Santarcangelo d/R. Il mistero degli ipogei. Scavati per praticare il culto del dio Mitra?

Santarcangelo d/R. Il mistero degli ipogei. Scavati per praticare il culto del dio Mitra?
3 grotte

SANTARCANGELO d/R. Quanto ha detto e fatto per Santarcangelo il cav. Luigi Renato Pedretti  è cosa nota solo a quelli d’una certa età. E pensare che il Cavaliere, nel primo Dopoguerra,  fu un personaggio di grande spessore e rilevanza non solo cittadina. Per chi voglia ripercorrere quegli anni, infatti, non è possibile ignorarlo, soprattutto nel caso in cui  si vogliano mettere a confronto  le sue originali e controverse tesi sul ‘patrimonio clementino’ con le conoscenze storiche, archeologiche e letterarie  più attuali.
Intanto Pedretti nei suoi arditi excursus sul passato della città non s’è focalizzato su un unico argomento, tipo le grotte, ma un po’ su tutto l’enorme  ‘lascito’ accumulato dalla città a partire dal remoto e mitico  Pagus Acervolanus. A Pedretti stavano a cuore tre ‘gioielli’  locali sugli altri. Intanto le ‘grotte’, poi la Rocca e quindi la Pieve. Sui quali intrecciava interessi, risultati  e richiami diversi.
In particolare quel che Pedretti sostenne sulle ‘grotte’ sollevò polemiche ed obiezioni fin dall’esordio. E tuttavia non può non considerarsi estremamente positivo il fatto che  le indagini sui ‘monumenti tufacei’ s’incrementarono in Italia proprio quando, lui, instancabile ricercatore e abile polemista, iniziò a dibatterne richiamando sul tema un’attenzione nazionale ed internazionale,  via via crescente.
Per il Cavaliere, infatti, quegli arcani cunicoli a fogge diverse che perforavano da secoli il colle Giove  sul quale ( intorno all’XI secolo) crebbe  la città clementina, non potevano che avere avuto origine in  ‘muti secoli’  ( al suo tempo) non esaurientemente documentati, almeno per quel che riguardava la Romagna.Il suo ‘sospetto’  riconduceva all’epoca paleocristiana, quando la Chiesa di Roma si trovò a combattere ( tra gli altri)  ‘ il minaccioso assalto dell’eresia manicheista’.
“ Dai ritrovamenti vòlti ad illuminare le origini di Santarcangelo, sembra che – come suggerì Pedretti sulla rivista La Piè’ del 1954- la Pieve di San Michele ( forse a partire dal secolo V) abbia sostituito un antichissimo tempio gentilizio, in cui s’adorava il dio Giove”. L’indicazione storiografica era attestata, secondo lui,  da una colonna marmorea e da qualche altro inequivocabile elemento  archeologico. Del resto, il perdurare dei culti pagani  aveva reso problematico il radicamento della Chiesa romana sul territorio.
In quei primi secoli operò in Romagna un esponente cristiano di grande carisma,  certo San Mercuriale,  forlivese, sceso verso la costa per combattere il culto  del dio Mitra. Diffuso in zona più d’altri.
E che, secondo Pedretti, lasciò ( vistose) tracce del suo praticarsi ‘nelle viscere del Colle Jovis’.

Nell’area oggi occupata dalla Pieve  venne edificato ( non si sa se in contemporanea) un monastero, oggi praticamente scomparso, occupato dai monaci giunti dall’Oriente e tra questi certo San Basilio. Fu infatti in quel frangente che, secondo il Cavaliere, cominciò a prosperare  la ‘piccola città di basilichette’ ( tuttora presente e visitabile) nel ventre del Colle Jovis.
Per il Cavaliere non era affatto improbabile che le ‘grotte’  fossero state ‘ dapprima centro di eresia e poi luogo di mortificazione e di preghiera, nel travaglio ( vittorioso) del cristianesimo irradiatesi dalla bizantina Ravenna’. E tuttavia, comunque sia andato il percorso iniziale dell’enigma ipogei, certo è l’eccezionale interessamento mostrato in seguito sul fenomeno da numerosi studiosi non solo italiani. Quale il professor Amedeo Maiuri, sopraintendente ai Monumenti della Campania; ma anche i professori Bettini e Fiocco, dell’Università di Padova e  il prof. Cecchelli il quale, nel 1956, abbozzò per le ‘grotte’ clementine un ulteriore ipotesi, visto che per lui ‘ non risultavano ( ipogei) paleocristiani, ma centri di culto sotterraneo di popolazioni celtiche, e quindi ancor più antiche’.

Nel Dopoguerra, Pedretti riuscì ad attirare così tanto interesse sulle ‘grotte’ fin al punto da far approdare a Santarcangelo, il 17 giugno 1954, nientemeno che il Consiglio superiore delle Antichità e Belle arti, composto da eminenti studiosi nazionali. Agli studiosi italiani s’aggiunsero (  successivamente) gli archeologi olandesi.
“ Nel sud dei Paesi Bassi – scrisse infatti al Cavaliere la dottoressa C.A.Buijomann Doorembros -, vicino a Maastricht, si celano grotte simili a quelle da lei messe in luce a Santarcangelo”. Il fatto le appariva  curioso, e andava approfondito. Le affinità inoltre non le sembrarono casuali e di poca importanza.  Tanto che la studiosa olandese arrivò a chiedersi se  il ricorso alle  grotte non fosse servito,  anche nel suo Paese, a proteggere  il difficoltoso radicarsi del verbo cristiano. Il  cavalier Pedretti a testimonianza di tanto esteso suo impegno sulle grotte ( e non solo)  scrisse un oramai introvabile libretto, dal titolo: ‘Archeologia e Miti’, del 1957. S’è detto per qual misura il  mistero degli ipogei affascinasse il ricercatore clementino.
Difficile dargli torto, soprattutto se si vanno a conoscere certe sue intime  convinzioni. Come questa: “ ( Là) il silenzio regna sovrano, giacchè un vuoto di tomba ti dà l’impressione che il suo abitatore sia fuggito da qualche parte. Continuando però ad aleggiare lì, tutt’attorno, tra una nicchia e l’altra, provocando in tal maniera un tremito di paura e di segreta angoscia”.
Probabilmente, oggi, per il Cavaliere, quei riposti, umidi e bui angoli di storia sotterranea, andrebbero illuminati con ‘luci’ e ‘argomenti’ diversi da quelli al momento usati;  soprattutto, andando oltre alla diffusa convinzione che trattasi soltanto di  accessi a cantine e ripostigli per cercare di meglio reperire invece, oltre alle testimonianze storiche e archeologiche, anche  le tante persone  ( monaci o altri, non sappiamo) che li hanno ‘ progettati’ e ‘scavati’  ma soprattutto ‘vissuti’, a partire  da epoche remote finanche all’ultimo passaggio del fronte nel corso della Seconda guerra mondiale.

Roberto Vannoni

 

Ti potrebbe interessare anche...