Santarcangelo d/R. Strade, storia, personaggi. Adolfo Lauro De Bosis: ma chi era costui?

Santarcangelo d/R. Strade, storia, personaggi. Adolfo Lauro De Bosis: ma chi era costui?
sferisterio via faini

SANTARCANGELO d/R. Via Adolfo Lauro De Bosis è una centralissima arteria cittadina di non facile individuazione. Sarebbe infatti  la via che ( pur segnalata a partire dal basso, ovvero da  piazza Marconi,  fronte palazzo del Popolo, attuale sede postale) anagraficamente inizia dalla prima vetrina Gallavotti per terminare sul retro della Collegiata al culmine della breve ascesa, ora adibita a parcheggio auto.

Dal suo esaurirsi dipartono, sulla sinistra, via Ruggero Faini e, sulla destra,  via Cesare Battisti.

Trattasi di una arteria che anche grazie ai lavori di realizzazione del grande Parco e dei nuovi parcheggi ( spartiti da una fontana a scalinatella  ecologico- decorativa) ha accresciuto di non poco la  tradizionale funzione ‘ cartolina’, visto che è proprio da quelle posizioni che ci si imbatte nelle note icone cittadine che incorniciano sfondi superbi: la Collegiata, appunto, ma anche le Mura malatestiane incombenti sullo Sferisterio e prima linea di protezione di una serie di augusti edifici tra cui palazzo Ganganelli,  quali annunci della Rocca scapitozzata e dei meandri delle Contrade.

Tra l’altro, al termine di via De Bosis, voltando su via Ruggeri, si può incontrare uno degli ‘angoli’ più  vivaci del Borgo, con la Pescheria Vecchia, il Mangano secentesco, le ex Beccherie ora sede della Pro Loco, alcune botteghe ricche di merci, la gelateria e ottimi ristoranti.
Un ben di Dio, insomma, concentrato in questo ameno angolo di paese dedicato ( in parte) ad un ‘martire’ della Resistenza. Uno di quelli che con Di Nanni, don Minzoni, Rino Molari, hanno ‘segnato’ la toponomastica cittadina nel primo Dopoguerra. Toponomastica e valori della storia. Anche qui ripresi raggruppati  e sottolineati. Con cura. Perché ritenuti a fondamento della Repubblica e della Democrazia duramente conquistate.

Lauro De Bosis, nacque a Roma, il 9 dicembre 1901. Da Adolfo, poeta e fondatore della rivista Il Convivio, e da Lilian Vernon, americana del Missouri, ma in Italia fin dall’adolescenza.
De Bosis si laureò in chimica nel 1922, a Roma. Una laurea che ignorò praticamente fin da subito, preferendo dedicarsi all’impegno letterario, a lui ben più famigliare viste le abituali frequentazioni paterne.

 De Bosis, politicamente, si poteva definire un ‘liberale’, nel senso però di allora, e cioè di un cittadino impegnato ‘a salvaguardare il patrimonio ideale ereditato dal Risorgimento e fondato oltre che sui diritti personali e politici anche sulla validità delle istituzioni rappresentative’. Nel 1924, alla morte del padre, Lauro si recò dapprima a New York e, poi, a Boston e Chicago. Negli Stati Uniti gli venne offerta la segreteria della Italy America Society, associazione dalle dichiarate finalità culturali, ma in realtà strumento della banca Morgan che finì col creargli non pochi problemi.
L’esperienza americana gli permise comunque di ‘ampliare i propri orrizzonti’ e di ‘compiere scelte antifasciste’. Nella sua traduzione dell’Antigone di Sofocle, infatti, pubblicata a Roma nel 1927, il protagonista assumeva i panni di un ‘ribelle’ che violava le leggi della città per seguire quelle della coscienza.

Stesso intendimento è evidente nel suo dramma in versi Icaro, del 1927/1930,  in cui il mitico giovane, contrariamente al padre Dedalo ormai rassegnato alla schiavitù, prende a vagheggiare ‘una società di uomini liberi ed eguali’, mettendoci inoltre tanto del suo per realizzarla.
Nel 1930, a Roma, De Bosis iniziò un’attività di propaganda clandestina sotto la sigla Alleanza nazionale; il suo programma  ‘si basava  su una piattaforma costituzionale monarchico cattolica, favorevole all’intesa con le forze antifasciste di schieramento moderato’. Lauro criticava infatti le pregiudiziali antimonarchiche e anticlericali di quanti si opponevano al Fascismo da sponde diverse, al fine di evitare il saldarsi di vincoli politici tra Mussolini, Monarchia e Vaticano.
Nel 1930, mentre si (ri)trovava negli Stati Uniti, la sua ‘catena’ informativa antifascista  venne scoperta. Furono così arrestati Mario Vinciguerra, Renzo Randi e anche sua madre, poi assolta. I primi mesi del 1931, per lui, furono particolarmente duri.

Tanto che l’organizzazione sembrò destinata al fallimento. Probabilmente fu in questo  ‘contesto’  che De Bosis  fu ‘costretto’ a progettare una clamorosa sfida al Fascismo: sorvolare la Capitale, con lancio di materiale anti regime, dai rischi e dall’impatto incalcolabili.
Nell’aprile del 1931, con il nome di Luis Russel, iniziò le lezioni di pilotaggio in un campo poco lontano da Versailles. Il 24 dello stesso mese effettuò un primo tentativo che andò fallito. Nell’agosto del 1931 tornò di nuovo sul progetto, affidandosi a due istruttori tedeschi. Alle ore 15,15 del 3 ottobre dello stesso anno, De Bosis spiccò il volo per Roma partendo  da un piccolo aeroporto vicino a Marsiglia.

Stranamente non venne intercettato  e potè così sorvolare indisturbato la Capitale  lasciando cadere per una mezz’ora circa volantini colorati che invitavano il re a tornare ‘ campione di libertà’ e la popolazione ‘a ribellarsi’ alla dittatura. Il ritorno alla base, fissata in Corsica, fu però tragico visto che l’aereo, forse non adeguatamente fornito di carburante, scomparve  nel Tirreno senza testimoni.
Da sempre, via Lauro De Bosis, offre cartoline  ‘senza uguali’ che sembrano uscire ogni volta dal pennello di un abile vedutista. Ad ogni stagione e (soprattutto) verso sera. Grazie alle sue ‘presenze’ storico-urbanistiche che Parco,  abside esterno della Collegiata, Mura e Rocca, caratterizzano in maniera al contempo  diversa ed eguale. Con la complicità delle fragili file di tigli che sottolineano l’ex Fossa. E dei mutevoli tagli di luce sugli ampi sfondi di cielo.

Mai identici. Mai deludenti. Talvolta tersi come quelli d’un presepe. Talvolta sconvolti dai grumi  di  nuvole prima o dopo la tempesta.

 

Roberto Vannoni

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