Massa Lombarda. Alla Biennale di Venezia per Unhcr: in mostra opere sulla guerra di Libia.

Massa Lombarda. Alla Biennale di Venezia per Unhcr: in mostra opere sulla guerra di Libia.
Il milite ignoto di Ali Wak Wak

MASSA LOMBARDA. Sono conservate a Massa Lombarda e arrivano dalla Libia: sono le opere dello scultore Ali Wak Wak, realizzate esclusivamente con il materiale bellico recuperato nel corso della guerra degli ultimi anni.
I lavori dell’artista libico scomparso nel gennaio scorso si trovano nella sede massese di Health Ricerca e Sviluppo, spin-off dell’Università di Bologna impegnato nel settore scientifico sanitario che da anni opera nelle zone di guerra.

Quattro delle opere di Wak Wak, costruite con armi, munizioni ed elmetti trovati nelle zone della guerra libica, partiranno il 18 aprile con destinazione palazzo Querini di Venezia, in occasione della Biennale. Fino a novembre faranno infatti parte della mostra ‘Rothko in Lampedusa‘, organizzata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che mette in collegamento uno dei più grandi e celebri artisti del Novecento con chi, in fuga da conflitti e persecuzioni, raggiunge le coste italiane.
Una volta tornate a Massa Lombarda le numerose opere che Wak Wak decise di affidare a Health Ricerca e Sviluppo saranno utilizzate per un progetto culturale itinerante che coinvolgerà tutto il territorio, come spiegano il sindaco di Massa Lombarda Daniele Bassi e il presidente di Health Ricerca e Sviluppo Giorgio Noera.

COMMENTO. “Tra le eccellenze che Massa Lombarda può vantare c’è sicuramente Health Ricerca e Sviluppo, unica società italiana ad aver collaborato con l’Istituto Nazionale per le malattie infettive alla guarigione delle persone colpite dal virus dell’Ebola in Sierra Leone – ha spiegato Daniele Bassi -. A questa eccellenza se ne aggiunge un’altra, le opere di Wak Wak, grazie alle quali noi vogliamo portare avanti un’operazione culturale, da diffondere in tutto il nostro territorio e non solo. Ali Wak Wak ci ha lasciato in eredità la sua arte, attraverso la quale ha voluto dare voce alle sofferenze delle popolazioni che vivono in zone di guerra. Una realtà che noi abbiamo il dovere di fare conoscere a tutti”.
“Siamo entrati in contatto con Ali Wak Wak alcuni anni fa, quando ci fu richiesto di collaborare per il riconoscimento delle vittime della guerra in Libia – aggiungono Giorgio Noera e Morena Gaddoni di Health Ricerca e Sviluppo -. Abbiamo scoperto le sue bellissime opere e siamo riusciti a portarle in Italia, dove sono state anche esposte in occasione di una mostra a Roma”.

Ali Wak Wak è morto lo scorso primo gennaio in Italia, dove si era fatto conoscere nel 2013, in occasione della mostra ‘Anime di materia’. L’esposizione, allestita a Roma, aveva raccolto una quarantina di sculture di grandi dimensioni realizzate a partire dal 2011, due mesi dopo la rivolta libica, con elmetti, armi da fuoco, munizioni e utensili bellici trasformati in figure antropomorfe e zoomorfe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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