Non solo sport. Chiuso il Mondiale, pensiamo a risorgere. Con i migliori giovani, nuovi dirigenti e altri stadi.

Non solo sport. Chiuso il Mondiale, pensiamo a risorgere. Con i migliori giovani, nuovi dirigenti e altri stadi.
Ronaldo presentazione download

LA CRONACA DAL DIVANOBiem-vindo, Ronny ! Giocando in velocità com’è abituato, in poche tappe s’è portato su Torino, la sua nuova destinazione. Per i prossimi  quattro anni. Lo aspettavano per  lunedì mattina, è sbarcato  domenica pomeriggio. E nonostante siano accaduti al contempo eventi mondiali, l’apertura della  prima pagina è rimasta sua. Il campione dei 5 palloni d’oro è arrivato a Torino, nella squadra dei sette scudetti   da troppo tempo orba della Champions,  per conquistare la Coppa  (per la Signora ) e ( per sè ) il titolo che solo il torneo  più difficile al Mondo può dargli: quello, andiam alle spicce, di ‘ campione dei campioni’.
Un po’ come fece ( con le dovute differenze ) un certo  ‘ Pibe de oro’, che lasciò il Barca per andare a prendere in mano una squadra di calcio ( allora) di seconda fascia e trasformarla da triste calimero a candido cigno.
Ora, detto questo,  non è che la Signora di Torino sia da considerate ( anche in Europa) un calimero, anzi, i suoi incredibili progressi l’hanno in pochi anni collocata  tra i cigni del gran  contesto europeo. Con un neo, però, e insopportabile: quello  della Coppa dalla grandi orecchie che sta premiando  i ‘meglio’ dell’Europa ( e del Mondo) ma non lei,  la Signora. E del resto, i campioni,  quelli  unici, quelli che fiutano  la storia immortale, e non son quelli che ( pur con grandi meriti) si sono ‘auto circoscritti’ in ambiti limitati o non sempre convincenti. Troppo angusti, per potere reggere a confronti inevitabili.

Ora, a Ronny, o se volete a Cr7,  vien  chiesto proprio questo: di condurre la Signora di Torino nell’eterno Olimpo del calcio. Dello sport. Di tutti gli sport. Itali e foresti che siano, poco conta, perchè com’è dato a vedere solo quando qualcuno ( o  qualcosa)  trascende il particulare diventa oggetto di venerazione universale. Promette Ronaldo ( Cr7) : ‘ Voglio vincere ogni partita e lasciare il segno nella storia della Signora di Torino’.

L’ultimo fine settimana ha vissuto anche altri importanti eventi. Wimbledon, ad esempio, che ha visto ’risorgere‘ il Djoko serbo smarrito da un paio d’anni. E la Serenona, sconfitta però dalla ( semi sconosciuta) Kerber. Le moto, inoltre, che con i loro risultati  ( parzialmente positivi) non ci hanno soddisfatto appieno.
Nel senso: Moto3, dove Martin, vincendo, s’è portato a 7 punti su BezzecchiMoto2, con Binder vincente e Olivera tornato a soli 7 punti dal nostro PeccoMoto Gp, con Asterix-Marquez solito cannibale, e il maestro di Tavullia ( su moto catorcio) costretto a fare miracoli  curva dopo curva, per non perdere di  vista l’ imprendibile catalano.
I soliti ‘ cortigiani’ dell’estero valore, ovviamente, anche qui, a fine gara, non hanno fatto altro che osannare e incensare il cannibale , quando invece noi avremmo voluto farlo scendere dall’  indistruttibile Honda e passarlo sul catorcio Yamaha. Non per malizia. Ma solo per vedere l’effetto che fa. Prossimo appuntamento con le moto  al Gp Repubblica Ceca, il 5 agosto.

Extra sport. Hamas ha annunciato un accordo sul cessate il fuoco in PalestinaTrump, il ‘boscaiolo‘ americano col touppè giallognolo, ha fatto  sapere di volersi ricandidare nel 2020.  Recita il  proverbio : uomo avvisato, mezzo salvato. Intanto ha riallacciato l’amicizia con Putin e la Grande Russia.
Sembra che  il  premier Conte abbia trovato una intesa con qualche partner della leggiadra Europa per ’smistare‘ eventuali nuovi immigrati. Ma il  premier ceco ( bontà sua) ha commentato “ E’ l’inizio dell’inferno!”.  Europa, chi? Il Mondiale di calcio, perfetto in ogni particolare, deve avere riavvicinato la Russia di Putin al Mondo. In tanti, infatti, erano i big della Terra ( e dello sport planetario) sistemati comodamente sulle tribune. Per assistere ad un incontro dominato ( nel gioco) fino al 65′ dai croati, ma poi aggiudicato ai francesi ( 4-2) per via di quel gioco ‘all’italiana’ che sa aspettare e colpire implacabilmente.
Grazie soprattutto a  quei due o tre ‘ scugnizzi’ di mister Dechampes che alla fin della veglia hanno saputo  ( meritatamente)  riportare il Mondiale sotto la torre Eiffel. Illuminata, affollata e festante. Vent’anni dopo dal primo trionfo.

BEM-VINDOPER NULLA STUPITI. Sinceramente, con tutto il rispetto per l’altrui, della clamorosa scelta del ( super) campione di Madeira, siamo meravigliati fino ad un certo punto. Intanto,  partendo da quei dati mal diffusi sulla ’consistenza‘ ( non solo) economico-finanziaria della Signora di Torino. Ci sono esperti che s’ostinano a dire che i ricavi bianconeri sono fermi sulla cifra 421 mln circa. Vero, ma se riferiti al bilancio 2015/2016.

Perchè già nel bilancio successivo l’asticella s’è alzata a quota 562 mln, qualcosa in meno del Real che ( dai 600 mln del bilancio 2015/2016 ) è passato ai 675 mln ca del bilancio 2016/2017.
Come dire: oramai (quasi)  pari siamo, anche se l’ascesa della Signora di Torino è qualcosa di incredibilmente veloce visto che è passata ( in circa sette anni) da 154 mln di ricavi agli attuali (quasi) seicento. Inoltre la Signora di Torino sta capitalizzandosi, e non poco, perchè oltre allo stadio di proprietà, sta allestendo alla Continassa una attrezzatissima ‘ ciudad deportiva’da far invidia ( anche ) a quella ( finora unica)  di Florentino.
Ciudad che non mancherà di certo di dare i suoi frutti. Copiosi. Non bastasse il tutto, poi, la Signora può sempre rivolgere il suo  sguardo in famiglia, dove se è vero che hanno deciso di farla camminare con le proprie gambe  altrettanto vero è che quando  può tornare  utile per qualche‘progetto‘ di ‘gran portatper la famiglia‘ la si può sempre coinvolgere: infatti  chi meglio del bel volto della  Signora ( e dei suoi campioni) può ‘squarciare‘ scenari impensati e ‘invogliare‘ milioni di fallowers in ogni parte del Globo?
Fin nel lontano Oriente, dove si sussurra sia in atto un’altra operazione di incorporamento con la coreana Hyundai. Qualcosa che porterebbe il complesso industriale torinese a valicare i 200 mld complessivi. Non poco, per una impresa che val comunque   la pena di tentare, calcio a parte, anche se dal calcio potrebbe derivare un eccezionale testimonial. Magari, attraverso una  Coppa dalle grandi orecchie e   il Campione dei campioni. A quant’ altri sarebbe  concesso altrettanto?

Del resto la  Signora, come ebbe a spiegare qualche tempo fa il presidente  Andrea Agnelli in un ( poco noto) ‘faccia a faccia’ con la stampa, non è più una ‘squadra di calcio’ ma una ‘ società di calcio e sport’. Come dire che è entrata in una dimensione  ( rincoglioniti nostrani a parte)  da far rabbrividire pure i (pochi ) padroni dell’Europa del pallone.
E quindi  i due Panda spagnoli, che si reggono d’azionariato popolare, banche, politica; e anche i nuovi arrivati dalla steppa e dal deserto, che ( di recente) hanno fatto incetta  di società autorevoli ( soprattutto in Premier) per ‘ piegarle‘ ai voleri loro. Non sempre chiari, non sempre generosi e rispettosi , non sempre lungimiranti.

Morale. Ronaldo ha fatto dunque la scelta  ( economicamente) migliore possibile, ma ( agonisticamente) anche quella che ha grandi probabilità di  mettergli su un piatto d’argento il titolo di cui nè Fifa nè Uefa dispongono. Quello più ambito. Ovvero: del migliore calciatore di sempre.
Tanto più che non è rimasto ad attendere l’investitura dentro un protetto grembo,  ma è andato a ‘ rimettersi in gioco’ con quanto ancora gli mancava.  Come  ( a suo tempo) fece Maradona. Riuscendoci. E il campionato italiano, pur con tutte le sue disgrazie e i suoi disgraziati, è certamente abilitato all’uopo. Visto che, per storia e prestigio, ma Ronny  questo lo sa,  resta pur sempre primus inter pares.   Mou Mou ha detto ” Ora i campionati top al Mondo sono tre”.

LE FINALISTE. Ce lo sentivamo scorrere lungo la schiena. Il bisogno incontenibile e scanzonato di Eupalla di sgomberare l’Olimpo per fare posto a nuovi inquilini. Magari non talentuosi come i precedenti, ma pur sempre nuove facce.
E così ha iniziato a ramazzare  fuori dell’augusta dimora  le vetuste divinità ( Messi, Cr7, Neymar, Iniesta, etc. etc. )   del consesso antico,  aprendo porte e finestre a nuovi interpreti dal nome vario, e  se vogliamo esser sinceri,  ancora non ben stampigliato nella mente.
I favoriti del Mondiale le big erano rimaste in quattro, poi sono diventate due: Francia ( che ha eliminato la legion straniera belga) e Croazia che ha fatto fuori i sudditi di Sua Maestà. Tra Francia e Croazia ha prevalso la prima ( 4-2), mentre per il terzo posto la (navigata)  legion straniera belga ha avuto il sopravvento( 2-0) sulla  ( più giovane)  inglese.

Verrebbe da dire, con un pizzico d’ amor patrio, che quell’Italietta del pallone sbattuta fuori dalla porta principale dall’agone mondiale  è rientrata dalla finestra. Avessero vinto gli angli, a quest’ora avremmo in circolo i peana pro Premier. Quale torneo, ovviamente, di riferimento. Solo che, anche in questo caso, gli amabili anglofili, se la son dovuta prendere in quel posto, visto che ad imporsi son stati soggetti attivi  (o cresciuti) nel Belpaese.
Tra i Franchi, ad esempio, Podgba e Matuidi, oltre a Deschamps; tra i croati, per citarne  qualcuno, Mandzukic, Perisic, Brozovic. Proprio l’aitante ‘Marione’ juventino ha portato il suo Paese ( 4mln abitanti ca) nella storia del calcio.

A costoro è andato  dunque il massimo alloro pedatorio, con buona pace di quelli che pur carichi di gloria dal nuovo consesso di Eupalla  ( al momento, almeno)  ne sono rimasti fuori. Certo ha fatto  specie non avere rivisto in  semifinale e finale quelli che dei 20 titoli fino a Mosca assegnati ne detenevano 18.
E comunque ( al di là di tutto) s’avverte  ( da qualche tempo)  qualcosa d’inconfessabile che sta ‘ mutando’ lo sport. E non solo il calcio. Qualcosa che non appartiene alla storia, alla cultura, all’esperienza   ( tattica, tecnica, umana), ma solo alla urgenza del momento che è quella di cogliere ‘ tutto e subito’  dell’imprescindibile  ’pomo’ del successo. A qualsiasi costo.
Sfrontatamente, impunemente,  almeno finora, calcio compreso. Ed è proprio in questa disciplina, a metà via tra gioco e sport, più popolare delle Nazioni Unite, che ci sia qualcosa da approfondire meglio. Da non sottovalutare. Assolutamente.
Anche perchè appare sempre più chiaro che a determinare i risultati non siano più i ‘ saperi’ e le ‘glorie consacrate‘ ma la ’fisicità‘, intesa nella sua accezione più larga, di ‘ trattamento globale‘, con tanto d’impostazione mentale, resistenza, corsa.

SUL CALCIO NOVELLO. Altre riflessioni sul calcio novello. E le sue ‘stranezze’. Non facilmente decifrabili. Paradossalmente, infatti, ci pare fin troppo evidente, che in  campo si possono mandare anche undici Messi o undici Cr7, ma se questi non tengono sufficiente ‘birra’ per contrastare in velocità e resistenza gli avversari in un duello senza respiro, poco o nulla sono destinati a portarsi nelle loro prestigiose  bacheche.

E chissà perchè ci rimbalzano  (qui)  alla mente i simpatici Galli di quel minuscolo villaggio di Bretagna che
( secondo quei bontemponi Goscinny&Uderzo) tenne testa ai Romani conquistatori. Con il voluminoso Obelix finito imberbe dentro il pentolone magico del druido, e  il minuto Asterix costretto a ‘non scordarsi‘ mai della preziosa fiaschetta riempita di prodigiosa pozione. Non stanno così le cose? Troppa fantasia? Pensieri deviati? Malconsigliati?
Beh, comunque sia, non sarà il caso  ( d’ora in poi) di dare una occhiata più approfondita al nostro intoccabile sport preferito? Mentre Eupalla, imperterrita, rapida, scanzonata, continua a ripulire l’Olimpo delle (ormai)  sue incomode presenze.

SUL BUON SARRI . Bisognerebbe qui dedicare anche qualche riga al nostro calciomercato, che ( ‘bomba Ronaldo a parte) esplode colpi su colpi, con magno gaudio dei nostri media.
Ninja e Cancelo sono approdati sulla sponda neroazzurra di Milano. Mentre, la Signora di Torino continua a irrobustirsi. Veduta Champions. Forse si priverà del (bravo)  Pjanic, e (forse)  ingloberà il ( più giovane fenomeno serbo) Savic,  al momento nelle voraci grinfie di Lotito; (forse)   dovrà rimboccarsi le maniche per ospitare qualche ex compagno di Cr7, come Marcelo, che di Florentino , il tirannus rex del Blancos, non ne può proprio più

Intanto il buon Sarri s’è tolto la tuta e s’è messo l’abito scuro. Da gentlemen anni trenta. Alla sua prima comparsa in Albione, sponda Chelsea, infatti, s’è ‘tirato‘ al punto che  anche Zola ha stentato a riconoscerlo. Si potrebbe pensare che da un giorno alltro sia diventata un’altra persona. Un altro uomo di sport. Con tanto di ossequio vassallatico verso lo Zar e la Zarina, e, più in generale, verso il nuovo habitat calcistico, da lui definito senza patire rossore ” Il più difficile al Mondo, e con gli allenatori più validi al Mondo”. Nulla di nuovo sotto le stelle. Ci sono italiani che trasformandosi all’uopo in italioti cangiano dna da una circostanza all’altra. A seconda del caso.
Ammessa e non concessa la veridicità delle sue affermazioni, forse, avrebbe dovuto attendere qualche ora in più, prima di spedire calcio al calcio che gli ha trasformato uno stipendio da bancario in un contratto da milionario. Consentendogli perfino d’arrivare in batter di ciglia alla corte di un Oligarca e di una Zarina. Terribili, tra l’altro, entrambi, ne parli infatti col collega Conte, anche perchè ‘ fanno quel che credono’ e ‘ sbattono alla porta quando vogliono‘.

A seconda dei risultati, ovviamente, il buon Sarri potrà restare tra Coloro, sei mesi o, forse, anche un anno, o più. Chissà.  Certo che oltre che a mutarsi d’abito, dovrà cambiare abitudini agonistiche.  A quelle vette, infatti, far trenta e non trentuno come lui è stato abituato,  è pericoloso. Assai. Tanto che si può passare dall’altare alla polvere in men che non si dica.
Noi ( ovviamente) auspichiamo che il buon Sarri resti in Altrove il più a lungo possibile, anche perchè riprendercelo indietro così vestito, così conciato, non sapremmo (proprio) riconoscerlo. E dunque a dove (ri)metterlo.  Abituati a vedercelo davanti ad ogni ora fasciato da comoda e umile tuta.

MOTORI F1.  Lewis parte ‘alla boia del cane‘, s’agita, si scuccia con Kimi, va fuori pista, riparte dall’ultima posizione e, volando, volando,  risale fino al secondo posto , contenendo una debacle che sarebbe risultata catastrofica per la sua classifica piloti. Ora, è a otto punti di distacco.

Fatto è che Lewis s’è anche lamentato ( e non solo) di Kimi. E così ( a seguire)  Toto. E così (pure) tale Allison. Tante lacrime in versione  anglo-tedesca che piuttosto di qualificare squalificano. I lacrimatori, ovviamente.  Anche perchè difettano di quel che tra quei popoli sembra qualità ( o materia grigia) abbastanza rara: la memoria.
Quando Toto dice che ( dalle parti di Stoccarda e Silverstone)  sono ’scocciati’ visto che è da due  gare che ‘ vengono sbattuti fuori’ deve avere rimosso le tante volte in cui la ‘rossa’  avrebbe dovuto ‘scocciarsi’ per essere  stata sbattuta fuori di gara  o da loro in prima persona o da altri con interposta persona, tipo quell’imberbe  ‘sfasciarosse’ che proprio lo scorso anno  ( più d’altro/i) con i suoi colpi da giocatore di biliardo ha determinato la classifica mondiale.
Se avranno la bontà di andarsi a  rivedere con calma l’episodio che ha coinvolto il buon Kimi ( che tutto è fuorchè scorretto) e  l’intoccabile ( lacrimante) nella violata pista di casa,  non troveranno dolo alcuno. Anzi. Potranno chiedere venia.
Avere poi penalizzato il buon Kimi non con 5 ma con 10 secondi mostra chiaro che se ‘mano pesante‘  sanno usare  quella è ( soprattutto) verso  la ‘rossa‘, la quale ( forse) proprio perchè affascina ( come nessun altro)  le folle del Pianeta gli  ‘invidiosi‘,  i ‘male intenzionati’ e gli ‘incompetenti che si credon competenti’  deve produrre  in massima quantità.

Non ce l’ha fatta il maestro di Tavullia a riportare dietro il banco l’assatanato di Cataluna, che con la moto deve avere fatto lo stesso patto che Totò fece col diavolo per vincere il Giro d’Italia. Su quella moto, infatti, che solo lui spinge al limite dell’ardimento, può fare quel che vuole: danzare, sobbalzare, catapultare. Tanto resta in corsa, in sella, sempre e comunque, mentre agli altri basta un refolo di vento per mandarli a cercare funghi. Perfino il maestro di Tavullia non pote oltre davanti a tanta euforia agonistica, con quella Yamaha che, elettronica o no, davanti alla Honda di Marquez, diventa ( solo e soltanto)  un catorcio.
Possiamo consolarci con il nostro Pecco ( Bagnaia) , in Moto2: grande temperamento, grande lucidità, grande occhio, grande qualità agonistica che ( se il dio dei motori non ci inganna) dovrebbero essere le ’stigmate’ d’un grande campione.
In Mot0 3 invece il bravo ( e non sempre fortunato) Bezz( ecchi) ha dovuto lasciare il primo posto in graduatoria mondiale al temibile Martin, clarissimo vincitore ad Assen. 

Tra le altre di sport: assolto Froome, ora sta sgambettando  al Tour. Qualcuno però ha fatto notare  che il ‘consenso’ al britannico è stato dato ma senza una chiara motivazione. Nulla di nuovo sotto il sole? Ci risiamo?
E’ continuato lo spettacolo Wimbledon. Presto orbo di Fognini, fuori.  Ma anche di Camila che pur avendo in pugno la monumentale Serenona non è riuscita ad impedirle di procedere. Ora Serenona  è andata  in finale. Per perderla, ma con onore. Mentre in altra parte affaccendato il  ‘fenomeno’ Molinari si è candidato per un Major. Mica poco!

IL MILAN IN BUONE MANI. Dedichiamo qualche riga invece alla ‘ quaestio’ Milan. Surreale, fin dall’inizio. ‘ Ho lasciato il mio Milan in buone mani’  ha ( più volte) ripetuto il suo mentore nel dare l’addio alla proprietà di una squadra che, per un quarto di secolo, ha scritto pagine indelebili e straordinarie della storia del calcio mondiale. Il mentore, oggi, fa il finto tonto, ma non può essere una semplice concatenazione di eventi non favorevoli ( e imprevedibili) ad avere ‘ messo’ in condizioni ‘ umilianti’ e ‘ torbide’ una società del genere. Sì, perchè mentore a parte, per il Diavolo non sembrano aprirsi orizzonti  di luce.
La stessa Uefa, quella dei duri e puri, quella dei figli ( Psg e City) e dei figliastri ( Milan), candida  vestale  ( a comando) delle sorti finanziarie e sportive del calcio europeo, ha preferito non infierire sul tasto  del danaro ( nessuna penalità) ma su quello dell’onore ( esclusione dalle Coppe per un anno, con clausola di reintegro). E’ vero che l’amato  Diavolo potrà ricorrere al Tas, ma la frittata è stata fatta.
La ricaduta ‘ morale’ d’un tale provvedimento durerà anni. E non si sa con quali guasti. Anche per l’Uefa. Si spera nel Tas, anche perchè ( nel frattempo) Li, inadempiente,  è stato scavalcato dal Fondo Elliot che è diventato il legittimo proprietario della tribolata società milanese.  Cosa intenderà fare del Milan presto si vedrà.

Rocco Comisso, 68 anni, calabrese di Gioiosa Ionica, oggi cittadino ed imprenditore americano, con capitale valutato intorno ai 4,5 mld, avrebbe tutte le intenzioni di acquisto del Milan. Con ottime prospettive, visto che ( contrariamente ai cinesi dell’Inter) parla di stadio di proprietà e di marketing ( finalmente) all’altezza di tale marchio. Ma che fa quello con gli ‘occhi a mandorla’? Gioca al rialzo, si dice, magari con la prospettiva di allungare fino all’estremo sacrificio l’agonia d’una squadra di valore assoluto e ( purtroppo) cacciata in questa condizione proprio  (a partire) da quella ( beffarda) promessa: ‘ Ho messo il  ‘mio’ Milan in buone mani’.

HAMILTON  NON PIU’ ‘PARTITO/ARRIVATO‘. L’avevamo appena accennato e Lewis Hamilton ci ha subito smentito. Evidentemente non gradisce quel soprannome incombente che stavamo per affibbiargli: , ovvero: ‘partito-arrivato’, nel senso che ( fino ad oggi) dal momento in cui entra(va)  in macchina tutto gli gira(va)  a puntino, dall’alba a notte fonda.
Con  tempeste che si scansa(va)no e pit stop e bulloni che non svirgola(va)no manco di proposito; con avversari desti a puntino e con le safety car che quando volteggia(va)no in pista non lo fa(cevano) certo per recargli ambasce.
Perfino il tulipano ‘ sfasciacarrozze’ o ( se preferite) ‘ sfasciarosse‘ s’è convertito a fargli da paggio gentile per accompagnarlo ( entrambi gaudenti e pimpanti ) sul podio dell’eternità.
Fatto è che, Lewis, in Austria,  per la prima volta, se fermato ai bordi della pista lasciando il  bastone del comando per un sol  punto al suo avversario, il nostro Seb , partito coi soliti ’coinvolgimenti’ alla Fantozzi, e poi costretto a realizzare un  bell’inseguimento concludendo in terza posizione. Questa, è ovvio, non è ancora la ’rossa‘ che sogniamo,  che tuttavia si  accinge  ad esserlo.
Riguardo al giovane  tulipano per il quale una nazione intera si è spostata ai bordi della pista austriaca colorandola d‘orange, deve avere modificato il suo ruolo. Infatti, divenuto improvvisamente saggio, ha pensato bene d’evitare l’ormai  scomodo ruolo di   ‘ sfasciarosse‘ per trasformarsi in quello di  ‘ levar punti alle rosse’.

Infatti non ci fosse stato lui a tenere ( purtroppo meritatamente) coi piedi a terra le ‘rosse‘, per le ‘frecce d’argento‘ sarebbe arrivata una ‘suonata’ epocale. Entrambe fuori, infatti, come non accadeva dal 1955, avrebbero consentito di iniziare una ‘ marcia funebre’ che, pur con tutta l’antipatia che si sono attirate, non avrebbero meritato. Gli uomini di Stoccarda sono uomini di valore.
E così anche Toto e Niki, le odiate carogne festanti, entrambi austroungarici, di cui però teniamo sincera simpatia e considerazione. L’Europa, la leggiadra Europa, abbisogna di questo. Adesso, di certo, il ‘duello’ in pista è ancor più appassionante. Sulla falsariga (forse) di quelli, lontani, dimenticati,  anni Trenta, quando a dominare sul continente erano macchine bianche ( o argentee) e rosse.

Ora non ci resta che aspettare il prossimo Gp di Germania. Residenza automobilistica di Seb  Vettel.

ORDINE ARRIVO GP INGHILTERRA. Vettel davanti Hamilton e Raikkonen.
CLASSIFICA MONDIALE PILOTI F1. Vettel con 171 punti su Hamilton 163.
CLASSIFICA MONDIALE COSTRUTTORI F1. Ferrari con 20 punti di vantaggio sulla Mercedes.
PROSSIMO APPUNTAMENTO: GP Germania. 

Avanza il Tour, con Nibali  ancora sulle sue. Non così Froome. Che ha cominciato a ‘frullare’ anche i paracarri.  Baluginano quelli del volley: strapazzati un po’ da tutti.  Addio Final six di Nation League . Resta il Campionato, ricco come non mai di motivazioni, e con i più grandi della disciplina che andranno a calcare gli ambiti parquets nostrani. Qualche segno di risveglio europeo arriva, per i nostri  imberbi,  dal nuoto. Con qualche primato nazionale rinnovato.
Ennesimo appello: lasciate in pace Filippo Tortu, 19 anni, già a 9”99 nei cento. Gran tempo per noi, ma non ancora  l’eccellenza mondiale, per cui lasciatelo crescere come si deve. Che, questo, le ali per volare alto ( anche 100 e 200 m) ce le ha, eccome.  Del resto ( da che tempo e tempo) nel Belpaese quando nascono prodigi o sono assoluti oppure non s’en tornano   (mestamente)  nell’anonimato.
Stesso appello va fatto per la giovanissima saltatrice in lungo Larissa Japicino, figlia d’arte, figlia di Fiona May ( 3 mondiali, 2 argenti olimpici). Di recente a Rieti ha saltato 6,38 m , nuovo primato italiano di categoria.

L’EUROPA DI MACRON. I cuginetti francesi continuano nel ( perverso) tentativo di rovinarci l’ estate, per bocca d’un imberbe presidente che va a trovar certezze tra le braccia della nonna. Ma si sbagliano, perchè noi prima d’ascoltare le prediche   ci siamo acconciati ( nei secoli) a considerare ( soltanto) il pulpito dal quale vengono elargite.
E, francamente, con tutto il rispetto per gli eredi ora un poco stinti   dei Franchi, il pulpito dal quale ‘ammonisce’  il loro leader non ci pare proprio quello più deputato e credibile. In Europa, e non solo. Il ragazzo-presidente, si fa per dire, probabilmente, ha ancora parecchie cose da apprendere, da masticare, per districarsi ( con credibilità) nei intricati meandri della leggiadra Europa, che di leggiadro ( anche grazie a personaggi come lui) ha perso tutto o quasi.
A cominciare dai ‘lumi’ di Francia. Tanto per menzionargliene una,   al presidente, così facendo  fa capire di non volere costruire una ( lungimirante) ‘ casa comune’, dal Manzanarre al Reno, dall’ Alpi allo Ionio, come dice il poeta, ma solo un ‘abitacolo’ dove lui ( per entrare) deve  ( ogni volta)  bussare all’uscio del suo potente vicino, quello che quando s’arrabbia ci mette un ‘lampo‘ per insegnare agli inquilini chi è il padrone e chi l’ospite.

LA ‘STRONZATA’ FAIR PLAY. E ci risiamo col famigerato  fair play finanziario, che nato per colmare divari tra ricchi e poveri,  in realtà,  ha creato solo  ricchi ( quelli sopra i 400 mln) e solo ( sempre più)  poveri ( quelli sotto i 400 mln). Tanto che tra i ricchi  c’è solo la nostra Signora di Torino (  verso i 600 mln); dietro tutte le altre. Milanesi storiche, comprese.
La rossonera perchè avviluppata da un intreccio di misteri che manco più chi li ha creati può dipanarli; la nerazzurra perchè costretta ( non si sa come e perchè) a non spendere una lira quando potrebbe per rilanciare ( pur nella colpevole assenza di uno stadio di proprietà) una delle due o tre capitali del calcio mondiale.
Per fortuna che qualcuno ha cominciato a dire che il marchingegno inventato ( o sostenuto) da mosieur Platini è una ‘stronzata’.  Fatta apposta per mandare avanti i figli (già) spendaccioni come il Psg e il City ( entrambi   sostenuti da danari statali) e fermare quelli che del  cilicio addosso se ne sono fatti una virtù.

Ovvio che, in questa sorta di mondo delle fiabe  indegno  della leggiadra Europa, ad essere maggiormente ‘ tritate’ siano le italiane. Anche se illustri. Illustrissime.  Medesima sorte ci stanno riservando in altri loci con il famigerato ‘patto di stabilità‘, figuriamoci  se non ci avrebbero provato anche nel calcio, anche nello sport. Sono riusciti ad appiccicarci addosso il marchio d’infami, e adesso sguazzano.
Incontrastati. Loro, gli altri puri e duri d’ Altrove,  a gettare polvere sotto i tappeti.  Imperterriti. Come in  Spagna, tanto per citarne qualcuno, donde (di recente) hanno deposto un governo ( o un sistema? ) ‘ corrotto‘, sostituendolo in venti quattr’ore con un altro, forse diverso, forse, ma senza affanno, nè clamore, nè scandalo. Anzi, lo spread non batte in testa e il Pil vola.
Da noi con molto meno  sarebbero venute giù dai cieli  cataratte di fango. Che ci avrebbero (ulteriormente) affogato. E non solo con l’attribuzione di compiti e compitini. E rialzi spread a  getto continuo. Etc.etc.
Che dire allora della leggiadra Europa ? Poco o nulla. Non vale più di tanto la pena. Se non  riprendere il fatto ( anticipato molti anni fa con lodevole  amarezza  da un grande scrittore) che  ‘ così va spesso il Mondo‘. Dove le vittime appaiono carnefici; e dove  i carnefici appaiono  vittime.  O giù di lì.

 

DIRITTI TIVU’ SERIE A PER  SKY E PERFORMDeposito delle offerte. Niente in arrivo da Medioapro e Tim. Nel pomeriggio invece sono apparsi  i rilanci, con l’uscita di MediasetSky  ha sborsato 780 mln annui, mentre Perform ne ha tirati fuori 193 mln, che in totale fanno 973 mln. Non male.
E infatti anche se   sotto 1,1 mld preventivati a loro due sono andati i diritti tivù per il  triennio 2018/2021. Sky e Perform si sono aggiudicati i diritti tivù in esclusiva per tutte le piattaforme.
L’emittente di Murdoch potrà accordarsi ora con Mediaset per estendere ad alcune partite della Serie A quella intesa commerciale in base alla quale ci si è scambiati diversi contenuti tra satellite e digitale terrestre.
Da aggiungere che alla cifra complessiva di 973 mln vanno aggiunti ( per dirla tutta) 150 mln di bonus che ballando rendendo un poco complicato il confronto con i concorrenti esteri. La Premier, ad esempio, ciclo 2019/2022,  porta a casa 1,7 mld annui ( oltre 200 mln in meno rispetto al precedente accordo); la Bundes, in crescita, 1,16 mln ; la Liga, al momento è ferma a 911 mln, ma attende il rinnovo; la Ligue, pur avendo un minor appeal commerciale delle altre leghe, grazie alla ‘ripudiata’  Mediapro, schizza a quota 1,153 mld. Tutti da riscuotere, però, quei danari,  visto il comportamento tenuto dagli spagnoli con la nostra Lega.
Facendo una sintesi, se anche i bonus previsti andranno al posto giusto, il calcio italiano dovrebbe mettere in bisaccia qualcosa come 1,123 mld di diritti domestici.
Ai quali vanno aggiunti i diritti  esteri, che (finalmente) curati a dovere potranno aggiungere altro prezioso sangue nelle esauste vene del calcio nazionale. Forse altri 300 mln.  Forse 400 mln.  Come assicura Tavecchio. Che ci porterebbero ( più o meno) al livello altrui. Non male. E comunque non tale da farci (ri)addormentare sugli allori. Soprattutto per la vendita d’immagine al Mondo. Dove i margini di crescita sono notevoli. Anche se per noi il problema cronico ed essenziale degli stadi.

 

 UN SINCERO ABBRACCIO.   Jesi è un paese carico di storia. Importante. C’è nato un imperatore soprannominato ‘ stupor mundi’ ;  ha visto armeggiare diversi (noti) capitani di ventura. Che tra un ‘ colpaccio’ e l’altro hanno contribuito    ( per loro picciol parte) a segnare (alcune)  tappe del ( nostro) Rinascimento. A Jesi è nato anche il nostro Mancio, che da qualche giorno ha preso in mano le sorti della nazionale quadristellata estromessa dal Mondiale di Russia per ricollocarla laddove Eupalla grida.

Altri, interpellati, non hanno mostrato altrettanto coraggio e generosità. Uno addirittura, continua a sfarfugliare che ‘ mancando il nostro calcio di talenti, l’impresa non è da par suo’. D’un altro soggetto alla  Catalano non ne  avevamo proprio il bisogno. Soprattutto in un momento tanto delicato. Allestire formazioni con fenomeni acclarati son buoni tutti, cani e porci, e a prezzi ben più modici del Tizio citato
Quello che  invece sta tentando il nostro Mancio da Jesi è davvero lodevole. In tutti i sensi, quello economico soprattutto. L’Italia nostra, dei nostri miseri tempi, ha bisogno di italiani. Veri. Validi.  Non sciocchi ed opportunisti. Italiani, appunto, come il nostro Mancio da Jesi. A cui  vogliamo già  un mare di bene.
Non sono riusciti a diventare campioni d’Europa i nostri talenti Under 17. Che meritavano. Con quei due gol meravigliosi opposti ad altrettanti fortuiti e insignificanti. I rigori, come d’uso tra italici, li hanno ‘fregati’, ma è poca cosa,  perchè a quell’età il risultato conta fino ad un certo punto. Conta fare bagaglio. Da spolverare in seguito. Anche per smentire quegli miopi ‘tromboni’ che vanno in giro a dire che il calcio italiano manca di futuro.

Nota storica. L’imperatore Federico II di Hohenstaufen, nipote del famoso Barbarossa, nasce a Jesi il 26 dicembre 1194. La storia ascrive la sua nascita sotto un padiglione nella piazza oggi a lui dedicata. La madre, Costanza di Altavilla, era del casato degli Altavilla che, partiti dalla Normandia nell’XI secolo, conquistarono la Sicilia e tutta l’Italia meridionale.

DELIRIO. E’ un vero  delirio, quello che traspare leggendo dell’intento del Real di Florentino per strappare Neymar agli sceicchi del Psg. Con, in bilancio sul libro mastro dei Blancos, nientemeno che 600 mln, 300 per l’acquisto del brasiliano, 300 per il suo ingaggio. Roba da record. Roba mai udita. Roba che si fatica perfino a credere vera, tanto esce dalle righe dei pur ( strampalati) spartiti del calcio odierno.

Naturalmente, la mossa andrà a ricadere non ‘simpaticamente’ sui tanti assi in camiseta blanca. E su Cr7 in particolare. Che, a questo punto, dovrebbe cominciare a pensare ad un passaggio di testimone, tra lui, il vecio campeon, e O’Rey, il nuovo  puntero. Al progetto il Florentino, 71 anni, imprenditore , sta lavorando da qualche tempo. Con qualche profitto, visto che pare avere incontrato ( figuriamoci non fosse stato così) l’appoggio  entusiasta del giocatore brasiliano  e del suo enturage. Il problema semmai è superare lo scoglio degli sceicchi, ricchi, ricchissimi, abituati a comperare gente piuttosto che a venderla. Ma anche qui, il Florentino, ha le sue preziose carte in serbo.
E in ispecie quella costituita da una maglia che è nota al Mondo per far collezione di Coppe dalle grandi orecchie. Dove e come poco importa. Ne sanno qualcosa quelli di Baviera e gli altri di Piemonte. Importante è arricchire al Bernabeu  ogni anno di più la lunga bacheca di trionfi. Per monetizzarli. Ma che potrebbero subire una drastica sospensione nel caso in cui, obtorto collo, anche ai Blancos del Florentino venisse ( finalmente) imposto  l’imparziale Var.

E sempre per aggiornarci sulle ‘bravate’ del  nostro Florentino, che ha fatto ultimamente?
Ha ‘ strappato’ ( motu proprio) il mister alla Nazionale ( già in Russia) per accasarselo alle (sue) condizioni. Ovviamente senza sentire il dovere di avvisare nessuno altro fuorchè se stesso. La Federazione spagnola, ovviamente, calpestata e derisa, ha provveduto a sostituire il mister in fuga col buon Hierro. Con risultati disastrosi. Tanto che le ‘furie rosse‘ ( ‘rosse di vergogna‘) hanno presto salutato  la mundial Russia. 

AGGIORNAMENTI. Secondo uno studio Kpmg questi sono i ricconi d’Europa: United ( valore 3.2 mld, proprietà americana), Real (2,900 mld, proprietà ispanica), Barca ( 2,800 mld, proprietà ispanica), Bayern ( 2,5 mld, proprietà tedesca), Manchester City ( 2,1 mld, proprietà araba), Arsenal ( 2,1 mld, proprietà?), Chelsea ( 1,7 mld, proprietà russa),  Liverpool ( 1,580 mld, proprietà americana), Juve ( 1,300 mld, proprietà italiana), Tottenham( 1,3 mld, proprietà, in trattativa con americani) , Psg ( 1,12 mln, proprietà araba). Le altre italiane: Napoli ( 518 mln), Milan ( 514 mln) e Inter ( 491 mln). Delle italiane solo la Juve ha uno stadio di sua proprietà. Gli altri restano ‘ in affitto‘. Poareti.

Delle prime 11, a parte i due Panda ispanici, e l’ eccezione Bayern , siamo davanti ad una invasione albionica. Con sei inglesi. I cui capitali giungono, in ispecie, da Usa ( United, Liverpool, Tottenham), Russia ( Chelsea) e Qatar ( City).
E mentre gli americani dell’United  sono personaggi del bussines, quello del Chelsea ( Abramovich) appartiene ad una ondata di circa 700 ricconi russi che che dopo il disfacimento dell’Urss hanno messo radici in Gran Bretagna. Non mancano in Albione gli ’spendaccioni’ arabi, questa volta proprietari del City.
Sempre arabi sono i padroni del Psg, undicesima in classifica,  squadra di punta del campionato francese. ( Forse) agli inglesi, di inglese, se non andiamo errati, resta l‘Arsenal. Forse. E comunque vien da chiedersi se tutto questo ‘cedere al migliore offerente‘  sia da considerarsi un progresso o qualcos’ altro.
Talvolta i mercati, e le cifre relative,  illudono. E quel che ( a prima vista) sembra un affare in realtà ( nel breve volgere di qualche anno) si rivela un disastro.  Certo è, dicevano i vecchi, che colui che  vende il suo patrimonio  preoccupa sempre di più di colui che acquista per ingrossarlo, il suo patrimonio..

 

LIBERI COMMENTI. Dopo che l’Invincibile armata madridista  ha affondato la Bismark alemanna, si è  ( forse) meglio capito quanto stava per fare la Signora di Torino dentro la piazzaforte calcistica più inespugnabile d’Europa, ovvero estromettere i soliti  intoccabili superprotetti  ex Galacticos dal quartetto finale di Champions 2018.
Ma ( com’è noto) a non dar corso alle appassionanti leggi dell’agonismo sportivo ci ha pensato un giovin fischietto  inglese inviato da un vanesio  selezionatore italiano che, ad una manciata di secondi dalla fine del tempo  supplementare, ha pensato bene di donare ancora una volta la ( immeritata) palma della vittoria ai collezionisti di Coppe dalle grandi orecchie, tra l’altro privando   la massima competizione del calcio mondiale dei supplementari  (forse) più palpitanti di tutta la sua storia. Supplementari epici, magari tipo Italia-Germania del 1970, capaci di nutrire l’epica sportiva più di qualsiasi marchingegno economico-finanziario.

Una curiosità. In Champions, fosse passata in semifinale la Juventus,  dopo anni, non avremmo avuto spagnole  nel poker finale di Champions.
Inoltre, per quel che concerne il ranking Uefa, con quel punteggio saremmo  (ri)passati davanti ad angli e todeschi , rimontando ( in parte, dopo  immemorabil tempo ) sugli ispanici. Che riguardo a finali Champions restano ( comunque) dietro alle nostre: ( salvo errori di contabilità) 25 a 28, ultimo anno escluso.

PANCHINA AZZURRA. Dopo il tragico passaggio Tavecchio-Ventura, la nazionale azzurra cerca di risollevare il capo. E rigonfiare il petto, decorato ( non lo si dimentichi mai) di quattro stelle mondiali. Ha firmato  il Mancio da Jesi che,  spediti saluti e baci alle renne  di Russia,  ha detto: . “ Per me   sedere su quella panchina è un grande onore“.
Al momento, nelle tre amichevoli di fine stagione, ha riportato una vittoria ( Arabia saudita), una sconfitta ( Francia) e  un pareggio (Olanda). Di interessante c’è il reinserimento in azzurro del Balo, a cui però qualcuno dovrebbe cominciare a spiegargli che se c’è qualcuno in Europa che ha un’occhio di riguardo per quei poveracci che sfidano il mare per cercare di realizzare una speranza, quello è l’Italia. L’Italia che qualche insulso razzista ce l’avrà pure, ma non certo tanti quanti ( e cattivi) come se ne contano in vari anfratti dell’Altrove. Glielo hanno detto al Balo che qualcuno di codesti ( se potesse ) rimetterebbe in uso  i fili spianti, le botte e (perfino) le camere a gas?

Extra: speriamo inoltre  che per la Fgci non abbia a ripresentarsi tale Abete, di cui conserviamo triste e sconsolata memoria.

 

BLOCK NOTES.

 

CALCIOMERCATO A MODO NOSTRO.Il trequartista Ante Coric, 21 anni, croato, avrebbe accettato l’offerta della Roma. Sempre la Roma starebbe per chiudere col portiere del Malmoe Marko Johansonn, 19 anni, ‘enfant prodige’.   La Signora è ha chiuso con Cancelo, 24 anni, difensore. Si è presentato alla nouvelle Continassa anche il bel Emre Can. Il Bologna ha chiuso con mister Pippo Inzaghi.

All’Inter intanto  è sbarcato il bomber Martinez, 20 anni, direttamente dall’Argentina. E’  arrivato anche il Ninja, 30 anni, centrocampista, dalla Roma. Dicono anche che la Beneamata voglia ’ strappare’   Suso , 24 anni, attaccante, ai cugini in grave ambascia con la Uefa.  Che gli ha tolto il ( sacrosanto) diritto di partecipare alla prossima Uefa. 
Buffon è volato ( finalmente)  verso il  Psg . Si parla di un anno, con opzione per il secondo.  Cosa potrà aggiungere  una gita annuale  sotto la Eiffel ad un portiere con il Gigi, forse, manco lui sa spiegarselo. Ossessione  Champions?  Con il Psg dei signori del deserto ?  Non scherziamo. Gigi, non scherziamo. Non ce l’hai fatta con una corazzata di grande nobiltà come la Juve, speri farcela con una fregata come il Psg?   Per i parvenues del calcio  ( e dovresti saperlo)  il risalire verso le alte vette  richiede  un lungo e doloroso calvario che, stando agli almanacchi, e salvo eccezioni rarissime, non è attesa di qualche  anno.  E neppure questione di danari.

Il Napoli del Carletto sta affilando i dentini per mordere l’ottavo scudetto da tutti rifilato  della Signora. Tra l’altro, il piccolo ma talentuoso Insigne, dice ” Noi l’anti Juve. Nemmeno Cr7 può vincere da solo. E inoltre, Messi è più forte di Ronaldo”. Sarri, già al servizio della terribile Zarina, invia messaggi d’amore ai suoi fans sul Golfo: ” Sarete sempre nel mio cuore”.
All’Inter, Brozovic e Perisic, da sempre contrastati, stanno diventando un problema. Visto che dopo il bel Mondiale si sono visti raddoppiare il valore commerciale. Icardi, poi, è in attesa dell’ennesimo incremento.  Versalikp, altro croato, non vede l’ora di lasciare l’Atletico per accasarsi con i nerazzurri. Sarà dura spuntare la giusta formula con gli spagnoli. Cristian Chivu, 37 anni, è entrato nello staff delle giovanili della Beneamata.

Alla Roma, stanno chiarendosi i rapporti con Florenzi ( rinnovo), mentre è sempre più sul piede di partenza il portierone Allison. Con i Reeds ( pronti a svenarsi) in pole. Ma non stava bene all’ombra del Cupolone?

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.  Dieci anni fa la Serie A era appaiata a Liga e Bundes: 1,4 mld di fatturato o testa, poco più poco meno, mentre la Premier faceva già storia a sè ( 2,4 mld). Dopodichè, mentre gli altri sarebbero cresciuti a dismisura, noi ci siamo solo arrabattati, sanza infamia e sanza lodo, sanza adeguati governi e sanza nuovi impianti, sanza gente capace e sanza innovazioni, retrocedendo ad ogni giorno di più verso zone di margine. Continuiamo a precedere Ligue 1, ma è poca cosa se confrontiamo le nostre storiche potenzialità con questa e con le altre leghe.

E comunque cominciamo a capire qualcosa su quei dati che la ’rosea’ nel suo inserto Gazzamondo cerca di riepilogare. Per la ’rosea’ la Premier ( che conta su un audience potenziale di 4,7 mld)  va all’incasso di 1950 mln di introiti domestici ( 2016/2019) oltre a 1,3 mln di introiti esteri ( 2016/2019). La Liga ( in crescita continua) incassa 911 mln di diritti domestici ( 2016/2019) e e 665 mln esteri; la Bundes, conta 1160 mln di diritti domestici e 240 mln di diritti esteri. Se non abbiamo mal interpretato, la Premier  vale ( nel suo complesso) 5,237 mld, la Liga 2,872 mld e la Bundes 2,793. Noi? Che contiamo noi? Presto detto: solo 2,267 mld.
Con distanza non siderale dal’Altrove, come cercano di far credere gli esterofili, ma notevole e ( comunque) con possibilità di colmare.
Le strategie delle leghe differiscono in maniera esemplare. Viaggiano da isolani quelli d’Albione, favoriti dalla diffusione della lingua inglese; delegano Liga e Bundes, intanto (ri)strutturatasi con apparati adeguati e di certo molti più folti ed agguerriti del nostro. Che è tuttora senza governance. In mezzo a polemiche senza fine, agguati e veleni. Da  ‘ sventurati’ italici. Una volta maestri ed ora assuefatti al ‘servaggio ostello’.  In fondo a questo ns foglio mediatico abbiamo lasciato una ridotta e umile ricerca su quel che ha condotto il paese più ricco e creativo al Mondo a quello che è. Con grandi potenzialità inespresse. Qua e là, dovunque. Potendo, le si dia un’occhiata.

La malattia della ’non aurea mediocritas’ dopo secoli di genialità ci attanaglia. Qui, ormai, fan tutti a gara a fingersi geni. Un pallido imberbe  di trent’anni che da commesso vuol diventare premier; un tracagnotto della Brembana che si dice pronto a governare un Paese che manco i Cesari riuscivano a tenere sotto controllo; un vecchietto in continuo restyling  che di tutti ‘ dice mal fuorchè di stesso’.
E ci fermiano qui. Anche perchè così è, se vi pare, nella politica, ma anche nello sport. Nel calcio. Dove  ( preziose) pepite d’oro si trasformano ( nostro malgrado) in ( inutile)  ferraglia, inesorabilmente, ad ogni ora di più. La ‘rosea’ ci invita a reagire. Cominci lei a farlo. Come? Intanto  pretendendo ( con la forza del suo antico e diffuso  prestigio)  pulizia,  laddove il degrado regna ( da anni) sovrano. Fatti e non pagine di giornale.

 VANNO E RITORNANO. Come ai tempi dei romani conquistatori del Mondo che non appena potevano si concedevano una vacanza-premio nell’ Hellade conquistata, anche i nostri del calcio appena possono valicano l’Alpe e ( più oltre ancora) la Manica, per andarsi ad assestare in uno di quei campionati di cui si va favoleggiando da qualche lustro nel Belpaese. Che sembra aver perso la speranza ( e la stima) di sè. Un po’ dovunque, e non solo nella disciplina regina. Ai nostri giovani, infatti,  pedatori o no che siano,  li si invita ad andarsene, qua e là, dove sono spuntati  Eldoradi luccicanti e ricolmi di speranze.
E così i nostri lasciano i loro  stazzi – parafrasando il poeta d’Abruzzo - per andare verso Altrove. Nel pianeta calcio,  una decina d’anni fa autore d’un indimenticabile triplete, la smania è forte. L’avvertono tutti, anche i Montella, e partono, con il loro scarso possesso delle lingue straniere, gli zainetti sulle spalle ricolmi d’ogni raccomandazione paterna/materna, per cercare gloria e danari. In fondo, ad impedirglielo, che risultato s’otterrebbe? Si rinsavirebbero? Forse sì o forse  no, proprio no. Meglio ( allora) lasciarli fare, meglio ( logico) fargli fare da soli le ossa, meglio seguirli senza abbandonarli al loro destino come padre/madre ( dolorosamente) amorevoli fanno.

Tanto più che le cose poi, gira e rigira, si assestano da sole. Spontaneamente. Date un’occhiata ai migranti del calcio e cominciate a stilare ( aggiornati) resoconti. Con tanto di ( relative)  riflessioni.

Con costoro: Carletto, 58 anni,   esonerato dal Bayern; Prandelli,  60 anni,  vittima dell’ ennesima sfortunata avventura all’estero,  ( pure lui) esonerato  all’Al Nasr;  Carrera, 53 anni, che dopo aver vinto un campionato russo quest’anno ( a  -8 dalla capolista) difficilmente resterà allo Spartak Montella, finalista di Copa, ma che in Liga ha saputo viaggiare  con l’incedere delle luci dell’albero di Natale, tipo  Milan, s’è fatto licenziare in tronco dopo una manciata di tempo dall’ambizioso   Siviglia ; Stramaccioni, 42 anni, allo Spartak Praga dal 2017 , ma che  quest’anno poco brilla al punto che il suo   esonero sembra ( già ) scritto; Tramezzani, 47 anni,  appena quattro mesi sulla panchina del Sion prima d’essere licenziato. Ultima, in ordine di tempo, c’è da registrare l’avventura del buon Ranieri, conclusa, perchè esonerato dal Nantes.

Questi sono solo alcuni dei nostri migranti partiti, tornati o sul punto di tornare. A loro andrebbe  aggiunto il più celebre del momento, quel  Conte Dracula finito prigioniero in Premier  dentro una gabbia dorata, e  che altro non sogna che di tornare a respirare l’aria generosa del suo  Paese. Che quando si parla di calcio, pur con tutte le sventure e i ritardi che tiene  sulla groppa, evidentemente, poco o nulla ha  da invidiare all’Altrove.
Tanto più che i soldi stanno tornando. E allora cari Allegri ( che va scrivendo un’epopea immortale con la Signora) e Sarri ( che ha riacceso il fuoco nel cuore d’un popolo straordinario), di che vi fate lusingare? Di qualche ingaggio che vi sistemi per le prossime cinque generazioni? Ma dove mai? Suvvia, anche qui, da noi, non è che vi trattino così male. Sarri, però, non ci ha ascoltato ed è volato, trepidante, in quel d’Albione. Saluti e baci.

CAMPIONATO DI CALCIO SERIE A 2017/2018. 

 

RISULTATI.  38^ e ultima giornata di Serie A, così  i verdetti sull’Europa e la salvezza: l’Inter vince 3-2 all’Olimpico, scavalca la Lazio e conquista il 4° posto e la qualificazione alla Champions. Roma 3^ grazie alla vittoria col Sassuolo. Il Milan batte 5-1 la Fiorentina e si conquista il 6° posto, qualificandosi direttamente per l’Europa LeagueAtalanta (ko 1-0 a Cagliari) ai preliminari. Record di punti (91) per il Napoli, retrocedono in Serie B con il Crotone, Verona e Benevento. 

CLASSIFICA 38a GIORNATA. Juve, punti 95; Napoli 91; Roma 77; Inter 72; Lazio 71;  Milan 64;  Atalanta 60 … Crotone 35, Verona 25, Benevento 21.
MARCATORI 38a GIORNATA. 29 reti,  Icardi (6, Inter) 29 reti Immobile ( 7, Lazio),  22 Dybala ( 3, Juventus).

 

 COPPE EUROPEE.  Finale Champions ( Kiev):  Real ( 3-1 al Liverpool) ;  finale Uefa Atletico Madrid  ( 3-0 al Marsiglia).

Statistiche. Nelle 62 Coppe dalle grandi orecchie  ( Champions dal 1992) finora disputate la presenza italica è  la più significativa. Sarà bene (ri)sottolinearlo, anche perchè da noi abita la popolazione ( probabilmente) più smemorata al mondo. Ebbene, gli almanacchi dicon questo: l’Italia ( prima) è andata in finale 27 volte ( 43,54 %) e  la Spagna ( seconda)  25 volte ( 40,32%).
Seguono a distanza le altre nazioni. Per noi in finale sono andati: Milan  11 volte ( 7 vincente), Juve 9 volte ( 2 vincente), Inter 5 volte ( 3 vincente), Fiorentina 1 volta ( mai vincente), Roma 1 volta ( mai vincente), Samp 1 volta ( mai vincente). Infine (sempre)  per gli almanacchi, in finale di Coppa Italia 2018 vanno Juve e Milan.

CALCIO  RANKING UEFA ( aggiornamento fine novembre): Spagna, punti 98,569; Inghilterra, 72,319; Italia, 68,794; Germania, 67,712; Francia, 53,081; Russia, 49,382; Portogallo, 44,082.  Alle prime quattro leghe del ranking  vengono assegnate quattro squadre in Champions senza preliminari, e tre in Uefa. Un bel dono di Natale, non c’è che dire, per il nostro calcio. Che dovrà però metterci del suo, positivamente, cominciando intanto ( come hanno fatto Torino, Udine, Reggio e Frosinone e stanno facendo Roma e Bergamo) ad allestire nuovi e  moderni impianti, seguendo poi con un aggiornamento tecnico-tattico-agonistico ormai ( assolutamente) indispensabile.

ULTIME DAGLI STADI. Vanno avanti con un bel progetto ( 32 mila posti)  a Bergamo, ma questa è una storia a sè,   si sono nuovamente arenati a Roma, mentre continuano a cianciare quelli di Milano.  Di Bergamo, dicevamo, siamo davvero orgogliosi, di Roma invece ( come al solito) no. Ci avevamo sperato, ma con tutto l’intruglio che è balzato fuori dalla profondità dell’inferno, dubitiamo che la Capitale possa arrivare ad avere in tempi ragionevoli un suo moderno impianto per il calcio. Che sarebbe servito, eccome, alla Lupa, per andare a farsi grande e forte in Europa, ma che altri lupi  hanno pensato bene di divorarsi ancor prima della prima pietra.
Non sappiamo commentare più di tanto le parole di Fassone, ad milanista : ” Stiamo facendo una analisi, se convenga avere un nuovo stadio per il Milan o se sia meglio continuare con l’ Inter a San Siro, che ha sempre un fascino e che prima di una eventuale separazione ci costringerà ad una attenta valutazione”.

Al Milan, intanto, la situazione sta evolvendo rapidamente. Uscito l’enigmatico cinese, è entrato il fondo americano. Che, stando alle ultime, pensa di tenere in piedi la squadra ma non allo stadio. Che resterebbe San Siro. A vederla così, si direbbe una sorte di  ‘ tampone‘ utilizzato, da un lato, per non far perdere valore commerciale al brand, e dall’altro, per non impegnarsi oltre al limitato orizzonte dei prossimi due o tre anni.

PREMIER A MANO ARMATA. Nel mercato invernale 2017 è stata la Cina a farla da padrona. Con una spesa di circa 500 mln di euro. Non a caso, visto che secondo uno studio del Soccerer footbal finance 100 sui top club dal punto di vista del valore della rosa, delle immobilizzazioni, del cash, del potenziale di investimento e del debito, i cinesi valgono già il 15% del fatturato totale.
Lo studio conferma anche un dato ormai evidente: ovvero, che sono i club inglesi che ( al momento) più possono spendere. Cinque delle prime dieci posizioni di Soccerex sono inglesi, 8 nelle prime 30.
E qui (  quella ribattezzata ) Qatar City dello sceicco Mansur potrebbe spendere  ( da subito ) fino a 788 mln ( se non ci fosse il fair play Uefa).
Negli ultimi anni gli spendaccioni del deserto hanno distribuito 880 mln in acquisti. Stesso discorso vale per l’altra squadra qataregna  in Europa ( anch’essa ribatezzata) Qatar Psg, che ha una  base d’investimento di 1 miliardo e che negli ultimi anni di Ligue ha speso più  d’altri( 135 mln contro i 50 del Monaco).
Tra le squadre d’Albione, la società che potrebbe spendere di più è l’Arsenal ( seconda dietro al Qatar City) con 766 mln di sterline disponibili, 500 mln di liquidi e 8 mln di debiti. Il Chelsea invece è nella situazione opposta. Ma solo per un fatto contabile, in quanto i blues  vantano un debito di 400 mln di sterline verso il proprietario Abramovich. Sommerso di debiti è anche il Manchester United del Mou Mou, a quota 563 mln di sterline di rosso.
Chi  si trattiene ( Barca e Real a parte) sono le squadre di Liga che sul mercato  invernale  hanno investito 152,6 mln euro in totale. Ancor più parsimoniose sono le squadre di BundesBayern compreso, che abitualmente non ricorre a gennaio per i suoi colpi migliori. Nella classifica degli spendaccioni ( se non abbiamo mal inteso) non ci siamo noi. Neppure con la danarosa Signora, e i suoi (appena) 29 mln. Finalmente!

 ULTIME DALLA PREMIER. In queste ore il problema che assilla il Chelsea non è l’esonero ( scontato) di Conte, ma quando sarà concesso il nuovo visto d’ingresso nel Regno Unito a Roman Abramovich, proprietario del club.  Di Roman abbiamo più volte parlato, perchè in quella lista di ‘spendaccioni’ che hanno preso d’assalto ( partendo dai deserti o dalle steppe o dalle praterie) la Premier, contribuendo significativamente alle  sue attuali fortune.

Il ritardo del rilascio, sul quale le autorità britanniche non rilasciano commenti, andrebbe spiegato tramite una ‘rivisitazione’ della storia di questo ( improvviso) miliardario e il giro di vite imposto nel Regno Unito dagli attuali rapporti con la Russia, diventati critici dopo  l’avvelenamento avvenuto lo scorso marzo dell’ex spia ( doppiogiochista?) Sergei Skripal. In questi ultimi tempi, infatti, il governo di Sua Maestà ha ( finalmente)  cominciato a chiedere spiegazioni sulle origini delle fortune dei circa 700 miliardari russi di stanza nel Regno Unito, diventati nella maggior parte dei casi straordinariamente ricchi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

L’indagine riguarderebbe anche Roman Abramovich, tredicesimo uomo più ricco in Gran Bretagna  con patrimonio valutato in 10,6 mld euro. Roman, però non è solo un ricco dal passato opaco, come altri oligarchi, perchè è anche un uomo molto vicino a Vladimir Putin. La cosa, ovviamente, in frangente critico come questo, non giova allo ‘spendaccione’ piovuto ‘ come manna dal cielo’  qualche anno fa dalla steppa. Nel 1999 Abramovich donò uno yacht di 50 mln di dollari a Putin. E nel 2005, sempre il buon  Roman, vendette i tre quarti della sua compagnia petrolifera, Sibneft, ad una impresa dello Stato russo, Gasprom, incassando quasi 15 mld di euro.
Questo ( ed altro) basterebbe a confermare  quanto Abramovich sia sempre stato un fedele alleato di Putin,  rapporto che sembra essere diventato il vero movente della ritardata concessione del visto d’ingresso di cui sopra. In questo scenario, ovviamente, la vicenda sportiva del Chelsea scivola in secondo piano. Perchè, stando al Guardian, il problema di fondo è un altro, ovvero: ” Il dilemma per Abramovich  è se decidere di vivere un lungo periodo di turbolenza politica, oppure vendere il Chelsea e ritirarsi a Mosca“. Che diciamo? Nulla, se non  registrare  la vicenda in attesa di ulteriori sviluppi.

LE FRASI CHE COLPISCONO.

FRASE. Dice Sarri, fresco mister del Chelsea: ” Sono venuto nel Campionato con i migliori allenatori d‘Europa e del Mondo : Pochettino, Klopp, Mourino e Guardiola … “.
COMMENTO. Che la Premier sia un campionato ( nel suo insieme) al top, ci può (anche) stare. Ma che ospiti (tutti ) i migliori allenatori  della Terra, non ci sentiamo di condividere. Affatto. Intanto perchè   quel tal Carletto da Parma che è andato a sostituirlo al Napoli, presenta un tale curriculum  che i citati dal buon  Sarri ( Guardiola, forse, a parte) possono ( al momento) soltanto sognare.
Inoltre il Campionato che, lui, come tanti altri  ha generosamente cresciuto e valorizzato,  crediamo disponga tuttora di tecnici  che poco o nulla hanno da invidiare ai citati ( e non citati) del buon Sarri Conte ( disoccupato) a parte, che le ultime ciance danno in arrivo al Milan, e il Mancio relegato alla Nazionale,  non si può certo cacciare nel limbo gente di valore  come Allegri, Di Francesco, Gasperini, Giampaoloetc. etc. I quali, purtroppo per noi, potrebbero ( sicuramente)  far la loro gran  bella figura in Premier e non solo.  Maurizietto , perchè non facciamo così:  lei pensa alla Zarina e noi al resto?

Ultime: nel rankink Uefa,

Ranking Uefa aggiornato al 15 marzo 2018

Ecco il ranking Uefa generale (prime dieci posizioni) col quale verranno distribuiti i posti nella prossima Champions ed Europa League: 1) Spagna 103,998; 2) Inghilterra 77,748; 3) Italia 74,749; 4) Germania 70,427; 5) Francia 55,415; 6) Russia 53,182; 7) Portogallo 46,915.
Nota: secondo altra recentissima fonte,  citata sulla ‘rosea‘, la distanza tra Inghilterra e Italia, ovvero Premier e Serie A, al momento, non arriva al punto intero. Con posizioni  dunque ampiamente colmabili. E invertibili.

 

FRASE. Frase finale a Toto Wolff ( team principaMercedes) ” E’ la seconda volta che un loro pilota butta fuori un nostro pilota:  ci stiamo stancando”.
COMMENTO. Parlare con degli smemorati è sempre arduo. Questi, anche se commettono atrocità infami, dopo un poco, le obliano. Come non fossero mai avvenute. Lo fanno per le cose serie, figuriamoci per quelle non serie. Sono fatti così, che volete farci? Caricarli in blocco, come facevano gli antichi, metterli in mare e spingerli ad andarsi a cercare  lidi vergini  su qualche pianeta della galassia?
Toto, lei si è stancato per due volte, pensi quanto dovremmo esserlo noi che di volte ne abbiamo  dovute subire a josa. Da un  lustro, almeno. Ha mai pensato ( e chiesto) al suo reuccio qual titolo avrebbe potuto mettere in sacoccia ( diciamo) lo scorso anno se tra voi in primis e tra gli altri di sponda aveste ‘ lasciato in pace ’ l’invidiabile ‘ rossa‘?

Di recente, un  suo conterraneo, d’animo magnanimo e grato, schernì  Maranello consigliandogli di mettersi a cucinare un piatto di spaghetti piuttosto che fare un auto. Giusto, sbagliato? La risposta, Toto,  se la dia da solo. Intanto noi, abbracciamo un tedesco che ci piace. Molto. Un fratello d‘Italia ( e d‘Europa). ” Velocità, tecnologia, alettoni e cambio gomme: tutto bello – dice Stefano Boldrini-, ma alla fine il cuore dei tifosi batte per la ‘rossa’ e per chi la guida”.
FRASE. Il solito capiscione tra i (tanti) chiacchieroni di  7 Gold: ” Per me non andremo manco al prossimo Mondiale. L’Italia non ha talenti e il Mancio poco o nulla potrà incidere”.
COMMENTO. Se il mondo, lo sport, il calcio, dovessero costruire il loro futuro tramite le ciacole al vento che s’alzano  ( reiterate) in certi  consessi, staremmo freschi. Qui, quel che conta, infatti, è ciacolare. A ruota libera. Senza preoccupazione alcuna, se non quella dell’audience. Sui loro vaticini, poi, c’è da credergli quanto quelli della Sibilla cumana.
Infatti, pur con tutto il rispetto per il diritto di liberamente ciacolare, non crediamo affatto di non esserci ( nel frattempo) forniti di buoni giovani. Da far crescere, certo, a puntino, come sta ripromettendosi di fare il nostro (audace ) Mancio,al quale vorremmo solo suggerirgli di tapparsi le orecchie davanti a cotali sirene e sirenette. Un po’ come fece Ulisse. Per portarci, poi, forti e pimpanti, a gioire della dolce Itaca. 

FRASESergio Ramos, amato killer  ( calcisticamente parlando) dei Blancos dice : ” Ammiro Maradona, un grande. Ma tra lui e Messi ci sono anni luce; con Messi, sì, il migliore di sempre”.
COMMENTO. Ognuno ovviamente si tiene le opinioni che crede. Noi ad esempio pensiamo che quel feroce ‘ scassinatore’ di avversari da rendere inoffensivi, bocciato in storia, non veda oltre   le sue bravate.  Parlasse di quelle, forse, l’ascolteremmo pure; ma se si mette a spaziare oltre il suo (limitato) orizzonte, meglio lasciarlo perdere. Anzi, meglio tenerlo d’occhio, per impedirgli ( alla prossima occasione)  di trattare qualcun altro come quel poveraccio di Salah, che oltre al danno  col Liverpool s’è dovuto  sorbire anche la beffa di non aver potuto difendere come avrebbe voluto il  suo dolce Egitto ai Mondiali di Russia. 

FRASE Ventura, ex ct,  dice: ” Sono stato il capro espiatorio di colpe non (solo) mie”.
COMMENTO. Che il  ct Ventura sia o no (diventato) capro espiatorio non ci interessa affatto. Siam dell’avviso che di maldestri è zeppo il calcio nostrano. Sappia però che, a torto o a ragione, pur con tutta la clemenza possibile che gli potrà essere riservata, il suo prorompente  corpaccione non potrà che restare  per sempre legato ad una delle pagine più nere del calcio italiano. E’ inevitabile. E’ nell’ordine dei fatti. Allora, piuttosto che dare l’impressione di volersi salvare  alla Schettino, se ne faccia una ragione. Con un filo d’autocritica. Dignitosamente. Silenziosamente. E la chiuda là. Forse qualcuno potrà anche dimenticarlo.

FRASEThiago Silva: ” Il Milan è nel mio cuore e lo sarà sempre. Sarebbe bello chiudere la carriera in rossonero”.
COMMENTO. Una volta tanto, dal caro e colorito Brazil, giunge una voce non condizionata dalla pioggia di danari che stanno affogando lo bello  sport del pallone.  Un abbraccio Thiago, colà, ti aspettano ( sempre) a braccia aperte.

FRASE.  Sul ventilato trasferimento di CR7 “ Queste cifre nessuno, in Italia, può permettersele”.
COMMENTO. Ci mancherebbe. E chi vuole andare ad aggiungersi a quei tre o quattro panda superprotetti che sborsano soldi a palate senza che nessuno gliene chieda la provenienza?
Per CR7 non abbiamo sentito cifre. Per Neymar invece sì. Il Florentino padre padrone  dei Blancos avrebbe messo in bilancio 600 mln  per l’acquisto del giocatore, 300 solo per l’ingaggio. Un investimento folle, anche per una squadra abituata al perpetuo  nel rosso come quella madridista e che ( sia pur)  con 7,5 mln di fatturato ca, quei sonori esborsi di danari ( in un modo o nell’altro ) dovrà fare rientrare.

Che poi il giovin fenomeno carioca vada a finire come l’altro più stagionato fenomeno gallese, strapagato pure lui, e che in un anno è riuscito a trovare ( più o meno) soltanto un ferro da cavallo con una rovesciata acrobatica in finale Champions contro quegli sfigati dei Reeds, questo è tutto da vedere. Piuttosto, quando, da noi, si pronunciano certe frasi, sembra d’avvertire il transfert d’un piacere per altri che si vorrebbe nostro. Non siamo tutti uguali al Mondo. Vero. Ma a noi ( sinceramente) non sovviene piacere alcuno, soprattutto, per immedesimazione.
Anzi, che fortunati siamo non aggirarci più tra  ’ ricchi scemi’ pronti a svenarsi pur di accasare ( presunti) fenomeni che tali sono solo per chi ha preso l’abitudine  ( fair play consenziente o impotente) di saccheggiare sistematicamente questo sport ( ancora) alimentato dalla passione popolare!

FRASE. Balo dice ” E’ ora che l’Italia accetti l’integrazione. Come già altri paesi europei”.
COMMENTO. E’ ora, invece, che sia lui a crescere. Sul serio e non solo sul campo. Intanto gli altri, tutti quelli che gli fanno corona, se veramente ce l’hanno a cuore, lo stimolino a vedere le cose nella sua ( possibile) veridicità. Anticamera a pensieri e comportamenti corretti. Si è infatti chiesto il nostro Balo che fine avrebbero fatto le decine e decine  di migliaia di poveracci che sono approdate ( soprattutto)  sulle nostre isole  in questi ultimi anni?  Da qual paese d’Europa da lui citati  sono stati soccorsi, curati ed ospitati se non dalla ’razzista’ Italia?
Che qualche ‘frangia‘ di insulsi oscurantisti ce l’ha pure, ma sono sempre quelli e lontani dalla stragrande maggioranza di un popolo di 62 mln di persone. Il suo caso personale   , in questo senso, dovrebbe avergli insegnato qualcosa. Semmai, si sforzi il Balo di dare il meglio di sè in campo e fuori. Chè sono agli esempi concreti e non i predicatori  che la gente antica del Belpaese più rispetta. Ammira. Ama.

FRASE. Zizou dice: ” Vi spiega il mondo Real. Tanto lavoro, unità e grandi giocatori, questa la ricetta vincente”.
COMMENTO. Sicuro, Zizou, di non esserti dimenticato qualcosa? Gli arbitri, ad esempio, ma anche la dieta alimentare dei tuoi ( ex) galacticos, che nei grandi appuntamenti mettono le ali? E di Florentino che dici? Guarda che a lui fanno ombra anche i fili di seta d’improvvido baco. Attento.

FRASE. Rivela monsieur Platini ” Sì, visto che la finale più attesa era Francia e Brasile, abbiamo pensato bene di concederla. Ovviamente tramite qualche (innocente) trucchetto”.
COMMENTO. Che qualcuno in alto abbia (finalmente) ammesso quello che tutti non pensiamo allorquando  i santoni del sorteggio  frullano quelle palline, è cosa buona e santa. Ora aspettiamo che qualcun altro, con lo stesso coraggio, e senza ironia, ci venga a spiegare come mai in certi campionati, e nelle manifestazioni internazionali ( Champions in testa), c’è gente che vola. Senza  tirare il fiato. Che mangia: bresaola o stoccafisso?

FRASE.  Blancos infuriati: verso chi parla di ‘furto’ parte la querela.
COMMENTO. Non devono essere messi bene da quelle parti. Perchè, se per ‘reprimere’ diversità di vedute ( inevitabili  nel calcio) si rivolgono  ai legali, devono essere (davvero) sull’orlo d’una crisi di nervi. Peraltro mai vista, al  monumentale Bernabeu. E comunque ammesso e non concesso che riescano a rintracciare i  milioni e milioni di quanti  sono inorriditi davanti alla (incauta o fraudolenta? ) decisione del giovane arbitro inglese, che faranno in futuro? Mica vorranno aggiungere allo staff di giacchette nere anche un pool di legali? Eppoi, vogliono o no ‘sto VAR?

FRASE. Dice Andrea Agnelli, 42 anni, presidente Juventus ” Oggi l’arbitro non ha capito nulla. Ma il discorso va più esteso. Serve la Var anche in Europa. Collina e la sua vanità vanno a colpire le squadre italiane per una designazione imparziale. Un designatore va cambiato ogni tre o cinque anni. Per avere una evidente imparzialità si va a colpire le italiane in maniera quasi scientifica”.
COMMENTO. Che l’arbitro ‘pattumiera‘ inglese sia servito ad eliminare la Juve è stato fin troppo chiaro. E inquietante. Tanto più che, come dice il presidente bianconero, dovrebbe essere stato un italiano, tale Collina, a cacciarlo tra i piedi dell’orgogliosa Signora. Ma Collina, a quanto pare, non è  nuovo a queste prestazioni. Le squadre italiane infatti  e non solo la Juve, in proposito,  hanno una lunga serie di ‘ furti‘ da reclamare. E non a causa del solito, manipolato, sfruttato, vittimismo. Milan, Lazio, Roma hanno smoccolato ad josa davanti a  direttori di gara che hanno ‘ pilotato’ gli incontri a loro ( insindacabile e univoco )  ‘modo di vedere’.

E questo rattrista. Perchè quella fiducia finora riposta nelle istituzioni europee del calcio va visibilmente scemando. E non solo da noi. Infatti andate a chiedere a Rumenigge cosa pensa dell’ultimo confronto tra la sua corazzata e quella del ‘onnipresente’ Florentino. Collezionista ( ad oltranza)  di Coppe, Trofei e Palloni d’oro ( ormai sempre  meno credibili).

 

FRASE. Zinedine Zidane, ct del Real, dice: ” Dicono tutti(?) che il rigore fosse netto”. Rincara il suo baldo campione noto come CR7 ” Non capisco le loro proteste: senza fallo Vasquez avrebbe segnato”.
COMMENTO. Due frasi per una.Intanto pensavamo che in quel calderone a strapiombo sul campo da gioco si fossero, col tempo, resi esperti nel valutare le prestazioni loro ed altrui. E anche i rigori, quando si danno e quando no. Sembra invece che le cose non stiano così. Sembra piuttosto che quelli di pallone capiscano solo quanto che gli va sul loro conto. Non l’avessero capita, la nobil Signora gli ha fornito una lectio magistralis di cui conservare eterna memoria.

Insomma quel rigore l’hanno visto solo loro. E comunque a parte l’arbitro ‘pattumiera‘; a parte Vasquez; a parte il solito isterico puntero detto CR7, su quello stadio  vanno fiorendo storie strane. Da verificare. Storie simili a leggende nere. Come ne sono nate, nel passato, su certi ambienti storici in cui a ‘gestire‘ potere, danaro e successo erano veleni e pugnali. In quel ‘ maledetto‘ impianto  in fase di ristrutturazione, va a diffondersi infatti la convinzione d’averlo trasformato in una sorta di ‘ porto franco’  dove a legiferare sono loro e non altri. Non il calcio europeo. Non chi merita di vincere. Non chi gli fornisce ‘lezioni‘, ma solo chi gli scarica ( a comando) la sua ’pattumiera’. 

FRASE. Assicura Gianfranco Zola, 51 anni, ex calciatore: ” Inglesi più avanti. A noi  manca il talento più che il denaro”.
COMMENTO.  Non bastavano gli anglofili e don Capello, che s’è aggiunto anche il nostro Gianfranco al coro di quelli che vedono il nostro calcio morto e sepolto sotto una spessa coltre di diffusa mediocrità. Eppure, i lor signori, dovrebbero prima del flatus voci verificare quanto sta accadendo attorno ai loro preziosi occhietti. Perchè, se è vero che la Premier è la lega che incassa  incassa di più, non altrettanto vero è  che si la migliore visto che nell’ultimo turno di Coppe è riuscita a malapena a salvare in Champions due squadre ( City e Liverpool)  in Uefa una  ( Arsenal) .  Come noi, che nel ranking Uefa gli stiamo appresso per una manciata di punticini.
Inoltre, che il  City ( degli sceicchi  spendaccioni  e del Pep) sia una ‘ macchina da guerra imbattibile,  è tutto da vedere; semmai, per la sua storia, tra le compagini d’Albione, ci parrebbe più insidioso il Liverpool, che comunque non è l’apice del calcio inglese e ( tantomeno) europeo. Se poi ci volessimo trasferire alle nazionali di sua Maestà, a parte il recente timido risveglio delle giovanili tutto da confermare, sono lustri che non le si vedono ai vertici del calcio mondiale. La loro nazionale maggiore, addirittura, madre di tutte le nazionali al Mondo, dopo avere ‘ rubacchiato’ un Mondiale in epoca preistorica, non s’è manco più affacciata sulle ribalte mondiali.

Dunque continuare a proporre a 360° gradi  il modello Premier con tanta insistenza, ostentazione e (monotonia) fa restare perplessi. Per cui, ci piace parteggiare per il buon Di Biagio. Che con un pizzico di (sano) orgoglio ( italico) ancora non venduto al migliore offerente, dice ” Fuori ci maltrattano. A volontà. Dai ragazzi voglio maggiore personalità.
Certo. Ma  qui  abbiamo giocatori da Spagna e Brasile”. Noi, quadristellati, siam fuori dal Mondiale di Russia.  E’ vero. Ma  per ( mandata) di sciagurati al vertice o di mediocri pedatori alla base? Eppoi, suvvia, sinceramente, donde stanno alloggiati tutti questi fenomeni  dell’ aureo Altrove? L’incontro Inghilterra-Italia, a Wembley, pur dando il giusto peso alle amichevoli, è finito in parità: 1-1. Come volevasi dimostrare?

 

* FRASE. Scherza l’amabile Leo Turrini ” Lewis, nel post gara, dentro quell’abitacolo da cui non voleva più uscire, sembrava Polifemo dopo essere stato accecato da Ulisse”.
COMMENTO. In effetti la ‘sorpresa’ propinata dalle ’rosse’ non dev’essere stata di quelle facilmente digeribili. Soprattutto dopo la pole fantascientifica del giorno prima. Stando a quei tempi, infatti,  le umili ‘rosse‘ avrebbero dovuto finire distanti anni luce dalla superba ‘ freccia d’argento‘ del re nero.  E invece, ecco che l’imprevedibile ‘macchinina rossa’ che sembra avere assunto sembiante umano va a compiere uno dei suoi innumerevoli colpi di scena. Che sono anima e sangue della sua storia straordinaria. Sua e soltanto sua. Ecco perchè quand’anche  passa al fianco ti fa scorrere addosso brividi ineffabili. E un po’ dovunque. Qua e là pel Pianeta.

FRASE. Sbotta  Pochettinomister Tottenham: ” Prima della gara c’era Agnelli e dopo, con lui, anche Marotta. Ho visto come nell’intervallo abbiamo messo pressione sull’arbitro. Alla fine c’erano due rigori per falli di mano, non ce ne ha dato alcuno”.
COMMENTO. Mauricio Pochettino come milioni di italiani sparsi nel mondo spesso e volentieri non sa se dar precedenza allo jus soli piuttosto che allo jus sanguinis. Lasci perdere, per favore,  visto che più italiano di così non potrebbe.
Anche perchè se c’era un rigore sacrosanto  quello doveva essere dato alla Signora e non al (poco) sereno Maurizietto. E se ne faccia ragione: il suo Tottenham non è la Juve.

 

* FRASE. Dice Paolo Condò, in Confidential ” Se per vedere la partita più bella del mondo scegliete Liverpool- Manchester United non andate troppo lontani dal vero”.
COMMENTO. Rispettiamo tutte le opinioni. Anche quelle dei fans anglolifi  più coriacei come il Paolone, a mezzo  tra ‘rosea’ e SkySolo che, guarda un po’, non condividiamo. No. Intanto perchè il nostro insiste su una ‘ modernità della Premier che (ultimamente) ha affollato di ( ulteriori)   attori la sua scena’ che a noi appare, ma solo in parte. Spiacenti.

Anche perchè ( a parte certi aspetti economici-organizzativi della Premier che non convincono ) occorre che qualcuno (ci) chiarisca una volta per tutte come si faccia a correre (e resistere ) così tanto. Noi, se Wigghin o Froome sono alimentati a stoccafisso o a bresaola vogliamo saperlo, chiaramente, ora, e basta.
Eppoi, anche solo selezionando i titoli che vanno in campo, per il Liverpool sono 5 Champions e per lo United tre. Otto, se non erriamo, comunque meno delle dieci che  ( tanto per fare uno degli esempi a noi consentiti) calcherebbero il vestusto San Siro,  con Milan ( 7 Champions, 18 Scudetti) e Inter (3 Champions, 18 Scudetti).
Le quali,  storie e titoli alla mano, avrebbero ( tanti) più  crediti per essere incluse tra ile  pretendenti alla  partita ‘più bella del mondo’.  O no? O forse che, per noi, italioti d’antico pelo,  l’erba più verde resta sempre ( e comunque) quella del vicino? Cilicio  alla mano?

FRASE. ” Il dato importante per il calcio italiano è che c’è una generazione di talenti veramente interessante. Tra l’altro sono tutti titolari in A. Una ottima base della squadra per ripartire”. Così dice Marcello Lippi, ora migrante in Cina, alla guida della Nazionale del dragone, ma già campione del Mondo.

COMMENTO. Di seguito riportiamo quanto avrebbe detto un altro dei nostri (presunti ) tecnici.
Quel Capello che dopo avere trovato pepite d’oro nel ricco eldorado del  Milan berlusconiano, se n’è andato a scorrazzare per il Mondo  con risultati ( sovente) poco lusinghieri. Al momento è riparato in Cina, con magno gaudio del pueblo calcistico nostrano. Sì, perchè mentre lui non vede altri vedono. Non diciamo un futuro roseo, ma almeno da giocarcelo, magari alla pari con altri strombazzati rivali.

Ce ne vuole a snobbare l’azzurro, aspirante pentastellato, ma l’ingrato ed orbo friulano c’è riuscito. Fortuna nostra è che dalle parti della Tuscia, c’è ancora qualcuno che di calcio, e di giovani talenti, s’intende.

*

FRASE. Capello ” Non sono interessato alla Nazionale. Anche perchè oggi  manca il talento”.
COMMENTO.  Di frasi orribili caro  Capello, nella sua peregrina carriera, ne ha dette molte. Per quel che ci riguarda se non lo chiamano a vestirsi d’azzurro è perchè non lo  merita. Allenare infatti una squadra  ricolma Baresi, Maldini, Baggio  son buoni anche quelli del Dopolavoro ferroviario. Reperibili, tra l’altro, a prezzi migliori del suo.
E inoltre non è affatto vero che non ci sono talenti. Il problema è intravvederli  per tempo e non quando sono belli e svezzati. Cosa a lei, evidentemente, impossibile.  Resti quindi pure in Altrove. In Cina o dove meglio crede.  Nessuno la piange. Nessuno la vuole.  Tanto più se la andiamo  a ricordare  per le memorabili imprese che  ha compiuto con con le nazionali di Inghilterra e Russia.

*

FRASE. Dice Montella: ” Il Siviglia negli ultimi dieci anni ha vinto più del Milan“.
COMMENTO. Il Montella, dunque, che   al Milan non è riuscito a tirar fuori il classico ragno dal buco è stato chiamato  grazie alla ineffabile volontà della  Provvidenza in quel di Siviglia, squadra tosta e ( ultimamente ) per tre volte vincente in Uefa ( ma 3 Uefa valgono una Champions?)Ambiziosetta, comunque.
Sarà allora ben per lui più che sparare ciacole a vanvera non ripeter le prestazioni sue. E comunque sia resti sempre grato ad una maglia che anche se vestita con scarso costrutto gli ha concesso di mettersi in vetrina in ambito internazionale. E si rimbocchi  l’ingegno oltre che le maniche.
Perchè se al povero Diavolo  per attendere  il ‘ ragno‘ hanno pazientato ( circa ) due stagioni, al Siviglia san tornare  sui loro passi molto, molto prima. Ambiziosetti come sono. Come volevasi dimostrare.

NOTA.

° Il Milan  ( nonostante la temporanea povertà) è  la terza squadra al mondo per numero di titoli internazionali conquistati (18, a pari merito con il Boca Juniors e alle spalle di Real Madrid e Al-Ahly, rispettivamente a quota 24 e 20).Nella sua bacheca figurano, a livello internazionale, 7 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 5 Supercoppe europee, 3 Coppe Intercontinentali e una Coppa del mondo per club FIFA.Se in ambito internazionale il Milan è la squadra italiana con più successi, la prima italiana ad aver vinto la Coppa dei Campioni (nel 1962-1963) e la seconda squadra europea e prima italiana per numero di finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate (11), in ambito italiano è il secondo club più titolato, a pari merito con l’Inter e alle spalle della Juventus (52 trofei), avendo vinto 30 trofei nazionali: 18 scudetti, 5 Coppe Italia e 7 Supercoppe italiane.
Complessivamente, con 48 trofei ufficiali vinti (30 nazionali e 18 internazionali), è il secondo club italiano più titolato dietro alla Juventus (63). È stata inoltre la prima squadra a vincere, nel 1991-1992, il campionato italiano a girone unico senza subire sconfitte,eguagliata dalla Juventus nel 2011-2012 Il club figura (al momento ) al quarantunesimo posto della graduatoria continentale dell’UEFA.

 

° Questo invece il  palmarès del Siviglia:  1 campionato spagnolo (1945-1946), 5  Coppe del Re (193519391947-19482006-20072009-2010) 1 Supercoppa spagnola (2007). In ambito internazionale, invece, da che è al mondo, ha vinto 5  Coppe UEFA/Europa League (2005-20062006-20072013-20142014-20152015-2016), record nella competizione, e una Supercoppa UEFA (2006). Attualmente occupa l’8º posto del Ranking UEFA.

( Fonte Wikipedia)

*  CARNEFICI E VITTIME. Due libri hanno riproposto in questi giorni un’ antica domanda: “ Perchè il carnefice ci conquista più della vittima“? Così è, infatti, se vi pare (e non vi pare)? Accettiamo allora la risposta che sul tema diede Nietzche? Ovvero: ” ( ) non già per lo stupore di fronte alle cose; ma per lo stupore di fronte all’orrore delle cose”? Oppure, andiamo a rovistare lumi presso altri  lidi?

 

ALTRE DALLA CRONACA.

 

UNA STORIA DA NON DIMENTICARE. Lo hanno trovato senza vita, nella cameretta d’albergo prenotato dalla  squadra per l’incontro  di mezzogiorno contro l’ Udinese. Avrebbe dovuto scendere  nella sala pranzo intorno alle 9,30. Anticipando come al solito gli altri, lui, generoso e puntuale capitano . Non lo hanno visto, stranamente, e hanno mandato un massaggiatore a verificare la situazione. Purtroppo drammatica, incredibile. Visto che il  valente difensore viola, 31 anni appena compiuti, giaceva nel suo sonno eterno,  che lo aveva colpito nel corso della notte.
Sono stati i suoi compagni a chiedere di non giocare.
Immediatamente seguiti dai friulani e, una dietro all’altra, da tutte le squadre di A e B. Il commissario Malagò non ha fatto altro che prendere atto d’una volontà diffusa. Fortemente provante. Anche perchè Davide era benvoluto un po’ da tutti. Allevato nelle giovanili del Milan era passato ad altre squadre, come sempre capita (anche) ai migliori talenti giovani del nostro movimento.
Ultimamente era stato alla Roma ( un anno) per trasferirsi ,poi, successivamente,  alla Fiorentina. Dov’era pronto un contratto per vestirlo di viola fino al termine della sua carriera.

Davide Astori vestiva anche la maglia azzurra. Il suo sogno da sempre. Nel Mundialito contro l’Uruguay  aveva segnato il gol  che aggiudicava alla Nazionale di Prandelli  il terzo posto del torneo. A Firenze aveva trovato la sua ‘dimensione’ ideale.
Lo aveva confessato apertamente. In pratica, grazie alle  sue qualità non solo calcistiche, era stato prescelto per far dachioccia ad una Viola ( di molto) ringiovanita dopo un anno di ( relative) delusioni. Ci stava riuscendo. E forse proprio questo è il rammarico più grande. Non vederlo sgranare i suoi occhi chiari e sorridenti sul lavoro che stava portando avanti e che , prima o poi, darà i suoi frutti.

Lascia una bimba di due anni, Vittoria, che non potrà mai più godere del suo vigoroso abbraccio. La vita, spesso, è crudele. Potrà però alimentare l’orgoglio di avere avuto un padre così. Bravo sul campo. Amato fuori campo. Esempio acclarato di quei talenti nostrani che solo miopi maneggioni non riesco a vedere e valorizzare come meritano. A tempo debito, si sa, e non quando questi hanno già speso il meglio della loro vita ( non solo) sportiva.

 

 LI FATE O NO QUESTI NUOVI  STADI? Sottoscriviamo il testo diffuso a pagine intere da Sky per salutare  il nuovo inizio del calcio italiano.  ” E’ il momento.
Sono grato della fiducia che tutti ripongono in me, fiducia che però io non merito, perchè da solo non sono niente. Pronti a dare tutto, ce ne sono tanti come me: dieci, trenta, centomila.
E cresceremo ancora. Qualcuno proverà a dividerci, ma si ingannano se pensano di riuscirci. Perchè noi siamo destinati a fare grandi cose
“.

( Giuseppe Garibaldi, giorno di Pasqua 1861)

 

 

 ARGOMENTI ( NON SOLO)  DI SPORT

POLO BIOTECH ITALIANO. ” Abbia fatto una lunga rincorsa, oggi possiamo dire di averla compiuta”. Così Mauro Scaccabarozzi, presidente Farmindustria in preparazione dell’Assemblea annuale. L’industria farmaceutica italiana ha scalato progressivamente la classifica Ue dei produttori di farmaci, segnando negli ultimi dieci il maggior incremento  dell’export tra i grandi Paesi, registrando un +107%, passando da 1,3 mld a 24,8 mld.
Il 60% delle imprese italiane ha capitale estero ma un alto indici di presenza nazionale nella produzione, mentre il 40% ha capitale italiano ( spesso si tratta di aziende familiari che hanno saputo internazionalizzarsi e aggredire i mercati oltre confine) ma realizzano circa il 70% della cifra d’affari fuori al Paese.
Sono riuscite a combattere la concorrenza tedesca grazie al mix di capitale umano, flessibilità e creatività, tipiche del made in Italy, e a un costante aumento della produzione, con una crescita della occupazione: il 93% dei nostri addetti ha un contratto a tempo indeterminato. Non basta l’export, però, le nostre imprese per crescere hanno bisogno anche del nostro mercato  e dunque del Paese che deve restare attrattivo.

 IL PIAVE MORMORO‘. Il 15 giugno 1918 iniziò l’offensiva generale dell’esercito austro ( ungarico-tedesco). Il 16 giugno si poteva dire che il piano austriaco era sostanzialmente fallito. Tanto che pochi giorni dopo il nemico era tornato sulle posizioni di partenza. I nostri ragazzi, tra cui quelli giovanissimi classe 1899, l’avevano respinta. Clamorosamente. I numeri hanno poi dato la misura della vittoria.
Con 150 mila perdite austriache ( tra morti, feriti e dispersi) e 85 mila italiane.  Fu una grande vittoria, decisiva per le sorti della Prima grande guerra, ma che però ” non ebbe adeguata eco nella storiografia europea che considerava ( a torto) come scenario centrale e fondamentale quello francese, mettendo in secondo piano tutti gli altri fronti. L’inglese Liddell Hart nelle 600 pagine della su fondamentale storia della Grande guerra dedica tre righe agli scontri di giugno. Una differenza di considerazione che avrà un peso determinante nella distribuzione dei compensi al tavolo della pace e nella rottura delle alleanze che avverrà ( con danni) negli anni successivi”.

Se vogliamo andare alle radici di certi atteggiamenti europei nei confronti della giovane Italia (ri)trovata e (ri)unita  nel 1861 non basta, dunque, che sfogliare qualche libercolo. E’ vero che la storia che si racconta è quella dei vincitori, ma in questo caso anche l’Italia figurava ( o doveva figurare) nel lotto dei vincitori. Verità vuole però che quando s’è trattato di dare più che di prendere, tanto i cuginetti d’Oltralpe quanto i pescatori d’Albione e finanche i perdenti d’Alemania, hanno sempre mostrato il ‘braccino corto’ nei confronti della bella e  imberbe Italia.  Corto e insulso. I risultati della Seconda guerra, poi, hanno peggiorato la situazione.
Al punto che oggi, tutti, anche i bolliti più bolliti del Vecchio continente, si sentono in dovere di distribuire giudizi, pagelle, compiti e compitini ad un Paese che quando ( tutti o quasi) coloro che oggi fungono da soloni  e santoni  issavano palizzate i nostri tenevano città moderne, sviluppate, con tanto di fori, palazzi (anche) di sei piani, acquedotti e strade che collegavano (almeno) tre continenti. E’ vero che l’ignoranza vuol la sua parte, ma adesso ( per favore) basta.

AMERICA Vs USA? Se uno va andare una sbirciatina a ‘ Il libro dei fatti’ 2017, scopre che il Pil degli Usa si aggira intorno ai 18 mila mld di dollari. Una enormità che tale appare davanti alle concorrenti, prese singolarmente tranne la Cina che ( a star sentire lei) sta risalendo la graduatoria di gran carriera. Unica economia che potrebbe star al pari della stelle e strisce può essere solo quella europea, non presa singolarmente però, ma nel suo insieme.
Basta infatti assommarne anche solo alcune del Vecchio continenteGermania ( 3.800 mld), Spagna ( 1.600 mld), GB ( 2.700 mld), Olanda ( 0.832 mld), Polonia ( 1.ooo mld), Francia ( 2.600 mld), Italia ( 2.300 mld), che al totale diventano 14.ooo mld ca. Se si aggiungono poi tutti gli altri della Ue ( Turchia esclusa, quindi) non si arriva tanto lontano dalla vetta della  prodigiosa economia mondiale. Che cosa significhi tutto questo per noi è ovvio. A dividere et imperare questa volta può essere mister Trump, anche per avvantaggiare i suoi lavoratori rispetto ai nostri. Brutta piega. Ma che vogliamo fare noi, della leggiadra Europa, andar da lui col cappello in mano e in ordine sparso?

TRUMP E I DAZI. Il tracotante presidente Trump, che una ne fa e due ne sbaglia, non sapendo come girarsi i pollici ha preso ad evocare la possibilità di dazi al 20% sulle autovetture da importazione, contro il 2,5% attuale. In più le autovetture di provenienza estera potrebbero restare soggette alle restrizioni in tema di emissioni varate da Obama. E tuttavia i possibili dazi, avrebbe un effetto limitato. Visto che quasi tutti i costruttori hanno proprie fabbriche negli Usa che rappresentano una quota di immatricolazione tra il 65 e l’80%. L’industria Usa dell’auto vale 3,5% del Pil  statunitense e occupa 2,5 mln di persone.

 DISASTRO BREXIT?  Chi glielo ha fatto fare a quei furboni d’Albione di votare la brexit, ( forse) non lo sanno manco loro. Certo è che la signora May, 61 anni, premier del governo inglese, è costretta a smoccolare a destra e a manca.
” Ragazzi – ripete ai suoi, molti dei quali ( abitualmente) rintanati in quei fumosi pub che deliziano tante ore dei sudditi di Sua Maestà - , qui, non ce la caviamo proprio per nulla. Qui non ci danno quel che vogliamo. Qui ci portano via anche quei pochi mutandini  rimasti dopo avere vendute tutte ( o quasi) le nostre squadre sportive  a foresti”.

La signora May, tuttavia, da buona azdora britannica, non si tira indietro. ” Voglio essere diretta – dice – perchè dobbiamo tutti confrontarci  con alcune dure realtà. Stiamo lasciando il mercato unico. La vita sarà diversa, dobbiamo rendercene conto. E al più presto possibile”.
I contraccolpi, soprattutto, sul piano economico ( e doganale) saranno notevoli. Anche al pub, tra una birra e l’altra, si comincia a rendere conto. Tanto che certe ‘ linee rosse’ proclamate in passato appaiono ogni giorno di più sbiadite.
Gli ultrà della brexit chiedono una rottura netta e schiumano – nota il Corrierone- ad ogni accenno di limitazione della libertà della sovranità britannica. Dimentichi loro, stranamente, che di libertà si può ( anche) morire.
Soprattutto se quella libertà è messa al servizio del passato ( che non torna) piuttosto che del futuro ( che sicuramente ci sarà). E più veloce di quel che lo si attende, insieme e non in ordine sparso, perchè se  (tanti) sudditi di Sua Maestà si sono andati ad annebbiar  i riflessi ( presso qualche fumoso pub)  gli altri ( pel Globo) li tengon assai desti e mirati.

REALISMO EUROPEO. La ‘rosea’ ha resa pubblica una ricerca condotta dalla Swg ( società certificata dal 1999) sui ‘sogni’ dei tifosi, sognatori per definizione ma che all’occorrenza hanno imparato  anche  di stare coi piedi per terra, valutando le diverse situazioni possibili col necessario realismo.
Ebbene, che indica la ricerca frutto di interviste realizzate ( ball’interno di un campione di 1000 soggetti maggiorenni residenti in Italia) tra il 24 e 25 ottobre scorsi?
Swg ha preso come punto di riferimento il Real, ultimo campione d’Europa. E ha chiesto ai tifosi ‘ di misurare proporzionalmente il livello di tutte le altre squadre’. Il punteggio maggiore ( 81%) è andato al Barca, considerato ( in genere) alla pari se non superiore ( 26%) al Real. Dopodichè viene collocato il Psg,  la spendacciona  squadra di stato del Qatar parcheggiata in Europa,  a Parigi.
La Juventus , prima delle italiche, rientra nelle top 10, con un 44% che la colloca ( almeno) allo stesso livello del Real. A seguire vengono il Napoli ( bastonato dal City, con sette gol in rete nei due incontri del girone) e la Roma ( che  dapprima ha pareggiato e poi bastonato il Chelsea, campione d’Inghilterra).

Tra l’altro la Coppa dalle grandi orecchie è considerata ormai dagli afecionados la competizione di punta del calcio mondiale. E dunque ancor più appetita del Campionato italiano. Diversa valutazione corre per l’Europa League, considerata ( maldestramente) dai più un vero e proprio ‘fastidio‘. Se non un ’danno‘.
E questo, molto probabilmente, perchè ai tifosi nostrani non hanno ancora ben spiegato quale importanza rivesta il secondo torneo continentale.

Intanto perchè favorisce numerose necessità   delle squadre ( continuo confronto internazionale, utilizzo di rose spesso esagerate,  etc) eppoi perchè attribuisce punti preziosi per la collocazione nel ranking, che è poi quello che assegna o meno i posti validi in particolare per la partecipazione alla Champions.
In questo momento l’amabilmente  sottovalutato calcio italiano in realtà sta sul podio del ranking Uefa ( terzo), dietro ( d’una inezia alla Premier, seconda) e davanti ( di oltre un punto e mezzo) alla Bundes ( quarta). Autoflagellarsi e autolimitarci, considerandoci più competitivi soltanto dei francesi ( quindi) è come ( al solito) quello strano esercizio di prolungato complesso d’inferiorità sul quale prosperano, da anni, a go go, i tanti esterofili pronti  ad elargire ad ogni piè sospinto ( più o meno) dotte omelie al popolo (  bue ) dei tifosi nostrani.

 

L’ESEMPIO ( EMBLEMATICO?) DEL SOMMERGIBILE VIGILANT.  Avrete nelle orecchie i continue omelie  propinate da decenni dai nostri saggi. Per costoro, l’  ameno mondo italico è (ri)colmo di culture da svecchiare, di comportamenti condizionati da una infinità di anacronistici e deleteri tabù ( sessuali in primis), da famiglie che allevano mammoni e non giganti capaci di affrontare da soli  le  immani sfide del nostro tempo. Avrete, di certo, nelle orecchie.
E se qualcosa dovremmo cambiare a quali altri esempi ( o culture) dovremmo ispirarci? I nostri saggi, in proposito, non hanno dubbi: alla cultura anglosassone con tutti i suoi derivati, figli o figliolini,  in Patria ed Oltreoceano. 

Lasciando in pace l’Oltreoceano ( soprattutto quello a stelle e strisce) che proprio in questi giorni sta facendo di tutto per  farsi odiare  dal resto del Mondo, accontentiamoci ( si fa per dire) d’un frammento ( esemplare)  di cultura evoluta e senza tabù che ci arriva grazie ad   una normalissima news di cronaca.
Fornita ( in ispecie) dal fondino di  una rivista mensile di carattere tecnico-specialistico ( Panorama &Difesa, dicembre 2017)  che nulla ha a che fare con i periodici dediti agli scandali.
Questa è la news:  nove marinai del sottomarino di Sua Maestà britannica Vigilant, sottoposti ad un controllo di routine, sono risultati positivi ad un test sull’assunzione di cocaina mentre erano in servizio; un ‘vizietto’, l’uso di stupefacenti, già noto e ritenuto abbastanza diffuso.
Le statistiche parlano infatti di 63 marinai espulsi dalla Royal Navy tra il 2007 e il 2011 per episodi di droga, mentre nel 2016 il numero dei casi è salito a 80 coinvolgendo gli equipaggi di alcuni sottomarini nucleari d’attacco e personale della base di Farslane, in Scozia, alla quale questi fanno capo.
Tornando al Vigilant, un decimo marinaio è stato accusato di avere avuto rapporti sessuali con una prostituta e di averla poi derubata, mentre un undicesimo è stato sottoposto alla corte marziale per essersi allontanato imbarcato su un volo di linea per rientrare in Gran Bretagna a  (ri)abbracciare la sua amichetta.
Ma l’elenco degli episodi di cattiva condotta non finisce qui: il comandante del Vigilant, il 41enne Stuart Armstrong, sotto indagine dall’inizio di ottobre, è stato rimosso per avere intrattenuto a bordo del sottomarino una relazione con uno degli ufficiali sottoposti, la 25enne sottotenente di vascello Rebecca Edwards, mentre il comandante in seconda, Michael Seal ( 36 anni), è stato sbarcato assieme alla 27enne tenente di vascello Hannah Litchfield, ufficiale tecnico d bordo, dopo la scoperta del loro coinvolgimento in una relazione extraconiugale.

La vicenda del Vigilant ha suscitato commenti vari. Che non possono esimersi dal rimarcare la ‘ sregolatezza diffusa regnante a bordo del sottomarino’, indice ( evidente) di un grave allentamento della vigilanza e di una tolleranza (  in qual misura affiorata? ) altrettanto inaccettabile.
Le  fonti vere di preoccupazione, costumi e tabù ( sessuali o meno ) a parte, sono almeno un paio. La prima: è davvero possibile che un compito di vitale importanza quale l’esercizio della deterrenza nucleare possa finire in mani  tanto esplicitamente inidonee?
Il numero dei soggetti coinvolti nel ‘caso Vigilant‘ ammonta ( ufficialmente) a circa un decimo dell’intero equipaggio del sottomarino: una percentuale non di certo trascurabile, e che qualcuno addirittura la ritiene inaudita se si considera che basta uno di questi battelli per  scatenare una irreversibile catastrofe mondiale.
La seconda: non è che  ( mandando in altro loco i  saggi) invece di inseguire paradisi inesistenti possiamo tenerci  ben stretti  ( magari con qualche  aggiornamento) i nostri? Quelli domestici, certo,  tanto vituperati,  donde dalla notte dei tempi si punta ad    affetti radicati e certi  piuttosto che a rapporti  mutevoli come il vento,  frutto amaro d’ una sregolatezza allo sbando?
Paradisi disegnati  da millenni, e che sono  stati l’anima,  la carne e il sangue  d’ una solidissima  visione della vita e della società trasferita, poi, attraverso strumenti e fasi diverse, e sia pur con qualche contraddizione, all’intero Pianeta?

IL DIO DANARO. Il dio danaro s’è impossessato dello sport e ( in primo luogo) del calcio. E se tutto al mondo va misurato con quello, diciamo pure che la nostra Serie A è in chiara rimonta sulle maggiori restanti consorelle europee. La Serie A, infatti, durante questa torrida e lunga estate di calciomercato , ha sfondato il tetto del miliardo; qualche centinaio di milioni sotto alla paperona Premier, la quale però s’avvantaggia sulla Serie A  grazie agli enormi introiti dei diritti televisivi esteri ( oltre un miliardo contro i 180 mln nostrani, più o meno); ma molto più in alto di Liga, Bundes e Ligue 1 ( quest’ultima sui 600 mln,  grazie   alle sparate della squadra di stato del Qatar battezzata, all’uopo, Paris Saint Germain). Dal 2012 la nostra Lega ha triplicato gli investimenti, passando dai 373 del 2012 ai 1.o37 del 2017.
Tra le squadre in evidenza il Milan ( 228 mln); ma anche Roma, Inter, Samp, Toro e perfino il Cagliari non sono stati di certo con le mani in mano. La Serie A sta rimontando alla brutta, su tutto e tutti, e se come si auspica anche gli introiti esteri daranno i frutti sperati non è detto che tra qualche anno ( o mese) diventi proprio la bistrattata  la Serie A il campionato più ricco del pianeta. Con qual fondamento e costrutto non è dato a sapere. Cresciamo, alla grande,  e questo ( al momento)  basta. Speriamo solo che tra tanta grazia non dimentichiamo la sostanza vera, quella di far nuovi stadi.

Saranno  afflitti i menagrami, ma andranno in delirio  i facitori del libero mercato, i quali, gatton gattone, da gran liberali,  stanno giocherellando sui prezzi con inusitata goduria e avidità. Intanto, se Dio vuol,  hanno chiuso le porte del Calciomercato. In tutta Europa. Con N’peperempè, Nebbelelè e Coutintino finiti ( o quasi)  grazie a centinaia di milioni nelle braccia dei ’poveri fessi’ che gettano dalla finestra soldi altrui. Per costoro il fair play finanziario manco esiste; comprano con tutti gli espedienti del caso, gonfiando qua e deprimendo là, svolazzando come nugoli di cavallette arrivati dalla steppa o dai deserti. Guarda caso i loro habitat naturali. Dire che il Psg sia una squadra di calcio fa ridere.

Quella è una squadra di  Stato, acquistata  e foraggiata da una vena inesauribile di  danaro pubblico solo perchè comodo veicolo per condurre a termine operazioni varie.
E non sempre chiare. Certo, molti di quei soldi non solo non restano e non resteranno nel calcio ( vedi le assurde commissioni a procuratori ultra miliardari) ma voleranno via, qua e là, con destinazioni tutte da (ri)costruire. Il pericolo c’è. D’inflazionare ( o di infettare) il tutto.  Non limitatamente al sistema calcio, sia chiaro, che però nello sport agonistico fa da traino. Alto.  Molto alto. La senora Uefa, per caso, dorme?

FATECI CAPIRE. Sul ‘Corriere’ ( firma Alessandro Bocci) poco tempo fa si è letto ” La Juve di Andrea Agnelli non ha solo vinto sei campionati di fila e raggiunto due finali Champions. E’ prima per fatturato, numero di tifosi, monte ingaggi. Bella e ricca, dunque, quasi perfetta verrebbe da dire…
Il fatturato della Juve è in linea con  quello dei grandi club europei, Real, Barca, e United: 562,7 mln anche se in parte gonfiato dalla cessione di Podgba. All’Inter i numeri sono più bassi. L’ultimo fatturato ha superato i 300 mln ( 318,2) ed è cresciuto del 32,7% rispetto a quello di due anni fa. Con l’Europa potrebbe avvicinarsi ai 400 mln…”.

Il 24 gennaio sulla ‘rosea’ si è letto: ” La Juve è la prima delle italiane, decima per il quarto anno consecutivo. I suoi ricavi al netto dei proventi da calciomercato sono saliti a 405,7 mln nel 2016/17 ( erano 338 mln) grazie al boom Champions. Deloitte però avvisa che sarà difficile consolidarsi nella top ten dei prossimi anni. In testa alla classifica europea resta lo United, a quota 676,3 mln, seguito dal Real con 674 mln e il Barca con 648,3 mln. Valori fuori portata delle italiane, anche se la Juve è in crescita e così l’Inter, che passa al 15°posto.
Allora, per riassumere: per il ‘Corriere’ la Juve è in linea con i club europei, per la ‘rosea’ è  fuori portata :  si può sapere come stanno le cose? Annamo avanti o a puttana? Per far chiarezza, non è che ci costringerete a  rivolgerci a quel beato esterofilo di Gianfranco   Teotino?

 

IL SOVRANISMO. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davano ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico.

Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati. Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini.
Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’. Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa. Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro. Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri i quali la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, la storia vera, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinito coraggio e  generosità?

EXCURSUS STORICI

MASNADE MERCENARIE.  L’origine dei capitani di ventura va ricercata  tra i rami cadetti della nobiltà, spazzati via fin dalla nascita nelle rivendicazioni del casato. Alcuni di questi capitani ( o condottieri) arrivarono perfino, fra Tre/Quattrocento, a fondare stati. A certe condizioni resta difficile affermare che i capitani di ventura siano stati la rovina e la maledizione dell’Italia, perchè potrebbe essere vero anche il contrario. Essi si ergono protagonisti di un particolare momento storico, con forza vitale incredibile, grandiosa, al limite del brutale, immagine nuda e cruda  del potere militare riflesso sul potere politico. Il capitano di ventura è figura centrale per tre secoli. E in quattro tempi.
Da quello dei ‘precursori’ ai primi significativi rappresentanti ( per lo più al seguito delle compagni straniere calate sulla Penisola); dai capitani dell’età aurea ( per lo più italiani, talvolta fondatori di stati) agli epigoni, quando l’Italia  ( insipienza sua) concesse ad altri di trasformarla  un campo da battaglia e di conquista, fin al ( definitivo) predominio spagnolo. Il ‘fenomeno‘ trovò  una sua prima comparsa ( a partire)  da fine Duecento /inizi Trecento allorquando numerose ‘ masnade mercenarie straniere‘ presero l’abitudine a calare in Italia, da sole o a seguito di qualche re o imperatore, voglioso di mettere mano sui tanti tesori del paese ( più bello) e ( più ricco)  del Mondo.
Si trattava allora di bellatores, ovvero di soldati di mestiere, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad aggregarsi per una impresa che portasse loro danaro e bottino.
Provenivano dalla Germania o  dal Brabante,  quest’ultimi  chiamati ’ Brabanzoni‘; ma anche dall’ Aragona e dalla Cataluna  come gli Almogavari o Almovari, che permisero a Pietro d’Aragona di conquistare  nel 1282 il Sud d’Italia.
Michele Amari li descrive così: ” Breve saio a costoro, un berretto di cuoio, una cintura, non camicia, non targa, calzati d’uose e scarponi, lo zaino sulle spalle col cibo, al fianco una spada corta e acuta, alle mani un’asta con largo ferro, e due giavellotti appuntati, che usavan vibrare con la sola destra, e poi nell’asta tutti affidavansi per dare e schermirsi.

I loro capitani chiamavansi con voce arabica ‘adelilli’. Non disciplina soffrivano questi feroci, non avevano stipendi, ma quanto bottino sapessero strappare al nemico, toltone un quinto per re.
Indurati a fame, a crudezza di stagione, ad asprezza di luoghi; diversi, al dir degli storici,  dalla comune degli uomini, toglieano indosso tanti pani quanti dì proponeansi di scorrerie; del resto mangiavan erbe silvestri, ove altro non trovassero: e senza bagagli, senza impedimenti, avventuravansi due o tre giornate entro terre de’nemici; piombavano di repente, e lesti ritraenvansi; destri e temerari più la notte che il dì; tra balze e boschi più che pianura”.

( PARTE I )

I bellatoreso se si vuole  i masnadieri, una volta terminata la spedizione, perlopiù, non se la sentivano di tornare donde erano venuti, anche perchè il Bel Paese era terra troppo ghiotta per mettersi da parte  un gruzzolo senza troppo inferire. Restarono, infatti, tutti, seminando lutti e devastazioni, praticamente impuniti. Del resto le rivalità nostre lasciarono campo aperto ad ogni avventuriero.
I nostri capitanei, oggi come ieri, preferivano ( e preferiscono)  farsi depredare più che combattere. Ma il ’casino’ diventò tale che qualcuno cominciò a chiedere L’introduzione di una certa disciplina. Pisa, ad esempio, ci provò subito, stendendo un codice apposito per regolare i rapporti con certa gente. Inutilmente, è ovvio. Ma tentò. Si passò allora all’emarginazione, ma anche di questa, quelli, se ne fotterono.

” Che nessuno di detta masnada possa mangiare e bere con alcun cittadino pisano in casa sua o in qualunque altra casa…” recitavano i testi, peraltro impossibili  a leggersi da masnade analfabete. I mercenari venuti in Italia nel 1333 al seguito di Giovanni di Boemia restarono quasi tutti nella Penisola; un gruppo  si raccolse nel Piacentino, alla badia della Colomba, sotto il nome di ‘ Cavalieri  della colomba’, vivendo di rapine, finchè vennero assunti al soldo da Perugia che voleva liberarsi del giogo di Arezzo. Ne compirono, i nostri amici, di tutti colori, eppure grazie a ciò trovano  ingaggio presso il comune di Firenze. Diciamo che in  questi frangenti non si tratta ancora di vere proprie compagnie. I loro vessilli non sono bandiere ma banderuole. I loro ‘capitani‘, usciti dai ranghi feudali e dai milites, costituiscono uno ‘ strato sociale che gira, con scadenze annuali o semestrali, per l’intera Penisola e l’Italia centrale.  Al suo interno si differenzia un circuito guelfo o ghibellino. Il mestiere della guerra viene tramandato di padre in figlio’. Guerrieri, dunque, di professione, ma non ancora dei professionisti. Questi, infatti, al momento, sono soltanto i precursori del fenomeno ben più ampio e disastroso che verrà. E che metterà ai margini,  senza lacrima alcuna,  quello che era  il più bello, ricco ed evoluto paese della Terra.

(  PARTE II)

 Le cose si complicarono ulteriormente  quando assaltarono la Penisola ‘ trascinatori nati’ di truppe mercenarie, come il duca Werner von Urslingen o il conte Konrad von Landau. Essi arrivano nel 1339 per unirsi alla massa di venturieri tedeschi che da più di vent’anni, in gruppi isolati, avevano eletto l’Italia come terra di saccheggio e che, guarda un po’, un italiano, Lodrisio Visconti, radunava nella ‘Compagnia di san Giorgio’.

Le masnade poterono così raggrupparsi, trasformarsi in una prima nefasta grande compagnia, travolta però, non molto dopo, dall’accozzaglia più o meno organizzata  di un altro capitano italiano, Ettore da PanigoWerner, in quella, scelse di proseguire da solo, combattendo al soldi di diverse bandiere in Lombardia e Toscana, finchè non andò a riesumare l’idea di Lodrisio, (ri)proponendo la costituzione di una libera compagnia ‘ per guerreggiare i più deboli e i più doviziosi’.Impose anche una disciplina di ferro. Gli ingaggi ai venturieri davano diritto al soldo, che sarebbe dipeso dall’entità dei bottini che la compagnia riusciva a fare. Si costituì dunque la ‘ Grande compagnia’ al comando, ovviamente,  di von Urslingen ribattezzato all’uopo  duca Guarnieri, parimenti ad altri macellai stranieri.

La ‘Grande compagnia’  forte di tremila ‘barbute‘, costituita ognuna di un cavaliere e di un sergente, anche lui a cavallo, trovò ‘ richieste di lavoro‘ a volontà. Toscana e Umbria, in ispecie,  vennero intinte nel sangue. Devastate senza scrupolo proprio da uno che aveva scolpito sulla sua armatura il suo ideale ” Duca Guarnieri, signore della Gran Compagnia, nimico di Dio, di pietà et di misericordia”. Guarnieri si offriva a chi meglio pagava. Dopo avere fatto guerra ai Malatesti di Rimini passò, molto amabilmente, al servizio degli stessi. Conteso  e disprezzato dai ‘ datori di lavoro‘, saccheggiò per almeno due anni la Penisola, finchè i ‘datori di lavoro’ decisero di toglierselo di mezzo versandogli, nel 1343, una grossa somma di danaro a titolo di liquidazione. Lui si ritirò in Friuli.Per quattro anni soltanto, però, perchè già nel 1347 s’era accodato a Luigi I d’Ungheria  diretto a  Napoli per eliminare Giovanna d’Angiò, colpevole d’avere ucciso il marito Andrea, suo fratello.  Quella guerra durò tre anni.

Con enorme prodigarsi della ‘Grande Compagnia’. La quale, una volta dipartito il re d’Ungheria, restò sul posto fiancheggiando il voivoda d’Ungheria rimasto in Italia. La masnada si (ri)prese un ‘periodo di riflessione’  quando  il capo nel 1351  si ritirò nella nativa Svevia, colà morendo tre anni dopo. Perchè,  a dirla tutta, l’operato della ‘Grande Compagnia’ non cessò con la morte del duca Guarnieri, proseguendo la sua nefasta attività agli ordini di Fra Moriale, che la guidò ora contro ora a favore del pontefice di turno. A decretare la fine della ’Grande Compagnia‘ furono  quelli della ‘Compagnia bianca‘ come  Albert Sterz e John Hawkwood, inglese italianizzato col nome di Giovanni Acuto.
A quel punto le compagnie create e dirette dai capitani stranieri non si contavano più. Tuttavia, per completare il quadro, occorre non sorvolare sulle compagnie italiane sorte alla stregua delle straniere con truppe e comandanti ( in gran parte)  italiani. Famose divennero la ‘Compagnia della stella‘ di Astorre Manfredi e  la ‘Compagnia del cappelletto’ di Niccolò da Montefeltro.

E comunque, queste, tutte guidate da personaggi d’estrazione nobiliare ma ( sostanzialmente) di ‘mezza tacca‘. Semmai, la compagnia ‘tutta italiana‘  che segnò una svolta epocale fu senz’altro quella formatasi all’indomani dell’eccidio di Cesena. Si faceva chiamare  la  ’Compagnia di San Giorgio’ di Alberico da Barbiano. Questa, infatti, ottenne  la ( clamorosa)  santa benedizione di papa Urbano VI. Con benefici enormi. Alberico da Barbiano   ( tra l’altro) apre l’epoca d’oro dei capitani di ventura italiani che subentrarono, nei modi e nei tempi più favorevoli, a quelli stranieri. Le masnade nostrane non nascono però a caso come gran parte delle precedenti, visto che è il capitano a scegliere i suoi uomini. Dal primo all’ultimo. Trasformandosi così  da ‘ capitano’ a  ’condottiero‘.

( PARTE III)

Tante sono le novità. Come il reclutamento ‘ in massa‘, tra vecchi camerati;  oppure ‘ a bandiera’ con uomini da selezionare ed istruire. Tutti, comunque, alle sue dipendenze. Il capitano ( come sopra si diceva) si fa condottiero. Cresce di peso. Le prime condotte regolari risalgono alla seconda metà del Trecento. Firenze fu tra le prime città ad organizzarsi.

Con la creazione di speciali magistrature come quella degli ‘officiali di condotta’ e degli ‘officiali sopra‘, che controllavano ( in particolare) disciplina e armamenti. Si diffusero forme diverse ed articolate di condotta. ( Inizialmente)  gran campo presero quelle a ‘ soldo disteso’  ( alla diretta dipendenza d’un signore o di un capitano generale della città); e quelle a ‘ mezzo soldo‘ ( con capitano aggregato ma in posizione sussidiaria, oltre a  paga e rischi ridotti). Col tempo i controlli ( e i contratti) saltarono, ovviamente, data la crescente forza d’imposizione dei gruppi armati. Il condottiero era tenuto al rispetto di un periodo di ‘ferma’ e anche ‘ d’aspetto’. Terminato il quale, poteva o rinnovare l’impegno o recederlo. Comunque terminato ’l'aspetto‘ il condottiero poteva andare dove meglio credeva. Anche passando al campo ( fin a poco prima) nemico. Un particolare tipo di condotta veniva stipulato per i mercenari del mare, si chiamava ‘ contratto d’assento’, cioè d’ingaggio di forze navali nemiche.

Genova cominciò a stipulare contratti con mercenari agli inizi del Quattrocento. Così lo Stato pontificio. Venezia invece considererà il contratto ’ d’assenso‘ come un umiliante (  pericoloso)  ripiego.  Cercò così di evitare mercenari. Ma quanto poteva mettere in tasca un ( buon) condottiero? La risposta ( ovviamente) non è semplice. Poichè come in tutti i rapporti di forza ( e necessità) a fare il prezzo è chi tiene il coltello del manico. Inoltre, pare incredibile, da considerare era anche il pericolo inflazione a cui andavano soggette le monete del tempo, fiorino o ducato compresi. Micheletto Attendolo, cugino di Muzio, nel 1432, incassava da Firenze mille fiorini al mese. Francesco Gonzaga, nel 1505,  sotto contratto con il Giglio, metteva in cassa 33 mila scudi annui per una compagnia di 250 soldati; mentre Francesco Maria della Rovere strappò ( al Giglio)  oltre 100 mila scudi annui,   ma con soli 200 uomini.

In ogni caso, pur  fatte anche  le debite distinzioni, e adattamenti,  si trattava di cachet notevoli. Che impoverivano ogni ora di più le casse di Signorie e Città.

Inoltre, visto che il pollo si poteva  spennare con poca fatica, di ‘condottieri‘ ne nacquero tanti quanto i soliti funghi dopo una intensa pioggia d’autunno. Molti di loro diedero vita a dinastie. Anche durature. Visto che, prima o poi, riuscivano ad imporre la forza delle loro armi  contro gli improvvidi che li chiamavano  ( si fa per dire) al loro servizio. Costoro, poi,   quasi tutti venuti dalla gavetta,  autentici parvenu,  una volta diventati  gli unici padroni della situazione,  iniziarono bene ad alimentare aloni leggendari. Da ( autentica) grandeur medievale, sulle gesta degli antichi cavalieri o dei più valenti uomini d’arme.
Qualcuno si ripulì la fedina, grazie anche a  (  lodevoli) intenti mecenatistici. Ci fu anche chi azzardò  atteggiarsi  ad umanista, pur  restando ( per lo più) ignorante o  semianalfabeta. I meglio posizionati non resistettero  (perfino)  al sogno dell’immortalità. Cosa non difficile a farsi  declamare. Visto che nelle loro ( sempre più ricche) case gli adulatori si sprecavano. Nella celebre ‘ Vita Scipionis Jacopo Piccininis’ il nostro condottiero viene  paragonato ( addirittura)  al vincitore di Zama. Roba da non credere. Roba da ridire. Ma tanto accadde. In  epoche lontane. E così via.

( PARTE IV)

La pace di Lodi del 1454, consolidando un temporaneo equilibrio strategico-politico, mette in crisi i capitani di ventura. Chi era arrivato al vertice, resta, ma chi aspirava deve rinunciarci. Sono le invasioni estere a far saltare il banco. Dall’Alpi alla Sicilia. E’ l’inizio della decadenza del paese più importante al Mondo. I sovrani stranieri non s’appoggiano più alle milizie locali, ma reclutano armate in proprio. Capaci di sferrare, al contrario delle altre sul mercato, attacchi micidiali, con armi micidiali. Le artiglierie formano il cuore delle armate di Carlo VIII, Luigi XII , Francesco I, Massimiliano I e Carlo V. Giungono sui campi le colubrine ( sessanta colpi al giorno) con tiro fin oltre due chilometri. E anche il falcone. E poi l’archibugio. Contro queste armi anche la corazza più robusta poco oppone.
I venturieri italiani devono (ri) cedere così il passo ai mercenari stranieri. Come i brutali Lanzichenecchi. Altro non resta, ai nostri, che arruolarsi con gli eserciti stranieri. Diventando, spesso, e nonostante gli ostacoli che dovevano superare, famosi. I loro nomi si ripetono ancora. Ma è vana gloria. Gli ultimi capitani di ventura arrivati (in precedenza ) ai vertici del potere si consumeranno mortalmente in rivalità comunali e familiari. Orsini, Colonna, Baglioni, Borgia e Della Rovere finiranno così per trovarsi su fronti contrapposti in fratricidi combattimenti. Il sangue del Belpaese colerà (ancora) a fiumi. Senza colpevoli, ma solo con tante vittime.

San Quintino di Lepanto,  in questo frangente, è  una fiammella di speranza, breve, e comunque  già parte d’un altra storia.

 

TIRIAMO LE SOMME. Abbiamo (man)tenuto sul ‘foglio‘ questa nostra mini inchiesta sul mercenariato perchè , quantunque possa sembrare riempitiva, in realtà vorrebbe che non  s’obliasse mai un ‘ male‘ ( purtroppo) cronico della nostra società. Cattolica, Riformata, Laica o  altro sia. O che pretende di essere. La verità di gente sempre disposta  a mettersi al soldo altrui non s’è esaurita di certo in alcune fasi storiche. Chi è disposto a vendersi ( sotto forme e modi diversi) c’è  e ci sarà sempre. Sotto mutate spoglie, magari, anche per darla meglio da bere ai soliti sprovveduti pronti a cascare nella rete.

Mercenariato evidente, oggi,  nello sport. Calcio e non soltanto. Vedere, ad esempio, squadre di atletica o nuoto ricolme di soggetti che hanno poco a che fare con quelle bandiere è uso ormai abituale. Vorrebbero farla passare per questo o quel nobile ideale, magari rivolto alla risoluzione degli atavici problemi  delle diversità nel Mondo, quando in realtà si tratta solo ( o semplicemente) di ( uno o più) interessi che vanno a coincidere: quello di colui che per prima imporsi  è pronto a vestire   i colori d’un’altra nazione, quello di colui che allarga le braccia al nuovo arrivato  per appiccicare qualche medaglia pregiata in più sul proprio medagliere.

Per queste ( ed altre più o meno evidenti) ragioni abbiamo cercato rinfrescare  la memoria con  qualche pagina di storia. Anche perchè le cose non sono mai del tutto semplici e definite.  Qualcuno dei  mercenari storici ( ad esempio)  trovò perfino la forza d’impadronirsi del territorio o della città  dove era stato chiamato per proteggerla. Dando vita a Signorie ( o altri Governi) che, tutto sommato, non son poi state la disgrazia del Belpaese.
Certo sarebbe davvero curioso se un soggetto come certo  Raiola da Nocera Inferiore,  ex pizzaiolo e al momento dominus incontrastato  di tanti veri o presunti campioni, si presentasse al botteghino della storia sportiva odierna per acquistare una società di calcio. Anche blasonata. E farsela tutta sua. Libri mastri e soggetti in carico, campo e spogliatoi, maglie e calzettoni, insomma tutto, dal capo ai piedi, ogni vivente e cosa  compresa. Come a suo tempo fecero, con le dovute differenze, è ovvio,  uno Sforza o un Malatesta o un Montefeltro. Dapprima al servizio altrui e poi padroni assoluti.

Che ridere, e  se fosse questo l’avvio del tanto vaticinato Rinascimento del nostro sport più amato?

I PIU’ CELEBRI CAPITANI DI VENTURA. I nomi (  italiani o italianizzati) di alcuni capitani di ventura sono rimasti scolpiti. Da quelli degli anticipatori del movimento, come Ruggiero da Flor ( 1268 ca/1305), Uguccione della Faggiola( 1240/1319), Castruccio Castracani ( 1281/1328) Cangrande della Scala( 1291/1329); a quelli dei primi, veri, grandi capitani di ventura, come Lodrisio Visconti( 1280/1364), Malatesta Guastafamiglia ( 1299/1372), Galeotto Malatesta ( 1305/1385). Tra i numerosi  ’ big’   di Tre/Quattrocento questi, in particolare, hanno acquisito fama duratura: Pandolfo Malatesta( 1369/1427), Muzio Attendolo Sforza( 1369/1424), Gattamelata ( 1370/1443), Francesco Sforza( 1401/1466), Federico II da Montefeltro ( 1422/1482).

LA CRONACA DAL DIVANO. Tante news da commentare. L’arrivo di Cr7 nel nostro Campionato, a lor tanto ‘ negletto’ da riuscire attirare il ‘meglio’ giocatore del mondo. Con gran disfatta, quindi, di esterofili e anglofili, che da due lustri almeno spargono lamenti funebri sul nostro pallone  che  abbisogna (invece ) di qualche ‘intelligente, capace e onesto‘ in più (oltre) a nuovi stadi ( o impianti) per risplendere come ai vecchi tempi. S’è esaurita intanto la surreale parabola cinese al Milan, ora passato nelle mani del fondo americano Elliot.
Che però, contrariamente alle previsioni, non intende ‘ mollare’ una ‘ icona leggendaria’ dello sport più diffuso al mondo. E vuole, saggiamente, investire. Su tempi ( anche) lunghi. Al momento è arrivato al duello decisivo anche l Mondiale ( perfetto o quasi) di Putin. In finale sono Francia e Croazia. Che è un po’ come dire: la solita Italietta cacciata fuor dalla porta principale ma assai lesta a  tornare in gioco passando dalla finestra.
Non vanno bene i nostri del basket, con quegli esuli  ’americani‘ che se restassero dove sono ( ora) meglio  sarebbe per tutti. Lo spettacolo di Wimbledon ha perso il suo re, Federer, mentre ha ritrovato Nadal e Djoko. Anzi, più Djoko. In finale.
I dodici ragazzi thailandesi rimasti imprigionati in una grotta sono stati tratti in salvo. Stanno bene. Mentre, sul bel mar Mediterraneo, continuano a scorrere le decine e decine di povere odissee che immiseriscono  la leggiadra Europa. Chiamata tra l’altro a spendere di più nel militare, non il 2% ma il 4%, dal solito ‘ boscaiolo‘ divenuto ‘ capo squadra’  del Paese ( militarmente) più attrezzato al Mondo.

BEM-VINDO. E alla fine Ronaldo, il migliore, è arrivato. Vestirà i colori della Signora di Torino. Siglando un evento di portata planetaria che si credeva impossibile. Soprattutto tra  gli esterofili che popolano diffusamente  ogni anfratto del Belpaese. Con i loro toni  ( e le loro verità) scontate, rassegate e (sempre) compiaciute dell’altrui fortuna rispetto a  noi, poveracci,  che  ( per lor) da secoli  popoliamo  i gironi bassi del viver storico e civile. Figuriamoci nel calcio.

Sinceramente, con tutto il rispetto per l’altrui, della scelta del ( super) campione di Madeira, siamo meravigliati fino ad un certo punto. Intanto partendo da quei dati mal diffusi sulla ’consistenza‘ ( non solo) economico-finanziaria della Signora di Torino. Ci sono esperti che s’ostinano a dire che i ricavi bianconeri sono fermi sulla cifra 421 mln circa. Vero, ma se riferiti al bilancio 2015/2016.
Perchè già nel bilancio successivo l’asticella s’alza a quota 562 mln, qualcosa in meno del Real che ( dai 600 mln del bilancio 2015/2016 ) è passato ai 675 mln ca del bilancio 2016/2017. Come dire: oramai pari siamo, anche se l’ascesa della Signora di Torino è qualcosa di incredibilmente veloce visto che è passata ( in circa sette anni) da 154 mln agli attuali (quasi) seicento. Inoltre la Signora di Torino sta capitalizzandosi, e non poco, perchè oltre allo stadio di proprietà, sta allestendo alla Continassa una attrezzatissima ‘ ciudad deportiva’da far invidia ( anche ) a quella ( unica)  di Florentino.
Ciudad che non mancherà di certo di dare i suoi frutti. Copiosi. Non bastasse, poi, la Signora può sempre rivolgere lo sguardo in famiglia, dove se è vero che hanno deciso di farla camminare con le proprie gambe, altrettanto vero è che quando  può tornare  utile per qualche‘progetto‘ di ‘gran portatper la famiglia‘ la si può sempre coinvolgere: infatti  chi meglio del bel volto della  Signora ( e dei suoi campioni) può ‘squarciare‘ scenari impensati e ‘invogliare‘ milioni di fallowers in ogni parte del Globo?
Fin nel lontano Oriente, dove si sussurra sia in atto un’altra operazione di incorporamento con la coreana Hyundai. Qualcosa che porterebbe il complesso industriale torinese a valicare i 200 mld complessivi. Non poco, per una impresa che val comunque   la pena di tentare, calcio a parte, anche se dal calcio potrebbe ricavare un eccezionale testimonial.

Soprattutto se a calamitare le folle  dovesse essere  una Coppa dalle grandi orecchie e   il campione dei campioni ( al momento:  cinquePalloni d’oro e delle cinque Champions). A chi altri sarebbe  concesso altrettanto?

Del resto la  Signora, come ebbe a spiegare qualche tempo fa il presidente  Andrea Agnelli in un ( poco noto) ‘faccia a faccia’ con la stampa, non è più una ‘squadra di calcio’ ma una ‘ società di calcio e sport’. Come dire che è entrata in una dimensione  ( rincoglioniti nostrani a parte)  da far rabbrividire pure i (pochi ) padroni dell’Europa del pallone.
E quindi  i due Panda spagnoli, che si reggono d’azionariato popolare, banche, politica; e anche i nuovi arrivati dalla steppa e dal deserto, che ( di recente) hanno fatto incetta  di società autorevoli ( soprattutto in Premier) per ‘ piegarle‘ ai voleri loro. Non sempre chiari, non sempre generosi e rispettosi , non sempre lungimiranti.

Morale. Ronaldo ha fatto non ha solo ( economicamente)  la scelta migliore possibile, ma anche quella che ( agonisticamente) potrebbe  mettergli su un piatto d’argento il titolo di cui nè Fifa nè Uefa dispongono. Quello più ambito. Quello del migliore di sempre.
Visto che non ha inteso    restare  rannicchiato e protetto in un sol dolce grembo, ma ha cercato  di   ‘ confrontarsi’ con i maggiori agoni sportivi pedatori del Mondo. Come del resto ( a suo tempo) fece Maradona. E il campionato italiano, pur con tutte le sue disgrazie e i suoi disgraziati, è certamente tra quelli. Anzi, per storia e prestigio, e lui lo sa,  resta primus inter pares. 

LE FINALISTE. Ce lo sentivamo scorrere lungo la schiena. Il bisogno incontenibile e scanzonato di Eupalla di sgomberare l’Olimpo per fare posto a nuovi inquilini. Magari non talentuosi come i precedenti, ma pur sempre nuove facce.
E così ha iniziato a ramazzare  fuori dell’augusta dimora  le vetuste divinità ( Messi, Cr7, Neymar, Iniesta, etc. etc. )   del consesso antico,  aprendo porte e finestre a nuovi interpreti dal nome vario, e  se vogliamo esser sinceri,  ancora non ben stampigliato nella mente. I favoriti del Mondiale erano rimasti  quattro, ora sono due: Francia ( che ha eliminato la legion straniera belga) e Croazia che ha fatto fuori i sudditi di Sua Maestà. Per il terzo posto la legion straniera belga ha avuto il sopravvento( 2-0) su quella inglese.

Verrebbe da dire, con un pizzico d’ amor patrio, che quell’Italietta del pallone sbattuta fuori dalla porta principale dall’agone mondiale  è rientrata dalla finestra. Avessero vinto gli angli, a quest’ora avremmo in circolo i peana pro Premier. Quale torneo, ovviamente, di riferimento. Solo che, anche in questo caso, gli amabili anglofili, se la son dovuta prendere in quel posto, visto che ad imporsi son stati soggetti attivi  (o cresciuti) nel Belpaese.
Tra i Franchi, ad esempio, Podgba e Matuidi, oltre a Deschamps; tra i croati, per citarne  qualcuno, Mandzukic, Perisic, Brozovic. Proprio l’aitante ‘Marione’ juventino ha portato il suo Paese ( 4mln abitanti ca) nella storia del calcio.

A costoro andrà dunque il massimo alloro pedatorio, con buona pace di quelli che pur carichi di gloria dal nuovo consesso di Eupalla  ( al momento, almeno) se ne staranno fuori. Certo che fa specie non vedere in  finale quelli che dei 20 titoli finora assegnati ne detenevano 18:  Francia, infatti, e Inghilterra, entrambe alle semifinali,  di Mondiale ne hanno vinto ( solo) uno a testa.
Un po’ pochino per scrivere la storia.  E comunque ( al di là di tutto) s’avverte  ( da qualche tempo)  qualcosa d’inconfessabile che sta ‘ mutando’ lo sport. E non solo il calcio. Qualcosa che non appartiene alla storia, alla cultura, all’esperienza   ( tattica, tecnica, umana), ma solo alla urgenza del momento che è quella di cogliere ‘ tutto e subito’  dell’imprescindibile  ’pomo’ del successo. A qualsiasi costo.

Impunemente, almeno finora, calcio compreso. Ed è proprio in questa disciplina, a metà via tra gioco e sport, assai popolare, più popolare delle Nazioni Unite, che c’è qualcosa da approfondire meglio. Da non sottovalutare. Anche perchè appare sempre più chiaro che a determinare i risultati non siano più i ‘ saperi’ e le ‘glorie consacrate‘ ma la ’fisicità‘, intesa nella sua accezione più larga, di ‘ trattamento globale‘, con tanto d’impostazione mentale, resistenza, corsa.

SUL CALCIO NOVELLO. Qualche riflessione sul calcio novello. E le sue ‘stranezze’. Paradossalmente, infatti, ci pare fin troppo evidente, che in  campo si possono mandare anche undici Messi o undici Cr7, ma se questi non tengono sufficiente ‘birra’ per contrastare in velocità e resistenza gli avversari in un duello senza respiro, poco o nulla sono destinati a portarsi nelle loro prestigiose  bacheche.

E chissà perchè ci rimbalzano  (qui)  alla mente i simpatici Galli di quel minuscolo villaggio di Bretagna che
( secondo quei bontemponi Goscinny&Uderzo) tenne testa ai Romani conquistatori. Con il voluminoso Obelix finito imberbe dentro il pentolone magico del druido, e  il minuto Asterix costretto a ‘non scordarsi‘ mai della preziosa fiaschetta riempita di prodigiosa pozione. Non stanno così le cose? Troppa fantasia? Pensieri deviati? Malconsigliati?
Beh, comunque sia, non sarà il caso  ( d’ora in poi) di dare una occhiata più approfondita al nostro intoccabile sport preferito? Mentre Eupalla, imperterrita, rapida, scanzonata, continua a ripulire l’Olimpo delle (ormai)  sue incomode presenze.

SUL CALCIOMERCATO. Bisognerebbe qui dedicare anche qualche riga al nostro calciomercato, che ( ‘bomba Ronaldo a parte) esplode colpi su colpi, con magno gaudio dei nostri media.
Ninja e Cancelo sono approdati sulla sponda neroazzurra di Milano. Mentre, la Signora di Torino continua a irrobustirsi. Veduta Champions. Forse si priverà del (bravo)  Pjanic, e (forse)  ingloberà il ( più giovane fenomeno serbo) Savic,  nelle costose grinfie di Lotito; (forse)   dovrà rimboccarsi le maniche per ospitare qualche ex compagno di Cr7, come Marcelo, che di Florentino , il tirannus rex del Blancos, non ne può proprio più.

 

NEWS EXTRA. Hanno tratto in salvo   i 12 ragazzi ( più l’allenatore) rimasti intrappolati in una grotta in Thailandia. Versano  tutti in buone condizioni. Un plauso all’allenatore che dopo averli messi nei guai ha saputo riscattarsi, salvandoli.

MOTORI F1.  Lewis parte ‘alla boia del cane‘, s’agita, si scuccia con Kimi, va fuori pista, riparte dall’ultima posizione e, volando, volando,  risale fino al secondo posto , contenendo una debacle che sarebbe risultata catastrofica per la sua classifica piloti. Ora, è a otto punti di distacco.

Fatto è che Lewis s’è anche lamentato ( e non solo) di Kimi. E così ( a seguire)  Toto. E pure tale Allison. Tante lacrime in versione  anglo-tedesca che piuttosto di qualificare squalificano. I lacrimatori, ovviamente.  Anche perchè difettano di quel che tra quei popoli sembra qualità ( o materia grigia) abbastanza rara: la memoria.
Quando Toto dice che ( dalle parti di Stoccarda e Silverstone)  sono ’scocciati’ visto che è da due  gare che ‘ vengono sbattuti fuori’ deve avere rimosso le tante volte in cui la ‘rossa’  avrebbe dovuto ‘scocciarsi’ per essere  stata sbattuta fuori di gara  o da loro in prima persona o da altri con interposta persona, tipo quell’imberbe  ‘sfasciarosse’ che proprio lo scorso anno  ( più d’altro/i) con i suoi colpi da giocatore di biliardo ha determinato la classifica mondiale.
Se avranno la bontà di andarsi a  rivedere con calma l’episodio che ha coinvolto il buon Kimi ( che tutto è fuorchè scorretto) e  l’intoccabile ( lacrimante) nella violata pista di casa,  non troveranno dolo alcuno. Anzi. Potranno chiedere venia.
Avere poi penalizzato il buon Kimi non con 5 ma con 10 secondi mostra chiaro che se ‘mano pesante‘  sanno usare  quella è ( soprattutto) verso  la ‘rossa‘, la quale ( forse) proprio perchè affascina ( come nessun altro)  le folle del Pianeta gli  ‘invidiosi‘,  i ‘male intenzionati’ e gli ‘incompetenti che si credon competenti’  deve produrre  in massima quantità.

Non ce l’ha fatta il maestro di Tavullia a riportare dietro il banco l’assatanato di Cataluna, che con la moto deve avere fatto lo stesso patto che Totò fece col diavolo per vincere il Giro d’Italia. Su quella moto, infatti, che solo lui spinge al limite dell’ardimento, può fare quel che vuole: danzare, sobbalzare, catapultare. Tanto resta in corsa, in sella, sempre e comunque, mentre agli altri basta un refolo di vento per mandarli a cercare funghi. Perfino il maestro di Tavullia non pote oltre davanti a tanta euforia agonistica, con quella Yamaha che, elettronica o no, davanti alla Honda di Marquez, diventa ( solo e soltanto)  un catorcio.
Possiamo consolarci con il nostro Pecco ( Bagnaia) , in Moto2: grande temperamento, grande lucidità, grande occhio, grande qualità agonistica che ( se il dio dei motori non ci inganna) dovrebbero essere le ’stigmate’ d’un grande campione.
In Mot0 3 invece il bravo ( e non sempre fortunato) Bezz( ecchi) ha dovuto lasciare il primo posto in graduatoria mondiale al temibile Martin, clarissimo vincitore ad Assen. 

Tra le altre di sport: assolto Froome, è al Tour. Qualcuno però ha fatto notare  che il ‘consenso’ al britannico è stato dato ma senza una chiara motivazione. Nulla di nuovo sotto il sole? Ci risiamo?
Continua lo spettacolo Wimbledon. Orbo di Fognini, fuori.  ma anche di Camila che pur avendo in pugno la monumentale Serenonanon è riuscita ad impedirle di procedere. Ora Serenona sta in finale. Mentre in altra parte affaccendato il  ‘fenomeno’ Molinari si candida per un Major. Mica male!

IL MILAN IN BUONE MANI? Dedichiamo qualche riga invece alla ‘ quaestio’ Milan. Surreale, fin dall’inizio. ‘ Ho lasciato il mio Milan in buone mani’  ha ( più volte) ripetuto il suo mentore nel dare l’addio alla proprietà di una squadra che, per un quarto di secolo, ha scritto pagine indelebili e straordinarie della storia del calcio mondiale. Il mentore, oggi, fa il finto tonto, ma non può essere una semplice concatenazione di eventi non favorevoli ( e imprevedibili) ad avere ‘ messo’ in condizioni ‘ umilianti’ e ‘ torbide’ una società del genere. Sì, perchè mentore a parte, per il Diavolo non sembrano aprirsi orizzonti  di luce.
La stessa Uefa, quella dei duri e puri, quella dei figli ( Psg e City) e dei figliastri ( Milan), candida  vestale  ( a comando) delle sorti finanziarie e sportive del calcio europeo, ha preferito non infierire sul tasto  del danaro ( nessuna penalità) ma su quello dell’onore ( esclusione dalle Coppe per un anno, con clausola di reintegro). E’ vero che l’amato  Diavolo potrà ricorrere al Tas, ma la frittata è stata fatta.
La ricaduta ‘ morale’ d’un tale provvedimento durerà anni. E non si sa con quali guasti. Anche per l’Uefa. E i suoi accoliti. Anche perchè le ‘ buone mani‘ in cui versa attualmente la società altro non sanno che di giuochetti personalizzati. Ci sarebbero ( seri) imprenditori ( stranieri) pronti all’acquisto in toto del Milan, ma restano ‘ bloccati‘ dagli oscuri  arzigogori d’un inquietante indecifrabile personaggio con occhi a mandorla ‘sdoganato’ a suo tempo, dopo lungo palleggio, non si sa come e per qual fine.

Rocco Comisso, 68 anni, calabrese di Gioiosa Ionica, oggi cittadino ed imprenditore americano, con capitale valutato intorno ai 4,5 mld, avrebbe tutte le intenzioni di acquisto del Milan. Con ottime prospettive, visto che ( contrariamente ai cinesi dell’Inter) parla di stadio di proprietà e di marketing ( finalmente) all’altezza di tale marchio. Ma che fa quello con gli ‘occhi a mandorla’? Gioca al rialzo, si dice, magari con la prospettiva di allungare fino all’estremo sacrificio l’agonia d’una squadra di valore assoluto e ( purtroppo) cacciata in questa condizione proprio  (a partire) da quella ( beffarda) promessa: ‘ Ho messo il  ‘mio’ Milan in buone mani’.

HAMILTON  NON PIU’ ‘PARTITO/ARRIVATO‘. L’avevamo appena accennato e Lewis Hamilton ci ha subito smentito. Evidentemente non gradisce quel soprannome incombente che stavamo per affibbiargli: , ovvero: ‘partito-arrivato’, nel senso che ( fino ad oggi) dal momento in cui entra(va)  in macchina tutto gli gira(va)  a puntino, dall’alba a notte fonda.
Con  tempeste che si scansa(va)no e pit stop e bulloni che non svirgola(va)no manco di proposito; con avversari desti a puntino e con le safety car che quando volteggia(va)no in pista non lo fa(cevano) certo per recargli ambasce.
Perfino il tulipano ‘ sfasciacarrozze’ o ( se preferite) ‘ sfasciarosse‘ s’è convertito a fargli da paggio gentile per accompagnarlo ( entrambi gaudenti e pimpanti ) sul podio dell’eternità.
Fatto è che, Lewis, in Austria,  per la prima volta, se fermato ai bordi della pista lasciando il  bastone del comando per un sol  punto al suo avversario, il nostro Seb , partito coi soliti ’coinvolgimenti’ alla Fantozzi, e poi costretto a realizzare un  bell’inseguimento concludendo in terza posizione. Questa, è ovvio, non è ancora la ’rossa‘ che sogniamo,  che tuttavia si  accinge  ad esserlo.
Riguardo al giovane  tulipano per il quale una nazione intera si è spostata ai bordi della pista austriaca colorandola d‘orange, deve avere modificato il suo ruolo. Infatti, divenuto improvvisamente saggio, ha pensato bene d’evitare l’ormai  scomodo ruolo di   ‘ sfasciarosse‘ per trasformarsi in quello di  ‘ levar punti alle rosse’.

Infatti non ci fosse stato lui a tenere ( purtroppo meritatamente) coi piedi a terra le ‘rosse‘, per le ‘frecce d’argento‘ sarebbe arrivata una ‘suonata’ epocale. Entrambe fuori, infatti, come non accadeva dal 1955, avrebbero consentito di iniziare una ‘ marcia funebre’ che, pur con tutta l’antipatia che si sono attirate, non avrebbero meritato. Gli uomini di Stoccarda sono uomini di valore.
E così anche Toto e Niki, le odiate carogne festanti, entrambi austroungarici, di cui però teniamo sincera simpatia e considerazione. L’Europa, la leggiadra Europa, abbisogna di questo. Adesso, di certo, il ‘duello’ in pista è ancor più appassionante. Sulla falsariga (forse) di quelli, lontani, dimenticati,  anni Trenta, quando a dominare sul continente erano macchine bianche ( o argentee) e rosse.

Ora non ci resta che aspettare il prossimo Gp di Germania. Residenza dii Vettel.

E’ partito il Tour, con Nibali  ancora segretato. Gli organizzatori hanno accettato ( con scarse motivazioni) l’iscrizione di  Froome, fresco vincitore del Giro. Su di lui, come su altri suoi connazionali del pedale ( Wiggins etc) volteggiano ’sospetti’ non da poco. Baluginano quelli del volley: strapazzati un po’ da tutti.  Addio Final six di Nation League .
Resta il Campionato, ricco come non mai di motivazioni, e con i più grandi della disciplina che andranno a calcare gli ambiti parquets nostrani.
Federer e Nadal  avanzano allegri e festanti  a Wimbledon. Qualche segno di risveglio europeo arriva, per i nostri  imberbi,  dal nuoto. Con qualche primato nazionale rinnovato.
Ennesimo appello: lasciate in pace Filippo Tortu, 19 anni, già a 9”99 nei cento. Gran tempo per noi, ma non ancora  l’eccellenza mondiale, per cui lasciatelo crescere come si deve. Che, questo, le ali per volare alto ( anche 100 e 200 m) ce le ha, eccome.  Del resto ( da che tempo e tempo) nel Belpaese quando nascono prodigi o sono assoluti oppure non s’en tornano   (mestamente)  nell’anonimato.
Stesso appello va fatto per la giovanissima saltatrice in lungo Larissa Japicino, figlia d’arte, figlia di Fiona May ( 3 mondiali, 2 argenti olimpici). Di recente a Rieti ha saltato 6,38 m , nuovo primato italiano di categoria.

L’EUROPA MACRON. I cuginetti francesi continuano nel ( perverso) tentativo di rovinarci l’ estate, per bocca d’un imberbe presidente che va a trovar certezze tra le braccia della nonna. Ma si sbagliano, perchè noi prima d’ascoltare le prediche   ci siamo acconciati ( nei secoli) a considerare ( soltanto) il pulpito dal quale vengono elargite.
E, francamente, con tutto il rispetto per gli eredi ora un poco stinti   dei Franchi, il pulpito dal quale ‘ammonisce’  il loro leader non ci pare proprio quello più deputato e credibile. In Europa, e non solo. Il ragazzo-presidente, si fa per dire, probabilmente, ha ancora parecchie cose da apprendere, da masticare, per districarsi ( con credibilità) nei intricati meandri della leggiadra Europa, che di leggiadro ( anche grazie a personaggi come lui) ha perso tutto o quasi.
A cominciare dai ‘lumi’ di Francia. Tanto per menzionargliene una,   al presidente, così facendo  fa capire di non volere costruire una ( lungimirante) ‘ casa comune’, dal Manzanarre al Reno, dall’ Alpi allo Ionio, come dice il poeta, ma solo un ‘abitacolo’ dove lui ( per entrare) deve  ( ogni volta)  bussare all’uscio del suo potente vicino, quello che quando s’arrabbia ci mette un ‘lampo‘ per insegnare agli inquilini chi è il padrone e chi l’ospite.

E tuttavia, vediamo di guardare avanti. Senza cappelli in mano e cappelliere. Inter pares, insomma,    come dicevan gli antichi quando volevano realizzare con gli altri ‘ foedus’ duraturi.  Con priorità futuro. Che oggi appare incerto, fragile. E proprio a causa di personaggi non giusti nel posto giusto come il buon Macron ( o Macaron) che invece di prendersela con Salvini, un po’ rude come  tanti in Val Brembana, cominci a mostrarsi   più deciso, accorto e lungimirante di lui.
Del resto, se il franco sfogliasse le pagine di storia, potrebbe verificare di sua mano da qual stirpe emerge il buon Salvini. Quella lombarda, che quando metteva in campo i carrocci e issava i santi signacoli al cielo non lasciava altro scampo al feroce imperatore Barbarossa che nascondersi sotto i cadaveri dei suoi uomini per tornare  sano e salvo, tra i suoi, in Allemania.
E dietro al Franco ( per favore) non s’accodino ora anche quelli d‘Iberia, che in quanto a profughi ne hanno sempre accettati pochini. A Ceuta e Melilla, addirittura, s’era sparsa la voce che sparassero addosso ai poveracci. Morale: anche a costoro, dunque, l’invito a non salire su un altro pulpito. Chè in anche in questo gli Italici sarebbero abituati a mettere l’orecchio più ai fatti che alle ciance.

ALTRE DI SPORT. ” Dobbiamo far sentire la nostra voce. Intanto è necessario battere l’Australia“. Così Simone Anzani, riguardo all’impegno internazionale della squadra azzurra che ha sostituito la World League. Detto fatto, perchè proprio l’Australia ci ( nuovamente) battuto, sbattendoci fuori dalla fase finale del nuovo torneo. Ora azzurri e azzurre ( per buona pace delle femministe) pari sono. E adesso, piuttosto, si pensi al Mondiale.
L’Armani Milano ce l’ha fatta a conquistare  il 28 scudetto. Ora non tralasci l‘Eurolega, per dare ( finalmente) un valore europeo  ad una società che di valori e risultati europei ne ha tanti. . Alla prossima Eurolega parteciperanno 16 squadre, tra le altre: Real Madrid, Barcellona, Vitoria e Gran Canaria ( Spagna), Cska Mosca e Kimki ( Russia), Fenerbahche, Darussafaka e Efes ( Turchia), Olympiacos e Panatinaikos ( Grecia).

I ‘luderi‘ del rugby hanno (finalmente) battuto una squadra di valore: il Giappone, per 22-25.

 

 

LA ‘STRONZATA’ FAIR PLAY. E ci risiamo col famigerato  fair play finanziario, che nato per colmare divari tra ricchi e poveri,  in realtà,  ha creato solo  ricchi ( quelli sopra i 400 mln) e solo ( sempre più)  poveri ( quelli sotto i 400 mln). Tanto che tra i ricchi  c’è solo la nostra Signora di Torino (  verso i 600 mln); dietro tutte le altre. Milanesi storiche, comprese.
La rossonera perchè avviluppata da un intreccio di misteri che manco più chi li ha creati può dipanarli; la nerazzurra perchè costretta ( non si sa come e perchè) a non spendere una lira quando potrebbe per rilanciare ( pur nella colpevole assenza di uno stadio di proprietà) una delle due o tre capitali del calcio mondiale.
Per fortuna che qualcuno ha cominciato a dire che il marchingegno inventato ( o sostenuto) da mosieur Platini è una ‘stronzata’.  Fatta apposta per mandare avanti i figli (già) spendaccioni come il Psg e il City ( entrambi   sostenuti da danari statali) e fermare quelli che del  cilicio addosso se ne sono fatti una virtù.

Ovvio che, in questa sorta di mondo delle fiabe  indegno  della leggiadra Europa, ad essere maggiormente ‘ tritate’ siano le italiane. Anche se illustri. Illustrissime.  Medesima sorte ci stanno riservando in altri loci con il famigerato ‘patto di stabilità‘, figuriamoci  se non ci avrebbero provato anche nel calcio, anche nello sport. Sono riusciti ad appiccicarci addosso il marchio d’infami, e adesso sguazzano.
Incontrastati. Loro, gli altri puri e duri d’ Altrove,  a gettare polvere sotto i tappeti.  Imperterriti. Come in  Spagna, tanto per citarne qualcuno, donde (di recente) hanno deposto un governo ( o un sistema? ) ‘ corrotto‘, sostituendolo in venti quattr’ore con un altro, forse diverso, forse, ma senza affanno, nè clamore, nè scandalo. Anzi, lo spread non batte in testa e il Pil vola.
Da noi con molto meno  sarebbero venute giù dai cieli  cataratte di fango. Che ci avrebbero (ulteriormente) affogato. E non solo con l’attribuzione di compiti e compitini. E rialzi spread a  getto continuo. Etc.etc.
Che dire allora della leggiadra Europa ? Poco o nulla. Non vale più di tanto la pena. Se non  riprendere il fatto ( anticipato molti anni fa con lodevole  amarezza  da un grande scrittore) che  ‘ così va spesso il Mondo‘. Dove le vittime appaiono carnefici; e dove  i carnefici appaiono  vittime.  O giù di lì.

L’inconsistente presidente Macron ( o Macaron) ci ha insultato ( cvd)  gridando al vento “ Cinici e irresponsabili“. Dimentico che se parliamo di ‘cinici è irresponsabili‘ il primo della graduatoria è proprio lui. Non raccogliamo. Ovviamente.
Lui ed altri lo fanno tante volte che ci hanno incallito. Lasciamo quindi sfogare il vento. Che per fortuna ramazza via ogni amenità. Diciamo solo che se trovasse l’onestà di andare  a guardarsi allo specchio troverebbe che noi più brutti, ottusi  e cattivi di lui non lo siamo  affatto. Non lo siamo mai stati, affatto. E allora cominci a crescere giovane Peter Pan di Francia, se ne faccia cioè una  ragione, monsieur Macron (o Macaron). 

Si sono aperte le contese nel Mondiale di calcio.  Superaffollato e del menga,  visto che è  orbo di tanta gloria, dal momento che   non figurano ( tra  altre) nella pletora di   partenti l’Italia ( quattro stelle, con 2 secondi posti, 1 terzo posto, 1 quarto posto) e l’Olanda ( 3 secondi posti,1 terzo posto, 1 quarto posto) sul totale dei  20 tornei disputati.
Difficile fare pronostici. Chi avrà più gamba per correre a perdifiato vincerà. Ormai il calcio milionario è questo. Correre, correre, correre. Le sorprese, numerose, forse più numerose che in passato, saranno (costantemente) dietro all’angolo. Sta per partire anche il Tour, che non sembra preoccupato di sfidare Eupalla, la dea del calcio.
A luce alterna vanno i nostri ( maschi e femmine) nella pallavolo mundial. Che a portarsi a casa allori proprio non pensano affatto. In Canada sono andati in pista le auto di F1. Con il nostro Seb a riverberare di rosso una metropoli.

DIRITTI TIVU’ SERIE A PER  SKY E PERFORMDeposito delle offerte. Niente da Medioapro e Tim. Nel pomeriggio invece i rilanci, con l’uscita di MediasetSky  qui ha sborsato 780 mln annui, mentre Perform ne ha tirati fuori 193 mln, che in totale fanno 973 mln. Non male.
E infatti anche se   sotto 1,1 mld preventivati a loro due sono andati i diritti tivù per il  triennio 2018/2021.Sky e Perform si sono aggiudicati i diritti tivù in esclusiva per tutte le piattaforme.
L’emittente di Murdoch potrà accordarsi con Mediaset per estendere ad alcune partite della Serie A quella intesa commerciale in base alla quale ci si è scambiati diversi contenuti tra satellite e digitale terrestre.
Alla cifra complessiva di 973 mln vanno aggiunti ( per dirla tutta) 150 mln di bonus che ballando rendendo un poco complicato il confronto con i concorrenti esteri. La Premier, ad esempio, ciclo 2019/2022,  porta a casa 1,7 mld annui ( oltre 200 mln in meno rispetto al precedente accordo); la Bundes, in crescita, 1,16 mln ; la Liga, al momento è ferma a 911 mln, ma attende il rinnovo; la Ligue, pur avendo un minor appeal commerciale delle altre leghe, grazie alla ‘ripudiata’  Mediapro, schizza a quota 1,153 mld. Tutti da riscuotere, però, quei danari,  visto il comportamento tenuto dagli spagnoli con la nostra Lega.

Facendo una sintesi, se anche i bonus previsti andranno al posto giusto, il calcio italiano dovrebbe mettere in bisaccia qualcosa come 1,123 mld di diritti domestici.
Ai quali vanno aggiunti i diritti  esteri, che (finalmente) curati a dovere potranno aggiungere altro prezioso sangue nelle esauste vene del calcio nazionale. Forse altri 300 mln.  Forse 400 mln.  Come assicura Tavecchio. Che ci porterebbero ( più o meno) al livello altrui. Non male. E comunque non tale da farci (ri)addormentare sugli allori. Soprattutto per la vendita d’immagine al Mondo. Dove i margini di crescita sono notevoli. Anche se per noi il problema cronico ed essenziale degli stadi.

 

Governo. E comunque ( da noi)  il parto è compiuto. Infatti  dopo lunga attesa, possiamo il governo carioca è stato fatto.
Espletata qualche formalità ( in primis ringraziare il buon Cottarelli per il disturbo a lui recato), si è annunciata la lista dei ministri. Non lunghissima, con cinque signore. Pilotata  dal prof Contepremier, con Salvini ( Lega, ministro Interni) e Di Maio ( M5S, ministro Lavoro e Sviluppo economicovice premier; al ministero dell‘Economia non è andato Savona ma Tria, con il primo dirottato ai rapporti con l’ Ue.

Pacchia finita, dunque, soprattutto per Salvini, dicastero Esteri, alle prese coll’intricato rompicapo della immigrazione. Dove essere trascritto nella lista nera dei fascisti e nazisti è un volo; ma anche dove a risolvere con competenza e lungimiranza un problema epocale come questo dell’immigrazione sono in pochini. Da noi, ma anche Oltralpe e Oltremanica. Gli esercizi retorici e gli scaricabarile sono belli solo dentro un ovattato studio mediatico

 UN SINCERO ABBRACCIO.   Jesi è un paese carico di storia. Importante. C’è nato un imperatore soprannominato ‘ stupor mundi’ ;  ha visto armeggiare diversi (noti) capitani di ventura. Che tra un ‘ colpaccio’ e l’altro hanno contribuito    ( per loro picciol parte) a segnare (alcune)  tappe del ( nostro) Rinascimento. A Jesi è nato anche il nostro Mancio, che da qualche giorno ha preso in mano le sorti della nazionale quadristellata estromessa dal Mondiale di Russia per ricollocarla laddove Eupalla grida.

Altri, interpellati, non hanno mostrato altrettanto coraggio e generosità. Uno addirittura, continua a sfarfugliare che ‘ mancando il nostro calcio di talenti, l’impresa non è da par suo’. D’un altro soggetto alla  Catalano non ne  avevamo proprio il bisogno. Soprattutto in un momento tanto delicato. Allestire formazioni con fenomeni acclarati son buoni tutti, cani e porci, e a prezzi ben più modici del Tizio citato
Quello che  invece sta tentando il nostro Mancio da Jesi è davvero lodevole. In tutti i sensi, quello economico soprattutto. L’Italia nostra, dei nostri miseri tempi, ha bisogno di italiani. Veri. Validi.  Non sciocchi ed opportunisti. Italiani, appunto, come il nostro Mancio da Jesi. A cui  vogliamo già  un mare di bene.
Non sono riusciti a diventare campioni d’Europa i nostri talenti Under 17. Che meritavano. Con quei due gol meravigliosi opposti ad altrettanti fortuiti e insignificanti. I rigori, come d’uso tra italici, li hanno ‘fregati’, ma è poca cosa,  perchè a quell’età il risultato conta fino ad un certo punto. Conta fare bagaglio. Da spolverare in seguito. Anche per smentire quegli miopi ‘tromboni’ che vanno in giro a dire che il calcio italiano manca di futuro.

Nota storica. L’imperatore Federico II di Hohenstaufen, nipote del famoso Barbarossa, nasce a Jesi il 26 dicembre 1194. La storia ascrive la sua nascita sotto un padiglione nella piazza oggi a lui dedicata. La madre, Costanza di Altavilla, era del casato degli Altavilla che, partiti dalla Normandia nell’XI secolo, conquistarono la Sicilia e tutta l’Italia meridionale.

DELIRIO. E’ un vero  delirio, quello che traspare leggendo dell’intento del Real di Florentino per strappare Neymar agli sceicchi del Psg. Con, in bilancio sul libro mastro dei Blancos, nientemeno che 600 mln, 300 per l’acquisto del brasiliano, 300 per il suo ingaggio. Roba da record. Roba mai udita. Roba che si fatica perfino a credere vera, tanto esce dalle righe dei pur ( strampalati) spartiti del calcio odierno.

Naturalmente, la mossa andrà a ricadere non ‘simpaticamente’ sui tanti assi in camiseta blanca. E su Cr7 in particolare. Che, a questo punto, dovrebbe cominciare a pensare ad un passaggio di testimone, tra lui, il vecio campeon, e O’Rey, il nuovo  puntero. Al progetto il Florentino, 71 anni, imprenditore , sta lavorando da qualche tempo. Con qualche profitto, visto che pare avere incontrato ( figuriamoci non fosse stato così) l’appoggio  entusiasta del giocatore brasiliano  e del suo enturage. Il problema semmai è superare lo scoglio degli sceicchi, ricchi, ricchissimi, abituati a comperare gente piuttosto che a venderla. Ma anche qui, il Florentino, ha le sue preziose carte in serbo.
E in ispecie quella costituita da una maglia che è nota al Mondo per far collezione di Coppe dalle grandi orecchie. Dove e come poco importa. Ne sanno qualcosa quelli di Baviera e gli altri di Piemonte. Importante è arricchire al Bernabeu  ogni anno di più la lunga bacheca di trionfi. Per monetizzarli. Ma che potrebbero subire una drastica sospensione nel caso in cui, obtorto collo, anche ai Blancos del Florentino venisse ( finalmente) imposto  l’imparziale Var.

E sempre per aggiornarci sulle ‘bravate’ del  nostro Florentino, che ha fatto ultimamente?
Ha ‘ strappato’ ( motu proprio) il mister alla Nazionale ( già in Russia) per accasarselo alle (sue) condizioni. Ovviamente senza sentire il dovere di avvisare nessuno altro fuorchè se stesso. La Federazione spagnola, ovviamente, calpestata e derisa, ha provveduto a sostituire il mister in fuga col buon Hierro. Con risultati disastrosi. Tanto che le ‘furie rosse‘ hanno salutato ( ‘rosse di vergogna‘) la mundial Russia. 

AGGIORNAMENTI. Secondo uno studio Kpmg questi sono i ricconi d’Europa: United ( valore 3.2 mld, proprietà americana), Real (2,900 mld, proprietà ispanica), Barca ( 2,800 mld, proprietà ispanica), Bayern ( 2,5 mld, proprietà tedesca), Manchester City ( 2,1 mld, proprietà araba), Arsenal ( 2,1 mld, proprietà?), Chelsea ( 1,7 mld, proprietà russa),  Liverpool ( 1,580 mld, proprietà americana), Juve ( 1,300 mld, proprietà italiana), Tottenham( 1,3 mld, proprietà, in trattativa con americani) , Psg ( 1,12 mln, proprietà araba). Le altre italiane: Napoli ( 518 mln), Milan ( 514 mln) e Inter ( 491 mln). Delle italiane solo la Juve ha uno stadio di sua proprietà. Gli altri restano ‘ in affitto‘. Poareti.

Delle prime 11, a parte i due Panda ispanici, e l’ eccezione Bayern , siamo davanti ad una invasione albionica. Con sei inglesi. I cui capitali giungono, in ispecie, da Usa ( United, Liverpool, Tottenham), Russia ( Chelsea) e Qatar ( City).
E mentre gli americani dell’United  sono personaggi del bussines, quello del Chelsea ( Abramovich) appartiene ad una ondata di circa 700 ricconi russi che che dopo il disfacimento dell’Urss hanno messo radici in Gran Bretagna. Non mancano in Albione gli ’spendaccioni’ arabi, questa volta proprietari del City.
Sempre arabi sono i padroni del Psg, undicesima in classifica,  squadra di punta del campionato francese. ( Forse) agli inglesi, di inglese, se non andiamo errati, resta l‘Arsenal. Forse. E comunque vien da chiedersi se tutto questo ‘cedere al migliore offerente‘  sia da considerarsi un progresso o qualcos’ altro.
Talvolta i mercati, e le cifre relative,  illudono. E quel che ( a prima vista) sembra un affare in realtà ( nel breve volgere di qualche anno) si rivela un disastro.  Certo è, dicevano i vecchi, che colui che  vende il suo patrimonio  preoccupa sempre di più di colui che acquista per ingrossarlo, il suo patrimonio..

 

LIBERI COMMENTI. Dopo che l’Invincibile armata madridista  ha affondato la Bismark alemanna, si è  ( forse) meglio capito quanto stava per fare la Signora di Torino dentro la piazzaforte calcistica più inespugnabile d’Europa, ovvero estromettere i soliti  intoccabili superprotetti  ex Galacticos dal quartetto finale di Champions 2018.
Ma ( com’è noto) a non dar corso alle appassionanti leggi dell’agonismo sportivo ci ha pensato un giovin fischietto  inglese inviato da un vanesio  selezionatore italiano che, ad una manciata di secondi dalla fine del tempo  supplementare, ha pensato bene di donare ancora una volta la ( immeritata) palma della vittoria ai collezionisti di Coppe dalle grandi orecchie, tra l’altro privando   la massima competizione del calcio mondiale dei supplementari  (forse) più palpitanti di tutta la sua storia. Supplementari epici, magari tipo Italia-Germania del 1970, capaci di nutrire l’epica sportiva più di qualsiasi marchingegno economico-finanziario.

Già lo  abbiamo detto: fossimo stati noi in Ronaldo avremmo sparato alto il rigore, paradossalmente, e proprio per dimostrare al Mondo che era lui ( a ragion veduta) il miglior puntero del Pianeta e che la sua squadra non è di quelle che,  pur di raccattare gloria, pretende ‘ omaggi e doni‘ ( più o meno)  discutibili .
Lui, i suoi, invece, hanno preferito cedere alla paura.
Questo, sia chiaro, non da Italoi ma da amanti della grande avventura sportiva del calcio europeo. Ma tant’è. Illusioni.  La Vecchia Europa ha smesso da tempo d’essere un tempio di giustizia, umanità e sogni. E dunque anche di sport.
Del suo sport più rappresentativo. E ora che stiamo ( dolorosamente)  accertando la nostra ( impotente) decadenza, si invita a risparmiare  lamenti per ( prevedibili)  sviluppi  successivi.

Una curiosità. In Champions, fosse passata in semifinale la Juventus,  dopo anni, non avremmo avuto spagnole  nel poker finale di Champions.
Inoltre, per quel che concerne il ranking Uefa, con quel punteggio saremmo  (ri)passati davanti ad angli e todeschi , rimontando ( in parte, dopo  immemorabil tempo ) sugli ispanici. Che riguardo a finali Champions restano ( comunque) dietro alle nostre: ( salvo errori di contabilità) 25 a 28, ultimo anno escluso.

PANCHINA AZZURRA. Dopo il tragico passaggio Tavecchio-Ventura, la nazionale azzurra cerca di risollevare il capo. E rigonfiare il petto, decorato ( non lo si dimentichi mai) di quattro stelle mondiali. Ha firmato  il Mancio da Jesi che,  spediti saluti e baci alle renne  di Russia,  ha detto: . “ Per me   sedere su quella panchina è un grande onore“.
Al momento, nelle tre amichevoli di fine stagione, ha riportato una vittoria ( Arabia saudita), una sconfitta ( Francia) e  un pareggio (Olanda). Di interessante c’è il reinserimento in azzurro del Balo, a cui però qualcuno dovrebbe cominciare a spiegargli che se c’è qualcuno in Europa che ha un’occhio di riguardo per quei poveracci che sfidano il mare per cercare di realizzare una speranza, quello è l’Italia. L’Italia che qualche insulso razzista ce l’avrà pure, ma non certo tanti quanti ( e cattivi) come se ne contano in vari anfratti dell’Altrove. Glielo hanno detto al Balo che qualcuno di codesti ( se potesse ) rimetterebbe in uso  i fili spianti, le botte e (perfino) le camere a gas?

 

Con Mancio dovrebbero (ri)entrare in azzurro: Pirlo ( vice), Ambrosini ( Under 21) e Maldini (?). Extra: speriamo inoltre  che per la Fgci non abbia a ripresentarsi tale Abete, di cui conserviamo triste e sconsolata memoria.

 

CHE CI FA IN PISTA LA SAFETY CAR ?  Che la ’Rossa’ voli come il vento lo si era visto durante già dalla pole di Baku. E ora la vettura dell’ing Binotto continua nella sua entusiasmante performance, travolgendo, laddove e quando gli resta possibile. In Canada sulla pista di Giles, l’immortale Giles, ha dato spettacolo. Ora non resta che vedere le reazioni degli altri. Soprattutto di Toto e Niki che, nell’ultima apparizione video, apparivano più cadaveri viventi che viventi in carne e ossa. Come cambia la vita, da un Gp all’altro, fin a poco tempo fa sull’altare e oggi nella polvere.

ORDINE ARRIVO GP INGHILTERRA. Vettel davanti Hamilton e Raikkonen.
CLASSIFICA MONDIALE PILOTI F1. Vettel con 171 punti su Hamilton 163.
CLASSIFICA MONDIALE COSTRUTTORI F1. Ferrari con 20 punti di vantaggio sulla Mercedes.
PROSSIMO APPUNTAMENTO: GP Germania. 

 

BLOCK NOTES.

 

CALCIOMERCATO A MODO NOSTRO.Il trequartista Ante Coric, 21 anni, croato, avrebbe accettato l’offerta della Roma. Sempre la Roma starebbe per chiudere col portiere del Malmoe Marko Johansonn, 19 anni, ‘enfant prodige’.  Sempre la Roma sarebbe su Cristante. Marotta e Preziosi, presidente del Genoa, dovrebbero essersi contattati  per il portiere  Perin. Che potrebbe andare a fare il secondo di Szczesny, prossimo papà, però tutt’altro che disposto a lasciare la Juve.  La Signora è andata a pranzo con Morata e Darmian. E ha chiuso con Cancelo, 24 anni, difensore. Si è presentato alla nouvelle Continassa anche il bel Emre Can.

Il Bologna ha chiuso con mister Pippo Inzaghi.

All’Inter intanto  è sbarcato il bomber Martinez, 20 anni, direttamente dall’Argentina. E’  arrivato anche il Ninja, 30 anni, centrocampista, dalla Roma. Dicono anche che la Beneamata voglia ’ strappare’   Suso , 24 anni, attaccante, ai cugini in grave ambascia con la Uefa.  Che gli ha tolto il ( sacrosanto) diritto di partecipare alla prossima Uefa. 
Buffon vola verso il  Psg . Si parla di un anno, con opzione per il secondo.  Cosa potrà aggiungere  una gita annuale  sotto la Eiffel ad un portiere con il Gigi, forse, manco lui sa spiegarselo. Vuole alzare la  Champions?  Con il Psg?  Non scherziamo. Gigi, non scherziamo. Non ce l’hai fatta con una corazzata come la Juve, ce la puoi fare con una fregata come il Psg?   Per i parvenues del calcio l’aggancio delle alte vette  richiede  infatti ( e dovresti saperlo) un lungo e doloroso calvario che, stando agli almanacchi, e salvo eccezioni rarissime, non è attesa di qualche  anno.  E neppure di danari.

Ultima questio: ce la farà il sor Raiola a  ’ruinare‘ il suo Gigio? Che, nel frattempo, ha dato  agli esami di maturità?

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.  Dieci anni fa la Serie A era appaiata a Liga e Bundes: 1,4 mld di fatturato o testa, poco più poco meno, mentre la Premier faceva già storia a sè ( 2,4 mld). Dopodichè, mentre gli altri sarebbero cresciuti a dismisura, noi ci siamo solo arrabattati, sanza infamia e sanza lodo, sanza adeguati governi e sanza nuovi impianti, sanza gente capace e sanza innovazioni, retrocedendo ad ogni giorno di più verso zone di margine. Continuiamo a precedere Ligue 1, ma è poca cosa se confrontiamo le nostre storiche potenzialità con questa e con le altre leghe.

E comunque cominciamo a capire qualcosa su quei dati che la ’rosea’ nel suo inserto Gazzamondo cerca di riepilogare. Per la ’rosea’ la Premier ( che conta su un audience potenziale di 4,7 mld)  va all’incasso di 1950 mln di introiti domestici ( 2016/2019) oltre a 1,3 mln di introiti esteri ( 2016/2019). La Liga ( in crescita continua) incassa 911 mln di diritti domestici ( 2016/2019) e e 665 mln esteri; la Bundes, conta 1160 mln di diritti domestici e 240 mln di diritti esteri. Se non abbiamo mal interpretato, la Premier  vale ( nel suo complesso) 5,237 mld, la Liga 2,872 mld e la Bundes 2,793. Noi? Che contiamo noi? Presto detto: solo 2,267 mld.
Con distanza non siderale dal’Altrove, come cercano di far credere gli esterofili, ma notevole e ( comunque) con possibilità di colmare.
Le strategie delle leghe differiscono in maniera esemplare. Viaggiano da isolani quelli d’Albione, favoriti dalla diffusione della lingua inglese; delegano Liga e Bundes, intanto (ri)strutturatasi con apparati adeguati e di certo molti più folti ed agguerriti del nostro. Che è tuttora senza governance. In mezzo a polemiche senza fine, agguati e veleni. Da  ‘ sventurati’ italici. Una volta maestri ed ora assuefatti al ‘servaggio ostello’.  In fondo a questo ns foglio mediatico abbiamo lasciato una ridotta e umile ricerca su quel che ha condotto il paese più ricco e creativo al Mondo a quello che è. Con grandi potenzialità inespresse. Qua e là, dovunque. Potendo, le si dia un’occhiata.

La malattia della ’non aurea mediocritas’ dopo secoli di genialità ci attanaglia. Qui, ormai, fan tutti a gara a fingersi geni. Un pallido imberbe  di trent’anni che da commesso vuol diventare premier; un tracagnotto della Brembana che si dice pronto a governare un Paese che manco i Cesari riuscivano a tenere sotto controllo; un vecchietto in continuo restyling  che di tutti ‘ dice mal fuorchè di stesso’.
E ci fermiano qui. Anche perchè così è, se vi pare, nella politica, ma anche nello sport. Nel calcio. Dove  ( preziose) pepite d’oro si trasformano ( nostro malgrado) in ( inutile)  ferraglia, inesorabilmente, ad ogni ora di più. La ‘rosea’ ci invita a reagire. Cominci lei a farlo. Come? Intanto  pretendendo ( con la forza del suo antico e diffuso  prestigio)  pulizia,  laddove il degrado regna ( da anni) sovrano. Fatti e non pagine di giornale.

 

 VANNO E RITORNANO. Come ai tempi dei romani conquistatori del Mondo che non appena potevano si concedevano una vacanza-premio nell’ Hellade conquistata, anche i nostri del calcio appena possono valicano l’Alpe e ( più oltre ancora) la Manica, per andarsi ad assestare in uno di quei campionati di cui si va favoleggiando da qualche lustro nel Belpaese. Che sembra aver perso la speranza ( e la stima) di sè. Un po’ dovunque, e non solo nella disciplina regina. Ai nostri giovani, infatti,  pedatori o no che siano,  li si invita ad andarsene, qua e là, dove sono spuntati  Eldoradi luccicanti e ricolmi di speranze.
E così i nostri lasciano i loro  stazzi – parafrasando il poeta d’Abruzzo – per andare verso Altrove. Nel pianeta calcio,  una decina d’anni fa autore d’un indimenticabile triplete, la smania è forte. L’avvertono tutti, anche i Montella, e partono, con il loro scarso possesso delle lingue straniere, gli zainetti sulle spalle ricolmi d’ogni raccomandazione paterna/materna, per cercare gloria e danari. In fondo, ad impedirglielo, che risultato s’otterrebbe? Si rinsavirebbero? Forse sì o forse  no, proprio no. Meglio ( allora) lasciarli fare, meglio ( logico) fargli fare da soli le ossa, meglio seguirli senza abbandonarli al loro destino come padre/madre ( dolorosamente) amorevoli fanno.

Tanto più che le cose poi, gira e rigira, si assestano da sole. Spontaneamente. Date un’occhiata ai migranti del calcio e cominciate a stilare ( aggiornati) resoconti. Con tanto di ( relative)  riflessioni.

Con costoro: Carletto, 58 anni,   esonerato dal Bayern; Prandelli,  60 anni,  vittima dell’ ennesima sfortunata avventura all’estero,  ( pure lui) esonerato  all’Al Nasr;  Carrera, 53 anni, che dopo aver vinto un campionato russo quest’anno ( a  -8 dalla capolista) difficilmente resterà allo Spartak Montella, finalista di Copa, ma che in Liga ha saputo viaggiare  con l’incedere delle luci dell’albero di Natale, tipo  Milan, s’è fatto licenziare in tronco dopo una manciata di tempo dall’ambizioso   Siviglia ; Stramaccioni, 42 anni, allo Spartak Praga dal 2017 , ma che  quest’anno poco brilla al punto che il suo   esonero sembra ( già ) scritto; Tramezzani, 47 anni,  appena quattro mesi sulla panchina del Sion prima d’essere licenziato. Ultima, in ordine di tempo, c’è da registrare l’avventura del buon Ranieri, conclusa, perchè esonerato dal Nantes.

Questi sono solo alcuni dei nostri migranti partiti, tornati o sul punto di tornare. A loro andrebbe  aggiunto il più celebre del momento, quel  Conte Dracula finito prigioniero in Premier  dentro una gabbia dorata, e  che altro non sogna che di tornare a respirare l’aria generosa del suo  Paese. Che quando si parla di calcio, pur con tutte le sventure e i ritardi che tiene  sulla groppa, evidentemente, poco o nulla ha  da invidiare all’Altrove.
Tanto più che i soldi stanno tornando. E allora cari Allegri ( che va scrivendo un’epopea immortale con la Signora) e Sarri ( che ha riacceso il fuoco nel cuore d’un popolo straordinario), di che vi fate lusingare? Di qualche ingaggio che vi sistemi per le prossime cinque generazioni? Ma dove mai? Suvvia, anche qui, da noi, non è che vi trattino così male.

 

CAMPIONATO DI CALCIO SERIE A. 

 

RISULTATI.  38^ e ultima giornata di Serie A, così  i verdetti sull’Europa e la salvezza: l’Inter vince 3-2 all’Olimpico, scavalca la Lazio e conquista il 4° posto e la qualificazione alla Champions. Roma 3^ grazie alla vittoria col Sassuolo. Il Milan batte 5-1 la Fiorentina e si conquista il 6° posto, qualificandosi direttamente per l’Europa LeagueAtalanta (ko 1-0 a Cagliari) ai preliminari. Record di punti (91) per il Napoli, retrocedono in Serie B con il Crotone, Verona e Benevento. 

CLASSIFICA 38a GIORNATA. Juve, punti 95; Napoli 91; Roma 77; Inter 72; Lazio 71;  Milan 64;  Atalanta 60 … Crotone 35, Verona 25, Benevento 21.
MARCATORI 38a GIORNATA. 29 reti,  Icardi (6, Inter) 29 reti Immobile ( 7, Lazio),  22 Dybala ( 3, Juventus).

 

 COPPE EUROPEE.  Finale Champions ( Kiev):  Real ( 3-1 al Liverpool) ;  finale Uefa Atletico Madrid  ( 3-0 al Marsiglia).

Statistiche. Nelle 62 Coppe dalle grandi orecchie  ( Champions dal 1992) finora disputate la presenza italica è  la più significativa. Sarà bene (ri)sottolinearlo, anche perchè da noi abita la popolazione ( probabilmente) più smemorata al mondo. Ebbene, gli almanacchi dicon questo: l’Italia ( prima) è andata in finale 27 volte ( 43,54 %) e  la Spagna ( seconda)  25 volte ( 40,32%).
Seguono a distanza le altre nazioni. Per noi in finale sono andati: Milan  11 volte ( 7 vincente), Juve 9 volte ( 2 vincente), Inter 5 volte ( 3 vincente), Fiorentina 1 volta ( mai vincente), Roma 1 volta ( mai vincente), Samp 1 volta ( mai vincente). Infine (sempre)  per gli almanacchi, in finale di Coppa Italia 2018 vanno Juve e Milan.

CALCIO  RANKING UEFA ( aggiornamento fine novembre): Spagna, punti 98,569; Inghilterra, 72,319; Italia, 68,794; Germania, 67,712; Francia, 53,081; Russia, 49,382; Portogallo, 44,082.  Alle prime quattro leghe del ranking  vengono assegnate quattro squadre in Champions senza preliminari, e tre in Uefa. Un bel dono di Natale, non c’è che dire, per il nostro calcio. Che dovrà però metterci del suo, positivamente, cominciando intanto ( come hanno fatto Torino, Udine, Reggio e Frosinone e stanno facendo Roma e Bergamo) ad allestire nuovi e  moderni impianti, seguendo poi con un aggiornamento tecnico-tattico-agonistico ormai ( assolutamente) indispensabile.

ULTIME DAGLI STADI. Vanno avanti a Bergamo, ma questa è una storia a sè, invece  si sono nuovamente arenati a Roma, mentre cianciano quelli di Milano.  Di Bergamo, dicevamo siamo orgogliosi, di Roma invece ( come al solito) no. Ci avevamo sperato, ma con tutto l’intruglio che è balzato fuori dalla profondità dell’inferno, dubitiamo che la Capitale possa arrivare ad avere un suo secondo moderno impianto per il calcio. Che sarebbe servito eccome alla Lupa per andare a farsi grande e forte in Europa, ma che altri lupi  hanno pensato bene di divorarsi ancor prima della prima pietra.
Non sappiamo commentare più di tanto le parole di Fassone, ad milanista : ” Stiamo facendo una analisi, se convenga avere un nuovo stadio per il Milan o se sia meglio continuare con l’ Inter a San Siro, che ha sempre un fascino e che prima di una eventuale separazione ci costringerà ad una attenta valutazione”.

Abbiamo il sentore, non ce ne voglia,  che l’ad milanista sia un allievo di qualche antico oracolo. Che tutto diceva e tutto negava. Indecifrabile. Com’è (ancora ) indecifrabile il destino delle due nobili di Milano: l’Inter ( ancora rimandata dalla Uefa) e il Milan ( in predicato per una ulteriore bocciatura).  Al Milan si dice che ci sono in corso novità importanti. Forse un nuovo socio. Forse danaro fresco. Per evitare l’esclusione dalla prossima Uefa. Vedremo.

PREMIER A MANO ARMATA. Nel mercato invernale 2017 è stata la Cina a farla da padrona. Con una spesa di circa 500 mln di euro. Non a caso, visto che secondo uno studio del Soccerer footbal finance 100 sui top club dal punto di vista del valore della rosa, delle immobilizzazioni, del cash, del potenziale di investimento e del debito, i cinesi valgono già il 15% del fatturato totale.
Lo studio conferma anche un dato ormai evidente: ovvero, che sono i club inglesi che ( al momento) più possono spendere. Cinque delle prime dieci posizioni di Soccerex sono inglesi, 8 nelle prime 30.
E qui (  quella ribattezzata ) Qatar City dello sceicco Mansur potrebbe spendere  ( da subito ) fino a 788 mln ( se non ci fosse il fair play Uefa).
Negli ultimi anni gli spendaccioni del deserto hanno distribuito 880 mln in acquisti. Stesso discorso vale per l’altra squadra qataregna  in Europa ( anch’essa ribatezzata) Qatar Psg, che ha una  base d’investimento di 1 miliardo e che negli ultimi anni di Ligue ha speso più  d’altri( 135 mln contro i 50 del Monaco).
Tra le squadre d’Albione, la società che potrebbe spendere di più è l’Arsenal ( seconda dietro al Qatar City) con 766 mln di sterline disponibili, 500 mln di liquidi e 8 mln di debiti. Il Chelsea invece è nella situazione opposta. Ma solo per un fatto contabile, in quanto i blues  vantano un debito di 400 mln di sterline verso il proprietario Abramovich. Sommerso di debiti è anche il Manchester United del Mou Mou, a quota 563 mln di sterline di rosso.
Chi  si trattiene ( Barca e Real a parte) sono le squadre di Liga che sul mercato  invernale  hanno investito 152,6 mln euro in totale. Ancor più parsimoniose sono le squadre di BundesBayern compreso, che abitualmente non ricorre a gennaio per i suoi colpi migliori. Nella classifica degli spendaccioni ( se non abbiamo mal inteso) non ci siamo noi. Neppure con la danarosa Signora, e i suoi (appena) 29 mln. Finalmente!

 ULTIME DALLA PREMIER. In queste ore il problema che assilla il Chelsea non l’esonero ( annunciato) di Conte, ma quando sarà concesso il nuovo visto d’ingresso nel Regno Unito a Roman Abramovich, proprietario del club.  Di Roman abbiamo più volte parlato, perchè in quella lista di ‘spendaccioni’ che hanno preso d’assalto ( partendo dai deserti o dalle steppe o dalle praterie) la Premier, contribuendo significativamente alle  sue attuali fortune.

Il ritardo del rilascio, sul quale le autorità britanniche non rilasciano commenti, andrebbe spiegato tramite una ‘rivisitazione’ della storia di questo ( improvviso) miliardario e il giro di vite imposto nel Regno Unito dagli attuali rapporti con la Russia, diventati critici dopo  l’avvelenamento avvenuto lo scorso marzo dell’ex spia ( doppiogiochista?) Sergei Skripal. In questi ultimi tempi, infatti, il governo di Sua Maestà ha ( finalmente)  cominciato a chiedere spiegazioni sulle origini delle fortune dei circa 700 miliardari russi di stanza nel Regno Unito, diventati nella maggior parte dei casi straordinariamente ricchi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

L’indagine riguarderebbe anche Roman Abramovich, tredicesimo uomo più ricco in Gran Bretagna  con patrimonio valutato in 10,6 mld euro. Roman, però non è solo un ricco dal passato opaco, come altri oligarchi, perchè è anche un uomo molto vicino a Vladimir Putin. La cosa, ovviamente, in frangente critico come questo, non giova allo ‘spendaccione’ piovuto ‘ come manna dal cielo’  qualche anno fa dalla steppa. Nel 1999 Abramovich donò uno yacht di 50 mln di dollari a Putin. E nel 2005, sempre il buon  Roman, vendette i tre quarti della sua compagnia petrolifera, Sibneft, ad una impresa dello Stato russo, Gasprom, incassando quasi 15 mld di euro.
Questo ( ed altro) basterebbe a confermare  quanto Abramovich sia sempre stato un fedele alleato di Putin,  rapporto che sembra essere diventato il vero movente della ritardata concessione del visto d’ingresso di cui sopra. In questo scenario, ovviamente, la vicenda sportiva del Chelsea scivola in secondo piano. Perchè, stando al Guardian, il problema di fondo è un altro, ovvero: ” Il dilemma per Abramovich  è se decidere di vivere un lungo periodo di turbolenza politica, oppure vendere il Chelsea e ritirarsi a Mosca”. Che diciamo? Nulla, se non  registrare  la vicenda in attesa di altri sviluppi. Magari attinenti ad altre storie. Di ricchi che hanno fatto ricca la patria del calcio.

LE FRASI CHE COLPISCONO.

 

FRASE. Frase finale a Toto Wolff ( team principaMercedes) ” E’ la seconda volta che un loro pilota butta fuori il nostro, ci stiamo stancando”.
COMMENTO. Parlare con degli smemorati è sempre arduo. Questi, anche se commettono atrocità infami, dopo un poco, le obliano. Come non fossero mai avvenute. Lo fanno per le cose serie, figuriamoci per quelle non serie. Sono fatti così, che volete farci? Caricarli in blocco, come facevano gli antichi, metterli in mare e spingerli ad andarsi a cercare  lidi vergini  su qualche pianeta della galassia?
Toto, lei si è stancato per due volte, pensi quanto dovremmo esserlo noi che di volte ne abbiamo  dovute subire a josa. Da un  lustro, almeno. Ha mai pensato ( e chiesto) al suo reuccio qual titolo avrebbe potuto mettere in sacoccia ( diciamo) lo scorso anno se tra voi in primis e tra gli altri di sponda aveste ‘ lasciato in pace ’ l’invidiabile ‘ rossa‘?

Di recente, un  suo conterraneo, d’animo magnanimo e grato, schernì  Maranello consigliandogli di mettersi a cucinare un piatto di spaghetti piuttosto che fare un auto. Giusto, sbagliato? La risposta, Toto,  se la dia da solo. Intanto noi, abbracciamo un tedesco che ci piace. Molto. Un fratello d‘Italia ( e d‘Europa). ” Velocità, tecnologia, alettoni e cambio gomme: tutto bello – dice Stefano Boldrini-, ma alla fine il cuore dei tifosi batte per la ‘rossa’ e per chi la guida”.
FRASE. Il solito capiscione tra i (tanti) chiacchieroni di  7 Gold: ” Per me non andremo manco al prossimo Mondiale. L’Italia non ha talenti e il Mancio poco o nulla potrà incidere”.
COMMENTO. Se il mondo, lo sport, il calcio, dovessero costruire il loro futuro tramite le ciacole al vento che s’alzano  ( reiterate) in certi  consessi, staremmo freschi. Qui, quel che conta, infatti, è ciacolare. A ruota libera. Senza preoccupazione alcuna, se non quella dell’audience. Sui loro vaticini, poi, c’è da credergli quanto quelli della Sibilla cumana.
Infatti, pur con tutto il rispetto per il diritto di liberamente ciacolare, non crediamo affatto di non esserci ( nel frattempo) forniti di buoni giovani. Da far crescere, certo, a puntino, come sta ripromettendosi di fare il nostro (audace ) Mancio,al quale vorremmo solo suggerirgli di tapparsi le orecchie davanti a cotali sirene e sirenette. Un po’ come fece Ulisse. Per portarci, poi, forti e pimpanti, a gioire della dolce Itaca. 

FRASESergio Ramos, amato killer  ( calcisticamente parlando) dei Blancos dice : ” Ammiro Maradona, un grande. Ma tra lui e Messi ci sono anni luce; con Messi, sì, il migliore di sempre”.
COMMENTO. Ognuno ovviamente si tiene le opinioni che crede. Noi ad esempio pensiamo che quel feroce ‘ scassinatore’ di avversari da rendere inoffensivi, bocciato in storia, non veda oltre   le sue bravate.  Parlasse di quelle, forse, l’ascolteremmo pure; ma se si mette a spaziare oltre il suo (limitato) orizzonte, meglio lasciarlo perdere. Anzi, meglio tenerlo d’occhio, per impedirgli ( alla prossima occasione)  di trattare qualcun altro come quel poveraccio di Salah, che oltre al danno  col Liverpool s’è dovuto  sorbire anche la beffa di non aver potuto difendere come avrebbe voluto il  suo dolce Egitto ai Mondiali di Russia. 

FRASE Ventura, ex ct,  dice: ” Sono stato il capro espiatorio di colpe non (solo) mie”.
COMMENTO. Che il  ct Ventura sia o no (diventato) capro espiatorio non ci interessa affatto. Siam dell’avviso che di maldestri è zeppo il calcio nostrano. Sappia però che, a torto o a ragione, pur con tutta la clemenza possibile che gli potrà essere riservata, il suo prorompente  corpaccione non potrà che restare  per sempre legato ad una delle pagine più nere del calcio italiano. E’ inevitabile. E’ nell’ordine dei fatti. Allora, piuttosto che dare l’impressione di volersi salvare  alla Schettino, se ne faccia una ragione. Con un filo d’autocritica. Dignitosamente. Silenziosamente. E la chiuda là. Forse qualcuno potrà anche dimenticarlo.

FRASEThiago Silva: ” Il Milan è nel mio cuore e lo sarà sempre. Sarebbe bello chiudere la carriera in rossonero”.
COMMENTO. Una volta tanto, dal caro e colorito Brazil, giunge una voce non condizionata dalla pioggia di danari che stanno affogando lo bello  sport del pallone.  Un abbraccio Thiago, colà, ti aspettano ( sempre) a braccia aperte.

FRASE.  Sul ventilato trasferimento di CR7 “ Queste cifre nessuno, in Italia, può permettersele”.
COMMENTO. Ci mancherebbe. E chi vuole andare ad aggiungersi a quei tre o quattro panda superprotetti che sborsano soldi a palate senza che nessuno gliene chieda la provenienza?
Per CR7 non abbiamo sentito cifre. Per Neymar invece sì. Il Florentino padre padrone  dei Blancos avrebbe messo in bilancio 600 mln  per l’acquisto del giocatore, 300 solo per l’ingaggio. Un investimento folle, anche per una squadra abituata al perpetuo  nel rosso come quella madridista e che ( sia pur)  con 7,5 mln di fatturato ca, quei sonori esborsi di danari ( in un modo o nell’altro ) dovrà fare rientrare.

Che poi il giovin fenomeno carioca vada a finire come l’altro più stagionato fenomeno gallese, strapagato pure lui, e che in un anno è riuscito a trovare ( più o meno) soltanto un ferro da cavallo con una rovesciata acrobatica in finale Champions contro quegli sfigati dei Reeds, questo è tutto da vedere. Piuttosto, quando, da noi, si pronunciano certe frasi, sembra d’avvertire il transfert d’un piacere per altri che si vorrebbe nostro. Non siamo tutti uguali al Mondo. Vero. Ma a noi ( sinceramente) non sovviene piacere alcuno, soprattutto, per immedesimazione.
Anzi, che fortunati siamo non aggirarci più tra  ’ ricchi scemi’ pronti a svenarsi pur di accasare ( presunti) fenomeni che tali sono solo per chi ha preso l’abitudine  ( fair play consenziente o impotente) di saccheggiare sistematicamente questo sport ( ancora) alimentato dalla passione popolare!

FRASE. Balo dice ” E’ ora che l’Italia accetti l’integrazione. Come già altri paesi europei”.
COMMENTO. E’ ora, invece, che sia lui a crescere. Sul serio e non solo sul campo. Intanto gli altri, tutti quelli che gli fanno corona, se veramente ce l’hanno a cuore, lo stimolino a vedere le cose nella sua ( possibile) veridicità. Anticamera a pensieri e comportamenti corretti. Si è infatti chiesto il nostro Balo che fine avrebbero fatto le decine e decine  di migliaia di poveracci che sono approdate ( soprattutto)  sulle nostre isole  in questi ultimi anni?  Da qual paese d’Europa da lui citati  sono stati soccorsi, curati ed ospitati se non dalla ’razzista’ Italia?
Che qualche ‘frangia‘ di insulsi oscurantisti ce l’ha pure, ma sono sempre quelli e lontani dalla stragrande maggioranza di un popolo di 62 mln di persone. Il suo caso personale   , in questo senso, dovrebbe avergli insegnato qualcosa. Semmai, si sforzi il Balo di dare il meglio di sè in campo e fuori. Chè sono agli esempi concreti e non i predicatori  che la gente antica del Belpaese più rispetta. Ammira. Ama.

FRASE. Zizou dice: ” Vi spiega il mondo Real. Tanto lavoro, unità e grandi giocatori, questa la ricetta vincente”.
COMMENTO. Sicuro, Zizou, di non esserti dimenticato qualcosa? Gli arbitri, ad esempio, ma anche la dieta alimentare dei tuoi ( ex) galacticos, che nei grandi appuntamenti mettono le ali? E di Florentino che dici? Guarda che a lui fanno ombra anche i fili di seta d’improvvido baco. Attento.

FRASE. Rivela monsieur Platini ” Sì, visto che la finale più attesa era Francia e Brasile, abbiamo pensato bene di concederla. Ovviamente tramite qualche (innocente) trucchetto”.
COMMENTO. Che qualcuno in alto abbia (finalmente) ammesso quello che tutti non pensiamo allorquando  i santoni del sorteggio  frullano quelle palline, è cosa buona e santa. Ora aspettiamo che qualcun altro, con lo stesso coraggio, e senza ironia, ci venga a spiegare come mai in certi campionati, e nelle manifestazioni internazionali ( Champions in testa), c’è gente che vola. Senza  tirare il fiato. Che mangia: bresaola o stoccafisso?

FRASE.  Blancos infuriati: verso chi parla di ‘furto’ parte la querela.
COMMENTO. Non devono essere messi bene da quelle parti. Perchè, se per ‘reprimere’ diversità di vedute ( inevitabili  nel calcio) si rivolgono  ai legali, devono essere (davvero) sull’orlo d’una crisi di nervi. Peraltro mai vista, al  monumentale Bernabeu. E comunque ammesso e non concesso che riescano a rintracciare i  milioni e milioni di quanti  sono inorriditi davanti alla (incauta o fraudolenta? ) decisione del giovane arbitro inglese, che faranno in futuro? Mica vorranno aggiungere allo staff di giacchette nere anche un pool di legali? Eppoi, vogliono o no ‘sto VAR?

FRASE. Dice Andrea Agnelli, 42 anni, presidente Juventus ” Oggi l’arbitro non ha capito nulla. Ma il discorso va più esteso. Serve la Var anche in Europa. Collina e la sua vanità vanno a colpire le squadre italiane per una designazione imparziale. Un designatore va cambiato ogni tre o cinque anni. Per avere una evidente imparzialità si va a colpire le italiane in maniera quasi scientifica”.
COMMENTO. Che l’arbitro ‘pattumiera‘ inglese sia servito ad eliminare la Juve è stato fin troppo chiaro. E inquietante. Tanto più che, come dice il presidente bianconero, dovrebbe essere stato un italiano, tale Collina, a cacciarlo tra i piedi dell’orgogliosa Signora. Ma Collina, a quanto pare, non è  nuovo a queste prestazioni. Le squadre italiane infatti  e non solo la Juve, in proposito,  hanno una lunga serie di ‘ furti‘ da reclamare. E non a causa del solito, manipolato, sfruttato, vittimismo. Milan, Lazio, Roma hanno smoccolato ad josa davanti a  direttori di gara che hanno ‘ pilotato’ gli incontri a loro ( insindacabile e univoco )  ‘modo di vedere’.

E questo rattrista. Perchè quella fiducia finora riposta nelle istituzioni europee del calcio va visibilmente scemando. E non solo da noi. Infatti andate a chiedere a Rumenigge cosa pensa dell’ultimo confronto tra la sua corazzata e quella del ‘onnipresente’ Florentino. Collezionista ( ad oltranza)  di Coppe, Trofei e Palloni d’oro ( ormai sempre  meno credibili).

 

FRASE. Zinedine Zidane, ct del Real, dice: ” Dicono tutti(?) che il rigore fosse netto”. Rincara il suo baldo campione noto come CR7 ” Non capisco le loro proteste: senza fallo Vasquez avrebbe segnato”.
COMMENTO. Due frasi per una.Intanto pensavamo che in quel calderone a strapiombo sul campo da gioco si fossero, col tempo, resi esperti nel valutare le prestazioni loro ed altrui. E anche i rigori, quando si danno e quando no. Sembra invece che le cose non stiano così. Sembra piuttosto che quelli di pallone capiscano solo quanto che gli va sul loro conto. Non l’avessero capita, la nobil Signora gli ha fornito una lectio magistralis di cui conservare eterna memoria.

Insomma quel rigore l’hanno visto solo loro. E comunque a parte l’arbitro ‘pattumiera‘; a parte Vasquez; a parte il solito isterico puntero detto CR7, su quello stadio  vanno fiorendo storie strane. Da verificare. Storie simili a leggende nere. Come ne sono nate, nel passato, su certi ambienti storici in cui a ‘gestire‘ potere, danaro e successo erano veleni e pugnali. In quel ‘ maledetto‘ impianto  in fase di ristrutturazione, va a diffondersi infatti la convinzione d’averlo trasformato in una sorta di ‘ porto franco’  dove a legiferare sono loro e non altri. Non il calcio europeo. Non chi merita di vincere. Non chi gli fornisce ‘lezioni‘, ma solo chi gli scarica ( a comando) la sua ’pattumiera’. 

FRASE. Assicura Gianfranco Zola, 51 anni, ex calciatore: ” Inglesi più avanti. A noi  manca il talento più che il denaro”.
COMMENTO.  Non bastavano gli anglofili e don Capello, che s’è aggiunto anche il nostro Gianfranco al coro di quelli che vedono il nostro calcio morto e sepolto sotto una spessa coltre di diffusa mediocrità. Eppure, i lor signori, dovrebbero prima del flatus voci verificare quanto sta accadendo attorno ai loro preziosi occhietti. Perchè, se è vero che la Premier è la lega che incassa  incassa di più, non altrettanto vero è  che si la migliore visto che nell’ultimo turno di Coppe è riuscita a malapena a salvare in Champions due squadre ( City e Liverpool)  in Uefa una  ( Arsenal) .  Come noi, che nel ranking Uefa gli stiamo appresso per una manciata di punticini.
Inoltre, che il  City ( degli sceicchi  spendaccioni  e del Pep) sia una ‘ macchina da guerra imbattibile,  è tutto da vedere; semmai, per la sua storia, tra le compagini d’Albione, ci parrebbe più insidioso il Liverpool, che comunque non è l’apice del calcio inglese e ( tantomeno) europeo. Se poi ci volessimo trasferire alle nazionali di sua Maestà, a parte il recente timido risveglio delle giovanili tutto da confermare, sono lustri che non le si vedono ai vertici del calcio mondiale. La loro nazionale maggiore, addirittura, madre di tutte le nazionali al Mondo, dopo avere ‘ rubacchiato’ un Mondiale in epoca preistorica, non s’è manco più affacciata sulle ribalte mondiali.

Dunque continuare a proporre a 360° gradi  il modello Premier con tanta insistenza, ostentazione e (monotonia) fa restare perplessi. Per cui, ci piace parteggiare per il buon Di Biagio. Che con un pizzico di (sano) orgoglio ( italico) ancora non venduto al migliore offerente, dice ” Fuori ci maltrattano. A volontà. Dai ragazzi voglio maggiore personalità.
Certo. Ma  qui  abbiamo giocatori da Spagna e Brasile”. Noi, quadristellati, siam fuori dal Mondiale di Russia.  E’ vero. Ma  per ( mandata) di sciagurati al vertice o di mediocri pedatori alla base? Eppoi, suvvia, sinceramente, donde stanno alloggiati tutti questi fenomeni  dell’ aureo Altrove? L’incontro Inghilterra-Italia, a Wembley, pur dando il giusto peso alle amichevoli, è finito in parità: 1-1. Come volevasi dimostrare?

 

* FRASE. Scherza l’amabile Leo Turrini ” Lewis, nel post gara, dentro quell’abitacolo da cui non voleva più uscire, sembrava Polifemo dopo essere stato accecato da Ulisse”.
COMMENTO. In effetti la ‘sorpresa’ propinata dalle ’rosse’ non dev’essere stata di quelle facilmente digeribili. Soprattutto dopo la pole fantascientifica del giorno prima. Stando a quei tempi, infatti,  le umili ‘rosse‘ avrebbero dovuto finire distanti anni luce dalla superba ‘ freccia d’argento‘ del re nero.  E invece, ecco che l’imprevedibile ‘macchinina rossa’ che sembra avere assunto sembiante umano va a compiere uno dei suoi innumerevoli colpi di scena. Che sono anima e sangue della sua storia straordinaria. Sua e soltanto sua. Ecco perchè quand’anche  passa al fianco ti fa scorrere addosso brividi ineffabili. E un po’ dovunque. Qua e là pel Pianeta.

FRASE. Sbotta  Pochettinomister Tottenham: ” Prima della gara c’era Agnelli e dopo, con lui, anche Marotta. Ho visto come nell’intervallo abbiamo messo pressione sull’arbitro. Alla fine c’erano due rigori per falli di mano, non ce ne ha dato alcuno”.
COMMENTO. Mauricio Pochettino come milioni di italiani sparsi nel mondo spesso e volentieri non sa se dar precedenza allo jus soli piuttosto che allo jus sanguinis. Lasci perdere, per favore,  visto che più italiano di così non potrebbe.
Anche perchè se c’era un rigore sacrosanto  quello doveva essere dato alla Signora e non al (poco) sereno Maurizietto. E se ne faccia ragione: il suo Tottenham non è la Juve.

 

* FRASE. Dice Paolo Condò, in Confidential ” Se per vedere la partita più bella del mondo scegliete Liverpool- Manchester United non andate troppo lontani dal vero”.
COMMENTO. Rispettiamo tutte le opinioni. Anche quelle dei fans anglolifi  più coriacei come il Paolone, a mezzo  tra ‘rosea’ e SkySolo che, guarda un po’, non condividiamo. No. Intanto perchè il nostro insiste su una ‘ modernità della Premier che (ultimamente) ha affollato di ( ulteriori)   attori la sua scena’ che a noi appare, ma solo in parte. Spiacenti.

Anche perchè ( a parte certi aspetti economici-organizzativi della Premier che non convincono ) occorre che qualcuno (ci) chiarisca una volta per tutte come si faccia a correre (e resistere ) così tanto. Noi, se Wigghin o Froome sono alimentati a stoccafisso o a bresaola vogliamo saperlo, chiaramente, ora, e basta.
Eppoi, anche solo selezionando i titoli che vanno in campo, per il Liverpool sono 5 Champions e per lo United tre. Otto, se non erriamo, comunque meno delle dieci che  ( tanto per fare uno degli esempi a noi consentiti) calcherebbero il vestusto San Siro,  con Milan ( 7 Champions, 18 Scudetti) e Inter (3 Champions, 18 Scudetti).
Le quali,  storie e titoli alla mano, avrebbero ( tanti) più  crediti per essere incluse tra ile  pretendenti alla  partita ‘più bella del mondo’.  O no? O forse che, per noi, italioti d’antico pelo,  l’erba più verde resta sempre ( e comunque) quella del vicino? Cilicio  alla mano?

FRASE. ” Il dato importante per il calcio italiano è che c’è una generazione di talenti veramente interessante. Tra l’altro sono tutti titolari in A. Una ottima base della squadra per ripartire”. Così dice Marcello Lippi, ora migrante in Cina, alla guida della Nazionale del dragone, ma già campione del Mondo.

COMMENTO. Di seguito riportiamo quanto avrebbe detto un altro dei nostri (presunti ) tecnici.
Quel Capello che dopo avere trovato pepite d’oro nel ricco eldorado del  Milan berlusconiano, se n’è andato a scorrazzare per il Mondo  con risultati ( sovente) poco lusinghieri. Al momento è riparato in Cina, con magno gaudio del pueblo calcistico nostrano. Sì, perchè mentre lui non vede altri vedono. Non diciamo un futuro roseo, ma almeno da giocarcelo, magari alla pari con altri strombazzati rivali.

Ce ne vuole a snobbare l’azzurro, aspirante pentastellato, ma l’ingrato ed orbo friulano c’è riuscito. Fortuna nostra è che dalle parti della Tuscia, c’è ancora qualcuno che di calcio, e di giovani talenti, s’intende.

*

FRASE. Capello ” Non sono interessato alla Nazionale. Anche perchè oggi  manca il talento”.
COMMENTO.  Di frasi orribili caro  Capello, nella sua peregrina carriera, ne ha dette molte. Per quel che ci riguarda se non lo chiamano a vestirsi d’azzurro è perchè non lo  merita. Allenare infatti una squadra  ricolma Baresi, Maldini, Baggio  son buoni anche quelli del Dopolavoro ferroviario. Reperibili, tra l’altro, a prezzi migliori del suo.
E inoltre non è affatto vero che non ci sono talenti. Il problema è intravvederli  per tempo e non quando sono belli e svezzati. Cosa a lei, evidentemente, impossibile.  Resti quindi pure in Altrove. In Cina o dove meglio crede.  Nessuno la piange. Nessuno la vuole.  Tanto più se la andiamo  a ricordare  per le memorabili imprese che  ha compiuto con con le nazionali di Inghilterra e Russia.

*

FRASE. Dice Montella: ” Il Siviglia negli ultimi dieci anni ha vinto più del Milan“.
COMMENTO. Il Montella, dunque, che   al Milan non è riuscito a tirar fuori il classico ragno dal buco è stato chiamato  grazie alla ineffabile volontà della  Provvidenza in quel di Siviglia, squadra tosta e ( ultimamente ) per tre volte vincente in Uefa ( ma 3 Uefa valgono una Champions?)Ambiziosetta, comunque.
Sarà allora ben per lui più che sparare ciacole a vanvera non ripeter le prestazioni sue. E comunque sia resti sempre grato ad una maglia che anche se vestita con scarso costrutto gli ha concesso di mettersi in vetrina in ambito internazionale. E si rimbocchi  l’ingegno oltre che le maniche.
Perchè se al povero Diavolo  per attendere  il ‘ ragno‘ hanno pazientato ( circa ) due stagioni, al Siviglia san tornare  sui loro passi molto, molto prima. Ambiziosetti come sono. Come volevasi dimostrare.

NOTA.

° Il Milan  ( nonostante la temporanea povertà) è  la terza squadra al mondo per numero di titoli internazionali conquistati (18, a pari merito con il Boca Juniors e alle spalle di Real Madrid e Al-Ahly, rispettivamente a quota 24 e 20).Nella sua bacheca figurano, a livello internazionale, 7 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 5 Supercoppe europee, 3 Coppe Intercontinentali e una Coppa del mondo per club FIFA.Se in ambito internazionale il Milan è la squadra italiana con più successi, la prima italiana ad aver vinto la Coppa dei Campioni (nel 1962-1963) e la seconda squadra europea e prima italiana per numero di finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate (11), in ambito italiano è il secondo club più titolato, a pari merito con l’Inter e alle spalle della Juventus (52 trofei), avendo vinto 30 trofei nazionali: 18 scudetti, 5 Coppe Italia e 7 Supercoppe italiane.
Complessivamente, con 48 trofei ufficiali vinti (30 nazionali e 18 internazionali), è il secondo club italiano più titolato dietro alla Juventus (63). È stata inoltre la prima squadra a vincere, nel 1991-1992, il campionato italiano a girone unico senza subire sconfitte,eguagliata dalla Juventus nel 2011-2012 Il club figura (al momento ) al quarantunesimo posto della graduatoria continentale dell’UEFA.

 

° Questo invece il  palmarès del Siviglia:  1 campionato spagnolo (1945-1946), 5  Coppe del Re (193519391947-19482006-20072009-2010) 1 Supercoppa spagnola (2007). In ambito internazionale, invece, da che è al mondo, ha vinto 5  Coppe UEFA/Europa League (2005-20062006-20072013-20142014-20152015-2016), record nella competizione, e una Supercoppa UEFA (2006). Attualmente occupa l’8º posto del Ranking UEFA.

( Fonte Wikipedia)

*  CARNEFICI E VITTIME. Due libri hanno riproposto in questi giorni un’ antica domanda: “ Perchè il carnefice ci conquista più della vittima“? Così è, infatti, se vi pare (e non vi pare)? Accettiamo allora la risposta che sul tema diede Nietzche? Ovvero: ” ( ) non già per lo stupore di fronte alle cose; ma per lo stupore di fronte all’orrore delle cose”? Oppure, andiamo a rovistare lumi presso altri  lidi?

 

ALTRE DALLA CRONACA.

 

UNA STORIA DA NON DIMENTICARE. Lo hanno trovato senza vita, nella cameretta d’albergo prenotato dalla  squadra per l’incontro  di mezzogiorno contro l’ Udinese. Avrebbe dovuto scendere  nella sala pranzo intorno alle 9,30. Anticipando come al solito gli altri, lui, generoso e puntuale capitano . Non lo hanno visto, stranamente, e hanno mandato un massaggiatore a verificare la situazione. Purtroppo drammatica, incredibile. Visto che il  valente difensore viola, 31 anni appena compiuti, giaceva nel suo sonno eterno,  che lo aveva colpito nel corso della notte.
Sono stati i suoi compagni a chiedere di non giocare.
Immediatamente seguiti dai friulani e, una dietro all’altra, da tutte le squadre di A e B. Il commissario Malagò non ha fatto altro che prendere atto d’una volontà diffusa. Fortemente provante. Anche perchè Davide era benvoluto un po’ da tutti. Allevato nelle giovanili del Milan era passato ad altre squadre, come sempre capita (anche) ai migliori talenti giovani del nostro movimento.
Ultimamente era stato alla Roma ( un anno) per trasferirsi ,poi, successivamente,  alla Fiorentina. Dov’era pronto un contratto per vestirlo di viola fino al termine della sua carriera.

Davide Astori vestiva anche la maglia azzurra. Il suo sogno da sempre. Nel Mundialito contro l’Uruguay  aveva segnato il gol  che aggiudicava alla Nazionale di Prandelli  il terzo posto del torneo. A Firenze aveva trovato la sua ‘dimensione’ ideale.
Lo aveva confessato apertamente. In pratica, grazie alle  sue qualità non solo calcistiche, era stato prescelto per far dachioccia ad una Viola ( di molto) ringiovanita dopo un anno di ( relative) delusioni. Ci stava riuscendo. E forse proprio questo è il rammarico più grande. Non vederlo sgranare i suoi occhi chiari e sorridenti sul lavoro che stava portando avanti e che , prima o poi, darà i suoi frutti.

Lascia una bimba di due anni, Vittoria, che non potrà mai più godere del suo vigoroso abbraccio. La vita, spesso, è crudele. Potrà però alimentare l’orgoglio di avere avuto un padre così. Bravo sul campo. Amato fuori campo. Esempio acclarato di quei talenti nostrani che solo miopi maneggioni non riesco a vedere e valorizzare come meritano. A tempo debito, si sa, e non quando questi hanno già speso il meglio della loro vita ( non solo) sportiva.

 

 LI FATE O NO QUESTI NUOVI  STADI? Sottoscriviamo il testo diffuso a pagine intere da Sky per salutare  il nuovo inizio del calcio italiano.  ” E’ il momento.
Sono grato della fiducia che tutti ripongono in me, fiducia che però io non merito, perchè da solo non sono niente. Pronti a dare tutto, ce ne sono tanti come me: dieci, trenta, centomila.
E cresceremo ancora. Qualcuno proverà a dividerci, ma si ingannano se pensano di riuscirci. Perchè noi siamo destinati a fare grandi cose
“.

( Giuseppe Garibaldi, giorno di Pasqua 1861)

 

 

 ARGOMENTI ( NON SOLO)  DI SPORT

POLO BIOTECH ITALIANO. ” Abbia fatto una lunga rincorsa, oggi possiamo dire di averla compiuta”. Così Mauro Scaccabarozzi, presidente Farmindustria in preparazione dell’Assemblea annuale. L’industria farmaceutica italiana ha scalato progressivamente la classifica Ue dei produttori di farmaci, segnando negli ultimi dieci il maggior incremento  dell’export tra i grandi Paesi, registrando un +107%, passando da 1,3 mld a 24,8 mld.
Il 60% delle imprese italiane ha capitale estero ma un alto indici di presenza nazionale nella produzione, mentre il 40% ha capitale italiano ( spesso si tratta di aziende familiari che hanno saputo internazionalizzarsi e aggredire i mercati oltre confine) ma realizzano circa il 70% della cifra d’affari fuori al Paese.
Sono riuscite a combattere la concorrenza tedesca grazie al mix di capitale umano, flessibilità e creatività, tipiche del made in Italy, e a un costante aumento della produzione, con una crescita della occupazione: il 93% dei nostri addetti ha un contratto a tempo indeterminato. Non basta l’export, però, le nostre imprese per crescere hanno bisogno anche del nostro mercato  e dunque del Paese che deve restare attrattivo.

 IL PIAVE MORMORO‘. Il 15 giugno 1918 iniziò l’offensiva generale dell’esercito austro ( ungarico-tedesco). Il 16 giugno si poteva dire che il piano austriaco era sostanzialmente fallito. Tanto che pochi giorni dopo il nemico era tornato sulle posizioni di partenza. I nostri ragazzi, tra cui quelli giovanissimi classe 1899, l’avevano respinta. Clamorosamente. I numeri hanno poi dato la misura della vittoria.
Con 150 mila perdite austriache ( tra morti, feriti e dispersi) e 85 mila italiane.  Fu una grande vittoria, decisiva per le sorti della Prima grande guerra, ma che però ” non ebbe adeguata eco nella storiografia europea che considerava ( a torto) come scenario centrale e fondamentale quello francese, mettendo in secondo piano tutti gli altri fronti. L’inglese Liddell Hart nelle 600 pagine della su fondamentale storia della Grande guerra dedica tre righe agli scontri di giugno. Una differenza di considerazione che avrà un peso determinante nella distribuzione dei compensi al tavolo della pace e nella rottura delle alleanze che avverrà ( con danni) negli anni successivi”.

Se vogliamo andare alle radici di certi atteggiamenti europei nei confronti della giovane Italia (ri)trovata e (ri)unita  nel 1861 non basta, dunque, che sfogliare qualche libercolo. E’ vero che la storia che si racconta è quella dei vincitori, ma in questo caso anche l’Italia figurava ( o doveva figurare) nel lotto dei vincitori. Verità vuole però che quando s’è trattato di dare più che di prendere, tanto i cuginetti d’Oltralpe quanto i pescatori d’Albione e finanche i perdenti d’Alemania, hanno sempre mostrato il ‘braccino corto’ nei confronti della bella e  imberbe Italia.  Corto e insulso. I risultati della Seconda guerra, poi, hanno peggiorato la situazione.
Al punto che oggi, tutti, anche i bolliti più bolliti del Vecchio continente, si sentono in dovere di distribuire giudizi, pagelle, compiti e compitini ad un Paese che quando ( tutti o quasi) coloro che oggi fungono da soloni  e santoni  issavano palizzate i nostri tenevano città moderne, sviluppate, con tanto di fori, palazzi (anche) di sei piani, acquedotti e strade che collegavano (almeno) tre continenti. E’ vero che l’ignoranza vuol la sua parte, ma adesso ( per favore) basta.

AMERICA Vs USA? Se uno va andare una sbirciatina a ‘ Il libro dei fatti’ 2017, scopre che il Pil degli Usa si aggira intorno ai 18 mila mld di dollari. Una enormità che tale appare davanti alle concorrenti, prese singolarmente tranne la Cina che ( a star sentire lei) sta risalendo la graduatoria di gran carriera. Unica economia che potrebbe star al pari della stelle e strisce può essere solo quella europea, non presa singolarmente però, ma nel suo insieme.
Basta infatti assommarne anche solo alcune del Vecchio continenteGermania ( 3.800 mld), Spagna ( 1.600 mld), GB ( 2.700 mld), Olanda ( 0.832 mld), Polonia ( 1.ooo mld), Francia ( 2.600 mld), Italia ( 2.300 mld), che al totale diventano 14.ooo mld ca. Se si aggiungono poi tutti gli altri della Ue ( Turchia esclusa, quindi) non si arriva tanto lontano dalla vetta della  prodigiosa economia mondiale. Che cosa significhi tutto questo per noi è ovvio. A dividere et imperare questa volta può essere mister Trump, anche per avvantaggiare i suoi lavoratori rispetto ai nostri. Brutta piega. Ma che vogliamo fare noi, della leggiadra Europa, andar da lui col cappello in mano e in ordine sparso?

TRUMP E I DAZI. Il tracotante presidente Trump, che una ne fa e due ne sbaglia, non sapendo come girarsi i pollici ha preso ad evocare la possibilità di dazi al 20% sulle autovetture da importazione, contro il 2,5% attuale. In più le autovetture di provenienza estera potrebbero restare soggette alle restrizioni in tema di emissioni varate da Obama. E tuttavia i possibili dazi, avrebbe un effetto limitato. Visto che quasi tutti i costruttori hanno proprie fabbriche negli Usa che rappresentano una quota di immatricolazione tra il 65 e l’80%. L’industria Usa dell’auto vale 3,5% del Pil  statunitense e occupa 2,5 mln di persone.

 DISASTRO BREXIT?  Chi glielo ha fatto fare a quei furboni d’Albione di votare la brexit, ( forse) non lo sanno manco loro. Certo è che la signora May, 61 anni, premier del governo inglese, è costretta a smoccolare a destra e a manca.
” Ragazzi – ripete ai suoi, molti dei quali ( abitualmente) rintanati in quei fumosi pub che deliziano tante ore dei sudditi di Sua Maestà - , qui, non ce la caviamo proprio per nulla. Qui non ci danno quel che vogliamo. Qui ci portano via anche quei pochi mutandini  rimasti dopo avere vendute tutte ( o quasi) le nostre squadre sportive  a foresti”.

La signora May, tuttavia, da buona azdora britannica, non si tira indietro. ” Voglio essere diretta – dice – perchè dobbiamo tutti confrontarci  con alcune dure realtà. Stiamo lasciando il mercato unico. La vita sarà diversa, dobbiamo rendercene conto. E al più presto possibile”.
I contraccolpi, soprattutto, sul piano economico ( e doganale) saranno notevoli. Anche al pub, tra una birra e l’altra, si comincia a rendere conto. Tanto che certe ‘ linee rosse’ proclamate in passato appaiono ogni giorno di più sbiadite.
Gli ultrà della brexit chiedono una rottura netta e schiumano – nota il Corrierone- ad ogni accenno di limitazione della libertà della sovranità britannica. Dimentichi loro, stranamente, che di libertà si può ( anche) morire.
Soprattutto se quella libertà è messa al servizio del passato ( che non torna) piuttosto che del futuro ( che sicuramente ci sarà). E più veloce di quel che lo si attende, insieme e non in ordine sparso, perchè se  (tanti) sudditi di Sua Maestà si sono andati ad annebbiar  i riflessi ( presso qualche fumoso pub)  gli altri ( pel Globo) li tengon assai desti e mirati.

REALISMO EUROPEO. La ‘rosea’ ha resa pubblica una ricerca condotta dalla Swg ( società certificata dal 1999) sui ‘sogni’ dei tifosi, sognatori per definizione ma che all’occorrenza hanno imparato  anche  di stare coi piedi per terra, valutando le diverse situazioni possibili col necessario realismo.
Ebbene, che indica la ricerca frutto di interviste realizzate ( ball’interno di un campione di 1000 soggetti maggiorenni residenti in Italia) tra il 24 e 25 ottobre scorsi?
Swg ha preso come punto di riferimento il Real, ultimo campione d’Europa. E ha chiesto ai tifosi ‘ di misurare proporzionalmente il livello di tutte le altre squadre’. Il punteggio maggiore ( 81%) è andato al Barca, considerato ( in genere) alla pari se non superiore ( 26%) al Real. Dopodichè viene collocato il Psg,  la spendacciona  squadra di stato del Qatar parcheggiata in Europa,  a Parigi.
La Juventus , prima delle italiche, rientra nelle top 10, con un 44% che la colloca ( almeno) allo stesso livello del Real. A seguire vengono il Napoli ( bastonato dal City, con sette gol in rete nei due incontri del girone) e la Roma ( che  dapprima ha pareggiato e poi bastonato il Chelsea, campione d’Inghilterra).

Tra l’altro la Coppa dalle grandi orecchie è considerata ormai dagli afecionados la competizione di punta del calcio mondiale. E dunque ancor più appetita del Campionato italiano. Diversa valutazione corre per l’Europa League, considerata ( maldestramente) dai più un vero e proprio ‘fastidio‘. Se non un ’danno‘.
E questo, molto probabilmente, perchè ai tifosi nostrani non hanno ancora ben spiegato quale importanza rivesta il secondo torneo continentale.

Intanto perchè favorisce numerose necessità   delle squadre ( continuo confronto internazionale, utilizzo di rose spesso esagerate,  etc) eppoi perchè attribuisce punti preziosi per la collocazione nel ranking, che è poi quello che assegna o meno i posti validi in particolare per la partecipazione alla Champions.
In questo momento l’amabilmente  sottovalutato calcio italiano in realtà sta sul podio del ranking Uefa ( terzo), dietro ( d’una inezia alla Premier, seconda) e davanti ( di oltre un punto e mezzo) alla Bundes ( quarta). Autoflagellarsi e autolimitarci, considerandoci più competitivi soltanto dei francesi ( quindi) è come ( al solito) quello strano esercizio di prolungato complesso d’inferiorità sul quale prosperano, da anni, a go go, i tanti esterofili pronti  ad elargire ad ogni piè sospinto ( più o meno) dotte omelie al popolo (  bue ) dei tifosi nostrani.

 

L’ESEMPIO ( EMBLEMATICO?) DEL SOMMERGIBILE VIGILANT.  Avrete nelle orecchie i continue omelie  propinate da decenni dai nostri saggi. Per costoro, l’  ameno mondo italico è (ri)colmo di culture da svecchiare, di comportamenti condizionati da una infinità di anacronistici e deleteri tabù ( sessuali in primis), da famiglie che allevano mammoni e non giganti capaci di affrontare da soli  le  immani sfide del nostro tempo. Avrete, di certo, nelle orecchie.
E se qualcosa dovremmo cambiare a quali altri esempi ( o culture) dovremmo ispirarci? I nostri saggi, in proposito, non hanno dubbi: alla cultura anglosassone con tutti i suoi derivati, figli o figliolini,  in Patria ed Oltreoceano. 

Lasciando in pace l’Oltreoceano ( soprattutto quello a stelle e strisce) che proprio in questi giorni sta facendo di tutto per  farsi odiare  dal resto del Mondo, accontentiamoci ( si fa per dire) d’un frammento ( esemplare)  di cultura evoluta e senza tabù che ci arriva grazie ad   una normalissima news di cronaca.
Fornita ( in ispecie) dal fondino di  una rivista mensile di carattere tecnico-specialistico ( Panorama &Difesa, dicembre 2017)  che nulla ha a che fare con i periodici dediti agli scandali.
Questa è la news:  nove marinai del sottomarino di Sua Maestà britannica Vigilant, sottoposti ad un controllo di routine, sono risultati positivi ad un test sull’assunzione di cocaina mentre erano in servizio; un ‘vizietto’, l’uso di stupefacenti, già noto e ritenuto abbastanza diffuso.
Le statistiche parlano infatti di 63 marinai espulsi dalla Royal Navy tra il 2007 e il 2011 per episodi di droga, mentre nel 2016 il numero dei casi è salito a 80 coinvolgendo gli equipaggi di alcuni sottomarini nucleari d’attacco e personale della base di Farslane, in Scozia, alla quale questi fanno capo.
Tornando al Vigilant, un decimo marinaio è stato accusato di avere avuto rapporti sessuali con una prostituta e di averla poi derubata, mentre un undicesimo è stato sottoposto alla corte marziale per essersi allontanato imbarcato su un volo di linea per rientrare in Gran Bretagna a  (ri)abbracciare la sua amichetta.
Ma l’elenco degli episodi di cattiva condotta non finisce qui: il comandante del Vigilant, il 41enne Stuart Armstrong, sotto indagine dall’inizio di ottobre, è stato rimosso per avere intrattenuto a bordo del sottomarino una relazione con uno degli ufficiali sottoposti, la 25enne sottotenente di vascello Rebecca Edwards, mentre il comandante in seconda, Michael Seal ( 36 anni), è stato sbarcato assieme alla 27enne tenente di vascello Hannah Litchfield, ufficiale tecnico d bordo, dopo la scoperta del loro coinvolgimento in una relazione extraconiugale.

La vicenda del Vigilant ha suscitato commenti vari. Che non possono esimersi dal rimarcare la ‘ sregolatezza diffusa regnante a bordo del sottomarino’, indice ( evidente) di un grave allentamento della vigilanza e di una tolleranza (  in qual misura affiorata? ) altrettanto inaccettabile.
Le  fonti vere di preoccupazione, costumi e tabù ( sessuali o meno ) a parte, sono almeno un paio. La prima: è davvero possibile che un compito di vitale importanza quale l’esercizio della deterrenza nucleare possa finire in mani  tanto esplicitamente inidonee?
Il numero dei soggetti coinvolti nel ‘caso Vigilant‘ ammonta ( ufficialmente) a circa un decimo dell’intero equipaggio del sottomarino: una percentuale non di certo trascurabile, e che qualcuno addirittura la ritiene inaudita se si considera che basta uno di questi battelli per  scatenare una irreversibile catastrofe mondiale.
La seconda: non è che  ( mandando in altro loco i  saggi) invece di inseguire paradisi inesistenti possiamo tenerci  ben stretti  ( magari con qualche  aggiornamento) i nostri? Quelli domestici, certo,  tanto vituperati,  donde dalla notte dei tempi si punta ad    affetti radicati e certi  piuttosto che a rapporti  mutevoli come il vento,  frutto amaro d’ una sregolatezza allo sbando?
Paradisi disegnati  da millenni, e che sono  stati l’anima,  la carne e il sangue  d’ una solidissima  visione della vita e della società trasferita, poi, attraverso strumenti e fasi diverse, e sia pur con qualche contraddizione, all’intero Pianeta?

IL DIO DANARO. Il dio danaro s’è impossessato dello sport e ( in primo luogo) del calcio. E se tutto al mondo va misurato con quello, diciamo pure che la nostra Serie A è in chiara rimonta sulle maggiori restanti consorelle europee. La Serie A, infatti, durante questa torrida e lunga estate di calciomercato , ha sfondato il tetto del miliardo; qualche centinaio di milioni sotto alla paperona Premier, la quale però s’avvantaggia sulla Serie A  grazie agli enormi introiti dei diritti televisivi esteri ( oltre un miliardo contro i 180 mln nostrani, più o meno); ma molto più in alto di Liga, Bundes e Ligue 1 ( quest’ultima sui 600 mln,  grazie   alle sparate della squadra di stato del Qatar battezzata, all’uopo, Paris Saint Germain). Dal 2012 la nostra Lega ha triplicato gli investimenti, passando dai 373 del 2012 ai 1.o37 del 2017.
Tra le squadre in evidenza il Milan ( 228 mln); ma anche Roma, Inter, Samp, Toro e perfino il Cagliari non sono stati di certo con le mani in mano. La Serie A sta rimontando alla brutta, su tutto e tutti, e se come si auspica anche gli introiti esteri daranno i frutti sperati non è detto che tra qualche anno ( o mese) diventi proprio la bistrattata  la Serie A il campionato più ricco del pianeta. Con qual fondamento e costrutto non è dato a sapere. Cresciamo, alla grande,  e questo ( al momento)  basta. Speriamo solo che tra tanta grazia non dimentichiamo la sostanza vera, quella di far nuovi stadi.

Saranno  afflitti i menagrami, ma andranno in delirio  i facitori del libero mercato, i quali, gatton gattone, da gran liberali,  stanno giocherellando sui prezzi con inusitata goduria e avidità. Intanto, se Dio vuol,  hanno chiuso le porte del Calciomercato. In tutta Europa. Con N’peperempè, Nebbelelè e Coutintino finiti ( o quasi)  grazie a centinaia di milioni nelle braccia dei ’poveri fessi’ che gettano dalla finestra soldi altrui. Per costoro il fair play finanziario manco esiste; comprano con tutti gli espedienti del caso, gonfiando qua e deprimendo là, svolazzando come nugoli di cavallette arrivati dalla steppa o dai deserti. Guarda caso i loro habitat naturali. Dire che il Psg sia una squadra di calcio fa ridere.

Quella è una squadra di  Stato, acquistata  e foraggiata da una vena inesauribile di  danaro pubblico solo perchè comodo veicolo per condurre a termine operazioni varie.
E non sempre chiare. Certo, molti di quei soldi non solo non restano e non resteranno nel calcio ( vedi le assurde commissioni a procuratori ultra miliardari) ma voleranno via, qua e là, con destinazioni tutte da (ri)costruire. Il pericolo c’è. D’inflazionare ( o di infettare) il tutto.  Non limitatamente al sistema calcio, sia chiaro, che però nello sport agonistico fa da traino. Alto.  Molto alto. La senora Uefa, per caso, dorme?

FATECI CAPIRE. Sul ‘Corriere’ ( firma Alessandro Bocci) poco tempo fa si è letto ” La Juve di Andrea Agnelli non ha solo vinto sei campionati di fila e raggiunto due finali Champions. E’ prima per fatturato, numero di tifosi, monte ingaggi. Bella e ricca, dunque, quasi perfetta verrebbe da dire…
Il fatturato della Juve è in linea con  quello dei grandi club europei, Real, Barca, e United: 562,7 mln anche se in parte gonfiato dalla cessione di Podgba. All’Inter i numeri sono più bassi. L’ultimo fatturato ha superato i 300 mln ( 318,2) ed è cresciuto del 32,7% rispetto a quello di due anni fa. Con l’Europa potrebbe avvicinarsi ai 400 mln…”.

Il 24 gennaio sulla ‘rosea’ si è letto: ” La Juve è la prima delle italiane, decima per il quarto anno consecutivo. I suoi ricavi al netto dei proventi da calciomercato sono saliti a 405,7 mln nel 2016/17 ( erano 338 mln) grazie al boom Champions. Deloitte però avvisa che sarà difficile consolidarsi nella top ten dei prossimi anni. In testa alla classifica europea resta lo United, a quota 676,3 mln, seguito dal Real con 674 mln e il Barca con 648,3 mln. Valori fuori portata delle italiane, anche se la Juve è in crescita e così l’Inter, che passa al 15°posto.
Allora, per riassumere: per il ‘Corriere’ la Juve è in linea con i club europei, per la ‘rosea’ è  fuori portata :  si può sapere come stanno le cose? Annamo avanti o a puttana? Per far chiarezza, non è che ci costringerete a  rivolgerci a quel beato esterofilo di Gianfranco   Teotino?

 

IL SOVRANISMO. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davano ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico.

Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati. Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini.
Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’. Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa. Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro. Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri i quali la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, la storia vera, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinito coraggio e  generosità?

EXCURSUS STORICI

MASNADE MERCENARIE.  L’origine dei capitani di ventura va ricercata  tra i rami cadetti della nobiltà, spazzati via fin dalla nascita nelle rivendicazioni del casato. Alcuni di questi capitani ( o condottieri) arrivarono perfino, fra Tre/Quattrocento, a fondare stati. A certe condizioni resta difficile affermare che i capitani di ventura siano stati la rovina e la maledizione dell’Italia, perchè potrebbe essere vero anche il contrario. Essi si ergono protagonisti di un particolare momento storico, con forza vitale incredibile, grandiosa, al limite del brutale, immagine nuda e cruda  del potere militare riflesso sul potere politico. Il capitano di ventura è figura centrale per tre secoli. E in quattro tempi.
Da quello dei ‘precursori’ ai primi significativi rappresentanti ( per lo più al seguito delle compagni straniere calate sulla Penisola); dai capitani dell’età aurea ( per lo più italiani, talvolta fondatori di stati) agli epigoni, quando l’Italia  ( insipienza sua) concesse ad altri di trasformarla  un campo da battaglia e di conquista, fin al ( definitivo) predominio spagnolo. Il ‘fenomeno‘ trovò  una sua prima comparsa ( a partire)  da fine Duecento /inizi Trecento allorquando numerose ‘ masnade mercenarie straniere‘ presero l’abitudine a calare in Italia, da sole o a seguito di qualche re o imperatore, voglioso di mettere mano sui tanti tesori del paese ( più bello) e ( più ricco)  del Mondo.
Si trattava allora di bellatores, ovvero di soldati di mestiere, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad aggregarsi per una impresa che portasse loro danaro e bottino.
Provenivano dalla Germania o  dal Brabante,  quest’ultimi  chiamati ’ Brabanzoni‘; ma anche dall’ Aragona e dalla Cataluna  come gli Almogavari o Almovari, che permisero a Pietro d’Aragona di conquistare  nel 1282 il Sud d’Italia.
Michele Amari li descrive così: ” Breve saio a costoro, un berretto di cuoio, una cintura, non camicia, non targa, calzati d’uose e scarponi, lo zaino sulle spalle col cibo, al fianco una spada corta e acuta, alle mani un’asta con largo ferro, e due giavellotti appuntati, che usavan vibrare con la sola destra, e poi nell’asta tutti affidavansi per dare e schermirsi.

I loro capitani chiamavansi con voce arabica ‘adelilli’. Non disciplina soffrivano questi feroci, non avevano stipendi, ma quanto bottino sapessero strappare al nemico, toltone un quinto per re.
Indurati a fame, a crudezza di stagione, ad asprezza di luoghi; diversi, al dir degli storici,  dalla comune degli uomini, toglieano indosso tanti pani quanti dì proponeansi di scorrerie; del resto mangiavan erbe silvestri, ove altro non trovassero: e senza bagagli, senza impedimenti, avventuravansi due o tre giornate entro terre de’nemici; piombavano di repente, e lesti ritraenvansi; destri e temerari più la notte che il dì; tra balze e boschi più che pianura”.

( PARTE I )

I bellatoreso se si vuole  i masnadieri, una volta terminata la spedizione, perlopiù, non se la sentivano di tornare donde erano venuti, anche perchè il Bel Paese era terra troppo ghiotta per mettersi da parte  un gruzzolo senza troppo inferire. Restarono, infatti, tutti, seminando lutti e devastazioni, praticamente impuniti. Del resto le rivalità nostre lasciarono campo aperto ad ogni avventuriero.
I nostri capitanei, oggi come ieri, preferivano ( e preferiscono)  farsi depredare più che combattere. Ma il ’casino’ diventò tale che qualcuno cominciò a chiedere L’introduzione di una certa disciplina. Pisa, ad esempio, ci provò subito, stendendo un codice apposito per regolare i rapporti con certa gente. Inutilmente, è ovvio. Ma tentò. Si passò allora all’emarginazione, ma anche di questa, quelli, se ne fotterono.

” Che nessuno di detta masnada possa mangiare e bere con alcun cittadino pisano in casa sua o in qualunque altra casa…” recitavano i testi, peraltro impossibili  a leggersi da masnade analfabete. I mercenari venuti in Italia nel 1333 al seguito di Giovanni di Boemia restarono quasi tutti nella Penisola; un gruppo  si raccolse nel Piacentino, alla badia della Colomba, sotto il nome di ‘ Cavalieri  della colomba’, vivendo di rapine, finchè vennero assunti al soldo da Perugia che voleva liberarsi del giogo di Arezzo. Ne compirono, i nostri amici, di tutti colori, eppure grazie a ciò trovano  ingaggio presso il comune di Firenze. Diciamo che in  questi frangenti non si tratta ancora di vere proprie compagnie. I loro vessilli non sono bandiere ma banderuole. I loro ‘capitani‘, usciti dai ranghi feudali e dai milites, costituiscono uno ‘ strato sociale che gira, con scadenze annuali o semestrali, per l’intera Penisola e l’Italia centrale.  Al suo interno si differenzia un circuito guelfo o ghibellino. Il mestiere della guerra viene tramandato di padre in figlio’. Guerrieri, dunque, di professione, ma non ancora dei professionisti. Questi, infatti, al momento, sono soltanto i precursori del fenomeno ben più ampio e disastroso che verrà. E che metterà ai margini,  senza lacrima alcuna,  quello che era  il più bello, ricco ed evoluto paese della Terra.

(  PARTE II)

 Le cose si complicarono ulteriormente  quando assaltarono la Penisola ‘ trascinatori nati’ di truppe mercenarie, come il duca Werner von Urslingen o il conte Konrad von Landau. Essi arrivano nel 1339 per unirsi alla massa di venturieri tedeschi che da più di vent’anni, in gruppi isolati, avevano eletto l’Italia come terra di saccheggio e che, guarda un po’, un italiano, Lodrisio Visconti, radunava nella ‘Compagnia di san Giorgio’.

Le masnade poterono così raggrupparsi, trasformarsi in una prima nefasta grande compagnia, travolta però, non molto dopo, dall’accozzaglia più o meno organizzata  di un altro capitano italiano, Ettore da PanigoWerner, in quella, scelse di proseguire da solo, combattendo al soldi di diverse bandiere in Lombardia e Toscana, finchè non andò a riesumare l’idea di Lodrisio, (ri)proponendo la costituzione di una libera compagnia ‘ per guerreggiare i più deboli e i più doviziosi’.Impose anche una disciplina di ferro. Gli ingaggi ai venturieri davano diritto al soldo, che sarebbe dipeso dall’entità dei bottini che la compagnia riusciva a fare. Si costituì dunque la ‘ Grande compagnia’ al comando, ovviamente,  di von Urslingen ribattezzato all’uopo  duca Guarnieri, parimenti ad altri macellai stranieri.

La ‘Grande compagnia’  forte di tremila ‘barbute‘, costituita ognuna di un cavaliere e di un sergente, anche lui a cavallo, trovò ‘ richieste di lavoro‘ a volontà. Toscana e Umbria, in ispecie,  vennero intinte nel sangue. Devastate senza scrupolo proprio da uno che aveva scolpito sulla sua armatura il suo ideale ” Duca Guarnieri, signore della Gran Compagnia, nimico di Dio, di pietà et di misericordia”. Guarnieri si offriva a chi meglio pagava. Dopo avere fatto guerra ai Malatesti di Rimini passò, molto amabilmente, al servizio degli stessi. Conteso  e disprezzato dai ‘ datori di lavoro‘, saccheggiò per almeno due anni la Penisola, finchè i ‘datori di lavoro’ decisero di toglierselo di mezzo versandogli, nel 1343, una grossa somma di danaro a titolo di liquidazione. Lui si ritirò in Friuli.Per quattro anni soltanto, però, perchè già nel 1347 s’era accodato a Luigi I d’Ungheria  diretto a  Napoli per eliminare Giovanna d’Angiò, colpevole d’avere ucciso il marito Andrea, suo fratello.  Quella guerra durò tre anni.

Con enorme prodigarsi della ‘Grande Compagnia’. La quale, una volta dipartito il re d’Ungheria, restò sul posto fiancheggiando il voivoda d’Ungheria rimasto in Italia. La masnada si (ri)prese un ‘periodo di riflessione’  quando  il capo nel 1351  si ritirò nella nativa Svevia, colà morendo tre anni dopo. Perchè,  a dirla tutta, l’operato della ‘Grande Compagnia’ non cessò con la morte del duca Guarnieri, proseguendo la sua nefasta attività agli ordini di Fra Moriale, che la guidò ora contro ora a favore del pontefice di turno. A decretare la fine della ’Grande Compagnia‘ furono  quelli della ‘Compagnia bianca‘ come  Albert Sterz e John Hawkwood, inglese italianizzato col nome di Giovanni Acuto.
A quel punto le compagnie create e dirette dai capitani stranieri non si contavano più. Tuttavia, per completare il quadro, occorre non sorvolare sulle compagnie italiane sorte alla stregua delle straniere con truppe e comandanti ( in gran parte)  italiani. Famose divennero la ‘Compagnia della stella‘ di Astorre Manfredi e  la ‘Compagnia del cappelletto’ di Niccolò da Montefeltro.

E comunque, queste, tutte guidate da personaggi d’estrazione nobiliare ma ( sostanzialmente) di ‘mezza tacca‘. Semmai, la compagnia ‘tutta italiana‘  che segnò una svolta epocale fu senz’altro quella formatasi all’indomani dell’eccidio di Cesena. Si faceva chiamare  la  ’Compagnia di San Giorgio’ di Alberico da Barbiano. Questa, infatti, ottenne  la ( clamorosa)  santa benedizione di papa Urbano VI. Con benefici enormi. Alberico da Barbiano   ( tra l’altro) apre l’epoca d’oro dei capitani di ventura italiani che subentrarono, nei modi e nei tempi più favorevoli, a quelli stranieri. Le masnade nostrane non nascono però a caso come gran parte delle precedenti, visto che è il capitano a scegliere i suoi uomini. Dal primo all’ultimo. Trasformandosi così  da ‘ capitano’ a  ’condottiero‘.

( PARTE III)

Tante sono le novità. Come il reclutamento ‘ in massa‘, tra vecchi camerati;  oppure ‘ a bandiera’ con uomini da selezionare ed istruire. Tutti, comunque, alle sue dipendenze. Il capitano ( come sopra si diceva) si fa condottiero. Cresce di peso. Le prime condotte regolari risalgono alla seconda metà del Trecento. Firenze fu tra le prime città ad organizzarsi.

Con la creazione di speciali magistrature come quella degli ‘officiali di condotta’ e degli ‘officiali sopra‘, che controllavano ( in particolare) disciplina e armamenti. Si diffusero forme diverse ed articolate di condotta. ( Inizialmente)  gran campo presero quelle a ‘ soldo disteso’  ( alla diretta dipendenza d’un signore o di un capitano generale della città); e quelle a ‘ mezzo soldo‘ ( con capitano aggregato ma in posizione sussidiaria, oltre a  paga e rischi ridotti). Col tempo i controlli ( e i contratti) saltarono, ovviamente, data la crescente forza d’imposizione dei gruppi armati. Il condottiero era tenuto al rispetto di un periodo di ‘ferma’ e anche ‘ d’aspetto’. Terminato il quale, poteva o rinnovare l’impegno o recederlo. Comunque terminato ’l'aspetto‘ il condottiero poteva andare dove meglio credeva. Anche passando al campo ( fin a poco prima) nemico. Un particolare tipo di condotta veniva stipulato per i mercenari del mare, si chiamava ‘ contratto d’assento’, cioè d’ingaggio di forze navali nemiche.

Genova cominciò a stipulare contratti con mercenari agli inizi del Quattrocento. Così lo Stato pontificio. Venezia invece considererà il contratto ’ d’assenso‘ come un umiliante (  pericoloso)  ripiego.  Cercò così di evitare mercenari. Ma quanto poteva mettere in tasca un ( buon) condottiero? La risposta ( ovviamente) non è semplice. Poichè come in tutti i rapporti di forza ( e necessità) a fare il prezzo è chi tiene il coltello del manico. Inoltre, pare incredibile, da considerare era anche il pericolo inflazione a cui andavano soggette le monete del tempo, fiorino o ducato compresi. Micheletto Attendolo, cugino di Muzio, nel 1432, incassava da Firenze mille fiorini al mese. Francesco Gonzaga, nel 1505,  sotto contratto con il Giglio, metteva in cassa 33 mila scudi annui per una compagnia di 250 soldati; mentre Francesco Maria della Rovere strappò ( al Giglio)  oltre 100 mila scudi annui,   ma con soli 200 uomini.

In ogni caso, pur  fatte anche  le debite distinzioni, e adattamenti,  si trattava di cachet notevoli. Che impoverivano ogni ora di più le casse di Signorie e Città.

Inoltre, visto che il pollo si poteva  spennare con poca fatica, di ‘condottieri‘ ne nacquero tanti quanto i soliti funghi dopo una intensa pioggia d’autunno. Molti di loro diedero vita a dinastie. Anche durature. Visto che, prima o poi, riuscivano ad imporre la forza delle loro armi  contro gli improvvidi che li chiamavano  ( si fa per dire) al loro servizio. Costoro, poi,   quasi tutti venuti dalla gavetta,  autentici parvenu,  una volta diventati  gli unici padroni della situazione,  iniziarono bene ad alimentare aloni leggendari. Da ( autentica) grandeur medievale, sulle gesta degli antichi cavalieri o dei più valenti uomini d’arme.
Qualcuno si ripulì la fedina, grazie anche a  (  lodevoli) intenti mecenatistici. Ci fu anche chi azzardò  atteggiarsi  ad umanista, pur  restando ( per lo più) ignorante o  semianalfabeta. I meglio posizionati non resistettero  (perfino)  al sogno dell’immortalità. Cosa non difficile a farsi  declamare. Visto che nelle loro ( sempre più ricche) case gli adulatori si sprecavano. Nella celebre ‘ Vita Scipionis Jacopo Piccininis’ il nostro condottiero viene  paragonato ( addirittura)  al vincitore di Zama. Roba da non credere. Roba da ridire. Ma tanto accadde. In  epoche lontane. E così via.

( PARTE IV)

La pace di Lodi del 1454, consolidando un temporaneo equilibrio strategico-politico, mette in crisi i capitani di ventura. Chi era arrivato al vertice, resta, ma chi aspirava deve rinunciarci. Sono le invasioni estere a far saltare il banco. Dall’Alpi alla Sicilia. E’ l’inizio della decadenza del paese più importante al Mondo. I sovrani stranieri non s’appoggiano più alle milizie locali, ma reclutano armate in proprio. Capaci di sferrare, al contrario delle altre sul mercato, attacchi micidiali, con armi micidiali. Le artiglierie formano il cuore delle armate di Carlo VIII, Luigi XII , Francesco I, Massimiliano I e Carlo V. Giungono sui campi le colubrine ( sessanta colpi al giorno) con tiro fin oltre due chilometri. E anche il falcone. E poi l’archibugio. Contro queste armi anche la corazza più robusta poco oppone.
I venturieri italiani devono (ri) cedere così il passo ai mercenari stranieri. Come i brutali Lanzichenecchi. Altro non resta, ai nostri, che arruolarsi con gli eserciti stranieri. Diventando, spesso, e nonostante gli ostacoli che dovevano superare, famosi. I loro nomi si ripetono ancora. Ma è vana gloria. Gli ultimi capitani di ventura arrivati (in precedenza ) ai vertici del potere si consumeranno mortalmente in rivalità comunali e familiari. Orsini, Colonna, Baglioni, Borgia e Della Rovere finiranno così per trovarsi su fronti contrapposti in fratricidi combattimenti. Il sangue del Belpaese colerà (ancora) a fiumi. Senza colpevoli, ma solo con tante vittime.

San Quintino di Lepanto,  in questo frangente, è  una fiammella di speranza, breve, e comunque  già parte d’un altra storia.

 

TIRIAMO LE SOMME. Abbiamo (man)tenuto sul ‘foglio‘ questa nostra mini inchiesta sul mercenariato perchè , quantunque possa sembrare riempitiva, in realtà vorrebbe che non  s’obliasse mai un ‘ male‘ ( purtroppo) cronico della nostra società. Cattolica, Riformata, Laica o  altro sia. O che pretende di essere. La verità di gente sempre disposta  a mettersi al soldo altrui non s’è esaurita di certo in alcune fasi storiche. Chi è disposto a vendersi ( sotto forme e modi diversi) c’è  e ci sarà sempre. Sotto mutate spoglie, magari, anche per darla meglio da bere ai soliti sprovveduti pronti a cascare nella rete.

Mercenariato evidente, oggi,  nello sport. Calcio e non soltanto. Vedere, ad esempio, squadre di atletica o nuoto ricolme di soggetti che hanno poco a che fare con quelle bandiere è uso ormai abituale. Vorrebbero farla passare per questo o quel nobile ideale, magari rivolto alla risoluzione degli atavici problemi  delle diversità nel Mondo, quando in realtà si tratta solo ( o semplicemente) di ( uno o più) interessi che vanno a coincidere: quello di colui che per prima imporsi  è pronto a vestire   i colori d’un’altra nazione, quello di colui che allarga le braccia al nuovo arrivato  per appiccicare qualche medaglia pregiata in più sul proprio medagliere.

Per queste ( ed altre più o meno evidenti) ragioni abbiamo cercato rinfrescare  la memoria con  qualche pagina di storia. Anche perchè le cose non sono mai del tutto semplici e definite.  Qualcuno dei  mercenari storici ( ad esempio)  trovò perfino la forza d’impadronirsi del territorio o della città  dove era stato chiamato per proteggerla. Dando vita a Signorie ( o altri Governi) che, tutto sommato, non son poi state la disgrazia del Belpaese.
Certo sarebbe davvero curioso se un soggetto come certo  Raiola da Nocera Inferiore,  ex pizzaiolo e al momento dominus incontrastato  di tanti veri o presunti campioni, si presentasse al botteghino della storia sportiva odierna per acquistare una società di calcio. Anche blasonata. E farsela tutta sua. Libri mastri e soggetti in carico, campo e spogliatoi, maglie e calzettoni, insomma tutto, dal capo ai piedi, ogni vivente e cosa  compresa. Come a suo tempo fecero, con le dovute differenze, è ovvio,  uno Sforza o un Malatesta o un Montefeltro. Dapprima al servizio altrui e poi padroni assoluti.

Che ridere, e  se fosse questo l’avvio del tanto vaticinato Rinascimento del nostro sport più amato?

I PIU’ CELEBRI CAPITANI DI VENTURA. I nomi (  italiani o italianizzati) di alcuni capitani di ventura sono rimasti scolpiti. Da quelli degli anticipatori del movimento, come Ruggiero da Flor ( 1268 ca/1305), Uguccione della Faggiola( 1240/1319), Castruccio Castracani ( 1281/1328) Cangrande della Scala( 1291/1329); a quelli dei primi, veri, grandi capitani di ventura, come Lodrisio Visconti( 1280/1364), Malatesta Guastafamiglia ( 1299/1372), Galeotto Malatesta ( 1305/1385). Tra i numerosi  ’ big’   di Tre/Quattrocento questi, in particolare, hanno acquisito fama duratura: Pandolfo Malatesta( 1369/1427), Muzio Attendolo Sforza( 1369/1424), Gattamelata ( 1370/1443), Francesco Sforza( 1401/1466), Federico II da Montefeltro ( 1422/1482).

LA CRONACA DAL DIVANOBiem-vindo, Ronny ! Giocando in velocità com’è abituato, in poche tappe s’è portato su Torino, la sua nuova destinazione. Lo aspettavano per domani, lunedì mattina, è sbarcato oggi, domenica pomeriggio.

E nonostante siano scaduti al contempo  degli eventi mondiali, la prima pagina resta sua. Il campione dei 5 palloni d’oro arriva a Torino, nella squadra dei sette scudetti ma da troppo tempo orba di Champions,  per conquistare per sè il titolo che solo un torneo difficile ( il più difficile al Mondo) può dargli: quello, per andar alle spicce, di ‘ campione dei campioni’.
Un po’ come fece ( con le dovute differenze, chiaro) un certo  ‘ pibe de oro’, che lasciò il Barca per andare a prendere in mano una squadra di calcio ( allora) di seconda fascia e trasformarla da triste calimero a candido cigno.
Ora, detto questo,  non è che la Signora di Torino sia da considerate ( anche in Europa) società di seconda fascia, anzi, i suoi incredibili progressi l’hanno in pochi anni collocata, o quasi, ai vertici del contesto europeo.
Con un neo, però, insopportabile: quello da troppo tempo mancante della Coppa dalla grandi orecchie che premia i ‘meglio’ dell’Europa ( e del Mondo). E del resto, i campioni,  quelli  che respirano la storia immortale  sono questi, e non quelli che ( pur con grandi meriti) si sono ‘auto circoscritti’ in ambiti limitati o unici. Troppo limitati ed unici, per potere reggere a confronti inevitabili.

Ora, a Ronny, o se volete a Cr7, Sarà chiesto proprio questo: di condurre la Signora di Torino nell’eterno Olimpo del calcio. Dello sport. Di tutti gli sport. Itali e foresti, poco conta, perchè com’è dato a vedere quando qualcuno o qualcosa trascende il particulare diventa oggetto di venerazione universale. Ave, dunque, o campione, e che Eupalla sia con te!

Il fine settimana ha vissuto anche altri importanti eventi. Wimbledon, ad esempio, che ha visto ’risorgere‘ il Djoko serbo smarrito da un paio d’anni. E la Serenona, sconfitta però dalla ( semi sconosciuta) Kerber. Le moto, inoltre, che non ci hanno soddisfatto appieno.
Nel senso: Moto3, dove Martin, vincendo, s’è portato a 7 punti da BezzecchiMoto2, con Binder vincente e Olivera tornato a soli 7 punti dal nostro PeccoMoto Gp, con Asterix-Marquez solito vincente, e il maestro di Tavullia ( su moto catorcio) costretto a fare miracoli  curva dopo curva per non perdere di  vista l’ imprendibile catalano.
I soliti ‘ cortigiani’ dell’estero valore, ovviamente, a fine gara, non hanno fatto altro che osannarlo , quando invece noi avremmo voluto farlo scendere dall’  indistruttibile Honda e passarlo sul catorcio Yamaha. Anche solo per vedere l’effetto che fa.

Altro extra sport. Hamas ha annunciato un accordo sul cessate il fuoco in PalestinaTrump, il ‘boscaiolo‘ americano col touppègiallognolo, ha fatto sapere ai suoi intimi che si ricandiderà alla presidenza Usa nel 2020.
Recita il  proverbio : uomo avvisato, mezzo salvato. Intanto, sembra che il nostro premier Conte abbia trovato una intesa con qualchepartner della leggiadra Europa per ’smistare‘ eventuali nuovi immigrati. Il premier ceco ( bontà sua) ha commentato “ E’ l’inizio dell’inferno!”.  Se lo dice lui.
Il Mondiale di calcio, perfetto in ogni particolare, deve avere riavvicinato la Russia di Putin al Mondo. In tanti, infatti, erano i big della Terra ( e dello sport planetario) sistemati comodamente sulle tribune. Per assistere ad un incontro dominato ( nel gioco) fino al 65′ dai croati, ma poi aggiudicato ai francesi ( 4-2) per via di quel gioco ‘all’italiana’ che sa aspettare e colpire implacabilmente.
Grazie soprattutto a  quei due o tre ‘ scugnizzi’ di mister Dechampes che alla fin della veglia hanno saputo  ( meritatamente)  riportare il Mondiale sotto la torre Eiffel. Illuminata, affollata e festante. Dopo vent’anni dal primo trionfo.

BEM-VINDOPER NULLA STUPITI. Sinceramente, con tutto il rispetto per l’altrui, della scelta del ( super) campione di Madeira, siamo meravigliati fino ad un certo punto.

Intanto partendo da quei dati mal diffusi sulla ’consistenza‘ ( non solo) economico-finanziaria della Signora di Torino. Ci sono esperti che s’ostinano a dire che i ricavi bianconeri sono fermi sulla cifra 421 mln circa. Vero, ma se riferiti al bilancio 2015/2016.
Perchè già nel bilancio successivo l’asticella s’alza a quota 562 mln, qualcosa in meno del Real che ( dai 600 mln del bilancio 2015/2016 ) è passato ai 675 mln ca del bilancio 2016/2017. Come dire: oramai pari siamo, anche se l’ascesa della Signora di Torino è qualcosa di incredibilmente veloce visto che è passata ( in circa sette anni) da 154 mln agli attuali (quasi) seicento. Inoltre la Signora di Torino sta capitalizzandosi, e non poco, perchè oltre allo stadio di proprietà, sta allestendo alla Continassa una attrezzatissima ‘ ciudad deportiva’da far invidia ( anche ) a quella ( unica)  di Florentino.
Ciudad che non mancherà di certo di dare i suoi frutti. Copiosi. Non bastasse, poi, la Signora può sempre rivolgere lo sguardo in famiglia, dove se è vero che hanno deciso di farla camminare con le proprie gambe, altrettanto vero è che quando  può tornare  utile per qualche‘progetto‘ di ‘gran portatper la famiglia‘ la si può sempre coinvolgere: infatti  chi meglio del bel volto della  Signora ( e dei suoi campioni) può ‘squarciare‘ scenari impensati e ‘invogliare‘ milioni di fallowers in ogni parte del Globo?
Fin nel lontano Oriente, dove si sussurra sia in atto un’altra operazione di incorporamento con la coreana Hyundai. Qualcosa che porterebbe il complesso industriale torinese a valicare i 200 mld complessivi. Non poco, per una impresa che val comunque   la pena di tentare, calcio a parte, anche se dal calcio potrebbe ricavare un eccezionale testimonial.

Soprattutto se a calamitare le folle  dovesse essere  una Coppa dalle grandi orecchie e   il campione dei campioni ( al momento:  cinquePalloni d’oro e delle cinque Champions). A chi altri sarebbe  concesso altrettanto?

Del resto la  Signora, come ebbe a spiegare qualche tempo fa il presidente  Andrea Agnelli in un ( poco noto) ‘faccia a faccia’ con la stampa, non è più una ‘squadra di calcio’ ma una ‘ società di calcio e sport’. Come dire che è entrata in una dimensione  ( rincoglioniti nostrani a parte)  da far rabbrividire pure i (pochi ) padroni dell’Europa del pallone.
E quindi  i due Panda spagnoli, che si reggono d’azionariato popolare, banche, politica; e anche i nuovi arrivati dalla steppa e dal deserto, che ( di recente) hanno fatto incetta  di società autorevoli ( soprattutto in Premier) per ‘ piegarle‘ ai voleri loro. Non sempre chiari, non sempre generosi e rispettosi , non sempre lungimiranti.

Morale. Ronaldo ha fatto non ha solo ( economicamente)  la scelta migliore possibile, ma anche quella che ( agonisticamente) potrebbe  mettergli su un piatto d’argento il titolo di cui nè Fifa nè Uefa dispongono. Quello più ambito. Quello del migliore di sempre.
Visto che non ha inteso    restare  rannicchiato e protetto in un sol dolce grembo, ma ha cercato  di   ‘ confrontarsi’ con i maggiori agoni sportivi pedatori del Mondo. Come del resto ( a suo tempo) fece Maradona. E il campionato italiano, pur con tutte le sue disgrazie e i suoi disgraziati, è certamente tra quelli. Anzi, per storia e prestigio, e lui lo sa,  resta primus inter pares. 

LE FINALISTE. Ce lo sentivamo scorrere lungo la schiena. Il bisogno incontenibile e scanzonato di Eupalla di sgomberare l’Olimpo per fare posto a nuovi inquilini. Magari non talentuosi come i precedenti, ma pur sempre nuove facce.
E così ha iniziato a ramazzare  fuori dell’augusta dimora  le vetuste divinità ( Messi, Cr7, Neymar, Iniesta, etc. etc. )   del consesso antico,  aprendo porte e finestre a nuovi interpreti dal nome vario, e  se vogliamo esser sinceri,  ancora non ben stampigliato nella mente. I favoriti del Mondiale erano rimasti  quattro, ora sono due: Francia ( che ha eliminato la legion straniera belga) e Croazia che ha fatto fuori i sudditi di Sua Maestà. Per il terzo posto la legion straniera belga ha avuto il sopravvento( 2-0) su quella inglese.

Verrebbe da dire, con un pizzico d’ amor patrio, che quell’Italietta del pallone sbattuta fuori dalla porta principale dall’agone mondiale  è rientrata dalla finestra. Avessero vinto gli angli, a quest’ora avremmo in circolo i peana pro Premier. Quale torneo, ovviamente, di riferimento. Solo che, anche in questo caso, gli amabili anglofili, se la son dovuta prendere in quel posto, visto che ad imporsi son stati soggetti attivi  (o cresciuti) nel Belpaese.
Tra i Franchi, ad esempio, Podgba e Matuidi, oltre a Deschamps; tra i croati, per citarne  qualcuno, Mandzukic, Perisic, Brozovic. Proprio l’aitante ‘Marione’ juventino ha portato il suo Paese ( 4mln abitanti ca) nella storia del calcio.

A costoro andrà dunque il massimo alloro pedatorio, con buona pace di quelli che pur carichi di gloria dal nuovo consesso di Eupalla  ( al momento, almeno) se ne staranno fuori. Certo che fa specie non vedere in  finale quelli che dei 20 titoli finora assegnati ne detenevano 18:  Francia, infatti, e Inghilterra, entrambe alle semifinali,  di Mondiale ne hanno vinto ( solo) uno a testa.
Un po’ pochino per scrivere la storia.  E comunque ( al di là di tutto) s’avverte  ( da qualche tempo)  qualcosa d’inconfessabile che sta ‘ mutando’ lo sport. E non solo il calcio. Qualcosa che non appartiene alla storia, alla cultura, all’esperienza   ( tattica, tecnica, umana), ma solo alla urgenza del momento che è quella di cogliere ‘ tutto e subito’  dell’imprescindibile  ’pomo’ del successo. A qualsiasi costo.

Impunemente, almeno finora, calcio compreso. Ed è proprio in questa disciplina, a metà via tra gioco e sport, assai popolare, più popolare delle Nazioni Unite, che c’è qualcosa da approfondire meglio. Da non sottovalutare. Anche perchè appare sempre più chiaro che a determinare i risultati non siano più i ‘ saperi’ e le ‘glorie consacrate‘ ma la ’fisicità‘, intesa nella sua accezione più larga, di ‘ trattamento globale‘, con tanto d’impostazione mentale, resistenza, corsa.

SUL CALCIO NOVELLO. Qualche riflessione sul calcio novello. E le sue ‘stranezze’. Paradossalmente, infatti, ci pare fin troppo evidente, che in  campo si possono mandare anche undici Messi o undici Cr7, ma se questi non tengono sufficiente ‘birra’ per contrastare in velocità e resistenza gli avversari in un duello senza respiro, poco o nulla sono destinati a portarsi nelle loro prestigiose  bacheche.

E chissà perchè ci rimbalzano  (qui)  alla mente i simpatici Galli di quel minuscolo villaggio di Bretagna che
( secondo quei bontemponi Goscinny&Uderzo) tenne testa ai Romani conquistatori. Con il voluminoso Obelix finito imberbe dentro il pentolone magico del druido, e  il minuto Asterix costretto a ‘non scordarsi‘ mai della preziosa fiaschetta riempita di prodigiosa pozione. Non stanno così le cose? Troppa fantasia? Pensieri deviati? Malconsigliati?
Beh, comunque sia, non sarà il caso  ( d’ora in poi) di dare una occhiata più approfondita al nostro intoccabile sport preferito? Mentre Eupalla, imperterrita, rapida, scanzonata, continua a ripulire l’Olimpo delle (ormai)  sue incomode presenze.

SUL CALCIOMERCATO. Bisognerebbe qui dedicare anche qualche riga al nostro calciomercato, che ( ‘bomba Ronaldo a parte) esplode colpi su colpi, con magno gaudio dei nostri media.
Ninja e Cancelo sono approdati sulla sponda neroazzurra di Milano. Mentre, la Signora di Torino continua a irrobustirsi. Veduta Champions. Forse si priverà del (bravo)  Pjanic, e (forse)  ingloberà il ( più giovane fenomeno serbo) Savic,  nelle costose grinfie di Lotito; (forse)   dovrà rimboccarsi le maniche per ospitare qualche ex compagno di Cr7, come Marcelo, che di Florentino , il tirannus rex del Blancos, non ne può proprio più.

 

NEWS EXTRA. Hanno tratto in salvo   i 12 ragazzi ( più l’allenatore) rimasti intrappolati in una grotta in Thailandia. Versano  tutti in buone condizioni. Un plauso all’allenatore che dopo averli messi nei guai ha saputo riscattarsi, salvandoli.

MOTORI F1.  Lewis parte ‘alla boia del cane‘, s’agita, si scuccia con Kimi, va fuori pista, riparte dall’ultima posizione e, volando, volando,  risale fino al secondo posto , contenendo una debacle che sarebbe risultata catastrofica per la sua classifica piloti. Ora, è a otto punti di distacco.

Fatto è che Lewis s’è anche lamentato ( e non solo) di Kimi. E così ( a seguire)  Toto. E pure tale Allison. Tante lacrime in versione  anglo-tedesca che piuttosto di qualificare squalificano. I lacrimatori, ovviamente.  Anche perchè difettano di quel che tra quei popoli sembra qualità ( o materia grigia) abbastanza rara: la memoria.
Quando Toto dice che ( dalle parti di Stoccarda e Silverstone)  sono ’scocciati’ visto che è da due  gare che ‘ vengono sbattuti fuori’ deve avere rimosso le tante volte in cui la ‘rossa’  avrebbe dovuto ‘scocciarsi’ per essere  stata sbattuta fuori di gara  o da loro in prima persona o da altri con interposta persona, tipo quell’imberbe  ‘sfasciarosse’ che proprio lo scorso anno  ( più d’altro/i) con i suoi colpi da giocatore di biliardo ha determinato la classifica mondiale.
Se avranno la bontà di andarsi a  rivedere con calma l’episodio che ha coinvolto il buon Kimi ( che tutto è fuorchè scorretto) e  l’intoccabile ( lacrimante) nella violata pista di casa,  non troveranno dolo alcuno. Anzi. Potranno chiedere venia.
Avere poi penalizzato il buon Kimi non con 5 ma con 10 secondi mostra chiaro che se ‘mano pesante‘  sanno usare  quella è ( soprattutto) verso  la ‘rossa‘, la quale ( forse) proprio perchè affascina ( come nessun altro)  le folle del Pianeta gli  ‘invidiosi‘,  i ‘male intenzionati’ e gli ‘incompetenti che si credon competenti’  deve produrre  in massima quantità.

Non ce l’ha fatta il maestro di Tavullia a riportare dietro il banco l’assatanato di Cataluna, che con la moto deve avere fatto lo stesso patto che Totò fece col diavolo per vincere il Giro d’Italia. Su quella moto, infatti, che solo lui spinge al limite dell’ardimento, può fare quel che vuole: danzare, sobbalzare, catapultare. Tanto resta in corsa, in sella, sempre e comunque, mentre agli altri basta un refolo di vento per mandarli a cercare funghi. Perfino il maestro di Tavullia non pote oltre davanti a tanta euforia agonistica, con quella Yamaha che, elettronica o no, davanti alla Honda di Marquez, diventa ( solo e soltanto)  un catorcio.
Possiamo consolarci con il nostro Pecco ( Bagnaia) , in Moto2: grande temperamento, grande lucidità, grande occhio, grande qualità agonistica che ( se il dio dei motori non ci inganna) dovrebbero essere le ’stigmate’ d’un grande campione.
In Mot0 3 invece il bravo ( e non sempre fortunato) Bezz( ecchi) ha dovuto lasciare il primo posto in graduatoria mondiale al temibile Martin, clarissimo vincitore ad Assen. 

Tra le altre di sport: assolto Froome, è al Tour. Qualcuno però ha fatto notare  che il ‘consenso’ al britannico è stato dato ma senza una chiara motivazione. Nulla di nuovo sotto il sole? Ci risiamo?
Continua lo spettacolo Wimbledon. Orbo di Fognini, fuori.  ma anche di Camila che pur avendo in pugno la monumentale Serenona non è riuscita ad impedirle di procedere. Ora Serenona sta in finale. Mentre in altra parte affaccendato il  ‘fenomeno’ Molinari si candida per un Major. Mica poco!

IL MILAN IN BUONE MANI? Dedichiamo qualche riga invece alla ‘ quaestio’ Milan. Surreale, fin dall’inizio. ‘ Ho lasciato il mio Milan in buone mani’  ha ( più volte) ripetuto il suo mentore nel dare l’addio alla proprietà di una squadra che, per un quarto di secolo, ha scritto pagine indelebili e straordinarie della storia del calcio mondiale. Il mentore, oggi, fa il finto tonto, ma non può essere una semplice concatenazione di eventi non favorevoli ( e imprevedibili) ad avere ‘ messo’ in condizioni ‘ umilianti’ e ‘ torbide’ una società del genere. Sì, perchè mentore a parte, per il Diavolo non sembrano aprirsi orizzonti  di luce.
La stessa Uefa, quella dei duri e puri, quella dei figli ( Psg e City) e dei figliastri ( Milan), candida  vestale  ( a comando) delle sorti finanziarie e sportive del calcio europeo, ha preferito non infierire sul tasto  del danaro ( nessuna penalità) ma su quello dell’onore ( esclusione dalle Coppe per un anno, con clausola di reintegro). E’ vero che l’amato  Diavolo potrà ricorrere al Tas, ma la frittata è stata fatta.
La ricaduta ‘ morale’ d’un tale provvedimento durerà anni. E non si sa con quali guasti. Anche per l’Uefa. E i suoi accoliti. Anche perchè le ‘ buone mani‘ in cui versa attualmente la società altro non sanno che di giuochetti personalizzati. Ci sarebbero ( seri) imprenditori ( stranieri) pronti all’acquisto in toto del Milan, ma restano ‘ bloccati‘ dagli oscuri  arzigogori d’un inquietante indecifrabile personaggio con occhi a mandorla ‘sdoganato’ a suo tempo, dopo lungo palleggio, non si sa come e per qual fine.

Rocco Comisso, 68 anni, calabrese di Gioiosa Ionica, oggi cittadino ed imprenditore americano, con capitale valutato intorno ai 4,5 mld, avrebbe tutte le intenzioni di acquisto del Milan. Con ottime prospettive, visto che ( contrariamente ai cinesi dell’Inter) parla di stadio di proprietà e di marketing ( finalmente) all’altezza di tale marchio. Ma che fa quello con gli ‘occhi a mandorla’? Gioca al rialzo, si dice, magari con la prospettiva di allungare fino all’estremo sacrificio l’agonia d’una squadra di valore assoluto e ( purtroppo) cacciata in questa condizione proprio  (a partire) da quella ( beffarda) promessa: ‘ Ho messo il  ‘mio’ Milan in buone mani’.

HAMILTON  NON PIU’ ‘PARTITO/ARRIVATO‘. L’avevamo appena accennato e Lewis Hamilton ci ha subito smentito. Evidentemente non gradisce quel soprannome incombente che stavamo per affibbiargli: , ovvero: ‘partito-arrivato’, nel senso che ( fino ad oggi) dal momento in cui entra(va)  in macchina tutto gli gira(va)  a puntino, dall’alba a notte fonda.
Con  tempeste che si scansa(va)no e pit stop e bulloni che non svirgola(va)no manco di proposito; con avversari desti a puntino e con le safety car che quando volteggia(va)no in pista non lo fa(cevano) certo per recargli ambasce.
Perfino il tulipano ‘ sfasciacarrozze’ o ( se preferite) ‘ sfasciarosse‘ s’è convertito a fargli da paggio gentile per accompagnarlo ( entrambi gaudenti e pimpanti ) sul podio dell’eternità.
Fatto è che, Lewis, in Austria,  per la prima volta, se fermato ai bordi della pista lasciando il  bastone del comando per un sol  punto al suo avversario, il nostro Seb , partito coi soliti ’coinvolgimenti’ alla Fantozzi, e poi costretto a realizzare un  bell’inseguimento concludendo in terza posizione. Questa, è ovvio, non è ancora la ’rossa‘ che sogniamo,  che tuttavia si  accinge  ad esserlo.
Riguardo al giovane  tulipano per il quale una nazione intera si è spostata ai bordi della pista austriaca colorandola d‘orange, deve avere modificato il suo ruolo. Infatti, divenuto improvvisamente saggio, ha pensato bene d’evitare l’ormai  scomodo ruolo di   ‘ sfasciarosse‘ per trasformarsi in quello di  ‘ levar punti alle rosse’.

Infatti non ci fosse stato lui a tenere ( purtroppo meritatamente) coi piedi a terra le ‘rosse‘, per le ‘frecce d’argento‘ sarebbe arrivata una ‘suonata’ epocale. Entrambe fuori, infatti, come non accadeva dal 1955, avrebbero consentito di iniziare una ‘ marcia funebre’ che, pur con tutta l’antipatia che si sono attirate, non avrebbero meritato. Gli uomini di Stoccarda sono uomini di valore.
E così anche Toto e Niki, le odiate carogne festanti, entrambi austroungarici, di cui però teniamo sincera simpatia e considerazione. L’Europa, la leggiadra Europa, abbisogna di questo. Adesso, di certo, il ‘duello’ in pista è ancor più appassionante. Sulla falsariga (forse) di quelli, lontani, dimenticati,  anni Trenta, quando a dominare sul continente erano macchine bianche ( o argentee) e rosse.

Ora non ci resta che aspettare il prossimo Gp di Germania. Residenza dii Vettel.

E’ partito il Tour, con Nibali  ancora segretato. Gli organizzatori hanno accettato ( con scarse motivazioni) l’iscrizione di  Froome, fresco vincitore del Giro. Su di lui, come su altri suoi connazionali del pedale ( Wiggins etc) volteggiano ’sospetti’ non da poco. Baluginano quelli del volley: strapazzati un po’ da tutti.  Addio Final six di Nation League .
Resta il Campionato, ricco come non mai di motivazioni, e con i più grandi della disciplina che andranno a calcare gli ambiti parquets nostrani.
Federer e Nadal  avanzano allegri e festanti  a Wimbledon. Qualche segno di risveglio europeo arriva, per i nostri  imberbi,  dal nuoto. Con qualche primato nazionale rinnovato.
Ennesimo appello: lasciate in pace Filippo Tortu, 19 anni, già a 9”99 nei cento. Gran tempo per noi, ma non ancora  l’eccellenza mondiale, per cui lasciatelo crescere come si deve. Che, questo, le ali per volare alto ( anche 100 e 200 m) ce le ha, eccome.  Del resto ( da che tempo e tempo) nel Belpaese quando nascono prodigi o sono assoluti oppure non s’en tornano   (mestamente)  nell’anonimato.
Stesso appello va fatto per la giovanissima saltatrice in lungo Larissa Japicino, figlia d’arte, figlia di Fiona May ( 3 mondiali, 2 argenti olimpici). Di recente a Rieti ha saltato 6,38 m , nuovo primato italiano di categoria.

L’EUROPA DI MACRON. I cuginetti francesi continuano nel ( perverso) tentativo di rovinarci l’ estate, per bocca d’un imberbe presidente che va a trovar certezze tra le braccia della nonna. Ma si sbagliano, perchè noi prima d’ascoltare le prediche   ci siamo acconciati ( nei secoli) a considerare ( soltanto) il pulpito dal quale vengono elargite.
E, francamente, con tutto il rispetto per gli eredi ora un poco stinti   dei Franchi, il pulpito dal quale ‘ammonisce’  il loro leader non ci pare proprio quello più deputato e credibile. In Europa, e non solo. Il ragazzo-presidente, si fa per dire, probabilmente, ha ancora parecchie cose da apprendere, da masticare, per districarsi ( con credibilità) nei intricati meandri della leggiadra Europa, che di leggiadro ( anche grazie a personaggi come lui) ha perso tutto o quasi.
A cominciare dai ‘lumi’ di Francia. Tanto per menzionargliene una,   al presidente, così facendo  fa capire di non volere costruire una ( lungimirante) ‘ casa comune’, dal Manzanarre al Reno, dall’ Alpi allo Ionio, come dice il poeta, ma solo un ‘abitacolo’ dove lui ( per entrare) deve  ( ogni volta)  bussare all’uscio del suo potente vicino, quello che quando s’arrabbia ci mette un ‘lampo‘ per insegnare agli inquilini chi è il padrone e chi l’ospite.

E tuttavia, vediamo di guardare avanti. Senza cappelli in mano e cappelliere. Inter pares, insomma,    come dicevan gli antichi quando volevano realizzare con gli altri ‘ foedus’ duraturi.  Con priorità futuro. Che oggi appare incerto, fragile. E proprio a causa di personaggi non giusti nel posto giusto come il buon Macron ( o Macaron) che invece di prendersela con Salvini, un po’ rude come  tanti in Val Brembana, cominci a mostrarsi   più deciso, accorto e lungimirante di lui.
Del resto, se il franco sfogliasse le pagine di storia, potrebbe verificare di sua mano da qual stirpe emerge il buon Salvini. Quella lombarda, che quando metteva in campo i carrocci e issava i santi signacoli al cielo non lasciava altro scampo al feroce imperatore Barbarossa che nascondersi sotto i cadaveri dei suoi uomini per tornare  sano e salvo, tra i suoi, in Allemania.
E dietro al Franco ( per favore) non s’accodino ora anche quelli d‘Iberia, che in quanto a profughi ne hanno sempre accettati pochini. A Ceuta e Melilla, addirittura, s’era sparsa la voce che sparassero addosso ai poveracci. Morale: anche a costoro, dunque, l’invito a non salire su un altro pulpito. Chè in anche in questo gli Italici sarebbero abituati a mettere l’orecchio più ai fatti che alle ciance.

ALTRE DI SPORT. ” Dobbiamo far sentire la nostra voce. Intanto è necessario battere l’Australia“. Così Simone Anzani, riguardo all’impegno internazionale della squadra azzurra che ha sostituito la World League. Detto fatto, perchè proprio l’Australia ci ( nuovamente) battuto, sbattendoci fuori dalla fase finale del nuovo torneo. Ora azzurri e azzurre ( per buona pace delle femministe) pari sono. E adesso, piuttosto, si pensi al Mondiale.
L’Armani Milano ce l’ha fatta a conquistare  il 28 scudetto. Ora non tralasci l‘Eurolega, per dare ( finalmente) un valore europeo  ad una società che di valori e risultati europei ne ha tanti. . Alla prossima Eurolega parteciperanno 16 squadre, tra le altre: Real Madrid, Barcellona, Vitoria e Gran Canaria ( Spagna), Cska Mosca e Kimki ( Russia), Fenerbahche, Darussafaka e Efes ( Turchia), Olympiacos e Panatinaikos ( Grecia).

I ‘luderi‘ del rugby hanno (finalmente) battuto una squadra di valore: il Giappone, per 22-25.

 

 

LA ‘STRONZATA’ FAIR PLAY. E ci risiamo col famigerato  fair play finanziario, che nato per colmare divari tra ricchi e poveri,  in realtà,  ha creato solo  ricchi ( quelli sopra i 400 mln) e solo ( sempre più)  poveri ( quelli sotto i 400 mln). Tanto che tra i ricchi  c’è solo la nostra Signora di Torino (  verso i 600 mln); dietro tutte le altre. Milanesi storiche, comprese.
La rossonera perchè avviluppata da un intreccio di misteri che manco più chi li ha creati può dipanarli; la nerazzurra perchè costretta ( non si sa come e perchè) a non spendere una lira quando potrebbe per rilanciare ( pur nella colpevole assenza di uno stadio di proprietà) una delle due o tre capitali del calcio mondiale.
Per fortuna che qualcuno ha cominciato a dire che il marchingegno inventato ( o sostenuto) da mosieur Platini è una ‘stronzata’.  Fatta apposta per mandare avanti i figli (già) spendaccioni come il Psg e il City ( entrambi   sostenuti da danari statali) e fermare quelli che del  cilicio addosso se ne sono fatti una virtù.

Ovvio che, in questa sorta di mondo delle fiabe  indegno  della leggiadra Europa, ad essere maggiormente ‘ tritate’ siano le italiane. Anche se illustri. Illustrissime.  Medesima sorte ci stanno riservando in altri loci con il famigerato ‘patto di stabilità‘, figuriamoci  se non ci avrebbero provato anche nel calcio, anche nello sport. Sono riusciti ad appiccicarci addosso il marchio d’infami, e adesso sguazzano.
Incontrastati. Loro, gli altri puri e duri d’ Altrove,  a gettare polvere sotto i tappeti.  Imperterriti. Come in  Spagna, tanto per citarne qualcuno, donde (di recente) hanno deposto un governo ( o un sistema? ) ‘ corrotto‘, sostituendolo in venti quattr’ore con un altro, forse diverso, forse, ma senza affanno, nè clamore, nè scandalo. Anzi, lo spread non batte in testa e il Pil vola.
Da noi con molto meno  sarebbero venute giù dai cieli  cataratte di fango. Che ci avrebbero (ulteriormente) affogato. E non solo con l’attribuzione di compiti e compitini. E rialzi spread a  getto continuo. Etc.etc.
Che dire allora della leggiadra Europa ? Poco o nulla. Non vale più di tanto la pena. Se non  riprendere il fatto ( anticipato molti anni fa con lodevole  amarezza  da un grande scrittore) che  ‘ così va spesso il Mondo‘. Dove le vittime appaiono carnefici; e dove  i carnefici appaiono  vittime.  O giù di lì.

L’inconsistente presidente Macron ( o Macaron) ci ha insultato ( cvd)  gridando al vento “ Cinici e irresponsabili“. Dimentico che se parliamo di ‘cinici è irresponsabili‘ il primo della graduatoria è proprio lui. Non raccogliamo. Ovviamente.
Lui ed altri lo fanno tante volte che ci hanno incallito. Lasciamo quindi sfogare il vento. Che per fortuna ramazza via ogni amenità. Diciamo solo che se trovasse l’onestà di andare  a guardarsi allo specchio troverebbe che noi più brutti, ottusi  e cattivi di lui non lo siamo  affatto. Non lo siamo mai stati, affatto. E allora cominci a crescere giovane Peter Pan di Francia, se ne faccia cioè una  ragione, monsieur Macron (o Macaron). 

Si sono aperte le contese nel Mondiale di calcio.  Superaffollato e del menga,  visto che è  orbo di tanta gloria, dal momento che   non figurano ( tra  altre) nella pletora di   partenti l’Italia ( quattro stelle, con 2 secondi posti, 1 terzo posto, 1 quarto posto) e l’Olanda ( 3 secondi posti,1 terzo posto, 1 quarto posto) sul totale dei  20 tornei disputati.
Difficile fare pronostici. Chi avrà più gamba per correre a perdifiato vincerà. Ormai il calcio milionario è questo. Correre, correre, correre. Le sorprese, numerose, forse più numerose che in passato, saranno (costantemente) dietro all’angolo. Sta per partire anche il Tour, che non sembra preoccupato di sfidare Eupalla, la dea del calcio.
A luce alterna vanno i nostri ( maschi e femmine) nella pallavolo mundial. Che a portarsi a casa allori proprio non pensano affatto. In Canada sono andati in pista le auto di F1. Con il nostro Seb a riverberare di rosso una metropoli.

DIRITTI TIVU’ SERIE A PER  SKY E PERFORMDeposito delle offerte. Niente da Medioapro e Tim. Nel pomeriggio invece i rilanci, con l’uscita di MediasetSky  qui ha sborsato 780 mln annui, mentre Perform ne ha tirati fuori 193 mln, che in totale fanno 973 mln. Non male.
E infatti anche se   sotto 1,1 mld preventivati a loro due sono andati i diritti tivù per il  triennio 2018/2021.Sky e Perform si sono aggiudicati i diritti tivù in esclusiva per tutte le piattaforme.
L’emittente di Murdoch potrà accordarsi con Mediaset per estendere ad alcune partite della Serie A quella intesa commerciale in base alla quale ci si è scambiati diversi contenuti tra satellite e digitale terrestre.
Alla cifra complessiva di 973 mln vanno aggiunti ( per dirla tutta) 150 mln di bonus che ballando rendendo un poco complicato il confronto con i concorrenti esteri. La Premier, ad esempio, ciclo 2019/2022,  porta a casa 1,7 mld annui ( oltre 200 mln in meno rispetto al precedente accordo); la Bundes, in crescita, 1,16 mln ; la Liga, al momento è ferma a 911 mln, ma attende il rinnovo; la Ligue, pur avendo un minor appeal commerciale delle altre leghe, grazie alla ‘ripudiata’  Mediapro, schizza a quota 1,153 mld. Tutti da riscuotere, però, quei danari,  visto il comportamento tenuto dagli spagnoli con la nostra Lega.

Facendo una sintesi, se anche i bonus previsti andranno al posto giusto, il calcio italiano dovrebbe mettere in bisaccia qualcosa come 1,123 mld di diritti domestici.
Ai quali vanno aggiunti i diritti  esteri, che (finalmente) curati a dovere potranno aggiungere altro prezioso sangue nelle esauste vene del calcio nazionale. Forse altri 300 mln.  Forse 400 mln.  Come assicura Tavecchio. Che ci porterebbero ( più o meno) al livello altrui. Non male. E comunque non tale da farci (ri)addormentare sugli allori. Soprattutto per la vendita d’immagine al Mondo. Dove i margini di crescita sono notevoli. Anche se per noi il problema cronico ed essenziale degli stadi.

 

Governo. E comunque ( da noi)  il parto è compiuto. Infatti  dopo lunga attesa, possiamo il governo carioca è stato fatto.
Espletata qualche formalità ( in primis ringraziare il buon Cottarelli per il disturbo a lui recato), si è annunciata la lista dei ministri. Non lunghissima, con cinque signore. Pilotata  dal prof Contepremier, con Salvini ( Lega, ministro Interni) e Di Maio ( M5S, ministro Lavoro e Sviluppo economicovice premier; al ministero dell‘Economia non è andato Savona ma Tria, con il primo dirottato ai rapporti con l’ Ue.

Pacchia finita, dunque, soprattutto per Salvini, dicastero Esteri, alle prese coll’intricato rompicapo della immigrazione. Dove essere trascritto nella lista nera dei fascisti e nazisti è un volo; ma anche dove a risolvere con competenza e lungimiranza un problema epocale come questo dell’immigrazione sono in pochini. Da noi, ma anche in Oltralpe e Oltremanica. Gli esercizi retorici e gli scaricabarile sono belli solo dentro un ovattato studio mediatico

 UN SINCERO ABBRACCIO.   Jesi è un paese carico di storia. Importante. C’è nato un imperatore soprannominato ‘ stupor mundi’ ;  ha visto armeggiare diversi (noti) capitani di ventura. Che tra un ‘ colpaccio’ e l’altro hanno contribuito    ( per loro picciol parte) a segnare (alcune)  tappe del ( nostro) Rinascimento. A Jesi è nato anche il nostro Mancio, che da qualche giorno ha preso in mano le sorti della nazionale quadristellata estromessa dal Mondiale di Russia per ricollocarla laddove Eupalla grida.

Altri, interpellati, non hanno mostrato altrettanto coraggio e generosità. Uno addirittura, continua a sfarfugliare che ‘ mancando il nostro calcio di talenti, l’impresa non è da par suo’. D’un altro soggetto alla  Catalano non ne  avevamo proprio il bisogno. Soprattutto in un momento tanto delicato. Allestire formazioni con fenomeni acclarati son buoni tutti, cani e porci, e a prezzi ben più modici del Tizio citato
Quello che  invece sta tentando il nostro Mancio da Jesi è davvero lodevole. In tutti i sensi, quello economico soprattutto. L’Italia nostra, dei nostri miseri tempi, ha bisogno di italiani. Veri. Validi.  Non sciocchi ed opportunisti. Italiani, appunto, come il nostro Mancio da Jesi. A cui  vogliamo già  un mare di bene.
Non sono riusciti a diventare campioni d’Europa i nostri talenti Under 17. Che meritavano. Con quei due gol meravigliosi opposti ad altrettanti fortuiti e insignificanti. I rigori, come d’uso tra italici, li hanno ‘fregati’, ma è poca cosa,  perchè a quell’età il risultato conta fino ad un certo punto. Conta fare bagaglio. Da spolverare in seguito. Anche per smentire quegli miopi ‘tromboni’ che vanno in giro a dire che il calcio italiano manca di futuro.

Nota storica. L’imperatore Federico II di Hohenstaufen, nipote del famoso Barbarossa, nasce a Jesi il 26 dicembre 1194. La storia ascrive la sua nascita sotto un padiglione nella piazza oggi a lui dedicata. La madre, Costanza di Altavilla, era del casato degli Altavilla che, partiti dalla Normandia nell’XI secolo, conquistarono la Sicilia e tutta l’Italia meridionale.

DELIRIO. E’ un vero  delirio, quello che traspare leggendo dell’intento del Real di Florentino per strappare Neymar agli sceicchi del Psg. Con, in bilancio sul libro mastro dei Blancos, nientemeno che 600 mln, 300 per l’acquisto del brasiliano, 300 per il suo ingaggio. Roba da record. Roba mai udita. Roba che si fatica perfino a credere vera, tanto esce dalle righe dei pur ( strampalati) spartiti del calcio odierno.

Naturalmente, la mossa andrà a ricadere non ‘simpaticamente’ sui tanti assi in camiseta blanca. E su Cr7 in particolare. Che, a questo punto, dovrebbe cominciare a pensare ad un passaggio di testimone, tra lui, il vecio campeon, e O’Rey, il nuovo  puntero. Al progetto il Florentino, 71 anni, imprenditore , sta lavorando da qualche tempo. Con qualche profitto, visto che pare avere incontrato ( figuriamoci non fosse stato così) l’appoggio  entusiasta del giocatore brasiliano  e del suo enturage. Il problema semmai è superare lo scoglio degli sceicchi, ricchi, ricchissimi, abituati a comperare gente piuttosto che a venderla. Ma anche qui, il Florentino, ha le sue preziose carte in serbo.
E in ispecie quella costituita da una maglia che è nota al Mondo per far collezione di Coppe dalle grandi orecchie. Dove e come poco importa. Ne sanno qualcosa quelli di Baviera e gli altri di Piemonte. Importante è arricchire al Bernabeu  ogni anno di più la lunga bacheca di trionfi. Per monetizzarli. Ma che potrebbero subire una drastica sospensione nel caso in cui, obtorto collo, anche ai Blancos del Florentino venisse ( finalmente) imposto  l’imparziale Var.

E sempre per aggiornarci sulle ‘bravate’ del  nostro Florentino, che ha fatto ultimamente?
Ha ‘ strappato’ ( motu proprio) il mister alla Nazionale ( già in Russia) per accasarselo alle (sue) condizioni. Ovviamente senza sentire il dovere di avvisare nessuno altro fuorchè se stesso. La Federazione spagnola, ovviamente, calpestata e derisa, ha provveduto a sostituire il mister in fuga col buon Hierro. Con risultati disastrosi. Tanto che le ‘furie rosse‘ ( ‘rosse di vergogna‘) hanno presto salutato  la mundial Russia. 

AGGIORNAMENTI. Secondo uno studio Kpmg questi sono i ricconi d’Europa: United ( valore 3.2 mld, proprietà americana), Real (2,900 mld, proprietà ispanica), Barca ( 2,800 mld, proprietà ispanica), Bayern ( 2,5 mld, proprietà tedesca), Manchester City ( 2,1 mld, proprietà araba), Arsenal ( 2,1 mld, proprietà?), Chelsea ( 1,7 mld, proprietà russa),  Liverpool ( 1,580 mld, proprietà americana), Juve ( 1,300 mld, proprietà italiana), Tottenham( 1,3 mld, proprietà, in trattativa con americani) , Psg ( 1,12 mln, proprietà araba). Le altre italiane: Napoli ( 518 mln), Milan ( 514 mln) e Inter ( 491 mln). Delle italiane solo la Juve ha uno stadio di sua proprietà. Gli altri restano ‘ in affitto‘. Poareti.

Delle prime 11, a parte i due Panda ispanici, e l’ eccezione Bayern , siamo davanti ad una invasione albionica. Con sei inglesi. I cui capitali giungono, in ispecie, da Usa ( United, Liverpool, Tottenham), Russia ( Chelsea) e Qatar ( City).
E mentre gli americani dell’United  sono personaggi del bussines, quello del Chelsea ( Abramovich) appartiene ad una ondata di circa 700 ricconi russi che che dopo il disfacimento dell’Urss hanno messo radici in Gran Bretagna. Non mancano in Albione gli ’spendaccioni’ arabi, questa volta proprietari del City.
Sempre arabi sono i padroni del Psg, undicesima in classifica,  squadra di punta del campionato francese. ( Forse) agli inglesi, di inglese, se non andiamo errati, resta l‘Arsenal. Forse. E comunque vien da chiedersi se tutto questo ‘cedere al migliore offerente‘  sia da considerarsi un progresso o qualcos’ altro.
Talvolta i mercati, e le cifre relative,  illudono. E quel che ( a prima vista) sembra un affare in realtà ( nel breve volgere di qualche anno) si rivela un disastro.  Certo è, dicevano i vecchi, che colui che  vende il suo patrimonio  preoccupa sempre di più di colui che acquista per ingrossarlo, il suo patrimonio..

 

LIBERI COMMENTI. Dopo che l’Invincibile armata madridista  ha affondato la Bismark alemanna, si è  ( forse) meglio capito quanto stava per fare la Signora di Torino dentro la piazzaforte calcistica più inespugnabile d’Europa, ovvero estromettere i soliti  intoccabili superprotetti  ex Galacticos dal quartetto finale di Champions 2018.
Ma ( com’è noto) a non dar corso alle appassionanti leggi dell’agonismo sportivo ci ha pensato un giovin fischietto  inglese inviato da un vanesio  selezionatore italiano che, ad una manciata di secondi dalla fine del tempo  supplementare, ha pensato bene di donare ancora una volta la ( immeritata) palma della vittoria ai collezionisti di Coppe dalle grandi orecchie, tra l’altro privando   la massima competizione del calcio mondiale dei supplementari  (forse) più palpitanti di tutta la sua storia. Supplementari epici, magari tipo Italia-Germania del 1970, capaci di nutrire l’epica sportiva più di qualsiasi marchingegno economico-finanziario.

Una curiosità. In Champions, fosse passata in semifinale la Juventus,  dopo anni, non avremmo avuto spagnole  nel poker finale di Champions.
Inoltre, per quel che concerne il ranking Uefa, con quel punteggio saremmo  (ri)passati davanti ad angli e todeschi , rimontando ( in parte, dopo  immemorabil tempo ) sugli ispanici. Che riguardo a finali Champions restano ( comunque) dietro alle nostre: ( salvo errori di contabilità) 25 a 28, ultimo anno escluso.

PANCHINA AZZURRA. Dopo il tragico passaggio Tavecchio-Ventura, la nazionale azzurra cerca di risollevare il capo. E rigonfiare il petto, decorato ( non lo si dimentichi mai) di quattro stelle mondiali. Ha firmato  il Mancio da Jesi che,  spediti saluti e baci alle renne  di Russia,  ha detto: . “ Per me   sedere su quella panchina è un grande onore“.
Al momento, nelle tre amichevoli di fine stagione, ha riportato una vittoria ( Arabia saudita), una sconfitta ( Francia) e  un pareggio (Olanda). Di interessante c’è il reinserimento in azzurro del Balo, a cui però qualcuno dovrebbe cominciare a spiegargli che se c’è qualcuno in Europa che ha un’occhio di riguardo per quei poveracci che sfidano il mare per cercare di realizzare una speranza, quello è l’Italia. L’Italia che qualche insulso razzista ce l’avrà pure, ma non certo tanti quanti ( e cattivi) come se ne contano in vari anfratti dell’Altrove. Glielo hanno detto al Balo che qualcuno di codesti ( se potesse ) rimetterebbe in uso  i fili spianti, le botte e (perfino) le camere a gas?

Extra: speriamo inoltre  che per la Fgci non abbia a ripresentarsi tale Abete, di cui conserviamo triste e sconsolata memoria.

CHE CI FA IN PISTA LA SAFETY CAR ?  Che la ’Rossa’ voli come il vento lo si era visto durante già dalla pole di Baku. E ora la vettura dell’ing Binotto continua nella sua entusiasmante performance, travolgendo, laddove e quando gli resta possibile. In Canada sulla pista di Giles, l’immortale Giles, ha dato spettacolo. Ora non resta che vedere le reazioni degli altri. Soprattutto di Toto e Niki che, nell’ultima apparizione video, apparivano più cadaveri viventi che viventi in carne e ossa. Come cambia la vita, da un Gp all’altro, fin a poco tempo fa sull’altare e oggi nella polvere.

ORDINE ARRIVO GP INGHILTERRA. Vettel davanti Hamilton e Raikkonen.
CLASSIFICA MONDIALE PILOTI F1. Vettel con 171 punti su Hamilton 163.
CLASSIFICA MONDIALE COSTRUTTORI F1. Ferrari con 20 punti di vantaggio sulla Mercedes.
PROSSIMO APPUNTAMENTO: GP Germania. 

 

BLOCK NOTES.

 

CALCIOMERCATO A MODO NOSTRO.Il trequartista Ante Coric, 21 anni, croato, avrebbe accettato l’offerta della Roma. Sempre la Roma starebbe per chiudere col portiere del Malmoe Marko Johansonn, 19 anni, ‘enfant prodige’.   La Signora è ha chiuso con Cancelo, 24 anni, difensore. Si è presentato alla nouvelle Continassa anche il bel Emre Can. Il Bologna ha chiuso con mister Pippo Inzaghi.

All’Inter intanto  è sbarcato il bomber Martinez, 20 anni, direttamente dall’Argentina. E’  arrivato anche il Ninja, 30 anni, centrocampista, dalla Roma. Dicono anche che la Beneamata voglia ’ strappare’   Suso , 24 anni, attaccante, ai cugini in grave ambascia con la Uefa.  Che gli ha tolto il ( sacrosanto) diritto di partecipare alla prossima Uefa. 
Buffon è volato ( finalmente)  verso il  Psg . Si parla di un anno, con opzione per il secondo.  Cosa potrà aggiungere  una gita annuale  sotto la Eiffel ad un portiere con il Gigi, forse, manco lui sa spiegarselo. Ossessione  Champions?  Con il Psg dei signori del deserto ?  Non scherziamo. Gigi, non scherziamo. Non ce l’hai fatta con una corazzata di grande nobiltà come la Juve, speri farcela con una fregata come il Psg?   Per i parvenues del calcio  ( e dovresti saperlo)  il risalire verso le alte vette  richiede  un lungo e doloroso calvario che, stando agli almanacchi, e salvo eccezioni rarissime, non è attesa di qualche  anno.  E neppure di danari.

Ultima questio: ce la farà il sor Raiola a  ’ruinare‘ il suo Gigio? Che, nel frattempo, ha dato  agli esami di maturità?

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.  Dieci anni fa la Serie A era appaiata a Liga e Bundes: 1,4 mld di fatturato o testa, poco più poco meno, mentre la Premier faceva già storia a sè ( 2,4 mld). Dopodichè, mentre gli altri sarebbero cresciuti a dismisura, noi ci siamo solo arrabattati, sanza infamia e sanza lodo, sanza adeguati governi e sanza nuovi impianti, sanza gente capace e sanza innovazioni, retrocedendo ad ogni giorno di più verso zone di margine. Continuiamo a precedere Ligue 1, ma è poca cosa se confrontiamo le nostre storiche potenzialità con questa e con le altre leghe.

E comunque cominciamo a capire qualcosa su quei dati che la ’rosea’ nel suo inserto Gazzamondo cerca di riepilogare. Per la ’rosea’ la Premier ( che conta su un audience potenziale di 4,7 mld)  va all’incasso di 1950 mln di introiti domestici ( 2016/2019) oltre a 1,3 mln di introiti esteri ( 2016/2019). La Liga ( in crescita continua) incassa 911 mln di diritti domestici ( 2016/2019) e e 665 mln esteri; la Bundes, conta 1160 mln di diritti domestici e 240 mln di diritti esteri. Se non abbiamo mal interpretato, la Premier  vale ( nel suo complesso) 5,237 mld, la Liga 2,872 mld e la Bundes 2,793. Noi? Che contiamo noi? Presto detto: solo 2,267 mld.
Con distanza non siderale dal’Altrove, come cercano di far credere gli esterofili, ma notevole e ( comunque) con possibilità di colmare.
Le strategie delle leghe differiscono in maniera esemplare. Viaggiano da isolani quelli d’Albione, favoriti dalla diffusione della lingua inglese; delegano Liga e Bundes, intanto (ri)strutturatasi con apparati adeguati e di certo molti più folti ed agguerriti del nostro. Che è tuttora senza governance. In mezzo a polemiche senza fine, agguati e veleni. Da  ‘ sventurati’ italici. Una volta maestri ed ora assuefatti al ‘servaggio ostello’.  In fondo a questo ns foglio mediatico abbiamo lasciato una ridotta e umile ricerca su quel che ha condotto il paese più ricco e creativo al Mondo a quello che è. Con grandi potenzialità inespresse. Qua e là, dovunque. Potendo, le si dia un’occhiata.

La malattia della ’non aurea mediocritas’ dopo secoli di genialità ci attanaglia. Qui, ormai, fan tutti a gara a fingersi geni. Un pallido imberbe  di trent’anni che da commesso vuol diventare premier; un tracagnotto della Brembana che si dice pronto a governare un Paese che manco i Cesari riuscivano a tenere sotto controllo; un vecchietto in continuo restyling  che di tutti ‘ dice mal fuorchè di stesso’.
E ci fermiano qui. Anche perchè così è, se vi pare, nella politica, ma anche nello sport. Nel calcio. Dove  ( preziose) pepite d’oro si trasformano ( nostro malgrado) in ( inutile)  ferraglia, inesorabilmente, ad ogni ora di più. La ‘rosea’ ci invita a reagire. Cominci lei a farlo. Come? Intanto  pretendendo ( con la forza del suo antico e diffuso  prestigio)  pulizia,  laddove il degrado regna ( da anni) sovrano. Fatti e non pagine di giornale.

 VANNO E RITORNANO. Come ai tempi dei romani conquistatori del Mondo che non appena potevano si concedevano una vacanza-premio nell’ Hellade conquistata, anche i nostri del calcio appena possono valicano l’Alpe e ( più oltre ancora) la Manica, per andarsi ad assestare in uno di quei campionati di cui si va favoleggiando da qualche lustro nel Belpaese. Che sembra aver perso la speranza ( e la stima) di sè. Un po’ dovunque, e non solo nella disciplina regina. Ai nostri giovani, infatti,  pedatori o no che siano,  li si invita ad andarsene, qua e là, dove sono spuntati  Eldoradi luccicanti e ricolmi di speranze.
E così i nostri lasciano i loro  stazzi – parafrasando il poeta d’Abruzzo - per andare verso Altrove. Nel pianeta calcio,  una decina d’anni fa autore d’un indimenticabile triplete, la smania è forte. L’avvertono tutti, anche i Montella, e partono, con il loro scarso possesso delle lingue straniere, gli zainetti sulle spalle ricolmi d’ogni raccomandazione paterna/materna, per cercare gloria e danari. In fondo, ad impedirglielo, che risultato s’otterrebbe? Si rinsavirebbero? Forse sì o forse  no, proprio no. Meglio ( allora) lasciarli fare, meglio ( logico) fargli fare da soli le ossa, meglio seguirli senza abbandonarli al loro destino come padre/madre ( dolorosamente) amorevoli fanno.

Tanto più che le cose poi, gira e rigira, si assestano da sole. Spontaneamente. Date un’occhiata ai migranti del calcio e cominciate a stilare ( aggiornati) resoconti. Con tanto di ( relative)  riflessioni.

Con costoro: Carletto, 58 anni,   esonerato dal Bayern; Prandelli,  60 anni,  vittima dell’ ennesima sfortunata avventura all’estero,  ( pure lui) esonerato  all’Al Nasr;  Carrera, 53 anni, che dopo aver vinto un campionato russo quest’anno ( a  -8 dalla capolista) difficilmente resterà allo Spartak Montella, finalista di Copa, ma che in Liga ha saputo viaggiare  con l’incedere delle luci dell’albero di Natale, tipo  Milan, s’è fatto licenziare in tronco dopo una manciata di tempo dall’ambizioso   Siviglia ; Stramaccioni, 42 anni, allo Spartak Praga dal 2017 , ma che  quest’anno poco brilla al punto che il suo   esonero sembra ( già ) scritto; Tramezzani, 47 anni,  appena quattro mesi sulla panchina del Sion prima d’essere licenziato. Ultima, in ordine di tempo, c’è da registrare l’avventura del buon Ranieri, conclusa, perchè esonerato dal Nantes.

Questi sono solo alcuni dei nostri migranti partiti, tornati o sul punto di tornare. A loro andrebbe  aggiunto il più celebre del momento, quel  Conte Dracula finito prigioniero in Premier  dentro una gabbia dorata, e  che altro non sogna che di tornare a respirare l’aria generosa del suo  Paese. Che quando si parla di calcio, pur con tutte le sventure e i ritardi che tiene  sulla groppa, evidentemente, poco o nulla ha  da invidiare all’Altrove.
Tanto più che i soldi stanno tornando. E allora cari Allegri ( che va scrivendo un’epopea immortale con la Signora) e Sarri ( che ha riacceso il fuoco nel cuore d’un popolo straordinario), di che vi fate lusingare? Di qualche ingaggio che vi sistemi per le prossime cinque generazioni? Ma dove mai? Suvvia, anche qui, da noi, non è che vi trattino così male. Sarri, però, non ci ha ascoltato ed è volato, trepidante, in quel d’Albione. Saluti e baci.

CAMPIONATO DI CALCIO SERIE A. 

 

RISULTATI.  38^ e ultima giornata di Serie A, così  i verdetti sull’Europa e la salvezza: l’Inter vince 3-2 all’Olimpico, scavalca la Lazio e conquista il 4° posto e la qualificazione alla Champions. Roma 3^ grazie alla vittoria col Sassuolo. Il Milan batte 5-1 la Fiorentina e si conquista il 6° posto, qualificandosi direttamente per l’Europa LeagueAtalanta (ko 1-0 a Cagliari) ai preliminari. Record di punti (91) per il Napoli, retrocedono in Serie B con il Crotone, Verona e Benevento. 

CLASSIFICA 38a GIORNATA. Juve, punti 95; Napoli 91; Roma 77; Inter 72; Lazio 71;  Milan 64;  Atalanta 60 … Crotone 35, Verona 25, Benevento 21.
MARCATORI 38a GIORNATA. 29 reti,  Icardi (6, Inter) 29 reti Immobile ( 7, Lazio),  22 Dybala ( 3, Juventus).

 

 COPPE EUROPEE.  Finale Champions ( Kiev):  Real ( 3-1 al Liverpool) ;  finale Uefa Atletico Madrid  ( 3-0 al Marsiglia).

Statistiche. Nelle 62 Coppe dalle grandi orecchie  ( Champions dal 1992) finora disputate la presenza italica è  la più significativa. Sarà bene (ri)sottolinearlo, anche perchè da noi abita la popolazione ( probabilmente) più smemorata al mondo. Ebbene, gli almanacchi dicon questo: l’Italia ( prima) è andata in finale 27 volte ( 43,54 %) e  la Spagna ( seconda)  25 volte ( 40,32%).
Seguono a distanza le altre nazioni. Per noi in finale sono andati: Milan  11 volte ( 7 vincente), Juve 9 volte ( 2 vincente), Inter 5 volte ( 3 vincente), Fiorentina 1 volta ( mai vincente), Roma 1 volta ( mai vincente), Samp 1 volta ( mai vincente). Infine (sempre)  per gli almanacchi, in finale di Coppa Italia 2018 vanno Juve e Milan.

CALCIO  RANKING UEFA ( aggiornamento fine novembre): Spagna, punti 98,569; Inghilterra, 72,319; Italia, 68,794; Germania, 67,712; Francia, 53,081; Russia, 49,382; Portogallo, 44,082.  Alle prime quattro leghe del ranking  vengono assegnate quattro squadre in Champions senza preliminari, e tre in Uefa. Un bel dono di Natale, non c’è che dire, per il nostro calcio. Che dovrà però metterci del suo, positivamente, cominciando intanto ( come hanno fatto Torino, Udine, Reggio e Frosinone e stanno facendo Roma e Bergamo) ad allestire nuovi e  moderni impianti, seguendo poi con un aggiornamento tecnico-tattico-agonistico ormai ( assolutamente) indispensabile.

ULTIME DAGLI STADI. Vanno avanti a Bergamo, ma questa è una storia a sè, invece  si sono nuovamente arenati a Roma, mentre cianciano quelli di Milano.  Di Bergamo, dicevamo siamo orgogliosi, di Roma invece ( come al solito) no. Ci avevamo sperato, ma con tutto l’intruglio che è balzato fuori dalla profondità dell’inferno, dubitiamo che la Capitale possa arrivare ad avere un suo secondo moderno impianto per il calcio. Che sarebbe servito eccome alla Lupa per andare a farsi grande e forte in Europa, ma che altri lupi  hanno pensato bene di divorarsi ancor prima della prima pietra.
Non sappiamo commentare più di tanto le parole di Fassone, ad milanista : ” Stiamo facendo una analisi, se convenga avere un nuovo stadio per il Milan o se sia meglio continuare con l’ Inter a San Siro, che ha sempre un fascino e che prima di una eventuale separazione ci costringerà ad una attenta valutazione”.

Abbiamo il sentore, non ce ne voglia,  che l’ad milanista sia un allievo di qualche antico oracolo. Che tutto diceva e tutto negava. Indecifrabile. Com’è (ancora ) indecifrabile il destino delle due nobili di Milano: l’Inter ( ancora rimandata dalla Uefa) e il Milan ( in predicato per una ulteriore bocciatura).  Al Milan si dice che ci sono in corso novità importanti. Forse un nuovo socio. Forse danaro fresco. Per evitare l’esclusione dalla prossima Uefa. Vedremo.

PREMIER A MANO ARMATA. Nel mercato invernale 2017 è stata la Cina a farla da padrona. Con una spesa di circa 500 mln di euro. Non a caso, visto che secondo uno studio del Soccerer footbal finance 100 sui top club dal punto di vista del valore della rosa, delle immobilizzazioni, del cash, del potenziale di investimento e del debito, i cinesi valgono già il 15% del fatturato totale.
Lo studio conferma anche un dato ormai evidente: ovvero, che sono i club inglesi che ( al momento) più possono spendere. Cinque delle prime dieci posizioni di Soccerex sono inglesi, 8 nelle prime 30.
E qui (  quella ribattezzata ) Qatar City dello sceicco Mansur potrebbe spendere  ( da subito ) fino a 788 mln ( se non ci fosse il fair play Uefa).
Negli ultimi anni gli spendaccioni del deserto hanno distribuito 880 mln in acquisti. Stesso discorso vale per l’altra squadra qataregna  in Europa ( anch’essa ribatezzata) Qatar Psg, che ha una  base d’investimento di 1 miliardo e che negli ultimi anni di Ligue ha speso più  d’altri( 135 mln contro i 50 del Monaco).
Tra le squadre d’Albione, la società che potrebbe spendere di più è l’Arsenal ( seconda dietro al Qatar City) con 766 mln di sterline disponibili, 500 mln di liquidi e 8 mln di debiti. Il Chelsea invece è nella situazione opposta. Ma solo per un fatto contabile, in quanto i blues  vantano un debito di 400 mln di sterline verso il proprietario Abramovich. Sommerso di debiti è anche il Manchester United del Mou Mou, a quota 563 mln di sterline di rosso.
Chi  si trattiene ( Barca e Real a parte) sono le squadre di Liga che sul mercato  invernale  hanno investito 152,6 mln euro in totale. Ancor più parsimoniose sono le squadre di BundesBayern compreso, che abitualmente non ricorre a gennaio per i suoi colpi migliori. Nella classifica degli spendaccioni ( se non abbiamo mal inteso) non ci siamo noi. Neppure con la danarosa Signora, e i suoi (appena) 29 mln. Finalmente!

 ULTIME DALLA PREMIER. In queste ore il problema che assilla il Chelsea non l’esonero ( annunciato) di Conte, ma quando sarà concesso il nuovo visto d’ingresso nel Regno Unito a Roman Abramovich, proprietario del club.  Di Roman abbiamo più volte parlato, perchè in quella lista di ‘spendaccioni’ che hanno preso d’assalto ( partendo dai deserti o dalle steppe o dalle praterie) la Premier, contribuendo significativamente alle  sue attuali fortune.

Il ritardo del rilascio, sul quale le autorità britanniche non rilasciano commenti, andrebbe spiegato tramite una ‘rivisitazione’ della storia di questo ( improvviso) miliardario e il giro di vite imposto nel Regno Unito dagli attuali rapporti con la Russia, diventati critici dopo  l’avvelenamento avvenuto lo scorso marzo dell’ex spia ( doppiogiochista?) Sergei Skripal. In questi ultimi tempi, infatti, il governo di Sua Maestà ha ( finalmente)  cominciato a chiedere spiegazioni sulle origini delle fortune dei circa 700 miliardari russi di stanza nel Regno Unito, diventati nella maggior parte dei casi straordinariamente ricchi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

L’indagine riguarderebbe anche Roman Abramovich, tredicesimo uomo più ricco in Gran Bretagna  con patrimonio valutato in 10,6 mld euro. Roman, però non è solo un ricco dal passato opaco, come altri oligarchi, perchè è anche un uomo molto vicino a Vladimir Putin. La cosa, ovviamente, in frangente critico come questo, non giova allo ‘spendaccione’ piovuto ‘ come manna dal cielo’  qualche anno fa dalla steppa. Nel 1999 Abramovich donò uno yacht di 50 mln di dollari a Putin. E nel 2005, sempre il buon  Roman, vendette i tre quarti della sua compagnia petrolifera, Sibneft, ad una impresa dello Stato russo, Gasprom, incassando quasi 15 mld di euro.
Questo ( ed altro) basterebbe a confermare  quanto Abramovich sia sempre stato un fedele alleato di Putin,  rapporto che sembra essere diventato il vero movente della ritardata concessione del visto d’ingresso di cui sopra. In questo scenario, ovviamente, la vicenda sportiva del Chelsea scivola in secondo piano. Perchè, stando al Guardian, il problema di fondo è un altro, ovvero: ” Il dilemma per Abramovich  è se decidere di vivere un lungo periodo di turbolenza politica, oppure vendere il Chelsea e ritirarsi a Mosca”. Che diciamo? Nulla, se non  registrare  la vicenda in attesa di altri sviluppi. Magari attinenti ad altre storie. Di ricchi che hanno fatto ricca la patria del calcio.

LE FRASI CHE COLPISCONO.

FRASE. Dice Sarri, fresco mister del Chelsea: ” Sono venuto nel Campionato con i migliori allenatori d‘Europa. E del Mondo. Come: Pochettino, Klopp, Mourino e Guardiola”.
COMMENTO. Che la Premier sia un campionato al top, ci può stare. Ma che ospiti (tutti ) i migliori della Terra, non ci sentiamo di condividere. Intanto perchè   quel tal Carletto da Parma che è andato a sostituirlo al Napoli, ha un tale elenco di successi che i citati dal buon  Sarri ( Guardiola, forse, a parte) pur accumulando i lor trofei faticano a raggiungerne la  metà.
Inoltre il Campionato che, lui, dopo essere stato ampiamente cresciuto e valorizzato,  crediamo disponga tuttora di tecnici  che poco o nulla hanno da invidiare ai citati del buon Sarri Conte ( disoccupato) a parte, e il Mancio relegato alla Nazionale,  non si può certo mettere nel limbo gente come Allegri, Di Francesco, Gasperini, Giampaoloetc. etc. Che, spiace dissentire, potrebbero ( sicuramente)  far la loro bella figura in Premier e non solo.

FRASE. Frase finale a Toto Wolff ( team principaMercedes) ” E’ la seconda volta che un loro pilota butta fuori il nostro, ci stiamo stancando”.
COMMENTO. Parlare con degli smemorati è sempre arduo. Questi, anche se commettono atrocità infami, dopo un poco, le obliano. Come non fossero mai avvenute. Lo fanno per le cose serie, figuriamoci per quelle non serie. Sono fatti così, che volete farci? Caricarli in blocco, come facevano gli antichi, metterli in mare e spingerli ad andarsi a cercare  lidi vergini  su qualche pianeta della galassia?
Toto, lei si è stancato per due volte, pensi quanto dovremmo esserlo noi che di volte ne abbiamo  dovute subire a josa. Da un  lustro, almeno. Ha mai pensato ( e chiesto) al suo reuccio qual titolo avrebbe potuto mettere in sacoccia ( diciamo) lo scorso anno se tra voi in primis e tra gli altri di sponda aveste ‘ lasciato in pace ’ l’invidiabile ‘ rossa‘?

Di recente, un  suo conterraneo, d’animo magnanimo e grato, schernì  Maranello consigliandogli di mettersi a cucinare un piatto di spaghetti piuttosto che fare un auto. Giusto, sbagliato? La risposta, Toto,  se la dia da solo. Intanto noi, abbracciamo un tedesco che ci piace. Molto. Un fratello d‘Italia ( e d‘Europa). ” Velocità, tecnologia, alettoni e cambio gomme: tutto bello – dice Stefano Boldrini-, ma alla fine il cuore dei tifosi batte per la ‘rossa’ e per chi la guida”.
FRASE. Il solito capiscione tra i (tanti) chiacchieroni di  7 Gold: ” Per me non andremo manco al prossimo Mondiale. L’Italia non ha talenti e il Mancio poco o nulla potrà incidere”.
COMMENTO. Se il mondo, lo sport, il calcio, dovessero costruire il loro futuro tramite le ciacole al vento che s’alzano  ( reiterate) in certi  consessi, staremmo freschi. Qui, quel che conta, infatti, è ciacolare. A ruota libera. Senza preoccupazione alcuna, se non quella dell’audience. Sui loro vaticini, poi, c’è da credergli quanto quelli della Sibilla cumana.
Infatti, pur con tutto il rispetto per il diritto di liberamente ciacolare, non crediamo affatto di non esserci ( nel frattempo) forniti di buoni giovani. Da far crescere, certo, a puntino, come sta ripromettendosi di fare il nostro (audace ) Mancio,al quale vorremmo solo suggerirgli di tapparsi le orecchie davanti a cotali sirene e sirenette. Un po’ come fece Ulisse. Per portarci, poi, forti e pimpanti, a gioire della dolce Itaca. 

FRASESergio Ramos, amato killer  ( calcisticamente parlando) dei Blancos dice : ” Ammiro Maradona, un grande. Ma tra lui e Messi ci sono anni luce; con Messi, sì, il migliore di sempre”.
COMMENTO. Ognuno ovviamente si tiene le opinioni che crede. Noi ad esempio pensiamo che quel feroce ‘ scassinatore’ di avversari da rendere inoffensivi, bocciato in storia, non veda oltre   le sue bravate.  Parlasse di quelle, forse, l’ascolteremmo pure; ma se si mette a spaziare oltre il suo (limitato) orizzonte, meglio lasciarlo perdere. Anzi, meglio tenerlo d’occhio, per impedirgli ( alla prossima occasione)  di trattare qualcun altro come quel poveraccio di Salah, che oltre al danno  col Liverpool s’è dovuto  sorbire anche la beffa di non aver potuto difendere come avrebbe voluto il  suo dolce Egitto ai Mondiali di Russia. 

FRASE Ventura, ex ct,  dice: ” Sono stato il capro espiatorio di colpe non (solo) mie”.
COMMENTO. Che il  ct Ventura sia o no (diventato) capro espiatorio non ci interessa affatto. Siam dell’avviso che di maldestri è zeppo il calcio nostrano. Sappia però che, a torto o a ragione, pur con tutta la clemenza possibile che gli potrà essere riservata, il suo prorompente  corpaccione non potrà che restare  per sempre legato ad una delle pagine più nere del calcio italiano. E’ inevitabile. E’ nell’ordine dei fatti. Allora, piuttosto che dare l’impressione di volersi salvare  alla Schettino, se ne faccia una ragione. Con un filo d’autocritica. Dignitosamente. Silenziosamente. E la chiuda là. Forse qualcuno potrà anche dimenticarlo.

FRASEThiago Silva: ” Il Milan è nel mio cuore e lo sarà sempre. Sarebbe bello chiudere la carriera in rossonero”.
COMMENTO. Una volta tanto, dal caro e colorito Brazil, giunge una voce non condizionata dalla pioggia di danari che stanno affogando lo bello  sport del pallone.  Un abbraccio Thiago, colà, ti aspettano ( sempre) a braccia aperte.

FRASE.  Sul ventilato trasferimento di CR7 “ Queste cifre nessuno, in Italia, può permettersele”.
COMMENTO. Ci mancherebbe. E chi vuole andare ad aggiungersi a quei tre o quattro panda superprotetti che sborsano soldi a palate senza che nessuno gliene chieda la provenienza?
Per CR7 non abbiamo sentito cifre. Per Neymar invece sì. Il Florentino padre padrone  dei Blancos avrebbe messo in bilancio 600 mln  per l’acquisto del giocatore, 300 solo per l’ingaggio. Un investimento folle, anche per una squadra abituata al perpetuo  nel rosso come quella madridista e che ( sia pur)  con 7,5 mln di fatturato ca, quei sonori esborsi di danari ( in un modo o nell’altro ) dovrà fare rientrare.

Che poi il giovin fenomeno carioca vada a finire come l’altro più stagionato fenomeno gallese, strapagato pure lui, e che in un anno è riuscito a trovare ( più o meno) soltanto un ferro da cavallo con una rovesciata acrobatica in finale Champions contro quegli sfigati dei Reeds, questo è tutto da vedere. Piuttosto, quando, da noi, si pronunciano certe frasi, sembra d’avvertire il transfert d’un piacere per altri che si vorrebbe nostro. Non siamo tutti uguali al Mondo. Vero. Ma a noi ( sinceramente) non sovviene piacere alcuno, soprattutto, per immedesimazione.
Anzi, che fortunati siamo non aggirarci più tra  ’ ricchi scemi’ pronti a svenarsi pur di accasare ( presunti) fenomeni che tali sono solo per chi ha preso l’abitudine  ( fair play consenziente o impotente) di saccheggiare sistematicamente questo sport ( ancora) alimentato dalla passione popolare!

FRASE. Balo dice ” E’ ora che l’Italia accetti l’integrazione. Come già altri paesi europei”.
COMMENTO. E’ ora, invece, che sia lui a crescere. Sul serio e non solo sul campo. Intanto gli altri, tutti quelli che gli fanno corona, se veramente ce l’hanno a cuore, lo stimolino a vedere le cose nella sua ( possibile) veridicità. Anticamera a pensieri e comportamenti corretti. Si è infatti chiesto il nostro Balo che fine avrebbero fatto le decine e decine  di migliaia di poveracci che sono approdate ( soprattutto)  sulle nostre isole  in questi ultimi anni?  Da qual paese d’Europa da lui citati  sono stati soccorsi, curati ed ospitati se non dalla ’razzista’ Italia?
Che qualche ‘frangia‘ di insulsi oscurantisti ce l’ha pure, ma sono sempre quelli e lontani dalla stragrande maggioranza di un popolo di 62 mln di persone. Il suo caso personale   , in questo senso, dovrebbe avergli insegnato qualcosa. Semmai, si sforzi il Balo di dare il meglio di sè in campo e fuori. Chè sono agli esempi concreti e non i predicatori  che la gente antica del Belpaese più rispetta. Ammira. Ama.

FRASE. Zizou dice: ” Vi spiega il mondo Real. Tanto lavoro, unità e grandi giocatori, questa la ricetta vincente”.
COMMENTO. Sicuro, Zizou, di non esserti dimenticato qualcosa? Gli arbitri, ad esempio, ma anche la dieta alimentare dei tuoi ( ex) galacticos, che nei grandi appuntamenti mettono le ali? E di Florentino che dici? Guarda che a lui fanno ombra anche i fili di seta d’improvvido baco. Attento.

FRASE. Rivela monsieur Platini ” Sì, visto che la finale più attesa era Francia e Brasile, abbiamo pensato bene di concederla. Ovviamente tramite qualche (innocente) trucchetto”.
COMMENTO. Che qualcuno in alto abbia (finalmente) ammesso quello che tutti non pensiamo allorquando  i santoni del sorteggio  frullano quelle palline, è cosa buona e santa. Ora aspettiamo che qualcun altro, con lo stesso coraggio, e senza ironia, ci venga a spiegare come mai in certi campionati, e nelle manifestazioni internazionali ( Champions in testa), c’è gente che vola. Senza  tirare il fiato. Che mangia: bresaola o stoccafisso?

FRASE.  Blancos infuriati: verso chi parla di ‘furto’ parte la querela.
COMMENTO. Non devono essere messi bene da quelle parti. Perchè, se per ‘reprimere’ diversità di vedute ( inevitabili  nel calcio) si rivolgono  ai legali, devono essere (davvero) sull’orlo d’una crisi di nervi. Peraltro mai vista, al  monumentale Bernabeu. E comunque ammesso e non concesso che riescano a rintracciare i  milioni e milioni di quanti  sono inorriditi davanti alla (incauta o fraudolenta? ) decisione del giovane arbitro inglese, che faranno in futuro? Mica vorranno aggiungere allo staff di giacchette nere anche un pool di legali? Eppoi, vogliono o no ‘sto VAR?

FRASE. Dice Andrea Agnelli, 42 anni, presidente Juventus ” Oggi l’arbitro non ha capito nulla. Ma il discorso va più esteso. Serve la Var anche in Europa. Collina e la sua vanità vanno a colpire le squadre italiane per una designazione imparziale. Un designatore va cambiato ogni tre o cinque anni. Per avere una evidente imparzialità si va a colpire le italiane in maniera quasi scientifica”.
COMMENTO. Che l’arbitro ‘pattumiera‘ inglese sia servito ad eliminare la Juve è stato fin troppo chiaro. E inquietante. Tanto più che, come dice il presidente bianconero, dovrebbe essere stato un italiano, tale Collina, a cacciarlo tra i piedi dell’orgogliosa Signora. Ma Collina, a quanto pare, non è  nuovo a queste prestazioni. Le squadre italiane infatti  e non solo la Juve, in proposito,  hanno una lunga serie di ‘ furti‘ da reclamare. E non a causa del solito, manipolato, sfruttato, vittimismo. Milan, Lazio, Roma hanno smoccolato ad josa davanti a  direttori di gara che hanno ‘ pilotato’ gli incontri a loro ( insindacabile e univoco )  ‘modo di vedere’.

E questo rattrista. Perchè quella fiducia finora riposta nelle istituzioni europee del calcio va visibilmente scemando. E non solo da noi. Infatti andate a chiedere a Rumenigge cosa pensa dell’ultimo confronto tra la sua corazzata e quella del ‘onnipresente’ Florentino. Collezionista ( ad oltranza)  di Coppe, Trofei e Palloni d’oro ( ormai sempre  meno credibili).

 

FRASE. Zinedine Zidane, ct del Real, dice: ” Dicono tutti(?) che il rigore fosse netto”. Rincara il suo baldo campione noto come CR7 ” Non capisco le loro proteste: senza fallo Vasquez avrebbe segnato”.
COMMENTO. Due frasi per una.Intanto pensavamo che in quel calderone a strapiombo sul campo da gioco si fossero, col tempo, resi esperti nel valutare le prestazioni loro ed altrui. E anche i rigori, quando si danno e quando no. Sembra invece che le cose non stiano così. Sembra piuttosto che quelli di pallone capiscano solo quanto che gli va sul loro conto. Non l’avessero capita, la nobil Signora gli ha fornito una lectio magistralis di cui conservare eterna memoria.

Insomma quel rigore l’hanno visto solo loro. E comunque a parte l’arbitro ‘pattumiera‘; a parte Vasquez; a parte il solito isterico puntero detto CR7, su quello stadio  vanno fiorendo storie strane. Da verificare. Storie simili a leggende nere. Come ne sono nate, nel passato, su certi ambienti storici in cui a ‘gestire‘ potere, danaro e successo erano veleni e pugnali. In quel ‘ maledetto‘ impianto  in fase di ristrutturazione, va a diffondersi infatti la convinzione d’averlo trasformato in una sorta di ‘ porto franco’  dove a legiferare sono loro e non altri. Non il calcio europeo. Non chi merita di vincere. Non chi gli fornisce ‘lezioni‘, ma solo chi gli scarica ( a comando) la sua ’pattumiera’. 

FRASE. Assicura Gianfranco Zola, 51 anni, ex calciatore: ” Inglesi più avanti. A noi  manca il talento più che il denaro”.
COMMENTO.  Non bastavano gli anglofili e don Capello, che s’è aggiunto anche il nostro Gianfranco al coro di quelli che vedono il nostro calcio morto e sepolto sotto una spessa coltre di diffusa mediocrità. Eppure, i lor signori, dovrebbero prima del flatus voci verificare quanto sta accadendo attorno ai loro preziosi occhietti. Perchè, se è vero che la Premier è la lega che incassa  incassa di più, non altrettanto vero è  che si la migliore visto che nell’ultimo turno di Coppe è riuscita a malapena a salvare in Champions due squadre ( City e Liverpool)  in Uefa una  ( Arsenal) .  Come noi, che nel ranking Uefa gli stiamo appresso per una manciata di punticini.
Inoltre, che il  City ( degli sceicchi  spendaccioni  e del Pep) sia una ‘ macchina da guerra imbattibile,  è tutto da vedere; semmai, per la sua storia, tra le compagini d’Albione, ci parrebbe più insidioso il Liverpool, che comunque non è l’apice del calcio inglese e ( tantomeno) europeo. Se poi ci volessimo trasferire alle nazionali di sua Maestà, a parte il recente timido risveglio delle giovanili tutto da confermare, sono lustri che non le si vedono ai vertici del calcio mondiale. La loro nazionale maggiore, addirittura, madre di tutte le nazionali al Mondo, dopo avere ‘ rubacchiato’ un Mondiale in epoca preistorica, non s’è manco più affacciata sulle ribalte mondiali.

Dunque continuare a proporre a 360° gradi  il modello Premier con tanta insistenza, ostentazione e (monotonia) fa restare perplessi. Per cui, ci piace parteggiare per il buon Di Biagio. Che con un pizzico di (sano) orgoglio ( italico) ancora non venduto al migliore offerente, dice ” Fuori ci maltrattano. A volontà. Dai ragazzi voglio maggiore personalità.
Certo. Ma  qui  abbiamo giocatori da Spagna e Brasile”. Noi, quadristellati, siam fuori dal Mondiale di Russia.  E’ vero. Ma  per ( mandata) di sciagurati al vertice o di mediocri pedatori alla base? Eppoi, suvvia, sinceramente, donde stanno alloggiati tutti questi fenomeni  dell’ aureo Altrove? L’incontro Inghilterra-Italia, a Wembley, pur dando il giusto peso alle amichevoli, è finito in parità: 1-1. Come volevasi dimostrare?

 

* FRASE. Scherza l’amabile Leo Turrini ” Lewis, nel post gara, dentro quell’abitacolo da cui non voleva più uscire, sembrava Polifemo dopo essere stato accecato da Ulisse”.
COMMENTO. In effetti la ‘sorpresa’ propinata dalle ’rosse’ non dev’essere stata di quelle facilmente digeribili. Soprattutto dopo la pole fantascientifica del giorno prima. Stando a quei tempi, infatti,  le umili ‘rosse‘ avrebbero dovuto finire distanti anni luce dalla superba ‘ freccia d’argento‘ del re nero.  E invece, ecco che l’imprevedibile ‘macchinina rossa’ che sembra avere assunto sembiante umano va a compiere uno dei suoi innumerevoli colpi di scena. Che sono anima e sangue della sua storia straordinaria. Sua e soltanto sua. Ecco perchè quand’anche  passa al fianco ti fa scorrere addosso brividi ineffabili. E un po’ dovunque. Qua e là pel Pianeta.

FRASE. Sbotta  Pochettinomister Tottenham: ” Prima della gara c’era Agnelli e dopo, con lui, anche Marotta. Ho visto come nell’intervallo abbiamo messo pressione sull’arbitro. Alla fine c’erano due rigori per falli di mano, non ce ne ha dato alcuno”.
COMMENTO. Mauricio Pochettino come milioni di italiani sparsi nel mondo spesso e volentieri non sa se dar precedenza allo jus soli piuttosto che allo jus sanguinis. Lasci perdere, per favore,  visto che più italiano di così non potrebbe.
Anche perchè se c’era un rigore sacrosanto  quello doveva essere dato alla Signora e non al (poco) sereno Maurizietto. E se ne faccia ragione: il suo Tottenham non è la Juve.

 

* FRASE. Dice Paolo Condò, in Confidential ” Se per vedere la partita più bella del mondo scegliete Liverpool- Manchester United non andate troppo lontani dal vero”.
COMMENTO. Rispettiamo tutte le opinioni. Anche quelle dei fans anglolifi  più coriacei come il Paolone, a mezzo  tra ‘rosea’ e SkySolo che, guarda un po’, non condividiamo. No. Intanto perchè il nostro insiste su una ‘ modernità della Premier che (ultimamente) ha affollato di ( ulteriori)   attori la sua scena’ che a noi appare, ma solo in parte. Spiacenti.

Anche perchè ( a parte certi aspetti economici-organizzativi della Premier che non convincono ) occorre che qualcuno (ci) chiarisca una volta per tutte come si faccia a correre (e resistere ) così tanto. Noi, se Wigghin o Froome sono alimentati a stoccafisso o a bresaola vogliamo saperlo, chiaramente, ora, e basta.
Eppoi, anche solo selezionando i titoli che vanno in campo, per il Liverpool sono 5 Champions e per lo United tre. Otto, se non erriamo, comunque meno delle dieci che  ( tanto per fare uno degli esempi a noi consentiti) calcherebbero il vestusto San Siro,  con Milan ( 7 Champions, 18 Scudetti) e Inter (3 Champions, 18 Scudetti).
Le quali,  storie e titoli alla mano, avrebbero ( tanti) più  crediti per essere incluse tra ile  pretendenti alla  partita ‘più bella del mondo’.  O no? O forse che, per noi, italioti d’antico pelo,  l’erba più verde resta sempre ( e comunque) quella del vicino? Cilicio  alla mano?

FRASE. ” Il dato importante per il calcio italiano è che c’è una generazione di talenti veramente interessante. Tra l’altro sono tutti titolari in A. Una ottima base della squadra per ripartire”. Così dice Marcello Lippi, ora migrante in Cina, alla guida della Nazionale del dragone, ma già campione del Mondo.

COMMENTO. Di seguito riportiamo quanto avrebbe detto un altro dei nostri (presunti ) tecnici.
Quel Capello che dopo avere trovato pepite d’oro nel ricco eldorado del  Milan berlusconiano, se n’è andato a scorrazzare per il Mondo  con risultati ( sovente) poco lusinghieri. Al momento è riparato in Cina, con magno gaudio del pueblo calcistico nostrano. Sì, perchè mentre lui non vede altri vedono. Non diciamo un futuro roseo, ma almeno da giocarcelo, magari alla pari con altri strombazzati rivali.

Ce ne vuole a snobbare l’azzurro, aspirante pentastellato, ma l’ingrato ed orbo friulano c’è riuscito. Fortuna nostra è che dalle parti della Tuscia, c’è ancora qualcuno che di calcio, e di giovani talenti, s’intende.

*

FRASE. Capello ” Non sono interessato alla Nazionale. Anche perchè oggi  manca il talento”.
COMMENTO.  Di frasi orribili caro  Capello, nella sua peregrina carriera, ne ha dette molte. Per quel che ci riguarda se non lo chiamano a vestirsi d’azzurro è perchè non lo  merita. Allenare infatti una squadra  ricolma Baresi, Maldini, Baggio  son buoni anche quelli del Dopolavoro ferroviario. Reperibili, tra l’altro, a prezzi migliori del suo.
E inoltre non è affatto vero che non ci sono talenti. Il problema è intravvederli  per tempo e non quando sono belli e svezzati. Cosa a lei, evidentemente, impossibile.  Resti quindi pure in Altrove. In Cina o dove meglio crede.  Nessuno la piange. Nessuno la vuole.  Tanto più se la andiamo  a ricordare  per le memorabili imprese che  ha compiuto con con le nazionali di Inghilterra e Russia.

*

FRASE. Dice Montella: ” Il Siviglia negli ultimi dieci anni ha vinto più del Milan“.
COMMENTO. Il Montella, dunque, che   al Milan non è riuscito a tirar fuori il classico ragno dal buco è stato chiamato  grazie alla ineffabile volontà della  Provvidenza in quel di Siviglia, squadra tosta e ( ultimamente ) per tre volte vincente in Uefa ( ma 3 Uefa valgono una Champions?)Ambiziosetta, comunque.
Sarà allora ben per lui più che sparare ciacole a vanvera non ripeter le prestazioni sue. E comunque sia resti sempre grato ad una maglia che anche se vestita con scarso costrutto gli ha concesso di mettersi in vetrina in ambito internazionale. E si rimbocchi  l’ingegno oltre che le maniche.
Perchè se al povero Diavolo  per attendere  il ‘ ragno‘ hanno pazientato ( circa ) due stagioni, al Siviglia san tornare  sui loro passi molto, molto prima. Ambiziosetti come sono. Come volevasi dimostrare.

NOTA.

° Il Milan  ( nonostante la temporanea povertà) è  la terza squadra al mondo per numero di titoli internazionali conquistati (18, a pari merito con il Boca Juniors e alle spalle di Real Madrid e Al-Ahly, rispettivamente a quota 24 e 20).Nella sua bacheca figurano, a livello internazionale, 7 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 5 Supercoppe europee, 3 Coppe Intercontinentali e una Coppa del mondo per club FIFA.Se in ambito internazionale il Milan è la squadra italiana con più successi, la prima italiana ad aver vinto la Coppa dei Campioni (nel 1962-1963) e la seconda squadra europea e prima italiana per numero di finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate (11), in ambito italiano è il secondo club più titolato, a pari merito con l’Inter e alle spalle della Juventus (52 trofei), avendo vinto 30 trofei nazionali: 18 scudetti, 5 Coppe Italia e 7 Supercoppe italiane.
Complessivamente, con 48 trofei ufficiali vinti (30 nazionali e 18 internazionali), è il secondo club italiano più titolato dietro alla Juventus (63). È stata inoltre la prima squadra a vincere, nel 1991-1992, il campionato italiano a girone unico senza subire sconfitte,eguagliata dalla Juventus nel 2011-2012 Il club figura (al momento ) al quarantunesimo posto della graduatoria continentale dell’UEFA.

 

° Questo invece il  palmarès del Siviglia:  1 campionato spagnolo (1945-1946), 5  Coppe del Re (193519391947-19482006-20072009-2010) 1 Supercoppa spagnola (2007). In ambito internazionale, invece, da che è al mondo, ha vinto 5  Coppe UEFA/Europa League (2005-20062006-20072013-20142014-20152015-2016), record nella competizione, e una Supercoppa UEFA (2006). Attualmente occupa l’8º posto del Ranking UEFA.

( Fonte Wikipedia)

*  CARNEFICI E VITTIME. Due libri hanno riproposto in questi giorni un’ antica domanda: “ Perchè il carnefice ci conquista più della vittima“? Così è, infatti, se vi pare (e non vi pare)? Accettiamo allora la risposta che sul tema diede Nietzche? Ovvero: ” ( ) non già per lo stupore di fronte alle cose; ma per lo stupore di fronte all’orrore delle cose”? Oppure, andiamo a rovistare lumi presso altri  lidi?

 

ALTRE DALLA CRONACA.

 

UNA STORIA DA NON DIMENTICARE. Lo hanno trovato senza vita, nella cameretta d’albergo prenotato dalla  squadra per l’incontro  di mezzogiorno contro l’ Udinese. Avrebbe dovuto scendere  nella sala pranzo intorno alle 9,30. Anticipando come al solito gli altri, lui, generoso e puntuale capitano . Non lo hanno visto, stranamente, e hanno mandato un massaggiatore a verificare la situazione. Purtroppo drammatica, incredibile. Visto che il  valente difensore viola, 31 anni appena compiuti, giaceva nel suo sonno eterno,  che lo aveva colpito nel corso della notte.
Sono stati i suoi compagni a chiedere di non giocare.
Immediatamente seguiti dai friulani e, una dietro all’altra, da tutte le squadre di A e B. Il commissario Malagò non ha fatto altro che prendere atto d’una volontà diffusa. Fortemente provante. Anche perchè Davide era benvoluto un po’ da tutti. Allevato nelle giovanili del Milan era passato ad altre squadre, come sempre capita (anche) ai migliori talenti giovani del nostro movimento.
Ultimamente era stato alla Roma ( un anno) per trasferirsi ,poi, successivamente,  alla Fiorentina. Dov’era pronto un contratto per vestirlo di viola fino al termine della sua carriera.

Davide Astori vestiva anche la maglia azzurra. Il suo sogno da sempre. Nel Mundialito contro l’Uruguay  aveva segnato il gol  che aggiudicava alla Nazionale di Prandelli  il terzo posto del torneo. A Firenze aveva trovato la sua ‘dimensione’ ideale.
Lo aveva confessato apertamente. In pratica, grazie alle  sue qualità non solo calcistiche, era stato prescelto per far dachioccia ad una Viola ( di molto) ringiovanita dopo un anno di ( relative) delusioni. Ci stava riuscendo. E forse proprio questo è il rammarico più grande. Non vederlo sgranare i suoi occhi chiari e sorridenti sul lavoro che stava portando avanti e che , prima o poi, darà i suoi frutti.

Lascia una bimba di due anni, Vittoria, che non potrà mai più godere del suo vigoroso abbraccio. La vita, spesso, è crudele. Potrà però alimentare l’orgoglio di avere avuto un padre così. Bravo sul campo. Amato fuori campo. Esempio acclarato di quei talenti nostrani che solo miopi maneggioni non riesco a vedere e valorizzare come meritano. A tempo debito, si sa, e non quando questi hanno già speso il meglio della loro vita ( non solo) sportiva.

 

 LI FATE O NO QUESTI NUOVI  STADI? Sottoscriviamo il testo diffuso a pagine intere da Sky per salutare  il nuovo inizio del calcio italiano.  ” E’ il momento.
Sono grato della fiducia che tutti ripongono in me, fiducia che però io non merito, perchè da solo non sono niente. Pronti a dare tutto, ce ne sono tanti come me: dieci, trenta, centomila.
E cresceremo ancora. Qualcuno proverà a dividerci, ma si ingannano se pensano di riuscirci. Perchè noi siamo destinati a fare grandi cose
“.

( Giuseppe Garibaldi, giorno di Pasqua 1861)

 

 

 ARGOMENTI ( NON SOLO)  DI SPORT

POLO BIOTECH ITALIANO. ” Abbia fatto una lunga rincorsa, oggi possiamo dire di averla compiuta”. Così Mauro Scaccabarozzi, presidente Farmindustria in preparazione dell’Assemblea annuale. L’industria farmaceutica italiana ha scalato progressivamente la classifica Ue dei produttori di farmaci, segnando negli ultimi dieci il maggior incremento  dell’export tra i grandi Paesi, registrando un +107%, passando da 1,3 mld a 24,8 mld.
Il 60% delle imprese italiane ha capitale estero ma un alto indici di presenza nazionale nella produzione, mentre il 40% ha capitale italiano ( spesso si tratta di aziende familiari che hanno saputo internazionalizzarsi e aggredire i mercati oltre confine) ma realizzano circa il 70% della cifra d’affari fuori al Paese.
Sono riuscite a combattere la concorrenza tedesca grazie al mix di capitale umano, flessibilità e creatività, tipiche del made in Italy, e a un costante aumento della produzione, con una crescita della occupazione: il 93% dei nostri addetti ha un contratto a tempo indeterminato. Non basta l’export, però, le nostre imprese per crescere hanno bisogno anche del nostro mercato  e dunque del Paese che deve restare attrattivo.

 IL PIAVE MORMORO‘. Il 15 giugno 1918 iniziò l’offensiva generale dell’esercito austro ( ungarico-tedesco). Il 16 giugno si poteva dire che il piano austriaco era sostanzialmente fallito. Tanto che pochi giorni dopo il nemico era tornato sulle posizioni di partenza. I nostri ragazzi, tra cui quelli giovanissimi classe 1899, l’avevano respinta. Clamorosamente. I numeri hanno poi dato la misura della vittoria.
Con 150 mila perdite austriache ( tra morti, feriti e dispersi) e 85 mila italiane.  Fu una grande vittoria, decisiva per le sorti della Prima grande guerra, ma che però ” non ebbe adeguata eco nella storiografia europea che considerava ( a torto) come scenario centrale e fondamentale quello francese, mettendo in secondo piano tutti gli altri fronti. L’inglese Liddell Hart nelle 600 pagine della su fondamentale storia della Grande guerra dedica tre righe agli scontri di giugno. Una differenza di considerazione che avrà un peso determinante nella distribuzione dei compensi al tavolo della pace e nella rottura delle alleanze che avverrà ( con danni) negli anni successivi”.

Se vogliamo andare alle radici di certi atteggiamenti europei nei confronti della giovane Italia (ri)trovata e (ri)unita  nel 1861 non basta, dunque, che sfogliare qualche libercolo. E’ vero che la storia che si racconta è quella dei vincitori, ma in questo caso anche l’Italia figurava ( o doveva figurare) nel lotto dei vincitori. Verità vuole però che quando s’è trattato di dare più che di prendere, tanto i cuginetti d’Oltralpe quanto i pescatori d’Albione e finanche i perdenti d’Alemania, hanno sempre mostrato il ‘braccino corto’ nei confronti della bella e  imberbe Italia.  Corto e insulso. I risultati della Seconda guerra, poi, hanno peggiorato la situazione.
Al punto che oggi, tutti, anche i bolliti più bolliti del Vecchio continente, si sentono in dovere di distribuire giudizi, pagelle, compiti e compitini ad un Paese che quando ( tutti o quasi) coloro che oggi fungono da soloni  e santoni  issavano palizzate i nostri tenevano città moderne, sviluppate, con tanto di fori, palazzi (anche) di sei piani, acquedotti e strade che collegavano (almeno) tre continenti. E’ vero che l’ignoranza vuol la sua parte, ma adesso ( per favore) basta.

AMERICA Vs USA? Se uno va andare una sbirciatina a ‘ Il libro dei fatti’ 2017, scopre che il Pil degli Usa si aggira intorno ai 18 mila mld di dollari. Una enormità che tale appare davanti alle concorrenti, prese singolarmente tranne la Cina che ( a star sentire lei) sta risalendo la graduatoria di gran carriera. Unica economia che potrebbe star al pari della stelle e strisce può essere solo quella europea, non presa singolarmente però, ma nel suo insieme.
Basta infatti assommarne anche solo alcune del Vecchio continenteGermania ( 3.800 mld), Spagna ( 1.600 mld), GB ( 2.700 mld), Olanda ( 0.832 mld), Polonia ( 1.ooo mld), Francia ( 2.600 mld), Italia ( 2.300 mld), che al totale diventano 14.ooo mld ca. Se si aggiungono poi tutti gli altri della Ue ( Turchia esclusa, quindi) non si arriva tanto lontano dalla vetta della  prodigiosa economia mondiale. Che cosa significhi tutto questo per noi è ovvio. A dividere et imperare questa volta può essere mister Trump, anche per avvantaggiare i suoi lavoratori rispetto ai nostri. Brutta piega. Ma che vogliamo fare noi, della leggiadra Europa, andar da lui col cappello in mano e in ordine sparso?

TRUMP E I DAZI. Il tracotante presidente Trump, che una ne fa e due ne sbaglia, non sapendo come girarsi i pollici ha preso ad evocare la possibilità di dazi al 20% sulle autovetture da importazione, contro il 2,5% attuale. In più le autovetture di provenienza estera potrebbero restare soggette alle restrizioni in tema di emissioni varate da Obama. E tuttavia i possibili dazi, avrebbe un effetto limitato. Visto che quasi tutti i costruttori hanno proprie fabbriche negli Usa che rappresentano una quota di immatricolazione tra il 65 e l’80%. L’industria Usa dell’auto vale 3,5% del Pil  statunitense e occupa 2,5 mln di persone.

 DISASTRO BREXIT?  Chi glielo ha fatto fare a quei furboni d’Albione di votare la brexit, ( forse) non lo sanno manco loro. Certo è che la signora May, 61 anni, premier del governo inglese, è costretta a smoccolare a destra e a manca.
” Ragazzi – ripete ai suoi, molti dei quali ( abitualmente) rintanati in quei fumosi pub che deliziano tante ore dei sudditi di Sua Maestà - , qui, non ce la caviamo proprio per nulla. Qui non ci danno quel che vogliamo. Qui ci portano via anche quei pochi mutandini  rimasti dopo avere vendute tutte ( o quasi) le nostre squadre sportive  a foresti”.

La signora May, tuttavia, da buona azdora britannica, non si tira indietro. ” Voglio essere diretta – dice – perchè dobbiamo tutti confrontarci  con alcune dure realtà. Stiamo lasciando il mercato unico. La vita sarà diversa, dobbiamo rendercene conto. E al più presto possibile”.
I contraccolpi, soprattutto, sul piano economico ( e doganale) saranno notevoli. Anche al pub, tra una birra e l’altra, si comincia a rendere conto. Tanto che certe ‘ linee rosse’ proclamate in passato appaiono ogni giorno di più sbiadite.
Gli ultrà della brexit chiedono una rottura netta e schiumano – nota il Corrierone- ad ogni accenno di limitazione della libertà della sovranità britannica. Dimentichi loro, stranamente, che di libertà si può ( anche) morire.
Soprattutto se quella libertà è messa al servizio del passato ( che non torna) piuttosto che del futuro ( che sicuramente ci sarà). E più veloce di quel che lo si attende, insieme e non in ordine sparso, perchè se  (tanti) sudditi di Sua Maestà si sono andati ad annebbiar  i riflessi ( presso qualche fumoso pub)  gli altri ( pel Globo) li tengon assai desti e mirati.

REALISMO EUROPEO. La ‘rosea’ ha resa pubblica una ricerca condotta dalla Swg ( società certificata dal 1999) sui ‘sogni’ dei tifosi, sognatori per definizione ma che all’occorrenza hanno imparato  anche  di stare coi piedi per terra, valutando le diverse situazioni possibili col necessario realismo.
Ebbene, che indica la ricerca frutto di interviste realizzate ( ball’interno di un campione di 1000 soggetti maggiorenni residenti in Italia) tra il 24 e 25 ottobre scorsi?
Swg ha preso come punto di riferimento il Real, ultimo campione d’Europa. E ha chiesto ai tifosi ‘ di misurare proporzionalmente il livello di tutte le altre squadre’. Il punteggio maggiore ( 81%) è andato al Barca, considerato ( in genere) alla pari se non superiore ( 26%) al Real. Dopodichè viene collocato il Psg,  la spendacciona  squadra di stato del Qatar parcheggiata in Europa,  a Parigi.
La Juventus , prima delle italiche, rientra nelle top 10, con un 44% che la colloca ( almeno) allo stesso livello del Real. A seguire vengono il Napoli ( bastonato dal City, con sette gol in rete nei due incontri del girone) e la Roma ( che  dapprima ha pareggiato e poi bastonato il Chelsea, campione d’Inghilterra).

Tra l’altro la Coppa dalle grandi orecchie è considerata ormai dagli afecionados la competizione di punta del calcio mondiale. E dunque ancor più appetita del Campionato italiano. Diversa valutazione corre per l’Europa League, considerata ( maldestramente) dai più un vero e proprio ‘fastidio‘. Se non un ’danno‘.
E questo, molto probabilmente, perchè ai tifosi nostrani non hanno ancora ben spiegato quale importanza rivesta il secondo torneo continentale.

Intanto perchè favorisce numerose necessità   delle squadre ( continuo confronto internazionale, utilizzo di rose spesso esagerate,  etc) eppoi perchè attribuisce punti preziosi per la collocazione nel ranking, che è poi quello che assegna o meno i posti validi in particolare per la partecipazione alla Champions.
In questo momento l’amabilmente  sottovalutato calcio italiano in realtà sta sul podio del ranking Uefa ( terzo), dietro ( d’una inezia alla Premier, seconda) e davanti ( di oltre un punto e mezzo) alla Bundes ( quarta). Autoflagellarsi e autolimitarci, considerandoci più competitivi soltanto dei francesi ( quindi) è come ( al solito) quello strano esercizio di prolungato complesso d’inferiorità sul quale prosperano, da anni, a go go, i tanti esterofili pronti  ad elargire ad ogni piè sospinto ( più o meno) dotte omelie al popolo (  bue ) dei tifosi nostrani.

 

L’ESEMPIO ( EMBLEMATICO?) DEL SOMMERGIBILE VIGILANT.  Avrete nelle orecchie i continue omelie  propinate da decenni dai nostri saggi. Per costoro, l’  ameno mondo italico è (ri)colmo di culture da svecchiare, di comportamenti condizionati da una infinità di anacronistici e deleteri tabù ( sessuali in primis), da famiglie che allevano mammoni e non giganti capaci di affrontare da soli  le  immani sfide del nostro tempo. Avrete, di certo, nelle orecchie.
E se qualcosa dovremmo cambiare a quali altri esempi ( o culture) dovremmo ispirarci? I nostri saggi, in proposito, non hanno dubbi: alla cultura anglosassone con tutti i suoi derivati, figli o figliolini,  in Patria ed Oltreoceano. 

Lasciando in pace l’Oltreoceano ( soprattutto quello a stelle e strisce) che proprio in questi giorni sta facendo di tutto per  farsi odiare  dal resto del Mondo, accontentiamoci ( si fa per dire) d’un frammento ( esemplare)  di cultura evoluta e senza tabù che ci arriva grazie ad   una normalissima news di cronaca.
Fornita ( in ispecie) dal fondino di  una rivista mensile di carattere tecnico-specialistico ( Panorama &Difesa, dicembre 2017)  che nulla ha a che fare con i periodici dediti agli scandali.
Questa è la news:  nove marinai del sottomarino di Sua Maestà britannica Vigilant, sottoposti ad un controllo di routine, sono risultati positivi ad un test sull’assunzione di cocaina mentre erano in servizio; un ‘vizietto’, l’uso di stupefacenti, già noto e ritenuto abbastanza diffuso.
Le statistiche parlano infatti di 63 marinai espulsi dalla Royal Navy tra il 2007 e il 2011 per episodi di droga, mentre nel 2016 il numero dei casi è salito a 80 coinvolgendo gli equipaggi di alcuni sottomarini nucleari d’attacco e personale della base di Farslane, in Scozia, alla quale questi fanno capo.
Tornando al Vigilant, un decimo marinaio è stato accusato di avere avuto rapporti sessuali con una prostituta e di averla poi derubata, mentre un undicesimo è stato sottoposto alla corte marziale per essersi allontanato imbarcato su un volo di linea per rientrare in Gran Bretagna a  (ri)abbracciare la sua amichetta.
Ma l’elenco degli episodi di cattiva condotta non finisce qui: il comandante del Vigilant, il 41enne Stuart Armstrong, sotto indagine dall’inizio di ottobre, è stato rimosso per avere intrattenuto a bordo del sottomarino una relazione con uno degli ufficiali sottoposti, la 25enne sottotenente di vascello Rebecca Edwards, mentre il comandante in seconda, Michael Seal ( 36 anni), è stato sbarcato assieme alla 27enne tenente di vascello Hannah Litchfield, ufficiale tecnico d bordo, dopo la scoperta del loro coinvolgimento in una relazione extraconiugale.

La vicenda del Vigilant ha suscitato commenti vari. Che non possono esimersi dal rimarcare la ‘ sregolatezza diffusa regnante a bordo del sottomarino’, indice ( evidente) di un grave allentamento della vigilanza e di una tolleranza (  in qual misura affiorata? ) altrettanto inaccettabile.
Le  fonti vere di preoccupazione, costumi e tabù ( sessuali o meno ) a parte, sono almeno un paio. La prima: è davvero possibile che un compito di vitale importanza quale l’esercizio della deterrenza nucleare possa finire in mani  tanto esplicitamente inidonee?
Il numero dei soggetti coinvolti nel ‘caso Vigilant‘ ammonta ( ufficialmente) a circa un decimo dell’intero equipaggio del sottomarino: una percentuale non di certo trascurabile, e che qualcuno addirittura la ritiene inaudita se si considera che basta uno di questi battelli per  scatenare una irreversibile catastrofe mondiale.
La seconda: non è che  ( mandando in altro loco i  saggi) invece di inseguire paradisi inesistenti possiamo tenerci  ben stretti  ( magari con qualche  aggiornamento) i nostri? Quelli domestici, certo,  tanto vituperati,  donde dalla notte dei tempi si punta ad    affetti radicati e certi  piuttosto che a rapporti  mutevoli come il vento,  frutto amaro d’ una sregolatezza allo sbando?
Paradisi disegnati  da millenni, e che sono  stati l’anima,  la carne e il sangue  d’ una solidissima  visione della vita e della società trasferita, poi, attraverso strumenti e fasi diverse, e sia pur con qualche contraddizione, all’intero Pianeta?

IL DIO DANARO. Il dio danaro s’è impossessato dello sport e ( in primo luogo) del calcio. E se tutto al mondo va misurato con quello, diciamo pure che la nostra Serie A è in chiara rimonta sulle maggiori restanti consorelle europee. La Serie A, infatti, durante questa torrida e lunga estate di calciomercato , ha sfondato il tetto del miliardo; qualche centinaio di milioni sotto alla paperona Premier, la quale però s’avvantaggia sulla Serie A  grazie agli enormi introiti dei diritti televisivi esteri ( oltre un miliardo contro i 180 mln nostrani, più o meno); ma molto più in alto di Liga, Bundes e Ligue 1 ( quest’ultima sui 600 mln,  grazie   alle sparate della squadra di stato del Qatar battezzata, all’uopo, Paris Saint Germain). Dal 2012 la nostra Lega ha triplicato gli investimenti, passando dai 373 del 2012 ai 1.o37 del 2017.
Tra le squadre in evidenza il Milan ( 228 mln); ma anche Roma, Inter, Samp, Toro e perfino il Cagliari non sono stati di certo con le mani in mano. La Serie A sta rimontando alla brutta, su tutto e tutti, e se come si auspica anche gli introiti esteri daranno i frutti sperati non è detto che tra qualche anno ( o mese) diventi proprio la bistrattata  la Serie A il campionato più ricco del pianeta. Con qual fondamento e costrutto non è dato a sapere. Cresciamo, alla grande,  e questo ( al momento)  basta. Speriamo solo che tra tanta grazia non dimentichiamo la sostanza vera, quella di far nuovi stadi.

Saranno  afflitti i menagrami, ma andranno in delirio  i facitori del libero mercato, i quali, gatton gattone, da gran liberali,  stanno giocherellando sui prezzi con inusitata goduria e avidità. Intanto, se Dio vuol,  hanno chiuso le porte del Calciomercato. In tutta Europa. Con N’peperempè, Nebbelelè e Coutintino finiti ( o quasi)  grazie a centinaia di milioni nelle braccia dei ’poveri fessi’ che gettano dalla finestra soldi altrui. Per costoro il fair play finanziario manco esiste; comprano con tutti gli espedienti del caso, gonfiando qua e deprimendo là, svolazzando come nugoli di cavallette arrivati dalla steppa o dai deserti. Guarda caso i loro habitat naturali. Dire che il Psg sia una squadra di calcio fa ridere.

Quella è una squadra di  Stato, acquistata  e foraggiata da una vena inesauribile di  danaro pubblico solo perchè comodo veicolo per condurre a termine operazioni varie.
E non sempre chiare. Certo, molti di quei soldi non solo non restano e non resteranno nel calcio ( vedi le assurde commissioni a procuratori ultra miliardari) ma voleranno via, qua e là, con destinazioni tutte da (ri)costruire. Il pericolo c’è. D’inflazionare ( o di infettare) il tutto.  Non limitatamente al sistema calcio, sia chiaro, che però nello sport agonistico fa da traino. Alto.  Molto alto. La senora Uefa, per caso, dorme?

FATECI CAPIRE. Sul ‘Corriere’ ( firma Alessandro Bocci) poco tempo fa si è letto ” La Juve di Andrea Agnelli non ha solo vinto sei campionati di fila e raggiunto due finali Champions. E’ prima per fatturato, numero di tifosi, monte ingaggi. Bella e ricca, dunque, quasi perfetta verrebbe da dire…
Il fatturato della Juve è in linea con  quello dei grandi club europei, Real, Barca, e United: 562,7 mln anche se in parte gonfiato dalla cessione di Podgba. All’Inter i numeri sono più bassi. L’ultimo fatturato ha superato i 300 mln ( 318,2) ed è cresciuto del 32,7% rispetto a quello di due anni fa. Con l’Europa potrebbe avvicinarsi ai 400 mln…”.

Il 24 gennaio sulla ‘rosea’ si è letto: ” La Juve è la prima delle italiane, decima per il quarto anno consecutivo. I suoi ricavi al netto dei proventi da calciomercato sono saliti a 405,7 mln nel 2016/17 ( erano 338 mln) grazie al boom Champions. Deloitte però avvisa che sarà difficile consolidarsi nella top ten dei prossimi anni. In testa alla classifica europea resta lo United, a quota 676,3 mln, seguito dal Real con 674 mln e il Barca con 648,3 mln. Valori fuori portata delle italiane, anche se la Juve è in crescita e così l’Inter, che passa al 15°posto.
Allora, per riassumere: per il ‘Corriere’ la Juve è in linea con i club europei, per la ‘rosea’ è  fuori portata :  si può sapere come stanno le cose? Annamo avanti o a puttana? Per far chiarezza, non è che ci costringerete a  rivolgerci a quel beato esterofilo di Gianfranco   Teotino?

 

IL SOVRANISMO. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davano ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico.

Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati. Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini.
Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’. Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa. Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro. Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri i quali la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, la storia vera, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinito coraggio e  generosità?

EXCURSUS STORICI

MASNADE MERCENARIE.  L’origine dei capitani di ventura va ricercata  tra i rami cadetti della nobiltà, spazzati via fin dalla nascita nelle rivendicazioni del casato. Alcuni di questi capitani ( o condottieri) arrivarono perfino, fra Tre/Quattrocento, a fondare stati. A certe condizioni resta difficile affermare che i capitani di ventura siano stati la rovina e la maledizione dell’Italia, perchè potrebbe essere vero anche il contrario. Essi si ergono protagonisti di un particolare momento storico, con forza vitale incredibile, grandiosa, al limite del brutale, immagine nuda e cruda  del potere militare riflesso sul potere politico. Il capitano di ventura è figura centrale per tre secoli. E in quattro tempi.
Da quello dei ‘precursori’ ai primi significativi rappresentanti ( per lo più al seguito delle compagni straniere calate sulla Penisola); dai capitani dell’età aurea ( per lo più italiani, talvolta fondatori di stati) agli epigoni, quando l’Italia  ( insipienza sua) concesse ad altri di trasformarla  un campo da battaglia e di conquista, fin al ( definitivo) predominio spagnolo. Il ‘fenomeno‘ trovò  una sua prima comparsa ( a partire)  da fine Duecento /inizi Trecento allorquando numerose ‘ masnade mercenarie straniere‘ presero l’abitudine a calare in Italia, da sole o a seguito di qualche re o imperatore, voglioso di mettere mano sui tanti tesori del paese ( più bello) e ( più ricco)  del Mondo.
Si trattava allora di bellatores, ovvero di soldati di mestiere, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad aggregarsi per una impresa che portasse loro danaro e bottino.
Provenivano dalla Germania o  dal Brabante,  quest’ultimi  chiamati ’ Brabanzoni‘; ma anche dall’ Aragona e dalla Cataluna  come gli Almogavari o Almovari, che permisero a Pietro d’Aragona di conquistare  nel 1282 il Sud d’Italia.
Michele Amari li descrive così: ” Breve saio a costoro, un berretto di cuoio, una cintura, non camicia, non targa, calzati d’uose e scarponi, lo zaino sulle spalle col cibo, al fianco una spada corta e acuta, alle mani un’asta con largo ferro, e due giavellotti appuntati, che usavan vibrare con la sola destra, e poi nell’asta tutti affidavansi per dare e schermirsi.

I loro capitani chiamavansi con voce arabica ‘adelilli’. Non disciplina soffrivano questi feroci, non avevano stipendi, ma quanto bottino sapessero strappare al nemico, toltone un quinto per re.
Indurati a fame, a crudezza di stagione, ad asprezza di luoghi; diversi, al dir degli storici,  dalla comune degli uomini, toglieano indosso tanti pani quanti dì proponeansi di scorrerie; del resto mangiavan erbe silvestri, ove altro non trovassero: e senza bagagli, senza impedimenti, avventuravansi due o tre giornate entro terre de’nemici; piombavano di repente, e lesti ritraenvansi; destri e temerari più la notte che il dì; tra balze e boschi più che pianura”.

( PARTE I )

I bellatoreso se si vuole  i masnadieri, una volta terminata la spedizione, perlopiù, non se la sentivano di tornare donde erano venuti, anche perchè il Bel Paese era terra troppo ghiotta per mettersi da parte  un gruzzolo senza troppo inferire. Restarono, infatti, tutti, seminando lutti e devastazioni, praticamente impuniti. Del resto le rivalità nostre lasciarono campo aperto ad ogni avventuriero.
I nostri capitanei, oggi come ieri, preferivano ( e preferiscono)  farsi depredare più che combattere. Ma il ’casino’ diventò tale che qualcuno cominciò a chiedere L’introduzione di una certa disciplina. Pisa, ad esempio, ci provò subito, stendendo un codice apposito per regolare i rapporti con certa gente. Inutilmente, è ovvio. Ma tentò. Si passò allora all’emarginazione, ma anche di questa, quelli, se ne fotterono.

” Che nessuno di detta masnada possa mangiare e bere con alcun cittadino pisano in casa sua o in qualunque altra casa…” recitavano i testi, peraltro impossibili  a leggersi da masnade analfabete. I mercenari venuti in Italia nel 1333 al seguito di Giovanni di Boemia restarono quasi tutti nella Penisola; un gruppo  si raccolse nel Piacentino, alla badia della Colomba, sotto il nome di ‘ Cavalieri  della colomba’, vivendo di rapine, finchè vennero assunti al soldo da Perugia che voleva liberarsi del giogo di Arezzo. Ne compirono, i nostri amici, di tutti colori, eppure grazie a ciò trovano  ingaggio presso il comune di Firenze. Diciamo che in  questi frangenti non si tratta ancora di vere proprie compagnie. I loro vessilli non sono bandiere ma banderuole. I loro ‘capitani‘, usciti dai ranghi feudali e dai milites, costituiscono uno ‘ strato sociale che gira, con scadenze annuali o semestrali, per l’intera Penisola e l’Italia centrale.  Al suo interno si differenzia un circuito guelfo o ghibellino. Il mestiere della guerra viene tramandato di padre in figlio’. Guerrieri, dunque, di professione, ma non ancora dei professionisti. Questi, infatti, al momento, sono soltanto i precursori del fenomeno ben più ampio e disastroso che verrà. E che metterà ai margini,  senza lacrima alcuna,  quello che era  il più bello, ricco ed evoluto paese della Terra.

(  PARTE II)

 Le cose si complicarono ulteriormente  quando assaltarono la Penisola ‘ trascinatori nati’ di truppe mercenarie, come il duca Werner von Urslingen o il conte Konrad von Landau. Essi arrivano nel 1339 per unirsi alla massa di venturieri tedeschi che da più di vent’anni, in gruppi isolati, avevano eletto l’Italia come terra di saccheggio e che, guarda un po’, un italiano, Lodrisio Visconti, radunava nella ‘Compagnia di san Giorgio’.

Le masnade poterono così raggrupparsi, trasformarsi in una prima nefasta grande compagnia, travolta però, non molto dopo, dall’accozzaglia più o meno organizzata  di un altro capitano italiano, Ettore da PanigoWerner, in quella, scelse di proseguire da solo, combattendo al soldi di diverse bandiere in Lombardia e Toscana, finchè non andò a riesumare l’idea di Lodrisio, (ri)proponendo la costituzione di una libera compagnia ‘ per guerreggiare i più deboli e i più doviziosi’.Impose anche una disciplina di ferro. Gli ingaggi ai venturieri davano diritto al soldo, che sarebbe dipeso dall’entità dei bottini che la compagnia riusciva a fare. Si costituì dunque la ‘ Grande compagnia’ al comando, ovviamente,  di von Urslingen ribattezzato all’uopo  duca Guarnieri, parimenti ad altri macellai stranieri.

La ‘Grande compagnia’  forte di tremila ‘barbute‘, costituita ognuna di un cavaliere e di un sergente, anche lui a cavallo, trovò ‘ richieste di lavoro‘ a volontà. Toscana e Umbria, in ispecie,  vennero intinte nel sangue. Devastate senza scrupolo proprio da uno che aveva scolpito sulla sua armatura il suo ideale ” Duca Guarnieri, signore della Gran Compagnia, nimico di Dio, di pietà et di misericordia”. Guarnieri si offriva a chi meglio pagava. Dopo avere fatto guerra ai Malatesti di Rimini passò, molto amabilmente, al servizio degli stessi. Conteso  e disprezzato dai ‘ datori di lavoro‘, saccheggiò per almeno due anni la Penisola, finchè i ‘datori di lavoro’ decisero di toglierselo di mezzo versandogli, nel 1343, una grossa somma di danaro a titolo di liquidazione. Lui si ritirò in Friuli.Per quattro anni soltanto, però, perchè già nel 1347 s’era accodato a Luigi I d’Ungheria  diretto a  Napoli per eliminare Giovanna d’Angiò, colpevole d’avere ucciso il marito Andrea, suo fratello.  Quella guerra durò tre anni.

Con enorme prodigarsi della ‘Grande Compagnia’. La quale, una volta dipartito il re d’Ungheria, restò sul posto fiancheggiando il voivoda d’Ungheria rimasto in Italia. La masnada si (ri)prese un ‘periodo di riflessione’  quando  il capo nel 1351  si ritirò nella nativa Svevia, colà morendo tre anni dopo. Perchè,  a dirla tutta, l’operato della ‘Grande Compagnia’ non cessò con la morte del duca Guarnieri, proseguendo la sua nefasta attività agli ordini di Fra Moriale, che la guidò ora contro ora a favore del pontefice di turno. A decretare la fine della ’Grande Compagnia‘ furono  quelli della ‘Compagnia bianca‘ come  Albert Sterz e John Hawkwood, inglese italianizzato col nome di Giovanni Acuto.
A quel punto le compagnie create e dirette dai capitani stranieri non si contavano più. Tuttavia, per completare il quadro, occorre non sorvolare sulle compagnie italiane sorte alla stregua delle straniere con truppe e comandanti ( in gran parte)  italiani. Famose divennero la ‘Compagnia della stella‘ di Astorre Manfredi e  la ‘Compagnia del cappelletto’ di Niccolò da Montefeltro.

E comunque, queste, tutte guidate da personaggi d’estrazione nobiliare ma ( sostanzialmente) di ‘mezza tacca‘. Semmai, la compagnia ‘tutta italiana‘  che segnò una svolta epocale fu senz’altro quella formatasi all’indomani dell’eccidio di Cesena. Si faceva chiamare  la  ’Compagnia di San Giorgio’ di Alberico da Barbiano. Questa, infatti, ottenne  la ( clamorosa)  santa benedizione di papa Urbano VI. Con benefici enormi. Alberico da Barbiano   ( tra l’altro) apre l’epoca d’oro dei capitani di ventura italiani che subentrarono, nei modi e nei tempi più favorevoli, a quelli stranieri. Le masnade nostrane non nascono però a caso come gran parte delle precedenti, visto che è il capitano a scegliere i suoi uomini. Dal primo all’ultimo. Trasformandosi così  da ‘ capitano’ a  ’condottiero‘.

( PARTE III)

Tante sono le novità. Come il reclutamento ‘ in massa‘, tra vecchi camerati;  oppure ‘ a bandiera’ con uomini da selezionare ed istruire. Tutti, comunque, alle sue dipendenze. Il capitano ( come sopra si diceva) si fa condottiero. Cresce di peso. Le prime condotte regolari risalgono alla seconda metà del Trecento. Firenze fu tra le prime città ad organizzarsi.

Con la creazione di speciali magistrature come quella degli ‘officiali di condotta’ e degli ‘officiali sopra‘, che controllavano ( in particolare) disciplina e armamenti. Si diffusero forme diverse ed articolate di condotta. ( Inizialmente)  gran campo presero quelle a ‘ soldo disteso’  ( alla diretta dipendenza d’un signore o di un capitano generale della città); e quelle a ‘ mezzo soldo‘ ( con capitano aggregato ma in posizione sussidiaria, oltre a  paga e rischi ridotti). Col tempo i controlli ( e i contratti) saltarono, ovviamente, data la crescente forza d’imposizione dei gruppi armati. Il condottiero era tenuto al rispetto di un periodo di ‘ferma’ e anche ‘ d’aspetto’. Terminato il quale, poteva o rinnovare l’impegno o recederlo. Comunque terminato ’l'aspetto‘ il condottiero poteva andare dove meglio credeva. Anche passando al campo ( fin a poco prima) nemico. Un particolare tipo di condotta veniva stipulato per i mercenari del mare, si chiamava ‘ contratto d’assento’, cioè d’ingaggio di forze navali nemiche.

Genova cominciò a stipulare contratti con mercenari agli inizi del Quattrocento. Così lo Stato pontificio. Venezia invece considererà il contratto ’ d’assenso‘ come un umiliante (  pericoloso)  ripiego.  Cercò così di evitare mercenari. Ma quanto poteva mettere in tasca un ( buon) condottiero? La risposta ( ovviamente) non è semplice. Poichè come in tutti i rapporti di forza ( e necessità) a fare il prezzo è chi tiene il coltello del manico. Inoltre, pare incredibile, da considerare era anche il pericolo inflazione a cui andavano soggette le monete del tempo, fiorino o ducato compresi. Micheletto Attendolo, cugino di Muzio, nel 1432, incassava da Firenze mille fiorini al mese. Francesco Gonzaga, nel 1505,  sotto contratto con il Giglio, metteva in cassa 33 mila scudi annui per una compagnia di 250 soldati; mentre Francesco Maria della Rovere strappò ( al Giglio)  oltre 100 mila scudi annui,   ma con soli 200 uomini.

In ogni caso, pur  fatte anche  le debite distinzioni, e adattamenti,  si trattava di cachet notevoli. Che impoverivano ogni ora di più le casse di Signorie e Città.

Inoltre, visto che il pollo si poteva  spennare con poca fatica, di ‘condottieri‘ ne nacquero tanti quanto i soliti funghi dopo una intensa pioggia d’autunno. Molti di loro diedero vita a dinastie. Anche durature. Visto che, prima o poi, riuscivano ad imporre la forza delle loro armi  contro gli improvvidi che li chiamavano  ( si fa per dire) al loro servizio. Costoro, poi,   quasi tutti venuti dalla gavetta,  autentici parvenu,  una volta diventati  gli unici padroni della situazione,  iniziarono bene ad alimentare aloni leggendari. Da ( autentica) grandeur medievale, sulle gesta degli antichi cavalieri o dei più valenti uomini d’arme.
Qualcuno si ripulì la fedina, grazie anche a  (  lodevoli) intenti mecenatistici. Ci fu anche chi azzardò  atteggiarsi  ad umanista, pur  restando ( per lo più) ignorante o  semianalfabeta. I meglio posizionati non resistettero  (perfino)  al sogno dell’immortalità. Cosa non difficile a farsi  declamare. Visto che nelle loro ( sempre più ricche) case gli adulatori si sprecavano. Nella celebre ‘ Vita Scipionis Jacopo Piccininis’ il nostro condottiero viene  paragonato ( addirittura)  al vincitore di Zama. Roba da non credere. Roba da ridire. Ma tanto accadde. In  epoche lontane. E così via.

( PARTE IV)

La pace di Lodi del 1454, consolidando un temporaneo equilibrio strategico-politico, mette in crisi i capitani di ventura. Chi era arrivato al vertice, resta, ma chi aspirava deve rinunciarci. Sono le invasioni estere a far saltare il banco. Dall’Alpi alla Sicilia. E’ l’inizio della decadenza del paese più importante al Mondo. I sovrani stranieri non s’appoggiano più alle milizie locali, ma reclutano armate in proprio. Capaci di sferrare, al contrario delle altre sul mercato, attacchi micidiali, con armi micidiali. Le artiglierie formano il cuore delle armate di Carlo VIII, Luigi XII , Francesco I, Massimiliano I e Carlo V. Giungono sui campi le colubrine ( sessanta colpi al giorno) con tiro fin oltre due chilometri. E anche il falcone. E poi l’archibugio. Contro queste armi anche la corazza più robusta poco oppone.
I venturieri italiani devono (ri) cedere così il passo ai mercenari stranieri. Come i brutali Lanzichenecchi. Altro non resta, ai nostri, che arruolarsi con gli eserciti stranieri. Diventando, spesso, e nonostante gli ostacoli che dovevano superare, famosi. I loro nomi si ripetono ancora. Ma è vana gloria. Gli ultimi capitani di ventura arrivati (in precedenza ) ai vertici del potere si consumeranno mortalmente in rivalità comunali e familiari. Orsini, Colonna, Baglioni, Borgia e Della Rovere finiranno così per trovarsi su fronti contrapposti in fratricidi combattimenti. Il sangue del Belpaese colerà (ancora) a fiumi. Senza colpevoli, ma solo con tante vittime.

San Quintino di Lepanto,  in questo frangente, è  una fiammella di speranza, breve, e comunque  già parte d’un altra storia.

 

TIRIAMO LE SOMME. Abbiamo (man)tenuto sul ‘foglio‘ questa nostra mini inchiesta sul mercenariato perchè , quantunque possa sembrare riempitiva, in realtà vorrebbe che non  s’obliasse mai un ‘ male‘ ( purtroppo) cronico della nostra società. Cattolica, Riformata, Laica o  altro sia. O che pretende di essere. La verità di gente sempre disposta  a mettersi al soldo altrui non s’è esaurita di certo in alcune fasi storiche. Chi è disposto a vendersi ( sotto forme e modi diversi) c’è  e ci sarà sempre. Sotto mutate spoglie, magari, anche per darla meglio da bere ai soliti sprovveduti pronti a cascare nella rete.

Mercenariato evidente, oggi,  nello sport. Calcio e non soltanto. Vedere, ad esempio, squadre di atletica o nuoto ricolme di soggetti che hanno poco a che fare con quelle bandiere è uso ormai abituale. Vorrebbero farla passare per questo o quel nobile ideale, magari rivolto alla risoluzione degli atavici problemi  delle diversità nel Mondo, quando in realtà si tratta solo ( o semplicemente) di ( uno o più) interessi che vanno a coincidere: quello di colui che per prima imporsi  è pronto a vestire   i colori d’un’altra nazione, quello di colui che allarga le braccia al nuovo arrivato  per appiccicare qualche medaglia pregiata in più sul proprio medagliere.

Per queste ( ed altre più o meno evidenti) ragioni abbiamo cercato rinfrescare  la memoria con  qualche pagina di storia. Anche perchè le cose non sono mai del tutto semplici e definite.  Qualcuno dei  mercenari storici ( ad esempio)  trovò perfino la forza d’impadronirsi del territorio o della città  dove era stato chiamato per proteggerla. Dando vita a Signorie ( o altri Governi) che, tutto sommato, non son poi state la disgrazia del Belpaese.
Certo sarebbe davvero curioso se un soggetto come certo  Raiola da Nocera Inferiore,  ex pizzaiolo e al momento dominus incontrastato  di tanti veri o presunti campioni, si presentasse al botteghino della storia sportiva odierna per acquistare una società di calcio. Anche blasonata. E farsela tutta sua. Libri mastri e soggetti in carico, campo e spogliatoi, maglie e calzettoni, insomma tutto, dal capo ai piedi, ogni vivente e cosa  compresa. Come a suo tempo fecero, con le dovute differenze, è ovvio,  uno Sforza o un Malatesta o un Montefeltro. Dapprima al servizio altrui e poi padroni assoluti.

Che ridere, e  se fosse questo l’avvio del tanto vaticinato Rinascimento del nostro sport più amato?

I PIU’ CELEBRI CAPITANI DI VENTURA. I nomi (  italiani o italianizzati) di alcuni capitani di ventura sono rimasti scolpiti. Da quelli degli anticipatori del movimento, come Ruggiero da Flor ( 1268 ca/1305), Uguccione della Faggiola( 1240/1319), Castruccio Castracani ( 1281/1328) Cangrande della Scala( 1291/1329); a quelli dei primi, veri, grandi capitani di ventura, come Lodrisio Visconti( 1280/1364), Malatesta Guastafamiglia ( 1299/1372), Galeotto Malatesta ( 1305/1385). Tra i numerosi  ’ big’   di Tre/Quattrocento questi, in particolare, hanno acquisito fama duratura: Pandolfo Malatesta( 1369/1427), Muzio Attendolo Sforza( 1369/1424), Gattamelata ( 1370/1443), Francesco Sforza( 1401/1466), Federico II da Montefeltro ( 1422/1482).

LA CRONACA DAL DIVANO. Tante news da commentare. L’arrivo di Cr7 nel nostro Campionato, a lor tanto ‘ negletto’ da riuscire attirare il ‘meglio’ giocatore del mondo. Con gran disfatta, quindi, di esterofili e anglofili, che da due lustri almeno spargono lamenti funebri sul nostro pallone  che  abbisogna (invece ) di qualche ‘intelligente, capace e onesto‘ in più (oltre) a nuovi stadi ( o impianti) per risplendere come ai vecchi tempi. S’è esaurita intanto la surreale parabola cinese al Milan, ora passato nelle mani del fondo americano Elliot.
Che però, contrariamente alle previsioni, non intende ‘ mollare’ una ‘ icona leggendaria’ dello sport più diffuso al mondo. E vuole, saggiamente, investire. Su tempi ( anche) lunghi. Al momento è arrivato al duello decisivo anche l Mondiale ( perfetto o quasi) di Putin. In finale sono Francia e Croazia. Che è un po’ come dire: la solita Italietta cacciata fuor dalla porta principale ma assai lesta a  tornare in gioco passando dalla finestra.
Non vanno bene i nostri del basket, con quegli esuli  ’americani‘ che se restassero dove sono ( ora) meglio  sarebbe per tutti. Lo spettacolo di Wimbledon ha perso il suo re, Federer, mentre ha ritrovato Nadal e Djoko. Anzi, più Djoko. In finale.
I dodici ragazzi thailandesi rimasti imprigionati in una grotta sono stati tratti in salvo. Stanno bene. Mentre, sul bel mar Mediterraneo, continuano a scorrere le decine e decine di povere odissee che immiseriscono  la leggiadra Europa. Chiamata tra l’altro a spendere di più nel militare, non il 2% ma il 4%, dal solito ‘ boscaiolo‘ divenuto ‘ capo squadra’  del Paese ( militarmente) più attrezzato al Mondo.

BEM-VINDO. E alla fine Ronaldo, il migliore, è arrivato. Vestirà i colori della Signora di Torino. Siglando un evento di portata planetaria che si credeva impossibile. Soprattutto tra  gli esterofili che popolano diffusamente  ogni anfratto del Belpaese. Con i loro toni  ( e le loro verità) scontate, rassegate e (sempre) compiaciute dell’altrui fortuna rispetto a  noi, poveracci,  che  ( per lor) da secoli  popoliamo  i gironi bassi del viver storico e civile. Figuriamoci nel calcio.

Sinceramente, con tutto il rispetto per l’altrui, della scelta del ( super) campione di Madeira, siamo meravigliati fino ad un certo punto. Intanto partendo da quei dati mal diffusi sulla ’consistenza‘ ( non solo) economico-finanziaria della Signora di Torino. Ci sono esperti che s’ostinano a dire che i ricavi bianconeri sono fermi sulla cifra 421 mln circa. Vero, ma se riferiti al bilancio 2015/2016.
Perchè già nel bilancio successivo l’asticella s’alza a quota 562 mln, qualcosa in meno del Real che ( dai 600 mln del bilancio 2015/2016 ) è passato ai 675 mln ca del bilancio 2016/2017. Come dire: oramai pari siamo, anche se l’ascesa della Signora di Torino è qualcosa di incredibilmente veloce visto che è passata ( in circa sette anni) da 154 mln agli attuali (quasi) seicento. Inoltre la Signora di Torino sta capitalizzandosi, e non poco, perchè oltre allo stadio di proprietà, sta allestendo alla Continassa una attrezzatissima ‘ ciudad deportiva’da far invidia ( anche ) a quella ( unica)  di Florentino.
Ciudad che non mancherà di certo di dare i suoi frutti. Copiosi. Non bastasse, poi, la Signora può sempre rivolgere lo sguardo in famiglia, dove se è vero che hanno deciso di farla camminare con le proprie gambe, altrettanto vero è che quando  può tornare  utile per qualche‘progetto‘ di ‘gran portatper la famiglia‘ la si può sempre coinvolgere: infatti  chi meglio del bel volto della  Signora ( e dei suoi campioni) può ‘squarciare‘ scenari impensati e ‘invogliare‘ milioni di fallowers in ogni parte del Globo?
Fin nel lontano Oriente, dove si sussurra sia in atto un’altra operazione di incorporamento con la coreana Hyundai. Qualcosa che porterebbe il complesso industriale torinese a valicare i 200 mld complessivi. Non poco, per una impresa che val comunque   la pena di tentare, calcio a parte, anche se dal calcio potrebbe ricavare un eccezionale testimonial.

Soprattutto se a calamitare le folle  dovesse essere  una Coppa dalle grandi orecchie e   il campione dei campioni ( al momento:  cinquePalloni d’oro e delle cinque Champions). A chi altri sarebbe  concesso altrettanto?

Del resto la  Signora, come ebbe a spiegare qualche tempo fa il presidente  Andrea Agnelli in un ( poco noto) ‘faccia a faccia’ con la stampa, non è più una ‘squadra di calcio’ ma una ‘ società di calcio e sport’. Come dire che è entrata in una dimensione  ( rincoglioniti nostrani a parte)  da far rabbrividire pure i (pochi ) padroni dell’Europa del pallone.
E quindi  i due Panda spagnoli, che si reggono d’azionariato popolare, banche, politica; e anche i nuovi arrivati dalla steppa e dal deserto, che ( di recente) hanno fatto incetta  di società autorevoli ( soprattutto in Premier) per ‘ piegarle‘ ai voleri loro. Non sempre chiari, non sempre generosi e rispettosi , non sempre lungimiranti.

Morale. Ronaldo ha fatto non ha solo ( economicamente)  la scelta migliore possibile, ma anche quella che ( agonisticamente) potrebbe  mettergli su un piatto d’argento il titolo di cui nè Fifa nè Uefa dispongono. Quello più ambito. Quello del migliore di sempre.
Visto che non ha inteso    restare  rannicchiato e protetto in un sol dolce grembo, ma ha cercato  di   ‘ confrontarsi’ con i maggiori agoni sportivi pedatori del Mondo. Come del resto ( a suo tempo) fece Maradona. E il campionato italiano, pur con tutte le sue disgrazie e i suoi disgraziati, è certamente tra quelli. Anzi, per storia e prestigio, e lui lo sa,  resta primus inter pares. 

LE FINALISTE. Ce lo sentivamo scorrere lungo la schiena. Il bisogno incontenibile e scanzonato di Eupalla di sgomberare l’Olimpo per fare posto a nuovi inquilini. Magari non talentuosi come i precedenti, ma pur sempre nuove facce.
E così ha iniziato a ramazzare  fuori dell’augusta dimora  le vetuste divinità ( Messi, Cr7, Neymar, Iniesta, etc. etc. )   del consesso antico,  aprendo porte e finestre a nuovi interpreti dal nome vario, e  se vogliamo esser sinceri,  ancora non ben stampigliato nella mente. I favoriti del Mondiale erano rimasti  quattro, ora sono due: Francia ( che ha eliminato la legion straniera belga) e Croazia che ha fatto fuori i sudditi di Sua Maestà. Per il terzo posto la legion straniera belga ha avuto il sopravvento( 2-0) su quella inglese.

Verrebbe da dire, con un pizzico d’ amor patrio, che quell’Italietta del pallone sbattuta fuori dalla porta principale dall’agone mondiale  è rientrata dalla finestra. Avessero vinto gli angli, a quest’ora avremmo in circolo i peana pro Premier. Quale torneo, ovviamente, di riferimento. Solo che, anche in questo caso, gli amabili anglofili, se la son dovuta prendere in quel posto, visto che ad imporsi son stati soggetti attivi  (o cresciuti) nel Belpaese.
Tra i Franchi, ad esempio, Podgba e Matuidi, oltre a Deschamps; tra i croati, per citarne  qualcuno, Mandzukic, Perisic, Brozovic. Proprio l’aitante ‘Marione’ juventino ha portato il suo Paese ( 4mln abitanti ca) nella storia del calcio.

A costoro andrà dunque il massimo alloro pedatorio, con buona pace di quelli che pur carichi di gloria dal nuovo consesso di Eupalla  ( al momento, almeno) se ne staranno fuori. Certo che fa specie non vedere in  finale quelli che dei 20 titoli finora assegnati ne detenevano 18:  Francia, infatti, e Inghilterra, entrambe alle semifinali,  di Mondiale ne hanno vinto ( solo) uno a testa.
Un po’ pochino per scrivere la storia.  E comunque ( al di là di tutto) s’avverte  ( da qualche tempo)  qualcosa d’inconfessabile che sta ‘ mutando’ lo sport. E non solo il calcio. Qualcosa che non appartiene alla storia, alla cultura, all’esperienza   ( tattica, tecnica, umana), ma solo alla urgenza del momento che è quella di cogliere ‘ tutto e subito’  dell’imprescindibile  ’pomo’ del successo. A qualsiasi costo.

Impunemente, almeno finora, calcio compreso. Ed è proprio in questa disciplina, a metà via tra gioco e sport, assai popolare, più popolare delle Nazioni Unite, che c’è qualcosa da approfondire meglio. Da non sottovalutare. Anche perchè appare sempre più chiaro che a determinare i risultati non siano più i ‘ saperi’ e le ‘glorie consacrate‘ ma la ’fisicità‘, intesa nella sua accezione più larga, di ‘ trattamento globale‘, con tanto d’impostazione mentale, resistenza, corsa.

SUL CALCIO NOVELLO. Qualche riflessione sul calcio novello. E le sue ‘stranezze’. Paradossalmente, infatti, ci pare fin troppo evidente, che in  campo si possono mandare anche undici Messi o undici Cr7, ma se questi non tengono sufficiente ‘birra’ per contrastare in velocità e resistenza gli avversari in un duello senza respiro, poco o nulla sono destinati a portarsi nelle loro prestigiose  bacheche.

E chissà perchè ci rimbalzano  (qui)  alla mente i simpatici Galli di quel minuscolo villaggio di Bretagna che
( secondo quei bontemponi Goscinny&Uderzo) tenne testa ai Romani conquistatori. Con il voluminoso Obelix finito imberbe dentro il pentolone magico del druido, e  il minuto Asterix costretto a ‘non scordarsi‘ mai della preziosa fiaschetta riempita di prodigiosa pozione. Non stanno così le cose? Troppa fantasia? Pensieri deviati? Malconsigliati?
Beh, comunque sia, non sarà il caso  ( d’ora in poi) di dare una occhiata più approfondita al nostro intoccabile sport preferito? Mentre Eupalla, imperterrita, rapida, scanzonata, continua a ripulire l’Olimpo delle (ormai)  sue incomode presenze.

SUL CALCIOMERCATO. Bisognerebbe qui dedicare anche qualche riga al nostro calciomercato, che ( ‘bomba Ronaldo a parte) esplode colpi su colpi, con magno gaudio dei nostri media.
Ninja e Cancelo sono approdati sulla sponda neroazzurra di Milano. Mentre, la Signora di Torino continua a irrobustirsi. Veduta Champions. Forse si priverà del (bravo)  Pjanic, e (forse)  ingloberà il ( più giovane fenomeno serbo) Savic,  nelle costose grinfie di Lotito; (forse)   dovrà rimboccarsi le maniche per ospitare qualche ex compagno di Cr7, come Marcelo, che di Florentino , il tirannus rex del Blancos, non ne può proprio più.

 

NEWS EXTRA. Hanno tratto in salvo   i 12 ragazzi ( più l’allenatore) rimasti intrappolati in una grotta in Thailandia. Versano  tutti in buone condizioni. Un plauso all’allenatore che dopo averli messi nei guai ha saputo riscattarsi, salvandoli.

MOTORI F1.  Lewis parte ‘alla boia del cane‘, s’agita, si scuccia con Kimi, va fuori pista, riparte dall’ultima posizione e, volando, volando,  risale fino al secondo posto , contenendo una debacle che sarebbe risultata catastrofica per la sua classifica piloti. Ora, è a otto punti di distacco.

Fatto è che Lewis s’è anche lamentato ( e non solo) di Kimi. E così ( a seguire)  Toto. E pure tale Allison. Tante lacrime in versione  anglo-tedesca che piuttosto di qualificare squalificano. I lacrimatori, ovviamente.  Anche perchè difettano di quel che tra quei popoli sembra qualità ( o materia grigia) abbastanza rara: la memoria.
Quando Toto dice che ( dalle parti di Stoccarda e Silverstone)  sono ’scocciati’ visto che è da due  gare che ‘ vengono sbattuti fuori’ deve avere rimosso le tante volte in cui la ‘rossa’  avrebbe dovuto ‘scocciarsi’ per essere  stata sbattuta fuori di gara  o da loro in prima persona o da altri con interposta persona, tipo quell’imberbe  ‘sfasciarosse’ che proprio lo scorso anno  ( più d’altro/i) con i suoi colpi da giocatore di biliardo ha determinato la classifica mondiale.
Se avranno la bontà di andarsi a  rivedere con calma l’episodio che ha coinvolto il buon Kimi ( che tutto è fuorchè scorretto) e  l’intoccabile ( lacrimante) nella violata pista di casa,  non troveranno dolo alcuno. Anzi. Potranno chiedere venia.
Avere poi penalizzato il buon Kimi non con 5 ma con 10 secondi mostra chiaro che se ‘mano pesante‘  sanno usare  quella è ( soprattutto) verso  la ‘rossa‘, la quale ( forse) proprio perchè affascina ( come nessun altro)  le folle del Pianeta gli  ‘invidiosi‘,  i ‘male intenzionati’ e gli ‘incompetenti che si credon competenti’  deve produrre  in massima quantità.

Non ce l’ha fatta il maestro di Tavullia a riportare dietro il banco l’assatanato di Cataluna, che con la moto deve avere fatto lo stesso patto che Totò fece col diavolo per vincere il Giro d’Italia. Su quella moto, infatti, che solo lui spinge al limite dell’ardimento, può fare quel che vuole: danzare, sobbalzare, catapultare. Tanto resta in corsa, in sella, sempre e comunque, mentre agli altri basta un refolo di vento per mandarli a cercare funghi. Perfino il maestro di Tavullia non pote oltre davanti a tanta euforia agonistica, con quella Yamaha che, elettronica o no, davanti alla Honda di Marquez, diventa ( solo e soltanto)  un catorcio.
Possiamo consolarci con il nostro Pecco ( Bagnaia) , in Moto2: grande temperamento, grande lucidità, grande occhio, grande qualità agonistica che ( se il dio dei motori non ci inganna) dovrebbero essere le ’stigmate’ d’un grande campione.
In Mot0 3 invece il bravo ( e non sempre fortunato) Bezz( ecchi) ha dovuto lasciare il primo posto in graduatoria mondiale al temibile Martin, clarissimo vincitore ad Assen. 

Tra le altre di sport: assolto Froome, è al Tour. Qualcuno però ha fatto notare  che il ‘consenso’ al britannico è stato dato ma senza una chiara motivazione. Nulla di nuovo sotto il sole? Ci risiamo?
Continua lo spettacolo Wimbledon. Orbo di Fognini, fuori.  ma anche di Camila che pur avendo in pugno la monumentale Serenonanon è riuscita ad impedirle di procedere. Ora Serenona sta in finale. Mentre in altra parte affaccendato il  ‘fenomeno’ Molinari si candida per un Major. Mica male!

IL MILAN IN BUONE MANI? Dedichiamo qualche riga invece alla ‘ quaestio’ Milan. Surreale, fin dall’inizio. ‘ Ho lasciato il mio Milan in buone mani’  ha ( più volte) ripetuto il suo mentore nel dare l’addio alla proprietà di una squadra che, per un quarto di secolo, ha scritto pagine indelebili e straordinarie della storia del calcio mondiale. Il mentore, oggi, fa il finto tonto, ma non può essere una semplice concatenazione di eventi non favorevoli ( e imprevedibili) ad avere ‘ messo’ in condizioni ‘ umilianti’ e ‘ torbide’ una società del genere. Sì, perchè mentore a parte, per il Diavolo non sembrano aprirsi orizzonti  di luce.
La stessa Uefa, quella dei duri e puri, quella dei figli ( Psg e City) e dei figliastri ( Milan), candida  vestale  ( a comando) delle sorti finanziarie e sportive del calcio europeo, ha preferito non infierire sul tasto  del danaro ( nessuna penalità) ma su quello dell’onore ( esclusione dalle Coppe per un anno, con clausola di reintegro). E’ vero che l’amato  Diavolo potrà ricorrere al Tas, ma la frittata è stata fatta.
La ricaduta ‘ morale’ d’un tale provvedimento durerà anni. E non si sa con quali guasti. Anche per l’Uefa. E i suoi accoliti. Anche perchè le ‘ buone mani‘ in cui versa attualmente la società altro non sanno che di giuochetti personalizzati. Ci sarebbero ( seri) imprenditori ( stranieri) pronti all’acquisto in toto del Milan, ma restano ‘ bloccati‘ dagli oscuri  arzigogori d’un inquietante indecifrabile personaggio con occhi a mandorla ‘sdoganato’ a suo tempo, dopo lungo palleggio, non si sa come e per qual fine.

Rocco Comisso, 68 anni, calabrese di Gioiosa Ionica, oggi cittadino ed imprenditore americano, con capitale valutato intorno ai 4,5 mld, avrebbe tutte le intenzioni di acquisto del Milan. Con ottime prospettive, visto che ( contrariamente ai cinesi dell’Inter) parla di stadio di proprietà e di marketing ( finalmente) all’altezza di tale marchio. Ma che fa quello con gli ‘occhi a mandorla’? Gioca al rialzo, si dice, magari con la prospettiva di allungare fino all’estremo sacrificio l’agonia d’una squadra di valore assoluto e ( purtroppo) cacciata in questa condizione proprio  (a partire) da quella ( beffarda) promessa: ‘ Ho messo il  ‘mio’ Milan in buone mani’.

HAMILTON  NON PIU’ ‘PARTITO/ARRIVATO‘. L’avevamo appena accennato e Lewis Hamilton ci ha subito smentito. Evidentemente non gradisce quel soprannome incombente che stavamo per affibbiargli: , ovvero: ‘partito-arrivato’, nel senso che ( fino ad oggi) dal momento in cui entra(va)  in macchina tutto gli gira(va)  a puntino, dall’alba a notte fonda.
Con  tempeste che si scansa(va)no e pit stop e bulloni che non svirgola(va)no manco di proposito; con avversari desti a puntino e con le safety car che quando volteggia(va)no in pista non lo fa(cevano) certo per recargli ambasce.
Perfino il tulipano ‘ sfasciacarrozze’ o ( se preferite) ‘ sfasciarosse‘ s’è convertito a fargli da paggio gentile per accompagnarlo ( entrambi gaudenti e pimpanti ) sul podio dell’eternità.
Fatto è che, Lewis, in Austria,  per la prima volta, se fermato ai bordi della pista lasciando il  bastone del comando per un sol  punto al suo avversario, il nostro Seb , partito coi soliti ’coinvolgimenti’ alla Fantozzi, e poi costretto a realizzare un  bell’inseguimento concludendo in terza posizione. Questa, è ovvio, non è ancora la ’rossa‘ che sogniamo,  che tuttavia si  accinge  ad esserlo.
Riguardo al giovane  tulipano per il quale una nazione intera si è spostata ai bordi della pista austriaca colorandola d‘orange, deve avere modificato il suo ruolo. Infatti, divenuto improvvisamente saggio, ha pensato bene d’evitare l’ormai  scomodo ruolo di   ‘ sfasciarosse‘ per trasformarsi in quello di  ‘ levar punti alle rosse’.

Infatti non ci fosse stato lui a tenere ( purtroppo meritatamente) coi piedi a terra le ‘rosse‘, per le ‘frecce d’argento‘ sarebbe arrivata una ‘suonata’ epocale. Entrambe fuori, infatti, come non accadeva dal 1955, avrebbero consentito di iniziare una ‘ marcia funebre’ che, pur con tutta l’antipatia che si sono attirate, non avrebbero meritato. Gli uomini di Stoccarda sono uomini di valore.
E così anche Toto e Niki, le odiate carogne festanti, entrambi austroungarici, di cui però teniamo sincera simpatia e considerazione. L’Europa, la leggiadra Europa, abbisogna di questo. Adesso, di certo, il ‘duello’ in pista è ancor più appassionante. Sulla falsariga (forse) di quelli, lontani, dimenticati,  anni Trenta, quando a dominare sul continente erano macchine bianche ( o argentee) e rosse.

Ora non ci resta che aspettare il prossimo Gp di Germania. Residenza dii Vettel.

E’ partito il Tour, con Nibali  ancora segretato. Gli organizzatori hanno accettato ( con scarse motivazioni) l’iscrizione di  Froome, fresco vincitore del Giro. Su di lui, come su altri suoi connazionali del pedale ( Wiggins etc) volteggiano ’sospetti’ non da poco. Baluginano quelli del volley: strapazzati un po’ da tutti.  Addio Final six di Nation League .
Resta il Campionato, ricco come non mai di motivazioni, e con i più grandi della disciplina che andranno a calcare gli ambiti parquets nostrani.
Federer e Nadal  avanzano allegri e festanti  a Wimbledon. Qualche segno di risveglio europeo arriva, per i nostri  imberbi,  dal nuoto. Con qualche primato nazionale rinnovato.
Ennesimo appello: lasciate in pace Filippo Tortu, 19 anni, già a 9”99 nei cento. Gran tempo per noi, ma non ancora  l’eccellenza mondiale, per cui lasciatelo crescere come si deve. Che, questo, le ali per volare alto ( anche 100 e 200 m) ce le ha, eccome.  Del resto ( da che tempo e tempo) nel Belpaese quando nascono prodigi o sono assoluti oppure non s’en tornano   (mestamente)  nell’anonimato.
Stesso appello va fatto per la giovanissima saltatrice in lungo Larissa Japicino, figlia d’arte, figlia di Fiona May ( 3 mondiali, 2 argenti olimpici). Di recente a Rieti ha saltato 6,38 m , nuovo primato italiano di categoria.

L’EUROPA MACRON. I cuginetti francesi continuano nel ( perverso) tentativo di rovinarci l’ estate, per bocca d’un imberbe presidente che va a trovar certezze tra le braccia della nonna. Ma si sbagliano, perchè noi prima d’ascoltare le prediche   ci siamo acconciati ( nei secoli) a considerare ( soltanto) il pulpito dal quale vengono elargite.
E, francamente, con tutto il rispetto per gli eredi ora un poco stinti   dei Franchi, il pulpito dal quale ‘ammonisce’  il loro leader non ci pare proprio quello più deputato e credibile. In Europa, e non solo. Il ragazzo-presidente, si fa per dire, probabilmente, ha ancora parecchie cose da apprendere, da masticare, per districarsi ( con credibilità) nei intricati meandri della leggiadra Europa, che di leggiadro ( anche grazie a personaggi come lui) ha perso tutto o quasi.
A cominciare dai ‘lumi’ di Francia. Tanto per menzionargliene una,   al presidente, così facendo  fa capire di non volere costruire una ( lungimirante) ‘ casa comune’, dal Manzanarre al Reno, dall’ Alpi allo Ionio, come dice il poeta, ma solo un ‘abitacolo’ dove lui ( per entrare) deve  ( ogni volta)  bussare all’uscio del suo potente vicino, quello che quando s’arrabbia ci mette un ‘lampo‘ per insegnare agli inquilini chi è il padrone e chi l’ospite.

E tuttavia, vediamo di guardare avanti. Senza cappelli in mano e cappelliere. Inter pares, insomma,    come dicevan gli antichi quando volevano realizzare con gli altri ‘ foedus’ duraturi.  Con priorità futuro. Che oggi appare incerto, fragile. E proprio a causa di personaggi non giusti nel posto giusto come il buon Macron ( o Macaron) che invece di prendersela con Salvini, un po’ rude come  tanti in Val Brembana, cominci a mostrarsi   più deciso, accorto e lungimirante di lui.
Del resto, se il franco sfogliasse le pagine di storia, potrebbe verificare di sua mano da qual stirpe emerge il buon Salvini. Quella lombarda, che quando metteva in campo i carrocci e issava i santi signacoli al cielo non lasciava altro scampo al feroce imperatore Barbarossa che nascondersi sotto i cadaveri dei suoi uomini per tornare  sano e salvo, tra i suoi, in Allemania.
E dietro al Franco ( per favore) non s’accodino ora anche quelli d‘Iberia, che in quanto a profughi ne hanno sempre accettati pochini. A Ceuta e Melilla, addirittura, s’era sparsa la voce che sparassero addosso ai poveracci. Morale: anche a costoro, dunque, l’invito a non salire su un altro pulpito. Chè in anche in questo gli Italici sarebbero abituati a mettere l’orecchio più ai fatti che alle ciance.

ALTRE DI SPORT. ” Dobbiamo far sentire la nostra voce. Intanto è necessario battere l’Australia“. Così Simone Anzani, riguardo all’impegno internazionale della squadra azzurra che ha sostituito la World League. Detto fatto, perchè proprio l’Australia ci ( nuovamente) battuto, sbattendoci fuori dalla fase finale del nuovo torneo. Ora azzurri e azzurre ( per buona pace delle femministe) pari sono. E adesso, piuttosto, si pensi al Mondiale.
L’Armani Milano ce l’ha fatta a conquistare  il 28 scudetto. Ora non tralasci l‘Eurolega, per dare ( finalmente) un valore europeo  ad una società che di valori e risultati europei ne ha tanti. . Alla prossima Eurolega parteciperanno 16 squadre, tra le altre: Real Madrid, Barcellona, Vitoria e Gran Canaria ( Spagna), Cska Mosca e Kimki ( Russia), Fenerbahche, Darussafaka e Efes ( Turchia), Olympiacos e Panatinaikos ( Grecia).

I ‘luderi‘ del rugby hanno (finalmente) battuto una squadra di valore: il Giappone, per 22-25.

 

 

LA ‘STRONZATA’ FAIR PLAY. E ci risiamo col famigerato  fair play finanziario, che nato per colmare divari tra ricchi e poveri,  in realtà,  ha creato solo  ricchi ( quelli sopra i 400 mln) e solo ( sempre più)  poveri ( quelli sotto i 400 mln). Tanto che tra i ricchi  c’è solo la nostra Signora di Torino (  verso i 600 mln); dietro tutte le altre. Milanesi storiche, comprese.
La rossonera perchè avviluppata da un intreccio di misteri che manco più chi li ha creati può dipanarli; la nerazzurra perchè costretta ( non si sa come e perchè) a non spendere una lira quando potrebbe per rilanciare ( pur nella colpevole assenza di uno stadio di proprietà) una delle due o tre capitali del calcio mondiale.
Per fortuna che qualcuno ha cominciato a dire che il marchingegno inventato ( o sostenuto) da mosieur Platini è una ‘stronzata’.  Fatta apposta per mandare avanti i figli (già) spendaccioni come il Psg e il City ( entrambi   sostenuti da danari statali) e fermare quelli che del  cilicio addosso se ne sono fatti una virtù.

Ovvio che, in questa sorta di mondo delle fiabe  indegno  della leggiadra Europa, ad essere maggiormente ‘ tritate’ siano le italiane. Anche se illustri. Illustrissime.  Medesima sorte ci stanno riservando in altri loci con il famigerato ‘patto di stabilità‘, figuriamoci  se non ci avrebbero provato anche nel calcio, anche nello sport. Sono riusciti ad appiccicarci addosso il marchio d’infami, e adesso sguazzano.
Incontrastati. Loro, gli altri puri e duri d’ Altrove,  a gettare polvere sotto i tappeti.  Imperterriti. Come in  Spagna, tanto per citarne qualcuno, donde (di recente) hanno deposto un governo ( o un sistema? ) ‘ corrotto‘, sostituendolo in venti quattr’ore con un altro, forse diverso, forse, ma senza affanno, nè clamore, nè scandalo. Anzi, lo spread non batte in testa e il Pil vola.
Da noi con molto meno  sarebbero venute giù dai cieli  cataratte di fango. Che ci avrebbero (ulteriormente) affogato. E non solo con l’attribuzione di compiti e compitini. E rialzi spread a  getto continuo. Etc.etc.
Che dire allora della leggiadra Europa ? Poco o nulla. Non vale più di tanto la pena. Se non  riprendere il fatto ( anticipato molti anni fa con lodevole  amarezza  da un grande scrittore) che  ‘ così va spesso il Mondo‘. Dove le vittime appaiono carnefici; e dove  i carnefici appaiono  vittime.  O giù di lì.

L’inconsistente presidente Macron ( o Macaron) ci ha insultato ( cvd)  gridando al vento “ Cinici e irresponsabili“. Dimentico che se parliamo di ‘cinici è irresponsabili‘ il primo della graduatoria è proprio lui. Non raccogliamo. Ovviamente.
Lui ed altri lo fanno tante volte che ci hanno incallito. Lasciamo quindi sfogare il vento. Che per fortuna ramazza via ogni amenità. Diciamo solo che se trovasse l’onestà di andare  a guardarsi allo specchio troverebbe che noi più brutti, ottusi  e cattivi di lui non lo siamo  affatto. Non lo siamo mai stati, affatto. E allora cominci a crescere giovane Peter Pan di Francia, se ne faccia cioè una  ragione, monsieur Macron (o Macaron). 

Si sono aperte le contese nel Mondiale di calcio.  Superaffollato e del menga,  visto che è  orbo di tanta gloria, dal momento che   non figurano ( tra  altre) nella pletora di   partenti l’Italia ( quattro stelle, con 2 secondi posti, 1 terzo posto, 1 quarto posto) e l’Olanda ( 3 secondi posti,1 terzo posto, 1 quarto posto) sul totale dei  20 tornei disputati.
Difficile fare pronostici. Chi avrà più gamba per correre a perdifiato vincerà. Ormai il calcio milionario è questo. Correre, correre, correre. Le sorprese, numerose, forse più numerose che in passato, saranno (costantemente) dietro all’angolo. Sta per partire anche il Tour, che non sembra preoccupato di sfidare Eupalla, la dea del calcio.
A luce alterna vanno i nostri ( maschi e femmine) nella pallavolo mundial. Che a portarsi a casa allori proprio non pensano affatto. In Canada sono andati in pista le auto di F1. Con il nostro Seb a riverberare di rosso una metropoli.

DIRITTI TIVU’ SERIE A PER  SKY E PERFORMDeposito delle offerte. Niente da Medioapro e Tim. Nel pomeriggio invece i rilanci, con l’uscita di MediasetSky  qui ha sborsato 780 mln annui, mentre Perform ne ha tirati fuori 193 mln, che in totale fanno 973 mln. Non male.
E infatti anche se   sotto 1,1 mld preventivati a loro due sono andati i diritti tivù per il  triennio 2018/2021.Sky e Perform si sono aggiudicati i diritti tivù in esclusiva per tutte le piattaforme.
L’emittente di Murdoch potrà accordarsi con Mediaset per estendere ad alcune partite della Serie A quella intesa commerciale in base alla quale ci si è scambiati diversi contenuti tra satellite e digitale terrestre.
Alla cifra complessiva di 973 mln vanno aggiunti ( per dirla tutta) 150 mln di bonus che ballando rendendo un poco complicato il confronto con i concorrenti esteri. La Premier, ad esempio, ciclo 2019/2022,  porta a casa 1,7 mld annui ( oltre 200 mln in meno rispetto al precedente accordo); la Bundes, in crescita, 1,16 mln ; la Liga, al momento è ferma a 911 mln, ma attende il rinnovo; la Ligue, pur avendo un minor appeal commerciale delle altre leghe, grazie alla ‘ripudiata’  Mediapro, schizza a quota 1,153 mld. Tutti da riscuotere, però, quei danari,  visto il comportamento tenuto dagli spagnoli con la nostra Lega.

Facendo una sintesi, se anche i bonus previsti andranno al posto giusto, il calcio italiano dovrebbe mettere in bisaccia qualcosa come 1,123 mld di diritti domestici.
Ai quali vanno aggiunti i diritti  esteri, che (finalmente) curati a dovere potranno aggiungere altro prezioso sangue nelle esauste vene del calcio nazionale. Forse altri 300 mln.  Forse 400 mln.  Come assicura Tavecchio. Che ci porterebbero ( più o meno) al livello altrui. Non male. E comunque non tale da farci (ri)addormentare sugli allori. Soprattutto per la vendita d’immagine al Mondo. Dove i margini di crescita sono notevoli. Anche se per noi il problema cronico ed essenziale degli stadi.

 

Governo. E comunque ( da noi)  il parto è compiuto. Infatti  dopo lunga attesa, possiamo il governo carioca è stato fatto.
Espletata qualche formalità ( in primis ringraziare il buon Cottarelli per il disturbo a lui recato), si è annunciata la lista dei ministri. Non lunghissima, con cinque signore. Pilotata  dal prof Contepremier, con Salvini ( Lega, ministro Interni) e Di Maio ( M5S, ministro Lavoro e Sviluppo economicovice premier; al ministero dell‘Economia non è andato Savona ma Tria, con il primo dirottato ai rapporti con l’ Ue.

Pacchia finita, dunque, soprattutto per Salvini, dicastero Esteri, alle prese coll’intricato rompicapo della immigrazione. Dove essere trascritto nella lista nera dei fascisti e nazisti è un volo; ma anche dove a risolvere con competenza e lungimiranza un problema epocale come questo dell’immigrazione sono in pochini. Da noi, ma anche Oltralpe e Oltremanica. Gli esercizi retorici e gli scaricabarile sono belli solo dentro un ovattato studio mediatico

 UN SINCERO ABBRACCIO.   Jesi è un paese carico di storia. Importante. C’è nato un imperatore soprannominato ‘ stupor mundi’ ;  ha visto armeggiare diversi (noti) capitani di ventura. Che tra un ‘ colpaccio’ e l’altro hanno contribuito    ( per loro picciol parte) a segnare (alcune)  tappe del ( nostro) Rinascimento. A Jesi è nato anche il nostro Mancio, che da qualche giorno ha preso in mano le sorti della nazionale quadristellata estromessa dal Mondiale di Russia per ricollocarla laddove Eupalla grida.

Altri, interpellati, non hanno mostrato altrettanto coraggio e generosità. Uno addirittura, continua a sfarfugliare che ‘ mancando il nostro calcio di talenti, l’impresa non è da par suo’. D’un altro soggetto alla  Catalano non ne  avevamo proprio il bisogno. Soprattutto in un momento tanto delicato. Allestire formazioni con fenomeni acclarati son buoni tutti, cani e porci, e a prezzi ben più modici del Tizio citato
Quello che  invece sta tentando il nostro Mancio da Jesi è davvero lodevole. In tutti i sensi, quello economico soprattutto. L’Italia nostra, dei nostri miseri tempi, ha bisogno di italiani. Veri. Validi.  Non sciocchi ed opportunisti. Italiani, appunto, come il nostro Mancio da Jesi. A cui  vogliamo già  un mare di bene.
Non sono riusciti a diventare campioni d’Europa i nostri talenti Under 17. Che meritavano. Con quei due gol meravigliosi opposti ad altrettanti fortuiti e insignificanti. I rigori, come d’uso tra italici, li hanno ‘fregati’, ma è poca cosa,  perchè a quell’età il risultato conta fino ad un certo punto. Conta fare bagaglio. Da spolverare in seguito. Anche per smentire quegli miopi ‘tromboni’ che vanno in giro a dire che il calcio italiano manca di futuro.

Nota storica. L’imperatore Federico II di Hohenstaufen, nipote del famoso Barbarossa, nasce a Jesi il 26 dicembre 1194. La storia ascrive la sua nascita sotto un padiglione nella piazza oggi a lui dedicata. La madre, Costanza di Altavilla, era del casato degli Altavilla che, partiti dalla Normandia nell’XI secolo, conquistarono la Sicilia e tutta l’Italia meridionale.

DELIRIO. E’ un vero  delirio, quello che traspare leggendo dell’intento del Real di Florentino per strappare Neymar agli sceicchi del Psg. Con, in bilancio sul libro mastro dei Blancos, nientemeno che 600 mln, 300 per l’acquisto del brasiliano, 300 per il suo ingaggio. Roba da record. Roba mai udita. Roba che si fatica perfino a credere vera, tanto esce dalle righe dei pur ( strampalati) spartiti del calcio odierno.

Naturalmente, la mossa andrà a ricadere non ‘simpaticamente’ sui tanti assi in camiseta blanca. E su Cr7 in particolare. Che, a questo punto, dovrebbe cominciare a pensare ad un passaggio di testimone, tra lui, il vecio campeon, e O’Rey, il nuovo  puntero. Al progetto il Florentino, 71 anni, imprenditore , sta lavorando da qualche tempo. Con qualche profitto, visto che pare avere incontrato ( figuriamoci non fosse stato così) l’appoggio  entusiasta del giocatore brasiliano  e del suo enturage. Il problema semmai è superare lo scoglio degli sceicchi, ricchi, ricchissimi, abituati a comperare gente piuttosto che a venderla. Ma anche qui, il Florentino, ha le sue preziose carte in serbo.
E in ispecie quella costituita da una maglia che è nota al Mondo per far collezione di Coppe dalle grandi orecchie. Dove e come poco importa. Ne sanno qualcosa quelli di Baviera e gli altri di Piemonte. Importante è arricchire al Bernabeu  ogni anno di più la lunga bacheca di trionfi. Per monetizzarli. Ma che potrebbero subire una drastica sospensione nel caso in cui, obtorto collo, anche ai Blancos del Florentino venisse ( finalmente) imposto  l’imparziale Var.

E sempre per aggiornarci sulle ‘bravate’ del  nostro Florentino, che ha fatto ultimamente?
Ha ‘ strappato’ ( motu proprio) il mister alla Nazionale ( già in Russia) per accasarselo alle (sue) condizioni. Ovviamente senza sentire il dovere di avvisare nessuno altro fuorchè se stesso. La Federazione spagnola, ovviamente, calpestata e derisa, ha provveduto a sostituire il mister in fuga col buon Hierro. Con risultati disastrosi. Tanto che le ‘furie rosse‘ hanno salutato ( ‘rosse di vergogna‘) la mundial Russia. 

AGGIORNAMENTI. Secondo uno studio Kpmg questi sono i ricconi d’Europa: United ( valore 3.2 mld, proprietà americana), Real (2,900 mld, proprietà ispanica), Barca ( 2,800 mld, proprietà ispanica), Bayern ( 2,5 mld, proprietà tedesca), Manchester City ( 2,1 mld, proprietà araba), Arsenal ( 2,1 mld, proprietà?), Chelsea ( 1,7 mld, proprietà russa),  Liverpool ( 1,580 mld, proprietà americana), Juve ( 1,300 mld, proprietà italiana), Tottenham( 1,3 mld, proprietà, in trattativa con americani) , Psg ( 1,12 mln, proprietà araba). Le altre italiane: Napoli ( 518 mln), Milan ( 514 mln) e Inter ( 491 mln). Delle italiane solo la Juve ha uno stadio di sua proprietà. Gli altri restano ‘ in affitto‘. Poareti.

Delle prime 11, a parte i due Panda ispanici, e l’ eccezione Bayern , siamo davanti ad una invasione albionica. Con sei inglesi. I cui capitali giungono, in ispecie, da Usa ( United, Liverpool, Tottenham), Russia ( Chelsea) e Qatar ( City).
E mentre gli americani dell’United  sono personaggi del bussines, quello del Chelsea ( Abramovich) appartiene ad una ondata di circa 700 ricconi russi che che dopo il disfacimento dell’Urss hanno messo radici in Gran Bretagna. Non mancano in Albione gli ’spendaccioni’ arabi, questa volta proprietari del City.
Sempre arabi sono i padroni del Psg, undicesima in classifica,  squadra di punta del campionato francese. ( Forse) agli inglesi, di inglese, se non andiamo errati, resta l‘Arsenal. Forse. E comunque vien da chiedersi se tutto questo ‘cedere al migliore offerente‘  sia da considerarsi un progresso o qualcos’ altro.
Talvolta i mercati, e le cifre relative,  illudono. E quel che ( a prima vista) sembra un affare in realtà ( nel breve volgere di qualche anno) si rivela un disastro.  Certo è, dicevano i vecchi, che colui che  vende il suo patrimonio  preoccupa sempre di più di colui che acquista per ingrossarlo, il suo patrimonio..

 

LIBERI COMMENTI. Dopo che l’Invincibile armata madridista  ha affondato la Bismark alemanna, si è  ( forse) meglio capito quanto stava per fare la Signora di Torino dentro la piazzaforte calcistica più inespugnabile d’Europa, ovvero estromettere i soliti  intoccabili superprotetti  ex Galacticos dal quartetto finale di Champions 2018.
Ma ( com’è noto) a non dar corso alle appassionanti leggi dell’agonismo sportivo ci ha pensato un giovin fischietto  inglese inviato da un vanesio  selezionatore italiano che, ad una manciata di secondi dalla fine del tempo  supplementare, ha pensato bene di donare ancora una volta la ( immeritata) palma della vittoria ai collezionisti di Coppe dalle grandi orecchie, tra l’altro privando   la massima competizione del calcio mondiale dei supplementari  (forse) più palpitanti di tutta la sua storia. Supplementari epici, magari tipo Italia-Germania del 1970, capaci di nutrire l’epica sportiva più di qualsiasi marchingegno economico-finanziario.

Già lo  abbiamo detto: fossimo stati noi in Ronaldo avremmo sparato alto il rigore, paradossalmente, e proprio per dimostrare al Mondo che era lui ( a ragion veduta) il miglior puntero del Pianeta e che la sua squadra non è di quelle che,  pur di raccattare gloria, pretende ‘ omaggi e doni‘ ( più o meno)  discutibili .
Lui, i suoi, invece, hanno preferito cedere alla paura.
Questo, sia chiaro, non da Italoi ma da amanti della grande avventura sportiva del calcio europeo. Ma tant’è. Illusioni.  La Vecchia Europa ha smesso da tempo d’essere un tempio di giustizia, umanità e sogni. E dunque anche di sport.
Del suo sport più rappresentativo. E ora che stiamo ( dolorosamente)  accertando la nostra ( impotente) decadenza, si invita a risparmiare  lamenti per ( prevedibili)  sviluppi  successivi.

Una curiosità. In Champions, fosse passata in semifinale la Juventus,  dopo anni, non avremmo avuto spagnole  nel poker finale di Champions.
Inoltre, per quel che concerne il ranking Uefa, con quel punteggio saremmo  (ri)passati davanti ad angli e todeschi , rimontando ( in parte, dopo  immemorabil tempo ) sugli ispanici. Che riguardo a finali Champions restano ( comunque) dietro alle nostre: ( salvo errori di contabilità) 25 a 28, ultimo anno escluso.

PANCHINA AZZURRA. Dopo il tragico passaggio Tavecchio-Ventura, la nazionale azzurra cerca di risollevare il capo. E rigonfiare il petto, decorato ( non lo si dimentichi mai) di quattro stelle mondiali. Ha firmato  il Mancio da Jesi che,  spediti saluti e baci alle renne  di Russia,  ha detto: . “ Per me   sedere su quella panchina è un grande onore“.
Al momento, nelle tre amichevoli di fine stagione, ha riportato una vittoria ( Arabia saudita), una sconfitta ( Francia) e  un pareggio (Olanda). Di interessante c’è il reinserimento in azzurro del Balo, a cui però qualcuno dovrebbe cominciare a spiegargli che se c’è qualcuno in Europa che ha un’occhio di riguardo per quei poveracci che sfidano il mare per cercare di realizzare una speranza, quello è l’Italia. L’Italia che qualche insulso razzista ce l’avrà pure, ma non certo tanti quanti ( e cattivi) come se ne contano in vari anfratti dell’Altrove. Glielo hanno detto al Balo che qualcuno di codesti ( se potesse ) rimetterebbe in uso  i fili spianti, le botte e (perfino) le camere a gas?

 

Con Mancio dovrebbero (ri)entrare in azzurro: Pirlo ( vice), Ambrosini ( Under 21) e Maldini (?). Extra: speriamo inoltre  che per la Fgci non abbia a ripresentarsi tale Abete, di cui conserviamo triste e sconsolata memoria.

 

CHE CI FA IN PISTA LA SAFETY CAR ?  Che la ’Rossa’ voli come il vento lo si era visto durante già dalla pole di Baku. E ora la vettura dell’ing Binotto continua nella sua entusiasmante performance, travolgendo, laddove e quando gli resta possibile. In Canada sulla pista di Giles, l’immortale Giles, ha dato spettacolo. Ora non resta che vedere le reazioni degli altri. Soprattutto di Toto e Niki che, nell’ultima apparizione video, apparivano più cadaveri viventi che viventi in carne e ossa. Come cambia la vita, da un Gp all’altro, fin a poco tempo fa sull’altare e oggi nella polvere.

ORDINE ARRIVO GP INGHILTERRA. Vettel davanti Hamilton e Raikkonen.
CLASSIFICA MONDIALE PILOTI F1. Vettel con 171 punti su Hamilton 163.
CLASSIFICA MONDIALE COSTRUTTORI F1. Ferrari con 20 punti di vantaggio sulla Mercedes.
PROSSIMO APPUNTAMENTO: GP Germania. 

 

BLOCK NOTES.

 

CALCIOMERCATO A MODO NOSTRO.Il trequartista Ante Coric, 21 anni, croato, avrebbe accettato l’offerta della Roma. Sempre la Roma starebbe per chiudere col portiere del Malmoe Marko Johansonn, 19 anni, ‘enfant prodige’.  Sempre la Roma sarebbe su Cristante. Marotta e Preziosi, presidente del Genoa, dovrebbero essersi contattati  per il portiere  Perin. Che potrebbe andare a fare il secondo di Szczesny, prossimo papà, però tutt’altro che disposto a lasciare la Juve.  La Signora è andata a pranzo con Morata e Darmian. E ha chiuso con Cancelo, 24 anni, difensore. Si è presentato alla nouvelle Continassa anche il bel Emre Can.

Il Bologna ha chiuso con mister Pippo Inzaghi.

All’Inter intanto  è sbarcato il bomber Martinez, 20 anni, direttamente dall’Argentina. E’  arrivato anche il Ninja, 30 anni, centrocampista, dalla Roma. Dicono anche che la Beneamata voglia ’ strappare’   Suso , 24 anni, attaccante, ai cugini in grave ambascia con la Uefa.  Che gli ha tolto il ( sacrosanto) diritto di partecipare alla prossima Uefa. 
Buffon vola verso il  Psg . Si parla di un anno, con opzione per il secondo.  Cosa potrà aggiungere  una gita annuale  sotto la Eiffel ad un portiere con il Gigi, forse, manco lui sa spiegarselo. Vuole alzare la  Champions?  Con il Psg?  Non scherziamo. Gigi, non scherziamo. Non ce l’hai fatta con una corazzata come la Juve, ce la puoi fare con una fregata come il Psg?   Per i parvenues del calcio l’aggancio delle alte vette  richiede  infatti ( e dovresti saperlo) un lungo e doloroso calvario che, stando agli almanacchi, e salvo eccezioni rarissime, non è attesa di qualche  anno.  E neppure di danari.

Ultima questio: ce la farà il sor Raiola a  ’ruinare‘ il suo Gigio? Che, nel frattempo, ha dato  agli esami di maturità?

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE.  Dieci anni fa la Serie A era appaiata a Liga e Bundes: 1,4 mld di fatturato o testa, poco più poco meno, mentre la Premier faceva già storia a sè ( 2,4 mld). Dopodichè, mentre gli altri sarebbero cresciuti a dismisura, noi ci siamo solo arrabattati, sanza infamia e sanza lodo, sanza adeguati governi e sanza nuovi impianti, sanza gente capace e sanza innovazioni, retrocedendo ad ogni giorno di più verso zone di margine. Continuiamo a precedere Ligue 1, ma è poca cosa se confrontiamo le nostre storiche potenzialità con questa e con le altre leghe.

E comunque cominciamo a capire qualcosa su quei dati che la ’rosea’ nel suo inserto Gazzamondo cerca di riepilogare. Per la ’rosea’ la Premier ( che conta su un audience potenziale di 4,7 mld)  va all’incasso di 1950 mln di introiti domestici ( 2016/2019) oltre a 1,3 mln di introiti esteri ( 2016/2019). La Liga ( in crescita continua) incassa 911 mln di diritti domestici ( 2016/2019) e e 665 mln esteri; la Bundes, conta 1160 mln di diritti domestici e 240 mln di diritti esteri. Se non abbiamo mal interpretato, la Premier  vale ( nel suo complesso) 5,237 mld, la Liga 2,872 mld e la Bundes 2,793. Noi? Che contiamo noi? Presto detto: solo 2,267 mld.
Con distanza non siderale dal’Altrove, come cercano di far credere gli esterofili, ma notevole e ( comunque) con possibilità di colmare.
Le strategie delle leghe differiscono in maniera esemplare. Viaggiano da isolani quelli d’Albione, favoriti dalla diffusione della lingua inglese; delegano Liga e Bundes, intanto (ri)strutturatasi con apparati adeguati e di certo molti più folti ed agguerriti del nostro. Che è tuttora senza governance. In mezzo a polemiche senza fine, agguati e veleni. Da  ‘ sventurati’ italici. Una volta maestri ed ora assuefatti al ‘servaggio ostello’.  In fondo a questo ns foglio mediatico abbiamo lasciato una ridotta e umile ricerca su quel che ha condotto il paese più ricco e creativo al Mondo a quello che è. Con grandi potenzialità inespresse. Qua e là, dovunque. Potendo, le si dia un’occhiata.

La malattia della ’non aurea mediocritas’ dopo secoli di genialità ci attanaglia. Qui, ormai, fan tutti a gara a fingersi geni. Un pallido imberbe  di trent’anni che da commesso vuol diventare premier; un tracagnotto della Brembana che si dice pronto a governare un Paese che manco i Cesari riuscivano a tenere sotto controllo; un vecchietto in continuo restyling  che di tutti ‘ dice mal fuorchè di stesso’.
E ci fermiano qui. Anche perchè così è, se vi pare, nella politica, ma anche nello sport. Nel calcio. Dove  ( preziose) pepite d’oro si trasformano ( nostro malgrado) in ( inutile)  ferraglia, inesorabilmente, ad ogni ora di più. La ‘rosea’ ci invita a reagire. Cominci lei a farlo. Come? Intanto  pretendendo ( con la forza del suo antico e diffuso  prestigio)  pulizia,  laddove il degrado regna ( da anni) sovrano. Fatti e non pagine di giornale.

 

 VANNO E RITORNANO. Come ai tempi dei romani conquistatori del Mondo che non appena potevano si concedevano una vacanza-premio nell’ Hellade conquistata, anche i nostri del calcio appena possono valicano l’Alpe e ( più oltre ancora) la Manica, per andarsi ad assestare in uno di quei campionati di cui si va favoleggiando da qualche lustro nel Belpaese. Che sembra aver perso la speranza ( e la stima) di sè. Un po’ dovunque, e non solo nella disciplina regina. Ai nostri giovani, infatti,  pedatori o no che siano,  li si invita ad andarsene, qua e là, dove sono spuntati  Eldoradi luccicanti e ricolmi di speranze.
E così i nostri lasciano i loro  stazzi – parafrasando il poeta d’Abruzzo – per andare verso Altrove. Nel pianeta calcio,  una decina d’anni fa autore d’un indimenticabile triplete, la smania è forte. L’avvertono tutti, anche i Montella, e partono, con il loro scarso possesso delle lingue straniere, gli zainetti sulle spalle ricolmi d’ogni raccomandazione paterna/materna, per cercare gloria e danari. In fondo, ad impedirglielo, che risultato s’otterrebbe? Si rinsavirebbero? Forse sì o forse  no, proprio no. Meglio ( allora) lasciarli fare, meglio ( logico) fargli fare da soli le ossa, meglio seguirli senza abbandonarli al loro destino come padre/madre ( dolorosamente) amorevoli fanno.

Tanto più che le cose poi, gira e rigira, si assestano da sole. Spontaneamente. Date un’occhiata ai migranti del calcio e cominciate a stilare ( aggiornati) resoconti. Con tanto di ( relative)  riflessioni.

Con costoro: Carletto, 58 anni,   esonerato dal Bayern; Prandelli,  60 anni,  vittima dell’ ennesima sfortunata avventura all’estero,  ( pure lui) esonerato  all’Al Nasr;  Carrera, 53 anni, che dopo aver vinto un campionato russo quest’anno ( a  -8 dalla capolista) difficilmente resterà allo Spartak Montella, finalista di Copa, ma che in Liga ha saputo viaggiare  con l’incedere delle luci dell’albero di Natale, tipo  Milan, s’è fatto licenziare in tronco dopo una manciata di tempo dall’ambizioso   Siviglia ; Stramaccioni, 42 anni, allo Spartak Praga dal 2017 , ma che  quest’anno poco brilla al punto che il suo   esonero sembra ( già ) scritto; Tramezzani, 47 anni,  appena quattro mesi sulla panchina del Sion prima d’essere licenziato. Ultima, in ordine di tempo, c’è da registrare l’avventura del buon Ranieri, conclusa, perchè esonerato dal Nantes.

Questi sono solo alcuni dei nostri migranti partiti, tornati o sul punto di tornare. A loro andrebbe  aggiunto il più celebre del momento, quel  Conte Dracula finito prigioniero in Premier  dentro una gabbia dorata, e  che altro non sogna che di tornare a respirare l’aria generosa del suo  Paese. Che quando si parla di calcio, pur con tutte le sventure e i ritardi che tiene  sulla groppa, evidentemente, poco o nulla ha  da invidiare all’Altrove.
Tanto più che i soldi stanno tornando. E allora cari Allegri ( che va scrivendo un’epopea immortale con la Signora) e Sarri ( che ha riacceso il fuoco nel cuore d’un popolo straordinario), di che vi fate lusingare? Di qualche ingaggio che vi sistemi per le prossime cinque generazioni? Ma dove mai? Suvvia, anche qui, da noi, non è che vi trattino così male.

 

CAMPIONATO DI CALCIO SERIE A. 

 

RISULTATI.  38^ e ultima giornata di Serie A, così  i verdetti sull’Europa e la salvezza: l’Inter vince 3-2 all’Olimpico, scavalca la Lazio e conquista il 4° posto e la qualificazione alla Champions. Roma 3^ grazie alla vittoria col Sassuolo. Il Milan batte 5-1 la Fiorentina e si conquista il 6° posto, qualificandosi direttamente per l’Europa LeagueAtalanta (ko 1-0 a Cagliari) ai preliminari. Record di punti (91) per il Napoli, retrocedono in Serie B con il Crotone, Verona e Benevento. 

CLASSIFICA 38a GIORNATA. Juve, punti 95; Napoli 91; Roma 77; Inter 72; Lazio 71;  Milan 64;  Atalanta 60 … Crotone 35, Verona 25, Benevento 21.
MARCATORI 38a GIORNATA. 29 reti,  Icardi (6, Inter) 29 reti Immobile ( 7, Lazio),  22 Dybala ( 3, Juventus).

 

 COPPE EUROPEE.  Finale Champions ( Kiev):  Real ( 3-1 al Liverpool) ;  finale Uefa Atletico Madrid  ( 3-0 al Marsiglia).

Statistiche. Nelle 62 Coppe dalle grandi orecchie  ( Champions dal 1992) finora disputate la presenza italica è  la più significativa. Sarà bene (ri)sottolinearlo, anche perchè da noi abita la popolazione ( probabilmente) più smemorata al mondo. Ebbene, gli almanacchi dicon questo: l’Italia ( prima) è andata in finale 27 volte ( 43,54 %) e  la Spagna ( seconda)  25 volte ( 40,32%).
Seguono a distanza le altre nazioni. Per noi in finale sono andati: Milan  11 volte ( 7 vincente), Juve 9 volte ( 2 vincente), Inter 5 volte ( 3 vincente), Fiorentina 1 volta ( mai vincente), Roma 1 volta ( mai vincente), Samp 1 volta ( mai vincente). Infine (sempre)  per gli almanacchi, in finale di Coppa Italia 2018 vanno Juve e Milan.

CALCIO  RANKING UEFA ( aggiornamento fine novembre): Spagna, punti 98,569; Inghilterra, 72,319; Italia, 68,794; Germania, 67,712; Francia, 53,081; Russia, 49,382; Portogallo, 44,082.  Alle prime quattro leghe del ranking  vengono assegnate quattro squadre in Champions senza preliminari, e tre in Uefa. Un bel dono di Natale, non c’è che dire, per il nostro calcio. Che dovrà però metterci del suo, positivamente, cominciando intanto ( come hanno fatto Torino, Udine, Reggio e Frosinone e stanno facendo Roma e Bergamo) ad allestire nuovi e  moderni impianti, seguendo poi con un aggiornamento tecnico-tattico-agonistico ormai ( assolutamente) indispensabile.

ULTIME DAGLI STADI. Vanno avanti a Bergamo, ma questa è una storia a sè, invece  si sono nuovamente arenati a Roma, mentre cianciano quelli di Milano.  Di Bergamo, dicevamo siamo orgogliosi, di Roma invece ( come al solito) no. Ci avevamo sperato, ma con tutto l’intruglio che è balzato fuori dalla profondità dell’inferno, dubitiamo che la Capitale possa arrivare ad avere un suo secondo moderno impianto per il calcio. Che sarebbe servito eccome alla Lupa per andare a farsi grande e forte in Europa, ma che altri lupi  hanno pensato bene di divorarsi ancor prima della prima pietra.
Non sappiamo commentare più di tanto le parole di Fassone, ad milanista : ” Stiamo facendo una analisi, se convenga avere un nuovo stadio per il Milan o se sia meglio continuare con l’ Inter a San Siro, che ha sempre un fascino e che prima di una eventuale separazione ci costringerà ad una attenta valutazione”.

Abbiamo il sentore, non ce ne voglia,  che l’ad milanista sia un allievo di qualche antico oracolo. Che tutto diceva e tutto negava. Indecifrabile. Com’è (ancora ) indecifrabile il destino delle due nobili di Milano: l’Inter ( ancora rimandata dalla Uefa) e il Milan ( in predicato per una ulteriore bocciatura).  Al Milan si dice che ci sono in corso novità importanti. Forse un nuovo socio. Forse danaro fresco. Per evitare l’esclusione dalla prossima Uefa. Vedremo.

PREMIER A MANO ARMATA. Nel mercato invernale 2017 è stata la Cina a farla da padrona. Con una spesa di circa 500 mln di euro. Non a caso, visto che secondo uno studio del Soccerer footbal finance 100 sui top club dal punto di vista del valore della rosa, delle immobilizzazioni, del cash, del potenziale di investimento e del debito, i cinesi valgono già il 15% del fatturato totale.
Lo studio conferma anche un dato ormai evidente: ovvero, che sono i club inglesi che ( al momento) più possono spendere. Cinque delle prime dieci posizioni di Soccerex sono inglesi, 8 nelle prime 30.
E qui (  quella ribattezzata ) Qatar City dello sceicco Mansur potrebbe spendere  ( da subito ) fino a 788 mln ( se non ci fosse il fair play Uefa).
Negli ultimi anni gli spendaccioni del deserto hanno distribuito 880 mln in acquisti. Stesso discorso vale per l’altra squadra qataregna  in Europa ( anch’essa ribatezzata) Qatar Psg, che ha una  base d’investimento di 1 miliardo e che negli ultimi anni di Ligue ha speso più  d’altri( 135 mln contro i 50 del Monaco).
Tra le squadre d’Albione, la società che potrebbe spendere di più è l’Arsenal ( seconda dietro al Qatar City) con 766 mln di sterline disponibili, 500 mln di liquidi e 8 mln di debiti. Il Chelsea invece è nella situazione opposta. Ma solo per un fatto contabile, in quanto i blues  vantano un debito di 400 mln di sterline verso il proprietario Abramovich. Sommerso di debiti è anche il Manchester United del Mou Mou, a quota 563 mln di sterline di rosso.
Chi  si trattiene ( Barca e Real a parte) sono le squadre di Liga che sul mercato  invernale  hanno investito 152,6 mln euro in totale. Ancor più parsimoniose sono le squadre di BundesBayern compreso, che abitualmente non ricorre a gennaio per i suoi colpi migliori. Nella classifica degli spendaccioni ( se non abbiamo mal inteso) non ci siamo noi. Neppure con la danarosa Signora, e i suoi (appena) 29 mln. Finalmente!

 ULTIME DALLA PREMIER. In queste ore il problema che assilla il Chelsea non l’esonero ( annunciato) di Conte, ma quando sarà concesso il nuovo visto d’ingresso nel Regno Unito a Roman Abramovich, proprietario del club.  Di Roman abbiamo più volte parlato, perchè in quella lista di ‘spendaccioni’ che hanno preso d’assalto ( partendo dai deserti o dalle steppe o dalle praterie) la Premier, contribuendo significativamente alle  sue attuali fortune.

Il ritardo del rilascio, sul quale le autorità britanniche non rilasciano commenti, andrebbe spiegato tramite una ‘rivisitazione’ della storia di questo ( improvviso) miliardario e il giro di vite imposto nel Regno Unito dagli attuali rapporti con la Russia, diventati critici dopo  l’avvelenamento avvenuto lo scorso marzo dell’ex spia ( doppiogiochista?) Sergei Skripal. In questi ultimi tempi, infatti, il governo di Sua Maestà ha ( finalmente)  cominciato a chiedere spiegazioni sulle origini delle fortune dei circa 700 miliardari russi di stanza nel Regno Unito, diventati nella maggior parte dei casi straordinariamente ricchi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

L’indagine riguarderebbe anche Roman Abramovich, tredicesimo uomo più ricco in Gran Bretagna  con patrimonio valutato in 10,6 mld euro. Roman, però non è solo un ricco dal passato opaco, come altri oligarchi, perchè è anche un uomo molto vicino a Vladimir Putin. La cosa, ovviamente, in frangente critico come questo, non giova allo ‘spendaccione’ piovuto ‘ come manna dal cielo’  qualche anno fa dalla steppa. Nel 1999 Abramovich donò uno yacht di 50 mln di dollari a Putin. E nel 2005, sempre il buon  Roman, vendette i tre quarti della sua compagnia petrolifera, Sibneft, ad una impresa dello Stato russo, Gasprom, incassando quasi 15 mld di euro.
Questo ( ed altro) basterebbe a confermare  quanto Abramovich sia sempre stato un fedele alleato di Putin,  rapporto che sembra essere diventato il vero movente della ritardata concessione del visto d’ingresso di cui sopra. In questo scenario, ovviamente, la vicenda sportiva del Chelsea scivola in secondo piano. Perchè, stando al Guardian, il problema di fondo è un altro, ovvero: ” Il dilemma per Abramovich  è se decidere di vivere un lungo periodo di turbolenza politica, oppure vendere il Chelsea e ritirarsi a Mosca”. Che diciamo? Nulla, se non  registrare  la vicenda in attesa di altri sviluppi. Magari attinenti ad altre storie. Di ricchi che hanno fatto ricca la patria del calcio.

LE FRASI CHE COLPISCONO.

 

FRASE. Frase finale a Toto Wolff ( team principaMercedes) ” E’ la seconda volta che un loro pilota butta fuori il nostro, ci stiamo stancando”.
COMMENTO. Parlare con degli smemorati è sempre arduo. Questi, anche se commettono atrocità infami, dopo un poco, le obliano. Come non fossero mai avvenute. Lo fanno per le cose serie, figuriamoci per quelle non serie. Sono fatti così, che volete farci? Caricarli in blocco, come facevano gli antichi, metterli in mare e spingerli ad andarsi a cercare  lidi vergini  su qualche pianeta della galassia?
Toto, lei si è stancato per due volte, pensi quanto dovremmo esserlo noi che di volte ne abbiamo  dovute subire a josa. Da un  lustro, almeno. Ha mai pensato ( e chiesto) al suo reuccio qual titolo avrebbe potuto mettere in sacoccia ( diciamo) lo scorso anno se tra voi in primis e tra gli altri di sponda aveste ‘ lasciato in pace ’ l’invidiabile ‘ rossa‘?

Di recente, un  suo conterraneo, d’animo magnanimo e grato, schernì  Maranello consigliandogli di mettersi a cucinare un piatto di spaghetti piuttosto che fare un auto. Giusto, sbagliato? La risposta, Toto,  se la dia da solo. Intanto noi, abbracciamo un tedesco che ci piace. Molto. Un fratello d‘Italia ( e d‘Europa). ” Velocità, tecnologia, alettoni e cambio gomme: tutto bello – dice Stefano Boldrini-, ma alla fine il cuore dei tifosi batte per la ‘rossa’ e per chi la guida”.
FRASE. Il solito capiscione tra i (tanti) chiacchieroni di  7 Gold: ” Per me non andremo manco al prossimo Mondiale. L’Italia non ha talenti e il Mancio poco o nulla potrà incidere”.
COMMENTO. Se il mondo, lo sport, il calcio, dovessero costruire il loro futuro tramite le ciacole al vento che s’alzano  ( reiterate) in certi  consessi, staremmo freschi. Qui, quel che conta, infatti, è ciacolare. A ruota libera. Senza preoccupazione alcuna, se non quella dell’audience. Sui loro vaticini, poi, c’è da credergli quanto quelli della Sibilla cumana.
Infatti, pur con tutto il rispetto per il diritto di liberamente ciacolare, non crediamo affatto di non esserci ( nel frattempo) forniti di buoni giovani. Da far crescere, certo, a puntino, come sta ripromettendosi di fare il nostro (audace ) Mancio,al quale vorremmo solo suggerirgli di tapparsi le orecchie davanti a cotali sirene e sirenette. Un po’ come fece Ulisse. Per portarci, poi, forti e pimpanti, a gioire della dolce Itaca. 

FRASESergio Ramos, amato killer  ( calcisticamente parlando) dei Blancos dice : ” Ammiro Maradona, un grande. Ma tra lui e Messi ci sono anni luce; con Messi, sì, il migliore di sempre”.
COMMENTO. Ognuno ovviamente si tiene le opinioni che crede. Noi ad esempio pensiamo che quel feroce ‘ scassinatore’ di avversari da rendere inoffensivi, bocciato in storia, non veda oltre   le sue bravate.  Parlasse di quelle, forse, l’ascolteremmo pure; ma se si mette a spaziare oltre il suo (limitato) orizzonte, meglio lasciarlo perdere. Anzi, meglio tenerlo d’occhio, per impedirgli ( alla prossima occasione)  di trattare qualcun altro come quel poveraccio di Salah, che oltre al danno  col Liverpool s’è dovuto  sorbire anche la beffa di non aver potuto difendere come avrebbe voluto il  suo dolce Egitto ai Mondiali di Russia. 

FRASE Ventura, ex ct,  dice: ” Sono stato il capro espiatorio di colpe non (solo) mie”.
COMMENTO. Che il  ct Ventura sia o no (diventato) capro espiatorio non ci interessa affatto. Siam dell’avviso che di maldestri è zeppo il calcio nostrano. Sappia però che, a torto o a ragione, pur con tutta la clemenza possibile che gli potrà essere riservata, il suo prorompente  corpaccione non potrà che restare  per sempre legato ad una delle pagine più nere del calcio italiano. E’ inevitabile. E’ nell’ordine dei fatti. Allora, piuttosto che dare l’impressione di volersi salvare  alla Schettino, se ne faccia una ragione. Con un filo d’autocritica. Dignitosamente. Silenziosamente. E la chiuda là. Forse qualcuno potrà anche dimenticarlo.

FRASEThiago Silva: ” Il Milan è nel mio cuore e lo sarà sempre. Sarebbe bello chiudere la carriera in rossonero”.
COMMENTO. Una volta tanto, dal caro e colorito Brazil, giunge una voce non condizionata dalla pioggia di danari che stanno affogando lo bello  sport del pallone.  Un abbraccio Thiago, colà, ti aspettano ( sempre) a braccia aperte.

FRASE.  Sul ventilato trasferimento di CR7 “ Queste cifre nessuno, in Italia, può permettersele”.
COMMENTO. Ci mancherebbe. E chi vuole andare ad aggiungersi a quei tre o quattro panda superprotetti che sborsano soldi a palate senza che nessuno gliene chieda la provenienza?
Per CR7 non abbiamo sentito cifre. Per Neymar invece sì. Il Florentino padre padrone  dei Blancos avrebbe messo in bilancio 600 mln  per l’acquisto del giocatore, 300 solo per l’ingaggio. Un investimento folle, anche per una squadra abituata al perpetuo  nel rosso come quella madridista e che ( sia pur)  con 7,5 mln di fatturato ca, quei sonori esborsi di danari ( in un modo o nell’altro ) dovrà fare rientrare.

Che poi il giovin fenomeno carioca vada a finire come l’altro più stagionato fenomeno gallese, strapagato pure lui, e che in un anno è riuscito a trovare ( più o meno) soltanto un ferro da cavallo con una rovesciata acrobatica in finale Champions contro quegli sfigati dei Reeds, questo è tutto da vedere. Piuttosto, quando, da noi, si pronunciano certe frasi, sembra d’avvertire il transfert d’un piacere per altri che si vorrebbe nostro. Non siamo tutti uguali al Mondo. Vero. Ma a noi ( sinceramente) non sovviene piacere alcuno, soprattutto, per immedesimazione.
Anzi, che fortunati siamo non aggirarci più tra  ’ ricchi scemi’ pronti a svenarsi pur di accasare ( presunti) fenomeni che tali sono solo per chi ha preso l’abitudine  ( fair play consenziente o impotente) di saccheggiare sistematicamente questo sport ( ancora) alimentato dalla passione popolare!

FRASE. Balo dice ” E’ ora che l’Italia accetti l’integrazione. Come già altri paesi europei”.
COMMENTO. E’ ora, invece, che sia lui a crescere. Sul serio e non solo sul campo. Intanto gli altri, tutti quelli che gli fanno corona, se veramente ce l’hanno a cuore, lo stimolino a vedere le cose nella sua ( possibile) veridicità. Anticamera a pensieri e comportamenti corretti. Si è infatti chiesto il nostro Balo che fine avrebbero fatto le decine e decine  di migliaia di poveracci che sono approdate ( soprattutto)  sulle nostre isole  in questi ultimi anni?  Da qual paese d’Europa da lui citati  sono stati soccorsi, curati ed ospitati se non dalla ’razzista’ Italia?
Che qualche ‘frangia‘ di insulsi oscurantisti ce l’ha pure, ma sono sempre quelli e lontani dalla stragrande maggioranza di un popolo di 62 mln di persone. Il suo caso personale   , in questo senso, dovrebbe avergli insegnato qualcosa. Semmai, si sforzi il Balo di dare il meglio di sè in campo e fuori. Chè sono agli esempi concreti e non i predicatori  che la gente antica del Belpaese più rispetta. Ammira. Ama.

FRASE. Zizou dice: ” Vi spiega il mondo Real. Tanto lavoro, unità e grandi giocatori, questa la ricetta vincente”.
COMMENTO. Sicuro, Zizou, di non esserti dimenticato qualcosa? Gli arbitri, ad esempio, ma anche la dieta alimentare dei tuoi ( ex) galacticos, che nei grandi appuntamenti mettono le ali? E di Florentino che dici? Guarda che a lui fanno ombra anche i fili di seta d’improvvido baco. Attento.

FRASE. Rivela monsieur Platini ” Sì, visto che la finale più attesa era Francia e Brasile, abbiamo pensato bene di concederla. Ovviamente tramite qualche (innocente) trucchetto”.
COMMENTO. Che qualcuno in alto abbia (finalmente) ammesso quello che tutti non pensiamo allorquando  i santoni del sorteggio  frullano quelle palline, è cosa buona e santa. Ora aspettiamo che qualcun altro, con lo stesso coraggio, e senza ironia, ci venga a spiegare come mai in certi campionati, e nelle manifestazioni internazionali ( Champions in testa), c’è gente che vola. Senza  tirare il fiato. Che mangia: bresaola o stoccafisso?

FRASE.  Blancos infuriati: verso chi parla di ‘furto’ parte la querela.
COMMENTO. Non devono essere messi bene da quelle parti. Perchè, se per ‘reprimere’ diversità di vedute ( inevitabili  nel calcio) si rivolgono  ai legali, devono essere (davvero) sull’orlo d’una crisi di nervi. Peraltro mai vista, al  monumentale Bernabeu. E comunque ammesso e non concesso che riescano a rintracciare i  milioni e milioni di quanti  sono inorriditi davanti alla (incauta o fraudolenta? ) decisione del giovane arbitro inglese, che faranno in futuro? Mica vorranno aggiungere allo staff di giacchette nere anche un pool di legali? Eppoi, vogliono o no ‘sto VAR?

FRASE. Dice Andrea Agnelli, 42 anni, presidente Juventus ” Oggi l’arbitro non ha capito nulla. Ma il discorso va più esteso. Serve la Var anche in Europa. Collina e la sua vanità vanno a colpire le squadre italiane per una designazione imparziale. Un designatore va cambiato ogni tre o cinque anni. Per avere una evidente imparzialità si va a colpire le italiane in maniera quasi scientifica”.
COMMENTO. Che l’arbitro ‘pattumiera‘ inglese sia servito ad eliminare la Juve è stato fin troppo chiaro. E inquietante. Tanto più che, come dice il presidente bianconero, dovrebbe essere stato un italiano, tale Collina, a cacciarlo tra i piedi dell’orgogliosa Signora. Ma Collina, a quanto pare, non è  nuovo a queste prestazioni. Le squadre italiane infatti  e non solo la Juve, in proposito,  hanno una lunga serie di ‘ furti‘ da reclamare. E non a causa del solito, manipolato, sfruttato, vittimismo. Milan, Lazio, Roma hanno smoccolato ad josa davanti a  direttori di gara che hanno ‘ pilotato’ gli incontri a loro ( insindacabile e univoco )  ‘modo di vedere’.

E questo rattrista. Perchè quella fiducia finora riposta nelle istituzioni europee del calcio va visibilmente scemando. E non solo da noi. Infatti andate a chiedere a Rumenigge cosa pensa dell’ultimo confronto tra la sua corazzata e quella del ‘onnipresente’ Florentino. Collezionista ( ad oltranza)  di Coppe, Trofei e Palloni d’oro ( ormai sempre  meno credibili).

 

FRASE. Zinedine Zidane, ct del Real, dice: ” Dicono tutti(?) che il rigore fosse netto”. Rincara il suo baldo campione noto come CR7 ” Non capisco le loro proteste: senza fallo Vasquez avrebbe segnato”.
COMMENTO. Due frasi per una.Intanto pensavamo che in quel calderone a strapiombo sul campo da gioco si fossero, col tempo, resi esperti nel valutare le prestazioni loro ed altrui. E anche i rigori, quando si danno e quando no. Sembra invece che le cose non stiano così. Sembra piuttosto che quelli di pallone capiscano solo quanto che gli va sul loro conto. Non l’avessero capita, la nobil Signora gli ha fornito una lectio magistralis di cui conservare eterna memoria.

Insomma quel rigore l’hanno visto solo loro. E comunque a parte l’arbitro ‘pattumiera‘; a parte Vasquez; a parte il solito isterico puntero detto CR7, su quello stadio  vanno fiorendo storie strane. Da verificare. Storie simili a leggende nere. Come ne sono nate, nel passato, su certi ambienti storici in cui a ‘gestire‘ potere, danaro e successo erano veleni e pugnali. In quel ‘ maledetto‘ impianto  in fase di ristrutturazione, va a diffondersi infatti la convinzione d’averlo trasformato in una sorta di ‘ porto franco’  dove a legiferare sono loro e non altri. Non il calcio europeo. Non chi merita di vincere. Non chi gli fornisce ‘lezioni‘, ma solo chi gli scarica ( a comando) la sua ’pattumiera’. 

FRASE. Assicura Gianfranco Zola, 51 anni, ex calciatore: ” Inglesi più avanti. A noi  manca il talento più che il denaro”.
COMMENTO.  Non bastavano gli anglofili e don Capello, che s’è aggiunto anche il nostro Gianfranco al coro di quelli che vedono il nostro calcio morto e sepolto sotto una spessa coltre di diffusa mediocrità. Eppure, i lor signori, dovrebbero prima del flatus voci verificare quanto sta accadendo attorno ai loro preziosi occhietti. Perchè, se è vero che la Premier è la lega che incassa  incassa di più, non altrettanto vero è  che si la migliore visto che nell’ultimo turno di Coppe è riuscita a malapena a salvare in Champions due squadre ( City e Liverpool)  in Uefa una  ( Arsenal) .  Come noi, che nel ranking Uefa gli stiamo appresso per una manciata di punticini.
Inoltre, che il  City ( degli sceicchi  spendaccioni  e del Pep) sia una ‘ macchina da guerra imbattibile,  è tutto da vedere; semmai, per la sua storia, tra le compagini d’Albione, ci parrebbe più insidioso il Liverpool, che comunque non è l’apice del calcio inglese e ( tantomeno) europeo. Se poi ci volessimo trasferire alle nazionali di sua Maestà, a parte il recente timido risveglio delle giovanili tutto da confermare, sono lustri che non le si vedono ai vertici del calcio mondiale. La loro nazionale maggiore, addirittura, madre di tutte le nazionali al Mondo, dopo avere ‘ rubacchiato’ un Mondiale in epoca preistorica, non s’è manco più affacciata sulle ribalte mondiali.

Dunque continuare a proporre a 360° gradi  il modello Premier con tanta insistenza, ostentazione e (monotonia) fa restare perplessi. Per cui, ci piace parteggiare per il buon Di Biagio. Che con un pizzico di (sano) orgoglio ( italico) ancora non venduto al migliore offerente, dice ” Fuori ci maltrattano. A volontà. Dai ragazzi voglio maggiore personalità.
Certo. Ma  qui  abbiamo giocatori da Spagna e Brasile”. Noi, quadristellati, siam fuori dal Mondiale di Russia.  E’ vero. Ma  per ( mandata) di sciagurati al vertice o di mediocri pedatori alla base? Eppoi, suvvia, sinceramente, donde stanno alloggiati tutti questi fenomeni  dell’ aureo Altrove? L’incontro Inghilterra-Italia, a Wembley, pur dando il giusto peso alle amichevoli, è finito in parità: 1-1. Come volevasi dimostrare?

 

* FRASE. Scherza l’amabile Leo Turrini ” Lewis, nel post gara, dentro quell’abitacolo da cui non voleva più uscire, sembrava Polifemo dopo essere stato accecato da Ulisse”.
COMMENTO. In effetti la ‘sorpresa’ propinata dalle ’rosse’ non dev’essere stata di quelle facilmente digeribili. Soprattutto dopo la pole fantascientifica del giorno prima. Stando a quei tempi, infatti,  le umili ‘rosse‘ avrebbero dovuto finire distanti anni luce dalla superba ‘ freccia d’argento‘ del re nero.  E invece, ecco che l’imprevedibile ‘macchinina rossa’ che sembra avere assunto sembiante umano va a compiere uno dei suoi innumerevoli colpi di scena. Che sono anima e sangue della sua storia straordinaria. Sua e soltanto sua. Ecco perchè quand’anche  passa al fianco ti fa scorrere addosso brividi ineffabili. E un po’ dovunque. Qua e là pel Pianeta.

FRASE. Sbotta  Pochettinomister Tottenham: ” Prima della gara c’era Agnelli e dopo, con lui, anche Marotta. Ho visto come nell’intervallo abbiamo messo pressione sull’arbitro. Alla fine c’erano due rigori per falli di mano, non ce ne ha dato alcuno”.
COMMENTO. Mauricio Pochettino come milioni di italiani sparsi nel mondo spesso e volentieri non sa se dar precedenza allo jus soli piuttosto che allo jus sanguinis. Lasci perdere, per favore,  visto che più italiano di così non potrebbe.
Anche perchè se c’era un rigore sacrosanto  quello doveva essere dato alla Signora e non al (poco) sereno Maurizietto. E se ne faccia ragione: il suo Tottenham non è la Juve.

 

* FRASE. Dice Paolo Condò, in Confidential ” Se per vedere la partita più bella del mondo scegliete Liverpool- Manchester United non andate troppo lontani dal vero”.
COMMENTO. Rispettiamo tutte le opinioni. Anche quelle dei fans anglolifi  più coriacei come il Paolone, a mezzo  tra ‘rosea’ e SkySolo che, guarda un po’, non condividiamo. No. Intanto perchè il nostro insiste su una ‘ modernità della Premier che (ultimamente) ha affollato di ( ulteriori)   attori la sua scena’ che a noi appare, ma solo in parte. Spiacenti.

Anche perchè ( a parte certi aspetti economici-organizzativi della Premier che non convincono ) occorre che qualcuno (ci) chiarisca una volta per tutte come si faccia a correre (e resistere ) così tanto. Noi, se Wigghin o Froome sono alimentati a stoccafisso o a bresaola vogliamo saperlo, chiaramente, ora, e basta.
Eppoi, anche solo selezionando i titoli che vanno in campo, per il Liverpool sono 5 Champions e per lo United tre. Otto, se non erriamo, comunque meno delle dieci che  ( tanto per fare uno degli esempi a noi consentiti) calcherebbero il vestusto San Siro,  con Milan ( 7 Champions, 18 Scudetti) e Inter (3 Champions, 18 Scudetti).
Le quali,  storie e titoli alla mano, avrebbero ( tanti) più  crediti per essere incluse tra ile  pretendenti alla  partita ‘più bella del mondo’.  O no? O forse che, per noi, italioti d’antico pelo,  l’erba più verde resta sempre ( e comunque) quella del vicino? Cilicio  alla mano?

FRASE. ” Il dato importante per il calcio italiano è che c’è una generazione di talenti veramente interessante. Tra l’altro sono tutti titolari in A. Una ottima base della squadra per ripartire”. Così dice Marcello Lippi, ora migrante in Cina, alla guida della Nazionale del dragone, ma già campione del Mondo.

COMMENTO. Di seguito riportiamo quanto avrebbe detto un altro dei nostri (presunti ) tecnici.
Quel Capello che dopo avere trovato pepite d’oro nel ricco eldorado del  Milan berlusconiano, se n’è andato a scorrazzare per il Mondo  con risultati ( sovente) poco lusinghieri. Al momento è riparato in Cina, con magno gaudio del pueblo calcistico nostrano. Sì, perchè mentre lui non vede altri vedono. Non diciamo un futuro roseo, ma almeno da giocarcelo, magari alla pari con altri strombazzati rivali.

Ce ne vuole a snobbare l’azzurro, aspirante pentastellato, ma l’ingrato ed orbo friulano c’è riuscito. Fortuna nostra è che dalle parti della Tuscia, c’è ancora qualcuno che di calcio, e di giovani talenti, s’intende.

*

FRASE. Capello ” Non sono interessato alla Nazionale. Anche perchè oggi  manca il talento”.
COMMENTO.  Di frasi orribili caro  Capello, nella sua peregrina carriera, ne ha dette molte. Per quel che ci riguarda se non lo chiamano a vestirsi d’azzurro è perchè non lo  merita. Allenare infatti una squadra  ricolma Baresi, Maldini, Baggio  son buoni anche quelli del Dopolavoro ferroviario. Reperibili, tra l’altro, a prezzi migliori del suo.
E inoltre non è affatto vero che non ci sono talenti. Il problema è intravvederli  per tempo e non quando sono belli e svezzati. Cosa a lei, evidentemente, impossibile.  Resti quindi pure in Altrove. In Cina o dove meglio crede.  Nessuno la piange. Nessuno la vuole.  Tanto più se la andiamo  a ricordare  per le memorabili imprese che  ha compiuto con con le nazionali di Inghilterra e Russia.

*

FRASE. Dice Montella: ” Il Siviglia negli ultimi dieci anni ha vinto più del Milan“.
COMMENTO. Il Montella, dunque, che   al Milan non è riuscito a tirar fuori il classico ragno dal buco è stato chiamato  grazie alla ineffabile volontà della  Provvidenza in quel di Siviglia, squadra tosta e ( ultimamente ) per tre volte vincente in Uefa ( ma 3 Uefa valgono una Champions?)Ambiziosetta, comunque.
Sarà allora ben per lui più che sparare ciacole a vanvera non ripeter le prestazioni sue. E comunque sia resti sempre grato ad una maglia che anche se vestita con scarso costrutto gli ha concesso di mettersi in vetrina in ambito internazionale. E si rimbocchi  l’ingegno oltre che le maniche.
Perchè se al povero Diavolo  per attendere  il ‘ ragno‘ hanno pazientato ( circa ) due stagioni, al Siviglia san tornare  sui loro passi molto, molto prima. Ambiziosetti come sono. Come volevasi dimostrare.

NOTA.

° Il Milan  ( nonostante la temporanea povertà) è  la terza squadra al mondo per numero di titoli internazionali conquistati (18, a pari merito con il Boca Juniors e alle spalle di Real Madrid e Al-Ahly, rispettivamente a quota 24 e 20).Nella sua bacheca figurano, a livello internazionale, 7 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Coppe delle Coppe, 5 Supercoppe europee, 3 Coppe Intercontinentali e una Coppa del mondo per club FIFA.Se in ambito internazionale il Milan è la squadra italiana con più successi, la prima italiana ad aver vinto la Coppa dei Campioni (nel 1962-1963) e la seconda squadra europea e prima italiana per numero di finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate (11), in ambito italiano è il secondo club più titolato, a pari merito con l’Inter e alle spalle della Juventus (52 trofei), avendo vinto 30 trofei nazionali: 18 scudetti, 5 Coppe Italia e 7 Supercoppe italiane.
Complessivamente, con 48 trofei ufficiali vinti (30 nazionali e 18 internazionali), è il secondo club italiano più titolato dietro alla Juventus (63). È stata inoltre la prima squadra a vincere, nel 1991-1992, il campionato italiano a girone unico senza subire sconfitte,eguagliata dalla Juventus nel 2011-2012 Il club figura (al momento ) al quarantunesimo posto della graduatoria continentale dell’UEFA.

 

° Questo invece il  palmarès del Siviglia:  1 campionato spagnolo (1945-1946), 5  Coppe del Re (193519391947-19482006-20072009-2010) 1 Supercoppa spagnola (2007). In ambito internazionale, invece, da che è al mondo, ha vinto 5  Coppe UEFA/Europa League (2005-20062006-20072013-20142014-20152015-2016), record nella competizione, e una Supercoppa UEFA (2006). Attualmente occupa l’8º posto del Ranking UEFA.

( Fonte Wikipedia)

*  CARNEFICI E VITTIME. Due libri hanno riproposto in questi giorni un’ antica domanda: “ Perchè il carnefice ci conquista più della vittima“? Così è, infatti, se vi pare (e non vi pare)? Accettiamo allora la risposta che sul tema diede Nietzche? Ovvero: ” ( ) non già per lo stupore di fronte alle cose; ma per lo stupore di fronte all’orrore delle cose”? Oppure, andiamo a rovistare lumi presso altri  lidi?

 

ALTRE DALLA CRONACA.

 

UNA STORIA DA NON DIMENTICARE. Lo hanno trovato senza vita, nella cameretta d’albergo prenotato dalla  squadra per l’incontro  di mezzogiorno contro l’ Udinese. Avrebbe dovuto scendere  nella sala pranzo intorno alle 9,30. Anticipando come al solito gli altri, lui, generoso e puntuale capitano . Non lo hanno visto, stranamente, e hanno mandato un massaggiatore a verificare la situazione. Purtroppo drammatica, incredibile. Visto che il  valente difensore viola, 31 anni appena compiuti, giaceva nel suo sonno eterno,  che lo aveva colpito nel corso della notte.
Sono stati i suoi compagni a chiedere di non giocare.
Immediatamente seguiti dai friulani e, una dietro all’altra, da tutte le squadre di A e B. Il commissario Malagò non ha fatto altro che prendere atto d’una volontà diffusa. Fortemente provante. Anche perchè Davide era benvoluto un po’ da tutti. Allevato nelle giovanili del Milan era passato ad altre squadre, come sempre capita (anche) ai migliori talenti giovani del nostro movimento.
Ultimamente era stato alla Roma ( un anno) per trasferirsi ,poi, successivamente,  alla Fiorentina. Dov’era pronto un contratto per vestirlo di viola fino al termine della sua carriera.

Davide Astori vestiva anche la maglia azzurra. Il suo sogno da sempre. Nel Mundialito contro l’Uruguay  aveva segnato il gol  che aggiudicava alla Nazionale di Prandelli  il terzo posto del torneo. A Firenze aveva trovato la sua ‘dimensione’ ideale.
Lo aveva confessato apertamente. In pratica, grazie alle  sue qualità non solo calcistiche, era stato prescelto per far dachioccia ad una Viola ( di molto) ringiovanita dopo un anno di ( relative) delusioni. Ci stava riuscendo. E forse proprio questo è il rammarico più grande. Non vederlo sgranare i suoi occhi chiari e sorridenti sul lavoro che stava portando avanti e che , prima o poi, darà i suoi frutti.

Lascia una bimba di due anni, Vittoria, che non potrà mai più godere del suo vigoroso abbraccio. La vita, spesso, è crudele. Potrà però alimentare l’orgoglio di avere avuto un padre così. Bravo sul campo. Amato fuori campo. Esempio acclarato di quei talenti nostrani che solo miopi maneggioni non riesco a vedere e valorizzare come meritano. A tempo debito, si sa, e non quando questi hanno già speso il meglio della loro vita ( non solo) sportiva.

 

 LI FATE O NO QUESTI NUOVI  STADI? Sottoscriviamo il testo diffuso a pagine intere da Sky per salutare  il nuovo inizio del calcio italiano.  ” E’ il momento.
Sono grato della fiducia che tutti ripongono in me, fiducia che però io non merito, perchè da solo non sono niente. Pronti a dare tutto, ce ne sono tanti come me: dieci, trenta, centomila.
E cresceremo ancora. Qualcuno proverà a dividerci, ma si ingannano se pensano di riuscirci. Perchè noi siamo destinati a fare grandi cose
“.

( Giuseppe Garibaldi, giorno di Pasqua 1861)

 

 

 ARGOMENTI ( NON SOLO)  DI SPORT

POLO BIOTECH ITALIANO. ” Abbia fatto una lunga rincorsa, oggi possiamo dire di averla compiuta”. Così Mauro Scaccabarozzi, presidente Farmindustria in preparazione dell’Assemblea annuale. L’industria farmaceutica italiana ha scalato progressivamente la classifica Ue dei produttori di farmaci, segnando negli ultimi dieci il maggior incremento  dell’export tra i grandi Paesi, registrando un +107%, passando da 1,3 mld a 24,8 mld.
Il 60% delle imprese italiane ha capitale estero ma un alto indici di presenza nazionale nella produzione, mentre il 40% ha capitale italiano ( spesso si tratta di aziende familiari che hanno saputo internazionalizzarsi e aggredire i mercati oltre confine) ma realizzano circa il 70% della cifra d’affari fuori al Paese.
Sono riuscite a combattere la concorrenza tedesca grazie al mix di capitale umano, flessibilità e creatività, tipiche del made in Italy, e a un costante aumento della produzione, con una crescita della occupazione: il 93% dei nostri addetti ha un contratto a tempo indeterminato. Non basta l’export, però, le nostre imprese per crescere hanno bisogno anche del nostro mercato  e dunque del Paese che deve restare attrattivo.

 IL PIAVE MORMORO‘. Il 15 giugno 1918 iniziò l’offensiva generale dell’esercito austro ( ungarico-tedesco). Il 16 giugno si poteva dire che il piano austriaco era sostanzialmente fallito. Tanto che pochi giorni dopo il nemico era tornato sulle posizioni di partenza. I nostri ragazzi, tra cui quelli giovanissimi classe 1899, l’avevano respinta. Clamorosamente. I numeri hanno poi dato la misura della vittoria.
Con 150 mila perdite austriache ( tra morti, feriti e dispersi) e 85 mila italiane.  Fu una grande vittoria, decisiva per le sorti della Prima grande guerra, ma che però ” non ebbe adeguata eco nella storiografia europea che considerava ( a torto) come scenario centrale e fondamentale quello francese, mettendo in secondo piano tutti gli altri fronti. L’inglese Liddell Hart nelle 600 pagine della su fondamentale storia della Grande guerra dedica tre righe agli scontri di giugno. Una differenza di considerazione che avrà un peso determinante nella distribuzione dei compensi al tavolo della pace e nella rottura delle alleanze che avverrà ( con danni) negli anni successivi”.

Se vogliamo andare alle radici di certi atteggiamenti europei nei confronti della giovane Italia (ri)trovata e (ri)unita  nel 1861 non basta, dunque, che sfogliare qualche libercolo. E’ vero che la storia che si racconta è quella dei vincitori, ma in questo caso anche l’Italia figurava ( o doveva figurare) nel lotto dei vincitori. Verità vuole però che quando s’è trattato di dare più che di prendere, tanto i cuginetti d’Oltralpe quanto i pescatori d’Albione e finanche i perdenti d’Alemania, hanno sempre mostrato il ‘braccino corto’ nei confronti della bella e  imberbe Italia.  Corto e insulso. I risultati della Seconda guerra, poi, hanno peggiorato la situazione.
Al punto che oggi, tutti, anche i bolliti più bolliti del Vecchio continente, si sentono in dovere di distribuire giudizi, pagelle, compiti e compitini ad un Paese che quando ( tutti o quasi) coloro che oggi fungono da soloni  e santoni  issavano palizzate i nostri tenevano città moderne, sviluppate, con tanto di fori, palazzi (anche) di sei piani, acquedotti e strade che collegavano (almeno) tre continenti. E’ vero che l’ignoranza vuol la sua parte, ma adesso ( per favore) basta.

AMERICA Vs USA? Se uno va andare una sbirciatina a ‘ Il libro dei fatti’ 2017, scopre che il Pil degli Usa si aggira intorno ai 18 mila mld di dollari. Una enormità che tale appare davanti alle concorrenti, prese singolarmente tranne la Cina che ( a star sentire lei) sta risalendo la graduatoria di gran carriera. Unica economia che potrebbe star al pari della stelle e strisce può essere solo quella europea, non presa singolarmente però, ma nel suo insieme.
Basta infatti assommarne anche solo alcune del Vecchio continenteGermania ( 3.800 mld), Spagna ( 1.600 mld), GB ( 2.700 mld), Olanda ( 0.832 mld), Polonia ( 1.ooo mld), Francia ( 2.600 mld), Italia ( 2.300 mld), che al totale diventano 14.ooo mld ca. Se si aggiungono poi tutti gli altri della Ue ( Turchia esclusa, quindi) non si arriva tanto lontano dalla vetta della  prodigiosa economia mondiale. Che cosa significhi tutto questo per noi è ovvio. A dividere et imperare questa volta può essere mister Trump, anche per avvantaggiare i suoi lavoratori rispetto ai nostri. Brutta piega. Ma che vogliamo fare noi, della leggiadra Europa, andar da lui col cappello in mano e in ordine sparso?

TRUMP E I DAZI. Il tracotante presidente Trump, che una ne fa e due ne sbaglia, non sapendo come girarsi i pollici ha preso ad evocare la possibilità di dazi al 20% sulle autovetture da importazione, contro il 2,5% attuale. In più le autovetture di provenienza estera potrebbero restare soggette alle restrizioni in tema di emissioni varate da Obama. E tuttavia i possibili dazi, avrebbe un effetto limitato. Visto che quasi tutti i costruttori hanno proprie fabbriche negli Usa che rappresentano una quota di immatricolazione tra il 65 e l’80%. L’industria Usa dell’auto vale 3,5% del Pil  statunitense e occupa 2,5 mln di persone.

 DISASTRO BREXIT?  Chi glielo ha fatto fare a quei furboni d’Albione di votare la brexit, ( forse) non lo sanno manco loro. Certo è che la signora May, 61 anni, premier del governo inglese, è costretta a smoccolare a destra e a manca.
” Ragazzi – ripete ai suoi, molti dei quali ( abitualmente) rintanati in quei fumosi pub che deliziano tante ore dei sudditi di Sua Maestà - , qui, non ce la caviamo proprio per nulla. Qui non ci danno quel che vogliamo. Qui ci portano via anche quei pochi mutandini  rimasti dopo avere vendute tutte ( o quasi) le nostre squadre sportive  a foresti”.

La signora May, tuttavia, da buona azdora britannica, non si tira indietro. ” Voglio essere diretta – dice – perchè dobbiamo tutti confrontarci  con alcune dure realtà. Stiamo lasciando il mercato unico. La vita sarà diversa, dobbiamo rendercene conto. E al più presto possibile”.
I contraccolpi, soprattutto, sul piano economico ( e doganale) saranno notevoli. Anche al pub, tra una birra e l’altra, si comincia a rendere conto. Tanto che certe ‘ linee rosse’ proclamate in passato appaiono ogni giorno di più sbiadite.
Gli ultrà della brexit chiedono una rottura netta e schiumano – nota il Corrierone- ad ogni accenno di limitazione della libertà della sovranità britannica. Dimentichi loro, stranamente, che di libertà si può ( anche) morire.
Soprattutto se quella libertà è messa al servizio del passato ( che non torna) piuttosto che del futuro ( che sicuramente ci sarà). E più veloce di quel che lo si attende, insieme e non in ordine sparso, perchè se  (tanti) sudditi di Sua Maestà si sono andati ad annebbiar  i riflessi ( presso qualche fumoso pub)  gli altri ( pel Globo) li tengon assai desti e mirati.

REALISMO EUROPEO. La ‘rosea’ ha resa pubblica una ricerca condotta dalla Swg ( società certificata dal 1999) sui ‘sogni’ dei tifosi, sognatori per definizione ma che all’occorrenza hanno imparato  anche  di stare coi piedi per terra, valutando le diverse situazioni possibili col necessario realismo.
Ebbene, che indica la ricerca frutto di interviste realizzate ( ball’interno di un campione di 1000 soggetti maggiorenni residenti in Italia) tra il 24 e 25 ottobre scorsi?
Swg ha preso come punto di riferimento il Real, ultimo campione d’Europa. E ha chiesto ai tifosi ‘ di misurare proporzionalmente il livello di tutte le altre squadre’. Il punteggio maggiore ( 81%) è andato al Barca, considerato ( in genere) alla pari se non superiore ( 26%) al Real. Dopodichè viene collocato il Psg,  la spendacciona  squadra di stato del Qatar parcheggiata in Europa,  a Parigi.
La Juventus , prima delle italiche, rientra nelle top 10, con un 44% che la colloca ( almeno) allo stesso livello del Real. A seguire vengono il Napoli ( bastonato dal City, con sette gol in rete nei due incontri del girone) e la Roma ( che  dapprima ha pareggiato e poi bastonato il Chelsea, campione d’Inghilterra).

Tra l’altro la Coppa dalle grandi orecchie è considerata ormai dagli afecionados la competizione di punta del calcio mondiale. E dunque ancor più appetita del Campionato italiano. Diversa valutazione corre per l’Europa League, considerata ( maldestramente) dai più un vero e proprio ‘fastidio‘. Se non un ’danno‘.
E questo, molto probabilmente, perchè ai tifosi nostrani non hanno ancora ben spiegato quale importanza rivesta il secondo torneo continentale.

Intanto perchè favorisce numerose necessità   delle squadre ( continuo confronto internazionale, utilizzo di rose spesso esagerate,  etc) eppoi perchè attribuisce punti preziosi per la collocazione nel ranking, che è poi quello che assegna o meno i posti validi in particolare per la partecipazione alla Champions.
In questo momento l’amabilmente  sottovalutato calcio italiano in realtà sta sul podio del ranking Uefa ( terzo), dietro ( d’una inezia alla Premier, seconda) e davanti ( di oltre un punto e mezzo) alla Bundes ( quarta). Autoflagellarsi e autolimitarci, considerandoci più competitivi soltanto dei francesi ( quindi) è come ( al solito) quello strano esercizio di prolungato complesso d’inferiorità sul quale prosperano, da anni, a go go, i tanti esterofili pronti  ad elargire ad ogni piè sospinto ( più o meno) dotte omelie al popolo (  bue ) dei tifosi nostrani.

 

L’ESEMPIO ( EMBLEMATICO?) DEL SOMMERGIBILE VIGILANT.  Avrete nelle orecchie i continue omelie  propinate da decenni dai nostri saggi. Per costoro, l’  ameno mondo italico è (ri)colmo di culture da svecchiare, di comportamenti condizionati da una infinità di anacronistici e deleteri tabù ( sessuali in primis), da famiglie che allevano mammoni e non giganti capaci di affrontare da soli  le  immani sfide del nostro tempo. Avrete, di certo, nelle orecchie.
E se qualcosa dovremmo cambiare a quali altri esempi ( o culture) dovremmo ispirarci? I nostri saggi, in proposito, non hanno dubbi: alla cultura anglosassone con tutti i suoi derivati, figli o figliolini,  in Patria ed Oltreoceano. 

Lasciando in pace l’Oltreoceano ( soprattutto quello a stelle e strisce) che proprio in questi giorni sta facendo di tutto per  farsi odiare  dal resto del Mondo, accontentiamoci ( si fa per dire) d’un frammento ( esemplare)  di cultura evoluta e senza tabù che ci arriva grazie ad   una normalissima news di cronaca.
Fornita ( in ispecie) dal fondino di  una rivista mensile di carattere tecnico-specialistico ( Panorama &Difesa, dicembre 2017)  che nulla ha a che fare con i periodici dediti agli scandali.
Questa è la news:  nove marinai del sottomarino di Sua Maestà britannica Vigilant, sottoposti ad un controllo di routine, sono risultati positivi ad un test sull’assunzione di cocaina mentre erano in servizio; un ‘vizietto’, l’uso di stupefacenti, già noto e ritenuto abbastanza diffuso.
Le statistiche parlano infatti di 63 marinai espulsi dalla Royal Navy tra il 2007 e il 2011 per episodi di droga, mentre nel 2016 il numero dei casi è salito a 80 coinvolgendo gli equipaggi di alcuni sottomarini nucleari d’attacco e personale della base di Farslane, in Scozia, alla quale questi fanno capo.
Tornando al Vigilant, un decimo marinaio è stato accusato di avere avuto rapporti sessuali con una prostituta e di averla poi derubata, mentre un undicesimo è stato sottoposto alla corte marziale per essersi allontanato imbarcato su un volo di linea per rientrare in Gran Bretagna a  (ri)abbracciare la sua amichetta.
Ma l’elenco degli episodi di cattiva condotta non finisce qui: il comandante del Vigilant, il 41enne Stuart Armstrong, sotto indagine dall’inizio di ottobre, è stato rimosso per avere intrattenuto a bordo del sottomarino una relazione con uno degli ufficiali sottoposti, la 25enne sottotenente di vascello Rebecca Edwards, mentre il comandante in seconda, Michael Seal ( 36 anni), è stato sbarcato assieme alla 27enne tenente di vascello Hannah Litchfield, ufficiale tecnico d bordo, dopo la scoperta del loro coinvolgimento in una relazione extraconiugale.

La vicenda del Vigilant ha suscitato commenti vari. Che non possono esimersi dal rimarcare la ‘ sregolatezza diffusa regnante a bordo del sottomarino’, indice ( evidente) di un grave allentamento della vigilanza e di una tolleranza (  in qual misura affiorata? ) altrettanto inaccettabile.
Le  fonti vere di preoccupazione, costumi e tabù ( sessuali o meno ) a parte, sono almeno un paio. La prima: è davvero possibile che un compito di vitale importanza quale l’esercizio della deterrenza nucleare possa finire in mani  tanto esplicitamente inidonee?
Il numero dei soggetti coinvolti nel ‘caso Vigilant‘ ammonta ( ufficialmente) a circa un decimo dell’intero equipaggio del sottomarino: una percentuale non di certo trascurabile, e che qualcuno addirittura la ritiene inaudita se si considera che basta uno di questi battelli per  scatenare una irreversibile catastrofe mondiale.
La seconda: non è che  ( mandando in altro loco i  saggi) invece di inseguire paradisi inesistenti possiamo tenerci  ben stretti  ( magari con qualche  aggiornamento) i nostri? Quelli domestici, certo,  tanto vituperati,  donde dalla notte dei tempi si punta ad    affetti radicati e certi  piuttosto che a rapporti  mutevoli come il vento,  frutto amaro d’ una sregolatezza allo sbando?
Paradisi disegnati  da millenni, e che sono  stati l’anima,  la carne e il sangue  d’ una solidissima  visione della vita e della società trasferita, poi, attraverso strumenti e fasi diverse, e sia pur con qualche contraddizione, all’intero Pianeta?

IL DIO DANARO. Il dio danaro s’è impossessato dello sport e ( in primo luogo) del calcio. E se tutto al mondo va misurato con quello, diciamo pure che la nostra Serie A è in chiara rimonta sulle maggiori restanti consorelle europee. La Serie A, infatti, durante questa torrida e lunga estate di calciomercato , ha sfondato il tetto del miliardo; qualche centinaio di milioni sotto alla paperona Premier, la quale però s’avvantaggia sulla Serie A  grazie agli enormi introiti dei diritti televisivi esteri ( oltre un miliardo contro i 180 mln nostrani, più o meno); ma molto più in alto di Liga, Bundes e Ligue 1 ( quest’ultima sui 600 mln,  grazie   alle sparate della squadra di stato del Qatar battezzata, all’uopo, Paris Saint Germain). Dal 2012 la nostra Lega ha triplicato gli investimenti, passando dai 373 del 2012 ai 1.o37 del 2017.
Tra le squadre in evidenza il Milan ( 228 mln); ma anche Roma, Inter, Samp, Toro e perfino il Cagliari non sono stati di certo con le mani in mano. La Serie A sta rimontando alla brutta, su tutto e tutti, e se come si auspica anche gli introiti esteri daranno i frutti sperati non è detto che tra qualche anno ( o mese) diventi proprio la bistrattata  la Serie A il campionato più ricco del pianeta. Con qual fondamento e costrutto non è dato a sapere. Cresciamo, alla grande,  e questo ( al momento)  basta. Speriamo solo che tra tanta grazia non dimentichiamo la sostanza vera, quella di far nuovi stadi.

Saranno  afflitti i menagrami, ma andranno in delirio  i facitori del libero mercato, i quali, gatton gattone, da gran liberali,  stanno giocherellando sui prezzi con inusitata goduria e avidità. Intanto, se Dio vuol,  hanno chiuso le porte del Calciomercato. In tutta Europa. Con N’peperempè, Nebbelelè e Coutintino finiti ( o quasi)  grazie a centinaia di milioni nelle braccia dei ’poveri fessi’ che gettano dalla finestra soldi altrui. Per costoro il fair play finanziario manco esiste; comprano con tutti gli espedienti del caso, gonfiando qua e deprimendo là, svolazzando come nugoli di cavallette arrivati dalla steppa o dai deserti. Guarda caso i loro habitat naturali. Dire che il Psg sia una squadra di calcio fa ridere.

Quella è una squadra di  Stato, acquistata  e foraggiata da una vena inesauribile di  danaro pubblico solo perchè comodo veicolo per condurre a termine operazioni varie.
E non sempre chiare. Certo, molti di quei soldi non solo non restano e non resteranno nel calcio ( vedi le assurde commissioni a procuratori ultra miliardari) ma voleranno via, qua e là, con destinazioni tutte da (ri)costruire. Il pericolo c’è. D’inflazionare ( o di infettare) il tutto.  Non limitatamente al sistema calcio, sia chiaro, che però nello sport agonistico fa da traino. Alto.  Molto alto. La senora Uefa, per caso, dorme?

FATECI CAPIRE. Sul ‘Corriere’ ( firma Alessandro Bocci) poco tempo fa si è letto ” La Juve di Andrea Agnelli non ha solo vinto sei campionati di fila e raggiunto due finali Champions. E’ prima per fatturato, numero di tifosi, monte ingaggi. Bella e ricca, dunque, quasi perfetta verrebbe da dire…
Il fatturato della Juve è in linea con  quello dei grandi club europei, Real, Barca, e United: 562,7 mln anche se in parte gonfiato dalla cessione di Podgba. All’Inter i numeri sono più bassi. L’ultimo fatturato ha superato i 300 mln ( 318,2) ed è cresciuto del 32,7% rispetto a quello di due anni fa. Con l’Europa potrebbe avvicinarsi ai 400 mln…”.

Il 24 gennaio sulla ‘rosea’ si è letto: ” La Juve è la prima delle italiane, decima per il quarto anno consecutivo. I suoi ricavi al netto dei proventi da calciomercato sono saliti a 405,7 mln nel 2016/17 ( erano 338 mln) grazie al boom Champions. Deloitte però avvisa che sarà difficile consolidarsi nella top ten dei prossimi anni. In testa alla classifica europea resta lo United, a quota 676,3 mln, seguito dal Real con 674 mln e il Barca con 648,3 mln. Valori fuori portata delle italiane, anche se la Juve è in crescita e così l’Inter, che passa al 15°posto.
Allora, per riassumere: per il ‘Corriere’ la Juve è in linea con i club europei, per la ‘rosea’ è  fuori portata :  si può sapere come stanno le cose? Annamo avanti o a puttana? Per far chiarezza, non è che ci costringerete a  rivolgerci a quel beato esterofilo di Gianfranco   Teotino?

 

IL SOVRANISMO. Il sovranismo, secondo la Treccani, è una dottrina politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione. Ma chi è affetto da sovranismo ai giorni nostri? Guarda un po’ quelli che (  molto tempo fa ) davano ( sostanzialmente) corpo e sangue al vecchio Impero asburgico.

Con adesione aggiornata di  Austria, Ungheria,  Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Costoro, cristiani e riformati che siano, non vogliono sentire parlare di immigrati. Quelli, per gli ex asburgici, caso mai ce ne fossero, stazionassero pure nei paesi donde approdano. Null’altro.  A costoro  poco importa infatti veder naufragare giornalmente decine, centinaia, di poveri diavoli, tra cui tanti sguardi increduli di bambini.
Per loro una ‘ nazione incapace di difendere i suoi interessi è meglio che scompaia’. Un concetto, questo, chiaramente sovranista e usato in totale contrapposizione con quello comunitario  dell’Europa. Insomma, questi signori, peggio ancora di quelli ( infidi) d’Albione, non riescono pensare ad  altro che auto  conservarsi, proteggersi, guardarsi ( spensieratamente) all’indietro. Pensare poi che questo sia il modo migliore di ‘ difendere i propri interessi per non scomparire ‘ è tutto da dimostrare. Anche perchè chi assicura agli ex asburgici   che  a dover levare le tende dalla storia non debbano essere  proprio loro e non altri i quali la storia, pur con tutte le sue ferite e contraddizioni, le sue porcate e le sue speranze, la storia vera, sanno guardare negli occhi ( intanto) con infinito coraggio e  generosità?

EXCURSUS STORICI

MASNADE MERCENARIE.  L’origine dei capitani di ventura va ricercata  tra i rami cadetti della nobiltà, spazzati via fin dalla nascita nelle rivendicazioni del casato. Alcuni di questi capitani ( o condottieri) arrivarono perfino, fra Tre/Quattrocento, a fondare stati. A certe condizioni resta difficile affermare che i capitani di ventura siano stati la rovina e la maledizione dell’Italia, perchè potrebbe essere vero anche il contrario. Essi si ergono protagonisti di un particolare momento storico, con forza vitale incredibile, grandiosa, al limite del brutale, immagine nuda e cruda  del potere militare riflesso sul potere politico. Il capitano di ventura è figura centrale per tre secoli. E in quattro tempi.
Da quello dei ‘precursori’ ai primi significativi rappresentanti ( per lo più al seguito delle compagni straniere calate sulla Penisola); dai capitani dell’età aurea ( per lo più italiani, talvolta fondatori di stati) agli epigoni, quando l’Italia  ( insipienza sua) concesse ad altri di trasformarla  un campo da battaglia e di conquista, fin al ( definitivo) predominio spagnolo. Il ‘fenomeno‘ trovò  una sua prima comparsa ( a partire)  da fine Duecento /inizi Trecento allorquando numerose ‘ masnade mercenarie straniere‘ presero l’abitudine a calare in Italia, da sole o a seguito di qualche re o imperatore, voglioso di mettere mano sui tanti tesori del paese ( più bello) e ( più ricco)  del Mondo.
Si trattava allora di bellatores, ovvero di soldati di mestiere, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad aggregarsi per una impresa che portasse loro danaro e bottino.
Provenivano dalla Germania o  dal Brabante,  quest’ultimi  chiamati ’ Brabanzoni‘; ma anche dall’ Aragona e dalla Cataluna  come gli Almogavari o Almovari, che permisero a Pietro d’Aragona di conquistare  nel 1282 il Sud d’Italia.
Michele Amari li descrive così: ” Breve saio a costoro, un berretto di cuoio, una cintura, non camicia, non targa, calzati d’uose e scarponi, lo zaino sulle spalle col cibo, al fianco una spada corta e acuta, alle mani un’asta con largo ferro, e due giavellotti appuntati, che usavan vibrare con la sola destra, e poi nell’asta tutti affidavansi per dare e schermirsi.

I loro capitani chiamavansi con voce arabica ‘adelilli’. Non disciplina soffrivano questi feroci, non avevano stipendi, ma quanto bottino sapessero strappare al nemico, toltone un quinto per re.
Indurati a fame, a crudezza di stagione, ad asprezza di luoghi; diversi, al dir degli storici,  dalla comune degli uomini, toglieano indosso tanti pani quanti dì proponeansi di scorrerie; del resto mangiavan erbe silvestri, ove altro non trovassero: e senza bagagli, senza impedimenti, avventuravansi due o tre giornate entro terre de’nemici; piombavano di repente, e lesti ritraenvansi; destri e temerari più la notte che il dì; tra balze e boschi più che pianura”.

( PARTE I )

I bellatoreso se si vuole  i masnadieri, una volta terminata la spedizione, perlopiù, non se la sentivano di tornare donde erano venuti, anche perchè il Bel Paese era terra troppo ghiotta per mettersi da parte  un gruzzolo senza troppo inferire. Restarono, infatti, tutti, seminando lutti e devastazioni, praticamente impuniti. Del resto le rivalità nostre lasciarono campo aperto ad ogni avventuriero.
I nostri capitanei, oggi come ieri, preferivano ( e preferiscono)  farsi depredare più che combattere. Ma il ’casino’ diventò tale che qualcuno cominciò a chiedere L’introduzione di una certa disciplina. Pisa, ad esempio, ci provò subito, stendendo un codice apposito per regolare i rapporti con certa gente. Inutilmente, è ovvio. Ma tentò. Si passò allora all’emarginazione, ma anche di questa, quelli, se ne fotterono.

” Che nessuno di detta masnada possa mangiare e bere con alcun cittadino pisano in casa sua o in qualunque altra casa…” recitavano i testi, peraltro impossibili  a leggersi da masnade analfabete. I mercenari venuti in Italia nel 1333 al seguito di Giovanni di Boemia restarono quasi tutti nella Penisola; un gruppo  si raccolse nel Piacentino, alla badia della Colomba, sotto il nome di ‘ Cavalieri  della colomba’, vivendo di rapine, finchè vennero assunti al soldo da Perugia che voleva liberarsi del giogo di Arezzo. Ne compirono, i nostri amici, di tutti colori, eppure grazie a ciò trovano  ingaggio presso il comune di Firenze. Diciamo che in  questi frangenti non si tratta ancora di vere proprie compagnie. I loro vessilli non sono bandiere ma banderuole. I loro ‘capitani‘, usciti dai ranghi feudali e dai milites, costituiscono uno ‘ strato sociale che gira, con scadenze annuali o semestrali, per l’intera Penisola e l’Italia centrale.  Al suo interno si differenzia un circuito guelfo o ghibellino. Il mestiere della guerra viene tramandato di padre in figlio’. Guerrieri, dunque, di professione, ma non ancora dei professionisti. Questi, infatti, al momento, sono soltanto i precursori del fenomeno ben più ampio e disastroso che verrà. E che metterà ai margini,  senza lacrima alcuna,  quello che era  il più bello, ricco ed evoluto paese della Terra.

(  PARTE II)

 Le cose si complicarono ulteriormente  quando assaltarono la Penisola ‘ trascinatori nati’ di truppe mercenarie, come il duca Werner von Urslingen o il conte Konrad von Landau. Essi arrivano nel 1339 per unirsi alla massa di venturieri tedeschi che da più di vent’anni, in gruppi isolati, avevano eletto l’Italia come terra di saccheggio e che, guarda un po’, un italiano, Lodrisio Visconti, radunava nella ‘Compagnia di san Giorgio’.

Le masnade poterono così raggrupparsi, trasformarsi in una prima nefasta grande compagnia, travolta però, non molto dopo, dall’accozzaglia più o meno organizzata  di un altro capitano italiano, Ettore da PanigoWerner, in quella, scelse di proseguire da solo, combattendo al soldi di diverse bandiere in Lombardia e Toscana, finchè non andò a riesumare l’idea di Lodrisio, (ri)proponendo la costituzione di una libera compagnia ‘ per guerreggiare i più deboli e i più doviziosi’.Impose anche una disciplina di ferro. Gli ingaggi ai venturieri davano diritto al soldo, che sarebbe dipeso dall’entità dei bottini che la compagnia riusciva a fare. Si costituì dunque la ‘ Grande compagnia’ al comando, ovviamente,  di von Urslingen ribattezzato all’uopo  duca Guarnieri, parimenti ad altri macellai stranieri.

La ‘Grande compagnia’  forte di tremila ‘barbute‘, costituita ognuna di un cavaliere e di un sergente, anche lui a cavallo, trovò ‘ richieste di lavoro‘ a volontà. Toscana e Umbria, in ispecie,  vennero intinte nel sangue. Devastate senza scrupolo proprio da uno che aveva scolpito sulla sua armatura il suo ideale ” Duca Guarnieri, signore della Gran Compagnia, nimico di Dio, di pietà et di misericordia”. Guarnieri si offriva a chi meglio pagava. Dopo avere fatto guerra ai Malatesti di Rimini passò, molto amabilmente, al servizio degli stessi. Conteso  e disprezzato dai ‘ datori di lavoro‘, saccheggiò per almeno due anni la Penisola, finchè i ‘datori di lavoro’ decisero di toglierselo di mezzo versandogli, nel 1343, una grossa somma di danaro a titolo di liquidazione. Lui si ritirò in Friuli.Per quattro anni soltanto, però, perchè già nel 1347 s’era accodato a Luigi I d’Ungheria  diretto a  Napoli per eliminare Giovanna d’Angiò, colpevole d’avere ucciso il marito Andrea, suo fratello.  Quella guerra durò tre anni.

Con enorme prodigarsi della ‘Grande Compagnia’. La quale, una volta dipartito il re d’Ungheria, restò sul posto fiancheggiando il voivoda d’Ungheria rimasto in Italia. La masnada si (ri)prese un ‘periodo di riflessione’  quando  il capo nel 1351  si ritirò nella nativa Svevia, colà morendo tre anni dopo. Perchè,  a dirla tutta, l’operato della ‘Grande Compagnia’ non cessò con la morte del duca Guarnieri, proseguendo la sua nefasta attività agli ordini di Fra Moriale, che la guidò ora contro ora a favore del pontefice di turno. A decretare la fine della ’Grande Compagnia‘ furono  quelli della ‘Compagnia bianca‘ come  Albert Sterz e John Hawkwood, inglese italianizzato col nome di Giovanni Acuto.
A quel punto le compagnie create e dirette dai capitani stranieri non si contavano più. Tuttavia, per completare il quadro, occorre non sorvolare sulle compagnie italiane sorte alla stregua delle straniere con truppe e comandanti ( in gran parte)  italiani. Famose divennero la ‘Compagnia della stella‘ di Astorre Manfredi e  la ‘Compagnia del cappelletto’ di Niccolò da Montefeltro.

E comunque, queste, tutte guidate da personaggi d’estrazione nobiliare ma ( sostanzialmente) di ‘mezza tacca‘. Semmai, la compagnia ‘tutta italiana‘  che segnò una svolta epocale fu senz’altro quella formatasi all’indomani dell’eccidio di Cesena. Si faceva chiamare  la  ’Compagnia di San Giorgio’ di Alberico da Barbiano. Questa, infatti, ottenne  la ( clamorosa)  santa benedizione di papa Urbano VI. Con benefici enormi. Alberico da Barbiano   ( tra l’altro) apre l’epoca d’oro dei capitani di ventura italiani che subentrarono, nei modi e nei tempi più favorevoli, a quelli stranieri. Le masnade nostrane non nascono però a caso come gran parte delle precedenti, visto che è il capitano a scegliere i suoi uomini. Dal primo all’ultimo. Trasformandosi così  da ‘ capitano’ a  ’condottiero‘.

( PARTE III)

Tante sono le novità. Come il reclutamento ‘ in massa‘, tra vecchi camerati;  oppure ‘ a bandiera’ con uomini da selezionare ed istruire. Tutti, comunque, alle sue dipendenze. Il capitano ( come sopra si diceva) si fa condottiero. Cresce di peso. Le prime condotte regolari risalgono alla seconda metà del Trecento. Firenze fu tra le prime città ad organizzarsi.

Con la creazione di speciali magistrature come quella degli ‘officiali di condotta’ e degli ‘officiali sopra‘, che controllavano ( in particolare) disciplina e armamenti. Si diffusero forme diverse ed articolate di condotta. ( Inizialmente)  gran campo presero quelle a ‘ soldo disteso’  ( alla diretta dipendenza d’un signore o di un capitano generale della città); e quelle a ‘ mezzo soldo‘ ( con capitano aggregato ma in posizione sussidiaria, oltre a  paga e rischi ridotti). Col tempo i controlli ( e i contratti) saltarono, ovviamente, data la crescente forza d’imposizione dei gruppi armati. Il condottiero era tenuto al rispetto di un periodo di ‘ferma’ e anche ‘ d’aspetto’. Terminato il quale, poteva o rinnovare l’impegno o recederlo. Comunque terminato ’l'aspetto‘ il condottiero poteva andare dove meglio credeva. Anche passando al campo ( fin a poco prima) nemico. Un particolare tipo di condotta veniva stipulato per i mercenari del mare, si chiamava ‘ contratto d’assento’, cioè d’ingaggio di forze navali nemiche.

Genova cominciò a stipulare contratti con mercenari agli inizi del Quattrocento. Così lo Stato pontificio. Venezia invece considererà il contratto ’ d’assenso‘ come un umiliante (  pericoloso)  ripiego.  Cercò così di evitare mercenari. Ma quanto poteva mettere in tasca un ( buon) condottiero? La risposta ( ovviamente) non è semplice. Poichè come in tutti i rapporti di forza ( e necessità) a fare il prezzo è chi tiene il coltello del manico. Inoltre, pare incredibile, da considerare era anche il pericolo inflazione a cui andavano soggette le monete del tempo, fiorino o ducato compresi. Micheletto Attendolo, cugino di Muzio, nel 1432, incassava da Firenze mille fiorini al mese. Francesco Gonzaga, nel 1505,  sotto contratto con il Giglio, metteva in cassa 33 mila scudi annui per una compagnia di 250 soldati; mentre Francesco Maria della Rovere strappò ( al Giglio)  oltre 100 mila scudi annui,   ma con soli 200 uomini.

In ogni caso, pur  fatte anche  le debite distinzioni, e adattamenti,  si trattava di cachet notevoli. Che impoverivano ogni ora di più le casse di Signorie e Città.

Inoltre, visto che il pollo si poteva  spennare con poca fatica, di ‘condottieri‘ ne nacquero tanti quanto i soliti funghi dopo una intensa pioggia d’autunno. Molti di loro diedero vita a dinastie. Anche durature. Visto che, prima o poi, riuscivano ad imporre la forza delle loro armi  contro gli improvvidi che li chiamavano  ( si fa per dire) al loro servizio. Costoro, poi,   quasi tutti venuti dalla gavetta,  autentici parvenu,  una volta diventati  gli unici padroni della situazione,  iniziarono bene ad alimentare aloni leggendari. Da ( autentica) grandeur medievale, sulle gesta degli antichi cavalieri o dei più valenti uomini d’arme.
Qualcuno si ripulì la fedina, grazie anche a  (  lodevoli) intenti mecenatistici. Ci fu anche chi azzardò  atteggiarsi  ad umanista, pur  restando ( per lo più) ignorante o  semianalfabeta. I meglio posizionati non resistettero  (perfino)  al sogno dell’immortalità. Cosa non difficile a farsi  declamare. Visto che nelle loro ( sempre più ricche) case gli adulatori si sprecavano. Nella celebre ‘ Vita Scipionis Jacopo Piccininis’ il nostro condottiero viene  paragonato ( addirittura)  al vincitore di Zama. Roba da non credere. Roba da ridire. Ma tanto accadde. In  epoche lontane. E così via.

( PARTE IV)

La pace di Lodi del 1454, consolidando un temporaneo equilibrio strategico-politico, mette in crisi i capitani di ventura. Chi era arrivato al vertice, resta, ma chi aspirava deve rinunciarci. Sono le invasioni estere a far saltare il banco. Dall’Alpi alla Sicilia. E’ l’inizio della decadenza del paese più importante al Mondo. I sovrani stranieri non s’appoggiano più alle milizie locali, ma reclutano armate in proprio. Capaci di sferrare, al contrario delle altre sul mercato, attacchi micidiali, con armi micidiali. Le artiglierie formano il cuore delle armate di Carlo VIII, Luigi XII , Francesco I, Massimiliano I e Carlo V. Giungono sui campi le colubrine ( sessanta colpi al giorno) con tiro fin oltre due chilometri. E anche il falcone. E poi l’archibugio. Contro queste armi anche la corazza più robusta poco oppone.
I venturieri italiani devono (ri) cedere così il passo ai mercenari stranieri. Come i brutali Lanzichenecchi. Altro non resta, ai nostri, che arruolarsi con gli eserciti stranieri. Diventando, spesso, e nonostante gli ostacoli che dovevano superare, famosi. I loro nomi si ripetono ancora. Ma è vana gloria. Gli ultimi capitani di ventura arrivati (in precedenza ) ai vertici del potere si consumeranno mortalmente in rivalità comunali e familiari. Orsini, Colonna, Baglioni, Borgia e Della Rovere finiranno così per trovarsi su fronti contrapposti in fratricidi combattimenti. Il sangue del Belpaese colerà (ancora) a fiumi. Senza colpevoli, ma solo con tante vittime.

San Quintino di Lepanto,  in questo frangente, è  una fiammella di speranza, breve, e comunque  già parte d’un altra storia.

 

TIRIAMO LE SOMME. Abbiamo (man)tenuto sul ‘foglio‘ questa nostra mini inchiesta sul mercenariato perchè , quantunque possa sembrare riempitiva, in realtà vorrebbe che non  s’obliasse mai un ‘ male‘ ( purtroppo) cronico della nostra società. Cattolica, Riformata, Laica o  altro sia. O che pretende di essere. La verità di gente sempre disposta  a mettersi al soldo altrui non s’è esaurita di certo in alcune fasi storiche. Chi è disposto a vendersi ( sotto forme e modi diversi) c’è  e ci sarà sempre. Sotto mutate spoglie, magari, anche per darla meglio da bere ai soliti sprovveduti pronti a cascare nella rete.

Mercenariato evidente, oggi,  nello sport. Calcio e non soltanto. Vedere, ad esempio, squadre di atletica o nuoto ricolme di soggetti che hanno poco a che fare con quelle bandiere è uso ormai abituale. Vorrebbero farla passare per questo o quel nobile ideale, magari rivolto alla risoluzione degli atavici problemi  delle diversità nel Mondo, quando in realtà si tratta solo ( o semplicemente) di ( uno o più) interessi che vanno a coincidere: quello di colui che per prima imporsi  è pronto a vestire   i colori d’un’altra nazione, quello di colui che allarga le braccia al nuovo arrivato  per appiccicare qualche medaglia pregiata in più sul proprio medagliere.

Per queste ( ed altre più o meno evidenti) ragioni abbiamo cercato rinfrescare  la memoria con  qualche pagina di storia. Anche perchè le cose non sono mai del tutto semplici e definite.  Qualcuno dei  mercenari storici ( ad esempio)  trovò perfino la forza d’impadronirsi del territorio o della città  dove era stato chiamato per proteggerla. Dando vita a Signorie ( o altri Governi) che, tutto sommato, non son poi state la disgrazia del Belpaese.
Certo sarebbe davvero curioso se un soggetto come certo  Raiola da Nocera Inferiore,  ex pizzaiolo e al momento dominus incontrastato  di tanti veri o presunti campioni, si presentasse al botteghino della storia sportiva odierna per acquistare una società di calcio. Anche blasonata. E farsela tutta sua. Libri mastri e soggetti in carico, campo e spogliatoi, maglie e calzettoni, insomma tutto, dal capo ai piedi, ogni vivente e cosa  compresa. Come a suo tempo fecero, con le dovute differenze, è ovvio,  uno Sforza o un Malatesta o un Montefeltro. Dapprima al servizio altrui e poi padroni assoluti.

Che ridere, e  se fosse questo l’avvio del tanto vaticinato Rinascimento del nostro sport più amato?

I PIU’ CELEBRI CAPITANI DI VENTURA. I nomi (  italiani o italianizzati) di alcuni capitani di ventura sono rimasti scolpiti. Da quelli degli anticipatori del movimento, come Ruggiero da Flor ( 1268 ca/1305), Uguccione della Faggiola( 1240/1319), Castruccio Castracani ( 1281/1328) Cangrande della Scala( 1291/1329); a quelli dei primi, veri, grandi capitani di ventura, come Lodrisio Visconti( 1280/1364), Malatesta Guastafamiglia ( 1299/1372), Galeotto Malatesta ( 1305/1385). Tra i numerosi  ’ big’   di Tre/Quattrocento questi, in particolare, hanno acquisito fama duratura: Pandolfo Malatesta( 1369/1427), Muzio Attendolo Sforza( 1369/1424), Gattamelata ( 1370/1443), Francesco Sforza( 1401/1466), Federico II da Montefeltro ( 1422/1482).

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