Scienza e fede. Einstein: ‘La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca’.

Scienza e fede. Einstein: ‘La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca’.
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FEDE&RAGIONE. Enrico Fermi, pur attratto esclusivamente dai problemi fondamentali della fisica, non mancò di attendere alle loro applicazioni mostrando sul tema  grandi abilità di tipo ingegneristico. Coltivando però questa visione della scienza : “ La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l’amore di scoprire nuove verità.
Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall’ignoto e la vocazione dell’uomo di scienza è quella di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo quelle che promettono più immediati compensi o applausi
”.
Circondati dall’ignoto, sottolineava il grande fisico italiano; spostare sempre più  in avanti le frontiere della umana conoscenza, aggiungeva, e il tutto senza badare a compensi o ad applausi. Sembrano ‘dritte’, ‘paletti’.  Preziosi. Utili forse a chiarire un rapporto essenziale andato col tempo deteriorandosi, fin a ritenersi non più collimabile, o quasi.
Il rapporto religione-scienza,  dove ‘verità assoluta’ e ‘strumento di ricerca della verità’ non s’accende più. Come un tempo. Arrivando ad ignorare finanche  Einstein quando ammonisce: “ La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca”.

Livio, figlio d’artigiano, abile in mascalgia e nel  battere il ferro, ai suoi tempi, quando ancora in pochi in paese potevano permettersi un corso di studi superiore, era arrivato alla quinta classe della scuola elementare che si stagliava su tre piani davanti alle finestre di casa, tra Strada vecchia e Gioco.  Livio, con i pochi ma preziosi libri che riusciva a consultare ( in particolare) grazie alla biblioteca pubblica e ad un parroco in pensione, era naturalmente  attratto dai macrotemi politici, sociali  e (soprattutto) religiosi.
Quando iniziava un suo discorso, su qualcuno di questi argomenti ‘difficili’, pur disponendo di un linguaggio limitato, e molto semplice, nessuno rinunciava a capire dove voleva andare a parare.
Le occasioni ( memorabili ) di dibattito capitavano ( soprattutto) nelle calde sere d’estate, senza media e senza social, quando bastava qualche sedia da cucina disposta a cerchio fuori dal loggiato della  casa paterna che dava sull’ampio sterrato  Gioco per mettere in moto interminabili discussioni, grazie alle quali si ‘rifaceva’ il mondo. Le stelle, che sprizzavano lumi dalla buia volta celeste, probabilmente, bene e spesso, se la ridevano. Anche se, loro malgrado,  finivano col fornire ( quasi)  sempre l’ incipit per ( molti) discorsi.

“ Stelle, stelle: guardate quante sono! Mi hanno detto – provocò una volta un astante puntano l’indice al cielo – che nella sola Via Lattea se ne contano circa 200 miliardi,  mentre di galassie  ( oltre alla nostra)  ne esistono almeno 2mila miliardi. Non è incredibile? E citò: ‘… Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovruman silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura e mi sovvien l’eterno e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei …’”.
“ Che altro aggiungere? – si domandò un altro – In effetti, se restiamo ai numeri e alle dimensioni non possiamo che sentirci granelli di sabbia sperduti in uno spazio senza limiti. Insignificanti, certo, ma pensosi. Al punto che tutti, più o meno, finiamo col chiederci come  può essere nata tanta infinita grandezza e complessità?”. La ‘miccia’ s’accendeva  in questo modo, spontaneamente, quasi senza accorgersene, e così il fuoco della discussione ( o approfondimento) prendeva pian piano a divampare.  Vivace. Imprevedibile. Divertente. Con un occhio alle stelle e con l’altro sul volto degli astanti. Riverberanti di luci lunari o astrali. E in particolare su quello di Livio, che davanti a temi come questo mai esitava un attimo ad intervenire. E tutti, poi, lo aspettavano al varco.

Quella sera, alla citazione rispose: “ Facciamo allora una cosa semplice. Immaginiamo di non conoscere nessuna delle teorie e delle evidenze scientifiche oggi disponibili, e di fare affidamento soltanto sulle nostre osservazioni dirette. Intanto perché non acconciarci come i primi filosofi greci che si concentrarono sulla individuazione di un principio fisico dal quale il mondo materiale avrebbe preso forma e vita?
Questo cercarono, ma l’esistenza di uno o più principi fisici non bastò a spiegare la realtà. La sua struttura. Le sue leggi. Aristotele, ad esempio,  cercò un agente all’origine dei mutamenti e del movimento. La soluzione più immediata fu quella di pensare ad un ente esterno, fautore del tutto, e ispiratore delle leggi che regolano il mondo. Fisica e cosmologia  oggi studiano quelle leggi. Anche se il loro campo d’indagine resta quello delle cause formali, che con il loro sviluppo hanno influenzato l’intero ambito della conoscenza. Filosofica, in primis.

La rivoluzione copernicana, ad esempio, pare sia stata il frutto d’una visione cosmologica che prevedeva l’esistenza delle sfere celesti.

Copernico non rinunciò all’impianto filosofico, puntando maggiormente però  sulla ragione, sulla geometria e sul calcolo per sostenere il suo modello oppure per correggere quanto entrava in contrasto.

Allo stesso modo si mosse Keplero. Galileo invece, col suo metodo scientifico, mise in primo piano la ricerca delle cause formali. Individuandole. In buona sostanza, l’universo, o meglio, l’ immensità che ci avvolge, può essere conosciuta e le sue leggi comprese. Su questa strada s’è inoltrata la scienza. Successivamente. Uno step appresso all’altro.
Con grandi risultati teorici e pratici. La filosofia semmai s’è limitata a riflettere sulle sue scoperte. Divaricando dalla scienza. Quasi che l’una non fosse più interessata all’altra. E su queste posizioni di difficile convivenza, più o meno, ci troviamo anche ai giorni nostri. In ogni caso, quando l’ambito religioso e quello filosofico hanno smesso di coincidere è diventato inevitabile interrogarsi sulle ragioni per cui il mondo esiste”.

“ Già, perché esiste?” domandò qualcuno. Livio non aveva, probabilmente, presenti Leibniz, Heidegger o Lavoiser secondo il quale ‘ nulla si crea e si distrugge, ma tutto si trasforma’. Una legge, quest’ultima, confermata in ogni ambito fisico, ma che va contraddetta se si vuole contemplare l’idea di un universo creato dal nulla. Dividendosi in due partiti. Per  i primi infatti non resta che un atto di fede, per gli altri un approccio al problema decisamente più complesso.

“ Sembrerà strano, ma questa volta – commentò Livio – è la scienza a venirci in ( parziale) soccorso. Attraverso il modello della ‘singolarità iniziale’. Tale singolarità rappresenterebbe il momento iniziale dell’espansione cosmologica. Tutto ciò che è accaduto prima sfugge all’indagine scientifica. La stessa legge di Lavoisier non sarebbe più valida. In pratica gli eventi precedenti al Big Bang restano tuttora non indagabili, lasciando spazio solo e soltanto a congetture.
Ad esempio, tra le ipotesi sul tavolo potrebbe esserci quella di un universo ciclico dove le singolarità si succedono, rappresentando ciascuna l’inizio di un nuovo ciclo. In questo caso l’immensità che ci si para davanti potrebbe risultare frutto provvisorio di una serie ( teoricamente) infinita di universi. Fautori di infiniti Big Bang, destinati prima o poi a contrarsi per dar luogo a loro volta ad un novello Big Bang. Nel caso in cui una simile ipotesi dovesse essere verificata  dovremmo smettere di porci domande sull’origine della materia, oppure,  sulla possibile esistenza di un ‘primo universo’’?  E della sua mano generatrice´? No, niente affatto. Tuttavia se vogliamo essere obiettivi, a tal proposito, né la scienza né la filosofia hanno ancora detta l’ultima parola. Una parola definitiva da tutti invocata ma che, molto probabilmente, non arriverà mai…”.

E allora che facciamo noi?” chiese l’astante che aveva citato il poeta.

“ Personalmente non è che mi stimoli tanto la verifica scientifica. A me basta, per star breve, invertire quel ‘Cogito ergo sum’ del francese. A me basta sapere di esistere, e voi con me, avvolti dall’immensità che  respiriamo ogni sera con gli occhi. Io non sono perché penso, ma penso perché sono . Ed è questo gioco di parole che mi trascina nel profondo del mistero. Se sono qualcuno mi ha fatto. Non saprei dire chi. E come. E perché. E attraverso quali percorsi arrivarci. L’enigma del Padre nostro resta.  Ma non mi spaventa più di tanto. Anzi, la sua voce diventa ogni giorno più forte. Non so come spiegarlo,  ma se posso completare la citazione fatta poco fa, in fondo ‘ … m’è dolce naufragare in questo mare’”.

Di solito, quando l’ora s’era fatta tarda, Forminello il figlio dell’oste all’angolo del Gioco, se ne tornava a casa,  sfiorando gli astanti in circolo. Se li vedeva tutti presi, non mancava di sfornare qualche sua muriatica battuta. Quella sera, ad esempio, disse: “ Avi fàt e’ mondo, stasera?”. Due o tre, in coro, schernendosi, gli risposero: “ No, non ancora, quasi !”.

NOTE

 

  • FISICA QUANTISTICA. La fisica quantistica è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e di tutte le loro interazioni viste sia come fenomeni ondulatori sia come fenomeni particellari (dualismo onda-particella), a differenza della fisica classica o newtoniana, basata sulle teorie di Isaac Newton, che vede per esempio la luce solo come onda e l’elettrone solo come particella.
  • MODELLO COSMOLOGICO. Il modello cosmologico attualmente accettato prevede un inizio nel tempo: la singolarità nota come Big Bang. L’espressione, paradossalmente, è stata coniata dall’astronomo inglese Fred Hoyle, convinto sostenitore dell’universo stazionario, secondo la quale esso non avrebbe avuto un inizio e, di conseguenza, manco una fine. Questa concezione dal sapore aristotelico, fu elaborata inizialmente da Gold e Bondi, due studiosi di Oxford che nella prima metà del XX secolo proposero un modello in cui le proprietà dell’universo ( come il suo ritmo di espansione e la formazione delle galassie e dei corpi celesti) sarebbero rimaste costanti, a parte qualche fluttuazione statistica.

Il concetto che l’universo potesse essere costante in tutti i suoi punti era stato suggerito da Einstein e definito da Milneprincipio cosmologico’,  ma solo Gold e Bondi lo avevano esteso al tempo, trasformandolo in un ‘ principio cosmologico perfetto’.
Inevitabilmente la teoria si scontrò con le crescenti evidenze di un universo in espansione infinita, come quello proposto dalle teorie di Friedman e Lamaitre, dove ad un passato in cui densità e temperatura avevano raggiunto valori altissimi si contrapponeva la previsione di un futuro nel quale, contestualmente ad un rallentamento del tasso di espansione, il graduale raffreddamento avrebbe portato ad una a inevitabile ‘ morte termica’ oppure ad un immenso collasso, il cosiddetto ‘Big Crunch’.

Per salvare la loro idea, Gold e Bondi introdussero l’ipotesi di una creazione infinita di materia che compensasse la diminuzione di densità causata dall’espansione ( si tratterebbe di una quantità davvero minima, calcolata nell’ordine di un atomo per metro cubo ogni dieci miliardi di anni). La comunità scientifica ha adottato il modello della singolarità iniziale, ma recentemente Ahmed Farag Ali e Saurya Sas, sviluppando un’idea proposta negli anni Cinquanta dal fisico americano David Bohm, hanno avanzato la proposta di una teoria in base alla quale non sono previsti né un inizio né una fine dell’universo.

*  IL CIELO BUIO. C’è un perché il cielo notturno sia buio? La domanda ha tormentato gli astronomi. Se consideriamo un firmamento pieno di stelle disposte in modo statisticamente uniforme, fissando un punto,  prima o poi dovremmo incontrare la luce di una di esse. In teoria, quindi, il cielo dovrebbe essere completamente illuminato, e un universo infinito dovrebbe essere infinitamente illuminato.
Quando si è scoperto che l’universo è in espansione, cosicchè la velocità di allontanamento delle stelle rispetto a noi è tanto maggiore quanto più sono lontane, a causa dell’effetto Doppler, s’è appurato che la luce che le stelle emettono ha una frequenza che ricade nella porzione dello spettro corrispondente a quello delle microonde, non percepibile così dall’occhio umano. In pratica, la luce c’è, eccome, purtroppo non si vede.

 

BIBLIO. ( Capitolo ‘ Com’è nato l’universo?’ dal testo ‘Le grandi domande della filosofia’, 2017, ed. Sprea Spa, direttore Luca Sprea).

 

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