Non solo sport. Vennero chiamati capitani di ventura o mercenari. Oggi: quanto lontani, quanto vicini?

Non solo sport. Vennero chiamati capitani di ventura o mercenari. Oggi: quanto lontani, quanto vicini?
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 LA CRONACA DAL DIVANO. Sto fine settimana sono tornati quegli spericolati delle moto. Non se ne vedeva l’ora. Tra loro c’erano questioni in sospeso. Nella Moto3 dove non  s’è ancora capito se Fenati sia in grado di ribaltare  certe gerarchie con il formidabile Mir; nella Moto2, dove  Morbidelli avrebbe dovuto inferire un colpo mortale a Luthi e soci; nella MotoGp, dove era importante mettere pressione al Marquez per vedere se perdeva qualche punticino o no.
Diciamo pure che, a causa d’una giornata tra nuvolo e  pioggia, tutto è andato storto. Fenati, pur battendosi al meglio, non è riuscito a ‘ ridimensionare‘ 0 un Mir davvero sul pezzo; Morbidelli, invece, a causa della solita astrusa interruzione gara a causa pioggia, dalla buona situazione  iniziale è scivolato all’ottavo posto nel corso della seconda ripartenza: sfruttando l’opportunità , quel furbone di Luthi ha preso il gambo tra le mani e si è aggiudicato una gara per lui all’avvio persa; Marquez, poi, oltre all’intuito deve avere dalla sua anche gli dei della moto, perchè costretto al cambio della gomma ha finito con l’imboccare quella giusta che gli ha consentito di scavare ( da subito)  un solco tra lui e i suoi avversari. Per l’ispanico, insomma, una vittoria trionfale, e nonostante che il Maestro di Tavullia portasse a compimento una delle sue leggendarie ( inutili) rimonte ( dal dodicesimo  al quarto posto).

L’inghippo delle gomme in giornate tra nuvolo e pioggia non è nuovo per Valentino e Yamaha. Il problema è che a prenderla nel sacco sono sempre loro, e non quelli della Honda, e in ispecie quello scaltro e fortunato Marquez, che dai ‘casini’ provocati ( probabilmente) ad arte dal dio delle due ruote, sa benissimo tirarsene fuori, ogni volta, puntualmente, e col solito irreprensibile sorriso sulle labbra.
A questo punto viene naturale chiedere:  non è forse il caso  che alla Yamaha qualcuno debba tornare sui banchi di scuola per gestire adeguatamente moto e gomme nei giorni tra nuvolo e pioggia? Anche perchè con tutti quei punti omaggio, resta ( gara dopo gara ) sempre ‘più difficile  difficile per il Maestro di Tavullia l’aggancio con il decimo titolo, peraltro più che meritato. Infatti, anche a Brno, fosse stato ( fatto) rientrare ( anche) un ( sol) giro prima avrebbe avuto tutto il tempo, il brio e la lucidità per contrastare il giovane, terribile, lungimirante, avversario ispanico col suo poster in camera da letto.

CLASSIFICHE
MOTO GP: Marquez ( Honda) punti 154, Vinales ( Yamaha) 140, Dovizioso ( Ducati) 133, Rossi ( Yamaha) 132.
MOTO2: Morbidelli( Kalex) punti 182; Luthi ( Kalex) 165.
MOTO3: Mir( Honda) punti 190, Fenati ( Honda) 148; Canet ( Honda) 126.
PROSSIMO GP: Zeltweg ( Austria) 13/8

Altri due eventi meritano l’onore del commento settimanale. L’addio all’atletica  di Usain Bolt,  solo terzo sui 100 ai Mondiali, e il secondo posto delle ragazze del volley al Gran Prix. Usain, scampato con pochi altri alla furia del doping, è stato un punto di riferimento per il movimento mondiale che aveva bisogno di riacquistare credibilità ed esempi spendibili. Chi l’ha battuto sui 100, tale Gatlin, qualche anno fa era stato sospeso proprio per doping; ora, assicurano, l’americano si è rimesso in regola a tutti gli effetti, anche se a ben scrutarlo non si  evita la  seguente domanda: ma come prima, dopato, perdeva e, ora, non dopato vince?
Le ragazze del volley, invece, dopo aver fatto fuori la Cina campione olimpico, si sono fatte incartare dal solito Brasile. Un po’ come fanno quelli della pallanuoto i quali quando s”imbattono in qualcuno dei Balcani si prostrano mani e retro a prescindere se siano Serbi o Croati o Montenegrini. E’ possibile, oggi come oggi, dannarsi ancora con le maledizioni? Non è semmai più accettabile  invitare i nostri a darsi una mossa anche davanti ai tracagnotti affamati al di là dell’Adriatico? Mal che vada, infatti, perchè non fare una squadra di soli veneti e furlani che  illirici e balcanici hanno saputo tenere a freno per qualche secolo?

Nei sorteggi preliminari Champions al Napoli è toccato il Nizza del Balotelli. In quelli Uefa, al Milan è andato lo Shkendja ( Macedonia).  Intanto non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro sentito cordoglio per  Angel Nieto, campione d’Ispagna  dei leggendari duelli in bianco e nero di moto, deceduto a 70 anni a seguito d’un incidente stradale. Quando i campioni se ne vanno, portano ( sempre) via con sè una parte di ( nostra) umanità,  senza distinzioni di età, razze, condizioni sociali. Sara Errani, infine, è stata sospesa per doping di mesi due. Ha promesso, e non stentiamo a  crederlo, che chiarirà.

CALCIOMERCATO. E mentre Neymar ( inascoltato dai più ) continua a giurare  eterno amore alla torre Eiffel , qua e là si cerca di fare acquisti appropriati per non farsi trovare impreparati per Coppe ( Napoli) e Campionato. Entrambi imminenti. Il Milan che s’è è sbarazzato col minimo sforzo di Mangia e del suo Craiova, dovrà disputare i preliminari con una squadra macedone di cui chissà se si farà tempo a memorizzare il nome. Il Napoli, invece, dovrà sbattere la testa contro il Nizza del nostro Balotelli. Dovrà stare in guardia, anche perchè le nostre ai preliminari Champions son solite a fare dolorosi flop. 

La Beneamata ( libera da coppe) intanto si roda e compra. Dopo il Bayern ( 2-0) ha affondato anche il ‘sottomarino giallo‘ ( 3-1).  In pista d’arrivo ci sono il turco Emre Mor e il brasiliano  Dalbert, 23 anni;  e ( forse) Schick. la Roma di Monchi s’ostina a voler strappare agli indonesiano del Leicester la meteora Mahrez. Ha offerto 35 mln euro, ma non bastano. I taccagni ne vogliono almeno 40. Fossimo noi li molleremmo, con tanto di bigliettino d’auguri.
Così come facciam fatica a prestare (ancora) orecchio a quel rompi del Dani Alvez, col petto zeppo di medaglie tanto quanto i generali dell’Armata Rossa , ma assai difficile da digerire. Non si trovava con Allegri? Beh, non lo avevamo notato, ci manca pure che ce lo venga a ricordare lui ad ogni più sospinto. Al Qatar/Psg farà pure il nababbo, ma se spera di (ri)tornare nella nobiltà d’Europa con la squadra-stato dello sceicco, s’illude assai. Vedremo.

IL DRAMMA DEL BARCA. Intanto imperversa il dramma del Barca che, come tutti quelli che si assimilano agli dei non sanno che gli dei si concedono certi privilegi solo tra loro. Ad esempio, quello dell’inviolabilità. Infatti, gli amici del Barca,  ( fin all’altro ieri) hanno creduto che nessuno e poi nessuno si sarebbe azzardato ad infilarsi in casa e strappargli uno dei suoi gioielli per cui tanto  si vanta in giro pel Pianeta.
E, invece, tutto s’è compiuto. Da parte dei soliti spendaccioni in arrivo dai deserti, e a (  suo tempo) salutati come salvatori in ogni contrada della leggiadra Europa ( Cataluna compresa) e, oggi, com’era abbastanza facilmente prevedibile, fregandosene di tutto e tutti, disposti a stampigliar al fresco dei loro candidi palazzi milioni su milioni utili per  portare a compimento  ( più o men chiari) progetti loro.

Che di calcio parlano, senza far parte del calcio. Infatti, che razza di operazione calcistica è quella che prevede un esborso di circa 600 mln di euro per un sol giocatore? Quando mai un  uomo, che foss’anche Pelè o Maradona poco importa, è mai riuscito a sollevar da solo trofei e titoli? Non lo sanno coloro che il calcio  è sport di squadra? E tuttavia il famigerato fair play finanziario, dove sta?  Alla cannetta del gas?
” Non possiamo giudicare in anticipo i conti del Psg. Dobbiamo aspettare i bilanci” balbettano sorpresi ed increduli alla Uefa. Intanto però gli sceicchi spendaccioni hanno fatto, come loro costume, esattamente quanto ritenevano dover fare. Per rilanciare Doha e i paesi del Golfo? Per smistare somme ingenti di danari? Per assicurarsi un futuro, visto che l’estrarre gas e petrolio non è un esercizio eterno?
Per mettere un po’ di pace donde sotto la cenere resta pur sempre acceso del fuoco? Non si sa. Fatto è che anche il Barca, il gran Barca di Cataluna, ha dovuto cominciare a prostrarsi ai nuovi padroni del vapore. Evento da prevedere, dicevamo, anche senza vaticinare, ma tant’è. Il sistema calcio europeo terrà ora il colpo davanti a tanta tracotanza? Ai posteri l’ardua sentenza.

Intanto con tanti danari in cassa va posto in conto che ( di qui a fine agosto) il Barca comincerà a rompere c… a destra e a manca. Per ‘riequilibrare’ la squadra. Ma anche per spruzzarsi in viso  qualche spolveratina di cipria rigenerante. Lifting morale. Dicono, infatti, che sia interessato a Cutinho, Di Maria ( sponsorizzato da Messi) e Dybala. Dei primi due poco ci importa; del terzo, invece, vista che sta arricchendo il nostro rinascente campionato, sì.
Perchè per rifarsi la faccia, magari con effetto domino,   qual soluzione migliore d’un bel colpo da inferire a qualcuno che, comunque sia, si continua a ritenere   un sottoposto? Un lupo quando non ce la può fare con un orso passa alla pecora. Che in questo caso, guarda un po’, potrebbe portare colori bianconeri. Potrebbe, perchè tutto può ridiscutersi soprattutto se la Nostra Signora ha fatto tesoro dei suoi ultimi anni di incredibile crescita che la collocano ormai nella manita societaria d’Europa , chiama a rapporto il suo (presunto ) fenomeno e così gli predica: ‘ Caro, qui ( se le hai) puoi fare il Messi della tua squadra; colà, invece, avrai qualche dollaro in più ma solo per reggere il moccolo, a Messi. Che non sarà poi tanto male. Tutto chiaro? Allora, scegli, caro’.

IN BREVE. Per chi non lo sapesse ancora, Neymar , 25 anni, fantasista brasileiro, è passato dal Barcellona al Psg ( che ha pagato la clausola rescissoria di 222 ml euro)Il Psg è una quadra francese, ( fino a qualche ora fa) praticamente ‘sconosciuta’ in Europa. Una squadra di Stato che intende portare avanti trame sportive e non. Da qualche anno i padroni qatarioti stanno cercando di portarla ( a suon di milioni) nella nobiltà europea del calcio che conta. Per questo hanno tanto sborsato per il giovane attaccante brasiliano. Ma ce la farà il nostro eroe a ripetere le imprese d’un tal Maradona il quale, dipartendo proprio dal Barca, andò a trasformare un povero ed oscuro calimero in un bianco e  fascinoso cigno, per alcuni anni, almeno, e in uno dei più bei golfi della terra?

LA FERRARI CHE VOGLIO. ” Questa è  la Ferrari che voglio!” sbotta, con insolito trasporto emotivo, il gran capo di Maranello vestito solo da maglioncini blu. E, in effetti,  davanti ai due amiconi Mercedes, l’uno fuor di senno e l’altro che lo scruta allibito, che altro poteva si poteva chiedere di meglio  alla prodigiosa ‘rossa’, trionfante in coppia nell’ affollatissimo Gp d’Ungheria ( finalmente ) da tempi andati?

Il commento è chiaro. Il risultato pure. Eppure, dopo il Gp d’Inghilterra, a Silverstone, tutto sembrava essersi incanalato a favore delle ‘frecce d’argento’, e del suo principal driver. Tutto, infatti, era pronto a celebrarlo per un altro dei suoi infiniti record  ( esempio le  68 pole di Schumi), eppure, questa volta il re nero, ha dovuto chinare il capo davanti ai due ‘ragazzi’ meravigliosi della ‘rossa‘. Non che Kimi sia contento di far da guardaspalle a Seb , perchè il suo istinto spinge a ben altro, ma questo ha fatto per un interminabile numero di giri consentendo infine, al suo compagno di scuderia, di arrivare primo in porto con un volante scassato  o impazzito.

Una situazione molto curiosa e che  ci ha fatto ricordare  il nostro Nivola. Raccontano infatti, ovviamente con il beneficio d’inventario che alimenta le leggende, che in un duello con le ‘frecce d’argento’ trovandosi senza volante lo sostituisse con una chiave inglese. Con gli stessi, risultati di Seb, evidentemente,  che al volante di una ‘rossa’ sta riempiendo ( di nuovo) e di folle ( quasi monocolori) i tanti circuiti mondiali. Ora, Seb, alla vigilia della sosta estiva, s’è (ri)riportato a 14 punti sul rivale, che tutto di tutto ha fatto, compreso il ‘sorpasso’ imposto dal muretto a voucher Bottas, per volare a (ri) prendere il rivale. Che stava domando un volante, e qui sono ancora in molti a non capirla ancora, non d’un auto ma d’un sogno. Che all’Ungaro ha volato alto, dall’inizio alla fine, tra una folla enorme tinta di rosso, pur tra difficoltà ( normalmente) insuperabili, e arrivando al traguardo in coppia, con i suoi  due ‘ magnifici’ ragazzi ( pressochè) affiancati.

CLASSIFICA MONDIALE F1 PILOTI: Vettel (Ferrari) punti 202, Hamilton ( Mercedes) 188, Bottas ( Mercedes) 169.
CLASSIFICA MONDIALE F1 COSTRUTTORI:  Mercedes punti 357, Ferrari 318.
PROSSIME GARE. Belgio (27 agosto, Spa), Italia ( 3 settembre, Monza), Singapore( 17 settembre). 

I DUE (TRE) REGISTRI.  Nel gran circus dell’auto agonistica ( e in ispecie) della F1 ( se ben si guarda) spadroneggiano due registri. L’uno, tenuto dalla Fia ( e enti e istituzioni collegati), che tien conto della ’quantità’ delle cose che accadono ( titoli, pole, doppiette etc etc); l’altro, invece, che si sofferma soltanto sulla ’qualità‘, o meglio, sul ‘come’ avvengono gli  eventi e sul ‘come’ si comportano i suoi interpreti. Nel primo registro, si tratta di una lunga dettagliata sequenza di dati; nel secondo invece di un tourbillon di volti, gesti ed emozioni. Col primo registro ci si informa; col secondo ci si appassiona. All’interno del secondo registro ce n’è poi un altro, un terzo,  tenuto quanto un caro album di famiglia da un auto speciale a tutti nota come la ’rossa‘, figlia prediletta di un  mitico costruttore padano soprannominato Drake.
Essere ( anche solo ) citati in questo speciale  ( terzo) volumetto consente  l’ingresso in  un pantheon d’eroi senza tempo. I registri, belli o brutti, ovviamente, hanno tutti ragion d’essere, ma se si va a chiedere agli uomini della pista dove si vuol  veder ‘scolpito’ il proprio nome,  pochi scelgono quello ( ufficiale)  della Fia  e tanti quello ( privato)  della ‘rossa‘. Solo che, come accade per ogni ambizione o desiderio umano, l’inghippo non manca: la fascinosa ‘rossa’ infatti non allarga  ( facilmente) il suo cuore a tutti. Anche perchè ama uomini driver dalla tempra speciale.

Tant’è che qualcuno, anche di recente, sedotto e abbandonato,  è rimasto deluso. Finendo con lo spargere  veleni  con poco costrutto, visto che anche il solo accenno tra i fogli della ‘rossa’  garantisce  ( comunque)  ricordo ( ed affetto)  indelebile. Ogni tanto la ‘rossa’ consente di sbirciare tra i suoi appunti. Sorprendente è scoprire allora la lista dei  piloti a lei più stretti.

Nivola, ad esempio, tanto caro al Drake così come Giles, indimenticabili occhi di bimbo con coraggio da leone; e inoltre Ascari, Alesi, Barri, Massa, Alonso; e (perfino) l’ingrato ( austroungarico) del Niki e ( ovviamente)  il campione dei campioni, Schumi,  che gli dei invidiosi hanno costretto ad un epilogo amaro.
Seb ( Vettelquadricampione del Mondo, all’Ungaro, ha (forse) scoperto cosa preferire tra i quattro titoli finora vinti e l’ essere trascritti sull’album della ‘rossa’, dopo aver domato per una corsa intera un volante impazzito; e così anche l’uomo di ghiaccio, il finnico Kimi, che ( per ragioni di scuderia)  ha preferito rinunciare ad una vittoria ( pressochè) certa pur di   generosamente proteggere il compagno in corsa per il titolo dal livore rimontante  d’una ‘freccia d’argento‘.Ora, Kimi, sul registro Fia sarà soltanto un nome; su quello della ‘rossa’ invece, figurerà  tra i suoi preferiti. In bella vista. Adesso e finchè una ‘rossa‘ continuerà a far sognare esseri umani d’ogni colore ed età  in ogni angolo del Pianeta. Che dici ’uomo di ghiaccio‘ : meglio apparire o essere ?

LA DIVINA FEDE. ’Legend‘: un termine che gli inglesi sprecano. Infatti, per loro, quando qualcosa va oltre spartito diventa  ‘legend’. A forza di ripeterlo  (  e proporlo) hanno finito per convincere anche tutti gli altri . Convertiti alla stessa terminologia. Al punto che, oggi come oggi,  in un tempo orfano  del divino autentico, le ’ legend’  si sprecano.
Non che sia disdicevole distribuire ‘ legend’   a destra e a manca;  anzi, qualche volta è  un riconoscimento che ci può anche stare quando i personaggi e le loro imprese mostrano qualcosa di eccezionale. Solo che, e fin dal tempo che fu, un conto è conto è ‘compiere imprese’ un altro quello di diventare ‘legend’.

Leggenda, alla lettera, significa ‘ cose che si devono leggere’.  Di solito sono ‘racconti’  popolari di avvenimenti fantastici e lontani nel tempo arricchiti ed alterati dalla fantasia. E che, oggi, con tutti gli aggiornamenti del caso, vengono facilmente assimilati ad eventi o imprese finanche contemporanee ma che mostrano qualcosa di  straordinario e meraviglioso’.
Nello sport il termine ’legend’ è usato ormai a mani basse. Basta vincere un paio di medaglie o portarsi a casa un titolo particolarmente conteso per essere ( normalmente) ammessi nella leggenda. Che qualcuno ha finito per scambiare con   ’immortalità’. Accostamento quest’ultimo non gradito agli dei, i quali ( fin dai primordi) hanno  tracciato   tra loro e gli altri esseri viventi una ineffabile linea di demarcazione . Con gli ambiziosi umani, soprattutto.  Che potevano  anche frequentare, abitualmente, o per diletto o per cimento, ma senza però mescolarsi ( più di tanto) a loro. Concedendo ( bontà loro) qualche rarissima eccezione. Spesso pagata dal malcapitato a caro prezzo.

Achille, ad esempio, per il suo valore, non poteva non assimilarsi agli dei; e questo gli dei concessero, finchè una ( loro) freccia galeotta non lo colpì ad un tallone strappandogli ( contemporaneamente)  di dosso vita e  immortalità. Ad Achille, passando ai tempi  nostri, potremmo assimilare Nivola, Villeneuve, Senna, Clay e , senza dubbio, il nostro Coppi. Esseri umani memorabili.  Di sport e oltre. E di cui possono trattare (solo) abili mani in  materia  tragica,  sempre alta e complessa.
Che è ( comunque) tutt’altra cosa rispetto al ‘quotidiano cantar’ dei nostri media. Che hanno necessità di ‘catturare‘, ‘ orientare’, ’vendere‘.  E poc’altro di più.  Non sarebbe meglio allora ridimensionar il tutto e lasciare  usare ‘leggenda‘ e ‘ leggendari’ a chi di dovere  e solo per l’eccezione eccellente,  lasciando ( tra l’altro) in pace l’eternità?

Alla nostra ( straordinaria ) Fede non dispiacerebbe se ( dopo quel che ha combinato in tutti questi anni in vasca) che la chiamassero ‘Divina‘. E il termine ( secondo i parametri odierni) ben le si attanaglia, soprattutto dopo quei duecento sl mondiali davvero fantastici. Va da se che il suo personaggio ha già conquistato un ruolo centrale nello sport ( non solo) italiano. Con Ondina Valla, Novella Callegaris, Sara Simeoni, Valentina Vezzali (già) è nel pantheon delle nostre donne di sport. Divine sì, tutte,  lei in particolare,  ma pur sempre (solo) donne, mortali, e comunque sempre ben attente a non valicare quei limiti oltre i quali  pericoloso è far ingelosire gli dei.

MEDAGLIERE MONDIALI DI NUOTO BUDAPEST. Italia al sesto posto con 16 medaglie, di cui tre in vasca: Detti ( 800sl), Pellegrini (200sl)  e Paltrinieri (1500 sl). Come numero di podi superiamo Francia ( 5a) e Gran Bretagna ( 4a). Mentre per quel che riguarda la spedizione nel suo complesso possiamo ben dirci soddisfatti, soprattutto per quanto ottenuto dal fondo ( 5 medaglie) e dal sincro ( oro e argento Minesini&C).  Deludenti: Settebello e Setterosa.

 ALTRE DI SPORT.  Bomba Neymar. Ma non solo. San Siro ritrova il suo pubblico anche per una partitella d’ammissione alla Uefa. Avversario il Craiova del Mangia, Romania, battuto in casa per 0-1.  Juve, e ambasce bianconere. Gli vorrebbero strappare Dybala, intanto s’aggira qua e là in cerca di rinforzare una squadra che tutti vorrebbero vedere indebolita. Bernardeschi non basta, Rincon invece potrebbe passare all’Atalanta per Spinazzola. La Samp che non t’aspetti viene superata alla ine dallo United del Mou, che ( meravigliato) si complimenta. In effetti, da tutte queste amichevoli, il calcio italiano esce in prima fila.

 

POVERI DIAVOLI. Sfogliamo la cronaca, che non consente di evitare  una riflessione sulla sempre più evidente  debacle europea dei nostri tempi. Frutto di una situazione complessiva, prima ancora che storica,  forse resa sazia dal benessere, di certo cinica, e del tutto incapace di affrontare con i dovuti strumenti e l’indispensabile unità d’intenti l’epocale assalto migratorio di questi tempi. Con danni enormi, e lacrime a non finire.

Come si sa, sono ormai anni, che ‘poveri diavoli’ cercano di raggiungere l’Europa quale loro ancora di salvezza rispetto a situazioni locali invivibili e violente. Arrivano da mezzo mondo, quello più misero e spesso in conflitto.

Tra di loro non tutti sono ‘poveri diavoli‘, d’accordo, e una selezione più oculata potrebbe verificarlo. Fatto è però che nella leggiadra Europa di questi tempi di gente disposta a rimboccarsi le maniche ce n’è poca davvero. Anche perchè, qui, è praticamente  un ‘ si salvi chi può’ che non sta salvando nessuno. Nè quelli che vorrebbero tirare su muri, nè quelli che inviano carri armati alle frontiere, nè quelli che sparano alle frontiere. E neppure quelli che vorrebbero far finta di nulla e passare la palla al partner più sfigato. Come l’Italia, ad esempio, che tra incertezze ed amenità varie, non riesce più a farsi ascoltare da quelli dell’Altrove, sordo e sordido, un tempo cristiano e oggi senza più anima ed identità, tranne quella del ‘ darsi alla fuga’ in ordine sparso.

L’Italia, certo, l’eterna, minuscola, ma isolata Italia, con tutti i suoi limiti, da sola davanti all’epocale emergenza. L’Europarlamento, che avrebbe dovuto dire la sua sull’argomento,  è rimasto vuoto. Nel frattempo però dai bei mari del Sud continuano ad arrivare, ma anche a naufragare, migliaia di ( veri o presunti)  ’poveri diavoli’.  E tra loro tanti bambini. Quelli davvero ‘ poveri diavoli’. Con gli occhi chiari. Attoniti. Increduli. Come potrebbero pensare infatti che  nella parte più civilizzata del mondo c’è qualcuno che ha  deciso di ‘ tranciare’  la loro parabola umana prima  ancora che abbia iniziato a spiccare il volo?

GLI ALTRI? SI VERGOGNINO! Dice Liam Neeson, 65 anni, attore, protagonista ‘Schindler’s  list’ , accosta il ruolo avuto dal suo personaggio durante l’ultima guerra dove si adoperò al salvataggio di tanti ebrei, con il ruolo che sta tenendo l’Italia nella quotidiana  tragedia quotidiana sofferta da  migliaia di ‘poveri diavoli’, tra loro tante donne e bambini, che continuano ad affogare nei bei mari del Sud. ” Anche l’ Italia ha oggi un ruolo simile  a quello di Schindler e mi riferisco ai migranti. L’Europa ha il dovere di aiutarla, così come le Nazioni Unite, non possiamo a contare solo sulla vostra inesauribile generosità. So che c’è anche qui c’è qualcuno che inizia ad essere stanco di accogliere, ma bisogna ricordarsi che i muri rovinano ogni tipo di bellezza. Lo ripete anche papa Francesco, uomo davvero interessante. L’Italia sta insegnando al Mondo cosa significhi l’altruismo, tutti gli altri Paesi dovrebbero vergognarsi”.

IL SOVRANISMO. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davan ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico. Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati.

Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini.  Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’. Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa.

Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro. Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri che la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinità generosità?

 

MASNADE MERCENARIE STRANIERE.  L’origine dei capitani di ventura è tra i rami cadetti della nobiltà, spazzati dalla nascita nelle rivendicazioni del casato. Alcuni di questi capitani ( o condottieri) arrivarono perfino, fra Tre/Quattrocento, a fondare stati. A certe condizioni resta difficile affermare che i capitani di ventura siano stati la rovina e la maledizione dell’Italia, potrebbe essere vero il contrario. Essi si ergono protagonisti di un particolare momento storico, con forza vitale incredibile, grandiosa, al limite del brutale, immagine vera del potere militare riflesso sul potere politico.
Il capitano di ventura è figura centrale per tre secoli. E in quattro tempi. Da quello dei ‘precursori’ ai primi significativi rappresentanti ( per lo più al seguito delle compagni straniere calate sulla Penisola); dai capitani dell’età aurea ( per lo più italiani, talvolta fondatori di stati) agli epigoni, quando l’Italia si trasformò ( insipienza sua) in un campo da battaglia e di conquista, fin al predominio spagnolo.

Il ‘fenomeno‘ trovò  una sua prima consistenza ( a partire)  da fine Duecento /inizi Trecento allorquando numerose ‘ masnade mercenarie straniere‘ presero l’abitudine a calare in Italia, da soli o a seguito di quale re o imperatore, voglioso di mettere mano sui tanti tesori del paese ( più bello) e ( più ricco)  del Mondo.
Si trattava allora di bellatores, ovvero di soldati di mestiere, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad aggregarsi per una impresa che porti loro danaro e bottino. Provenivano dalla Germania o  dal Brabante,  quest’ultimi  chiamati ‘ Brabanzoni‘; ma anche da Aragona e dalla Cataluna  come gli Almogavari o Almovari, che permisero a Pietro d’Aragona di conquistare  nel 1282 il Sud d’Italia.

Michele Amari li descrive così: ” Breve saio a costoro, un berretto di cuoio, una cintura, non camicia, non targa, calzati d’uose e scarponi, lo zaino sulle spalle col cibo, al fianco una spada corta e acuta, alle mani un’asta con largo ferro, e due giavellotti appuntati, che usavan vibrare con la sola destra, e poi nell’asta tutti affidavansi per dare e schermirsi. I loro capitani chiamavansi con voce arabica ‘adelilli’.
Non disciplina soffrivano questi feroci, non avevano stipendi, ma quanto bottino sapessero strappare al nemico, toltone un quinto per re. Indurati a fame, a crudezza di stagione, ad asprezza di luoghi; diversi, al dir degli storici,  dalla comune degli uomini, toglieano indosso tanti pani quanti dì proponeansi di scorrerie; del resto mangiavan erbe silvestri, ove altro non trovassero: e senza bagagli, senza impedimenti, avventuravansi due o tre giornate entro terre de’nemici; piombavano di repente, e lesti ritraenvansi; destri e temerari più la notte che il dì; tra balze e boschi più che pianura”.

( I PARTE)

Avremo modo di riparlarne di questo soggetti. Tanto lontani, quanto vicini? Sotto altre ( mentite) spoglie. Ovvio.

I PIU’ CELEBRI CAPITANI DI VENTURA. I nomi (  italiani o italianizzati) di alcuni capitani di ventura sono rimasti scolpiti. Da quelli anticipatori come Ruggiero da Flor ( 1268 ca/1305), Uguccione della Faggiola( 1240/1319), Castruccio Castracani ( 1281/1328) Cangrande della Scala( 1291/1329); a quelli dei primi, veri, grandi capitani di ventura, come Lodrisio Visconti( 1280/1364), Malatesta Guastafamiglia ( 1299/1372), Galeotto Malatesta ( 1305/1385).  Tra i ‘ big’   di Tre/Quattrocento questi hanno acquisito fama duratura: Pandolfo Malatesta( 1369/1427), Muzio Attendiolo Sforza( 1369/1424), Gattamelata ( 1370/1443), Francesco Sforza( 1401/1466), Federico II da Montefeltro ( 1422/1482).

 

 

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