Non solo sport. Moto: Dovi sulla cima del Mondo. Auto: a Monza, cuore ‘rosso’. Calcio: tengono le Lumbard.

Non solo sport. Moto: Dovi sulla cima del Mondo. Auto: a Monza, cuore ‘rosso’. Calcio: tengono le Lumbard.
Dovi Silverstone ( rep) download

LA CRONACA DAL DIVANO. L’Italia che non t’aspetti questa volta si chiama Dovi. Dovi, sì, trentuno anni, da Frampulla, cuore tra gli altri cuori della Romagna motor valley. Il terribile giovane ispanico, quello che esperimenta i limiti della fisica applicati ad una moto finanche cadendo all’uopo, se n’è volato via, all’improvviso, fumando, lasciando campo libero agli avversari.
Sui quali, per la quarta volta nell’anno, ha avuto la meglio il pio ( e  lucido) Dovi, (forse) caro agli dei  quanto Enea fondatore di Roma, che non solo ha conquistato Silverstone ma è anche salito (di nuovo) sulla vetta del Mondiale. Che chiedere di più? Quando vedi i nostri ragazzi battersi con onore e coraggio per cingersi d’alloro che altro sognare?
E pensare che, Marquez a parte,  la gara era stata tutta nelle mani dell’irriducibile maestro di Tavullia, capace di pennellareda gran artista traiettorie magiche sulla pista inglese. Il Maestro ha tenuto la testa della gara fin a pochi giri dalla fine, quando sparito Marquez,  si è fatto sotto il suo  connazionale Vinales. Ma il Dovi che non t’aspetti, dopo avere messo il morso a Marquez  lo ha posto a Vinales, centrando un’altra strepitosa vittoria, la quarta nell’anno, che lo scaraventa meritatamente al comando della graduatoria mondiale. ” Andare a Misano col primato in classifica – ha commentato a caldo Dovi – è molta roba. Non me lo sarei mai aspettato. E comunque tant’è”.

Tant’è anche per la Ducati, la ‘rossa’ di Borgo Panigale. Anche lei quel pezzo di Belpaese (  in procinto di tornare tutta italiana) che non t’aspetti . Ducati, partita tra i dubbi, e ora, lei così piccolina,  al pari dei giganti del Sol Levante. Roba da non credere. Soprattutto per quegli italici malati di esterofilia che vorrebbero trasferire il meglio di noi in qualsiasi altra plaga del Pianeta. Gli antichi, quando contavano un eccesso d’insoddisfatti, li caricavano su delle  barche e li mandavano a colonizzare l’Altrove. Chissà se sia il caso di (ri)tentare altrettanto?
Non siamo usciti del tutto felici da Spa, la interminabile pista belga dove l’orange ha tenuto testa al rosso. La Ferrari mostrava un passo gara più lesto, eppure il nostro Seb non ha azzardato l’attacco. E il buon Lewis, scoperto amante della ‘rossa‘, gattone gattone, è riuscito a far tagliare il traguardo in testa alla sua ‘freccia‘. Al box anglo- alemanno Toto e Niki, compagni di merenda, nella circostanza, non hanno esultato più di tanto, anche perchè nonostante gli espedienti ( vedi quello ancora tutto da decifrare dell’olio al motore), hanno ben capito che quest’anno la ‘rossa’ è tornata all’altezza dell’antico nome.
E sarà difficile batterla, anche sulla pista di Monza. Tecnicamente favorevole alle ‘frecce’, ma col suo immenso cuore tutta dedita alla ritrovata ‘rossa’. Dovesse andare bene alla ‘rossa‘ anche a Monza, beh, sognare di riportare il titolo a Maranello dopo un decennio d’attesa, non sarebbe più una dolce chimera. Coraggio, dunque,  ragazzi: sotto il sedere avete non un auto, ma  una penna che sa scrivere di sogni e di storia.

LE NOSTRE IN COPPA. Il Ciuccio ce l’ha fatta a sbarazzarsi del Nice, e così saranno in tre a rappresentarci in Champions. Non accadeva da anni. Per un turno di quelli  che si preannuncia stimolante. Con tre squadre ( oltre alle Uefa, dove il Milan non può che figurare  tra le favorite) che potendo  avanzare ridurrebbero di così tanto il divario nel ranking Uefa .Riportandoci, ancora una volta, sul tetto d’Europa. Com’è stato per decenni, prima del recente  dominio alemanno-ispanico, quando il campione tedesco Matheus diceva: ” Questa Serie A è un mondiale per club giocato settimanalmente”.
Ora non rimane che (ri)mettercela tutta per far costruire nuovi stadi, capaci di colmare l’unico vero divario che ci separa dall’Europa oltre a  isolare le masnade violente  riportando bimbi e bimbe sugli spalti addobbati con i colori della festa. Non sarà agevole, visti anche i tanti, troppi,  ‘sfigati‘ che da tempo immemorabile hanno deciso   di bloccare tutto e tutti, in questo bistrattato Paese, compreso il futuro dei loro giovani, pur di convivere con le  loro ragnatele intessute nell’incapacità di portare a compimento i loro doveri.

Nel frattempo è anche avvenuto il ( temuto) sorteggio Champions. La mano (   non benevola) di Sheva costringerà ora ad un tour de force (davvero improbo ) le nostre in rimonta sulla Premier nel ranking Uefa.
Infatti, i gironi sorteggiati a Nyon  offrono grandi prospettive  alle inglesi, tali, probabilmente, da consentir loro di rintuzzare ( almeno per quest’anno)  l’attacco della Serie A.

Allo United hanno affibbiato le ‘facili’ Benfica, Basilea e Cska; al Chelsea hanno piazzato  Atletico, Qarabag e ( appunto) Roma; al Liverpool ( forse il più temibile) le ‘agevoli’ Spartak, Mosca, Siviglia e Maribor;  al City, le non imbattibili  Feyeenord, Shankthar e ( appunto) Napoli: al Tottenham, le ‘ostiche’ Real ( campione in carica), Borussia e Apoel.
Diciamo quindi che a pericolo ( si fa per dire) di non passaggio del turno, potrebbero risultare  ( sempre tra le inglesi) Chelsea ( se Atletico e Roma faranno la loro parte) e Totthenam (  sempre che Real e Borussia non decidano di trasformarsi in comodi cuscinetti).
E le nostre? Come già detto, in ‘sull’orlo del burattello’ sta ( di certo) la Roma; mentre per la Nostra Signora ( che dovrà rivedersela con il Barca) il passaggio ( con Olympiacos e Lisbona) appare alla portata e così per  il Napoli ( contro  Feyenoord e Shakhtar ). Ce la faremo tanto  (mal)messi a scalare il ranking Uefa? Sarà difficile, molto difficile, ma proprio perchè  è impresa difficile,  proviamoci. Con passione. Al mondo nessuno regala nulla, figuriamoci se ci si può aspettare donazioni da nababbi spendaccioni che ( da qualche anno ) si sono impadroniti delle isole d’Albione.

GIRONI/ GRUPPO C: Chelsea, Atletico M, Roma, Quarabag; GRUPPO D: Juventus, Barca, Olympiacos, Sporting Lisboa; GRUPPO F: Shakhtar, Manchester City, Napoli, Feyenoord.
PRIMO TURNO  INCONTRI. ( 12 settembre) Barca-Juventus; Olympiacos-Atletico Madrid ; ( 12 settembre) Chelsea-Quarabag, Roma-Atletico Madrid; ( 13 settembre) Feyenoord-City, Shakhtar- Napoli.

Sorteggio non malevolo per le nostre  anche per L’Europa League. Al Milan ( girone D) sono capitati Austria Vienna, Riyeka, Aek Atene; alla Lazio, Nice, Warengen, Vitesse; all’Atalanta, Lione, Everton, Limassol.
Se il Diavolo è davvero riemerso dall’ inferno, come pare, non può temere più di tanto le avversare assegnatole dall’urna; e così, l’aquila dell’Urbe, che se ha davvero imparato a volare alto non può farsi intimidire da queste avversarie; diciamo invece che l’Atalanta non è finita in paradiso, visto che gli anglofili di Sky, hanno già provveduto ad eleggere Arsenal ed Everton  tra le favorite. Una, appunto, presente nel girone degli Orobici.  La Uefa si gioca il giovedì.

 

LA ( LO) VAR. Nella prima di campionato ha debuttato la ( lo) Var. Al suo comando c’è un uomo capace, Nicola Rizzoli, già miglior arbitro al mondo, con 234 gare dirette in Serie A. Anche qui, contrariamente alla nomea che ci hanno ( artatamente) appiccicato addosso, siamo i primi ( o tra i primi) d’Europa. La Liga, ad esempio, campionato all’avanguardia che in questo caso all’avanguardia non è, non ha Var. Che non va giù a molti ex e non ex.
Come all’erede dell’oracolo di Delfi Gian Luigi Buffon. Come al caro Boniek, ex brutto di giorno e bello di notte, che la (lo) ritiene ‘poco chiara/o’. E invece, da quel che si è visto fin dal debutto, la ( lo) Var non ha deluso. Anzi. In quasi tutti i casi ha reso ( finalmente) giustizia. In quasi tutti i casi, diciamo, è ovvio, perchè anche qui  c’è qualcuno che recrimina. Come l’amabile Sinisa, che  sperava in qualcosina in più alla sua prima. A torto, però. Infatti quanto mai è possibile che nelle cose abbia a verificarsi il tutto e il subito ? Porti dunque pazienza. Solo pazienza.

LE MILIZIE DEL DUCA  DI MILANO. Le milizie del Duca, il signore di Milano, dopo lunga assenza dai campi di battaglia, hanno (ri)tirato fuori i carriaggi da guerra, i santi signacoli, gli armigeri e le bocche da fuoco, per tornare a (ri)mettere  ’in soggezione’ la pianura padana, e oltre, da anni sfuggiti  al loro controllo.
E marciano verso ovest, per (ri)fare il morso ai ( tracotanti) Sabaudi; verso sud, per togliere dubbi sui rapporti di forza con gli (  scaltri ) Pontifici e  gli ( ambiziosi) Borboni; verso  est per fare chiarezza nel guazzabuglio  tra Orobici, Bresciani, Veneti e Furlani, spingendosi fin ai varchi alpini, verso i quali già ai primi d’ estate con l’amichevole ( si fa per dire) contro i nerboruti  della Bavaria ( aggiudicata per 4-0)  hanno diffuso a gran voce  la novità  che ( d’ora in poi)  almeno il Nord del Belpaese  non più  sarà  terra di conquista. Per nessuno. Anche se, diciamolo pure, una rondine non fa primavera.  E così pure il primo tempo di campionato rossonero nella ospitale ( e appassionata) Crotone.
Eppure ci son segni che gli aruspici del pallone san cogliere al volo. E se una rondine non fa primavera, altrettanto vero  è che il buon giorno si vede dal mattino. E il mattino del Diavolo ( sembra) con quello della Beneamata, proprio delle annate migliori. Durante le quali  recarono in preda ai piedi di Santo Siro 10 Champions e 36 Scudetti.

E sì che i rampolli di Montella, oltre ad oliare i meccanismi, attendono ancora inserimenti importanti come quelli( già acquisiti ) di Biglia e di Kalinic e, altri, in (possibile ) arrivo. Tra l’altro c’è in questa squadra rinnovata dalle fondamenta, una sorta di ‘spina dorsale‘ italiana, che va dal Gigio, al Leo e  al Patrick , che  allarga il cuore anche ai colori azzurri. Volendo però dilatare il discorso oltre l’ottima prestazione del Milan, si può aggiungere che il Campionato che si prospetta potrà risultare il frutto, sostanzialmente, di una cinquina di pretendenti,  tre rafforzate rispetto allo scorso anno e due con l’aggiunta delle Lumdard.
Inoltre, non manca una fascia intermedia che potrà recitare la sua parte. Da rompiballe del calcio, si sa.  Come in tutte le migliori famiglie. Tanto per togliere alibi a quelli che dipingono l’erba del vicino sempre più verde.
Vedi la Viola, il Toro o la Lazio. Per un torneo tornato  di colpo ancora una volta difficile. Tanto difficile. Forse il più difficile che esista sul Pianeta. Chissà? Di certo ancor carico di  contenuti, valori e storie;  tante chiare metafore di vita per un Paese dall’identità unica, inimitabile, sorprendente; sempre nuova, sempre perenne.

E ORA BANDO ALLE CIANCE: FATECI NUOVI STADI. Sottoscriviamo il testo diffuso a pagine intere da Sky. Per salutare il nuovo inizio del calcio italiano.  ” E’ il momento. Sono grato della fiducia che tutti ripongono in me, fiducia che però io non merito, perchè da solo non sono niente. Pronti a dare tutto, ce ne sono tanti come me: dieci, trenta, centomila. E cresceremo ancora. Qualcuno proverà a dividerci, ma si ingannano se pensano di riuscirci. Perchè noi siamo destinati a fare grandi cose“.

( Giuseppre Garibaldi, giorno di Pasqua 1861)

CAMPIONATO SERIE A.  I GIORNATA. Juventus-Cagliari 3-1 ( sabato, ore 18), Atalanta-Roma 0-1 ( sabato, ore 18), Verona-Napoli  1-3 ( stadio Bentegodi, sabato 19 agosto, ore 20,45); Bologna-Torino 1-1 ( domenica, ore 20,45), Crotone-Milan 0-3 ( ore 20,45), Inter-Fiorentina 3-1 ( ore 20,45), Lazio-Spal 0-0 ( ore 20,45), Sampdoria-Benevento 2-1 ( ore 20,45), Sassuolo-Genoa 0-0 ( ore 20,45), Udinese-Chievo 1-2 ( domenica, ore 20,45).
II GIORNATA. ( sabato 26 agosto) Benevento-Bologna 0-1 ( ore 18), Genoa-Juventus( ore 18) 2-4, Roma-Inter( ore 20,45) 1-3; ( domenica 27) Torino-Sassuolo ( ore 18) 3-0, Chievo-Lazio( ore 20,45) 1-2, Crotone-Verona 0-0, Fiorentina-Samp 1-2,  Napoli-Atalanta 3-1, Spal-Udinese 3-2.
CLASSIFICA ( PROVVISORIA). Juve, Milan, Inter, Samp, Napoli punti 6.
III GIORNATA. ( domenica 10 settembre) ( ore 15) Atalanta-Sassuolo, Benevento-Torino, Bologna-Napoli, Cagliari-Crotone, Inter-Spal, Juve-Chievo, Lazio-Milan, Samp-Roma, Udinese-Genoa, Verona-Fiorentina.

ALTRE DI SPORT. Stanno per partire di Europei di basket. Speriamo bene. Non va alla meglio per quelli del volley sconfitti dalla Germania  al tie brek nella prima sempre dell’Europeo. Alle Universiadi invece i nostri si fanno onore, con Grg Paltrinieri dominatore a tutto tondo: 800 sl, 1500 sl e fondo.

COPPIA FEDELTA’.  Rombano i motori: le due ruote a Silverstone; le quattro a Spa. Al momento non ci sono dati. Sulle prove in pista. Ma solo qualche buona novella. Intanto quella del Vale che si scopre vecchio dopo avere disputato 300 Gp ( 8 vittorie in Gran Bretagna).
Poi quella del rinnovo di Kimi ( già fatto) e di Vettel ( pure, e per te anni). Coppia fedeltà. Accolta con applausi dai milioni di fans Ferrari, che hanno  a cuore entrambi i piloti.  Del resto per chi ha la fortuna di salire su quel prodigio di macchina da corsa non mancherà mai l’affetto di chi la sogna in ogni angolo del Pianeta. Hamilton, che dovrebbe rinnovare con Toto, non ha mai nascosto il forte desidero di salire sulla magia rossa. Il papà, ad esempio, qualche tempo fa, ( sembra) essersi lasciato sfuggire  un pensiero eloquente ” Ha iniziato in Italia, e qui Lewis vorrebbe concludere la su carriera”. Qui, dove, se non sull’ammaliante strega ‘rossa‘?

MOTO. QUESTIONI IN SOSPESOCLASSIFICHE MOTO GP: Dovizioso ( Ducati) punti  183, Marquez ( Honda)  174, Vinales ( Yamaha) 170,  Rossi ( Yamaha) 157.
MOTO2: Morbidelli( Kalex) punti 223; Luthi ( Kalex) 194.
MOTO3: Mir ( Honda) punti 226, Canet ( Honda) 162,  Fenati ( Honda) 160.
PROSSIMA GARA, MISANO A

LA FERRARI CHE VOGLIO. ” Questa è  la Ferrari che voglio!” sbotta, con insolito trasporto emotivo, il gran capo di Maranello vestito solo da maglioncini blu.

CLASSIFICA MONDIALE F1 PILOTI: Vettel (Ferrari) punti 220, Hamilton ( Mercedes) 213, Bottas ( Mercedes) 179.
CLASSIFICA MONDIALE F1 COSTRUTTORI:  Mercedes punti 392, Ferrari 348.
PROSSIME GARE. GP Italia ( 3 settembre, Monza), Singapore( 17 settembre).


I DUE (TRE) REGISTRI.  Nel gran circus dell’auto agonistica ( e in ispecie) della F1 ( se ben si guarda) spadroneggiano due registri. L’uno, tenuto dalla Fia ( e enti e istituzioni collegati), che tien conto della ’quantità’ delle cose che accadono ( titoli, pole, doppiette etc etc); l’altro, invece, che si sofferma soltanto sulla ’qualità‘, o meglio, sul ‘come’ avvengono gli  eventi e sul ‘come’ si comportano i suoi interpreti. Nel primo registro, si tratta di una lunga dettagliata sequenza di dati; nel secondo invece di un tourbillon di volti, gesti ed emozioni. Col primo registro ci si informa; col secondo ci si appassiona. All’interno del secondo registro ce n’è poi un altro, un terzo,  tenuto quanto un caro album di famiglia da un auto speciale a tutti nota come la ’rossa‘, figlia prediletta di un  mitico costruttore padano soprannominato Drake.
Essere ( anche solo ) citati in questo speciale  ( terzo) volumetto consente  l’ingresso in  un pantheon d’eroi senza tempo. I registri, belli o brutti, ovviamente, hanno tutti ragion d’essere, ma se si va a chiedere agli uomini della pista dove si vuol  veder ‘scolpito’ il proprio nome,  pochi scelgono quello ( ufficiale)  della Fia  e tanti quello ( privato)  della ‘rossa‘.
Solo che, come accade per ogni ambizione o desiderio umano, l’inghippo non manca: la fascinosa ‘rossa’ infatti non allarga  ( facilmente) il suo cuore a tutti. Anche perchè ama uomini driver dalla tempra speciale. Tant’è che qualcuno, anche di recente, sedotto e abbandonato,  è rimasto deluso. Finendo con lo spargere  veleni  con poco costrutto, visto che anche il solo accenno tra i fogli della ‘rossa’  garantisce  ( comunque)  ricordo ( ed affetto)  indelebile.
Ogni tanto la ‘rossa’ consente di sbirciare tra i suoi appunti. Sorprendente è scoprire allora la lista dei  piloti a lei più stretti. Nivola, ad esempio, tanto caro al Drake così come Giles, indimenticabili occhi di bimbo con coraggio da leone; e inoltre Ascari, Alesi, Barri, Massa, Alonso; e (perfino) l’ingrato ( austroungarico) del Niki e ( ovviamente)  il campione dei campioni, Schumi,  che gli dei invidiosi hanno costretto ad un epilogo amaro.
Seb ( Vettelquadricampione del Mondo, all’Ungaro, ha (forse) scoperto cosa preferire tra i quattro titoli finora vinti e l’ essere trascritti sull’album della ‘rossa’, dopo aver domato per una corsa intera un volante impazzito; e così anche l’uomo di ghiaccio, il finnico Kimi, che ( per ragioni di scuderia)  ha preferito rinunciare ad una vittoria ( pressochè) certa pur di   generosamente proteggere il compagno in corsa per il titolo dal livore rimontante  d’una ‘freccia d’argento‘.
Ora, Kimi, sul registro Fia sarà soltanto un nome; su quello della ‘rossa’ invece, figurerà  tra i suoi preferiti. In bella vista. Adesso e finchè una ‘rossa‘ continuerà a far sognare esseri umani d’ogni colore ed età  in ogni angolo del Pianeta. Che dici ’uomo di ghiaccio‘ : meglio apparire o essere ?

Tanto per dimostrare che alla ‘rossa‘ tra il dire e il fare poco cambia, il nostro Kimi ha rinnovato anche per l’anno 2018. Mentre Seb, erede del Campionissimo, ha prolungato per un triennio. Lewis che in segreto ama la ‘rossa’ , purtroppo, dovrà attendere. Invece speriamo che al Toto che  la ’rossa’  fa tanto  incazzare venga data la possibilità (quanto prima) di togliersi di dosso quel camice color pallore per indossare l’altro color passione. Gli starebbe a meraviglia!

NON SOLO SPORT

ITALIA, QUESTO DEVI FARE PER RESTARE IN EUROPA. Dice Wolfgang Munchau: ” Se mi chiedessero di indicare quale dovrebbe essere l’obiettivo politico dell’Italia nel grande dibattito sulla governance della zona euro, direi: riformate la zona euro in modo tale da garantire una presenza permanente. Questi  i programmi specifici da non dimenticare: maggiori investimenti, crescita più robusta, nuova occupazione e maggiore capacità di resistere agli scossoni. Non so se questi risultati siano possibili. So però che se l’Italia abbandonasse dibattito e negoziati a Germania e Francia, questi risultati non saranno mai raggiunti”.
In soldoni, l’imberbe  Macron cercherà ( come sempre ) di portare acqua dalla parte dell’ex Grandeur ; mentre l’impiegata Merkel punterà ad una proposta congiunta, con unione fiscale alle condizioni tedesche. Praticamente una versione economica-finanziaria stilata dal liquidatore stesso della zona euro, tramite un meccanismo di stabilità ( appositamente) rafforzato. Proprio l’esatto contrario di quel che occorre all’Italia.
La quale ( davanti a  tale evenienza) farebbe meglio ( oggi ) opporre il suo veto, lasciando in vigore il sistema attuale, e affidando alla Banca centrale europea il compito di assorbire il debito sovrano tramite vari programmi. Insomma, dovrà impegnarsi, e molto. Inoltre , aggiunge Wolfgang Munchau, l’Italia  dovrebbe puntare ad una unione bancaria funzionante, alla fine del fiscal compact e degli obiettivi fiscali specifici, ad una unione fiscale con forte capacità d’investimento e propensione alla stabilizzazione macroeconomica, all’impegno della  Banca centrale europea  a non far salire lo spread del debito sovrano oltre un certo limite.
Se l‘Italia non fa tutto questo che le succede? Questo il suo destino: un futuro dominato da una Germania avviata verso una nuova, sconosciuta, ma convinta, forma di  colonizzazione dell’Italia e dell’Europa.
Che è poi il retaggio mai dimenticato del suo eterno reich . Per tutti costoro, infatti, l’aria d’Oltralpe spinge ad non imparare. Costoro iniziano ieri come oggi con la banda, finiscono con la catastrofe. Lo facevano, lo rifaranno.
Dopo quanto hanno dovuto tragicamente esperimentare nel passato, dovrebbero essere loro a chiedere di  essere ‘temperati’ da una saggezza politica ed economica ben più antica e collaudata, anche se con qualche problema in corso. Invece che fanno? Se ne vanno, imperterriti,  per i  tratturi ( troppe volte) dolorosamente usati.

IL SOVRANISMO. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno
Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davano ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico.
Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati. Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini.
Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’. Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa. Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro.
Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri che la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinito coraggio e  generosità?

MASNADE MERCENARIE STRANIERE.  L’origine dei capitani di ventura è tra i rami cadetti della nobiltà, spazzati via fin dalla nascita nelle rivendicazioni del casato. Alcuni di questi capitani ( o condottieri) arrivarono perfino, fra Tre/Quattrocento, a fondare stati. A certe condizioni resta difficile affermare che i capitani di ventura siano stati la rovina e la maledizione dell’Italia, perchè potrebbe essere vero anche il contrario. Essi si ergono protagonisti di un particolare momento storico, con forza vitale incredibile, grandiosa, al limite del brutale, immagine nuda e cruda  del potere militare riflesso sul potere politico. Il capitano di ventura è figura centrale per tre secoli. E in quattro tempi. Da quello dei ‘precursori’ ai primi significativi rappresentanti ( per lo più al seguito delle compagni straniere calate sulla Penisola); dai capitani dell’età aurea ( per lo più italiani, talvolta fondatori di stati) agli epigoni, quando l’Italia  ( insipienza sua) concesse ad altri di trasformarla  un campo da battaglia e di conquista, fin al ( definitivo) predominio spagnolo. Il ‘fenomeno‘ trovò  una sua prima comparsa ( a partire)  da fine Duecento /inizi Trecento allorquando numerose ‘ masnade mercenarie straniere‘ presero l’abitudine a calare in Italia, da sole o a seguito di qualche re o imperatore, voglioso di mettere mano sui tanti tesori del paese ( più bello) e ( più ricco)  del Mondo.
Si trattava allora di bellatores, ovvero di soldati di mestiere, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad aggregarsi per una impresa che portasse loro danaro e bottino. Provenivano dalla Germania o  dal Brabante,  quest’ultimi  chiamati ’ Brabanzoni‘; ma anche dall’ Aragona e dalla Cataluna  come gli Almogavari o Almovari, che permisero a Pietro d’Aragona di conquistare  nel 1282 il Sud d’Italia.
Michele Amari li descrive così: ” Breve saio a costoro, un berretto di cuoio, una cintura, non camicia, non targa, calzati d’uose e scarponi, lo zaino sulle spalle col cibo, al fianco una spada corta e acuta, alle mani un’asta con largo ferro, e due giavellotti appuntati, che usavan vibrare con la sola destra, e poi nell’asta tutti affidavansi per dare e schermirsi.
I loro capitani chiamavansi con voce arabica ‘adelilli’. Non disciplina soffrivano questi feroci, non avevano stipendi, ma quanto bottino sapessero strappare al nemico, toltone un quinto per re. Indurati a fame, a crudezza di stagione, ad asprezza di luoghi; diversi, al dir degli storici,  dalla comune degli uomini, toglieano indosso tanti pani quanti dì proponeansi di scorrerie; del resto mangiavan erbe silvestri, ove altro non trovassero: e senza bagagli, senza impedimenti, avventuravansi due o tre giornate entro terre de’nemici; piombavano di repente, e lesti ritraenvansi; destri e temerari più la notte che il dì; tra balze e boschi più che pianura”.

( I PARTE)

I bellatoreso se si vuole  i masnadieri, una volta terminata la spedizione, perlopiù, non se la sentivano di tornare donde erano venuti, anche perchè il Bel Paese era terra troppo ghiotta per mettersi da parte  un gruzzolo senza troppo inferire. Restarono, infatti, tutti, seminando lutti e devastazioni, praticamente impuniti. Del resto le rivalità nostre lasciarono campo aperto ad ogni avventuriero.
I nostri capitanei, oggi come ieri, preferivano ( e preferiscono)  farsi depredare più che combattere. Ma il ’casino’ diventò tale che qualcuno cominciò a chiedere L’introduzione di una certa disciplina. Pisa, ad esempio, ci provò subito, stendendo un codice apposito per regolare i rapporti con certa gente. Inutilmente, è ovvio. Ma tentò. Si passò allora all’emarginazione, ma anche di questa, quelli, se ne fotterono.

” Che nessuno di detta masnada possa mangiare e bere con alcun cittadino pisano in casa sua o in qualunque altra casa…” recitavano i testi, peraltro impossibili  a leggersi da masnade analfabete. I mercenari venuti in Italia nel 1333 al seguito di Giovanni di Boemia restarono quasi tutti nella Penisola; un gruppo  si raccolse nel Piacentino, alla badia della Colomba, sotto il nome di ‘ Cavalieri della colomba’, vivendo di rapine, finchè vennero assunti al soldo da Perugia che voleva liberarsi del giogo di Arezzo. Ne compirono, i nostri amici, di tutti colori, eppure grazie a ciò trovano  ingaggio presso il comune di Firenze.
Diciamo che in  questi frangenti non si tratta ancora di vere proprie compagnie. I loro vessilli non sono bandiere ma banderuole.
I loro ‘capitani‘, usciti dai ranghi feudali e dai milites, costituiscono uno ‘ strato sociale che gira, con scadenze annuali o semestrali, per l’intera Penisola e l’Italia centrale.  Al suo interno si differenzia un circuito guelfo o ghibellino. Il mestiere della guerra viene tramandato di padre in figlio’. Guerrieri, dunque, di professione, ma non ancora dei professionisti. Questi, infatti, al momento, sono soltanto i precursori del fenomeno ben più ampio e disastroso che verrà. E che metterà ai margini,  senza lacrima alcuna,  quello che era stato il più bello, ricco ed evoluto paese della Terra.

( II PARTE)

 Le cose si complicarono ulteriormente  quando scesero lungo la Penisola ‘ trascinatori nati’ di truppe mercenarie, come il duca Werner von Urslingen o il conte Konrad von Landau. Essi arrivano nel 1339 per unirsi alla massa di venturieri tedeschi che da più di vent’anni, in gruppi isolati, avevano eletto l’Italia come terra di saccheggio e che, guarda un po’, un italiano, Lodrisio Visconti, radunava nella ‘Compagnia di san Giorgio’.
Le masnade poterono così raggrupparsi, trasformarsi in una prima nefasta grande compagnia, travolta però, non molto dopo, dall’accozzaglia più o meno organizzata  di un altro capitano italiano, Ettore da PanigoWerner, in quella, scelse di proseguire da solo, combattendo al soldi di diverse bandiere in Lombardia e Toscana, finchè non andò a riesumare l’idea di Lodrisio, (ri)proponendo la costituzione di una libera compagnia ‘ per guerreggiare i più deboli e i più doviziosi’.Impose anche una disciplina di ferro. Gli ingaggi ai venturieri davano diritto al soldo, che sarebbe dipeso dall’entità dei bottini che la compagnia riusciva a fare. Si costituì dunque la ‘ Grande compagnia’ al comando, ovviamente,  di von Urslingen ribattezzato all’uopo  duca Guarnieri, parimenti ad altri macellai stranieri. La ‘Grande compagnia’  forte di tremila ‘barbute‘, costituita ognuna di un cavaliere e di un sergente, anche lui a cavallo, trovò ‘ richieste di lavoro‘ a volontà. Toscana e Umbria, in ispecie,  vennero intinte nel sangue.
Devastate senza scrupolo proprio da uno che aveva scolpito sulla sua armatura il suo ideale ” Duca Guarnieri, signore della Gran Compagnia, nimico di Dio, di pietà et di misericordia”. Guarnieri si offriva a chi meglio pagava. Dopo avere fatto guerra ai Malatesti di Rimini passò, molto amabilmente, al servizio degli stessi. Conteso  e disprezzato dai ‘ datori di lavoro‘, saccheggiò per almeno due anni la Penisola, finchè i ‘datori di lavoro’ decisero di toglierselo di mezzo versandogli, nel 1343, una grossa somma di danaro a titolo di liquidazione. Lui si ritirò in Friuli.
Per quattro anni soltanto, però, perchè già nel 1347 s’era accodato a Luigi I d’Ungheria  diretto a  Napoli per eliminare Giovanna d’Angiò colpevole d’avere ucciso il marito Andrea, suo fratello.  La guerra durò tre anni. Con enorme prodigarsi della ‘Grande Compagnia’. La quale, una volta dipartito il re d’Ungheria, restò sul posto fiancheggiando il voivoda d’Ungheria rimasto in italia. La masnada si (ri)prese un ‘periodo di riflessione’  quando  il capo nel 1351  si ritirò nella nativa Svevia, colà morendo tre anni dopo. Perchè,  a dirla tutta, l’operato della ‘Grande Compagnia’ non cessò con la morte del duca Guarnieri, proseguendo la sua nefasta attività agli ordini di Fra Moriale, che la guidò ora contro ora a favore del pontefice di turno. A decretare la fine della ’Grande Compagnia‘ furono  quelli della ‘Compagnia bianca‘ come  Albert Sterz e John Hawkwood, inglese italianizzato col nome di Giovanni Acuto. A quel punto le compagnie create e dirette dai capitani stranieri non si contavano più. Tuttavia, per completare il quadro, occorre non sorvolare sulle compagnie italiane sorte alla stregua delle straniere con truppe e comandanti ( in gran parte)  italiani. Famose divennero la ‘Compagnia della stella‘ di Astorre Manfredi e  la ‘Compagnia del cappelletto’ di Niccolò da Montefeltro. E comunque, queste, tutte guidate da personaggi d’estrazione nobiliare ma ( sostanzialmente) di ‘mezza tacca‘. Semmai, la compagnia ‘tutta italiana‘  che segnò una svolta epocale fu senz’altro quella formatasi all’indomani dell’eccidio di Cesena. Si faceva chiamare  la  ’Compagnia di San Giorgio’ di Alberico da Barbiano. Questa, infatti, ottenne  la ( clamorosa)  santa benedizione di papa Urbano VI. Con benefici enormi. Alberico da Barbiano   ( tra l’altro) apre l’epoca d’oro dei capitani di ventura italiani che subentrarono, nei modi e nei tempi più favorevoli, a quelli stranieri. Le masnade nostrane non nascono però a caso come gran parte delle precedenti, visto che è il capitano a scegliere i suoi uomini. Dal primo all’ultimo. Trasformandosi così  da ‘ capitano’ a  ’condottiero‘.

( PARTE III)

Ora è il reclutamento ‘ in massa‘, tra vecchi camerati; ora ‘ a bandiera’ con uomini da selezionare e istruire. Tutti, comunque, alle sue dipendenze. Il capitano ( come sopra si diceva) si fa condottiero. Le prime condotte regolari risalgono alla seconda metà del Trecento. Firenze fu tra le prime città ad organizzarsi.
Con la creazione di speciali magistrature come quella degli ‘officiali di condotta’ e degli ‘officiali sopra‘, che controllavano ( in particolare) disciplina e armamenti. Si diffusero forme diverse ed articolate di condotta. ( Inizialmente)  gran campo presero quelle a ‘ soldo disteso’  ( alla diretta dipendenza d’un signore o di un capitano generale della città); e quelle a ‘ mezzo soldo‘ ( con capitano aggregato ma in posizione sussidiaria, oltre a  paga e rischi ridotti). Col tempo i controlli ( e i contratti) saltarono, ovviamente, data la crescente forza d’imposizione dei gruppi armati. Il condottiero era tenuto al rispetto di un periodo di ‘ferma’ e anche ‘ d’aspetto’. Terminato il quale, poteva o rinnovare l’impegno o recederlo. Comunque terminato ’l'aspetto‘ il condottiero poteva andare dove meglio credeva.
Anche passando al campo ( fin a poco prima) nemico. Un particolare tipo di condotta veniva stipulato per i mercenari del mare, si chiamava ‘ contratto d’assento’, cioè d’ingaggio di forze navali nemiche. Genova cominciò a stipulare contratti con mercenari agli inizi del Quattrocento. Così lo Stato pontificio. Venezia invece considererà il contratto ’ d’assenso‘ come un umiliante (  pericoloso)  ripiego.  Cercò così di evitare mercenari. Ma quanto poteva mettere in tasca un ( buon) condottiero? La risposta ( ovviamente) non è semplice.
Poichè come in tutti i rapporti di forza ( e necessità) a fare il prezzo è chi tiene il coltello per il manico. Inoltre, da considerare era anche il pericolo inflazione a cui andavano soggette le monete del tempo, fiorino o ducato compresi. Micheletto Attendolo, cugino di Muzio, nel 1432, incassava da Firenze mille fiorini al mese. Francesco Gonzaga, nel 1505,  sotto contratto con il Giglio, metteva in cassa 33 mila scudi annui per una compagnia di 250 soldati; mentre Francesco Maria della Rovere strappò ( al Giglio)  oltre 100 mila scudi annui,   ma con soli 200 uomini. In ogni caso, pur  fatte anche  le debite distinzioni, si trattava di cachet notevoli. Che impoverivano le casse di Signorie e Città.
Inoltre, visto che il pollo si poteva  spennare con poca fatica, di ‘condottieri‘ ne nacquero tanti quanto i soliti funghi dopo una intensa pioggia d’autunno. Molti di loro diedero vita a dinastie. Anche durature. Visto che, prima o poi, riuscivano ad imporre la forza delle loro armi  contro gli improvvidi che li chiamavano  ( si fa per dire) al loro servizio. Costoro, poi,   quasi tutti venuti dalla gavetta,  autentici parvenu,  una volta diventati  gli unici padroni della situazione,  iniziarono bene ad alimentare aloni leggendari. Da ( autentica) grandeur medievale, sulle gesta degli antichi cavalieri o dei più valenti uomini d’arme.
Qualcuno si ripulì la fedina, grazie anche a  (  lodevoli) intenti mecenatistici. Ci fu anche chi azzardò  atteggiarsi  ad umanista, pur  restando ( per lo più) ignorante o  semianalfabeta. I meglio posizionati non resistettero  (perfino)  al sogno dell’immortalità. Cosa non difficile a farsi  declamare. Visto che nelle loro ( sempre più ricche) case gli adulatori si sprecavano. Nella celebre ‘ Vita Scipionis Jacopo Piccininis’ il nostro condottiero viene  paragonato ( addirittura)  al vincitore di Zama. Roba da non credere. Ma tanto accadde. In altre epoche. E così via.

( PARTE IV)

La pace di Lodi del 1454, consolidando un temporaneo equilibrio strategico-politico, mette in crisi i capitani di ventura. Chi era arrivato al vertice, resta, ma chi aspirava deve rinunciarci. Sono le invasioni estere a far saltare il banco.
Dall’Alpi alla Sicilia. E’ l’inizio della decadenza del paese più importante al Mondo. I sovrani stranieri non s’appoggiano più alle milizie locali, ma reclutano armate in proprio. Capaci di sferrare, al contrario delle altre sul mercato, attacchi micidiali, con armi micidiali. Le artiglierie formano il cuore delle armate di Carlo VIII, Luigi XII , Francesci i, Massimiliano I e Carlo V. Giungono sui campi le colubrine ( sessanta colpi al giorno) con tiro fin oltre due chilometri. E anche il falcone. E poi l’archibugio. Contro queste armi anche la corazza oiù robusto poco oppone. I venturieri italiani devono (ri) cedere il passo ai mercenari stranieri.
Come i brutali Lanzichencchi. Altro non resta, ai nostri, che arruolarsi con gli eserciti stranieri. Diventando, spesso, famosi. I loro nomi si ripetono ancora. Ma è vana gloria. Gli ultimi capitani di ventura arrivati (in precedenza ) ai vertici del potere si consumeranno mortalmente in rivalità comunali e familiari. Orsini, Colonna, Baglioni, Borgia e Della Rovere finiranno così per trovarsi su fronti contrapposti in fratricidi combattimenti. Il sangue del Belpaese colerà (ancora) a fiumi. Senza colpevoli, ma solo vittime. San Quintino di Lepanto è  qui una fiammella di speranza, breve, ma già parte d’un altra storia.

TIRIAMO LE SOMME. Dalla veloce ricognizione storica si evince quanto segue. Mercenario è chi presta la propria opera per danaro. Non sempre un mercenario è anche un professionista. La specializzazione, semmai, arriva col tempo, quando caduti tutti i valori e i sacri paramenti   altro non resta che aggrapparsi al danaro. Subito, tanto, non importa se maleodorante o meno. Ovviamente c’è professionista e professionista. Del resto gli umani da sempre  non sono tutti eguali. E tuttavia la stragrande maggioranza dei prestatori d’opera professionali prediligono ( al di là delle buone intenzioni) i danari  sopra ogni altra cosa.
Questo è certo. Ieri, oggi. Di mercenari, professionali o meno, ce n’erano e ce ne saranno sempre. Anche laddove non sembra. Visto che sono abilissimi a rigenerarsi sotto  mentite spoglie, ovvio. Oggi di mercenari ne troviamo ancora disseminati qua e là.  In imprese belliche, ma anche in realtà economico-finanziarie, culturali, finanche in quelle sportive.
Ad esempio nell’atletica, dove non si capisce proprio perchè continuino sempre più a fasciare di colori nazionali individui che a quei colori aderiscono soltanto per ragioni di opportunità ( soprattutto) economica. Ma in particolare nel calcio miliardario dove i mercenari vengono attratti  a nugoli come  api dal miele. Il calcio è uno sport che vive e vegeta sulla passione spassionata di milioni di individui che una volta abbracciata una maglia gli restano fedeli per tutta la vita. Eppure, a tutti costoro, quotidianamente, vien chiesto di dar luogo a soggetti che quella maglia vestono finchè non arriva qualcuno a proporgliene un’altra coi dovuti rincari. E questo fanno da mane a sera.
Un giorno li vedi mettere le mani sul cuore di una maglia, il giorno dopo ripeton il nobile gesto su una livrea del tutto diversa. E perfino ( agonisticamente)  opposta. Gli appassionati sudditi del regno di Eupalla sono sinceri, devoti, incrollabili; i professionisti invece sono  cinici, mutevoli, facili a (ri)motivarsi. Passan la notte a scrutare l’alba.  Situazioni, queste, nel passato, da noi negletti d’Italia,  ben esperimentate nelle loro diverse forme e tempistiche.

Qualcuno di quei mercenari trovò perfino la forza d’impadronirsi del luogo o della città  dove era stato chiamato a proteggerla. Dando vita a Signorie che, tutto sommato, non son poi state la disgrazia del Belpaese. Certo sarebbe davvero curioso se un soggetto come il nababbo Raiola,  ex pizzaiolo e al momento  dominus incontrastato del destino calcistico di tanti veri o presunti campioni, si presentasse al botteghino per acquistare una società. E farsela tutta sua. Soggetti, armi e bagagli, tutto  compreso. Come uno Sforza o un Malatesta o un Montefeltro.  Che dite, non potrebbe essere questo l’inizio di un  nuovo, vero, forte, Rinascimento del nostro calcio?

I PIU’ CELEBRI CAPITANI DI VENTURA. I nomi (  italiani o italianizzati) di alcuni capitani di ventura sono rimasti scolpiti. Da quelli anticipatori come Ruggiero da Flor ( 1268 ca/1305), Uguccione della Faggiola( 1240/1319), Castruccio Castracani ( 1281/1328) Cangrande della Scala( 1291/1329); a quelli dei primi, veri, grandi capitani di ventura, come Lodrisio Visconti( 1280/1364), Malatesta Guastafamiglia ( 1299/1372), Galeotto Malatesta ( 1305/1385).  Tra i ‘ big’   del Tre/Quattrocento questi hanno acquisito fama duratura: Pandolfo Malatesta( 1369/1427), Muzio Attendolo Sforza( 1369/1424), Gattamelata ( 1370/1443), Francesco Sforza( 1401/1466), Federico II da Montefeltro ( 1422/1482).

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