Ausl Forlì. Il cibo che cura. Diete personalizzate, prevenzione e i progetti specifici per ogni utente.

Ausl Forlì. Il cibo che cura. Diete personalizzate, prevenzione e i progetti specifici per ogni utente.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

FORLI‘. Non tutti sanno che il vitto ospedaliero è considerato uno dei parametri quotidiani di assistenza maggiormente percepiti durante il ricovero. Proprio per questo, l’organizzazione dell’ospedale di Forlì cerca da anni di attuare, nell’interesse degli utenti, “un processo di personalizzazione del vitto e un sistema informatizzato di prescrizione, con una facile consultazione da parte del personale di reparto”.

Comporre e servire il menù dell’ospedale presuppone un lavoro dettagliato ed un’organizzazione estremamente precisa, secondo indicazioni precise e rigorose. Ed esistono tipologie organizzative diverse riguardo all’alimentazione durante il ricoveroAll’ospedale di Forlì si occupa di questo il Servizio dietetica e nutrizione clinica e l’UOC gestione Inventario e Servizi alberghieri dell’Ausl Romagna – Forlì.
Il servizio di Dietetica e nutrizione clinica dell’ospedale di Forlì è costituito da tre dietiste, completamente dedicate, dott.ssa Melissa Righi, dott.ssa Roberta Gasparoni e dott.ssa Lucia Diani, e da due medici parzialmente dedicati, dottor Domenico Coppola e dottor Giuseppe Benati. Interfaccia clinica fondamentale è rappresentata dalla competenza infermieristica degli ambulatori Area gestione integrata ospedaliera, in particolare di Giovanna Mumoli e Mascia Michelacci, coordinate da Silvia Nughini.

“L’équipe così composta – spiega il dottor Benati - garantisce tutte le attività della nutrizione clinica in ambito ospedaliero e ambulatoriale, con un’integrazione stretta con i percorsi territoriali edomiciliari. Insieme all’attività di nutrizione clinica, il Servizio Dietetico ha un ruolo diretto nell’organizzazione e nella gestione della ristorazione ospedaliera attraverso un lavoro quotidiano con la cucina centralizzata e gli operatori di cucina coordinati da Davide Agnoletti. La cucina dell’ospedale serve, ogni anno, 329 mila pasti ai ricoverati, circa 108 mila pasti agli utenti dipendenti Ausl e 6400 agli utenti paganti della mensa ospedaliera del Padiglione Morgagni. Un totale di circa 440 mila pasti.”

“Il vitto ospedaliero deve rispondere a quattro finalità – prosegue il dottor Benati -. Garantire un adeguato comfort alle persone ricoverate, mantenendo le caratteristiche di un’alimentazione legata al territorio, alla stagionalità, e all’equilibrio degli apporti nutrizionali, oltre ai gusti personali; adattarsi ai bisogni specifici determinati dalla presenza di patologie particolari o prevenirne la comparsa;svolgere un ruolo di educazione alimentare e di stimolo all’adozione di norme alimentari corrette e garantire la sicurezza nella preparazione ed erogazione dei pasti”.

Ogni giorno, dal letto del paziente, viene scelto, su indicazione medica, un vitto personalizzato sul degente tra i 70 schemi dietetici consultabili attraverso un programma computerizzato di prenotazione pasti.

“ Nel caso in cui le esigenze del paziente siano diverse da quelle del menu – spiegano le dietiste – il personale di reparto ha la possibilità di richiedere l’elaborazione di un vitto personalizzato, attraverso una richiesta di consulenza delle Dietiste. Le Dietiste supervisionano assieme al responsabile della Cucina, e alla Responsabile Economa Barbara Bracci, che tutte le ricette vengano realizzate come concordato e che i menù siano in linea con le indicazioni date dal Ministero della Salute e le indicazioni cliniche. Anche la mensa ospedaliera, prevede la realizzazione di menù che rispecchiano le indicazioni di una sana e corretta alimentazione. In collaborazione con il dipartimento di Sanità Pubblica e in particolare le Dietiste del Dipartimento come la dott.ssa Chiara Tommasini, abbiamo partecipato ad iniziative di prevenzione promosse dal Ministero della Salute. Una delle iniziative più importanti è stata quella della “Settimana senza sale”. L’elevato apporto di sale nell’alimentazione è infatti ormai riconosciuto come un fattore di rischio cardiovascolare.
Ci sono anche i progetti “speciali”, dedicati a particolari fasce di utenti.

“Particolare attenzione è stata posta all’anziano, persona particolarmente fragile. E’ in corso di realizzazione – chiarisce il geriatra dottor Benati – un progetto di valutazione dei problemi che limitano gli apporti in malati anziani ricoverati nell’U.O. di Geriatria di Forlì. Durante la degenza vengono offerti dei momenti di counselling con la famiglia per l’adozione dopo la dimissione di strategie compensatorie. Sempre per questa fascia di età, insieme al Dipartimento di Salute Pubblica con il coordinamento della Dott.ssa Marina Fridel, abbiamo contribuito alla realizzazione di un percorso formativo degli operatori di strutture per anziani e a un miglioramento del Dietetico delle Case Residenze Anziani. Dallo scorso anno, infine, su indicazione della Direzione Infermieristica, abbiamo realizzato il progetto “Le Dietiste consigliano”, che prevede indicazioni nutrizionali giornaliere a chi afferisce alla mensa, in modo che gli operatori e le persone che utilizzano questo servizio, siano indirizzate a scelte consapevoli, in linea con norme di sana e corretta alimentazione. “

 

 

 

Ti potrebbe interessare anche...