessi in circolo, non dev’essere facile  il confronto. Ad esempio, il cinese che ha vinto i 400 sl è sicuro che, con quegli occhi sparati, sia del tutto legittimo? Stiamo tranquilli, insomma, che i controlli si fanno, senza guardare in faccia ad alcuno e non solo sui (soliti) russi?

Buono  l’avvio della scherma, con Pizzo d’oro nella spada ( che eguaglia Mangiarotti), e il bronzo ( con rimpianto)  della Vecchi. A questi allori s’è aggiunto l’oro del fioretto a squadre femminile. Per tenere viva una tradizione che ha pochi eguali. Da non passare in silenzio, infine, i 400 m di Aceti, euro juniores a Grosseto, con tanto di titolo e di record.

TORNA LA ‘ROSSA’. Fine settimana con le auto di nuovo in pista. Questa volta all’Ungaro. Per verificare se le meraviglie mostrate dal tracotante imbattibile  pilota delle ‘frecce’ sia stata vera gloria o solo lucente meteora. Al momento, stando ai punteggi in graduatoria, Vettel resta d’un sol punto avanti ad Hamilton, il quale però vede avvicinarsi in maniera preoccupante colui che avrebbe dovuto essergli da devoto scudiero e che, invece, per gli strani giochi del destino, potrebbe ( a questo punto) pensare ad un campionato tutto suo, magari da vincere ai danni del compagno di squadra ( un po’ come ha fatto Rosberg),   tra la meraviglia dei più.

L’ultimo  flop della ‘rossa’ comunque preoccupa. Tanto più che dopo che Toto Wolff  è andato a ‘lamentare’ in Pirelli  che le ‘rosse‘,  a suo dire, azzeccavano ogni finestra di gomme mentre  loro, i padroni d’argento, andavano ogni volta in zampanella,  le ‘frecce’ sono tornare a ruggire e le ‘ rosse’ a belare.
Che a domar Germani ci volessero il console Mario o il generale Diaz, oggi indisponibili, lo sappiamo. Purtroppo. Senz’altro dg Marchionne e ds Arrivabene (oggi  come oggi )  poco o nulla possono quando quelli d’Oltralpe intendono (ri)varcare i passi alpini per venire a dettar legge in quella Padania che (era e resta) l’unico, vero, minaccioso, alter ego  alle loro mire mai pacifiche e sempre  prevaricanti.I Germani , si sa, vogliono vincere. Solo vincere.
E (possibilmente) predare. Qui ci vorrebbe che il nostro Seb, tedesco di nome ma non di sorriso, si mettesse nei panni del nostro Nivola quando, nel 1935, al Nurburgring, sfrecciò con un’Alfa in rosso davanti agli squali d’argento mandando ( letteralmente) in palla il buon  Adolf ed i suoi accoliti. Bei ricordi.

POVERI DIAVOLI. Sfogliamo la cronaca, che non consente di evitare  una riflessione sulla sempre più evidente  debacle europea dei nostri tempi. Frutto di una situazione complessiva, prima ancora che storica,  forse resa sazia dal benessere, di certo cinica, e del tutto incapace di affrontare con i dovuti strumenti e l’indispensabile unità d’intenti l’epocale assalto migratorio di questi tempi. Con danni enormi, e lacrime a non finire.

Come si sa, sono ormai anni, che ‘poveri diavoli’ cercano di raggiungere l’Europa quale loro ancora di salvezza rispetto a situazioni locali invivibili e violente. Arrivano da mezzo mondo, quello più misero e spesso in conflitto. Tra di loro non tutti sono ‘poveri diavoli‘, d’accordo, e una selezione più oculata potrebbe verificarlo. Fatto è però che nella leggiadra Europa di questi tempi di gente disposta a rimboccarsi le maniche ce n’è poca davvero.
Anche perchè, qui, è praticamente  un ‘ si salvi chi può’ che non sta salvando nessuno. Nè quelli che vorrebbero tirare su muri, nè quelli che inviano carri armati alle frontiere, nè quelli che sparano alle frontiere. E neppure quelli che vorrebbero far finta di nulla e passare la palla al partner più sfigato. Come l’Italia, ad esempio, che tra incertezze ed amenità varie, non riesce più a farsi ascoltare da quelli dell’Altrove, sordo e sordido, un tempo cristiano e oggi senza più anima ed identità, tranne quella del ‘ darsi alla fuga’ in ordine sparso.
L’Italia, certo, l’eterna, minuscola, ma isolata Italia, con tutti i suoi limiti, da sola davanti all’epocale emergenza. L’Europarlamento, che avrebbe dovuto dire la sua sull’argomento,  è rimasto vuoto. Nel frattempo però dai bei mari del Sud continuano ad arrivare, ma anche a naufragare, migliaia di ( veri o presunti)  ’poveri diavoli’. E tra loro tanti bambini. Quelli davvero ‘ poveri diavoli’. Con gli occhi chiari. Attoniti. Increduli. Come potrebbero pensare infatti che  nella parte più civilizzata del mondo c’è qualcuno che ha  deciso di ‘ tranciare’  la loro parabola umana prima  ancora che abbia iniziato a spiccare il volo?

GLI ALTRI SI VERGOGNINO. Dice Liam Neeson, 65 anni, attore, protagonista ‘Schindler’s  list’ , accosta il ruolo avuto dal suo personaggio durante l’ultima guerra dove si adoperò al salvataggio di tanti ebrei, con il ruolo che sta tenendo l’Italia nella quotidiana  tragedia quotidiana sofferta da  migliaia di ‘poveri diavoli’, tra loro tante donne e bambini, che continuano ad affogare nei bei mari del Sud. ” Anche l’ Italia ha oggi un ruolo simile  a quello di Schindler e mi riferisco ai migranti. L’Europa ha il dovere di aiutarla, così come le Nazioni Unite, non possiamo a contare solo sulla vostra inesauribile generosità. So che c’è anche qui c’è qualcuno che inizia ad essere stanco di accogliere, ma bisogna ricordarsi che i muri rovinano ogni tipo di bellezza. Lo ripete anche papa Francesco, uomo davvero interessante. L’Italia sta insegnando al Mondo cosa significhi l’altruismo, tutti gli altri Paesi dovrebbero vergognarsi”.

SPETTACOLO IN MOTO. Al Sachsenring per il Gp di Germania ci si attendeva un dominio Honda e dominio Honda c’è stato. Con, lassù in vetta, Marc Marquez, messo (però) alla frusta per gran parte della gara dal carneade  Folger ( Yamaha Tech), centauro di casa, ma che alla fine della gara non ha potuto altro che cedere il passo al nuovo dominus della classifica mondiale. Ora in graduatoria, Marc, ha toccato 129 punti, 5 più di Vinales ( quarto al traguardo);  6 più di Dovi ( ottavo al traguardo) e 10 più del Vale da Tavullia ( quinto al traguardo).

Al dominio spagnolo in MotoGp ( 4 nei primi cinque) l’Italia ha risposto con il dominio in Moto2 ( 4  tra i primi cinque); e in particolare, con uno spettacolare  Morbidelli che ha mostrato tutto il suo valore nel ‘domare’  ( non il volpone Luthi, finito sulla sabbia) ma il sorprendente Olivera in grande rimonta. Buon secondo posto di Fenati in Moto3, gara vinta dal solito Mir. Per un bilancio complessivo che ( alla vigilia della sosta estiva) nella MotoGP , la classe regina, lascia un po’ tutti sulla corda: quattro infatti restano i  contendenti racchiusi tutti in soli 10 punti: Marquez, come detto, ma anche Vinales, Dovi e Valentino.
Nella Moto 2, invece, la caduta allontana Luthi di 37 punti da Morbidelli; mentre, nella Moto3, Mir conta un vantaggio buono ( circa 30 punti)  ma non ancora del tutto rassicurante, su Canet e  soprattutto su Fenati, terzo in graduatoria, ma  questa in queste ultime apparizioni in gran spolvero. Colpi di scena. Spettacolo.  Incertezza sistemica. E’ questa la cronaca delle  due ruote a motore. E poi c’è chi si meraviglia come  queste  gare attirino un crescente ed appassionato interesse. I paludati della Fia non  guardano  gare di moto?

 ALTRE DI CALCIO. Prosegue la sceneggiata del Neymar in procinto di passare al Psg per 222 milioni di euro. Sceneggiata aberrante, ma tant’è in un calcio che da tempo ha toltoi piedi da terra. Vedremo. Anche perchè se i blaugrana dovessero incassare una tale cifra andrebbero a rompere le scatole a destra e a manca. Ad esempio alla Juve, per quel Dybala che dopo Cardiff non ha più tutto quel credito che gli era stato addossato. Il ragazzo, in uno di quegli esami che contano assai, infatti, ha mostrato debolezze laddove debolezze non dovrebbero (mai) esserci: ovvero in quel cuor da leone che se non c’è ( come ammetteva don Abbondio) nessuno ti può donare.
Certo, il ragazzo è nuovo a tali confronti, e ci può stare anche che abbia fatto cilecca al primo colpo. Potrà rifarsi, ovvio. Ma oggi circondato  con qualche perplessità in più. Anche perchè quelli che ‘segnano’ il tempo sono proprio quelli che lo ‘bucano’ al momento opportuno. Come quel ragazzino nero in verdeoro ai Mondiali di Svezia del ’58; o quell’altro, passato da una squadra mega ad un’altra di seconda linea, ha saputo portarla ai trionfi in un campionato (allora) ritenuto ( non lo si dimentichi mai) ‘ un mondiale per club giocato settimanalmente’. Oltre che rendere la sua nazionale due volte in vetta al Mondo.

Intanto  Bonucci e Biglia ( fuori lista per la Uefa di giovedì) stanno prendendo campo tra quelli del Diavolo. Che sembra proprio quello della tradizione. Quattro ‘omaggi’ al Bayern  dell’incredulo Carletto non sono un segnale insignificante anche se ottenuto in amichevole. I rossoneri infatti hanno manovrato bene. Forse, diciamo ancora forse, in attesa di prove bel più probanti, prima di annunciare che  il Diavolo è ( davvero) tornato.  Borja Valero sta mettendo le mani sulla Beneamata, ricca di buoni giocatori ma orfana di leader. Qualche annuncio di rinforzi ( Karamoh o Vidal) stanno alleggerendo il cuore di Spalletti, preoccupato.
La Roma di Monchi sta vendendo e comprando. Ora sta facendo pressing su Mahrez del Leicester. Moreno e Kolarov ( ex Lazio) figurano tra gli ultimi arrivi. Ounas stupisce il Napoli, che dovrebbe avere chiuso la telenovela con Reina. Gli eredi di Partenope non si sono granchè rinnovati, forse puntando ( più che altro)  sull’amalgama ormai cementata dei suoi. Chissà se basterà, anche perchè all’orizzonte stanno per stagliarsi i Lumbard, che se azzeccano le miscele non  avranno di certo problemi ( con i loro 32 Scudetti e le loro 10 Champions  ) a mettere in riga le grandi del Campionato e del Continente.

 

VAR UTILE O NON UTILEAldo Biscardi, indimenticato conduttore del Processo del lunedìle aveva dedicato una intera vita( giornalistica)  Fosse stato per lui di moviola sui campi di calcio  si parlerebbe da anni. Invece l’introduzione dell’occhio di falco è recente. E non sempre con esiti  soddisfacenti. Anzi. Durante la finale di Confederation Cup tra Cile e Germania, ad esempio, vinta ( per la prima volta nella loro storia) dai (soliti) tedeschi per o-1, il cileno Jara colpisce con il gomito al volto il tedesco Werner, proditoriamente, violentemente, chiaramente. I dubbi non ci sono. I cronisti, infatti, tra i quali zio Bergomi, non fanno altro che sottolineare la gravità dell’intervento. Sanzionabile  solo e soltanto col rosso.
Inutilmente. Pressato dalla panchina tedesca l’arbitro Mazic corre  al tavolo della Var ( ingenuamente collocato  sul campo) per controllare.
E tra la sorpresa generale, pur con tutta l’evidenza  virtuale,   si limita ad estrarre un giallo al posto di un rosso che ci stava tutto. Probabilmente, il tutto, per evitare di  concedere un rigore . Ma qual è  lo scopo della Var? Verificare i fatti per agire di conseguenza o continuare col gioco delle tre carte? Tra l’altro  se non si provvede col  rosso in casi tanto acclarati quando mai lo si  sanzionerà?  Ce lo chiediamo, infatti, in tanti preoccupati.
Anche perchè l’episodio  è passato in cavalleria tra i media. Che agli uomini resti ( e resterà)  difficile  fare esercizio di oggettività lo sappiamo. E tuttavia quante ‘ magagne’ ( vogliamo continuare a coprire su quei campi di sport dove verità, legalità  e merito dovrebbero farla da padrona ? Non è per caso che ci dia gusto  far innalzar trofei non ai migliori ma solo a quelli o più protetti o più furbi o i più disonesti? Siamo sicuri che non sia meglio   tornare agli usati costumi?

IL PRESTIGIOSO LE MONDE. “ Le liasons dangereuses du dynamiteur Fabio Aru ” ( ovvero:  ’ Le relazioni pericolose del dinamitardo Fabio Auru’). Così il quotidiano Le Monde, attacca il nostro campione definito una ‘ sintesi degli anni neri del ciclismo italiano‘, ma in modo scomposto e non circostanziato, basato solo sulla citazione di persone ‘controverse’ che lavorano con Aru, a cominciare dal team managers della Astana, Vinokurov.

Incredibile. Il solito polverone a  vanvera, alla francese, che prima di andar a far gli affari in casa altrui dovrebbe guadare i suoi in casa propria. Che Aru partecipi a relazioni ‘controverse‘ lo dicono loro che di relazioni ‘controverse‘ sono maestri. Infatti donde alloggiavano i bei sederi di Le Monde quando un certo Armstrong infilava uno dopo l’altro ben sette Tour de France? Donde? Citiamo Armstrong, in questa, ma se dovessi seguire il metodo francese, potremmo stilare un elenco di nomi che manco col web si potrebbe esaurire. Di persone ’controverse’ alla Vinokurov ( non solo) nel ciclismo ne galleggiano in quantità industriale.
Infatti vogliamo ( finalmente) chiarire ruoli i metodi che la fan da padrona in gran parte delle squadre di vertice che impreziosiscono l’epico sport delle due ruote? Vogliamo? E allora cominciamo a farci restituire le sacche ( sequestrate) del dott. Fuentes; o i dati ( raccolti da Wada) su qualche atleta inglese o francese. Jacques Anquetil, campione vero, che con Le Monde non doveva aver a che fare, quando si trattò di ammettere ‘ certi effetti di certe pozioni magiche’ lo fece molto francamente e senza allungare ombre sugli altri.
Se ne assunse la responsabilità, punto e basta. I bei sederi di Le Mond lascino quindi in pace il nostro Fabio, colpevole ancor prima di averlo provato, che è ( al momento) l’unico vero rivale di un inglese che fa il fenomeno in maniera programmata, per qualche obiettivo all’anno, e niente di più.
Non di certo come i nostri Gino e Fausto, i quali ( in tempi non preistorici ) collezionavano allori partendo dal Trofeo di Laigueglia al Giro di Lombardia. Mentre compiamo queste nostre riflessioni ( guarda caso) Fabio s’è vestito di giallo. Mettendo in riga anche il fenomeno Froome. Gli altri, tutti gli altri visto che Fabio sta correndo da solo, non aspettano altro che fargli lo sgambetto. Ad ogni piè sospinto. Alla francese, ovvio. Proprio proprio come  ai bei tempi di ‘Gaibera‘ Vicini e ‘Ginettaccio’ Bartali?

FANTOZZI NON VADI VIA. Paolo Villaggio, morto in una clinica romana a 84 anni, era un sampdoriano della prima ora, dal 1946, anno di fondazione del club.
Villaggio era in tribuna a Marassi il giorno dello scudetto (  19 maggio 1991, vittoria 3-0 contro il Lecce), portava una coccarda blucerchiata al petto e approfittò del microfono di Gianni Minà per tirare una frecciatina al suo amico De Andrè, genoano, col quale aveva scritto la canzone su Carlo Martello di ritorno dalla battaglia di Poitier.
Villaggio resta impresso nella memoria collettiva soprattutto per due genialità: Fantozzi e Fracchia, personaggi senza tempo .

Nati entrambi  all’Italsider. Come raccontò lo stesso Villaggio. Fantozzi, ad esempio,  in realtà si chiamava Bianchi e portava i baffi. Il suo ufficio era collocato in un sottoscala. Fracchia, invece, si chiamava Verdina e si connotava per il suo mostruoso aspetto fisico, forse non esattamente brutto, ma con tanto di calosce e ombrello. Fracchia era uno che s’incavolava ogni volta da matti. Che non sopportava l’ingiustizia. Fracchia e  Fantozzi restano comunque due impiegati, due invenzioni,  al limite. Ma mentre Fracchia è uno che reagisce, Fantozzi è uno che prende la vita come viene. Forse, entrambi, risorse opposte della complessa e geniale personalità del   creatore.
Innumerevoli sono i riferimenti sportivi (  non solo doriani) nella saga cinematografica di Fantozzi. Come quell’Arsenal/Samp di Coppa delle Coppe del 1995, finito 3-2 per gli inglesi. Divertentissimo. Memorabile. Villaggio nella sua carriera aveva vinto tutti i premi possibili, compreso un Leone d’oro. Gli  mancava  l’Oscar. Una volta a Neri Parenti  confessò: ” Sulla mia tomba non ci sarà l’Oscar, ma (solo)  il bosco di Fantozzi“.

COSTUME. Martedì 5 luglio il  taglio alto della ‘rosea’ grida ” Nell’estate di Max, il colpo è Ambra”. Max, sarebbe Allegri, prossimo ai 50,  rinnovato mister della Juve capace in Champions (  lui in panca) di fare 30 ma non  31. Ambra invece, 40 anni compiuti in aprile, è l‘ Angiolini ex bimba prodigio di Buoncompagni,  protagonista, ultimamente, di qualche ruolo di rilievo televisivo e cinematografico. Entrambi vengono, come s’usa dire oggi, da due lunghe storie familiari finite. Max con Claudia Ughi, madre del figlio più piccolo, Giorgio, 5 anni;  Ambra, con Francesco Renga, due bimbi con lui.

Max, toscanaccio di Livorno, capace di accendersi di passione ad ogni attimo, padre inoltre di Valentina, 22 anni, avuta da una precedente relazione, stavolta non ha resistito al fascino dei libri. Il feeling amoroso infatti con Ambra sarebbe‘fiorito’  al salone del libro di Torino. Un po’ come capitò, fatti i debiti aggiustamenti,  al Paolo e alla Francesca del nostro antico Dante ( * vedi nota al fondo) .
Ai giorni nostri chi commenta queste storie, questi personaggi, luci ed ombre comprese, tende a farlo con un’amabile alzatina di spalle. Corroborata da  un sorriso  carico di comprensione.
E in effetti di che preoccuparsi? L’emancipazione ( dalla rigida morale cristiana) ) ci ha indotti ad esser teneri, comprensivi, con tutto e tutti. Così  in effetti ha fatto anche la( solita) ragazza (o ragazzina) invitata all’uopo  nella ( solita) trasmissione televisiva dove oltre al calciomercato si trova il tempo di spaziare per l‘aere attorno. La graziosa ospite su invito ha commentato: “ Beh, che c’è di male? E’ una storia come un’altra. In fondo la gente dei nostri tempi vuol provare a vivere come meglio crede. Senza tabù. Senza complessi. Senza impegni. Un po’ come l’aria frizzante di primavera”.
Sì, una eterna primavera popolata di farfalle multicolori. Oggi non esistono più  donne c0n l’anime di Maria, Beatrice, Laura. Mentre tra gli uomini non usano più quelli  che si spezzavano la schiena per per tenere unito ed allegro il desco familiare. Oggi, uomini e donne, si son messi a scrivere  storie  in continuità. Con fantasia creativa inesauribile, maneggiando materia da penne immortali, storie leggere leggere, però,   proprio come voli di farfalle, che s’esauriscono nel breve volgere di qualche ora di luce. I bambini, soprattutto quelli con gli occhi da poco spalancati sul mondo, per crescere e  trovare identità ed appartenenza, amano la vicinanza ( non casuale ) di chi   li ha ‘costretti’ a venire al mondo .
Per giocare . Per confidarsi. Per imparare ad amare la vita. Quando non se li trovano accanto ( a prescindere da razza, genere, condizione sociale) chiedono:” Dov’è mamma, dov’è papà? “.  Un inghippo, questo, un groppo. Infatti quanta forza occorre trovarsi dentro per rispondergli: “ Sono andati al mare” .

NON SOLO SPORT. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davan ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico. Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati.
Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini. Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’.
Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa. Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro. Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri che la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinità generosità?

CURIOSITA’. Il valore fondante dell’Europa è la pace“. A Sant’Egidio è stato annunciato così  il ‘ primo grande evento internazionale per la pace del 2017′ da tenere nel cuore del Continente, dal 10 al 12 settembre, a Osnabruck, in Germania, con la partecipazione annunciata della cancelliera Merkel. Le religioni tornano quindi ad incontrarsi. La scelta della Germania, tra l’altro, non è casuale vista la ricorrenza dai 500 anni della Riforma di Lutero, che sconvolse l’Europa per molto tempo, lasciando ferite mai rimarginate. Ad un continente alla  ( continua)  ricerca della sua identità, e dunque delle sue radici, non sarà male un tuffo all’indietro. Per correggere quanto è possibile ancora correggere. Evitando ( finalmente) contrapposizioni, sovranismi, localismi e le innumerevoli forme di miopia storica e politica  che stanno impedendo all’Europa di recitare un ruolo  non subalterno ma  di riferimento .

 

NOTE

I CENTAURI. La figura del centauro ha origine dall’amore sacrilego fra il re dei LapitiIssione, e una sosia della dea EraNefele, dalla cui unione nacque, appunto, Centauro, un essere deforme che si accoppiò con le giumente del Monte Pelio ed originò una razza di creature ibride, metà uomini e metà cavalli.

Nella mitologia, i centauri sono sempre dipinti con carattere irascibile, violento, selvaggio, rozzo e brutale, incapaci di reggere il vino. Solitamente raffigurati armati di clava o di arco, caricavano i loro nemici emettendo urla spaventose. La loro particolarità era dunque di possedere tutti i pregi e tutti i difetti del genere umano, portati però a livelli elevatissimi, tanto che nella mitologia sono stati riservati loro ruoli completamente contrastanti: dall’estrema saggezza all’incredibile crudeltà.

CANTO V INFERNO- Dante ‘Divina commedia’ 

 

  1. ” Noi leggiavamo un giorno per diletto
  2. di Lancialotto come amor lo strinse;
  3. soli eravamo e sanza alcun sospetto.
  4. Per più fïate li occhi ci sospinse
  5. quella lettura, e scolorocci il viso;
  6. ma solo un punto fu quel che ci vinse.
  7. Quando leggemmo il disïato riso
  8. esser basciato da cotanto amante,
  9. questi, che mai da me non fia diviso,
  10. la bocca mi basciò tutto tremante.
  11. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
  12. quel giorno più non vi leggemmo avante”.

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