Romagna. ‘Il burocrate’, frutto maturo della inesauribile capacità creativa di Pino Boschetti.

Romagna. ‘Il burocrate’, frutto maturo della inesauribile capacità creativa di Pino Boschetti.
Boschetti il burocrate

SANTARCANGELO d/R. Per i pochi che hanno potuto ammirarlo direttamente mentre pennellata dopo pennellata nasceva sul cavalletto si tratta di un altro suo lavoro ben riuscito, tuttavia gelosamente custodito,  come gli altri,  tra le mura domestiche. Averlo visto però  completarsi,  giorno dopo giorno, sotto la luce tenue e riverente dello studio, ha alimentato una inattesa complicità.

Il (capo)lavoro di cui si parla ha un titolo: ‘Il burocrate’, e anche un autore: Pino Boschetti. Che l’idea di ‘descrivere’ un  ambiente di lavoro pubblico a lui abituale, coltivava da un bel pezzo. Visto che, dal 1961, e per circa 37 anni, ha svolto diligentemente il suo compito quotidiano di impiegato agli uffici  Protocollo- Archivio- Segreteria del Comune.
“ La nostra Penisola -  come sottolinea  quello straordinario conoscitore della Romagna che risponde al nome di Roland Gùnter –  è ricca di immagini pittoriche. Molte di queste vogliono essere sublimi ad ogni costo. Nell’universo di Boschetti, invece, il velo del sublime viene squarciato, ogni volta, deliberatamente , per far emergere l’uomo. L’uomo abituale. L’uomo del quotidiano”. Il tutto con ‘ironia’ e, al tempo stesso, con ‘ estrema e ragguardevole  delicatezza’. In questo senso ‘Il burocrate’  non fa eccezione. Anzi, arricchito da  richiami  autobiografici,  consente al pittore di  trasferire sulla tela un ampio spettro di annotazioni sociali, psicologiche, culturali che confermano la sua incredibile abilità di ‘narratore di storie nelle storie’.
Il funzionario infatti è immortalato sul suo scranno, tutto raccolto sulla sue, in un angolo dell’angusto ufficio invaso da enormi faldoni, cumuli di carte sparse e altri  oggetti del mestiere variamente collocati. Sembra perfino sprofondare all’indietro,  sulla poltrona al di là della scrivania in legno, lui, il burocrate-sovrano, mentre esamina con ferrato cipiglio un documento.
Forse  un avviso o un bando;  forse la richiesta di un avallo per una procedura un po’ complicata che il cittadino gli ha  ‘passato’  per eventuali indicazioni, stando però discretamente ai margini della scena,  con il cappello ben stretto tra le mani, come era d’uso in un certo tempo.

E se, da un lato, tutto sembra ricondursi alla  solita inesauribile capacità di Boschetti di ‘reinventarsi’ la realtà commentandola con divertita ironia, dall’altro, balzano evidenti i richiami  ad un rapporto  istituzioni/cittadino che ( nonostante le reiterate e più recenti conquiste democratiche) pone i due interlocutori su piani simbolicamente diversi.

“ Quando Boschetti vuole farci sorridere e riflettere insieme – sottolinea ancora Roland Gùnter - procede in maniera molto semplice e curiosa: o ‘rimpicciolisce’  o ‘accantona’ ( come il caso del cittadino posto nell’ombra) o ‘rende le figure grassocce’, deformandole, per dotarle di  teste enormi inoltre accentuando ( in più o in meno)  la ( loro) grottesca gestualità”.
Per completare ‘Il burocrate’, ‘scolpito’ su una tela piuttosto ampia, inusuale, diciamo pure rara, sono occorsi al pittore santarcangiolese alcuni mesi.  Infatti tanto l’opera  è rimasta  sul cavalletto, mentre il maestro dava corso ai suoi canonici  ‘passaggi’ creativi:  l’ iniziale bozzetto a matita; la valutazione esatta degli spazi sulla tela, tramite episcopio; la ‘riscrittura’ grafica dell’idea; il fondale, ripercorso con sanguigna abilmente diluita; l’attacco ( prioritario) delle parti eccentriche  e, infine, l’ultimazione dei soggetti protagonisti, questa volta, sì,  tutti loro, in bella evidenza, nel cuore della tela.
Boschetti durante queste fasi ricorre anche ad ‘artifizi’ di grande efficacia. Ne ‘Il burocate’ infatti la ‘scena’ è come fosse intravista da dietro una grande vetrata aperta che, ovviamente,  non c’è e va solo immaginata. Attraverso la vetrata s’allunga una luce cristallina e irriverente. Capace di scandagliare, nel dettaglio, senza indugi, senza compiacenze, gli stati d’animo dell’uno e dell’altro ‘protagonista’. Impegnati in un tete-a-tete da commedia dell’arte, perciò spontaneo, imprevedibile , divertente e senza tempo.

Certo trattasi del frutto maturo della inesauribile capacità creativa di un artista che nonostante lavori come questi, che in tanti vorrebbero ospitare nelle loro case, continua a rifuggire ‘dagli ingranaggi del commercio degli oggetti d’arte che si muovono solo sulla base del supremo principio del guadagno’. Per restare liberamente immerso, come dice lui,  nella santa pace della gioia creativa. Tutta da rimirare. Incontaminata.

Soprattutto grazie a quella geniale vetrata immaginaria, che concorre a scrutare senza essere visti  i comportamenti dei due uomini impegnati a recitare ‘anonimi e singoli ruoli’ sulla ‘scena affollata del mondo’, come direbbe Nino Pedretti.

L’uno dall’alto ( della sua funzione pubblica), l’altro dal basso ( della sua condizione sociale e culturale). Come potrebbe risultare tuttora. Almeno in parte. Nonostante le conclamate modernizzazioni. I cambiamenti. Le conquiste. Suggerendo,  perfino, dove si potrebbe ripiombare. Oggi o tra non molto. Tornando a ritroso nel tempo. Anche inavvertitamente. Ricalcando, in fondo, una volta di più,  le orme eterne  e ineffabili della ‘commedia umana’.

 

Roberto Vannoni

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