Creta. Un viaggio alla ricerca del mito. Mito, religione, scienza. In cammino verso il futuro?

Creta. Un viaggio alla ricerca del mito. Mito, religione, scienza. In cammino verso il futuro?
Delfini Cnosso download (1)

ISOLA DI CRETA. ( dedicato a Renato e Liliana, Cristina, Sergio e Gianna). C’è viaggio e viaggio, dipende, e questo tra gli altri è stato un viaggio sulle orme del mito e non soltanto della leggenda eziologica, del racconto popolare e dei semplici aneddoti. Mito greco, più che romano o d’altra area del Mediterraneo (1).  Un ‘tuffo’ quindi nel passato più remoto della cultura europea di cui c’era il bisogno d’una verifica sul campo dopo anni trascorsi (soprattutto) sui libri, per ( meglio) conoscere le genti ( in buona parte) ancora ‘ misteriose’ e tuttavia  ‘ fascinose’ che abitarono l’ isola di Creta dal protominoico al subminoico, più o meno dal IV al I millennio a.C., in un mare Egeico più che Ionico.
All’alba di una domenica di fine aprile in quattro siamo ‘sbarcati’ a Creta, al termine d’un complicato volo charter  da Milano per Iraklion, attuale capitale dell’isola. Ad accoglierci è stato uno  sfondo di cielo azzurro  e frizzante. Carico di suggerimenti. Infatti, non appena superato  lo stress del volo, ( senza dar tempo al tempo) siamo passati a ‘compilare’  i ‘piani d’attacco’ d’un territorio che si moriva dalla voglia di scoprire.
Questa volta non attraverso  l’esercizio dell’immaginazione, d’un libro o d’altro apporto mediatico, ma direttamente. Vero è infatti che certi strumenti insegnano, e tanto, ma un complesso di conoscenze anche qualificate mai può equivalere l’esperienza viva o diretta. Toccata con mano. Anche se ( nei primi approcci)  solo  attraverso  impressioni. Fissate con rapidi appunti. Disordinati. Soprattutto se con la pretesa di andare alla  caccia del ‘mito’, dove è facile confondere la religione da quel che religione non è , o anche,  l’individuazione delle ‘essenze’  dalle ‘narrazioni favolose’ di avvenimenti, gesti, imprese e origini degli e dei e degli eroi.

Personalmente avevo proprio bisogno di ‘mettere ordine’ ad una materia ( apparentemente) lontana eppur sempre coinvolgente, variegata  e mai sufficientemente ordinata ed assimilata. A 5 chilometri da Iraklion, nella vallata del fiume Katsambàs, su un’altura posta sulla sua riva occidentale affacciata sul mare e  protetta alle spalle dalla catena dello Haghios Ioannis, restano depositati i resti del remoto insediamento urbano noto con il nome pre-ellenico di Cnosso. Ovvero un labirintico centro ’palaziale’ che, rapportato alle dimensioni cittadine odierne, appare ( nel suo insieme ) assai ‘circoscritto’ nel suo chilometro quadrato o poco più d’espansione.

Dove, però, da qualche secolo in qua, tra manomissioni e sovrapposizioni d’epoche diverse, ma anche tra preziosi ritrovamenti dovuti alla solerzia ( non esente da eccessi) di personaggi come l’inglese A.Evans, è stata ‘recuperata’, ‘ ricomposta’ e ‘ridestata’   una parte importante delle ancestrali fondamenta dell’Occidente. A Cnosso il mito cattura l’intimo. Sollecita e alimenta la curiosità, costringendola ad allargarsi, ben oltre i limitati  sedimenti  nozionistici scolastici.

E questo ad iniziare dal versante superiore del palazzo, in (buona) parte (mal)ricostruito, e dov’è impossibile non  ‘immaginare’  i ‘signori’ e i  ‘protagonisti’ di quel tempo che fu: Minosse e Pasifae, sovrano e sovrana; il Minotauro,  frutto di un parto ‘mostruoso’, relergato nell’impenetrabile sotterraneo;  Dedalo e Icaro, padre geniale costruttore e figlio incauto allievo;  e finanche Teseo, eroe ingrato, che dapprima seduce eppoi abbandona Arianna, giovane principessa generosa.

Interpreti, questi ed altri,  a vario titolo,  di ‘miti’, ‘ racconti’, ‘favole’  e ‘ aneddoti’ attinti  ( 1) dalla ‘trasmutazione’ di problematiche ed eventi ( non solo) storici e sociali di un popolo che, qualunque siano stati i suoi rapporti  interno/esterno, disastri della natura a parte, doveva risultare  ‘pacifico’, ‘ operoso’ e ‘felice’: che palpiti d’entusiasmo, infatti, accendono tuttora quei delfini che rimbalzano giocosi  sui brani di ceruleo mare dipinto   sulla parete sinistra della ‘ sala della regina’, dalle finestre bifore ( lato est, lato sud ) aperte su due pozzi di luce!
Minosse, già, e la sua ‘favola’,  chi non  l’ha ascoltata fin dai primi giorni di scuola? Immaginandolo attraversare alcune sale del palazzo è inevitabile non ‘ammirarlo’, in silenzio, ovviamente,  senza recargli disturbo, intento nell’amministrazione della  giustizia in posizione eretta sui minuscoli troni o della sala delle Doppie asce o  dell’attigua detta del Trono, dai coloriti grifoni ai lati.
Cnosso, ma ( inevitabilmente) anche altri angoli dell’isola. Oggi collegati  molto agevolmente alla ( odierna) capitale.  Dal territorio assai più ampio e organizzato di quel che si crede.

Un territorio con continue ‘proposte’ dietro l’angolo. Suadenti come gli sguardi d’una dea. E comunque indispensabili per ottenere una visione ( minimamente) verosimile   dagli innumerevoli ‘segni’ lasciati dal tempo  su quell’ isola a dorso di toro che emerge dal mare. Richiami che il gruppo ( sei persone, tre coppie) ha cercato di  mettere a frutto con entusiasmo, dirigendosi dapprima ad est e poi ad ovest, dentro una monovolume blu presa a noleggio.

La prima ‘sosta’ ( in andata)  è stata fatta  ad Agios Nicolaus e l’ultima ( nel ritorno) sulla  brada spiaggia di uno dei siti minoici più citati, Mallia o Màlia, oramai solo un selvatico groviglio di giocose suggestioni d’erbe  dagli  intensi profumi,  tra terra, cielo  e mare. La ‘puntata’ più interessante del  vagare  è  arrivata però un paio di giorni dopo, nel corso d’un soleggiato venerdì. Al mattino, in andata, con direzione Festos, Gortyna, Haghia Triada, Ritymna e, nel pomeriggio,  con veloce planata sulla superstrada litoranea  diretta a  Iraklion.

Festos è stata solo sfiorata, più per esaurire una curiosità archeologica che per  altro; non così è stato per Gortyna ( a noi) fino ad allora sconosciuta ex capitale romana dell’isola.
Infatti Gortyna, per chi si spinge nell’interno di Creta,  è una di quelle ‘scoperte’ che non ti aspetti. Intrigante, però. Anche perchè meglio d’altri siti sembra far da cerniera tra  contenuti ed epoche diversi. Quindi da meditare. Anche perché ( qui più che altrove)  è possibile ‘palpare’  una sorta d’alba mitologica mediterranea, con i suoi protagonisti e le loro storie:  Zeus ed Europa;  ma anche  Demetra, Eracle,  Minosse, Gortys e Radamente.

La Gortina del mito è un lembo fecondo. Da queste parti, al riparo d’un ombroso platano ( tuttora indicato) alle spalle dell’ Odeon romano sulla riva destra del LeteoZueus si unì ad Europa, una leggiadra fanciulla rapita in Fenicia.
La brezza che da sempre accarezza  i  campi fitti di  platani e  ulivi,  ‘costrinse’ ( inconsapevolmente) la regina Pasifae ad accoppiarsi  al toro ‘donato’ da Poseidone al consorte Minosse,  partorendo poi il  Minotauro.
L’orribile uomo-toro,  per i più ‘segregato’  nell’oscurità del  labirinto palaziale realizzato da Dedalo a Cnosso  ma che , stando   ad una tradizione tardo-bizantina,  sarebbe stato invece ‘ custodito’ dentro un’impenetrabile  grotta artificiale ( forse una cava) ubicata nei pressi del villaggio di Kastelli.
Sempre nei pressi di Gortyna, la dea dell’agricoltura e della fertilità Demetra s’unì con Giasone, generando  Plutone, signore degli Inferi. Intrecci, questi, ed altri, in parte religiosi in parte no,  comunque ‘partoriti’ da quella gente per ‘leggere’ e ‘spiegare’      il ‘ mistero’ della vita, che da sempre assilla dell’uomo.

Gortyna, fondata da Radamente figlio dell’eroe eponimo Gortys, era nota ad Omero che la menziona come città ‘dotata di mura’.  Tra gli altri celebrati centri dell’isola, è parsa ( a sorpresa) se non la più interessante una delle più interessanti.

Di certo coinvolge. Non si dimentica. Anche se da rintracciare con infinita pazienza sotto il sole,  da un cumulo di pietre  all’altro. E tanto più se gli si aggiunge  quel ‘Codice delle leggi’, risalente al V secolo a.C., scolpito in 12 colonne su una parete intatta,  tuttora decifrabile,  ritenuto il  più antico codice civile d’Europa. Non lontano da Gortina, lungo la direttrice ovest, transitando sotto la catena dell’ Ida, è parso inevitabile ‘risalire’ i tornanti per ‘constatare’  da vicino le buie caverne dove  Hera, signora della Vita, avrebbe nascosto il neonato Giove, signore del Cosmo, per evitare che venisse ( al pari dei fratelli )  divorato dal  padre Cronos, signore del Tempo.

Una lotta primordiale, la loro,  tra ciò che è sempre esistito  e il divenire della creazione. Imperniata su  Giove, per gli stoici  dio unico dell’incarnazione del Cosmo, e per i moderni, invece, solo un eroe leggendario.
A Gortyna ( inoltre)  l’antica ‘sapienza’  ha  conosciuto le ‘ prime conquiste’ del cristianesimo, qui,  attribuite a  Tito e ai Dieci Martiri discepoli di Paolo di Tarso,  che ‘spiegano’ e ‘semplificano’  inveterate nozioni sul rapporto ‘ tra religione antica e religione nuova’  che andrà ad irradiarsi nel mondo.

E’ dunque con il mito che i palaziali cercavano di penetrare il mistero, o i misteri, della vita?”, chiese uno dei viaggiatori. “Sì, penso che il mito, quel mito che andiamo scoprendo, si possa leggere ( anche) così”  rispose un altro dentro la monovolume.
La credenza antica, nel tempo, ha lasciato campo dapprima ad altre religioni eppoi alla filosofia e alla scienza.  Tutti step indispensabili dell’infinito percorso della conoscenza. Che in Occidente ha ora i suoi santuari. Atei, dicono, per la gran parte, se non agnostici al cospetto del mistero della vita. (2)
Intoccabili comunque. Ma che proprio ‘escursioni’ come queste incoraggiano a contestare. Per approfondire. Per confrontare. Per guardare oltre. Conservando il vecchio per creare il nuovo. Anche perché, sull’isola dei padri,  mito antico, religione e pensiero scientifico moderno, sembrano aver trovato un fil rouge che non  contrappone ma collega. Del resto chi ha detto che  “ La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca” ? ( 3)

Per cogliere il ‘ l’anelito’ religioso diffuso tra la gente dell’isola  basta entrare in un luogo sacro,  qui cristiano di rito ortodosso, dove un’avvolgente ‘densità spirituale’ riempie  una penombra profumata d’incensi, silenziosa e illuminata da immagini sacre dipinte su sfondi dorati  solo ( apparentemente)  ‘ raffermi’ al Medioevo.

Così è parso il  monastero femminile di Mires, per estrapolarne uno,  con i  volti di Cristo e della Madonna, sull’iconostasi o isolati, comunque immobili, trascendenti, circonfusi d’oro e argento, non segni di ricchezza e di potere, ma solo di salvifici ammonimenti. Lungo lo ( scorrevole)  percorso di ritorno  Gortyna-Ritymna-Iraklion, s’è trovato modo e tempo per condividere anche momenti in relax. Sereni. Distratti. Banali. Ma piacevole.
Relegati al ‘presente’. Alle distrazioni. E perché no?  alle ‘cartoline’. Tante. Una più bella dell’altra. Man mano che il variegato paesaggio scorreva davanti gli occhi. Come quelle ‘scattate’ alla baia di Matala, come ‘protetta’  da ordini sovrapposti di grotte preistoriche; o alle ‘folate’ di ‘bugonvilles’  su per  i muri in candida calce di Agia Galini, groviglio  d’ombrose stradine che digradano sonnecchiando verso il  porticciolo.

O finanche alla zona portuale di Ritymna difesa dal monumentale  forte veneziano e con  il  centro storico ‘pullulante’ di gente e di richiami turistici e ( tuttora) ‘refrigerato’ da una  fontanina con scolpito il ‘signacolo’ di San Marco che ‘dialoga’ con un alto minareto, lontano solo pochi passi. Su quest’isola dalle mille risorse, il passato  torna presente quando meno lo si aspetta. Naturalmente.

Il resort che ci ha ospitato, sia pure non ancora delle dimensioni e delle accortezze di quelli odierni (5), era disposto con un  cupo verde selvatico alle spalle e il ceruleo  mare di fronte. Nel giorno del ritorno, all’ ora del tramonto, dentro l’ariosa  sala da pranzo con  lunga vetrata lato mare, in francese, qualcuno ha ( improvvisamente) gridato : ‘Les dauphines ! Les dauphines!’.
Un richiamo sufficiente a far trasferire ( rapidamente) l’occhio dei presenti sui riverberi rossastri di un mare appena increspato dall’immancabile  alito di vento. Diciamo che ‘qualcosa’ s’è visto, dapprima balzando sull’onde, eppoi, rigettandosi in mare. Rapidamente. Troppo rapidamente,  in vero, per poter dire se si trattasse  di  ‘delfini’ o ‘d’altro’.

Certo è che ( manco a dirlo) a diversi è passata l’idea d’associarli a quelli dipinti da mano ignota  ammirabili  nella stanza della regina, lassù,  al piano alto sbriciolato dal tempo, dei resti  palaziali di Cnosso.

Del resto i delfini, in questo mare, sono presenze familiari. Forse, ancor da prima delle genti minoiche. Costantemente tutelati.  Anche perché considerati ‘esseri particolarmente intelligenti’, ‘amanti della musica’ e ‘ generosamente disposti’ a  soccorrere naviganti e naufraghi. Meriti non da poco, questi, per chi, partendo  alla conquista del Mediterraneo senza strumenti di guerra o di offesa,  basava ( audacemente ) speranze e fortune (solo) sulla navigazione e il commercio. Mentre a ‘proteggere’ i delfini ( da  dio o uomo che fosse) provvedeva  l’occhio ( parimenti ) severo e amorevole di Apollo, figlio di Zeus.

 

 

Roberto Vannoni

15/05/2007

 

NOTE

(1) Ciò che si chiama tradizionalmente ‘ mitologia’ classica non è un oggetto, né semplice e neppure coerente. Presa nel suo insieme, essa costituisce un ammasso di racconti leggendari, di ogni ordine, di ogni epoca, nella quale conviene stabilire, se possibile, qualche classificazione. Una prima distinzione risulta dall’origine del racconto: certe leggende sono romane, la maggior parte elleniche. Le due mitologie hanno fra di loro molti punti di contatto, ma prima di incontrarsi avevano seguito strade diverse e di lunghezza differente.

Il pensiero mitico ellenico è di gran lunga il più ricco e, in fin dei conti, imporrà le sue forme all’altro, che presenta però una sua iniziale originalità.

La mitologia ellenica risulta dall’azione d’influenze diverse rispetto a quella romana. Dove la parte degli elementi indo-europei risulta abbastanza limitata. Fu in ogni modo ricoperta da elementi provenienti dal mondo semita e, più vagamente, da quella ‘ civiltà mediterranea’, in quel crogiolo che fu sempre il Mediterraneo orientale. Difficile discernere la parte che spetta a ciascuna. Delle leggende si formano, si evolvono, diventano materia letteraria, religiosa e storica, cambiano di carattere, via via che i centri d’irraggiamento si spostano, di isola in isola, di continente in continente, andando dalla Siria a Creta, da Rodi a Micene, da Mileto ad Atene.

Conformemente alle classificazioni vanno distinti ‘ miti’ propriamente detti, ‘cicli eroici’, ‘novelle’, ‘ leggende eziologiche’, ‘racconti popolari’, infine semplici ‘aneddoti’ senz’altra portata che loro stessi. Da questo punto di vista le differenze tra mitologia ellenica e romana si cancellano. E comunque si è convenuto di chiamare ‘mito’, in senso stretto, un racconto che si riferisce ad un ordine del mondo anteriore all’ordine attuale e destinato a spiegare non una particolarità locale e limitata ( quale potrebbe risultare la semplice ‘ leggenda eziologica’), ma una legge organica della natura delle cose.
In questo senso, la storia di Eracle, imponendo dopo qualche avventura, un nome ad un dato sito ( esempio ‘ le colonne d’Ercole’  per lo stretto di Gibilterra) non è un mito. Poiché l’ordine totale del mondo non vi è messo in discussione. Inoltre, il mito, anche facendo intervenire gli dei, non sempre è religioso. Il ciclo di Demetra, per contro, rendendo  conto misticamente della germinazione e della maturazione del grano, è uno dei più importanti miti del pensiero greco.

Permangono tuttavia sfuggenti le frontiere del mito. Un racconto, per meritare questo nome, dev’essere, in qualche modo, situato nel mondo delle Essenze: questa ripugnanza del mito verso l’accidentale spiega la sua fortuna presso Platone e, più generalmente, nel pensiero greco, avido di penetrare ( e ancor più di esprimere) le Leggi eterne.

(2) Anche se potrebbe venirci spontaneo spensare che la maggioranza della comunità scientifica odierna sia atea o quantomeno agnostica, una ricerca condotta dalla Rice University di Huston, pubblicata nel 2015, sembra rivelare una situazione decisamente diversa.Stando infatti alle risposte dei quasi 1500 fisici e biologi intervistati in otto paesi ( Italia, Francia, Hong Kong, India, Taiwan, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti), più della metà degli scienziati professa una qualche forma di religiosità. Ancora più interessante è un altro dato che emerge dalla ricerca: quello riguardante gli atei convinti, che spesso risultano molto più numerosi tra le popolazioni che all’interno della comunità scientifica.
A Hong Kong, ad esempio, a fronte di una percentuale generale di ateismo del 56%, solo il 26% degli scienziati ha affermato di non credere in nessun tipo di entità superiore. Infine, sembrerebbe che l’idea di contrasto tra fede e scienza preoccupi molto di più i non addetti ai lavori: solo il 29% degli scienziati statunitensi e il 32% di quelli britannici considerano infatti conflittuale il rapporto tra i due ambiti. ( Le grandi domande della filosofia, bimestrale, Ed. Sprea Spa-Milano).

(3) Frase attribuita ad Albert Einstein.

(4) Un mito (dal greco μῦθος, mythos) è una narrazione investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socio culturale o in un popolo specifico. Di solito tale narrazione riguarda dei ed eroi come protagonisti delle origini del mondo in un contesto soprannaturale. Spesso le vicende narrate (oralmente) nel mito hanno luogo in un’epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il mito è una narrazione sacra s’intende che esso viene considerato verità di fede e che gli viene attribuito un significato religioso o spirituale.
Ciò naturalmente non implica né che la narrazione sia vera, né che sia falsa.Al tempo stesso il mito è la riduzione narrativa di momenti legati alla dimensione del rito, insieme al quale costituisce un momento fondamentale dell’esperienza religiosa volta a soddisfare il bisogno di fornire una spiegazione a fenomeni naturali o a interrogativi sull’esistenza e sul cosmo. Esistono tre tipi diversi di mito: i miti cosmogonici, i miti eziologici e i miti storici. ( Wikipedia)

(5) Il viaggio dei sei in monovolume è stato fatto nella primavera del 2017. Lo stesso è stato ripetuto con altra formazione (  padre/madre e nonno/nonna, più la piccola Ludovica) ai primi di settembre del 2019.  Una lasso di tempo non enorme ma che ha tuttavia consentito alle strutture ricettive dell’sola di compiere un notevole balzo in avanti. Diventando eccezionalmente organizzate, ampie e competitive.

 

  • BIBLIOGRAFIA. ( ‘Le Garzantine’, volume: ‘Mitologia’ di Pierre Grimal, edizione italiana a cura di Carlo Cordiè  con prefazione di Charles Picard, 2007).

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